VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

martedì 22 dicembre 2015

#RENZI SANZIONA GLI IMPRENDITORI ITALIANI

L'On.le Manlio DI STEFANO (M5S)
Sapete perché non abbiamo più rapporti economici con la #Russia da un anno?
Sapete perché subiamo delle sanzioni da parte della Russia?
Sapete che ci sono costate già oltre due miliardi di euro e centinaia di posti di lavoro?
Ve lo spiego io in questo mio intervento in aula dove illustro la nostra proposta di interruzione delle sanzioni alla Federazione Russa.
Pensate che un'agenzia stampa ha recentemente rilanciato le dichiarazioni di alcuni diplomatici italiani al Parlamento Europeo che annunciavano la proposta italiana di revoca delle sanzioni ma oggi, incredibilmente, il Governo da parere contrario alla nostra proposta e, quindi, la boccerà. Chi gli avrà fatto cambiare idea?
Insomma niente di nuovo, il Bomba continua a pensare che la politica si faccia da Giletti a suon di balle invece che in Parlamento coi voti.
Mandiamolo a casa al più presto, già dalle prossime amministrative, prima che finisca di uccidere il nostro amato paese.



INCHIESTA #XYLELLA, ADESSO L'EUROPA SALVI LA #PUGLIA

Vogliamo tutta la verità e un nuovo piano anti Xylella. Il sequestro degli ulivi a rischio eradicazione e i dieci avvisi di garanzia per diffusione colposa della Xylella in Puglia dimostrano che adesso è tutto da rifare. Tra gli indagati della Procura di Lecce ci sono anche il commissario del governo e ricercatori del Cnr e dello Iam. Quello che emerge dalle indagini è preoccupante e inquietante. Se un giorno i reati contestati dovessero essere confermati, sarebbero molto più chiare le ragioni che hanno spinto le autorità competenti a rinchiudersi entro determinati schemi sbattendo la porta in faccia a chi, come il Movimento 5 Stelle, ha chiesto fin dal principio di valutare e sperimentare altre misure che non fossero solo le eradicazioni e l'uso di fitofarmaci.
La giustizia dirà se e quali reati sono stati commessi e da chi. Gli ulivi e l'economia pugliesi, però, hanno bisogno di risposte immediate. E per questo il Movimento 5 Stelle chiede ancora una volta alla Commissione europea di uscire dai rigidi schemi in cui finora ha operato, allargando il campo della ricerca scientifica e prendendo in considerazione quelle pratiche alternative che, grazie alla buona volontà di esperti e organizzazioni del territorio, stanno già dando degli ottimi risultati, migliori di quelli visti finora con gli abbattimenti.
L'Europa ascolti la Puglia e i pugliesi, non il commissario del governo indagato.
La portavoce al Parlamento europeo Rosa D'Amato ha più volte inviato lettere alla Commissione europea chiarendo i punti di un piano alternativo, rispettoso degli ultimi secolari e della salute dei cittadini. Adesso l'Europa deve prendere in considerazione queste proposte, altrimenti rischia di essere collusa con gli indagati.
ECCO LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE
• la moratoria del piano che prevede l'abbattimento degli ulivi secolari.
• l'autorizzazione dell'uso di fitofarmaci consentiti in agricoltura biologica al posto di quelli previsti dall'attuale piano.
• la ricerca contro il batterio deve essere affidata anche a centri e università differenti rispetto al CNR e all'Università di Bari, favorendo la sinergia con le altre università pugliesi, italiane e internazionali.
• l'integrazione del comitato scientifico regionale con alcune competenze e figure professionali attualmente assenti e di cui è invece emersa l'assoluta necessità (come per esempio gli Ordini degli Agronomi e dei Periti Agrari).
• l'investimento sulla gestione delle acque reflue urbane per utilizzare questa risorsa nell'irrigazione degli oliveti.
• l'incremento della raccolta differenziata (matrice umida) così da produrre compost di qualità e certificato da utilizzare in agricoltura.
• permettere alle aziende del settore biologico di effettuare gli interventi nel rispetto delle loro pratiche valutando l'inserimento nel piano di azione delle proposte di FEDERBIO. 
CAMBIA LA DIRETTIVA UE, SPERANZE PER LA PUGLIA
La portavoce Rosa D'Amato ha, inoltre, lavorato per superare tutte le regole che hanno reso possibile la fallimentare gestione dell'emergenza in Salento,. Settimana scorsa è stato infatti approvato da Parlamento, Commissione e Consiglio europeo il regolamento sui parassiti delle piante. Questo nuovo regolamento prevede una maggiore attenzione alle misure di contenimento e di prevenzione, con una stretta decisa sull'uso dei pesticidi e con compensazioni per le aree colpite, più trasparenza e un maggiore coinvolgimento degli attori del territorio nelle situazioni di emergenza e nella scelta delle misure da adottare. E' prevista inoltre una stretta sulle importazioni delle piante aliene con più controlli per evitare l'introduzione di batteri o altri agenti nocivi.
La vera differenza di questo regolamento rispetto alla direttiva precedente sta nell'aver fissato dei principi chiari nella gestione del rischio. Tra questi, l'impatto minimo sul territorio, la 'non discriminazione', soprattutto per ragioni di commercio interno, e la 'giustificazione tecnica' al fine di scegliere la migliore soluzione al problema sulla base di reali evidenze scientifiche. Evidenze che sono mancate quando il governo Renzi ha varato il piano anti-Xylella, il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti.
VIDEO. Ascolta e condividi le testimonianze degli imprenditori pugliesi messi in ginocchio dal piano anti Xylella.

I SOLDI DEI MILITARI IN MANO A BANCA MARCHE. ARTICOLO E DELIBERA COIR AM. – COMANDO SQUADRA AEREA

Non più di tre anni fa si bandiva la gara per l’affidamento del servizio di cassa, gestione dei fondi e deposito titoli, mediante l’apertura di sette conti correnti ordinari intestati ai Fondi previdenziali operanti nell’ambito della Cassa di previdenza delle Forze Armate.
Tra le dodici offerte pervenute la gara fu aggiudicata alla Banca delle Marche, dagli atti risulta che il criterio utilizzato per l’aggiudicazione fu quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Verrebbe da chiedere vantaggiosa per chi?
E’ notizia di questi giorni che ben quattro banche (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara) soffrono di dissesto finanziario, migliaia di risparmiatori si sono assiepati fuori dai palazzi del potere romano per sfogare tutta la loro rabbia di cittadini truffati da dirigenti bancari infedeli.
Nel 2013 il consiglio di Amministrazione di Banca Marche approvava un bilancio con margini di interesse in riduzione su base annua del 27,4% per effetto congiunto di un incremento degli oneri passivi del 3,4% e di una contrazione degli interessi attivi del 13,1%, nello stesso documento il CDA dichiara che in un contesto macroeconomico critico le attività deteriorate si sono incrementate in un solo semestre del 15%, insomma la banca stava affondando.
Tesone Luigi
Rappresentante nazionale
dei Marescialli
Probabilmente molti cittadini in divisa, non avendo il proprio conto corrente presso nessuna delle banche “fallite” dormivano sonni tranquilli pensando che i propri risparmi fossero al sicuro.
Purtroppo non è così, infatti, i soldi delle casse di previdenza delle Forze Armate, grazie ad un affidamento “economicamente più vantaggioso” sono stati affidati a Banca Marche.
Le casse di previdenza sono un organo dotato di personalità giuridica di diritto pubblico non economico, istituito nell’ambito della struttura organizzativa del Ministero della Difesa.
Tale strumento è sottoposto alla vigilanza del Ministro della Difesa, che può esercitarla avvalendosi del Capo di Stato Maggiore della Difesa ovvero, per profili strettamente tecnico-amministrativi, per il tramite dei dirigenti preposti agli uffici. Dell’Amministrazione competenti per materia.
I militari devono essere rassicurati, hanno affidato la gestione dei loro soldi alla struttura organizzativa della quale fanno parte ed ora apprendono che c’è la possibilità che siano spariti?
Chi aveva ed ha ancora la responsabilità di vigilare sulla gestione delle casse si deve far promotore presso il Governo di tutte le azioni utili e necessarie per la salvaguardia dei soldi militari.
Tesone Luigi

