VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

Visualizzazione post con etichetta legge di stabilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta legge di stabilità. Mostra tutti i post

venerdì 20 novembre 2015

Legge di stabilità: meno fondi per le assunzioni giovanili, il governo colpisce l'agricoltura

Ecco come il governo Renzi inganna i giovani lavoratori in agricoltura e le aziende che vorrebbero assumerli con contratti regolari. Nel giugno 2014 viene stanziato con decreto dell'esecutivo un Fondo, presso il Ministero delle politiche agricole, per erogare incentivi alle aziende che intendano assumere con contratti a tempo determinato o indeterminato i lavoratori fra i 18 e i 35 anni. Si tratta di 9 milioni di euro all'anno per i prossimi tre anni, per un totale di 27 milioni di euro nel periodo 2016-2018. (D.L. 24/06/2014 n. 91 come modificato dalla Legge di conversione 11/08/2014 n.116)
Con la legge di stabilità, ora in esame al Senato, sempre il governo toglie a quel fondo circa 8 milioni di euro l'anno (oltre 24 milioni totali). Risultato? Il fondo viene svuotato e per i giovani non rimangono che le briciole. Lo denunciano i senatori in commissione Agricoltura Luigi Gaetti, Daniela Donno ed Elena Fattori.
Eppure il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, annunciando il decreto aveva esultato per la diminuzione della "tasse per chi fa impresa agricola"; e il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, aveva parlato di "meno tasse e più semplificazione e investimenti per sostenere un settore strategico anche per la lotta alla disoccupazione".
Per le aziende c'erano dei parametri da rispettare: il contratto doveva avere "almeno durata triennale"; aveva l'obbligo di "garantire al lavoratore un periodo di occupazione minima di 102 giornate all'anno"; e prevedeva la stipula esclusivamente con giovani "privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi". Tutte queste disposizioni dal prossimo anno non avranno il supporto economico previsto inizialmente.
Secondo la relazione che accompagna il testo della Legge di Stabilità, e che motiva il prosciugamento del Fondo nel comma 9, la "disposizione è volta a ricollocare delle risorse finanziarie non effettivamente necessarie all'attuazione della misura". Tradotto: i soldi stanziati sarebbero troppi, tanto che non vengono utilizzati.
In realtà queste agevolazioni sono entrate in vigore solo da pochi mesi, quindi non erano note a tuttigli agricoltori e allevatori. E poi, il Fondo prevedeva sì degli incentivi ma a partire dal 2016, quindi le aziende perché dovrebbero assumere oggi, nel 2015, caricandosi di tutti costi?

Renzi continua con una politica fatta di annunci. Promette nuovi fondi, spesso su basi triennali. Poi, con qualche intervento successivo, vengono eliminate le risorse stanziate. Così resta l'annuncio e l'impressione di aver fatto qualcosa.



giovedì 19 novembre 2015

Governo Pinocchio, l'Iva sul pellet rimane al 22%

Sul pellet il Governo del fossile colpisce ancora, e per raggranellare 90 milioni di euro toglie con la mano destra ciò che aveva inserito con la mano sinistra.
Il Pd e Renzi hanno mentito di nuovo, ed hanno riportato l'Iva sulla vendita dei pellet al 22%. L'ennesima farsa renziana è andata in scena attraverso un emendamento dei relatori della legge di Stabilità molto poco pubblicizzato, dopo che nel testo di legge era stata portata al 10% con i soliti tweet di compiacimento.
La mancata riduzione dell'Iva sul pellet favorisce i "signori del gas" e le varie multi utilities quotate in Borsa (Hera, Iren, A2A etc) a danno di piccole imprese e cittadini, sempre nel solco renziano del tutelare i potenti. In Italia infatti sono state vendute quasi 2 milioni di stufe a pellet e oltre 60mila caldaie ad uso domestico .
Quasi tutto il pellet consumato in Italia (il 96%, pari a circa 2,7 milioni di tonnellate nel 2014) è usato nel settore residenziale: l'81% nelle stufe (se ne contano circa 2,2 milioni), il 15% nelle caldaie domestiche (con potenze inferiori a 35 kW) e il 4% in quelle commerciali, cioè con potenza oltre 35 kW.
Con questa scelta il governo Renzi fa capire ancora una volta da che parte sta: quella dei più forti.

