VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

venerdì 25 settembre 2015

E i finti centurioni mostrano il pisello.

 Troupe televisiva straniera aggredita al Colosseo.
Filmato allucinante


Sta facendo rapidamente il giro del mondo (a partire dalla pagina ufficiale del protagonista, dove le condivisioni veleggiano ben oltre le duemila) la storia di Christian Sabbagh, giornalista del rumeno Kanal D che è stato aggredito dai finti gladiatori al Colosseo. Siamo convinti che lo scempio del Colosseo non siano i gladiatori, ma gli imbecilli che non riescono a cacciarli via definitivamente, tuttavia raccontiamo questo ennesimo scandalo nella speranza che l'ampia visibilità internazionale che sta avendo e che avrà anche grazie a questo nostro articolo possa far capire all'amministrazione cittadina e statale che se togli le bancarelle e le macchine dal Colosseo poi non puoi lasciarci questi farabutti. Una troupe televisiva fa un servizio al Colosseo. Decidono di fare anche la classica foto coi gladiatori per documentare anche questa - atroce - tradizione. Al momento di pagare iniziano le discussioni perché i pagliacci con la scopa in testa vogliono ben 100€. Parapiglia. I gladiatori mostrano il pisello alla telecamera, rubano il portafoglio alle vittime, si avventano sulle telecamere e sui microfoni, poi restituiscono il portafoglio dicendo di accontentarsi di 50€. Nel frattempo passa la Polizia Municipale, che fa quello che potete vedere nel filmato.  Le notizie sui gladiatori, come ogni episodio della piccola e della grande criminalità italiana avvolto da connivenze e omertà, escono all'estero e non in Italia. E' di qualche settimana fa un filmato, questa volta di turisti giapponesi, che documentava una delle tante specialità dei veri padroni del Colosseo: toccare il fondoschiena alle turistiche con la scusa di abbracciarle per la messa in posa della foto. Un classico che fa subire a centinaia di donne in visita alla nostra città questa piccola, grande violenza sessuale. Ma la cosa più inquietante di tutto il filmato non sono i tentativi di raggiri, i furti, l'aggressività, la violenza. Queste sono cose che risultano scandalose all'estero, che finiscono sul telegiornale in altri paesi europei, ma non certo in Italia. La cosa scandalosa non è neppure la reazione, inaggettivabile, della Polizia Municipale. La cosa incredibile, invece, è come questi individui si muovono in quella che dovrebbe essere l'area più tutelata, presidiata, protetta e controllata della città. Anche qui, sotto al Colosseo, in mezzo ai flussi di milioni di turisti l'anno, lo stato non c'è (e quando c'è è dalla parte dei criminali, ovviamente), i padroni sono i protagonisti del racket, si muovono come titolari di quel territorio, non hanno paura di nulla, considerano l'area archeologica centrale come e peggio del loro tinello.


Violenza, evasione fiscale, aggressioni, estorsioni, racket, travisamento storico completo della storia di Roma, stupri. Tutti lo sanno e tutti continuano a lasciar fare. "Tanto non succede niente se non fai denuncia", ben sapendo che il turista che sta a Roma mezza giornata e poi - per sua fortuna - corre a Civitavecchia e risale sulla crociera la denuncia non la farà mai. E qualora volesse farla si scontrerebbe col ributtante muro di gomma delle caserme: "ma che davero? Ma che vuoi denuncià? Ma guarda che nun te conviene. Ma guarda che poi ce rimane er nome tuo. Ma guarda che tanto nu je potemo fa gnente. Ma guarda che ce vonno tre ore a scrive tutto e poi do abbiti? In Svezia? Guarda che poi se se procede te chiameno a testimonià eh. Allora a voi fa a denuncia?".  Lo sapete cosa dice il presentatore della tv rumena nella parte finale del servizio chiosando e commentando gli accadimenti? Ecco cosa dice testualmente: "Se una cosa del genere fosse successa in Romania vi assicuro che quei poliziotti sarebbero stati licenziati. In tronco. Dalle mie esperienze la polizia Rumena agisce sempre con serietà e fermezza in ogni situazione. Quindi, prima di riprendere noi per alcuni fatti, sarebbe meglio che alcuni Stati Europei facessero pulizia nel loro territorio. Nessuno può venire a dirmi che quei poliziotti non erano amici degli individui al Colosseo. Pensate che queste scene accadono in un luogo affollato dove arrivano migliaia di turisti da tutto il mondo ogni giorno. A questo punto è inutile pensare quello che accade nelle periferie di Roma...". A voi i commenti. 

giovedì 24 settembre 2015

Nell'#Italia5Stelle fare impresa è facile



"Oggi vi diamo una bella notizia. Dal 1 Agosto 2015 sono già oltre 250 le nuove imprese che sono nate in Italia, o i nuovi progetti imprenditoriali, grazie alMicrocredito del MoVimento 5 Stelle. Ovvero grazie a quei soldi che i parlamentari del M5S tagliano dai propri stipendi ogni mese e versano su un fondo per creare nuovi posti di lavoro. Pensate che, in soli 2 anni e mezzo, tagliando oltre metà dei nostri stipendi, abbiamo già messo da parte 10 milioni di euro che fanno nascere nuovi progetti imprenditoriali, che creano nuovi posti di lavoro. Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, in Italia per ogni microcredito erogato fino a 25 mila euro o 35 mila euro, si possono creare 2,4 posti di lavoro in più. Fate voi la moltiplicazione. Questa è la nostra idea di Paese, in cui noi finanziamo, tagliando gli sprechi, coloro che scommettono sul futuro del nostro Paese senza aver bisogno di poteri forti, amici degli amici, e potenti lobby alle spalle. Se vuoi conoscere questa idea di Paese, vieni ad Imola il 17 e 18 Ottobre all'autodromo Enzo e Dino Ferrari. Lì, potrai conoscere il nostro progetto per cambiare l'Italia. Come ben sai, per finanziare questa iniziativa noi non usiamo fondi pubblici, perciò ti invitiamo a fare come desideri una donazione per Italia 5 Stelle.
Nell'Italia che vogliamo, è più semplice aprire un'impresa e farla crescere. E' l'Italia governata dal MoVimento 5 Stelle."

TALK SHOW - Processo dem a Raitre: ora tocca anche a Iacona

Il direttore Vianello in Vigilanza.L’accusa: “Troppi grillini in tv, non solo a Ballarò”