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SEGUE DELIBERA DEL COIR AM – COMANDO SQUADRA AEREA

COMANDO SQUADRA AEREA – CONSIGLIO INTERMEDIO DI RAPPRESENTANZA
DELIBERA N. 1 Allegata al verbale

OGGETTO: Fondi Cassa di Previdenza.
Il CO.I.R. S.A.:
VISTO: D.P.R. 4 Dicembre 2009 n. 211, con il quale la gestione delle Casse di Previdenza delle FF.AA. è stata unificata sotto la responsabilità di un unico Consiglio di Amministrazione;
VISTO: Testo Unico sull’ordinamento Militare D.P.R. 15 marzo 2010 n. 90;
APPURATO: che le Casse di previdenza in parola sono dotate di personalità giuridica di diritto pubblico non economico, istituito nell’ambito della struttura organizzativa del Ministero della Difesa;
TENUTO CONTO: che tale Istituto è sottoposto, tra l’altro, alla vigilanza del Ministro della Difesa, che può esercitarla avvalendosi del capo di Stato Maggiore della Difesa.
CONSIDERATO: che l’ente gestisce i fondi previdenziali nel rispetto delle norme istitutive delle casse militari, secondo criteri ispirati a principi di uniformità gestionale, fatti salvi il vigente regime previdenziale e creditizio che regola i singoli istituti, la salvaguardia dei diritti maturati dagli iscritti, nonché la separazione e l’autonomia patrimoniale e contabile di ciascun Fondo.
VISTO: Che il 22 aprile 2013 è risultata aggiudicataria la BANCA DELLE MARCHE SPA per l’affidamento del servizio di cassa, gestione dei fondi e deposito titoli, tra 12 Istituti di credito partecipanti (che si allega in copia);
ACCLARATO: Dagli organi di stampa che la BANCA DELLE MARCHE SPA rientra tra i quattro istituti di credito che essendo in particolare sofferenza economica finanziaria ha spinto questo Governo a intervenire a tutela dei risparmiatori;
DELIBERA
di chiedere al Comandante la Squadra Aerea di farsi promotore presso le SS.AA. affinché le stesse intraprendano tutte le azioni necessarie e possibili a tutela delle somme accantonate nelle casse e che la rappresentanza militare ed il personale siano tempestivamente informati.
Di inviare a stralcio verbale la presente delibera al COCER A.M. allo scopo che lo stesso, in futuro, sia coinvolto nella resa del conto gestionale, quale organo garante della tutela degli interessi del personale.
PRESENTI E VOTANTI:
FAVOREVOLI:
ROMA, 15 dicembre 2015
Fonte

lunedì 21 dicembre 2015

Intervista dell'On.le DI MAIO a "Libero"

Vicepresidente della Camera a 26 anni, mai accaduto prima: ha battuto pure Andreotti… 
«Sì, ma io non farò come lui, 65 anni in Parlamento. Il regolamento di M5S è chiaro: due mandati e a casa, anche se avrò solo 36 anni».
Che idea aveva del Parlamento prima di entrarci? 
«Che fosse un posto dove tutti si sentono al di sopra della legge. Ed è quello che penso anche oggi. Basta pensare ai regolamenti parlamentari: sono chiari ma dal primo giorno in cui sono diventato vicepresidente mi hanno detto che quel che conta più di tutto è la prassi perché non c’è nulla che non sia già accaduto in Aula».
Questo bellissimo ufficio con affaccio su Piazza Montecitorio non le dà una certa ebbrezza di potere? 
«La regola dei due mandati e il taglio dello stipendio sono due limiti che aiutano a restare coni piedi per terra. Ti fanno sentire che non sei eterno e ti costringono a fare delle scelte ogni mese su come spendere i tuoi soldi, proprio come fa la gente fuori dal Palazzo». 

Che senso ha avuto proporre una mozione di sfiducia contro la Boschi pur sapendo che non sarebbe stata sfiduciata? 
«Bisognava far emergere l'ipocrisia del Pd, in conflitto d'interesse con i suoi elettori, e del ministro, in conflitto d'interessi con la sua famiglia. La mozione di sfiducia è stato un atto politico prima che pratico o giuridico, per sottolineare che il governo sta prendendo in giro gli italiani». 
Beh, ma il concorso esterno in associazione bancaria non è ancora reato… 
«Il fatto che il ministro si sia assentato mentre il governo votava il decreto salva-banchieri prova che lei e tutto il governo sono consapevoli del conflitto d'interessi. La Boschi deve dimettersi, è un fatto d’opportunità politica e correttezza: suo padre e suo fratello avevano delle responsabilità nel crac di Banca Etruria, che ha azzerato i risparmi di 12mila investitori raggirati dalla banca». 
Ma il ministro non è tecnicamente in conflitto d'interessi… 

«La realtà politica e fattuale è diversa da quella giuridica. In qualsiasi Paese con politici civili, un ministro nelle condizioni della Boschi si sarebbe dimesso spontaneamente».
Crede che sia l'inizio del tramonto dell’astro Boschi dal firmamento della politica? 
«Questo non mi interessa, anche se è vero che prima dello scandalo si parlava di lei come possibile futuro premier e adesso la cosa è impensabile ed è altrettanto vero che superare una mozione di sfiducia può rafforzare nel breve periodo ma alla lunga ti segna. La questione delle banche ha segnato molto anche il premier». 
Davvero è convinto che la pagherà? 
«Ne sta già pagando le conseguenze. Il governo è intervenuto su Etruria pesantemente: prima, quando la banca era quasi fallita, agevolando l'impennata delle azioni con il decreto sulle popolari, quindi facendone pagare il salvataggio agli altri istituti, che si rifaranno inevitabilmente su tutti i risparmiatori, infine col decreto che impedisce ai correntisti truffati di rivalersi sugli amministratori. Sono comportamenti che azzerano la fiducia dei cittadini e dimostrano che il premier usa due pesi e due misure con gli scandali finanziari, piegandoli ai suoi interessi politici».
In che modo? 
«A Roma non voleva Marino e lo ha costretto alle dimissioni per una vicenda di note spese che è nulla rispetto alla vicenda non chiarita delle spese pazze a Firenze, che copre e su cui ha imposto di fatto un silenzio stampa. Al governo ha fatto dimettere Lupi, giustamente, per un orologio al figlio e sorvola sui 150mila euro di multa imposti dalla Consob al padre del suo ministro preferito. Quando gli scandali giudiziari gli servono a liberare poltrone, scarica chi è coinvolto, quando lo mettono in difficoltà, lo difende». 
Perché il Pd ha la passione delle banche? 

