VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

giovedì 8 ottobre 2015

PALAZZO CHIGI - Il premier vorrebbe le elezioni solo nel 2017 ma Ignazio è appeso a un filo

Renzi non ne può più di lui ma attende la Procura
E ha paura del voto a Roma

Marino? È genovese. E quindi è tirchio: è attaccato ai suoi soldi, per quello ha speso quelli pubblici”. Era questa la battuta che circolava ieri in Campidoglio dopo la giunta e la decisione del sindaco di Roma di restituire tutto il denaro speso con la carta di credito del Comune di Roma. Cercando di evitare così le dimissioni. Marino vuole restare, ad andarsene non ci pensa proprio. Ma al Pd e a Palazzo Chigi basta la restituzione dei soldi per tenerlo in piedi? Evidentemente no, ma in questo momento la exit strategy non è chiara. Nonostante l’insofferenza conclamata da mesi da parte del premier, Matteo Renzi e la progressiva presa di distanza da parte del commissario del partito a Roma, Matteo Orfini. Il rimedio, per i vertici democratici, potrebbe essere peggiore del male. Ma è il deputato Pd Michele Anzaldi, in un’intervista all’Huffington post a rompere gli indugi e sparare a zero: “Roma merita questo stillicidio? E tutto questo quanto danneggia i dem nazionali?”. Due domande che potrebbero farsi in molti e non solo in Campidoglio. A breve dovrebbe arrivare la linea dai vertici nazionali del partito. Intanto le opposizioni vanno all’attacco e invocano le dimissioni. “Marino deve lasciare e Roma deve tornare al voto”, tuona Beppe Grillo. Renzi si sta interrogando in queste ore su come uscire da questa situazione. Perché il suo progetto era lasciarlo alla guida del Campidoglio almeno fino alla fine del Giubileo, possibilmente fino a scavallare la finestra elettorale di primavera e poi farlo cadere dopo. “Il Pd farà un talent per cercare un candidato alternativo”, la battuta che circolava ieri in Parlamento. Perché fino ad ora il primo cittadino è rimasto dov’è per evitare risvolti negativi sul Giubileo con il commissariamento. E poi i Dem non saprebbero con chi sostituirlo e sono convinti che perderebbero le elezioni.
Ma adesso le cose potrebbero cambiare e anche rapidamente: prima di tutto il procuratore Pignatone potrebbe incriminare il sindaco per le spese della carta di credito. A quel punto, lui sarebbe automaticamente fuori. A cercare una soluzione è Orfini, insieme al vice segretario dem, Lorenzo Guerini. Tra le voci che circolano, quella che per mandare via Marino non si parla più di un anno ma di un mese di tempo. A novembre si voterà il bilancio del Comune e, nel caso in cui non dovesse essere approvato, il Campidoglio può essere commissariato per poi tornare al voto nel 2017. Questo sarebbe uno dei possibili scenari, che il Pd sta vagliando. Nel frattempo, Renzi tace. A questo punto, con il sindaco scaricato platealmente pure da Bergoglio, basterebbe anche una sua parola. Ma fino a che Palazzo Chigi non valuta bene mosse e conseguenze ufficialmente non si parla. Il sindaco però sembra più debole di ieri.

Marino, aragoste e bugie “Restituisco i soldi delle cene”

Dichiarazioni inesatte su pranzi e viaggi.
Lui nega: “Ma pagherò 20 mila euro di tasca mia”


L’ultima dichiarazione di Ignazio Marino che non corrisponde al vero è quella firmata il 5 maggio del 2015: “Con riferimento al pagamento di euro 125,00 effettuato in data 4 maggio 2015 in favore del ristorante ‘Tre Galli’ di Torino, con la carta di credito per la carica di sindaco, dichiara sotto la propria responsabilità che detto pagamento è relativo a una cena offerta per motivi istituzionali a don Damiano Modena incontrato ad Alessandria in occasione della presentazione del suo libro. In fede. Prof. Ignazio R. Marino”. Peccato che la cena fosse a Torino e don Damiano Modena, dopo la presentazione, abbia dormito ad Alessandria. Marino, ha raccontato il prelato al Corriere della Sera ieri, andò via prima della fine dell’incontro. Al ristorante di Torino “I tre Galli” raccontano: “Marino quella sera era con 4 persone. Uno di loro prese solo un tè perché non stava bene. Gli altri hanno mangiato con lui”.


Chi ha bevuto il Gattinara Tre vigne da 37 euro? Chi ha mangiato i due piatti di agnolotti e i due sottofiletti di fassona più una selezione di formaggi per un conto di 125 euro? Mistero, buffo certo, ma mistero. Se Ignazio Marino pensava di fermare le polemiche sollevate dal M5S con la pubblicazione on line sul sito del Comune delle sue note spese, ha sbagliato strategia. Marcello De Vito, già candidato sindaco del M5S, con altri tre colleghi ieri ha depositato alla Procura di Roma un esposto di sette pagine nel quale segnala ai pm quattro episodi sospetti: la cena del 26 dicembre 2013 al Girarrosto Toscano con un conto da 260 euro pagata dai contribuenti nonostante Marino (come dichiarato dal ristoratore al Corriere della Sera e poi ritrattato e poi riaffermato al Tg4 davanti a una telecamera nascosta) fosse con la famiglia; la cena del 5 ottobre 2013 presso il Ristorante Archimede di Sant'Eustachio (104 euro) al quale avrebbe dovuto partecipare un esponente dell'ospedale San Filippo Neri e quella del 26 ottobre 2013 al Sapore di mare (150 euro) alla quale avrebbero dovuto partecipare rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio che però ai giornali dicono di non saperne nulla. Il M5S invoca un’indagine anche sulla trasferta americana per la quale non è stata fornita ancora la documentazione. Non basta: l’avvocato del M5S, Paolo Morricone, presto tornerà in Procura a integrare l’esposto. Ogni giorno spuntano nuove cene sospette. Oltre ai Tre Galli di Torino c’è da aggiungere la Taverna degli amici, a Roma, il 27 luglio 2013, un mese dopo l’elezione. Per giustificare la spesa di 120 euro Marino dichiara “sotto la propria responsabilità che detto pagamento è relativo a una cena offerta per motivi istituzionali a un rappresentante del Who”, cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Però il ristoratore ‘Maurizio’ avrebbe detto al Corriere che in realtà avrebbe bevuto un Jermann Vintage Tunina da 55 euro con la moglie. Altro che Who.


Quando c’è a tavola la pregiata cantina Jermann Marino perde i freni inibitori: il 10 agosto 2014 al Sapore di Mare ha innaffiato una cena a base di pesce per tre persone con una bottiglia di Capo Martino da 80 euro. Il 16 novembre raddoppia pagando 160 euro due bottiglie di Capo Martino. Il primo novembre del 2014 ordina un Were dreams e il 14 dicembre torna al Vintage Tunina brindando ai miliardi di debito di Roma Capitale con una bottiglia da 80 euro che accompagna 10 spaghetti all’aragosta. Una somma che, per giunta per un vino bianco, è un’enormità. C’è poi una stranezza: Marino il 25 febbraio 2015 cena all’Archimede Sant’Eustachio con quattro persone e paga alle 23 e 42 con la carta del comune ben 304 euro. Sostiene di ospitare “operatori del settore turistico”. E sia. Però non basta. Un minuto dopo striscia ancora la carta per altri 141 euro per altri tre pasti. Per ottenere il rimborso di questa seconda ricevuta sostiene si tratti di “una cena del 11 settembre 2014 offerta per motivi istituzionali a due esperti di bandi e finanziamenti europei”. Marino dichiara che alla cena avrebbe spedito all’ultimo momento l’assessora Alessandra Cattoi perché lui era impegnato. Dall’entourage del sindaco spiegano che probabilmente il conto era rimasto aperto per sette mesi.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per ora senza ipotesi di reato e contro ignoti. La prima mossa è l’acquisizione del regolamento comunale che disciplina l’uso della carta del sindaco. Poi bisognerà ascoltare i ristoratori che smentiscono le note spese e solo alla fine il sostituto procuratore Roberto Felici dovrebbe sentire la versione di Marino. Intanto il sindaco con un gesto a sorpresa ha annunciato che pagherà di tasca sua tutte le spese sostenute con la carta. “In questi due anni – fa sapere Marino – ho speso con la carta meno di 20 mila euro per rappresentanza e nell’interesse della città. È di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome”. Alessandro Di Battista, nella conferenza stampa del M5S non si accontenta: “È una questione morale. Marino si deve dimettere”.