Un avviso ai naviganti. Un (metaforico) cartello, per ricordare a viale Mazzini che a comandare è il loro Matteo: quindi, che si diano tutti una regolata. In un pomeriggio romano, la pattuglia del Pd in commissione di Vigilanza Rai cinge d’assedio il direttore di Raitre Andrea Vianello. Lo colma di domande e snocciola l’elenco delle trasmissioni fuori linea: da Ballarò che nelle prime due puntate ha ospitato per due interviste i Cinque Stelle Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, a Presadiretta che domenica scorsa si era permessa di raccontare (anche) i difetti del Jobs Act.
L’avevano già convocato martedì, Vianello, arrabbiati per il troppo spazio concesso a M5s nel programma di Massimo Giannini. E il direttore aveva spiegato che la crisi dei talk show c’è, è vero, ma che il rapporto rendimento-prezzo rimane ottimo (“costano poco”). Poche ore prima il premier aveva scomunicato (certi) programmi. “Ormai i talk show del martedì fanno meno ascolti della replica di Rambo” aveva arringato Renzi durante la direzione dem, lunedì. Ieri, domande e sopraccigli alzati dei suoi parlamentari per Vianello. O imputato? “Nessun processo, è stato un confronto, Ballarò andrà avanti” scandisce lui dopo il corpo a corpo. Ma è stata lunga. Con tanto di antipasto, perché in mattinata il giornalista si becca anche la rampogna del M5s, dal blog di Grillo. “Il Pd lo avverte, e Ballarò ci censura: martedì ha mandato in onda un servizio su una manifestazione contro la Banca popolare di Vicenza, ma non ha detto che l’avevamo organizzata noi” scrive il capogruppo 5Stelle in Veneto, Jacopo Berti. Insomma, è guerra di sospetti e pressioni incrociate. Alle 14.20 si parte in commissione, con il presidente della Vigilanza Roberto Fico (M5s) a dirigere i lavori. Il primo a parlare è il primo che si era lamentato. Ossia Maurizio Gasparri, irritato con Presa diretta: “Hanno parlato con tanti dei nostri circoli del Lazio, ma il pezzo non aveva le loro voci, conteneva solo aspetti negativi”. Segue massaggio a Giannini: “Perché avete preso come conduttore di Ballarò un esterno? E quanto ci costa?”.
Ma i protagonisti sono quelli del Pd. Tutti premettono che “per carità, nessuna voglia di censurare”. Ma tutti picchiano duro. Raffaele Ranucci inizia: “Lei Vianello fa innovazione, ma qualità e ascolti talvolta non coincidono ”. Sale: “Perché non avete spostato Ballarò in un giorno diverso dal martedì?”. Quindi cita il Processo del Lunedì: “È un format che non funziona”. Maurizio Rossi, ex montiano, ora gruppo misto, si frappone: “Sono allibito dall’attacco del Pd alla Rai, la battuta su Rambo pare un avvertimento”. Il dem Vinicio Peluffo ha toni curiali, ma va di clava: “A Ballarò c’è stato un trattamento asimmetrico con le interviste ai 5Stelle, loro dettano le condizioni per intervenire ma vanno trattati come gli altri”. Poi il bigliettino per Presa diretta: “L’ho sempre difesa, ma è possibile interloquire meglio. Sul Jobs Act diversi precari non la pensano nel modo rappresentato”. Il fu rutelliano Michele Anzaldi prima dà la colpa a Gasparri (“L’ha chiesta lui la convocazione”), poi si lamenta: “Ho dubbi sul pluralismo di Ballarò. Martedì ci sono state tre interviste di fila, per avere un’opinione diversa (quale, e diversa da chi? ndr) abbiamo dovuto attendere le 21.07. E gli ascolti non sono un granché”. A difesa, le opposizioni. Alberto Airola (M5s): “Questa è una sceneggiata, non ammettete che qualcuno racconti la realtà. E sulla rete comunque domina il Pd”. Nicola Fratoianni (Sel): “Non stiamo discutendo dei talk show ma delle affinità tra i programmi e i partiti. Ed è grave che tutto questo parta dal governo”. Per conto suo, il forzista Renato Brunetta: “Due anni fa noi ci lamentavano dello squilibrio nei programmi Rai con la sinistra, ora a lagnarsi è il Pd. È una nemesi”. Segue un suo pallino: “Serve trasparenza sui compensi Rai”. Fico è breve: “Il pluralismo di un programma non si valuta in due puntate, dobbiamo basarci sui dati trimestrali dell’Agcom e rispettare la libera informazione”. Quindi, Vianello: “Le interviste ai 5Stelle? Non sono necessariamente un favore, dovevamo discutere della leadership nel M5s. Spostare la trasmissione dal martedì? Non ci facciamo condizionare dalla concorrenza (Dimartedì, ndr). Le regole e i controlli sulle presenze dei partiti ci sono, non ci servono sovraregole. Conta la qualità e non la quantità delle presenze, l’ha detto anche il Consiglio di Stato ”. Finito. Vianello corre verso l’uscita. Ma si aspettava tutto questo? “L’ho detto anche in sala, sono stupito”. Se ne va. Consapevole.

Nel 2011 Il Pd scendeva in piazza quando le proposte di censura venivano da Berlusconi

Artisti ribelli e giornali di sinistra
Ecco tutti gli smemorati del Bavaglio

di D.M.

Il governo incassa il via libera della Camera, la strada per la nuova legge bavaglio si fa in discesa. Corre svelta nel silenzio e nel disinteresse comune. Soprattutto di quella sinistra che quattro anni fa si scagliò contro la legge sulle intercettazioni voluta allora dal governo di Silvio Berlusconi. Cos’è cambiato? Nei contenuti della legge, praticamente nulla. Solo che oggi a Palazzo Chigi c’è il centrosinistra di Renzi.
TANTO BASTA per sottrarsi alla critica. Che nel 2011 invece si diffuse a macchia d’olio. A ricordarlo è anche il blog di Beppe Grillo che ha postato un vecchio filmato(*) nel quale decine di artisti famosi prendono posizione contro il bavaglio, ripetendo tutti lo stesso slogan è identico: “Lo sapete che la legge bavaglio sulle intercettazioni nega a voi cittadini il diritto a essere informati? Adesso lo sapete”. La variante: “Lo sapete che con la legge bavaglio sulle intercettazioni sarà il governo a decidere quello che noi giornali e televisioni possiamo pubblicare e che voi potete conoscere?”.

OGGI che fine hanno fatto “gli artisti ribelli”? Il giochino, attenzione, non vale tanto per loro, che rispondevano a un invito di Repubblica per la campagna enti-bavaglio. Impossibile non ricordare la prima pagina bianca di Repubblica con un post-it giallo in mezzo e la scritta: “La legge bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”. Oggi, sia chiaro, non mancano i titoli in prima pagina, ma certo appaiono decisamente più ordinari. Ieri Repubblica titolava, ma molto in piccolo: “Intercettazioni, via libera alla nuova legge bavaglio”. E il Partito democratico? Oggi il Pd al governo dà carta bianca a Matteo Renzi, ieri (quattro anni fa) si sprecavano i manifesti anti-bavaglio. Uno dei tanti di allora strillava: “No alla legge bavaglio, la democrazia non vuole censure”. Per tutto il 2010 e il 2011, il Pd ha organizzato manifestazioni di piazza, da Udine all’Umbria.

Nel settembre 2011 a Roma si diedero appuntamento politici, giornalisti e cittadini comuni per dire no alla legge bavaglio. Fu esposto uno striscione con il volto di Berlusconi, un divieto sulla sua bocca e la scritta: “Nessuno ti può giudicare, nemmeno il web. La verità ti fa male lo so”, riadattando le parole una celebre canzone di Caterina Caselli. E così proseguendo sulla metafora musicale, oggi possiamo dire che quelle erano solo “parole, parole, parole”.




Contributo personale all'articolo
Pubblico il video nel quale artisti famosi prendono posizione contro la legge bavaglio:

Caterina Malavenda: la legge anti-intercettazioni è un’inutile delega in bianco al governo e impedirà di informare sugli scandali extra-penali

“La stampa non potrà scegliere le notizie di interesse pubblico”


La delega in bianco che la Camera dà al governo in materia di intercettazioni sembra voler incidere non solo sul diritto all’informazione, ma anche sulle modalità di utilizzo per le indagini dei pm.