«La commistione di interessi tra banche e Pd è ben nota, dalla merchant bank che parla italiano di D'Alema, all'abbiamo una banca di Fassino all'avevano una banca di Renzi e Boschi. Ma non è che al Pd piacciano le banche, gli piacciono i soldi. Hanno perso tessere e la base sul territorio non esiste più, quindi hanno bisogno di finanziarsi e le banche sono l'ideale. Comunque lo scandalo Etruria è solo la punta dell'Iceberg». 
Che altro pensa ci sia sotto? 
«Vorrei, attraverso quest’intervista, fare un appello al premier: renda trasparenti i bilanci delle sue fondazioni. Non vorrei scoprire che tra i titolari dei 90 milioni di fidi concessi da Banca Etruria figurassero finanziatori di Open, Big Bang, o della Leopolda. Abbiamo sempre supposto che lo stretto rapporto tra Renzi e la Boschi si fondasse su una grande fiducia personale; comincio a pensare che ci siano anche risvolti economici. Renzi non può scaricarla perché se cade lei, cade il governo, ci sono troppi interessi in ballo». 
Tutti dicono che la Boschi è un ministro bravissimo: guardi come ha spaccato il centrodestra e portato a casa le Riforme… 
«È bravissima a gestire gli equilibri di potere. Ma soprattutto a violare con disinvoltura i regolamenti, spingendo per far votare oltre gli orari consentiti, con sedute fiume e quant'altro oppure ignorando le opposizioni con la famosa pratica del canguro che taglia gli emendamenti». 
E Bankitalia non ha responsabilità? 
«Padoan e il ministero dell’Economia dovrebbero chiedere ai vertici di Bankitalia di dimettersi. Per opportunità e perché lo vogliono gli italiani. Ma sappiamo tutti che la vigilanza di Bankitalia è una barzelletta, quindi non si può neppure parlare di fiducia tradita. I vertici di Bankitalia sono scelti dal governo, come quelli della Consob: qualcuno si stupisce che abbiano vigilato poco su una banca tanto cara al premier?».
Chi ha sbagliato pagherà, come assicura Renzi? 
«No, anche perché coi tempi della nostra giustizia sarà tutto prescritto. Sicuramente poi, chi ha truffato non risarcirà». 
Lei come preserva i suoi risparmi? 
«Li metto tutti su un conto a zero interessi». 
Che lavoro faceva prima di entrare in Parlamento? 
«Stavo fondando una società di comunicazione e web marketing, a cui tornerò finita l'esperienza politica». 
E quanto guadagnava? 

«La società stava partendo, i miei guadagni non erano alti. Vivevo con i genitori». 
Lo vede che non lascerà mai la politica... 
«La politica per me è trovare soluzioni per i cittadini. Al liceo ero rappresentante d’istituto, la scuola era stata danneggiata dal terremoto e siglammo un patto col preside: niente scioperi in cambio dei fondi della ricostruzione. Ho ancora la foto della posa della prima pietra». 
È vero che ha avuto più voti come rappresentante degli studenti che come deputato della Repubblica?
«Sono all'incirca gli stessi, qualcosa più di 200. Comunque, M5S ha avuto oltre nove milioni di voti, sono quelli che mi legittimano E a Napoli all’università rappresentavo 18mila studenti come presidente del consiglio studentesco». 

Non si sente un miracolato? 
«Miracolati sono i parlamentari nominati dai partiti, che non hanno avuto neppure 200 voti. Mi sento una persona che, con umiltà e impegno, ha l’onore di portare la voce dei cittadini in un Parlamento in cui di solito parlano le lobby». 
Cosa votava prima? 
«Nel 2008 già simpatizzavo per Cinque Stelle e si decise di non dare fiducia alla vecchia politica. Nel 2004 ho votato una Lista che sosteneva i Disabili. Mi sono sempre tenuto lontano dalla sinistra e dalla destra». 
E perché entrò in Cinque Stelle? 

«Furono le battaglie per il Parlamento senza indagati e per il vincolo dei due mandati che mi fecero capire che questa era la mia strada».
Allora è vero che è un giustizialista... 
«Non sono a favore della presunzione d'innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori». 
Ma se poi uno viene assolto? 
«Si ripresenta. La questione etica è un'emergenza da risolvere in via prioritaria. Il problema sono i tempi della giustizia, ma basta eliminare la prescrizione per andare presto a giudizio». 
Non si dà troppo potere ai pm così? Basta indagare il politico sgradito e lui è finito… 

«Non credo ai giudici politicizzati, anche se è vero che alcuni fanno politica. Sono quelli come Ingroia che ledono l'immagine della magistratura, perché dimostrano la verità del teorema Berlusconi. Se uno si candida, deve lasciare la toga».
Anche i giudici però sono una casta. Guadagnano quanto voi, talvolta di più… 
«Chi li critica dovrebbe prima tagliarsi lo stipendio come facciamo noi. E comunque i giudici che piacciono a me, quelli di frontiera, guadagnano il giusto». 
Brunetta dice che fate finta opposizione e inciuciate con il Pd. Sostiene che l'elezione dei giudici costituzionali ne è la prova. 
«Lui ha fallito, insistendo per far eleggere un parlamentare nonché avvocato di Berlusconi, noi abbiamo contribuito a eleggere due tecnici che non hanno nulla a che fare con M5S. Mi pare che il malumore di certi forzisti verso il loro capogruppo non sia ingiustificato». 
Anche voi avete un problema di classe dirigente, lo ammetta… 
«No, è che ci serve tempo per farci conoscere. Fino a due anni fa si conosceva solo Beppe Grillo; oggi ci sono diversi volti e tra un anno sono certo che ne saranno emersi di nuovi».
Per ora oltre a lei è Di Battista non si va... 
«Siamo i più conosciuti, i front man, ma non per questo i più importanti. Dietro le quinte abbiamo persone preparatissime». 
Sì, tutti importanti, ma ora che Grillo si fa da parte lei è il leader: l’ultimo sondaggio la dà secondo per popolarità tra i politici... 
«Leader è una parola vecchia. Leader è Renzi, leader è Berlusconi. Io ho un ruolo più evidente perché sono vicepresidente della Camera». 
Però già nel look si è distinto da subito… 
«Se le faccio vedere la foto dei miei 18 anni, ero già in giacca. È una questione di stile personale, l'ho ereditata da mio padre, imprenditore edile che va tutti i giorni in cantiere col vestito e ritorna ogni sera pieno di polvere».
Come vi siete spartiti i ruoli con Di Battista: lui interpreta l'anima sognatrice di M5S e lei è il pratico che può governare? 
«Lui è più concreto di quanto non appaia e io più sognatore. Abbiamo un’indole differente, lui estroverso, io introverso, ma non ci siamo ripartiti dei ruoli». 
Cosa risponde a chi dice che siete solo un partito anti-casta? 
«Rispondo che siamo un movimento che si pone obiettivi di governo. Anche se la battaglia anti-casta resta molto importante. Ed è la più ardua, perché qui nessuno vuole rinunciare ai propri privilegi. Abbiamo appena tolto i viaggi gratis agli ex parlamentari, un risparmio di 900 milioni. Ho visto settantenni quasi alle lacrime, come li avessimo buttati sulla strada».
Quali battaglie per M5S di governo? 
«Reddito di cittadinanza per tutti, eliminazione dell’Irap per le imprese»
Che voto si dà in inglese da 1 a 10?
«Mi do un sei. Non politico».

Altra oscenità del PD e della maggioranza

Il “presidente del consiglio delle banche” mente anche durante le festività. Dovrebbe solo vergognarsi per le oscene marchette che ha messo nella legge di stabilità per accontentare i soliti amici. Soldi nostri che vanno a soddisfare le sue clientele. Invece attacca il M5S dicendo che non eravamo in aula ieri notte. Segnali di debolezza!
L'intervento che vi posto l'ho fatto esattamente alle 00.29. L'ho fatto per convincere il PD ad aprire un conto corrente dove tutti i cittadini (e certamente i parlamentari del M5S con i soldi degli stipendi tagliati) avrebbero potuto mettere dei soldi (servono 3 milioni di euro che il governo non è riuscito a trovare pensate...) per evitare che venissero calcolate come reddito le pensioni di invalidità o l'indennità di accompagnamento per i disabili.
Pensate, il PD ha votato contro. Non solo non trova i soldi ma ci impedisce di dare parte dei nostri stipendi tagliati. Questo – ovviamente – per paura. Perché temono i nostri buoni esempi.
Ma c'è di più. Intorno all'1, all'1 e mezza, la Presidente Boldrini ha comunicato all'aula che il M5S aveva esaurito tutti i tempi di discussione. TUTTI! Anche i tempi aggiuntivi. Questo perché ci siamo sgolati per combattere le schifezze contenute nella stabilità.
Significa che abbiamo fatto opposizione tutta la notte. Utilizzando fino all'ultimo secondo a nostra disposizione. Secondo voi i deputati del PD hanno utilizzato tutto il loro tempo? Seeeee! Restavano zitti, lasciavano fare tutto al governo. Pigiavano il bottone come mediocri robot dell'immoralità e si innervosivano non appena il M5S chiedeva la parola in aula.
Con la stabilità hanno dato soldi nostri a destra e sinistra. A fondazioni amiche del PD, ad ex-parlamenatari. Marchette su marchette. Molte le abbiamo bloccate, con altre non ce l'abbiamo fatta.
Oggi il rottamatore della legalità - dopo mesi che neppure ci nominava - ci attacca su RAI1. Davvero ottimi segnali!