VITTORIA M5S

Farmaci meno cari? Grazie a noi ora è possibile


Ieri è stato approvato il nostro ordine del giorno al Ddl #Concorrenza, a mia prima firma, attraverso il quale si impegna il #Governo affinché si sburocratizzi la cervellotica procedura di registrazione dei medicinali equivalenti nel momento in cui scade il brevetto degli originator - il cosiddetto patent linkage -. Grazie a questa semplice misura sarà possibile l'inserimento dei farmaci equivalenti tra quelli a carico del Ssn in tempi più rapidi rispetto a quelli attuali.
Una misura questa, sostenuta anche dal garante della concorrenza, che ha proposto di non subordinare l'inserimento dei farmaci equivalenti nella cosiddetta 'lista di trasparenza' alle scadenze brevettuali indicate dal Ministero per lo sviluppo Economico, dal momento che questa procedura ne rallenta l'introduzione sul mercato.

Ricordiamo che si tratta di un procedimento che inficia le attuali lungaggini, spesso dovute a ricorsi impropri delle case farmaceutiche, che secondo il rapporto Nomisma, tra il 2015-2020 causerebbe fino a 700 milioni di mancati risparmi. Adesso verificheremo se il Governo darà seguito all'approvazione dell'Odg, applicando questa raccomandazione entro 60 giorni dall'approvazione del Ddl Concorrenza.

mercoledì 7 ottobre 2015

Pd, campagna sul web: “Il M5s non sa governare”

L’offensiva su social network e territoricontro i sindaci del Movimento


Francesco Nicodemo
Assalto al M5S “del buon governo”, in tre mosse. O meglio, in tre tappe. Comincia nei territori, dove si raccolgono notizie negative sui sindaci a 5Stelle. Prosegue sui social network, dove le pecche degli avversari vengono spiegate e rilanciate. E finisce su siti, giornali e magari programmi tv. Dal Pd assicurano che, per carità, “non esiste nessuna campagna”. Ma da alcuni giorni la Pd Community, la comunità virtuale dem, picchia duro e senza pause sugli amministratori del Movimento. Con un obiettivo chiaro: dimostrare che i 5Stelle non sanno governare. Una contro-narrazione da opporre a quella del M5s, che da tempo rivendica risultati molto positivi in tanti dei 16 Comuni che amministra. E che proprio sul tema del buon governo imposterà Italia5Stelle, la sua festa nazionale, fissata a Imola per il 17 e il 18 ottobre. Tanto che a tutti gli eletti è stato chiesto di portare “buone notizie” sul lavoro degli amministratori del M5s.

La Pd Community, creata nel 2014 dal renziano Francesco Nicodemo (ex responsabile comunicazione dem, ora consulente per i social di Palazzo Chigi) sta facendo l’esatto contrario. Riempie la rete dei passi falsi dei sindaci dei 5 Stelle, rilanciando i pezzi di siti e giornali, con appositi hashtag (aggregatori tematici): #classedirigentemaddeche (lanciato proprio da Nicodemo) e#ballea5stelle. A loro volta, molti articoli sono alimentati dalle segnalazioni di militanti e dirigenti dem. Un cerchio di comunicazione che si chiude. Un esempio perfetto riguarda il 5Stelle Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, a cui Unita.tv ha dedicato due pezzi in una settimana. Il primo per contestare l’annuncio del sindaco di aver chiuso il bilancio con 7 milioni di attivo (“l’avanzo è stato di poco più di due milioni” scrive l’Unità). Il secondo ieri, per il suo intervento a L’aria che tira su La 7, in cui il sindaco annunciava che la sua compagna, assessore nella sua giunta, si è dimessa dalla giunta (falso, attestano Unità e Pd locale). Notizie dietro cui c’è anche il lavoro dei militanti dem. Impegnatissimi negli ultimi giorni anche nel segnalare problemi, veri o presunti, a Bagheria e a Civitavecchia, altri Comuni di peso del M5s. O a rilanciare infortuni conclamati, come la bocciatura del bilancio del Comune di Livorno, contro cui hanno votato anche i consiglieri del Movimento. A MARGINE , la sfilza di tweet, post e video per ironizzare su Alessandro Di Battista, reo di aver assicurato durante Ballarò che nei Comuni governati dal M5s non si paga più la Tasi (falso). Era il 15 settembre: e da quel giorno i dem si sono scatenati. Tanti indizi farebbero una prova: ossia che il Pd ha lanciato una campagna, in vista delle le Comunali della prossima primavera. “Siamo già in campagna elettorale, ce lo hanno detto chiaramente” raccontano dallo staff. Ma Nicodemo nega: “Non c’è nessuna campagna: semplicemente, i nostri militanti rispondono allo storytelling del M5s che sa governare. Su Pomezia ad esempio è stato il segretario dei Giovani democratici locali, Danilo Risi, a segnalare che Fucci stava mentendo”. Ma negli ultimi giorni avete riempito il web... “Normale dinamica della rete, le segnalazioni si sono moltiplicate. Se volessi lanciare una campagna, la farei a favore delle vaccinazioni, un tema su cui il M5S è stato spesso ambiguo”. Sulla stessa linea Alessia Rotta, deputata e responsabile comunicazione del Pd: “Nessuna strategia, solo una coincidenza di occorrenze”. Ma negli ultimi giorni avete alzato il tiro, no? “Diciamo che negli ultimi tempi i 5Stelle si sono esposti molto sul tema amministrazione, mandando in tv anche i loro sindaci. E se ti esponi devi aspettarti il contropiede”. Così dal Pd. E i 5Stelle? Pochi hanno notato l’offensiva dem, ma ne cominciano a parlare. Un parlamentare osserva: “Ora siamo impegnatissimi con Imola e le battaglie in Parlamento, ma l’attacco c’è”. Se ne è accorta anche la Casaleggio associati, raccontano. Ma nessuna contromossa: almeno per ora.

