Ci sono due alternative secche. La prima è far finta di
niente e sperare che il M5s non abbia la sindrome Lucy. La seconda è immaginare
un accordo di governo, con un emendamento sul quale dobbiamo essere pronti a
mettere la fiducia”. La “svolta” sulle unioni civili secondo Renzi arriva a
metà dell’intervento all’assemblea del Pd. Debitamente preparata, seguendo la
regola della suspence: una citazione-omaggio per Sel e Verdini “strani amori”;
una slide che mostra il Pd nelle vesti di Charlie Brown che corteggia i
5Stelle, modello Lucy, che dicono sempre no; e soprattutto un’ammissione, che
passa per un’altra slide, che mostra i numeri del Senato (Pd 112, altri gruppi
208): “Lì non abbiamo i numeri, senza un’alleanza non andiamo avanti”.
E dunque, fine della stepchild adoption, il governo si
prepara a fare un maxi-emendamento, che riscrive la legge Cirinnà, senza le
adozioni, e a farlo “ingoiare” con fiducia ai laici del Pd. Fiducia che in
questo caso, dati i numeri, dovrebbe votare anche Denis Verdini, sancendo
definitivamente il suo ingresso in maggioranza (e magari al governo?). Per la
verità Luigi Di Maio ci prova a “smontare” la costruzione per cui sarebbe
diventata una strada obbligata: “Lancio un appello: sulle unioni noi ci siamo
al 100%, il Pd la vuole votare? Oppure vuole fare propaganda sulla pelle dei
diritti dei cittadini?”. Basta vedere la reazione nel Pd per capire che il suo
appello non è gradito. Ecco Andrea Marcucci, uno dei renziani che tengono il
pallottoliere a Palazzo Madama: “Una legge importante come quella sulle unioni
civili non può rimanere ostaggio degli opportunismi e delle confusioni del
M5s”. Martedì scorso con la decisione dei Cinque stelle di non votare il super
canguro il gruppo dem del Senato era andato nel pallone. Renzi la racconta
così: “Fino a venti minuti prima del voto, eravamo certi dell’accordo. Poi
Zanda ha ricevuto la telefonata sul dietrofront di Grillo...”. Adesso, è
l’alibi per coprire le divisioni e i problemi del gruppo Pd. E le esitazioni
dello stesso premier per rompere con i cattolici dem e con Ncd. Le spaccature
peraltro sono ancora tutte lì. Gianni Cuperlo e Roberto Speranza, i leader
della minoranza, sembrano dei pugili suonati. Quest’ultimo aveva chiesto a
Renzi di mettere la faccia su questa legge e magari di ipotizzare la fiducia,
come fatto con l’Italicum. Alla fine, lui la faccia ce l’ha messa: ma per
eliminare le adozioni gay, non per salvarle. Ennesimo boccone amaro da far
ingoiare a molta parte del Pd, dopo che i renziani cattolicissimi, sulla legge
in generale e sulle adozioni in particolare si sono messi di traverso. Non è un
caso che il più reticente di tutti ieri sia il Guardasigilli, Andrea Orlando.
In teoria nel gruppo del Senato (che deve votare domani, ndr), i laici hanno la
maggioranza. E i Giovani Turchi sono determinanti. “Chiediamo di blindare la
legge, non stralciare la stepchild e votarla in Aula”, spiega Francesco
Verducci. Ma il premier guarda dall’altra parte. Il ricatto è che salti tutta
la legge. Alfano l’ha già sentito venerdì, ma potrebbe anche alzare la posta e
chiedere di rivedere tutta la legge al ribasso. Poi ci sono da contare uno per
uno i voti. Con quelli decisivi di Ala.
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