#Xylella - Dall'asse Pd-Sel un fallimento politico annunciato

"Quanto emerge dalle indagini giudiziarie conferma il fallimento politico annunciato dell'asse Pd-Sel a tutti i livelli, dal ministro delle Politiche Agricole, Martina, fino alle sue compagini regionali, prima con Vendola e poi con Emiliano. E noi lo abbiamo più volte denunciato in Parlamento chiedendo conto al Governo delle gravi irregolarità rilevate dalla Procura di Lecce sul trasporto in Italia della Xylella, senza ricevere però alcuna risposta concreta, come dimostrano ancora oggi le nuove risultanze dell'inchiesta giudiziaria". Lo affermano i deputati del M5S della Commissione Agricoltura.
"Era l'aprile del 2015 quando in un question time alla Camera al ministro delle Politiche Agricole, Martina, chiedevamo conto di quanto iniziava ad emergere dalle indagini giudiziarie - spiega Giuseppe L'Abbate, capogruppo del M5S in Commissione Agricoltura - Il nostro intervento riguardava in particolare il trasporto del batterio in Italia avvenuto in occasione del workshop sulla Xylella fastidiosa svoltosi presso l'Istituto Agronomico Mediterraneo (Iam) di Valenzano, in provincia di Bari, nell'ottobre del 2010. Secondo quanto accertato, lo Iam aveva sì specificato al Servizio Fitosanitario Nazionale e dall'Osservatorio Fitosanitario Regionale il materiale infetto da importare ma indicando materiali del tutto differenti rispetto a quelli per i quali era stata chiesta l'autorizzazione. Per giunta, due vasi sarebbero persino stati privi del necessario 'Passaporto delle piante'"

"La cronistoria con cui il ministro Martina ci ha risposto in Aula, però, ha fatto emergere la totale incertezza in cui si era operato. Il ministero ha pertanto dimostrato di non essere nemmeno in grado di gestire e garantire la regolarità di tutte le operazioni che sottendono ad un'importante sperimentazione come quella realizzata nel 2010 dallo Iam e insieme con la Regione Puglia, con Vendola prima e con Emiliano poi, ha palesato tutta la sua inadeguatezza ed incapacità di gestire dei fenomeni che mettono a rischio 60 milioni di alberi di ulivo solo in Puglia".

UNA NORMA DI CIVILTÀ NEI CONFRONTI DELLE IMPRESE. MA IL GOVERNO LA BOCCIA ANCORA!!

Abbiamo chiesto la possibilità per le imprese di ottenere interessi dai crediti che hanno con lo Stato: mentre le imprese non ricevono alcun interesse per il credito dallo Stato, le banche chiedono interessi su interessi alle imprese per concedere finanziamenti!!
Il Movimento 5 Stelle ha sempre sostenuto le imprese, il Governo no e sabato si è visto molto bene, purtroppo.
Non ne possiamo più di questo Governo che sta sempre con le banche e mai con le imprese!



#LIVORNO - Approvato il #reddito di cittadinanza locale

"Il reddito di cittadinanza a Livorno è realtà. La mia giunta ha dato il via libera - in via sperimentale per i prossimi 6 mesi -– al "reddito di cittadinanza locale", in attesa che Governo e Parlamento si diano una mossa. Una misura, come si legge nelle delibera, a favore di coloro che si trovano temporaneamente in condizioni tali da non poter far fronte al proprio mantenimento e a quello della propria famiglia; svolge la duplice funzione di integrazione al reddito e di prevenzione sociale.
Si tratta di un beneficio mensile pari a 500 euro a nucleo familiare.
Chi può accedere
Per accedere al reddito di cittadinanza locale, bisogna essere cittadini italiani, o di paesi Ue, o, se extracomunitari, si deve essere in possesso di Carta di Soggiorno. È necessario essere residenti nel Comune di Livorno da almeno 5 anni ed avere dai 35 anni all’età pensionabile. Bisogna essere disoccupati e non trovarsi in stato detentivo, né essere sottoposti a misure alternative. Essere iscritti al Centro per l'Impiego, appartenere a un nucleo familiare con ISEE non superiore a 6.530 euro . Non avere una seconda casa e non abitare in residenze di lusso. Non possedere auto di grosse dimensioni acquistate nell’ultimo anno.
Cosa comporta
Chi accede al reddito di cittadinanza locale deve fornire immediata disponibilità al lavoro; rendersi disponibile a svolgere lavori socialmente utili indicati dal Comune per almeno 4 ore settimanali; partecipare a progetti eventualmente gestiti dai comuni e utili alla collettività, da svolgere a Livorno o nei comuni più vicini che ne facciano richiesta, per non più di 8 ore settimanali. La partecipazione ai progetti è facoltativa per i disabili. Chi beneficia del reddito di cittadinanza locale deve garantire la frequenza della scuola dell’obbligo dei figli, qualora li abbia. Ovviamente, deve comunicare qualsiasi variazione della situazione reddituale, patrimoniale, lavorativa, familiare che comporti la perdita del diritto.
Quando si perde
Il reddito di cittadinanza locale può essere revocato qualora il beneficiario non accetti una proposta di lavoro. Se dovessero venir meno i requisiti grazie ai quali è stato ammesso al provvedimento. Se ha falsificato le carte per accedere al reddito di cittadinanza o per ottenere una migliore posizione in graduatoria e in ogni caso abbia rilasciato dichiarazione mendaci e se svolge lavoro in nero (in tutti questi casi è tenuto a rimborsare quanto percepito).
Gli uffici del Comune di Livorno monitoreranno gli interventi, producendo valutazioni e verifiche, e una relazione sull'andamento del servizio per programmare, eventualmente, interventi calibrati sulla base delle reali esigenze emergenti. Anche la polizia municipale sarà coinvolta nelle verifiche.

Nessuno credeva che riuscissimo a farlo, ma da oggi il reddito di cittadinanza è realtà." Filippo Nogarin, sindaco M5S Livorno



Contributo personale all'articolo: dov'è finita la stampa che tempo fa era pronta ad immortalare i cassonetti pieni di immondizia (tra l'altro totalmente sparita il giorno successivo) e giudicare il M5S non in grado di governare il paese? Dove sono finiti i giornalisti leccaculo che hanno attaccato il Sindaco di Livorno per la sua incapacità nel gestire la sua giunta e gli stessi compagni di Movimento? 