Commento personale all'articolo:
Gli anziani hanno sempre ragione: "Quando la volpe non può arrivare all'uva dice che è acerba". Carissimi lettori, si sono aperte le danze ed è iniziata la vera e propria campagna diffamatoria contro i "governatori" del Movimento 5 Stelle e contro il Movimento tutto. Anche se Francesco NICODEMO (ex responsabile comunicazione dem, ora consulente per i social di Palazzo Chigi) continuerà a negare a spada tratta, i fatti lo stanno contraddicendo. Vogliono dimostrare che il M5S ancora non è pronto a prendere in mano le redini di un Paese che la vecchia politica ha portato alla rovina e, come il vecchio comunismo insegna, per togliersi di mezzo un nemico scomodo iniziano a buttargli addosso fango. Mi viene solo da ridere.... 

martedì 6 ottobre 2015

MANIFESTO PER UNA CITTÀ A 5 STELLE

Le città in cui siamo abituati a vivere sono inquinate, rumorose e costose, creano solitudini, ansie e paure. Basta uno sciopero o una alluvione per scatenare il caos. Tutto questo avviene perché le nostre città dipendono troppo dall'energia fossile. Senza petrolio non ci si può muovere, non si può riscaldare casa, il cibo non arriva nei supermercati, non si può andare a lavoro. E' assurdo. La società occidentale è schiava di un modello di sviluppo che inquina e che non è più sostenibile. I cambiamenti climatici e l'esaurimento del fossile stesso impongono una accelerazione per una conversione ecologica basata su risparmio, riciclo e riuso. In Inghilterra sono nati dei progetti per "creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità".
Rob Hopkins, il padre fondatore del "Movimento di Transizione", è stato invitato al Parlamento europeo dal portavoce Piernicola Pedicini per spiegare come si possono trasformare queste buone pratiche in un modello di sviluppo nuovo.
Il Movimento 5 Stelle Europa sta lavorando al Parlamento europeo per importare in Italia questi progetti. Ecco perché sono stati coinvolti consiglieri e amministratori comunali a 5 stelle. Bisogna far circolare l'informazione: città e comunità devono prendere la via della transizione.
ECCO L'INTERVISTA DI PIERNICOLA PEDICINI A ROB HOPKINS

COSA FA L'EUROPA?
L'Europa mette a disposizione 35 miliardi di euro di fondi europei per l'ambiente e per rendere più efficienti le risorse energetiche. L'obiettivo dei fondi LIFE e Horizon 2020 è quello di ridurre l'emissione di carbonio, sviluppare la mobilità urbana sostenibile, l'adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione dei rischi idrogeologici, l'erosione costiera e la lotta alla desertificazione. In Italia molti di questi progetti non ricadono direttamente sul territorio. Come già denunciato dal Movimento 5 Stelle Europa i fondi vengono usati male e per saziare clientele politiche.
Bastano invece piccole pratiche di transizione per trasformare le nostre città.
Eccone una:

I PROGETTI DI TRANSIZIONE
Sono sei mila le città in tutto il mondo che applicano progetti di Transizione. I sindaci sono buoni vettori di questa trasformazione che deve essere bottom up, dal basso verso l'alto. Ecco alcune delle tantissime storie emerse durante il convegno "Citizen access to EU funds" organizzato da Piernicola Pedicini: in una piccola cittadina della Scozia i cittadini si sono auto-organizzati e hanno condiviso i loro mezzi di trasporto per andare a lavoro. In un anno si sono risparmiati 1,3 milioni di miglia e 700 mila tonnellate di Co2. In Lussemburgo 3 cooperative hanno trovato un accordo con 200 famiglie e vendono ogni settimana i loro prodotti porta a porta. A Bristol, in Gran Bretagna, il sindaco e parte degli stipendi comunali vengono erogati in una moneta locale così da favorire il commercio in loco. L'obiettivo è quello di aiutare i produttori locali che con quella moneta potranno pagare tutti i servizi locali. NeiPaesi Bassi è nato il primo progetto urbano di Transizione: 23 case sono state costruite infatti unicamente con materiali riciclati.
Ecco invece cosa succede a Bruxelles

Tutte queste storie vanno condivise. Sono pratiche virtuose che servono da bussola agli amministratori comunali 5 Stelle. I portavoce porteranno queste idee alla Conferenza per il cambiamento climatico dell'Onu, prevista a Parigi il prossimo mese di dicembre.

E ORA TOCCA AL TTIP

Libero scambio, accordo sul Tpp tra Usa e Asia



Barack Obama
Dopo un’ultima maratona negoziale durata l’intero weekend in un albergo di Atlanta, gli Stati Uniti, il Giappone e altri 10 Paesi dell’Asia-Pacifico hanno raggiunto l'accordo finale per il Partenariato Transpacifico (Tpp), il più ampio accordo commerciale finora mai negoziato. Dopo quasi sei anni di trattative, durante i quali ha dovuto affrontare non solo le difficoltà negoziali ma anche resistenze politiche interne, anche da parte del suo stesso Partito democratico, Barack Obama quindi incassa il principale successo della sua agenda economica. L’accordo intende abolire barriere commerciali e stabilire regole comuni in materia di tutela dei lavoratori, dell’ambiente e della regolamentazione dell’e-commerce in Paesi che in totale coprono il 40% della produzione economica, da giganti come gli Stati Uniti e il Giappone a nazioni emergenti come Perù, Malesia e Vietnam. L’accordo verrà ora discusso dal Congresso e finirà nella campagna presidenziale, ma è comunque un primo passo che aiuterà ora gli Usa a concentrarsi sul Ttip, un analogo accordo commerciale con l’Unione europea, il prossimo round di negoziati è tra una decina di giorni.
Ma cos'è il TTIP e perchè nessuno ne parla? Guardate questo video.


Imola, 17 e 18 ottobre - Parola d'ordine: il M5S al governo

Il 17 e 18 ottobre bagno di folla per fondatori ed eletti all’autodromo

Un anno dopo è un altro Cinque Stelle
A Imola non solo Grillo & Casaleggio


La festa del M5S del 2014
Dai sondaggi alla piazza, il Movimento 5 Stelle prepara la sua festa nazionale. Si svolgerà nell’autodromo di Imola, il 17 e 18 ottobre. Dodici mesi dopo il Circo Massimo, a Roma, l’aria che tira è diversa. L’anno scorso “Italia Cinque Stelle” si svolse in un clima non particolarmente festoso, con il ricordo fresco della sconfitta elettorale alle Europee, dopo una campagna al grido di “Vinciamo noi”. In questi 12 mesi la galassia grillina sembra essersi consolidata, un po’ per i risultati incoraggianti delle amministrative, un po’ per la crescita dei suoi parlamentari – apparentemente più “adulti” e autonomi rispetto ai padri fondativi –, un po’ infine per il trend positivo dei sondaggi, costante da diversi mesi a questa parte. Ieri il possibile “effetto Verdini” raccontato qualche giorno fa da Alessandra Ghisleri di Euromedia, secondo cui l’abbraccio elettorale dell’ ex coordinatore nazionale di Forza Italia potrebbe costare al Pd addirittura 7 punti percentuali, è stato confermato da un altro sondaggista, Nicola Piepoli:  “Questa tendenza –ha detto alsussidiario.net può essere giudicata credibile”. Solo una tendenza, appunto, ma i Cinque Stelle vogliono farsi trovare pronti: come ha scritto Beppe Grillo sul blog, il tema della kermesse quest’anno sarà “il Movimento 5 stelle al governo”. Il confronto tra fondatori, parlamentari, consiglieri e attivisti semplici, insomma, sarà sui temi che comporranno concretamente l’agenda politica grillina, quando sarà il momento di candidarsi a non essere più soltanto forza di opposizione. Intanto, la festa è anche una tappa di avvicinamento alle prossime amministrative, quelle della primavera 2016. Si voterà in molte grandi città, come Milano, Torino, Napoli e Bologna (chissà, magari pure a Roma). Proprio a Bologna, a quattro passi da Imola, per il M5s correrà da candidato sindaco Massimo Bugani, molto vicino a Gian Roberto Casaleggio. Ci saranno anche loro, dopo un lungo periodo in cui sono stati piuttosto defilati, nella due giorni all’autodromo.
Il programma è in via di definizione. Le giornate saranno divise in due parti: la mattina, dalle 9 alle 14 e 30, sarà dedicata al confronto politico tra elettori ed eletti. Ci saranno 17 padiglioni (“Non siamo scaramantici”, sorride l’organizzatrice Roberta Lombardi): 15 dedicati alle Regioni, uno per il Parlamento italiano e uno per quello europeo. Deputati, senatori, sindaci e consiglieri spiegheranno il lavoro svolto e i risultati raggiunti negli ultimi 12 mesi. Dalle 14 e 30 in poi, la festa si sposta nell’area del palco, dove si alternano politica e spettacolo. Tra gli ospiti confermati c’è Dario Fo. Il premio Nobel è il nome più prestigioso di una lunga lista di musicisti e comici (tra cui una nutrita pattuglia di Zelig: Flavio Oreglio, Leonardo Manera, Paolo Migone, Dado). Nei prossimi giorni gli organizzatori sperano di avere l’ok di Fedez. Il costo complessivo della kermesse – secondo le stime di Roberta Lombardi – dovrebbe aggirarsi attorno ai 500 mila euro. La raccolta fondi, a due settimane dal via, è arrivata a quota 232.500 euro, frutto di 6.502 donazioni (una media, quindi, di 35 euro per contributo).

