VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

giovedì 3 settembre 2015

UNGHERIA - La stazione di Keleti, enclave siriana “Staremo qui fino all’ultimo treno”

Convogli vietati anche ieri per le migliaia di persone fuggite dalla guerra



Questa non è una bella foto”, dice Abdulhamid indicando una pagina del free press Metro, versione ungherese, che ha preso in metropolitana. “Ci fa sembrare cattivi”. Sposta l’indice sulla fila di poliziotti che scorta i turisti giù dal treno, mentre passano accanto ai migranti che due giorni fa hanno provato a prendere il treno per Monaco e sono stati fermati. La stazione di Keleti, a Budapest è ancora chiusa ai migranti e dall’ingresso principale non entrano più nemmeno i turisti.
Assedio alla stazione della Capitale ungherese - Ansa
Nella foto che ritrae il gruppo di ragazzi bloccati sulla banchina della stazione, c’è anche lui. Aspirante architetto di 22 anni, che ha lasciato la macchina fotografica in Siria. I vestiti invece li ha persi durante il viaggio in barcone, dalla Turchia alla Grecia. “Cosa penseranno i cittadini europei di noi?” Nella piazza davanti alla stazione, dove sono seduti da giorni i migranti, le notizie sull’Europa arrivano poco. Del premier Renzi che ha deciso di metterci la faccia e dell’Europa, che “tutta insieme – dice il presidente del Consiglio - deve gestire le politiche di rimpatrio”, neanche l’ombra. Il governo Orban ha cambiato strategia: la polizia è in assetto antisommossa e ferma nelle vie laterali alla stazione chiunque sembri un siriano, un afghano o dai tratti simili. In base all’istinto. Impedendogli di stazionare, cosa che era successa nei giorni precedenti, nei dintorni della piazza. Poi sceglie piccoli gruppi che carica in furgoni blindati, con le sbarre ai vetri. I migranti non si ribellano: ci sono molte famiglie e anche bambini piccoli chiusi lì dentro. “Li portiamo qualche metro più in là e poi li lasciamo liberi”, ci spiega un giovane poliziotto dopo molta insistenza. Spostamento inutile quanto poco credibile. Sono diretti nei campi per rifugiati nei dintorni di Budapest (Deprecen, Bicske, Vamosszabadi), dove sarebbero dovuti andare a farsi registrare, una volta arrivati in Ungheria, e che hanno scelto di evitare proprio per non farsi prendere le impronte digitali. MA LE PERSONE che protestano davanti alla stazione, più di un migliaio, praticamente non se ne accorgono. Quando si sparge la voce, qualcuno prova ad alzare i torni della protesta, chiede di entrare e invadere la stazione. È la seconda scintilla di ieri, dopo il lancio di una bottiglia di plastica contro il cordone della polizia da parte di un uomo. In entrambi i casi, i possibili ‘facinorosi’ vengono isolati dagli altri migranti. Le mamme sdraiate a terra con i bambini, chiedono loro di fare attenzione a non urtarli perché stanno dormendo. “Pensavo che arrivare qui sarebbe stato più semplice”, dice Abdulhamid ripensando al suo viaggio. Sono le due di pomeriggio, il sole è a picco e la piazza si è svuotata un po’. Ma lui sta seduto in prima fila per terra davanti ai poliziotti, con suo fratello e le sue due nipotine. “Perché non andiamo un po’ all’ombra? E dove dovremmo andare? Il nostro posto è qui, dobbiamo essere i primi a prendere il treno per la Germania”, risponde. Intanto all’uscita della metropolitana, dove dormono la maggior parte dei migranti, iniziano ad arrivare alcuni cittadini con borse della spesa piene di cibo, vestiti e sapone. I bagni così come i piccoli rubinetti posti al centro dello spazio sono troppo pochi per tutte le persone che vivono lì. La gara di solidarietà prosegue anche al parco dietro la stazione: “Abbiamo visto le immagini in televisione e siamo venuti qui”, spiega una coppia di pensionati ungheresi. “Di cos’altro avete bisogno?”, chiede ai volontari che stanno tentando di gestire la situazione di emergenza. O di farla sembrare normale: alcuni giocano con i bambini. Li rincorrono e li fanno disegnare. Ma anche la distribuzione del cibo diventa una lotta: per delle mele e delle banane quasi scoppia una rissa. Molti non provano nemmeno mettersi in fila per afferrarli. Alcuni ordinano una pizza gigante e la dividono a fetta: “Stiamo mangiando, Perché dovete riprenderci con la telecamera?”.