Le #BalleDiNatale di Renzie da Giletti

Per chi ha lo stomaco di vedere ancora i canali della RAI e, in particolare, per chi è amante della trasmissione di Giletti, sicuramente si sarà imbattuto nell'intervista fatta al premier non eletto da nessuno. Io mi domando una cosa: come si fa a sparare simili cazzate. Evidentemente l'ebetino fiorentino pensa di avere a che fare con dei cittadini ignoranti, rincoglioniti e male informati a cui gli si può dire di tutto tanto loro sono li, pronti a credere a tutto quello che esce dalla sua bocca bugiarda. Perchè il signor Giletti non manda in onda questo video e, come contraddittorio, mostra ai suoi fans come è realmente andata la "nottata"? Se pensa che il video possa essere stato alterato, perchè non va a prendersi il resoconto stenografico della seduta? Facendo così possiamo dare in qualche modo la possibilità al M5S di replicare alle sue minchiate. ATTENZIONE.... il video, dopo l'intervento del nostro deputato, viene accelerato per giungere velocemente al termine della seduta...

L'EBETINO FIORENTINO NON LA SMETTE MAI DI SMENTIRSI: CONTINUA A SPARARE MINCHIATE

Il capo (non eletto da nessuno) di un governo (incostituzionale), approfitta di una rete pubblica (da lui politicizzata) per fornire false dichiarazioni ai cittadini (che pagano anche un canone) e calunniando una forza politica che rappresenta il 25% dell'elettorato italiano. Meriterebbe una bella denuncia e una bella mozione di sfiducia ma.... sappiamo tutti come andrà a finire!!!

sabato 19 dicembre 2015

#5GIORNIA5STELLE DEL 18 DICEMBRE 2015

"Il ministro Boschi ha un conflitto grande come una banca". Queste parole di Alessandro Di Battista, in aula alla Camera, hanno segnato il giorno della sfiducia M5S a Maria Etruria Boschi: un rappresentante delle istituzioni coinvolto fino al collo nel tracollo di una banca che ha trascinato con sé migliaia di famiglie disperate e truffate. Nella sua autodifesa, peraltro, il ministro Boschi si è completamente dimenticata di loro.


Al Senato Paola Taverna denuncia come della nostra fiducia non godano neppure i ministri Poletti, Lorenzin, Alfano, e naturalmente il Presidente Renzi. Persone che hanno votato qualunque cosa pur di mantenere certi privilegi e certi interessi. Noi vogliamo andare al voto e cambiare!

Riccardo Nuti, invece, racconta come il metodo M5S abbia finalmente sbloccato il voto per i giudici della Consulta, dopo l'impasse a cui PD e Forza Italia avevano condannato il Parlamento. Con i nostri voti, siamo riusciti a far eleggere un alto profilo di nostra scelta e anche a dire la nostra sui nomi proposti dalle altre forze.
Da Bruxelles, il nostro Marco Valli  torna sulla questione Lussemburgo, e su tutti quei Paesi che aiutano le grandi multinazionali a pagare cifre irrisorie di tasse. Occorre attribuire finalmente una responsabilità politica e smettere di sostenere chi è coinvolto.

Quanto è importante la Rai? Chiede Alberto Airola in Senato. Tanto importante che si fa tutto in fretta, perché  il governo non vede l'ora di consegnare i poteri alle persone che sta per nominare e che gli servono a tamponare la perdita di consensi del Paese. Quando saremo noi al governo, invece, la linea guida sarà quella della correttezza e del buonsenso.

Sono molto contenti i nostri Rosa D'amato e Ignazio Corrao dal Parlamento Europeo: finalmente è passata la nostra proposta secondo la quale i fondi europei si possono utilizzare per smaltire l'amianto.  Ora tocca ai portavoce nelle Regioni sollecitare i bandi per le bonifiche.

Intanto, alla Camera si parla ancora di guerre e di Siria. Angelo Tofalo denuncia gli accordi indicibili dell'Italia con Paesi che sostengono l'Isis, allo scopo di vendere armi e cacciabombardieri. Vogliamo sapere dalla Pinotti cosa va a fare a Riyadh e perché si intrattiene con famiglie collegate alle galassie terroriste, e poi perché siamo sempre sottomessi a Germania, Francia e USA?

Mirko Busto, invece, è stato alla Conferenza del Clima a Parigi. Ci racconta che l'accordo raggiunto non è vincolante ma volontario, non sono stati posti obiettivi chiari, niente emissioni zero e ci si limita alla neutralità climatica. Un accordo debole e persino pericoloso.

Alla Camera nel frattempo si continua a discutere la Legge di Stabilità. I nostri bravissimi portavoce hanno scovato una "marchetta" con la quale si elargivano milioni alla Fondazione della moglie di un deputato. Riccardo Nuti ci racconta tutto.


E dulcis in fundo, una bella notizia di sapore natalizio: al Senato passa la proposta M5S per ampliare lo screening neonatale eliminando discriminazioni tra le Regioni. Contentissima Paola Taverna, che ha lottato molto per questo bel risultato. Auguri a tutti!
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venerdì 18 dicembre 2015

Banca Etruria, respinta mozione sfiducia #Boschi. Lei: “Favoritismi a mio padre? Mi dimetterei”

Bocciata la mozione contro il ministro delle Riforme: 373 no e 129 sì. Forza Italia non vota la sfiducia alla Boschi e Salvini minaccia: "C'è da rivedere alleanza per le amministrative". Di Battista contro il governo: "State prendendo in giro gli italiani"

Il risultato era scontato, meno le parole utilizzate dalla diretta interessata per respingere al mittente le accuse contro la sua famiglia. E’ stata bocciata come da pronostico (373 no contro 129 sì) la mozione del M5s contro il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. “Io amo mio padre, che è una persona perbene. Ma se ha sbagliato deve pagare, come tutti. Non c’è spazio per favoritismi. Se i fatti contestati fossero veri? Mi dimetterei”. La mozione di sfiducia individuale è stata presentata dal Movimento 5 Stelle prima a Montecitorio (dove il governo è blindato) e dopo le polemiche anche al Senato (dove invece i numeri sono più risicati), ma sarà discussa solo alla Camera: non ci sono infatti precedenti in cui un provvedimento individuale contro un ministro sia discusso in entrambe le camere.
A rendere praticamente impossibile far passare la sfiducia in Aula, ci si è messa anche la spaccatura del fronte delle opposizioni. Forza Italia infatti ha deciso di non partecipare al voto per non sostenere il provvedimento scritto dai 5 Stelle. Una decisione fortemente criticata dalla Lega Nord: “Se non votano con noi”, aveva detto in mattinata il segretario del Carroccio Matteo Salvini, “ci sarà da rivedere l’alleanza per le amministrative”. Così anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Se Forza Italia non dovesse votare la sfiducia al governo in Senato (che invece sarà votata a gennaio ndr), anche se dubito accada, questo comprometterebbe parecchio delle nostre alleanze”.
A proteggere la rappresentate del governo, tutto il Partito democratico, forse per una delle poche volte compatto: “Se pensano di farci paura non ci conoscono”, ha commentato il sottosegretario e braccio destro di Renzi Luca Lotti, “bel boomerang, bravi”. In difesa della Boschi anche il renzianissimo Ernesto Carbone: “I grillini figli dei fascisti”, ha commentato su Twitter, “fanno la morale a noi? Sciacquatevi la bocca”. Contraria alla mozione, oltre ai democratici anche l’Italia dei Valori: “Azione vergognosa”, ha commentato Nello Formisano. “Dimostra quanto l’opposizione sia tragicamente non solo a corto di argomenti ma quanto non abbia scrupoli a strumentalizzare una vicenda, sconvolgendola, in cui il ministro nulla c’entra”.
Il discorso del ministro Boschi in Aula