Il resto, il Movimento spera di coprirlo con le vendite agli stand e ai banchetti nei due giorni di Imola (e magari grazie a qualche generoso contributo degli stessi parlamentari, comunque non obbligatorio). “L’anno scorso al Circo Massimo sono intervenute circa 200 mila persone in tre giorni –spiega Lombardi –, il nostro obiettivo è almeno bissare quella cifra. Avremo una giornata in meno, ma il clima è molto migliore: sentiamo un altro fermento, un’altra energia”.

Sex in the Senate, 5 giornate e non 10: Grasso si piega al Pd

Pene dimezzate per i verdiniani, indispensabili
per la riforma renzianissima


Lucio Barani
Pene dimezzate per i verdiniani, indispensabili per la riforma renzianissima. Sanzioni anche per i Cinque Stelle, in ossequio al detto “tutti colpevoli nessun colpevole”. E un nuovo processo sulla seduta di giovedì 1° ottobre, “perché quel giorno hanno offeso la Boschi”. Dopo oltre quattro ore di conclave, il Consiglio di Presidenza del Senato emana le sentenze per i verdiniani Lucio Barani e Vincenzo D’Anna, accusati di gesti sessisti nei confronti della senatrice del M5s Barbara Lezzi, venerdì scorso: cinque giorni di sospensione a testa, con effetto immediato. La metà della pena massima, molto meno di quanto auspicava il presidente del Senato Pietro Grasso. Ma di fronte al muro del Pd, con 7 membri su 18 del Consiglio, l’ex pm ha ripiegato su una mediazione sfumata. Sul registro dei cattivi anche il 5Stelle Alberto Airola con un turno di stop, per aver inveito contro la senatrice dem e segretaria d’aula Angelica Saggese (“Mi sono rotto i coglioni”, sostiene di aver urlato). Censura per il capogruppo del M5s Gianluca Castaldi (un cartellino giallo), colpevole di essersi rivolto con impeto alla Boschi. E censura anche per il gruppo della Lega, reo di aver sventolato banconote all’indirizzo dei verdiniani, giovedì.
Queste le pene, votate all’unanimità dall’Ufficio di Presidenza, con l’eccezione della rappresentante del M5s in Consiglio, il questore Laura Bottici, che non ha partecipato per protesta. Si sente defraudato il Movimento, che voleva le sanzioni massime per i verdiniani. “Io alla Camera ho preso 15 giorni di sospensione per aver gridato: onestà”, ricorda Alessandro Di Battista. Rabbia anche nel gruppo verdiniano, Ala, che parla di “insufficienza di prove”. Pare rinfrancato il Pd, che voleva limitare i danni per gli amici di Denis. Una linea chiara in Consiglio sin dal calcio d’inizio, alle 13.
Vincenzo D'Anna
Tutti cercano Barani, ma il craxiano con garofano perenne sulla giacca non si vede. Invia un promemoria difensivo, in cui afferma di essere stato “provocato dai 5Stelle” e rilancia: “Il mio gesto (la mano portata verso la bocca aperta, ndr) è stato equivocato, li invitavo a ingoiare fascicoli”. Appare invece D’Anna. Ma non verrà sentito. Niente testimoni per il Consiglio: la partita si gioca su alcune immagini, da visionare su un maxi-schermo. Ci sono i filmati interni di Palazzo Madama e c’è il video già diffuso da La7, che mostra D’Anna indicare qualcuno col dito e poi portarsi le mani davanti all’inguine. Si parte in orario, ma ci si ferma presto. Alla seduta del Consiglio devono partecipare tutti i gruppi. Così telefonano ad Ala, Gal e Conservatori riformisti (i fittiani), chiedendo che mandino un rappresentante ciascuno. I verdiniani inviano Ciro Falanga, i fittiani Cinzia Bonfrisco, da Gal rispondo: “Procedete senza di noi”. Si riparte, con i video. Quello del Tg La7è chiaro, i filmati interni sono sgranati. Uno dei presenti assicura: “La mano di Barani non si vede bene, ma si nota che l’ha portata verso le parti basse”. Contro di lui, anche le parole della leghista Stefani (“Ho visto quel gesto”). I rappresentanti del Pd (6 su 7 donne) la prendono larga. Parlano di “atti figli anche di un clima esasperato”, si lamentano delle “offese subìte dalle donne del Pd”. Invocano: “Bisogna allargare le verifiche ad altri gruppi e sedute”. È la linea di Falanga, che tira in mezzo la Lega: “Ci hanno offeso dandoci dei venduti”. Parla la Bonfrisco: “È stata offesa una donna, servono le pene massime”. Vuole dieci giorni di stop anche la Bottici: “A noi li dettero per aver bloccato l’aula durante lo Sblocca Italia ”. La dem Saggese accusa Airola di averla offesa in aula. Cita Castaldi, apparso in un video davanti alla Boschi, furibondo (“Prenda posizione”, avrebbe urlato).



Il tempo passa: si doveva finire alle 15, ma viene fissato un nuovo termine, alle 15:45. Alla buvette, D’Anna: “Ci difende Falanga? Ci daranno l’ergastolo”. La riunione scivola alle 16:30. Grasso fa la sua proposta con le varie sanzioni. E annuncia una seduta sui fatti del 1° ottobre. Si parla di una richiesta dal Pd: rinviare l’applicazione delle pene. Ma i dem negano. La certezza è che passa la proposta di Grasso. Fuori, Airola affronta la De Giorgi: “Siete degli infami, ho detto solo una parolaccia”. Lei replica: “Faccio finta di non sentire”. Lui urla: “Sono tutti dei papponi”. In aula, Castaldi: “Grasso, lei ci ha rifilato il primo cucchiaino di ricino”. Quindi, la Lezzi: “Sanzioni molto lievi, ma dobbiamo andare oltre”. Mentre Grasso promette: “D’ora in poi nessuna deroga al principio di correttezza”. Ora, la partita sulle presunte offese alla Boschi. “Vedrete cosa uscirà”, sibila una dem.

Capitali Vaticani

L’appello svizzero: basta investimenti nelle energie fossili


Monsignor Charles Morerod
Il Vaticano segua l’enciclica “Laudato si’” sugli investimenti eco-compatibili. L’avvertimento arriva dal vescovo Monsignor Charles Morerod, capo della conferenza episcopale svizzera. Destinatario del monito giunto dal numero uno della Chiesa elvetica: il pontefice in persona. Il rilievo del prelato è giunto durante un convegno dal titolo “Liberiamoci delle energie fossili”, tenutosi a Losanna giovedì scorso. Ad essere contestati, secondo il settimanale “Le Matin Dimanche”, sono circa “7 miliardi di euro, suddivisi tra petrolio, gas naturale e carbone”. Investimenti a cui la Santa Sede non ha rinunciato, nonostante il documento ufficiale del Pontefice, risalente al maggio scorso. Allora il papa si schierò apertamente per una politica energetica ispirata al rispetto dell’ambiente. Alla teoria, però, non sono seguiti i fatti. Per questo il vescovo ha deciso di “fare presente la situazione ai consiglieri di Sua Santità”. All’appello di Morerod ha risposto entusiasta il direttore del Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra, dicendosi disposto a supportare l’iniziativa “in nome della morale ecologica e del rispetto del creato”.