Marchiati, internati, affogati “La Ue cambi legge sull’asilo”

ITALIA, FRANCIA E GERMANIA chiedono modifiche alle norme di accoglienza mentre nell’Est Europa scene da persecuzione nazista



Le carrette del mare. I Tir della morte. E adesso i treni presi d’assalto e stipati come carri bestiame. Se ci si mettono pure i cechi a marchiare con un numero a pennarello i migranti, l’evocazione dell’immagine dell’Olocausto è inevitabile, in questo flusso che molti hanno già definito biblico, questo fiume umano che attraversa i continenti e sfocia in Europa, quando ci arriva, allo stremo delle forze. La cronaca racconta una notte d’inferno a Calais, con almeno 150 migranti a prendere d’assalto i treni all'ingresso nel tunnel sotto la Manica – grossi i disagi per i passeggeri blindati dentro - e una giornata di tensione a Budapest, dove oltre 2.000 migranti restano accampati davanti alla stazione centrale, dopo che è stato loro vietato di salire sui convogli per Austria e Germania. Da Breclav, giunge notizia che la polizia della Repubblica Ceca, armata di guanti e pennarelli, scrive numeri identificativi sulle braccia di centinaia di migranti giunti in treno dall'Ungheria e diretti in Germania.
S’ignorano le giustificazioni della pratica, che ha suscitato un’immediata eco d’indignazione in tutto il Mondo, perché ricorda quella dei campi di sterminio nazisti - lì, i numeri erano a fuoco - è un segnale, non certo l’unico, che il “buio della mente” può tornare, che l’Europa non è immune dai germi del passato se allenta l’ancoraggio dell’integrazione. Il flusso è continuo, incessante: oltre 4.000 le persone arrivate al Pireo dalle isole dello Ionio dov'erano approdate con mezzi di fortuna.
Ma la partita dell’immigrazione, la cui scena principale s’è spostata dal Sud, dal Mediterraneo, all'Europa centrale, si gioca pure al Brennero: su richiesta della Germania, che ha ormai assunto decisamente la leadership europea su questo fronte, l'Italia intende intensificare i controlli al valico di frontiera, nel rispetto degli accordi di Schengen. Si riproduce la situazione di Ventimiglia tra Italia e Francia, ma in un clima di collaborazione, invece che di contrapposizione. E la Provincia di Bolzano accoglierà per qualche giorno - come misura temporanea - un numero di profughi stimato ad alcune centinaia, per permettere alla Baviera di organizzarsi per fronteggiare l'emergenza. Sul piano diplomatico, dopo l’iniziativa congiunta tedesco-franco-britannica, che ha innescato l’incontro straordinario del 14 settembre a Bruxelles fra i ministri dell’Interno dei 28, un altro trio, questa volta Italia, Francia, Germania, produce un documento che sbozza nuove regole sull'asilo e per una ripartizione dei rifugiati equa. L’annuncio del ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier trova poi conferma in un comunicato della Farnesina. Del documento italo-francotedesco, già trasmesso a Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa europea, e ai colleghi degli altri Paesi Ue, si parlerà domani e sabato in una riunione a Lussemburgo. La Germania, dove entrano secondo la polizia cento migranti l’ora, oltre 2.000 al giorno, asseconda il cambio d’atteggiamento indicato dalla Cancelliera Merkel e si prepara a cambiare la Costituzione per rendere più gestibile in tempi brevi l'emergenza migranti. “Dovremo adattarci al cambiamento: scuola, polizia, edilizia, alimentazione, sistema sanitario, tutto!”, dice il ministro dell'Interno Thomas De Maiziere, intervistato dal settimanale Zeit. “Parlo anche di modifiche alla Costituzione - aggiunge -, da fare molto rapidamente, nel giro di qualche settimana”. Stride con la svolta tedesca, con la promessa di asilo a tutti i siriani sul territorio tedesco, l’insensibilità britannica e, soprattutto, le chiusure dei Paesi dell’Est, carri armati in Bulgaria, filo spinato in Ungheria, numeri a pennarello nella Repubblica Ceca, l’esclusiva ai cristiani in Slovacchia. Pure l’Italia, che tiene bordone alla Germania, ha le sue pecche: la Corte di giustizia europea la bacchetta per il costo troppo alto dei permessi di soggiorno (tra gli 80 e i 200 euro), non conforme alle norme europee. A due giorni da una condanna a Strasburgo, una a Lussemburgo: zoppichiamo nei principi e nella pratica.

