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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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lunedì 29 febbraio 2016

Livorno, il tribunale aveva deciso: 800mila euro per la morte del parà - Uranio, la beffa del risarcimento: "Lo Stato non paga i familiari"

Pasquale Cinelli del Reggimento Paracadutisti Tuscania
Quanto vale la vita di un servitore dello Stato che ha offerto la propria per costruire la pace nelle missioni internazionali? Ottocentomila euro, dopo quindici anni di battaglie dolorose, per la famiglia, nelle aule di tribunale. Ma potrebbe anche non avere alcun valore se l’Avvocatura dello Stato vincesse il ricorso, presentato poche settimane dopo la sentenza – la prima che riguarda militari del Tuscania – che ha dato ragione alla vedova di un soldato ucciso dall’uranio impoverito. Dura lex, sed lex.
Il servitore dello Stato si chiamava Pasquale Cinelli, militare del Reggimento Paracadutisti Tuscania, fiore all’occhiello dell’esercito italiano. A ucciderlo, quando aveva poco più di 40 anni, è stato un tumore, un terribile tumore al colon provocato dalla contaminazione con l’uranio impoverito durante le missioni all’estero. Somalia, Bosnia e altre ancora. Era il 19 novembre del 2000. La sentenza, che stabiliva un risarcimento per Giovanna Soria e la figlia Jessica, risale agli inizi di gennaio 2016, dopo 15 anni di lotte e di dolore. Sulla pelle di due donne coraggiose.
Poche settimane più tardi, qualche giorno fa, è arrivata la doccia fredda: la comunicazione dell’Avvocatura dello Stato che ha fatto ricorso in Appello contro la sentenza dei giudici fiorentini. Giovanna Soria è naturalmente amareggiata e ha sfogato la sua amarezza e la sua rabbia, come accade nell’epoca dei social, anche su Facebook. «Sono molto amareggiata – racconta dal suo salone di parrucchiera che gestisce da tanti anni a Rosignano, sull’Aurelia – quei soldi non rappresentano una vincita fortunata, ma sono un atto di giustizia nei confronti di mio marito, dell’uomo con il quale avevo scelto di invecchiare insieme, del padre di mia figlia, che quando è morto aveva 9 anni. È stato un pugno nello stomaco sapere che la sentenza è stata impugnata dall’Avvocatura dello Stato. Mio marito è stato un servitore dello Stato. Il giorno dell’addio il feretro era avvolto nel Tricolore. Non è il simbolo dello Stato? Eppure ora sono arrabbiata ed amareggiata. Quel denaro non ha per noi un valore economico, ma rappresenta un senso di giustizia, un atto dovuto per il significato della vita di un servitore dello Stato. Il mio avvocato, Angelo Fiore Tartaglia, mi ha spiegato che sarebbe potuto accadere. Io speravo che non succedesse». Giovanna Soria è una donna del Sud, una donna coraggiosa. A parlare è il suo cuore.
«Era appena rientrato dalla missione in Bosnia – ricorda – quando si è sentito male pensavamo a un mal di stomaco. Era un tumore. Il suo fisico si è arreso alla malattia. La nostra battaglia, affinché venisse riconosciuto che ad ucciderlo è stato l’uranio impoverito, è iniziata subito. Ed andata avanti per ben 15 anni. Poi è arrivata la sentenza che ritenevamo giusta. Ma esiste la giustizia se ora è stato presentato un ricorso e lo ha presentato lo Stato? Non trovo risposta». La risposta è però in quel tricolore che ha avvolto il feretro. Silenzio, è stato ucciso un eroe, un servitore dello Stato. Silenzio e rispetto.

giovedì 11 febbraio 2016

Uranio, la moglie del soldato morto: «Non ho i soldi per vivere»