Al lato della notizia:
Piernicola Pedicini, Eurodeputato del M5S, torna a parlare delle trivellazioni, in Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare. In Croazia e in Italia si è deciso di puntare sul raddoppio dell'approvvigionamento energetico basato su fonti fossili, per cui estrazioni petrolifere. Decisione tragica per la pesca, cultura, turismo e salute dei cittadini e per la mancanza di corrispondenza con gli obiettivi economici. Infime, prosegue Pedicini, la produzione di energia fossile è altamente non resiliente (capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica).

sabato 3 ottobre 2015

5giornia5stelle del 3 Ottobre 2015


Non poteva che essere dedicata alla riforma della Costituzione a colpi di maggioranza, l'apertura di questa edizione di #5giornia5stelle. A Vito Crimi a Giovanni Endrizzi il compito di spiegare l'assurdità di quanto si sta deliberando in fretta e furia a palazzo Madama cancellando la carta scritta da Pertini e Calamandrei. Spazio poi alle spese pazze di Palazzo Chigi denunciate da Giorgio Sorial e Claudio Cominardi alla Camera, al Ponte sullo Stretto riesumato dalla premiata ditta Renzi-Alfano, alla denuncia sulla mancanza di trasparenza sui derivati contratti dallo Stato e, non ultime per importanza, dall'Europa, le questioni Volkswagen ed, immancabilmente, quella dei flussi migratori a cura di Eleonora Evi e Ignazio Corrao.



5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente - visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano - a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 - 9:30, Mercoledì 12:40 - 9:30, Giovedì 03:00 - 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10

Docenti infanzia penalizzati dalla #cattivascuola

"Sono oltre 23 mila i precari della scuola dell'infanzia attualmente esclusi dal piano di assunzioni: si tratta di docenti ingannati dal Governo che aveva garantito loro l'immissione in ruolo a settembre 2015. A questo personale è stata immotivatamente negata la partecipazione alla fase C del piano, quella del cosiddetto 'organico del potenziamento', con la nuova promessa di future assunzioni a seguito della riforma del sistema 0-6 anni.
Di fronte a questa ennesima discriminazione chiediamo al ministero dell'Istruzione come intenda tutelare i diritti dei docenti della scuola dell'infanzia inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e nelle graduatorie di merito del concorso 2012 ed esclusi dalle attuali stabilizzazioni".
Così i deputati M5S in commissione Cultura di Camera e Senato commentano l'interrogazione rivolta al ministro Giannini a prima firma Silvia Chimienti.
"Oltre a questo danno, questi docenti rischiano di subirne un altro: il meccanismo dell'organico del potenziamento consentirà anche a docenti di classi di concorso e di gradi d'istruzione diversi di ricoprire i posti che dovrebbero essere destinati a loro.
Si tratta di un'anomalia senza precedenti che lede la professionalità dei docenti e inficia la qualità della didattica nel grado d'istruzione più delicato; chiediamo quindi al Miur di chiarirci quale sarà il destino di questi insegnanti e di evitare l'indizione di nuovi concorsi per la scuola dell'infanzia finché le graduatorie esistenti non siano state svuotate".

Sprechi e attese infinite I tagli alla Sanità uccidono

Storie italiane: dal bimbo morto perché mancano le culle ai software non utilizzati


Numeri e statistiche vanno bene per la politica, ma la sanità è soprattutto vita reale, sofferenza, attesa, a volte rabbia, spesso disperazione. Sì perché i tagli al Servizio sanitario che siano di due miliardi o anche di meno o di più, sono affare del governo. Renzi dovrà valutare e decidere. Senza dimenticare il conto drammatico della quotidianità dei cittadini. Senza dimenticare, ad esempio, che in Italia, proprio a causa dei tagli, un neonato può morire.
È successo in Sicilia con la piccola Nicole venuta al mondo da appena tre ore e colta da una grave crisi respiratoria. Inutile portarla all’unità intensiva dell’ospedale di Catania. Non c’è posto. I tagli hanno ridotto le culle. Si opta per Ragusa. Che sta a 100 chilometri, tre ore di viaggio. Risultato: Nicole morirà in ambulanza. Storie estreme. Dalla Sicilia all’Umbria, dove un bimbo di sette mesi ha perso la vita per una forma di cardiopatia. Poteva essere curato. Peccato che il Cup (Centro unico di prenotazioni) abbia fissato la visita non prima di sette mesi. Troppo tempo, il piccolo morirà prima. Eppure, senza addentrarsi in vicende drammatiche, dal Nord al Sud del Paese si sprecano i casi in cui la riduzione della spesa sanitaria influisce e non poco sulla vita dei cittadini. Le liste d’attesa eterne sono un nodo centrale. “Col - pisce – spiega Tonino Aceti coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato – come all'interno delle misure annunciate dal ministero della Salute sulla inappropriata non venga affrontato ancora una volta il nodo delle liste di attesa interminabili, anche di oltre un anno. Questa agli occhi dei cittadini è la peggiore forma di inappropriata vissuta ogni giorno sulla propria pelle, insieme alla necessità di ricorre al privato”. Non a caso, l’ultima ricerca del Censis chiarisce che la spesa sanitaria privata degli italiani è aumentata del 3% dal 2007 al 2013 con un tesoretto totale di 26,9 miliardi di euro. Il dato si spiega con la necessità, sempre più sentita, di ridurre i tempi d’attesa.
Qualche esempio: una risonanza magnetica nel pubblico costa 49 euro con tempi di attesa di 68 giorni, nel privato si paga 149 euro ma si aspettano 5 giorni. Per un’ecografia all'addome il Servizio sanitario chiede 53 euro e 65 giorni.
Il privato riduce a 6 i giorni con un costo di 113 euro. Cifre e storie. Come quella di Francesca, giovane mamma romana di una bimba di pochi mesi. Mamma felice oggi. Anche se durante la gravidanza è stata vittima dell’ennesimo cortocircuito. E così quando si è presentata per prenotare un’ecografia ostetrica, che dovrebbe essere garantita entro la tredicesima settima, si è sentita rispondere che il primo posto libero era dopo sette mesi. Praticamente dopo il parto. Racconta, invece, un altro cittadino romano: “Ho telefonato il primo ottobre 2015 al Cup della Regione Lazio per prenotare una colonscopia per mia moglie: prima data utile, settembre 2016. Se avessi voluto, in intramoenia, la prima data utile sarebbe stata il 13 ottobre, però 2015. Ogni commento è superfluo”.