Avvocato Caterina Malavenda, come penalista ed esperta di diritto dell’informazione, che scenario ipotizza per i magistrati?
Prima mi piacerebbe conoscere chi ha materialmente scritto la delega, che si avvita in subordinate di scarsa comprensibilità, rendendo difficile interpretare la reale volontà del legislatore, cioè la cornice entro cui deve stare il governo. Ciò che dico, pertanto, deve essere preso con beneficio di inventario, perché potrei aver capito male.
 Più che altro è tutto demandato all’esecutivo...
Infatti il governo - si legge - dovrà individuare i criteri per intervenire sulle modalità di utilizzazione “cautelare” dei risultati delle intercettazioni. Quindi pare di capire che, nella fase che precede l’emissione e l’esecuzione di misure cautelari, pm e gip dovranno selezionare quelle da utilizzare, come già fanno; ma, per garantire la privacy degli intercettati, dovranno farlo secondo i criteri dettati dal governo, nella legge delegata, dovendo giustificare, immagino, eventuali scostamenti. Nella delega c’è scritto che dovrà esserci “una scansione procedimentale per la selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio delle parti, e fatte salve le esigenze di indagine”.
Se, come è ovvio, non si possono avvertire i difensori prima di un provvedimento restrittivo, che ne sarà delle intercettazioni?
Par di capire che il governo debba riscrivere le modalità di accesso delle parti alle intercettazioni, disciplinato attualmente dal codice in modo lineare, nel rispetto del diritto di difesa. Oggi, quando viene emesso un provvedimento cautelare, il destinatario ha il diritto di accedere a tutto il “materiale intercettativo”, un’espressione , a mia memoria, ignota ai manuali di diritto. Potrebbe voler dire che ci sarà una fase, che precede il contraddittorio, a misura già emessa, in cui neppure gli avvocati potranno ascoltare le conversazioni o averne copia. Dopo la selezione, in ogni caso, quale che sia la sede e la forma in cui verrà fatta, il materiale residuo sarà sottratto alla disponibilità di chiunque, stando all’ultima parte della delega.
Ma così non viene compresso, magari del tutto, il diritto di cronaca?
Se lo scopo della delega è tutelare meglio la riservatezza delle persone “occasionalmente coinvolte nel procedimento” - altra espressione infelice, che sembra far riferimento agli intercettati non indagati - e quella degli indagati - avuto riguardo anche alle loro conversazioni, se penalmente irrilevanti - lo spazio per l’informazione risulta notevolmente ridotto. Ciò anche nel caso in cui si tratti di colloqui di obiettivo interesse pubblico, fra terzi o anche dell’indagato, se privi di rilievo penale.
Secondo lei non dovrebbero essere i giornalisti a stabilire quali intercettazioni, fra quelle depositate, possano essere pubblicate?
Ora lo possono fare, grazie alla legge sulla privacy, che lascia al giornalista la facoltà di decidere, sulla base di un codice deontologico, quali dati e quindi quali conversazioni intercettate possano essere diffuse. La legge infatti non punisce chi divulga - senza consenso degli interessati - quelle essenziali per l’informazione, ma sanziona penalmente ogni colpevole errore di valutazione. Un chiaro indizio dell’inutilità della nuova legge.
Per le registrazioni “fai da te” e di nascosto, si prevedono fino a 4 anni di carcere se vengono usate per danneggiare la reputazione di qualcuno; ma nessuna condanna “quando sono utilizzate nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”. Che ne pensa?
Mi sembra che la norma non modifichi l’esistente, se non per l’inasprimento della pena; e risulti, perciò, sostanzialmente inutile. È già sanzionata, infatti, ma con pena più bassa, come trattamento illecito di dati personali, la diffusione di conversazioni fra presenti, effettuata per lucro o per arrecare un danno. Ed è la Costituzione a tutelare il diritto di cronaca e quello di difesa: sicché i reati commessi esercitando tali diritti non sono punibili, anche senza che ce lo dica il governo.

Esami “inutili”, pagano i malati. Medici in rivolta

Dalla Tac al colesterolo, molti vincoli.
I sindacati della sanità: pronti allo sciopero


L’autunno caldo della Sanità è già iniziato. La rivolta montante dei medici, nessuna sigla esclusa, ha costretto ieri Palazzo Chigi a far uscire una velina riparatoria: “Nella legge di Stabilità si studia una norma contro le cause temerarie ai medici, per il 97% false”. Una pezza calda contro la mobilitazione generale a difesa della sanità pubblica su cui i sindacati cercano un’intesa. Sotto accusa la black list di 208 prestazioni sanitarie, oggi coperte dallo Stato, che non lo saranno più se non verranno rispettate alcune “c on dizioni di erogabilità”. Senza quelle, i medici che le prescrivono verranno sanzionati per via amministrativa, colpendo la parte accessoria del trattamento economico, che per quelli di base vale gran parte dei compensi. Il decreto è stato predisposto dal ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin, e sottoposto martedì alle sigle dei medici, che avranno ancora 24 ore per dare il loro parere, inviando una email al ministero. La settimana prossima andrà alla Conferenza Stato-Regioni, e poi in Gazzetta ufficiale.
GLI ESAMI - La lista è lunga, ben oltre i 180 ipotizzati prima dell'estate, e comprende odontoiatria, diagnostica, genetica e medicina interna. La stretta è pesante. Qualche esempio: l'analisi del colesterolo (“buono” o “cattivo”) sarà rimborsabile solo per i “controlli periodici” agli ultra quarantenni a rischio cardiovascolare, problemi di cuore o familiarità con grasso nel sangue. Escono dai “mutuabili”, quelli prescritti “in assenza di valori elevati, cambiamenti dello stile di vita o interventi terapeutici”. Per sapere semplicemente “come vanno le cose” bisognerà pagare. Stessa cosa se l'esame si ripete prima di un intervallo di 5 anni dal precedente. Idem per i trigliceridi. Sotto esame anche la Tac. Per il tratto cervicale, toracico e lombosacrale, si potrà fare solo per “patologie traumatiche acute, complicanze post operazione”. Quella con il mezzo di contrasto, solo per complicanze post chirurgiche o tumore manifesto. Vale anche per gambe e braccia, mentre quella senza contrasto si potrà fare solo per “traumi acuti e valutazioni pre-chirurgiche ”. L'esame dell'Albumina (fegato), si potrà prescrivere solo in caso di “malnutrizione o patologie del fegato e dei reni”(prima anche per controllare i livelli nel sangue). Stretta pure sulla risonanza magnetica: alla colonna vertebrale, in caso di dolore persistente oltre le quattro settimane dopo la terapia o “traumi recenti e fratture da compressione”, ma non va ripetuto prima di 12 mesi se l’esito è stato negativo. Limiti anche alle diagnosi su dermatiti, allergie e test genetici. Senza queste condizioni, gli esami non saranno rimborsabili, e i medici che li prescrivono sanzionabili. Il meccanismo, però, non è chiaro. La palla passa alle Regioni. “Andranno tutte in ordine sparso”, denuncia Massimo Cozza, della Cgil Medici. Rischiano soprattutto quelli di base. Un esempio? “Se l'ospedale ordina un esame, il paziente va dal medico di famiglia che dovrebbe prescriverglielo: se lo fa, e non rispetta le condizionalità, verrà convocato dall’Asl, rischiando la sanzione. Se non lo fa, rischia un causa dal paziente”. Per la Federazione dei medici di base, a “pagare”, davanti alla Corte dei conti, “saranno essenzialmente i medici di medicina generale”. Per Anaao assomed “il malato che si vedrà negata la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi o andrà nel privato”. “Non apriremo una caccia al medico, la sanzione scatterà solo dopo un eccesso reiterato di prescrizioni inappropriate”, si è difesa ieri la Lorenzin. Ma saranno le Regioni a stabilirlo, e non sono previste risorse per gestire le pratiche. Intanto, un atto amministrativo - seppur studiato per tre mesi da specialisti e sottoposto al Consiglio superiore di sanità - entra a gamba tesa nel rapporto medico-paziente. Cgil e Federazione nazionale dei medici studiano uno sciopero a ottobre o novembre.