Piazza Grande

Riforme, Mattarella ha firmato il testo alla velocità della luce

Condivido l’articolo di Sandra Bonsanti sul Fa t to di ieri; vi aggiungerei la forte delusione che ha prodotto Mattarella. Faceva ben sperare dati i suoi precedenti di vittima della mafia ma soprattutto per essere stato membro della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale con quel vergognoso premio di maggio-ranza che ha consentito, e consente tuttora, di sedere in Parlamento a 148 parlamentari che non ne hanno diritto. La logica conseguenza doveva essere lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni. Mattarella non avrebbe dovuto firmare la legge elettorale che è stata approvata con un voto di fiducia e che consente di “nominare” il 70% dei parla-mentari dai partiti. Invece l’ha firmata alla velocità della luce. Vorrei che Travaglio dicesse se è costituzionalmente corretto approvare una legge elettorale con un voto di fiducia. Abbiamo avuto la riprova che i deputati del Pd, sotto ricatto, tengono più alla loro poltrona che al bene del Paese.
La strategia politica di Salvini: lucrare sulla soffe-renza altrui

Sono un’antirenziana della prima ora, ma non posso tacere sull'affermazione di Salvini che il delitto dei coniugi catanesi “è solo colpa dello S t a t o”. Un omicidio perpetrato da un italiano è forse differente da un omicidio compiuto da un ivoriano? Se per la legge italiana una persona è innocente fino al terzo grado di giudizio, come mai poche ore dopo l’avvenuto omicidio dei coniugi catanesi si era già tutti sicuri che il ragazzo fosse il colpevole? Gli indizi a suo carico sono gravi, ma lui si dichiara innocente anche dopo più di 14 ore di interrogatorio. A nessuno è venuto in mente che sia innocente? Perché mai dopo aver compiuto un delitto tanto atroce se ne sarebbe tornato al centro rifugiati di Mineo? Poteva benissimo fuggire.
Il ministro Alfano ammette di aver agito contro la legge

Alfano ha detto: “La legge prevede il commissariamento, ma abbiamo ritenuto che non fosse il caso”. Dunque un ministro della Repubblica confessa di essere andato contro una legge, quindi di aver commesso un reato e nessuno dice niente. Siamo arrivati a questo punto? Rinchiudiamolo subito, insieme ai suoi complici sottintesi dal “noi”.

La strage di 33 anni fa

Da Milano a Palermo omaggio al sacrificio di Dalla Chiesa



Le 21.15 del 3 settembre 1982. Cosa nostra alza il tiro. In via Carini a Palermo i sicari dei corleonesi uccidono il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro. Con loro perde la vita l’agente di scorta Domenico Russo. Dopo lo choc, la rabbia. Il cardinale Salvatore Pappalardo citando Sallustio dice: “Mentre Roma discute, Palermo è espugnata”. Storia tutta italiana quella del Prefetto a cui lo Stato negò i poteri. Poteri che furono, invece, dati al suo successore Emanuele De Francesco. Trentatre anni dopo quella strage di mafia, per la quale sono stati condannati i vertici di Cosa nostra Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, l’Italia celebra la morte di Dalla Chiesa. Da Palermo a Milano. In via Carini questa mattina sarà deposta una corona d’alloro. In rappresentanza del governo è attesa la presenza del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Nel capoluogo lombardo sarà celebrata una messa di suffragio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Alle 11.30 verrà messa una corona alla lapide di fianco al monumento Al Carabiniere di piazza Diaz.