Accorciare i tempi appare dunque una priorità. Non sempre, però, gli strumenti adottati dalla sanità, spendendo anche molto denaro, funzionano. Ad Avellino, ad esempio, esiste un software che regola ricoveri, degenze e cartelle cliniche. La struttura sanitaria solo di assistenza spende 150 mila euro all’anno. “E nonostante questo –spiega un impiegato – la cartella clinica del degente, che si richiede alla Struttura, assomiglia più a una risma di carta A4, che a un file consultabile online. E non ricordo che sia stata mai fatta una gara di appalto pubblica per l’acquisto del software ”. Storie all’italiana . Da Avellino a Palermo, dove prenotare una visita telefonicamente è un’impresa. Venti minuti di attesa e poi casca la linea. I centralinisti sono 24 ma sembra non bastare per fronteggiare 5.000 telefonate al giorno per un massimo di 2.300 prenotazioni. Vita reale. Al di là di cifre e statistiche. Di “tagli lineari” o “fatti con il bisturi” come dice il ministro della Salute Beatrice Lorenzin

DOPO LA DENUNCIA M5S

Asti, il sindaco lascia il cda della Cassa di Risparmio

Il Sindaco di Asti Fabrizio Brignolo si è dimesso dalla carica di consigliere d’amministrazione della Cassa di risparmio di Asti. La decisione è giunta ieri al termine del periodo concesso dalla diffida presentata giovedì scorso dai consiglieri comunali del M5S e dall’avvocato Alberto Pasta, che denunciavano un conflitto di interessi. Se non avesse deciso lui la scelta sarebbe spettata al tribunale che solo il 20 marzo lo aveva fatto decadere dalla presidenza della Provincia, altra carica in conflitto con il suo ruolo nella banca. Secondo il politico Pd non ci sarebbe nessuna violazione delle norme, però “è evidente che il sindaco che ha ricevuto dai propri concittadini la fiducia e il mandato di amministrare la Città non può sottoporre il proprio mandato all’incertezza che contraddistingue anche le cause in apparenza più ‘tranquille’”, si legge nella lettera inviata ai consiglieri comunali. A Brignolo spiace soprattutto lasciare il Cda facendo venire meno la presenza “dell’unica istituzione cittadina, il sindaco, che per definizione rappresenta la generalità dei cittadini”.

FUMATA NERA

Consulta, appello di Mattarella: “Eleggete i giudici”


L’altro ieri è andata in scena l’ennesima votazione farsa. Ma adesso le più alte cariche dello Stato si sono stancate delle manfrine della politica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto al Parlamento che deve “provvedere con la massima urgenza” all'elezione dei tre giudici della Consulta perché si tratta di un “fondamentale adempimento, a tutela del buon funzionamento e del prestigio della Corte e a salvaguardia della responsabilità istituzionale”. L’appello del Quirinale è stato “totalmente condiviso” dai presidenti del Senato e della Camera che in una nota congiunta hanno a loro volta spronato le forze politiche al senso di responsabilità. Pietro Grasso e Laura Boldrini hanno ricordato infatti di aver più volte “sollecitato” i gruppi. Il Pd, che giovedì aveva votato per l’ennesima volta scheda bianca ora dice: “Dobbiamo fare il possibile”. Dalla prossima votazione, in programma per fine mese, per eleggere i tre giudici costituzionali non serviranno più i due terzi dei voti ma saranno sufficienti i quattro quinti.

Il funerale della Costituzione: parenti sistemati e gesti osceni

Barani e il gesto alla Lezzi: “Ha mimato sesso orale”

Senato oltraggiato. Lui si difende così: “Invitavo i colleghi cinquestelle a ingoiare fascicoli, era un gesto istintivo”. Paola Taverna: “Porco maiale”


Filava tutto liscio per Matteo e Denis. C’erano i numeri giusti per il partito della Nazione, c’era rassegnazione tra le opposizioni, c’erano i sorrisi di Maria Elena Boschi tra i banchi del governo e Luca Lotti sul fondo della sala, a tessere ancora fili. Poi, attorno alle 17.40, il futuro padre costituente Lucio Barani, ora capogruppo dei verdiniani ma per sempre craxiano, rovina la festa: soprattutto, offende una donna. Nel giorno in cui la maggioranza esce indenne da decine di votazioni, scrutinio segreto compreso (ma crollando a 160 voti), è lui il volto del partito della Nazione che riscrive la Carta per riformare (svuotare) il Senato.
Proprio lui, Barani, che siede accanto a Verdini con perenne garofano sulla giacca a ricordare il Psi. In Aula, dal suo scranno, fa un gesto rivolto verso la senatrice del M5s Barbara Lezzi. Da lontano si scorge il senatore che chiude le dita e muove la mano verso la propria bocca, spalancata. Una, due, più volte. “Mimava un rapporto orale” accusano i 5Stelle, parecchi testimoni e una senatrice leghista. “Li invitavo a ingoiare fascicoli, un gesto istintivo” si difenderà l’accusato. Di certo dopo ore di noia scoppia l’incendio. La scintilla è un duello verbale tra il 5stelle Vito Crimi e il verdiniano Ciro Falanga. L’ex forzista chiede di intervenire a titolo personale, il presidente del Senato Pietro Grasso tentenna, i 5Stelle insorgono (“si può fare solo a fine seduta”). Poi irrompe Barani. E muove quella mano. Qualcuno vede anche un altro verdiniano che si sfiora le parti basse. Ma la tempesta si chiama Barani. La Lezzi (che aspetta un bimbo) è una furia: “Noi vogliamo che Barani venga espulso, chieda scusa o non si può andare avanti”. Paola Taverna piange di rabbia, urla: “Porco, maiale”. Il capogruppo Gianluca Castaldi corre verso i seggi di Ala, il gruppo dei verdiniani. Sibila a Barani: “Hai fatto schifo ”. Scende e passa davanti alla Boschi: “Lei è un ministro, prenda posizione”. La Dem rimane interdetta. Grasso non ha visto. Invita Barani a spiegarsi, e lui nega: “Non ho fatto nessun gesto”. I 5Stelle cantano “fuori”, la leghista Erika Stefani conferma: “Ho visto quel gesto”. Condanne anche dalle senatrici dem. Non si può andare avanti: sospensione di dieci minuti. Si riparte senza il verdiniano. Grasso convoca l’ufficio di presidenza per lunedì alle 13. Si rivedranno i filmati interni e si sentiranno testimoni, per decidere l’eventuale sanzione per Barani (rischia dall’interdizione fino a 10 giorni di sospensione). Intanto lui rimane fuori. C’è invece la maggioranza. In tutte le votazioni sull’articolo 2 del cammina tra i 169 e i 177 voti, salvo un calo con cui scende a quota 157. Bocciato anche un emendamento soppressivo di tutto l’articolo 2. Non si può sbagliare. E infatti arriva il renzianissimo sottosegretario Lotti. Parla a lungo: con il forzista Bernabò Bocca, con vari di Ncd, con i verdiniani. Compare anche Angelino Alfano.
L’unica paura è per i voti segreti. Pd e alleati ne temono sei, ma Grasso riduce tutto a un unico voto. Mario Mauro (Gal) è duro: “Accuso il presidente del Senato di essere un partigiano di Renzi, ha cambiato idea dopo aver incontrato la Boschi”. Dalla presidenza respingono: “Due emendamenti non erano ammissibili, quattro sono stati accorpati perché erano uguali”. Si vota a scrutinio segreto, sull’emendamento di Roberto Calderoli sulle minoranze linguistiche: 160 contrari, 116 favorevoli, 3 astenuti. Boschi pare delusa: si è scesi sotto la maggioranza assoluta (161), non necessaria ma simbolica. Ma il Pd celebra: “Avevamo quattro assenti, e il gruppo delle Autonomie, che pure è in maggioranza, ha votato a favore”. Ma Miguel Gotor (minoranza dem) avverte: “Il tentativo di sostituire trenta senatori del Pd con le truppe di Verdini e degli amici di Cosentino era velleitario”. Lotti e Verdini escono assieme, da vecchi amici. Oggi si vota l’emenda - mento Finocchiaro, quello d el l’accordo interno al Pd: prevede che consiglieri regionali e sindaci, componenti del nuovo Senato, saranno scelti dai cittadini e poi ratificati dai Consigli regionali

venerdì 2 ottobre 2015

Il reddito di cittadinanza e il #cattivoesempio

 Il governo continua a dire no al Reddito di cittadinanza proposto dal M5S. Sostiene, mentendo, che è incostituzionale e che bisogna creare lavoro, non dare assistenza. A Palazzo Chigi non hanno letto né la nostra proposta di legge né la Costituzione. Non sanno che il Reddito di cittadinanza "ce lo chiede l'Europa" da anni, la stessa Europa che impone l'austerity. Non sanno che tutte le nazioni europee ne dispongano tranne l'Italia e la Grecia.

