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giovedì 31 dicembre 2015

Gela, M5S caccia il sindaco Messinese: “Non si è tagliato lo stipendio come promesso e ha avallato l’accordo con Eni”

“È venuto meno agli obblighi assunti con l'accettazione della candidatura - si legge in un comunicato del gruppo regionale del Movimento - e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel Movimento 5 Stelle". Lui aveva già spiegato di non avere intenzione di dimettersi. “Io rimango al servizio dei cittadini che mi hanno eletto. Se ho sentito i big nazionali? Assolutamente no"
L’espulsione era nell’aria da giorni, ma per formalizzarla c’è voluto un comunicato del gruppo regionale del Movimento 5 Stelle. Una ventina di righe per spiegare che il sindaco di Gela Domenico Messinese non fa più parte del Movimento di Beppe Grillo. “È venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel Movimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”, scrivono i grillini nella nota che ammaina la bandiera pentastellata sul comune di Gela. Da settimane nella città in provincia di Caltanissetta va in onda una feroce guerra intestina tutta interna ai 5 Stelle.
Da una parte c’era Messinese, con il fido vicesindaco Simone Siciliano, dall’altra i consiglieri comunali e gli assessori indicati dalla base: una spaccatura che aveva portato alla creazione di due diversi meetup. Probabilmente il prologo dello scontro è da ricercare nell’ormai celebre istantanea scattata addirittura prima del ballottaggio: ritraeva Messinese in compagnia di Lucio Greco, candidato di una lista vicina ad Angelino Alfano, nell’ottobre scorso nominato legale del comune per un paio di cause pagate con 11 mila euro. Una leggerezza che era costata al sindaco l’accusa di clientelismo.
Il punto più alto dello scontro però è arrivato quattro giorni fa, quando Messinese ha deciso di silurare dalla sua giunta tre assessori in un colpo solo: si tratta di Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola, rispettivamente responsabili dei trasporti, dell’istruzione e della programmazione. Sono tutti militanti storici, indicati direttamente dalla base ed è per questo motivo che 24 ore dopo i consiglieri comunali grillini avevano sfiduciato pubblicamente Messinese, chiedendo che gli fosse inibito l’uso del simbolo. Una richiesta avallata dai dirigenti regionali pentastellati, che adesso spiegano di aver espulso Messinese perché “non ha provveduto al taglio del proprio stipendio”. La defenestrazione al sindaco è da ricollegare anche ai rapporti con l’Eni, che da oltre mezzo secolo gestisce il petrolchimico di Gela.
“Messinese – continua la nota – ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”. Come dire che, a più di 50 anni dalla costruzione dal petrolchimico, l’azienda del cane a sei zampe gioca ancora un ruolo fondamentale nelle dinamiche politiche gelesi: anche quando sono targate 5 Stelle.

Messinese aveva già spiegato di non avere intenzione di dimettersi. “Io rimango al servizio dei cittadini che mi hanno eletto. Se ho sentito i big nazionali? Assolutamente no. Casaleggio avrebbe dovuto rispondere quando gli sottoponevo i problemi del territorio e invece non l’ha fatto: questa è una città dove si muore di tumore, dove il lavoro non esiste più. Noto invece che è più importante discutere di simboli”.

mercoledì 30 dicembre 2015

Gela, M5S si spacca: consiglieri contro il sindaco. Che ora rischia l’espulsione

Il Sindaco di Gela, Domenico Messinese
Quattro dei cinque portavoce grillini in consiglio comunale hanno chiesto l'intervento del direttorio perché tolga il simbolo a Domenico Messinese. Il 28 dicembre il primo cittadino aveva cacciato tre assessori. La replica: "Io sono onesto, non bisogno di un logo per continuare a esserlo"

“Il sindaco Domenico Messinese utilizza metodi clientelari e non rappresenta più il M5s”, è l’attacco lanciato in conferenza stampa da quattro dei cinque consiglieri comunali grillini di Gela, che hanno chiesto ai parlamentari del direttorio di vietare al sindaco l’utilizzo del simbolo. Appena il 28 dicembre il primo cittadino aveva defenestrato tre componenti dalla sua giunta: si tratta di Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola, rispettivamente assessori ai trasporti, all’istruzione e alla programmazione. Sono tutti militanti storici, indicati direttamente dalla base: ed è per questo motivo che la mossa del primo cittadino ha spaccato definitivamente il M5s. Ora Messinese potrebbe essere il primo sindaco espulso dal Movimento 5 Stelle. In queste ore, infatti, i vertici nazionali grillini stanno valutando come comportarsi con il primo cittadino di Gela, città dove i pentastellati si sono spaccati già pochi mesi dopo aver vinto le amministrative del giugno scorso.
“Gli assessori non lavoravano più per il bene della città, facevano summit esterni, tramavano contro la mia amministrazione: la fiducia era venuta meno ed io devo dare risposte ai cittadino”, aveva spiegato il sindaco, che già ad agosto aveva estromesso dalla giunta Fabrizio Nardo, un altro esponente grillino della prima ora.
Come dire che la faida tutta interna ai 5 Stelle gelesi dura da tempo: in città esistono due meetup con posizioni opposte, e quasi tutta la breve esperienza amministrativa di Messinese è stata costellata dalle polemiche. Dalla foto che lo immortalava abbracciato a Lucio Greco, candidato di una lista vicina al Nuovo Centrodestra, sconfitto al primo turno e poi sostenitore dei pentastellati al ballottaggio, fino all’alto numero di deleghe assegnate al vicesindaco Simone Siciliano, sono stati diversi i momenti di scontro tra sindaco e i consiglieri della sua stessa maggioranza. “Mi attaccano dal giorno dopo l’elezione e onestamente non riesco a capire perché: probabilmente perché hanno altri obiettivi, diversi da quelli che corrispondono al bene della città” dice il primo cittadino. La cui posizione sarà adesso valutata dai membri del direttorio nazionale: lo stesso Gianroberto Casaleggio si sta occupando della questione.
“Se ho paura di essere espulso? Assolutamente no. Non ho parlato con nessuno dei vertici nazionali: io sono onesto, e non ho bisogno di un simbolo per continuare ad esserlo”. In caso di espulsione, Messinese ha spiegato che non intende dimettersi. “Finché potrò, rimarrò al servizio dei cittadini che mi hanno eletto”. La presa di Gela per il Movimento di Grillo era stata una vittoria storica, anche perché arrivava nella città del governatore siciliano Rosario Crocetta, storica roccaforte del Pd, segnata dalla presenza ultracinquantennale del petrolchimico Eni. Appena sei mesi dopo, però, di quel trionfo non rimangono che i cocci e un probabile record poco invidiabile: quello del primo sindaco espulso dal Movimento.