MA IL TESTO è blindato. Eppure il ministero non ha stimato quanto conta di recuperare dai costi aggiuntivi della “medicina difensiva”, cioè gli esami prescritti per evitare cause legali, che l’Ania, la Confindustria delle assicurazioni, stima in 13 miliardi. Eppure a luglio le Regioni avevano firmato un “patto per la salute” in cui si diceva che i risparmi dovevano restare nel settore. E invece sono andati a finanziare gli 80 euro. Il governo ha tagliato 4 miliardi al comparto lasciando ai governatori la scelta di dove colpire. E questi hanno rinunciato all’aumento (2,3 miliardi) del Fondo nazionale. Che Renzi ha auspicato anche per il 2016: altri 3 miliardi. La Lorenzin vuole ridurli a uno. Ma Restano tagli lineari.

Contributo personale all'articolo:
Pubblico due video relativi ai tagli alla sanità.
Il primo è relativo all'intervento in aula dell'On.le Giulia Grillo e il secondo di Paola Taverna che spiega a noi cittadini dove andranno a colpire i tagli alla sanità
Intervento dell'On.le Giulia GRILLO

                                                                             Paola TAVERNA

Politici e poliziotti, ecco i clienti di un baby escort

Prostituzione minorile - Computer e soldi in cambio di sesso:in 4 ai domiciliari. Tra questi, un ex collaboratore di Bertolaso


C’era un “politico”, un “poliziotto” e un “ministeriale”, tra i clienti registrati nella lista di 753 contatti di Marco (nome di fantasia), un ragazzo che a poco più di 16 anni ha iniziato a prostituirsi. Sono persone che lui definisce come “appartenenti alle istituzioni e quindi affidabili”. Così ieri quattro di questi clienti – ma altrettanti sono in corso di identificazione – sono finiti ai domiciliari con l’accusa di prostituzione minorile per fatti del 2013. Si tratta di un assessore di un paesino dell’hinterland napoletano “già collaboratore di Guido Bertolaso alla Protezione civile, responsabile della sicurezza in Campania dell’associazione Madonna di Fatima e membro benemerito della Città del Vaticano”. Ai domiciliari anche un poliziotto della Scientifica di Bologna, un dipendente dell’Eni e uno dell’Istituto Superiore di Sanità. Marco, che ha perso la mamma nel 2012 a 15 anni (ora ne ha 18), aveva conosciuto questi uomini sui siti di incontri come Grindr o su quelli dove ci si prostituisce. È qui che si mescolano mondi apparentemente lontani nei quali Marco ha trovato “amici dai quali prendeva dei soldi in cambio di prestazioni sessuali”.
Cioè, calcola faccio 800 euro al giorno”.
In quelle chat, la vita del ragazzo cambia: riceve regali come pc o cellulari “di ultima generazione e costosi”. Ma anche denaro, ricariche telefoniche o sulla postepay. Quei portafogli “pieni di soldi” vengono notati dalle assistenti sociali che già nell’estate del 2013 si allarmano. A loro Marco confessa di prostituirsi. Poi lo ammette anche agli investigatori che lo sentono il 5 novembre 2014: “Cioè, calcola con un giorno riuscivo a fare 7,800 euro”. Il “ministeriale” che “era uno con la sedia a rotelle” – dice sempre Marco – gli dava “50 euro a botta” “con lui una sega... diciamo non è che potevamo fare granché”. Lo stesso pagava “Faberix”, soprannome di un altro cliente con il quale si incontrava “in un appartamento. Ci andavamo in Suv”. Dagli alberghi (dove ad esempio, come racconta il “poliziotto” lo avrebbe presentato come “il nipote”), i clienti portavano il ragazzo anche tra gli amici: sempre Marco dice esser andato “ai congressi che faceva lui ” (il politico, ndr), e presentato a colleghi come “figlio di un suo amico”. La polizia giudiziaria però ha convocato anche gli assistenti sociali.
Le pressioni sul Tribunale
Una di queste agli investigatori dice di aver saputo da Marco che aveva anche “partecipato a incontri, con adulti e altri minorenni, in un appartamento a Termini”. Inoltre Marco le aveva raccontato che il “politico” era “in grado, secondo quanto gli avrebbe fatto capire, di farsi mandare il suo fascicolo presso il Tribunale per i minorenni”. Il sospetto è quindi che la segnalazione sulla situazione di Marco sia arrivata all’orecchio degli interessati e che questi siano riusciti a saperne di più. Su questo aspetto sono in corso le indagini del pm Maria Monteleone. Sempre l’educatrice racconta che “in un’occasione Marco si era vantato di avere ‘tra i suoi contatti anche un cardinale di circa 70 anni e che un giorno aveva risposto in sua presenza a una chiamata dell’uomo consentendole con il viva voce di capire che questi era ‘straniero forse tedesco’ e che chiedeva di conoscerlo ‘rassicurandolo di avere altri della sua età con cui si frequentava’”. Proprio sugli altri clienti gli accertamenti sono ancora in corso.

Le spese del sindaco L’organismo di revisione dei conti del Comune chiede i documenti alla Ragioneria del Campidoglio