Ma è quella sbagliata. Il Movimento 5 Stelle, che sta con i cittadini e le piccole imprese, vuole una energia ed economia ecosostenibile e circolare e lotterà per riportare l'Iva sulla vendita dei pellet al 10%.

martedì 17 novembre 2015

L'aiuto del governo ai traffici illeciti

Nella Legge di Stabilità il governo cancella con un colpo di spugna quello che fino a oggi è stato un argine fondamentale ai traffici della criminalità organizzata.
L'art.46 comma 4 va ad abrogare la norma contenuta nel decreto legge n.133 del 2014 che prevedeva per tutti i soggetti della filiera dei trasporti l'utilizzo di strumenti elettronici di pagamento, indipendentemente dall'importo. Un sistema prezioso, questo, per assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari e tenere sotto controllo, prevedendoli, i traffici illeciti della criminalità organizzata, dal commercio di armi al traffico di droga e di esseri umani, solo per fare gli esempi più eclatanti.
Il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento soppressivo per fare in modo che la norma del 2014 rimanga così com'è e non venga stravolta.
Contemporaneamente, questo governo fa tagli al fondo per il miglioramento della giustizia, alle dotazioni tecnologiche nella Pa e al comparto sicurezza. Quest'ultimo, ha subito tagli complessivi pari a 491.307.031 milioni di Euro, di cui 1 milione e 895 mila euro solo per le spese di funzionamento della Direzione Investigativa Antimafia.
La direzione verso cui si muove l'azione del governo è questa: ritrarsi per lasciare i cittadini in balìa delle criminalità organizzate e delle mafie.

venerdì 13 novembre 2015

Legge di #stabilita2016, le proposte M5S



"Il M5S si oppone alla politica economica di questo Governo e rilancia con la sua idea di economia a partire dal Reddito di Cittadinanza, le cui coperture sono appena state dichiarate ammissibili in Commissione Bilancio al Senato. Il Reddito di Cittadinanza, quindi, si può fare. Basta volerlo.