Nel nome del padre, è stato un ministro Maria Elena Boschi di lotta e di governo quello intervenuto a Montecitorio per rispondere alla mozione di sfiducia individuale per il presunto conflitto di interessi nel caso Banca Etruria, dove Pier Luigi Boschi è stato vice presidente prima del commissariamento. Di governo, quando ha sottolineato che non ci saranno differenze di trattamento, di lotta quando ha rispedito al mittente le accuse contenute nel testo della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle. “Non è mia intenzione esprimere valutazioni per la campagna contro la mia famiglia e contro il governo” ha detto la Boschi, che poi è entrata immediatamente nel vivo della questione: “C’è stato favoritismo, una corsia preferenziale? Questo è il quesito che viene posto. Se la risposta fosse sì, sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni”. Il motivo della presa di posizione è tutto ‘governativo': “Sono orgogliosa di far parte di un esecutivo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non devono esserci doppie misure”.
Successivamente la titolare delle Riforme è entrata nel merito della questione: “Mio padre accettò nel 2014 l’incarico nella Banca Etruria e con un decreto del febbraio 2015 gli è stato tolto l’incarico – ha detto – Dov’è il favoritismo nell’aver fatto perdere l’incarico a mio padre? Dov’è il favoritismo di Bankitalia nell’aver fatto pagare una multa di 144mila euro?”. Nel proseguimento della sua replica, il ministro prima ha ricordato le origini umili della sua famiglia, poi ha dato i numeri del presunto conflitto di interessi: “Non siamo la famiglia della Banca Etruria” ha detto, sottolineando che la sua famiglia possedeva poche migliaia di azioni, ognuna del valore (all’epoca) di circa un euro l’una, ma che oggi valgono zero. “Io posseggo, anzi possedevo, 1.557 azioni di Banca Etruria, per un valore totale di 1500 euro – ha detto – Oggi equivalgono zero e sono carta straccia. Anche altri in famiglia hanno piccoli pacchetti. Mio padre possedeva 7.550 azioni. Trovo suggestivo sentire che con un pacchetto di 1.557 azioni io fossi la proprietaria della banca o che lo fosse la mia famiglia. Dire che la Banca Etruria è la banca della famiglia Boschi è suggestivo, ma non corrisponde a verità fatti”.
Sui tempi dei rapporti dei Boschi con la banca, inoltre, il ministro ha aggiunto che “né io, né la mia famiglia abbiamo acquistato o venduto azioni da quando io sono stata al governo, nessun plusvalore può essere stato realizzato. Ma siccome non voglio che ci siano dubbi in questa Aula, proviamo ad immaginare che ci siano state azioni”. E giù con i numeri: “Prima del decreto il valore era sceso causando una minusvalenza. A seguito del decreto c’è stato un rialzo titoli che ha ridotto di 369 euro la minusvalenza – ha spiegato – Ammesso che avessi venduto azioni, ma non lo ho fatto, il grande conflitto di interesse di cui stiamo parlando al paese sono 369 euro. Analogo ragionamento vale per il pacchetto azionario della mia famiglia: ci sarebbe stato un conflitto di interessi per 2300 euro”.
Da qui la difesa personale: “Mi si dica che sono venuta meno ai miei doveri istituzionali, mi si dica, se lo si ritiene, che non sono all’altezza. Ma non vi consento di mettere in discussione la mia onestà, non ve lo consento io e non ve lo consentono i fatti che sono più forti del pressappochismo e della demagogia di questi giorni” ha detto la Boschi. La conclusione è in pure stile Renzi: “Volete indebolire il governo? Lasciate perdere. La realtà dei fatti – ha aggiunto la Boschi – è molto più forte del qualunquismo, della demagogia e del populismo che dice che alcuni non sono uguali davanti alla legge. Nella nostra Italia siamo tutti uguali davanti alla legge e questo è dimostrato. Auguro a tutti voi di giudicare i fatti, che sono più forti della demagogia. A chi pensa così di indebolire il governo, dico: lasciate perdere. Il Governo è attrezzato per respingere attacchi e portare avanti la nostra azione. Non ci fermeranno le bugie, ma andremo avanti per dare all’Italia una nuova opportunità”.
Di Battista (M5S): “State prendendo in giro gli italiani”


Al termine dell’intervento c’è stata una lunga standing ovation dei deputati del Pd. Applausi dal resto della maggioranza, mentre tutti i colleghi di governo si affollavano attorno a Boschi per abbracciarla. Immobili tanto i deputati di Sinistra italiana quanto quelli di M5S. La cui posizione è riassunta dall’intervento di Alessandro Di Battista: “Il dottor Boschi è stato nominato vice presidente un mese dopo che la figlia è diventata ministro, pensate di prendere in giro il Paese con il vostro doppiogiochismo?”. Accuse pesanti, ma non sono le uniche: “Il ministro Boschi ha un conflitto grande, non come una casa, come una banca” ha aggiunto l’esponente grillino, secondo cui “un ministro dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto, e lei – rivolgendosi alla Boschi – non lo è”.
Da qui l’accusa al governo nel suo complesso, ma sempre rivolta alla titolare delle Riforme: “Le esprimo la più totale indignazione verso il vostro governo per provvedimenti infami che hanno mandato sulla strada molti cittadini. Ha fatto un intervento pieno di pietismo e compassione, ma non abbiamo visto né pietismo da parte sua né da parte del Pd nei confronti di migliaia di cittadini truffati“. Poi Di Battista ha provato ad entrare nel merito della questione: “Pensate che il punto di valore siano le azioni? Il punto è semplice: il governo Renzi e prima il governo Letta ha favorito o meno gli interessi delle banche? La risposta è sì” ha detto. Poi la conclusione, con l’invito al ministro a farsi da parte: “Se quello che è successo a Boschi fosse accaduto in epoca berlusconiana, a Carfagna o Gelmini, sarebbero insorti tutti – ha detto – Oggi la mozione sarà bocciata. Non sappiamo se il caso si ingrosserà. Se dovessero sorgere altri elementi, evidentemente potrebbe succedere che il premier Renzi stesso possa chiedere di sacrificare il ministro Boschi – ha aggiunto – perché Renzi difende solo se stesso. Voteremo sì alla mozione, Boschi dimettiti. E viva l’Italia, nonostante questa oscena ipocrisia“.
Tensione Lega Nord-Forza Italia
Nel frattempo, la mozione di sfiducia presentata da M5s contro il ministro Boschi per il presunto conflitto di interessi nel caso Banca Etruria rischia di avere un effetto collaterale non di poco conto: rompere la coalizione di centrodestra e la ritrovata intesa tra Forza Italia e Lega Nord. Motivo del contendere è la decisione dei forzisti di uscire dall’Aula quando si tratterà di votare contro la titolare delle Riforme. Il Carroccio, invece, ha deciso di dire sì al provvedimento contro la Boschi, al pari dei grillini e di Sinistra italiana. Una distanza politica che non è andata giù al leader padano Matteo Salvini, che da Mosca non le ha mandate a dire. Le parole del segretario, però, non sono riferite al caso di specie, ma alla linea generale dei berlusconiani.
“Se Forza Italia non vota la sfiducia al governo, ci incazziamo e ci sarà da rivedere tutto, anche la coalizione Lega-Fi-Fdi per le amministrative” ha detto Salvini. Che poi ha spiegato la sua presa di posizione: “Al vertice di Arcore, questa settimana, abbiamo fatto un documento comune in cui ci impegnavamo tutti a votare mozioni di sfiducia nei confronti del governo – ha detto – Abbiamo detto che avremmo votato sia quelle individuali, sia quelle collegiali”. Oggi invece alla Camera Forza Italia si asterrà. “Non parteciperemo al voto di sfiducia individuale nei confronti del ministro” ha annunciato il deputato azzurro Giorgetti in aula, che poi ha richiamato l’attenzione sulla mozione di sfiducia nei confronti del governo presentata da Fi, Lega e Fdi. Per Salvini non basta: “Se anche sulla mozione contro il governo hanno cambiato idea e prevarrà la linea inciucista, a quel punto bisogna ripensare tutto” perché la Lega “fa accordi solo con chi è all’opposizione di Renzi“.
Renato Brunetta, poi, ha provato a stemperare la tensione rilanciando la mozione contro il governo anche al Senato: “Non abbiamo alcun dubbio che sarà presentata anche al Senato, e che conseguentemente ci sarà una relativa calendarizzazione della stessa, con la possibilità, per l’alternanza tra i due rami del Parlamento, di discuterla sempre a gennaio a Palazzo Madama” ha detto il capogruppo Fi alla Camera. “La mozione di sfiducia al governo a Montecitorio è stata scritta congiuntamente da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, così come deciso qualche giorno fa durante il vertice di Arcore tra Berlusconi, Salvini e Meloni. Alla Camera dei deputati questa mozione del centrodestra unito è stata presentata ed è già stata calendarizzare per metà gennaio 2016″.