Cene, aerei e caffè Ignazio giramondo e il “suo” bancomat


Lui, strano ma vero, è in volo per gli Stati Uniti. È rimasto agli uffici del Campidoglio il compito di rispondere ai chiarimenti sollevati dal Movimento Cinque Stelle. La risposta, per la verità, è piuttosto netta: fare le pulci alle spese di rappresentanza del sindaco giramondo, annunciano, sarà un buco nell’acqua. Tutto è documentato, dicono dallo staff del sindaco, tutto è già pubblico sul sito di Roma Capitale, i Cinque Stelle che hanno richiesto l’accesso agli atti saranno accontentati e l’istruttoria avviata dall’Organismo di revisione economico finanziaria del Comune di Roma non è che un atto dovuto, normale conseguenza della richiesta di chiarimenti da parte di un gruppo consiliare.
EPPURE , passare una giornata da “bancomat” di Ignazio Marino è un viaggio, nel vero senso della parola. Perché è vero che le spese di rappresentanza annue del sindaco di Roma sono in linea con quelle delle altre grandi città e che a ogni uscita corrisponde una - più o meno discutibile - esigenza istituzionale. Ma è vero pure che non tutti i rimbalzi tra Philadelphia e Vienna, Londra e San Francisco finiscono chiari e tondi nei rendiconti pubblicati sul sito, specie in quelli relativi alle missioni. Per esempio, almeno stando a ll ’allegato 10 accessibile via web, della trasferta americana di settembre 2014 non c’è traccia. Non che fosse un viaggio di piacere: proprio come in questi giorni, Ignazio Marino era “vo - lato in California alla ricerca di mecenati e risorse per rifare il look ai monumenti della Capitale” (e pure per prendere esempi dalla città che ha raggiunto l’ambizioso traguardo dei “rifiuti zero”, beati loro). In quella trasferta, con la carta di credito che il Comune gli mette a disposizione per spese impreviste (che quindi non possono rispettare le lungaggini della burocrazia amministrativa) ha speso circa 700 euro in servizi di catering, altri 1.000 li ha dati a una società di eventi, altrettanti li ha spesi per noleggiare un auto alla Bay Area Limousine (ma, precisiamo, in catalogo ci sono pure berline e minivan). Aggiungi una cena e una notte al Four Season e altri 500 euro se ne sono andati. Tutto documentato, sia chiaro. Ma apparentemente fuori dal radar della trasparenza vantata dall’amministrazione capitolina. Nulla di illecito, lo ribadiamo, al netto delle valutazioni che farà l’organismo del Comune di Roma: semplicemente prendiamo atto che, al di là di quanto si possa conoscere agilmente con un clic, il portafogli del sindaco ha delle uscite meno facilmente intellegibili. Quando non è in giro per il mondo, il posto del cuore di Ignazio Marino è la terrazza di Palazzo Manfredi, favoloso albergo affacciato sul Colosseo. Il sindaco li porta tutti lì: medici trapiantologi, ambasciatori del Kuwait, magnati uzbeki. Obiettivo: convincerli che la Capitale d’Italia è il luogo giusto per fare investimenti. Per carità, la tecnica a volte funziona: Alisher Usmanov, alla fine ha staccato un assegno da 900 mila euro per restaurare una sala dei Musei capitolini e pure una fontana del Quirinale. Per ringraziarlo vuoi non invitare lui e altre 11 persone al Manfredi e spendere 3.540 euro? Sulla serie di cene romane, al momento, non risultano altrettanti successi: comunque al ristorante con vista Colosseo, Marino ci va una volta al mese e quando va male il conto è di 780 euro.
SE NON VENGONO a trovarlo, è lui che si muove. Il sindaco-ambasciatore, per dire, a giugno, appena rientrato dal “solito” viaggio a Philadelphia, si è messo su un aereo, direzione Londra per andare a incontrare l’amministratore delegato di Google Art. “L’idea è quella di arrivare a una digitalizzazione del patrimonio artistico non esposto dei musei comunali e conservato nei sotterranei”. Un drink da Imli street, a Soho, poi cena da 282 euro al tempio del giapponese, Matsuri. Al mattino, un caffè. Tre sterline e sessanta, striscia la carta.

I 5Stelle in procura: “Denis compra deputati”

L’Esposto Di Battista: “È in corso il più ampio processo
di trasmigrazione della legislatura”. Ieri altri cambi-casacca


Alessandro Di Battista
Secondo i Cinque Stelle, ci sono tutti gli estremi per un esposto in Procura. La ragione, spiegano, è la campagna acquisti di Renzi e dei suoi nuovi alleati in Parlamento, quelli che fanno capo a Denis Verdini. Il più arrabbiato è Alessandro Di Battista, che concede il suo sfogo ieri all’Huffington Post: “Ho appena parlato col nostro capogruppo al Senato – dice il deputato romano –e ci sono tutti gli estremi per denunciare la compravendita che si sta verificando. Nelle prossime ore Gianluca Castaldi andrà in procura”.
DIETRO questi spostamenti, come racconta la cronaca parlamentare di questi giorni e come ribadisce il parlamentare del direttorio grillino, c’è la regia dell’altro toscano entrato ormai in pianta stabile nella maggioranza renziana: Denis Verdini. Per Di Battista “è il più ampio processo di trasmigrazione di questa legislatura. Solo oggi alla Camera sono passati altri tre parlamentari dall’opposizione alla maggioranza, insieme a Verdini. In tutto siamo già a 7. È un fenomeno su cui è lecito avere il sospetto che non si tratti di casi di coscienza”. Coscienza o meno, la migrazione a cui si riferisce Di Battista ha permesso ai verdiniani di formare una componente all’interno del gruppo misto anche alla Camera, dopo quello già battezzato a Palazzo Madama al momento della scissione da Forza Italia. I transfughi di Denis a Montecitorio in verità sono addirittura nove: Amoroso, Auricchi, Abrignani, D’Alessandro, Faenzi, Galati, Mottola, Parisi e l’ex ministro Francesco Saverio Romano. Appoggiandosi a tre deputati eletti all’estero, hanno raggiunto e superato la fatidica quota dieci necessaria a formare il gruppo: ieri è stata ufficializzata la nascita di “Ala Maie”.

Denis Verdini
L’EMORR AGIA del partito di Berlusconi coincide con il distacco e il silenzio dell’ex Cavaliere, apparentemente rassegnato alla diaspora azzurra, specialmente ora che l’accordo ritrovato all’interno del Partito democratico rende meno decisivo il soccorso dei verdiniani alla maggioranza in Senato. Prima della “mediazione” sul presunto listino che garantirebbe una forma di elettività degli inquilini di Palazzo Madama, i dissidenti dem erano 28, ne sono rimasti al massimo 3. Gli undici senatori di Ala, insomma, faranno comodo ma non sono più decisivi. Proprio ieri la loro pattugli è stata rinforzata dall’ennesimo cambio di casacca: l’ultimo acquisto si chiama Peppe Ruvolo, ex berlusconiano che aveva già lasciato Forza Italia per aderire a Gal. Insieme ad Amoroso e Auricchio ha firmato un documento in cui si sancisce la fine della “spinta riformatrice e la vocazione popolare e liberale di Forza Italia”.
Paride Amoroso
Altissime motivazioni ideali e politiche, altro che compravendita. Non secondo Di Battista, implacabile: “Spetterà ai giudici indagare quali reati ci sono alla base di queste repentine conversioni. Certo è che il dato politico è allucinante: per essere del tutto identici a Forza Italia dei bei tempi al Partito democratico manca solo un processo per compravendita di senatori”.

GOVERNO CROCETTA - La Sicilia, unica Regione a non opporsi alle trivellazioni


CHI HA VOTATO per prostrarsi al diktat del governo nazionale e agli interessi delle compagnie petrolifere dovrà risponderne ai cittadini”. Sono su tutte le furie i deputati regionali del Movimento Cinque Stelle dopo “il voto del Pd all’Ars che ha affossato ”il referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi.“ Grazie a questo ignobile Pd, la Sicilia sarà l’unica regione a non opporsi alle trivellazioni –aggiungono i 14 deputati Cinque Stelle – I cittadini siciliani prendano coscienza, una volta per tutte, di chi li rappresenta in questa assemblea”. “In giorni come questo, mi vergogno di essere siciliano – aggiunge il presidente della commissione Ambiente all’Ars Giampiero Trizzino – Non volevo credere ai miei occhi quando ho visto quasi tutti i deputati del Pd spingere il bottone rosso”. E il M5s rende pubblici i nomi dei deputati che hanno votato contro: il governatore Crocetta, Alloro (Pd), Arancio (Pd), Barbagallo (Pd), Antonello Cracolici (Pd), Di Giacinto (Meg-Ps), Gennuso (Pds-Mp), Gucciardi (Pd), Laccoto (Pd), Lo Giudice (Pdr), Lupo (Pd), Malafarina (Meg-Ps), Marziano (Pd), Antonella Milazzo (Pd), Rinaldi (Pd) e Ruggirello (Pd).

Contributo personale all'articolo:

Il PD oggi ha tradito migliaia di elettori siciliani.

Il Movimento 5 Stelle porterà avanti la battaglia per il referendum contro le trivellazioni. Noi non dimenticheremo la ferita che il PD siciliano ha inferto oggi ai nostri mari. Siete la vergogna di questa terra.

Finalmente tutte le maschere sono cadute, e le pedine sono andate a loro posto.