Ieri alle 17 in Senato, sala Nassiriya, i senatori Mario Giarrusso e Barbara Lezzi, insieme ai deputati Laura Castelli e Giorgio Sorial, hanno illustrato una Stabilità alternativa a quella del Governo.
La legge di Stabilità è una legge fondamentale, perché vincola l'azione dell'esecutivo per gli anni successivi, stabilendo il livello delle entrate e delle spese pubbliche. Questo Governo ha già deciso che il 2016 sarà ancora un anno di sacrifici per i cittadini italiani, in nome dei folli principi di bilancio imposti dall'Unione Europea.
Il Governo gioca con la pelle dei cittadini. Le elezioni comunali si avvicinano e l'abolizione della Tasi è stata fatta a deficit, senza alcun taglio corrispondente di spesa. Considerato che la Ue impone il pareggio di bilancio, questo significa che dall'anno prossimo il Governo non solo dovrà inserire di nuovo la Tasi, ma anche ripristinare le clausole di salvaguardia (aumenti di IVA e accise sul carburante), che infatti non sono state eliminate ma solo rinviate al 1 gennaio 2017. Non è per nulla campata in aria, l'idea che a fine 2016 si vada ad elezioni. Il Governo non può sopportare un'altra Stabilità, pena la migrazione dei voti verso il M5s.
Nella Stabilità di Governo si prosegue sulla via dei tagli lineari. La famosa spending review, che dovrebbe riqualificare la spesa pubblica, si trasforma ancora una volta nel taglio dei servizi pubblici. La Sanità subisce un attacco senza precedenti e nella finanziaria ci sono altri 2 miliardi di tagli dopo i 2,3 dello scorso luglio (Dl Enti locali). Dopo che 180 visite diagnostiche sono diventate a pagamento, a rischio ci sono ora anche i farmaci "salva-vita" che potrebbero diventare troppo costosi per le Regioni. Va detto, infatti, che oltre ai 4,3 miliardi di tagli diretti alla Sanità, il Governo ha programmato circa 19 miliardi di tagli alle Regioni dal 2016 al 2019. L'80% dei bilanci regionali riguarda le spese sanitarie. Significa che di qui a qualche anno della Sanità pubblica e universalistica prevista dalla nostra Costituzione rimarrà solo la carcassa.
Per le famiglie in difficoltà ci sono le briciole. 600 milioni di euro contro i 17 miliardi proposti dal M5S con il reddito di cittadinanza.
C'è un taglio massiccio alle spese per la digitalizzazione della Pa (2,5 miliardi), alla faccia della modernizzazione promessa dal Premier un giorno sì e l'altro pure.
Sull'altare della Tasi è poi stata sacrificata la riduzione delle tasse sul lavoro, ben più importante per far ripartire investimenti privati ed esportazioni.
Ma ciò che manca sono soprattutto gli investimenti pubblici, gli unici in grado di invertire la rotta creando direttamente occupazione, domanda interna e quindi profitti anche per il settore privato (piccole e medie imprese in particolare). La Commissione europea, però, ha tolto agli Stati nazionali ogni residuo di sovranità fiscale e gli investimenti pubblici sono la spesa più facilmente comprimibile per rispettare il folle percorso verso il pareggio di bilancio (Fiscal Compact). Ecco perché non c'è traccia del piano di sviluppo per il Sud Italia promesso dal Governo, e anche sulla banda ultra-larga, l'unica vera "grande opera" che servirebbe all'Italia, tutto tace.
Potremmo ricordare ancora l'assenza di un fondo per i pensionati e per i dipendenti pubblici, in spregio alle sentenze della Corte costituzionale, e l'infinita telenovela sugli esodati, che avranno bisogno di un'ottava salvaguardia perché questo Governo non ha stanziato risorse sufficienti...ma la lista sarebbe troppo lunga.
La Stabilità 2016 è vergognosa, anche perché prevede per il 2017, il 2018 e il 2019 ancora più austerità.
Il M5S ha un'idea di economia completamente diversa. Non solo il reddito di cittadinanza, ma anche la stabilizzazione della detrazione fiscale al 65% per gli interventi edilizi di efficientamento energetico (Ecobonus), l'eliminazione totale dell'Irap per le imprese, compensazione universale tra crediti e debiti delle imprese verso la Pa, incentivi per la sostituzione dell'amianto con pannelli fotovoltaici, sia dagli edifici privati che pubblici, Carbon Tax, ripristino dei fondi tagliati alla Sanità pubblica, maggiori risorse per la Giustizia e l'adeguamento degli organici...e molto altro."
M5S Parlamento


lunedì 9 novembre 2015

L. Stabilità, M5S: "Il piano per il Sud è un bluff"

"Il Piano per il Sud di Renzi è un bluff. Altro che 'ricomincio da tre'; parafrasando Massimo Troisi, proprio come fa il premier, l'unica verità è che Renzi 'ricomincia da zero'. E a provarlo è l'uso dei fondi europei nella sua stessa Legge di Stabilità". Così i deputati del M5S commentano l'annuncio di Renzi di un piano per il Sud Italia.
"Nella presentazione del cosiddetto 'masterplan per il Mezzogiorno' pubblicato sul sito del Governo - spiegano i parlamentari Cinquestelle - tra le voci di spesa alla base del piano si pone il recupero totale del ritardo nella spesa dei fondi Ue del vecchio settennio 2007-13 entro il 31 dicembre 2015. Falso. Il Governo non farà mai in tempo a spendere questi soldi entro l'anno. A smentirlo è la sua stessa Legge di Stabilità per il 2016, in cui, proprio per completare i vecchi progetti del 2007-2013, vengono stanziate risorse economiche che l'Europa imponeva di usare invece per il nuovo settennio 2014-2020".
"Basta poi fare due conti - spiega Giorgio Sorial, capogruppo del M5S alla Camera - al 31 agosto 2015 i fondi strutturali da spendere erano ancora quasi 9 miliardi di euro. Per poterli utilizzare entro la fine dell'anno, l'Italia dovrebbe spendere in media circa 74 milioni di euro al giorno. Emblematici alcuni esempi presi proprio dal sito del ministero dello Sviluppo Economico atto a monitorare l'utilizzo dei fondi: un Centro di biotecnologie e ricerca biomedica, a Carini in provincia di Palermo, finanziato con 210 milioni di euro, al 30 giugno 2015 aveva speso solo il 2% dei fondi (3,6 milioni) mentre alla stessa data l'Università di Messina, non era riuscita a spendere nemmeno un euro dei 23 milioni di euro assegnatile per la ristrutturazione di alcuni edifici della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali".
"Inoltre Renzi afferma che si avvarrà della cosiddetta 'clausola degli investimenti' senza ancora aver avuto l'ok dalla Commissione Ue. Con questa clausola infatti l'Unione Europea concede all'Italia una maggiore flessibilità di spesa solo per determinati settori. Come farà Renzi a finanziare con la Stabilità 2016 quei progetti che non rientrano nelle voci di spesa ammesse dall'Ue?".