Basta leggere gli articoli 3 e 36 della nostra Carta Costituzionale per capire che ai limiti dell’incostituzionalità è l’ignoranza di chi ci governa. Ed è sufficiente sapere che nella legge sul Reddito di cittadinanza si investono due miliardi sui centri per l’impiego per capire che il progetto M5S è un volano fondamentale per la ripresa occupazionale ed economica.
La verità è per Palazzo Chigi i soldi per i cittadini non ci sono mai (le coperture per il Reddito di cittadinanza sono già state trovate dal M5S). Mentre non lesina per gli sprechi della nuova casta.


Ecco le spese pazze di Palazzo Chigi denunciate ieri dal M5S alla Camera:
- 140 milioni nel 2014 per il funzionamento dell’istituzione;
- 63,2 milioni in più rispetto all'anno scorso per la segreteria generale;
- 42,7 milioni in più sul 2014, in particolare, per il Segretariato generale;
- 26 milioni in più sulle auto blu, con un aumento di quasi duemila vetture;
- 40 milioni l’anno per il leasing sul nuovo Airbus, un aereo grande il doppio del precedente;
- 600 mila euro di spese per sondaggi, cinque volte in più di quanto spese il predecessore Letta;
- 118 mila euro per il fondamentale “servizio di piante interno”;
- 256 mila per la “anagrafica di postazioni arredi”.

A suo tempo era stato dichiarato che i sottosegretari e la dirigenza alla presidenza del Consiglio sarebbero andati a piedi e che il limite sarebbe stato di cinque auto blu per ministero. Chiacchiere.

Ecco cosa si potrebbe fare con le "spese pazze" di Palazzo Chigi.
- Con 140 milioni di euro si potrebbero costruire cinquemila chilometri di piste ciclabili.
- Con i 40 milioni annui dell’Airbus si potrebbero costruire 20 mila metri quadri di nuovi asili nido. - - Con 600 mila euro dilapidati in sondaggi si potrebbero installare 2.500 mq di pannelli fotovoltaici, pari al fabbisogno energetico di 100 famiglie italiane.

Invece nulla di tutto ciò, mentre sette milioni di italiani, tra disoccupati e scoraggiati e nuovi poveri, osservano il capo castarolo competere con Obama e Putin a chi ha l’aereo più grosso.

E' il governo colabrodo del #cattivoesempio.


Come funziona il Reddito di Cittadinanza nei Paesi UE


"Hanno detto che non si può fare, che non ci sono i soldi, che è un regalo per i fannulloni. Eppure basterebbe fare il giro delle capitali europee per dimostrare che dicono il falso.
Il reddito di cittadinanza c'è in 26 Paesi europei su 28 (ovunque tranne in Italia e Grecia), persino in quegli Stati che hanno un Pil dieci volte più piccolo dell'Italia.
Studiando leggi, articoli e commi si scopre che, per esempio, in Spagna il reddito di cittadinanza è stato inserito nel 2008, in piena crisi economica, e prevede un assegno di 532 euro al mese per chi ha un reddito inferiore ai 5 mila euro annui. Per una famiglia olandese questo assegno arriva a 1.400 euro al mese. In Irlanda e Romania il sussidio è a tempo indeterminato, fino a quando cioè non si trova un lavoro. In Estonia la legge impone al Parlamento nazionale di adeguare tutti gli anni questo sussidio al costo della vita. In Finlandia il bonus raddoppia per le famiglie. In Lituania oltre all'assegno, lo Stato rimborsa anche le spese per il riscaldamento. In Francia chi lo contrae deve sottoscrivere un patto d'onore e cooperare con i servizi sociali. In Danimarca il reddito di cittadinanza è esteso anche agli under 30 che vivono con i loro genitori. In tutti i Paesi chi fa il furbetto, dichiara il falso o lavora in nero viene severamente punito.
In Europa i contenuti delle leggi sono diversi, i requisiti e la durata variano da Paese a Paese, ma il minimo comune denominatore è uno e si chiama reddito di cittadinanza.
La crisi economica ha creato un oceano di disperazione. In Italia con i Tremonti e Monti bond la politica ha salvato le banche, regalando ai finanzieri scudi contro le armi che loro stessi avevano creato. I cittadini sono stati lasciati soli.
In Europa gli esodati non esistono perché avrebbero il reddito di cittadinanza.
In Europa i padri separati non dormono nelle automobili perché avrebbero il reddito di cittadinanza.
In Europa i bamboccioni non esistono perché, grazie al reddito di cittadinanza, possono fare la spesa senza la paghetta della mamma.
In Europa i disoccupati non si suicidano, perché dopo il sussidio di disoccupazione c'è il reddito di cittadinanza.
I laureati mandano migliaia di curriculum per trovare il loro primo impiego? Nell'attesa di una risposta in Europa hanno il reddito di cittadinanza.


L'ITALIA E' FUORI DALL'EUROPA!
Lo dimostrano le parole del Commissario europeo agli Affari Sociali Marianne Thyssen che, incalzata dalla portavoce del Movimento 5 Stelle Europa Laura Agea, ha dichiarato: "nel XXI secolo ogni cittadino europeo deve avere la possibilità di vivere attraverso un reddito di cittadinanza. Chi non riesce ad avere un lavoro deve essere aiutato e protetto, purtroppo però in Europa non abbiamo tutte le competenze ma possiamo stimolare gli Stati attraverso specifiche raccomandazioni".
Il Movimento 5 Stelle è andato oltre queste belle intenzioni e ha messo nero su bianco queste parole presentando, grazie al lavoro di Laura Agea, emendamenti specifici alla relazione sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche, aspetti occupazionali 2015. La battaglia è quella di costringere l'Europa a fare pressione sugli Stati membri affinché introducano il reddito di cittadinanza, così da ridurre le diseguaglianze sociali.
Tutti devono sapere cosa succede in Europa.
Tutti devono denunciare il colpevole silenzio del governo italiano sul reddito di cittadinanza."
Fonte: I portavoce M5S in UE

Olbia affonda per colpa del governo

1 ottobre 2015. Dall'Ansa: "Maltempo: Ciclone sulla Sardegna, Olbia sott'acqua. Il sindaco: "Non uscite di casa". Torna l'incubo alluvione". Come se fosse una fatalità, un incubo, un destino segnato. Balle. Il governo per due anni se ne è fregato del grave dissesto idrogeologico della città. Non è stato in grado di destinare un centinaio di milioni di euro necessari per evitare l'allagamento della città e l'incolumità dei cittadini, nonostante gli annunci/prese per il culo del governo, mentre si spenderanno 40 milioni l'anno per l'aereo ad uso del fiorentino. Ogni morto o ferito sarà sulla coscienza di questo governo ebete (ebetino?) e inetto che pensa alla riforma del Senato piuttosto che alle reali esigenze dei cittadini. Le bombe d'acqua non esistono, i premier irresponsabili sì, ma oggi a Olbia non se ne vedono.

giovedì 1 ottobre 2015

Renzi e Verdini, la riforma 'prostituzionale' approvata con i voti di indagati e condannati.