Intervento del Portavoce del M5S Salvatore Siragusa
Crocetta è ancora dipendente ENI, era quindi ovvio che avrebbe difeso i poteri forti e votato contro il referendum.
A noi resta la vergogna di rappresentare l'unica regione in Italia ad aver votato a favore delle trivellazioni. Vergogna!

Video relativo al suo intervento

SBLOCCA ITALIA - Il M5s si oppone agli inceneritori: proposta Rifiuti 2.0


PER ORA, e quindi fino al 2016, i 12 inceneritori previsti dal decreto Sblocca Italia restano. Almeno finché, secondo quanto voluto dal ministro dell'Ambiente Galletti, le Regioni non presenteranno un piano alternativo di differenziata e smaltimento. Entro il 31 dicembre 2015. “Devono essere piani adottati, e ribadisco adottati - ha specificato il ministro in un'intervista di qualche giorno fa a Radio 24 - che dimostrino che quell’inceneritore è superfluo”. Le intenzioni, insomma, non sono incluse. “Che una regione non abbia ancora adottato il piano – spiega la senatrice del Movimento 5 Stelle Paola Nugnes - non significa che non sia in grado di programmarlo e metterlo in atto. Alcune ne sarebbero danneggiate ”. E ieri, il M5s ha presentato la proposta di legge “Rifiuti 2.0”: differenziata, con l’obietti vo di portarla al 75 per cento entro il 2017 e al 95 entro il 2025, orizzonte rifiuti zero, tassa sulla produzione di imballaggi (e non sui rifiuti) e revisione dei consorzi di gestione. “Se davvero volesse fare ciò che è meglio per il Paese - spiega il deputato grillino Alberto Zolezzi - Galletti potrebbe prendere in considerazione la nostra proposta. Continuare a incenerire ci porta solo verso altre sanzioni europee”.

Contributo personale all'articolo:
dal sito www.beppegrillo.it/movimento

Inceneritori: così si perdono 195 mila posti di lavoro

Ben 165 milioni euro: è quanto abbiamo pagato nel 2014 per gli incentivi a biogas da discarica e frazione umida, ben 1,3 miliardi di euro sono gli incentivi erogati a inceneritori in quanto fonte assimilata. E domani il governo proverà a convincere le Regioni a dire sì alla costruzione di 12 nuovi impianti che ci costeranno 5 miliardi di euro.
Gli addetti di un impianto di recupero di materia sono almeno 10 volte superiori a quelli di un impianto di recupero energetico a parità di rifiuti trattati (studio Althesys), con una spesa nettamente inferiore per i primi proprio per l'assenza di incentivi economici e di spese per costruzione e mantenimento degli impianti.
Quindi i costi dello smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento non sono sostenuti attraverso la produzione di energia elettrica, ma sono foraggiati dagli enti governativi e territoriali sotto la forma di incentivi, attraverso pagamento maggiorato dell'elettricità prodotta per 8 anni (CIP6) o riconoscimento di «certificati verdi» che il gestore dell'impianto può rivendere per 12 anni. Senza contare che negli ultimi tempi si stanno moltiplicando le richieste di passaggio per gli inceneritori da impianti di smaltimento a recupero energetico. Il rischio concreto è l'apertura di una nuova procedura d'infrazione, oltre all'aggravamento dell'inquinamento e del costo della filiera dei rifiuti.
Il Movimento 5 Stelle chiede alle Regioni di resistere a questo ulteriore attacco ai nostri territori, un attacco ambientale ma anche economico.
È quanto è stato detto oggi, nella conferenza stampa tenutasi alle ore 15.30 in Sala Tatarella (Palazzo dei Gruppi via degli Uffici del Vicario, Roma), dove è stata presentata anche la proposta di legge del M5S sui rifiuti (a prima firma Stefano Vignaroli), pubblicata su Lex e realizzata dopo aver ascoltato i pareri di numerosi esperti nazionali e internazionali oltre che le associazioni ambientaliste e i consorzi del riciclo.
La legge Rifiuti 2.0 è in linea con l'economia circolare verso Zero Rifiuti, le direttive europee e la stessa enciclica Laudato Si' di Papa Francesco.
Una legge che unisce sostenibilità ambientale ed economica e punta a rafforzare la prevenzione-riduzione di rifiuti (attraverso anche l'istituzione del vuoto a rendere, l'analisi del ciclo di vita dei prodotti in fase di progettazione e le cosiddette 'Fabbriche dei Materiali'), il riciclo e l'implementazione della raccolta differenziata con obiettivo del75% entro il prossimo anno, l'85% al 2020 ed il 95% al 2025 e redigendo un piano di dismissione di inceneritori e discariche.
Come arrivare a questi obiettivi?
Attraverso l'incentivazione al riciclo/compostaggio ed il recupero di materia e disincentivando il 'recupero d'energia' (combustione), vietando lo smaltimento e combustione di ogni materiale riutilizzabile e non trattato. Premiando cittadini ed aziende virtuose attraverso la 'tariffa puntuale' (più ricicli meno paghi) punto di arrivo di ogni raccolta differenziata domiciliare spinta.
Tutto questo unito alla separazione tra chi raccoglie e chi smaltisce, creando società pubbliche prive di conflitti d'interesse, riformando i consorzi di riciclo e tante altre proposte.
Per dirlo con la parole di Papa Francesco, scritte nella sua enciclica Laudato Si', l'Italia che vogliamo vuole "adottareun modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, moderare il consumo, massimizzare l'efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare".
Ecco uno schema della proposta di legge Rifiuti 2.0 del M5S

Trivelle selvagge, cinque Regioni dicono sì al referendum



Basilicata, Marche, Puglia e Molise. E ieri anche la Sardegna: il consiglio regionale ha votato in favore del referendum contro le trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo e in mare, previste nel decreto Sblocca Italia. Con la Sardegna è stato quindi raggiunto il numero necessario per presentare la richiesta del referendum: “Il 30 settembre sarà depositata in Cassazione – spiega al Fatto Quotidiano Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Teramo ecofondatore del movimento No Triv - Ci sarà il controllo formale della richiesta e tra il 20 gennaio e il 10 febbraio si dovrebbe decidere sulla sua ammissibilità. Se ammissibile, cinque giorni dopo ci sarà il decreto del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri che indirà il referendum. Insomma, seguendo tutto l’iter, il voto dovrebbe esserci tra il 15 aprile e il 15 giugno”. Lo Sblocca Italia, di fatto, esautora le regioni dalle decisioni in materia di energia, rende la ricerca e le trivellazioni operazioni strategiche e non tiene conto dell'opinione delle Regioni. Proprio come per gli inceneritori. Oggi, però, dovrebbero esprimersi in favore del referendum anche altri consigli regionali: Abruzzo, Veneto, Liguria. Solo la Sicilia, ieri, ha votato contro, inaspettatamente, per otto voti. Secondo i movimenti No Triv, il consiglio si era detto inizialmente d’accordo. Poi è arrivato il no del Pd e dello stesso governatore Rosario Crocetta. “È importante che il referendum si faccia quanto prima – spiega ancora Di Salvatore – perché le trivelle sono ritenute strutture strategiche e allo Sblocca Italia fa riferimento gran parte delle richieste di esplorazione. Che potrebbero essere approvate anche nel giro di un anno”.

mercoledì 23 settembre 2015

Presentazione della proposta di legge Rifiuti 2.0 del M5S


Roma, 23 settembre 2015
Ben 165 milioni euro: è quanto abbiamo pagato nel 2014 per gli incentivi a biogas da discarica e frazione umida, ben 1,3 miliardi di euro sono gli incentivi erogati a inceneritori in quanto fonte assimilata. E domani il governo proverà a convincer le Regioni a dire sì alla costruzione di 12 nuovi impianti che ci costeranno 5 miliardi di euro.
Gli addetti di un impianto di recupero di materia sono almeno 10 volte superiori a quelli di un impianto di recupero energetico a parità di rifiuti trattati (studio Althesys), con una spesa nettamente inferiore per i primi proprio per l'assenza di incentivi economici e di spese per costruzione e mantenimento degli impianti.
Quindi i costi dello smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento non sono sostenuti attraverso la produzione di energia elettrica, ma sono foraggiati dagli enti governativi e territoriali sotto la forma di incentivi, attraverso pagamento maggiorato dell'elettricità prodotta per 8 anni (CIP6) o riconoscimento di «certificati verdi» che il gestore dell'impianto può rivendere per 12 anni. Senza contare che negli ultimi tempi si stanno moltiplicando le richieste di passaggio per gli inceneritori da impianti di smaltimento a recupero energetico. Il rischio concreto è l'apertura di una nuova procedura d'infrazione, oltre all'aggravamento dell'inquinamento e del costo della filiera dei rifiuti.