Il Sottufficiale dell'AM deceduto, Gianluca Danise, 43 anni
Stefania Sommella, moglie del sottufficiale Gianluca Danise morto nel 2015, dopo mesi di agonia chiede aiuto allo Stato: «Ho una bimba di 14 mesi da crescere e un mutuo» 
«Non ho ancora avuto notizie sulla pensione di mio marito, non ho i soldi per vivere». Stefania Sommella è la moglie del primo maresciallo incursore dell’Aeronautica militare Gianluca Danise morto, a 43 anni, lo scorso dicembre dopo mesi di agonia causati da un tumore . Il militare napoletano era un veterano di tante missioni all’estero dal Kosovo all’Albania passando per Eritrea, Afghanistan, Iraq e Gibuti. Era stato uno dei sottufficiali che aveva ricomposto i corpi dilaniati dei colleghi vittime dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003, lavorando a 40 gradi all’ombra, pur di restituire i resti alle famiglie. Danise aveva raccontato la sua malattia in un diario on line che ha fatto il giro del mondo. «Ho paura di morire e non poter dare un futuro a mia moglie e a mia figlia — aveva scritto in Rete — ho paura di morire prima di aver sistemato la maledetta burocrazia militare e civile». Secondo l’Osservatorio militare sarebbe la 321esima vittima dell’uranio impoverito. Un bilancio che secondo le loro stime sarebbe salito sino a 326.
Il dolore e le preoccupazioni economiche
Adesso è la moglie Stefania, tra le lacrime, a lanciare un appello dopo aver visto il «marito morire lentamente» e «per assisterlo ho smesso di lavorare ma nei palazzi del potere sanno cosa significa stare accanto ad una persona nei momenti più acuti della malattia?». Un dolore sordo che l’accompagna giorno dopo giorno. «Vorrei poter piangere mio marito in pace — prosegue — e invece ogni giorno sono costretta a giri burocratici» che ha una figlia di poco più di un anno e per far quadrare i conti è costretta a ricorrere all’aiuto dei genitori pensionati. «Non posso più aspettare — continua — ho bisogno di quei soldi per vivere». La vedova Danise attende anche che il lavoro della nuova commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito «possa fare luce» sulla morte del marito. La speranza è «un verdetto definitivo perché noi familiari delle vittime abbiamo il morale a pezzi».
La commissione d’inchiesta e l’Osservatorio
Molto «fiducioso» che la Commissione possa svolgere un buon lavoro è Domenico Leggiero, coordinatore dell’Osservatorio militare, precisando come ci sia stavolta «la volontà di arrivare a una soluzione definitiva». Quanto ai tempi per sbloccare le pensioni di reversibilità e gli indennizzi, secondo Leggiero «una volta era l’Inpdap ad occuparsi della previdenza del comparto della Difesa e questo significava tempi più brevi nel disbrigo delle pratiche ma da quando Inpdap è stato assorbito dall’Inps, è stata persa la competenza specifica per rispondere agli aspetti, più o meno complessi, che riguardano la posizione pensionistica di ciascun militare».
L’impegno del Governo
All’appello di Stefania Sommella ha risposto subito Gian Piero Scanu, deputato e presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito, che ha precisato come «la Commissione sia al lavoro». Inoltre, ha aggiunto, «l’attività d’inchiesta verrà svolta con assoluto rigore e oggettività e, come abbiamo già dichiarato, sarà conclusa entro il 30 giugno». In quella data, aggiunge Scanu, «proporremo al Parlamento e al governo i provvedimenti di legge per eliminare alla radice il problema». Intanto, Scanu ha anche assicurato di «svolgere ogni possibile sollecitazione nei confronti delle amministrazioni competenti al fine di non rendere ancora più doloroso ciò che, di per sé, è già tragico».
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Commento personale all'articolo:
Mi riferisco principalmente a quanto asserito dal Sig. Domenico Leggiero, Coordinatore nazionale dell'Osservatorio militare. Il fatto che una volta c'era l'INPDAP e ora l'INPS ad occuparsi della previdenza del comparto Difesa NON E' UNA GIUSTIFICAZIONE ACCETTABILE, ma è uno schiaffo all'intelligenza delle persone, soprattutto ai familiari dei militari che hanno sacrificato la vita al servizio del proprio Paese. Viviamo in un'era dove, se vogliamo, si cambiano le leggi a proprio piacimento in un mese; si vuole stravolgere l'ordinamento dei servizi segreti mettendo a capo di una agenzia cyber-tecnologica un amico di famiglia che non ha nemmeno una laurea; si acquista in leasing un aereo (di cui costo è tutelato da "segreto di stato") per il quale non esisteva pilota in Italia in possesso di specifica abilitazione per il suo pilotaggio, tempo due mesi (?) ed ecco che il personale idoneo a farlo volare viene dotato di specifica abilitazione.... Insomma, viviamo in un Paese dove tutto è possibile, dove tutto è lecito... basta volerlo... Oppure è meglio dire.... viviamo in un paese dove "io so io e voi non siete un cazzo"?
Fabio Angeletti