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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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venerdì 22 aprile 2016

Ecco la nomina di Carrai: sarà consulente del Dis

Marco Carrai e Matteo Renzi
Un incarico da circa 70 mila euro per la cyber-security (con conflitto d'interessi)
Una consulenza per Marco Carrai firmata dal Dipartimento informazioni per la sicurezza (Dis). È di questo che si discute da giorni, tra la presidenza del Consiglio e il vertice del Dipartimento, per sistemare la partita che vede Renzi spingere, ormai da mesi, per affidare al suo amico un incarico nei servizi segreti italiani. La firma del direttore del Dis, Gianpiero Massolo, secondo i programmi, dovrebbe arrivare la prossima settimana per un incarico da circa 70 mila euro. E in queste ore il Dis, di concerto con Palazzo Chigi, sta studiando che tipo di consulenza affidare a Carrai, stabilendo se secretarla oppure no.
Tramontata l’idea di piazzare Carrai alla guida della cyber-security italiana, il 3 aprile, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione In mezz’ora, Renzi aveva annunciato: “Carrai lavorerà con me a Palazzo Chigi, non ci vedo nulla di male, e il progetto della cyber-security andrà avanti ugualmente”. Evidentemente Renzi aveva in mente proprio il Dis, che dipende dalla Presidenza del Consiglio. Oggetto dell’incarico, ancora una volta, la cyber-security così cara all’amico del premier. Consulenza che gli viene affidata anche in virtù dei suoi ottimi rapporti con Israele, con la quale potrà collaborare ai futuri progetti di sicurezza informatica Il Fatto Quotidiano, con un ’inchiesta pubblicata poche settimane fa, ha rivelato un’intricata matassa societaria che vede al centro Carrai e altri importanti uomini legati al premier, come il finanziere londinese Davide Serra, o il leopoldino Fabrizio Landi, poi nominato nel cda di Finmeccanica. E un progetto, quello appunto della cyber-security, che nasce già nell’estate 2012 quando Renzi scende in campo per la prima volta, candidandosi alle primarie del Pd, che lo vedranno soccombere a Bersani. In quell’estate Carrai vola in Lussemburgo per creare la Wadi Ventures management capital sarl, con il lobbista israeliano Jonathan Pacifici e Marco Bernabé. Poi in Italia crea la Cambridge management consulting labs, società che si occupa di consulenza per le aziende, mentre nelle società lussemburghesi iniziano gli aumenti di capitale, grazie agli ingressi di Serra e Leonardo Bellodi, già responsabile delle relazioni istituzionali di Eni, poi di Landi e Michele Pizzarotti, patron del quarto gruppo di costruzioni italiano, infine Reuven Ulmansky, veterano della unità 8200 dell’esercito israeliano, equivalente alla Nsa americana. Ecco, dopo l’inchiesta del Fatto, e i conseguenti malumori del Quirinale, Renzi abbandonò l’idea di affidare a Carrai l’intero comparto della cyber-securiry. In queste ore torna alla carica, con una consulenza firmata dal Dis, ma il problema resta identico: sarebbe il caso che Carrai, prima di essere nominato, lasci tutte le società e faccia chiarezza sui suoi rapporti privati.
D’altronde, è lo stesso Carrai ai vertici elle fondazioni che hanno finanziato, attraverso la ricerca di fondi, l’ascesa politica di Renzi. Ed è lo stesso Carrai che, a Firenze, metteva un appartamento a disposizione dell’ex sindaco e presidente di Provincia. Lo stesso Carrai poi nominato alla guida degli aeroporti toscani. E nel 2014, proprio nell’anno in cui Renzi diventa premier, fonda la CYS4, la cyber-security company, con tre sedi in Italia e una a Tel Aviv. Anche da consulente del Dis, insomma, Carrai si troverebbe in conflitto di interessi. Ma questo non sembra scoraggiare né lui, né Renzi, che aspetta nella prossima settimana di poter finalmente vedere l’ingresso del suo fidato amico all’interno dei servizi segreti. Se non è potuto entrare platealmente dall’ingresso principale, con la guida di un’intera agenzia, che possa farlo da un ingresso secondario, con una semplice consulenza.
Il F.Q. del 22/04/2016 – pag. 6

giovedì 21 gennaio 2016

Boschi: Carrai? E che male c’è?