Il Movimento 5 Stelle chiede alle Regioni di resistere a questo ulteriore attacco ai nostri territori, un attacco ambientale ma anche economico.
È quanto è stato detto oggi, nella conferenza stampa tenutasi alle ore 15.30 in Sala Tatarella (Palazzo dei Gruppi via degli Uffici del Vicario, Roma), dove è stata presentata anche la proposta di legge del M5S sui rifiuti (a prima firma Stefano Vignaroli), pubblicata su Lex e realizzata dopo aver ascoltato i pareri di numerosi esperti nazionali e internazionali oltre che le associazioni ambientaliste e i consorzi del riciclo.
La legge Rifiuti 2.0 è in linea con l'economia circolare verso Zero Rifiuti, le direttive europee e la stessa enciclica Laudato Si' di Papa Francesco.
Una legge che unisce sostenibilità ambientale ed economica e punta a rafforzare la prevenzione-riduzione di rifiuti (attraverso anche l'istituzione del vuoto a rendere, l'analisi del ciclo di vita dei prodotti in fase di progettazione e le cosiddette 'Fabbriche dei Materiali'), il riciclo e l'implementazione della raccolta differenziata con obiettivo del 75% entro il prossimo anno, l'85% al 2020 ed il 95% al 2025 e redigendo un piano di dismissione di inceneritori e discariche.
Come arrivare a questi obiettivi?
Attraverso l'incentivazione al riciclo/compostaggio ed il recupero di materia e disincentivando il 'recupero d'energia' (combustione), vietando lo smaltimento e combustione di ogni materiale riutilizzabile e non trattato. Premiando cittadini ed aziende virtuose attraverso la 'tariffa puntuale' (più ricicli meno paghi) punto di arrivo di ogni raccolta differenziata domiciliare spinta.
Tutto questo unito alla separazione tra chi raccoglie e chi smaltisce, creando società pubbliche prive di conflitti d'interesse, riformando i consorzi di riciclo e tante altre proposte.
Per dirlo con la parole di Papa Francesco, scritte nella sua enciclica Laudato Si', l'Italia che vogliamo vuole "adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, moderare il consumo, massimizzare l'efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare".

Ecco uno schema della proposta di legge Rifiuti 2.0 del M5S
Rifiuti 2.0 scheda.pdf

COLOSSEO: SE LE RIVENDICAZIONI LEGITTIME DEI LAVORATORI DIVENTANO PRETESTO PER L'ENNESIMO ATTACCO AI DIRITTI


Dopo l'assemblea (legittima) convocata venerdì dai lavoratori del Colosseo e dei siti archeologici romani il Governo ha ben pensato, anziché chiedere SCUSA per i mancati pagamenti degli straordinari da nove mesi, di attaccare chi permette col suo lavoro l'apertura dei nostri siti più belli.

La retorica dei lavoratori che cospirano contro lo Stato è degna del peggior regime.

Usare un'assemblea come pretesto per ridurre ulteriormente il potere di contrattazione dei lavoratori è un atteggiamento intollerabile e lesivo della democrazia.


Legge bavaglio: giornalisti e magistrati facciano sentire la propria voce


"Il Governo chiede ed ottiene una delega in bianco in materia penale, è un po' come chiedere di costruire la vostra casa ad un'impresa a scatola chiusa, salvo poi alla fine, dopo aver pagato il prezzo, dire se vi piace o meno. Questo bavaglio, cittadini, non è il bavaglio alla stampa ma quello di chi accetta tutti i giorni l'ipocrisia, il sopruso, la vita per come gli viene imposta, è il bavaglio messo al lavoratore con il jobs act, quello dell'insegnante con la buona scuola, quello dell'agricoltore con la grandine, del terremotato con la burocrazia, è il bavaglio del cittadino contro le trivelle, è quello della vittima contro il ladro, del giudice che implora risorse per lavorare, è quello che viene messo alle vittime di mafia, all'omertoso, a chi non parla pur sapendo che gli stanno rubando il futuro, a chi non denuncia, è il bavaglio di chi siede in maggioranza ma sta zitto perché se no perderebbe la poltrona, di chi accetta le ingiustizie, è il bavaglio che si mette al PM e alla polizia per frustrarne il lavoro, e al cittadino assetato di verità, è il bavaglio di chi piuttosto che prendere la strada più difficile ma giusta, prende sempre quella apparentemente più comoda ma sbagliata".
Questa la parte conclusiva della dichiarazione di voto di Vittorio Ferraresi capogruppo M5S della commissione Giustizia e relatore di minoranza per il Ddl di riforma del processo penale, che ha ricordato prima della dichiarazione di voto la figura del giornalista Giancarlo Siani ammazzato dalla camorra trenta anni fa.

"Dov'è la sinistra che faceva girotondi? E che ora sta facendo quello che Berlusconi non è mai riuscito a fare. Questo bavaglio noi non lo vogliamo, e chiediamo a giornalisti e a magistrati di denunciare, prima che sia troppo tardi, uno dei provvedimenti più pericolosi degli ultimi trent'anni, e chiediamo a tutti voi cittadini di informarvi e di fare altrettanto".

Missione Napoli

Resoconto della Commissione Antimafia della Camera dei Deputati dopo la missionea Napoli del 14 e 15 settembre 2015