Nel 1946 a scrivere la nostra Costituzione furono persone del calibro di Calamandrei, Croce, De Gasperi; oggi a metterci le mani per riscriverla è una maggioranza di personaggi in cerca di autore e di poltrone, una maggioranza che vive grazie al sostegno di parlamentari coinvolti in inchieste giudiziarie come Azzollini, Formigoni, Verdini, Bilardi, Aiello, Caridi, Barani, Conti, Scavone, Di Biagio, Gentile. Sono tutti o condannati o indagati o coinvolti in varie inchieste giudiziarie per reati come associazione a delinquere, corruzione, frodi, voto di scambio politico, bancarotta, concussione, finanziamento illecito, omesso versamento all'erario, abuso d'ufficio, peculato e tanto altro ancora. La prima persona a cui il PD, già sostenuto dall'Ncd di Alfano, è andato a chiedere soccorso è un uomo rinviato a giudizio e plurindagato per concorso in corruzione, truffa, bancarotta fraudolenta, appalti e finanziamenti illeciti, indebita percezione di fondi per l'editoria come Denis Verdini, fino a ieri vassallo di Silvio Berlusconi e oggi novello Caronte che a colpi d'ALA trasporta i suoi parlamentari sulla sponda della maggioranza. A questi bisogna aggiungere anche i voti dei senatori Pd Valentini, Scalia, Moscardelli, Lucherini, Astorre, coinvolti anche loro in inchieste giudiziarie come la "rimborsopoli" alla Regione Lazio, quelli del senatore Luigi Cucca, indagato per peculato in Sardegna, o ancora Claudio Broglia indagato per mancata denuncia per truffe dopo il sisma del 2012. Potete immaginare oggi le facce inorridite dei nostri Padri Costituenti come Pertini, Calamandrei, Einaudi, Togliatti, Croce, Iotti, Moro, Dossetti, De Gasperi, Nenni, Parri, La MalfaCosa urlerebbero al mondo intero se avessero la possibilità di assistere allo sfascio della Costituzione, dei nostri principi e dei nostri valori e a tutto quello che sta accadendo in Parlamento? Ve lo diciamo noi: fermatevi! No alla 'riforma prostituzionale' della Costituzione. Trova le differenze. Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955 :"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra Costituzione". Denis Verdini, 27 settembre 2015"Tutti mi chiedono cosa ci guadagnano a venire con me. Gli rispondo che sono il taxi. Vuoi rimanere al potere? Solo io ti conduco in dieci minuti da Berlusconi a Matteo".

Renzi taglia altri 2 miliardi alla Sanità: “Fondi insufficienti”

Il premier alla Camera si rimangia le cifre scritte nel Def
solo il 18 settembre.
Le Regioni: “Vuole che aumentiamo i ticket”



Matteo Renzi ieri ha detto ufficialmente - in mezzo ad alcune menzogne - che taglierà altri due miliardi alla spesa sanitaria dopo i 2,3 scippati a luglio. Chiunque in questi anni abbia avuto a che fare col Sistema sanitario nazionale (SSN) sa cosa hanno significato i tagli continui dal 2009: più liste d’attesa, più ticket, meno servizi, meno medicinali. Da ieri è chiaro che questo governo intende continuare nella distruzione della sanità pubblica. La prima menzogna: “Nessuna scure” Ieri, alla Camera, il presidente del Consiglio ha detto questo: “Le risorse del Fondo sanitario nazionale nel 2013 erano 106 miliardi, quest’anno 110 e il prossimo anno 111. Sia chiaro che sulla sanità questo Paese non sta tagliando”. C’è un problema: questi numeri sono falsi. Che lo siano non lo dice Il Fatto Quotidiano, ma lo stesso Renzi nel Bilancio dello Stato che firma assieme al ministro Padoan: il SSN veniva finanziato con 109,3 miliardi nel 2013 (non 106) e con 110 miliardi e dispari nel 2014. Nessun aumento, ma un taglio se si tiene conto dell’aumento dei prezzi e di questa noterella tecnica: “La spending review non tiene conto dell’incremento, stimato attorno al 2% annuo e considerato inevitabile nei sistemi sanitari, determinato dall’introduzione di nuove tecnologie e dall’invecchiamento della popolazione”. Lo ha scritto la Camera dei deputati nelle conclusioni di un’indagine conoscitiva approvata l’anno scorso. Tradotto: visto che nel 2009 spendevamo 109,4 miliardi, in sei anni la sanità ha visto i suoi fondi ridursi di 13 miliardi (oltre 2 miliardi l’anno). Bizzarra anche un’altra “imprecisione” del premier: “La sanità è l’unico comparto in cui dal 2002 c’è stato un aumento del 40%”. Sempre il Bilancio dello Stato dice che la spesa sanitaria nel 2002 era di 79 miliardi di euro: l’aumento, dunque, al 2014 è del 28,2% (quasi nullo scontando pure l’inflazione). La seconda menzogna: “Nel 2016 più soldi...” Nel 2016, dice Renzi, il Servizio sanitario nazionale sarà finanziato con 111 miliardi di euro, cioè poco più di quest’anno. Un taglio in termini reali (il solito aumento dei prezzi) e, soprattutto, rispetto agli impegni presi dal governo due settimane fa. Riepilogo: nel Patto per la salute con le regioni inizialmente la spesa sanitaria era quantificata in 113 miliardi quest’anno e in 115 il prossimo; a luglio, poi, Matteo s’è mangiato 2,3 miliardi, che si traducono nelle 208 prestazioni che il governo si appresta a tagliare. La Nota di aggiornamento al Def del 18 settembre recita dunque: 111,2 miliardi nel 2015 e 113,3 miliardi nel 2016. Ieri, invece, il premier ha svelato che l’anno prossimo ci saranno solo 111 miliardi, due in meno. Persino il renziano Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte, l’ha presa male: “Il Fondo così non è sufficiente, anche perché stiamo rinnovando i contratti dei medici e del personale sanitario” (bloccati dai sei anni). Massimo Garavaglia, assessore in Lombardia e portavoce dei suoi colleghi: “Questo taglio comporta il rischio di aumento dei ticket e delle liste di attesa. Notiamo il silenzio totale del ministro Lorenzin, che si vede scippare due miliardi che servono a curare i cittadini. Ricordo che se avessimo un livello di finanziamento sul Pil pari a Francia e Germania, il Fondo del SSN dovrebbe aumentare di 30-35 miliardi”. La spesa sanitaria pubblica in Italia, infatti, è inferiore alla media Ocse. Sapete quale aumenta? Quella privata, cioè gli oltre 30 miliardi anno che i cittadini pagano di tasca propria per curarsi.

PRESIDENTE DELLA VIGILANZA Fico (M5S): “Il Pd su Viale Mazzini passa alle intimidazioni”


“Il PD è davvero incredibile. Lo stesso partito che qualche mese fa urlava ai quattro venti che avrebbe liberato la Rai dai partiti, smentisce ogni giorno se stesso. E fa esattamente l’opposto” e ora “come se non bastasse passa alle accuse e alle intimidazioni attaccando platealmente alcuni programmi di inchiesta e il servizio pubblico”. Lo scrive su Facebook il deputato Roberto Fico (M5S), presidente della Commissione Vigilanza. Fico interviene per rispondere agli attacchi a Rai3 del deputato Dem Michele Anzaldi, che fa parte della commissione bicamerale: “Dichiarazioni e comportamenti gravissimi, un’ingerenza inconcepibile che non sembra voglia placarsi. La Rai assicuri il servizio pubblico. Noi continueremo a difenderne l’indipendenza e ci batteremo perché possa ricominciare a essere una fabbrica di cultura e di informazione, e non il megafono di partiti e politicanti”. Anche Migul Gotor, senatore della minoranza Dem, critica Anzaldi: “I suoi i giudizi sono lesivi della dignità professionale di tanti lavoratori della Rai, la principale azienda culturale italiana, ai quali, in qualità di membro del Partito democratico della commissione di Vigilanza, desidero esprimere tutta la mia solidarietà”.