Maria Elena Boschi
La ministra riferisce alla Camera: “Sarà soltanto un consulente” Il migliore amico del premier metterà le mani sui servizi segreti. Per Sel “è incredibile”
Marco Carrai ha l’oro in bocca. Diventerà consulente di Palazzo Chigi per la cyber sicurezza con un portafogli di 150 milioni di euro da gestire, coordinare, indirizzare. Il Giglio, che già era magico, ora diventa stellare, gestirà anche la vita di ogni clic. Occhio vigile per la sicurezza nazionale, bastione contro le intromissioni, segugio dei cattivi naviganti di internet. Tutto si tiene e a Montecitorio approda la madrina del Giglio a dare il conto del nuovo ingresso. Maria Elena Boschi sceglie una mise di forte contrasto, il rosso e il nero, per appagare la curiosità e garantire sulle paure e le cattive intenzioni. Carrai sarà, se sarà, un consulente, forse super. A Marco Minniti, l’u omo politico chiamato a gestire i Servizi segreti, rinnovata fiducia.
L’ultimo trasbordo nel governo, e per di più in una funzione delicatissima, assume l’aspetto del pagamento di un debito d’onore e copre una guerra nelle cantine renziane, un ostruzionismo di sottofondo che ha in Luca Lotti , rottweiler del premier, lo sconfitto di giornata. Era stato Verdini, in linea retta collegato a Lotti, ad avanzare perplessità e dubbi. Maria Elena garantisce che Marco, cioè Carrai, che è un amico e un fidato consiglieri del premier al quale ha concesso ogni fiducia e anche le chiavi di casa, sarà tenuto a distanza delle funzioni più delicate e dalle pratiche più compromettenti. Infatti di lui si parla adesso come di un consulente, uno dei tanti.
Invece, è un pesante e delicato incarico, coperto da un titolo innocente che è l’espediente tecnico per zittire possibili azioni su quella che appare la più clamorosa prova di interessi che si sovrappongono e si confondono. Carrai compare socio in undici società. Tra queste, c’è la Cys4 spa fondata il 3 dicembre del 2014, e ha per oggetto la “consulenza nel settore delle tecnologie d el l’informatica. ”Affari, dunque. La Spa fa parte del “Gruppo Tanzi”, ha tre soci, Aicom Spa, “Bellodi Leonardo” e Cambridge management consulting Labs srl. Capitale sociale 70 mila euro, ha un fatturato di 5,7 milioni e un utile di 1,5 milioni. Tra i soci figurano, accanto allo stesso Carrai (con il 14%), Giampaolo Moscati, Renato Sica e l’israeliana Jonathan Pacifici & partners ltd. Non si sa dove, dunque, finisca lo Stato e dove invece inizi la famiglia Renzi, gli amici di Renzi, le virtù di Renzi e anche i suoi vizi. E ieri questo spettacolare conflitto si è riproposto. Il ministro dell’Interno silente e a braccia conserte, la campionessa del renzismo oracolo del nuovo ingresso. “Il pesce puzza dalla bocca”, confidò Carrai qualche tempo fa. Un proverbio che gli fu detto, ad ascoltare le sue confidenze, da un esponente della Cia. Rapporti altrettanto intensi, pare, con i servizi israeliani. Carrai ha chiesto di essere messo alla prova, ha domandato per sé questo ruolo ed ora sarà installato (nessuno lo dubita più) con i gagliardetti di consulente. “È incredibile ciò che stanno facendo”, ha commentato Arturo Scotto di Sel, il partito che ha presentato l’interrogazione parlamentare sulla notizia della new entryanticipata da questo giornale.
La questione nasce e purtroppo non muore con lo sviluppo familistico nelle postazioni di controllo governativo. Unità di missione, direzioni, sottosezioni. La Presidenza del Consiglio ha accentrato nel suo palazzo tutti i dossier sensibili. Le relazioni con la stampa le ha Luca Lotti, attraverso il dipartimento dell’Editoria . Lui decide i contributi, aziona o disinnesta norme che incidono nella vita dei mass media. È un bel fare e anche una poco innocente responsabilità. Poi i controlli sul ministero dell’Economia , quelli sulle Entrate, persino sui programmi di edilizia scolastica. Adesso la cyber sicurezza. Tutto inizia a Firenze e tutto finisce a Firenze.