Giorgia Meloni, poi, ha rincarato la dose contro i berlusconiani e spostato più in là l’asticella della tenuta dell’accordo: “La scelta di Forza Italia di non votare oggi la sfiducia è francamente incomprensibile, anche se come si sa avremmo preferito una sfiducia complessiva al Governo Renzi, come proposto da noi. Sarebbe una scelta tragica se non si volesse presentare analoga mozione di sfiducia al Governo Renzi, che il centrodestra ha presentato compattamente qui alla Camera, anche al Senato. Quello minerebbe ogni forma di collaborazione”.
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giovedì 17 dicembre 2015

#DesecretateloAdesso: i servizi segreti britannici dietro l'attentato di #PiazzaFontana?

Di seguito, per diritto di cronaca, pubblico l'intervista fatta da Claudio #Messora a Giovanni #Fasanella, autore di "Colonia Italia. Giornali, Radio e Tv: così gli inglesi ci controllano".

"‪#‎DESECRETATELOADESSO: ECCO IL FILE UK CHE SVELA TUTTO SUGLI ANNI DI PIOMBO
Giovanni Fasanella, autore di "Colonia Italia. Giornali, Radio e Tv: così gli inglesi ci controllano", mostra un esclusivo documento chiave per comprendere il ruolo fondamentale dei servizi segreti britannici durante il tentato golpe in Italia nel 1970 e, forse, anche dietro ai maggiori eventi destabilizzatori del nostro Paese.
AIUTATECI A DIFFONDERE OVUNQUE QUESTO VIDEO, che si conclude con un accorato appello a superare la vergognosa stampa italiana e a fare tutte le pressioni possibili affinché il documento mostrato in video venga desecretato anche nelle sue parti ancora nascoste, quelle che dimostrerebbero quali azioni siano state intraprese dal Regno Unito per piegare un Italia troppo avviata al suo ruolo naturale di potenza egemone nel Mediterraneo. Usate l'hashtag #DesecretateloAdesso.




#DesecretateloAdesso Nell’ultima intervista che ti ho fatto, hai citato alcuni documenti parzialmente desecretati che svelerebbero le connessioni dei servizi segreti britannici con i nostri cosiddetti anni di piombo. Oggi vuoi svelarne uno, tra i tanti contenuti nel tuo libro “Colonia Italia“.

Sì, si tratta di uno dei documenti più inquietanti che Mario Josè Cereghinoe io abbiamo trovato negli archivi di Stato britannici. È un documento del 1969, tre fogli, redatto da un alto funzionario dell’IRD. Che cos’era l’IRD? Era lo strumento della propaganda occulta dei servizi segreti e della diplomazia del Governo di Sua Maestà britannica. Questo documento è datato gennaio 1969. Il funzionario dell’IRD, che si chiamava Colin McLaren, era appena stato in Italia per un giro di ricognizione sulla situazione politica del nostro Paese e si era reso conto che gli strumenti della propaganda occulta fino ad allora usati non avevano ottenuto l’effetto sperato, cioè quello di costringere il Governo italiano a fare delle scelte di politica estera favorevoli agli interessi britannici.