lunedì 26 ottobre 2015

Canone Rai, la proposta: criptare il segnale, paghi solo chi vuol vederla

Discussione aperta dopo il consiglio dei ministri che ha licenziato, nell’ambito della legge di Stabilità 2016, l’inserimento del canone Rai nella bolletta elettrica, con tanto di rateizzazione bimestrale e relative sanzioni per gli evasori. Proprio la lotta all’evasione del canone è la chiave con cui il governo ha messo in campo questa discussa riforma, che non ha mancato di sollevare polemiche politiche ma anche e soprattutto tecniche, vista la separazione fra imposta e fruizione del servizio. Così, mentre la Camera dei deputati esamina il disegno di legge di riforma della Rai, è Pierluigi Sabbatini, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, a lanciare una proposta nel merito.
PROGRAMMI CRIPTATI – Sabbatini è intervenuto nella discussione con un post su Lavoce.info, con una premessa chiara: “Il governo vuole far pagare il canone tv con la bolletta dell’elettricità. Ma è una soluzione che separa imposta e fruizione del servizio. Per risolvere il problema dell’evasione basterebbe invece crittare le trasmissioni Rai. E si potrebbero così abolire anche i tetti pubblicitari.” Nel dettaglio si tratterebbe di riconferire “al canone Tv la natura di imposta associata all’effettiva fruizione del servizio”. Come? Utilizzando la tecnologia digitale e rendendo il servizio televisivo “escludibile”. Dopo un lungo excursus sulla storia del canone per il servizio pubblico televisivo, dal regio decreto del 1938 che lo istituiva ai cambiamenti che hanno riguardato il mezzo televisivo e la sua fruizione nei decenni, Sabbatini porta la sua proposta, ossia “tornare alla filosofia dell’originario regio decreto, riconferendo al canone Tv la natura di imposta associata all’effettiva fruizione del servizio. Peraltro, l’evoluzione tecnologica rende questa soluzione ben più facilmente perseguibile. La Rai trasmette con tecnologia digitale e pertanto il servizio televisivo è ora ‘escludibile’. La soluzione al problema dell’evasione del canone televisivo è dunque a portata di mano: crittare le trasmissioni Rai e fornire la card Rai a coloro che pagano il canone. Questa soluzione obbligherà chi vuole fruire del servizio a pagarlo e, nel contempo, consentirà a chi non se ne vuole servire di evitarne il pagamento”.
TETTI PUBBLICITARI –“Coerente con questa proposta – prosegue il post di Sabbatini – è l’eliminazione dei tetti pubblicitari per l’emittente pubblico, giacché non sarebbe più opportuno imporre uno specifico modello di finanziamento. Tutto ciò porterebbe alla fine del servizio pubblico? Non necessariamente. La Rai non è assoggettata agli stessi criteri di profittabilità di un’impresa privata e dispone ancora di asset importanti che non sono nella disponibilità delle altre emittenti. E comunque stona parlare di servizio pubblico quando si propone un criterio di pagamento del canone che rende palese l’irrilevanza della sua fruizione”.