La missione a Napoli del 14 e 15 settembre 2015 è stata molto impegnativa sia per le numerosi audizione succedutesi, ma anche per i numerosi aspetti trattati che vertevano comunque attorno alle problematiche giovanili.
Nella prima giornata abbiamo audito i rappresentati del "tavolo della sicurezza", Procuratori e Presidente del Tribunale, mentre il giorno successivo gli amministratori comunali, il prof. Isaia Sales e rappresentanti della società civile (padre Zanottelli, don Rinaldi, don Palmese e D'Amore).
Si è fatta un'attenta analisi del fenomeno camorristico della città di Napoli. Ovviamente si è dovuto analizzare la territorialità, in quanto aree diverse della città hanno problemi diversi, alcuni quartieri sono quasi esentati da fenomeni camorristici mentre altri ne sono pervasi.
L'elemento cardine che è emerso che a seguito della decapitazione dei capi delle varie famiglie, si è scatenata una "guerra" tra clan per il controllo del territorio e di conseguenza del controllo del mercato delle droga. Questi gruppi, privi di leadership carismatiche, costituiti da giovani poco acculturati con una visione distorta della realtà, desiderosi di raggiungere il vertice e di arricchirsi, sono disposti a qualunque efferatezza. Il degrado soprattutto culturale, l'assenza di sbocchi, le difficoltà economiche e la carenza di lavoro, amplificano e sostengono questa attività criminale.
Da parte degli organi inquirenti è emersa una grande capacità investigativa e di coordinamento, naturalmente migliorabile con l'incremento di mezzi (telecamere) ed uomini.
Tutti hanno escluso l'utilizzo dei militari se non per il controllo dei "punti sensibili", mentre il contrasto necessita di conoscenze locali, sociologiche che permettono di cogliere elementi che ad un controllo superficiale sfuggirebbero.
Tutti sono concordi che se non si lavora nella "società", incrementando le scuole (il tempo pieno è pressoché scomparso), creando incubatori e centri di aggregazione giovanile, aiutandoli a creare impresa, migliorare i servizi sociali (dagli asili nido ai centri per gli anziani), l'assistenza sanitaria, la legalità nel suo complesso, la rinascita della città sarà notevolmente rallentata e parziale.
Gli esempi di intervento e di miglioramento sociali non sono mancati, sia da parte delle istituzioni che cercano di valorizzare le strutture artistiche e monumentali, mentre i gruppi parrocchiali e non, valorizzano singole realtà sociali.
Naturalmente si sta facendo un lavoro di sistema città, che ha portato ad esempio ad una crescita del turismo, a quasi completamento di una linea metropolitana, alla nuova stazione ferroviaria.
Altra richiesta importate che è emersa è la rivisitazione della legislazione sui minori, che è apparsa lacunosa, obsoleta, non consona ai tempi, ma soprattutto non fatta nell'interesse nel minore che ha commesso reati.

Ora, su Napoli e la sua realtà, si devono tenere i riflettori accesi, essere presenti non solo quando ci sono i morti per strada ma sempre. La camorra è un problema che impregna il quotidiano, ogni giorno. Distrarsi significa essere complici.

UN FUTURO RINNOVABILE È POSSIBILE. ECCOVI LA PROVA


Il Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo si sta battendo a tutti i livelli per eliminare gli interessi lobbystici che, molto spesso, governano le decisioni di Bruxelles. Uno degli argomenti dove si conservano le sacche di potere più dure a morire è senz'altro quello sull'energia e sul passaggio, doveroso, verso le rinnovabili. Con il contestuale abbandono dei combustibili fossili.
Un nuovo studio di Greenpeace fa luce sull'argomento. Già nel 2050, infatti, il pianeta potrebbe soddisfare interamente il proprio fabbisogno energetico con fonti rinnovabili: uno scenario non solo possibile, ma anche conveniente, come dimostra "Energy Revolution 2015 - 100% renewable energy".


L'investimento necessario per raggiungere l'obiettivo sarebbe di 1000 miliardi di dollari l'anno, che dovrebbero essere aggiunti a quanto già si spende oggi. Il risparmio che ne deriverebbe parla di 1070 miliardi di dollari l'anno. Insomma, se oggi partissimo seriamente a ridisegnare il mondo, risparmieremmo 70 miliardi di dollari l'anno.
"Non possiamo permettere che le lobby dei combustibili fossili ostacolino il passaggio verso le energie rinnovabili, ovvero la soluzione più efficace ed etica per un futuro energetico pulito e sicuro", ha affermato Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo di Greenpeace International. "Vorrei invitare tutti quelli che dicono "non si può fare" a leggere questo rapporto, e riconoscere che una rivoluzione energetica per un futuro 100 per cento rinnovabile si può fare, si deve fare, e sarà un bene per tutti".
Il vertice sul clima che si terrà tra meno di tre mesi a Parigi offrirà ai leader mondiali la possibilità di adottare le misure necessarie e fondamentali per contrastare i cambiamenti climatici.

Restate sintonizzati, il futuro è alle porte.

Siamo noi le cavie della Monsanto. Il Parlamento europeo tace sul glifosato

Ve lo ricordate il glifosato?


È il diserbante più utilizzato nel mondo, che studi scientifici hanno dimostrato probabilmente cancerogeno. Dietro alla sua produzione si celano impressionanti interessi economici legati alla Monsanto, una fitta rete di "faccende" lobbystiche, il silenzio dei Governi nazionali e, da oggi, quello del Parlamento Europeo.

Perché nonostante l'azione del Movimento 5 Stelle nella Commissione ENVI - quella che dovrebbe tutelare la salute dei cittadini europei e l'ambiente - la mozione di risoluzione che avrebbe impedito al glifosato di essere inserito nelle sostanze permesse dalla UE è stata bocciata.

È stato uno smacco al buon senso, un insulto ai cittadini europei e sarà un pericolo concreto per la loro salute. Il Parlamento Europeo, per la precisione i gruppi di maggioranza formati da S&D (Partito Democratico) e PPE (Forza Italia), hanno voluto aggrapparsi alle parole. Lo IARC - Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - e l'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità - avevano affermato, grazie a rispettivi studi scientifici, che il glifosato è un probabile cancerogeno. Ebbene, la parola "probabile" è stata utilizzata ad arte nelle aule di Bruxelles per fare gli interessi della multinazionale Monsanto, e a catena di tutto ciò che di losco ne discende. Ciò che dice la scienza diviene ufficialmente "interpretabile" dal più becero politichese.
Il Parlamento Europeo, dunque, non applica il principio di precauzione. Quest'ultimo "permette di reagire rapidamente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale, ovvero per la protezione dell'ambiente. Infatti, nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, il ricorso a questo principio consente, ad esempio, di impedire la distribuzione dei prodotti che possano essere pericolosi ovvero di ritirare tali prodotti dal mercato". L'UE, le multinazionali e le lobby vorrebbero ridurci allo stato di cavie, dovremmo essere noi a sperimentare gli effetti dei diserbanti. Statene certi, riusciremo a fermarli, esattamente come abbiamo fatto con la clonazione animale.
La denuncia dei portavoce Eleonora Evi e Marco Zullo:



Qui di seguito vi proponiamo chi ha votato per la bocciatura della risoluzione (sono 32, i favorevoli 25 e gli astenuti 10). Per gli italiani pubblichiamo anche la mail, in caso aveste voglia di dire ai nostri eurodepedutati cosa pensate del loro lavoro:
Contrari:
- Catherine Bearder
- José Inácio Faria
- Gerben-Jan Gerbrandy
- Marian Harkin
- Ulrike Müller
- Frédérique Ries
- Nils Torvalds
- Jørn Dohrmann
- Ian Duncan
- Julie Girling
- James Nicholson
- Bolesław G. Piecha
- Jadwiga Wiśniewska
- Pilar Ayuso
- Ivo Belet
- Cristian-Silviu Buşoi
- Birgit Collin-Langen
- Angélique Delahaye
- Karl-Heinz Florenz
- Francesc Gambús,
- Jens Gieseke
- Andrzej Grzyb
- Krzysztof Hetman
- György Hölvényi
- Peter Liese
- Norbert Lins
- Annie Schreijer-Pierik
- Renate Sommer
- Dubravka Šuica
- Jytte Guteland

Astenuti:
- Paul Brannen
- Miriam Dalli
- Seb Dance
- Matthias Groote
- Susanne Melior
- Margrete Auken
- Bas Eickhout
- Martin Häusling
- Bart Staes

Per approfondire:
#Ttip, #Lobby, #Salute: Un Gigantesco Piano Contro I Cittadini
Glifosato, in California è cancerogeno. E in Italia? Il governo risponda al M5S