martedì 19 gennaio 2016

GdF, 007 e polizia: ecco i nomi del grande risiko

Poteri Ieri duro confronto tra il premier e Minniti sul ruolo di Carrai: non interferirà
Difesa, intelligence e sicurezza interna, tra nuove strutture e nomine dei vertici. Si procede a passi felpati, ma con gli artigli bene in vista. A far fibrillare il mondo che ruota attorno all’intelligence italiana è la decisione di affidare a Marco Carrai, fedelissimo dal premier Matteo Renzi, l’intero comparto della cyber security, per il quale il governo, nella legge di Stabilità, ha stanziato già 150 milioni di euro.
Dopo le rivelazioni del nostro giornale, sono fioccate le precisazioni (“l’ipotesi esiste, ma è ancora in fase di valutazioni”, fonte di Palazzo Chigi), ma soprattutto è iniziato un silenzioso e duro confronto tra vertici dell’intelligence, il sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti, e Renzi. Riassumibile, al momento, in questo modo. Nessuno sa “se sarà” e “cosa sarà” questa super struttura, l’unico dato certo è che non interferirà con l’Aise, il nostro controspionaggio, e con l’Aisi, il servizio interno. Su questo gli 007 hanno ricevuto rassicurazioni da Palazzo Chigi. Del resto il coordinamento della cyber sicurezza non è in capo all’intelligence, ma al Cisr, il Comitato interministeriale per la sicurezza. Un altro organismo che certo non ha brillato in questi anni per efficienza. Ora tocca capire cosa vorrà fare il premier, quale ruolo affidare a Carrai, ma soprattutto se tenere per sé la responsabilità politica oppure se affidare a un nuovo sottosegretario l’intera partita della cyber sicurezza. Intanto del “caso Carrai” si discuterà in aula domani, quando Sinistra Italiana presenterà un’interrogazione alla Camera. Ma le notizie di questi giorni sul fedelissimo di Renzi fanno nuovamente accendere un faro sulle future nomine ai vertici di molti apparati di sicurezza delle quali si parla ormai da mesi. A prescindere però dai “papabili”, ciò di cui tutti hanno consapevolezza è che si tratta di nomine governative, per cui in nessuno dei casi si può parlare di scelte già confermate. La carta dell’ultima decisione spetta quindi al premier, per cui – come è successo in altri casi – nessuno dà nulla per scontato.
Intanto ci sono ruoli ormai in scadenza. A partire proprio dall’Aisi. Il direttore del servizio di intelligence interna, il generale dei carabinieri Arturo Esposito ha già compiuto l’età pensionabile: al suo posto il più papabile sembra essere l’ex comandante dei Ros, ora vice, Mario Parente. Il generale infatti è molto ben visto dai suoi uomini e delle altre forze di polizia soprattutto per il lavoro svolto al Ros in questi anni. Sempre tra gli 007, scadrà in estate anche il mandato quadriennale del direttore del Dis (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) Giampiero Massolo, ma per lui la pensione è lontana e quindi si ipotizza un rinnovo. Anche in questo caso però l’ultima parola spetta a Matteo Renzi. E nessuno esclude colpi di scena. Anche Alessandro Pansa, l’attuale capo della polizia, raggiungerà l’età pensionabile: il nome che circola con più insistenza da tempo è quello di Franco Gabrielli , che dopo una lunga carriera (dalla Digos all’Antiterrorismo passando poi per l’ex Sisde) si è ritrovato a Roma come prefetto in una città dilaniata dall’inchiesta Mafia Capitale e scossa dalla scelta di Renzi di liberarsi dell’ex sindaco Marino. Più ipotesi invece si rincorrono per il comandante generale della Guardia di Finanza. Al posto dell’attuale numero uno Saverio Capolupo, ci potrebbe essere il generale di corpo d’Armata Giorgio Toschi, l’uomo che prese il posto di Michele Adinolfi. O Vincenzo Delle Femmine, già vicecapo di gabinetto dell’ex ministro Tremonti e attuale vice capo dell’Aisi. Anche se – secondo indiscrezioni – la sua potrebbe essere una nomina per i servizi interni e quindi se la potrebbe giocare con Parente stesso. Negli ultimi mesi però sempre per la Finanze ci sono altri due nomi tra i papabili: quello di Flavio Zanini, del Comando Interregionale Nord-Occidentale e quello di Luciano Carta, alla guida dei reparti speciali. Insomma per la Finanza, rispetto agli altri apparati, sembrano esserci limiti più labili. Ma su tutti c’è una sola mano: quella di Matteo Renzi.

lunedì 18 gennaio 2016

S.O.S. Democrazia: NO a Servizi segreti deviati! Carrai? ‪#‎CyberRenzi venga a riferire subito al Copasir!