Siamo nel 1969, cioè nella fase di profonda crisi del centro-sinistra e quindi di apertura del dialogo tra Aldo Moro e il Partito Comunista di Enrico Berlinguer. Berlinguer era appena stato nominato vice-segretario del partito, quindi si assisteva all’avvicinamento del Partito Comunista all’area di Governo. Ma, soprattutto, la politica mediterranea italiana si era fatta molto più aggressiva, ancora più aggressiva di quella dei tempi di Enrico Mattei. L’Italia era particolarmente attiva in Libia dove, di lì a pochi mesi, un colpo di Stato avrebbe rovesciato la monarchia filo-britannica e avrebbe portato al potere il colonnello filo-italiano Muammar Gheddafi.
In questo contesto arriva dunque questo documento. Che cosa dice?
E’ un rapporto di un funzionario dell’IRD, Colin McLaren, che invita il suo governo a fare di più in Italia. Il lavoro che era stato fatto negli anni precedenti non aveva prodotto gli effetti sperati. Per McLaren, si trattava degli stessi effetti di una pallina di ping pong lanciata contro Golia. Così il rapporto invita il Governo del Regno Unito ad adottare altri metodi, metodi ancora più pesanti.
Ovviamente questi metodi non li conosciamo, perché parte di questo documento è ancora oggi secretato. Infatti se si guarda il documento che tu hai scovato, si può vedere che esistono degli spazi bianchi dove chiaramente è stato occultato qualcosa…
Si può vedere innanzitutto che c’è un timbro rosso che dice: “questa è una copia“. Cioè: il documento riversato nell’archivio di Stato di Londra è solo una copia! L’originale è ancora oggi conservato sotto chiave nell’archivio dell’IRD. E in questo documento ci sono alcune parti oscurate: è stato censurato. Il punto 4 per esempio è quello in cui è visibile la censura a occhio nudo, quello in cui si parla dei contatti occulti tra l’ambasciata britannica a Roma e, probabilmente, giornalisti o comunque contatti dell’intelligence inglese in Italia. Però punti più importanti oscurati sono il decimo e l’undicesimo. Voglio leggervi la traduzione in italiano integrale perché è davvero inquietante. In quei punti Colin McLaren dice: “Le armi da noi fornite“, cioè i materiali di propaganda occulta dell’IRD, “hanno ormai un effetto pari a quello prodotto da una pallina di ping pong scagliata contro Golia. Se vogliamo raggiungere qualche risultato, dobbiamo usare altri metodi e sta a noi architettarli. Al contempo, dobbiamo essere certi che l’ambasciatore britannico a Roma e i funzionari di lungo corso della legazione accolgano la tesi secondo la quale noi siamo giustificati a tentare di fare di più“. Fare di più: cioè passare ad altri metodi e convincere l’ambasciata britannica a non protestare, cioè “a non rompere le balle!“. Ecco, quali erano questi metodi? Questa è la parte del documento che è stata depurata e che quindi è ancora oggi sotto coperta.
Dopo la pubblicazione di questo documento, in Italia cosa succede?
Questo documento, dicevo, è del gennaio 1969. A partire da febbraio comincia a muoversi un personaggio che è una vecchia conoscenza dell’intelligence britannica sin dalla seconda guerra mondiale, e cioè il “Principe nero” Junio Valerio Borghese, capo della famigerata Decima MAS repubblichina. Junio Valerio Borghese progetta un tentativo di colpo di Stato e, sulla base di documenti desecretati anche dalle autorità americane che noi abbiamo consultato, emergono contatti continui tra Borghese e le autorità americane. In modo particolare con gli addetti dell’ambasciata di Roma: contatti e incontri durante i quali Borghese tenta di convincere gli americani ad appoggiare il suo progetto di colpo di Stato o, quantomeno, a mantenere un atteggiamento di neutralità. Inizia in quel periodo, dalla primavera del 1969, la stagione delle bombe, perché cominciano a esplodere bombe un po’ ovunque in giro per l’Italia, fino a toccare il punto più alto, il più drammatico: il 12 dicembre del 1969 con la strage di Piazza Fontana, in una filiale della Banca dell’Agricoltura a Milano.
Qui va citato un investigatore molto bravo, il Senatore Giovanni Pellegrino, che ha diretto per quasi sette anni la cosiddetta “Commissione stragi” arrivando alla conclusione che la bomba di piazza Fontana era strettamente collegata al progetto di golpe di Junio Valerio Borghese.Piazza Fontana avrebbe dovuto provocare una reazione nel Paese. Avrebbe dovuto alimentare una domanda d’ordine alla quale avrebbe dovuto rispondere, appunto, Junio Valerio Borghese con il suo governo forte. Ma il golpe Borghese non andò in porto. Perché? Mariano Rumor, come ha accertato la Commissione Pellegrino, si rifiutò di dichiarare lo stato di emergenza che avrebbe innescato il golpe di Borghese. E così il “Principe nero”, il capo della Decima MAS, dovette rinviare il suo progetto di un anno. Che cosa accade tra il dicembre del 1969 e il dicembre del 1970, cioè in questo anno? Accade che Borghese riallaccia i suoi rapporti con l’ambasciata americana, continua il suo pressing sui rappresentanti americani a Roma, in modo particolare sulla CIA perché appoggino il suo tentativo. Dirò dopo qual è la risposta americana, ma intanto bisogna dire ai nostri lettori che la notte dell’Immacolata, cioè la notte dell’otto dicembre del 1970, Junio Valerio Borghese arrivò a un passo dalla conquista del potere.
Quarantacinque anni fa…
Si! Esattamente quarantacinque anni fa i suoi uomini penetrarono nel Ministero dell’Interno e saccheggiarono l’armeria. Stavano per entrare nel palazzo del Quirinale, per sequestrare il Presidente della Repubblica dell’epoca, Giuseppe Saragat, e costringerlo ad affidare l’incarico di formare un nuovo governo militare golpista a un uomo di Borghese, e altri uomini di Borghese stavano già per penetrare anche nella sede della RAI, da dove Borghese avrebbe dovuto annunciare la lista del nuovo governo golpista quando, in dirittura d’arrivo, quel tentativo di Borghese si bloccò. Questo è rimasto un mistero per molti decenni: non s’è mai capito perché quel tentativo venne bloccato proprio sul filo di lana. Una risposta possibile, oggi, c’è: arriva, ancora una volta, dai documenti americani desecretati di recente. Uno in particolare, quello in cui l’addetto militare dell’ambasciata americana a Roma James Clavio fa un lungo resoconto dei contatti tra Borghese e gli americani e, alla fine, invita l’amministrazione americana a mollare Borghese perché dietro Borghese, dice testualmente James Clavio, c’è l’intelligence britannica!
Ahhhhh!
Ora, nessuno può dire con certezza matematica che dietro la strage di piazza Fontana e dietro il tentativo di golpe di Borghese ci fossero gli inglesi, ma gli indizi sono veramente robusti e inquietanti. Tenuto conto anche del fatto che una settimana prima che esplodesse la bomba a piazza Fontana, la stampa inglese anticipà di una settimana non solo quello che sarebbe avvenuto di lì a poco, ma ne diedero addirittura la chiave di lettura, cioè un depistaggio preventivo che dura fino a oggi, perché in base a quello che scrissero i giornali inglesi, addirittura una settimana prima della strage di piazza Fontana, noi continuiamo a pensare che quella fu una strage di Stato, compiuta dalla Stato italiano e dai suoi apparati deviati. Invece il quadro probabile che emerge è molto, ma molto diverso ed è quello di una strage e di un tentativo di colpo di Stato commissionati dall’intelligence britannica alle sue quinte colonne interne italiane. Cioè non una strage di Stato, ma una strage contro lo Stato italiano per la sua politica mediterranea e per l’evoluzione della sua politica interna di apertura al Partito Comunista.
Ecco, io vorrei allora rivolgere un appello. Innanzitutto, all’ambasciata britannica a Roma perché faccia pressione sul proprio governo affinché le parti ancora oggi secretate di questo documento vengano rese pubbliche. Ma siccome ho qualche dubbio che da parte britannica possa venire una decisione così illuminata, allora faccio appello anche agli italiani, alle tante associazioni delle vittime sorte dopo la strage di piazza Fontana, perché facciano a loro volta pressione sulle autorità britanniche, sulle autorità italiane, sulla stampa che continua scandalosamente a tacere su questo punto, anche sui giornali, sugli opinionisti, sugli intellettuali perché gli inglesi desecretino questa parte del documento e ci aiutino a capire se loro hanno avuto o no, come noi pensiamo, un ruolo nella strage di piazza Fontana e nel tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese.
Dovrebbero fare pressione anche i blogger, l’informazione libera e indipendente in rete, chi gestisce i social media…
Visto il silenzio vergognoso della stampa italiana, io mi rivolgo anche ai blogger, all’informazione della rete che può fare davvero molto, perché a sua volta faccia circolare questo documento e eserciti la sua pressione perché questa parte della storia italiana non può davvero continuare a rimanere oscura."

Ecco, finalmente lo ammette anche lui

Ecco, lo ha detto. Si, proprio lui, il Presidente del Consiglio. Da lui sono uscite dalla bocca parole che, fino a ieri, non sono state mai dette per un'altra forza politica italiana.
Sentite cosa ha detto


mercoledì 16 dicembre 2015

PROPOSTE IMMIGRAZIONE IN DIRETTA!


PROPOSTE IMMIGRAZIONE IN DIRETTA! Sto per intervenire al Consiglio d'Europa per spiegare le nostre proposte sull'...
Posted by Manlio Di Stefano - M5S on Mercoledì 16 dicembre 2015

lunedì 14 dicembre 2015

Firenze, impiegato comunale: “Renzi e Boschi si incontravano in via Alfani”

Torna all’attacco Alessandro Maiorano, storico accusatore del premier e impiegato del comune di Firenze.
L’impiegato più anziano del comune (in termini di servizio) torna ad accusare Matteo Renzi e ci mette in mezzo questa volta anche il ministro Maria Elena Boschi.  Un post rilasciato sulla sua pagina facebook, farebbe intendere ad incontri “per parlare di politica” tra la ministra e il premier, che sempre secondo lo scritto si sarebbero svolti in Via degli Alfani 8 a Firenze. Via Degli Alfani 8, per la cronaca è l’indirizzo dell’appartamento fiorentino balzato recentemente alle cronache per lo “scandalo affitto”, che l’imprenditore Marco Carrai pagava all’allora sindaco della sua città Matteo Renzi.
Apparentemente nulla di così scandaloso nel favore di un amico che si presta a pagarti l’affitto di casa, ciò non fosse per il fatto che al tempo del generoso regalo, Renzi era il sindaco della città dove Carrai imprenditore correva per diversi appalti e nomine pubbliche.
Tornando ai fatti di oggi e alla frase che lo stesso Maiorano ha scritto sul suo profilo facebook: “Renzi e la boschi? Lo sa’ tutta Firenze che si incontravano in via Alfani 8 a Firenze ultimo piano vista tetti per parlare di politica, sarebbe l’ora che Alfonso Signorini tirasse fuori dal cassetto quelle 4 fotografie no? Così tanto per fare“, si legge in aggiunta dell’esistenza di “4 fotografie”, che sempre secondo quanto affermato dal dipendente comunale sarebbero in possesso del giornalista di gossip Alfonso Signorini.

Insomma per il momento potrebbe trattarsi solo dell’ennesima provocazione da parte dell’impiegato fiorentino più inc….to della storia; rimaniamo comunque disponibili per qualsiasi ulteriore chiarimento o precisazione in merito alla questione.