Matteo Renzi e MarcoCarrai
Apprendo con grande stupore di notizie circa la probabile nascita di un’Agenzia per la sicurezza informatica (> http://goo.gl/SxqBZd). Addirittura sembra sia pronto già un decreto ad hoc. Eppure al ‪#‎Copasir, il Comitato parlamentare per la ‪#‎sicurezza della Repubblica del quale faccio parte insieme ai colleghi Vito Crimi e Bruno Marton, non è arrivata nessuna informativa. Stiamo parlando di un’Agenzia che dovrà occuparsi di hacker e phishing, di ‪#‎CyberSecurity, un’Agenzia che avrà quindi fortissimi poteri e che se dovesse essere messa in mani sbagliate potrebbe sbilanciare irrimediabilmente l’equilibrio democratico del nostro Paese.
Da quando il MoVimento 5 Stelle è entrato in Parlamento ha spinto per un serio potenziamento del servizio di Intelligence. Testimonianza è il fatto che durante la Legge di Stabilità mentre il Governo investiva prevalentemente le risorse del Paese nell'acquisto di armamenti e in incentivi per l’industria bellica, il M5S, con i senatori Marton, Vincenzo Maurizio Santangelo-Portavoce 5 Stelle e Crimi, chiedeva, con un emendamento (27.216), finanziamenti per sviluppare il servizio di Intelligence, in particolare relativi proprio alla cyber-security. Emendamento bocciato incomprensibilmente al Senato e poi fatto dal governo alla Camera. Evidentemente non si voleva semplicemente dare meriti al M5S di questa idea buona e giusta.
Siamo inoltre riusciti, con un altro emendamento a prima firma Roberta Lombardi, a blindare 15 dei 150 milioni di euro destinati alla cyber, per la Polizia Postale.
Ora sembrerebbe che il governo si sia attivato per la creazione di un’ulteriore Agenzia specifica per la sola cyber-security, e si sa che, come per l’AISI e l’AISE, ogni agenzia ha un suo direttore.
Chi sarà questo direttore? Incredibilmente spunta il nome di Marco Carrai…
Ma chi è realmente Marco Carrai? (Riporto un pezzo del post di Alessandro Di Battista)
“…in poche parole stiamo parlando del Gianni Letta di Renzi, il “Cardinal Mazzarino” di Firenze, il fuoriclasse delle raccolte fondi a sostegno delle campagne elettorali del Presidente del Consiglio. Uno che sa lavorare molto bene nell’ombra, che ha parenti importanti (in Toscana suo cugino Paolo è stato fondatore e presidente della Compagnia delle Opere, il braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione immischiato nello scandalo EXPO) e ottimi agganci a Tel Aviv.
Carrai soprattutto è un amico. Il suo nome infatti è salito agli onori della cronaca per quello che è diventato il classico favore tra imprenditoria e politica: il pagamento dell’affitto di casa di Renzi a Firenze.”
Trovate altre informazioni in questo post che vi invito a leggere > http://goo.gl/epMbx7
Carrai è inoltre presidente degli Aeroporti toscani, ha promesso a tutti una nuova pista entro il 2017. Manca però la Via (la Valutazione di impatto ambientale). Ed ecco che arriva un emendamento governativo alla legge di Stabilità che toglie l’obbligo della Via per l’aeroporto di Firenze. Il M5S insorge e l’emendamento viene ritirato.
Marco Carrai è anche e soprattutto socio fondatore e presidente di Cys4, una società tutta dedicata alla sicurezza informatica. Sorgerebbero quindi gravissimi problemi di conflitto di interessi. Questo il sito della start up di sicurezza informatica ancora in costruzione: https://cys4.com/
Risulta che Carrai ha preteso anche la qualifica di “agente segreto” richiedendo quindi le prerogative e il raggio di azione dei servizi di spionaggio e controspionaggio.
Nessuna smentita da Palazzo Chigi e ricapitolando, da quanto si evince, sembrerebbe che Renzi stia lavorando ad una super Agenzia segreta che si occuperà di cyber-security e che avrà come vertice un suo carissimo amico, lobbista del mondo della “sicurezza informatica”.
Può un agenzia privata diventare organo dello Stato?
Il M5S è stato decisivo per stimolare e dare la spinta propulsiva, dopo anni, ad un serio dibattito in Parlamento sull'importantissima tematica della cyber-security.
Ricordo che parliamo di una problematica, quella della "non sicurezza cibernetica", che crea un danno al nostro Paese stimato in oltre 9 miliardi di euro all’anno.
Il M5S non permetterà che il governo Renzi distribuisca i 150 milioni di euro agli amici degli amici e soprattutto, cosa ben più grave, dia incarichi delicati ad imprenditori senza competenze specifiche ed in palese conflitto di interessi!
Quanto prima chiederemo la convocazione del Presidente del Consiglio in Copasir per approfondire ogni aspetto di questa ambigua vicenda.
La democrazia del nostro Paese è messa adesso a dura prova.

Se questa assurda operazione dovesse andare in porto significherà trasformare i Servizi segreti italiani in un pericoloso strumento personale, uno strumento di controllo in mano a poche persone, scelte tra intimi amici, e verrà minacciata in maniera irreversibile la tenuta democratica del nostro Paese!
Questo non lo possiamo permettere!