Il M5S: il web resta sovrano ma la base si è fatta gli anticorpi

Dai gruppi tematici alle assemblee “chiuse ”: così i meet up hanno anticipato Grillo



Al terzo giorno, arrivò la smentita: “La selezione dei candidati per le prossime elezioni politiche manterrà lo stesso metodo di quelle del 2013: cittadini incensurati scelti da cittadini attraverso la Rete, cittadini con non più di un mandato elettorale”. Con un mini-post sul blog, Beppe Grillo prova a cancellare il fiume di inchiostro che da giorni commenta la “svolta” annunciata sul palco di Brescia: basta fiducia totale nella Rete che ci ha fatto “imbarcare” di tutto, al prossimo giro stiamo più attenti. Eppure, la smentita di Grillo chiude solo un capitolo: il voto della Rete resta, i requisiti indispensabili per candidarsi pure. Quello che cambia - anzi, che è già cambiato - è come si arriverà a poter proporre il proprio in nome in lista. In assenza di regole ufficiali, infatti, è la base ad aver attivato gli anticorpi. Lo racconta una ricerca pubblicata prima dell’estate e curata da Roberto Biorcio, docente di Scienza Politica alla Bicocca di Milano. Con 176 interviste realizzate in 16 città italiane, Gli attivisti del Movimento 5 Stelle. Dal web al territorio, fotografa la galassia dei meet-up, ovvero l’ossatura del M5s sul territorio nazionale. È un po’ il preambolo di quello che si metterà in mostra alla festa nazionale in programma ad Imola nei giorni 17 e 18 del mese prossimo: una rassegna della “cultura di governo” grillina. Già, perché sbaglia chi immagina che la base del Movimento sia più oltranzista del suo leader. Al contrario, le assemblee e le riunioni a cui i ricercatori hanno partecipato descrivono un gruppo di sostenitori ad alto tasso di realismo. È lì, perciò, che per primi si sono posti il problema di come selezionare i loro compagni di avventura. Scrive Biorcio nella sua introduzione alla ricerca, a proposito delle assemblee dei meet up: “Per un movimento che ha avuto successo elettorale e ha molti eletti nelle arene istituzionali il dilemma è fra mantenersi il più possibile aperto alla società civile, e quindi mantenere basse le barriere all’ingresso per i nuovi membri, e porre regole e limiti sufficienti ad evitare l’ingresso di carrieristi e opportunisti e impedire che l’organizzazione divenga ingestibile per un aumento improvviso della partecipazione”.
Problema noto, soluzioni da inventare: “In assenza di direttive dal centro - spiega ancora Biorcio - i meet up sono liberi di dotarsi autonomamente di regole organizzative interne. La maggior parte dei gruppi locali si dota così di norme, più o meno formalizzate, che lasciano le assemblee aperte al pubblico, ma limitano la qualifica di attivista –e quindi il diritto di voto –a coloro che abbiano effettivamente dimostrato una presenza costante e attiva all’interno del movimento negli ultimi mesi”. È così che, sul territorio, si sta cercando di selezionare anche chi, potenzialmente, potrà arrivare in Parlamento. Non basta la partecipazione, però, così come non basta non avere fame di poltrone per essere un buon amministratore: per questo nei meet up stanno provando anche a valorizzare le competenze dei singoli, attraverso gruppi di lavoro (sull’ambiente, sull’economia, sui diritti) in cui ha diritto di parola solo chi è titolato a farlo. I primi meet up sono nati a luglio del 2005, dieci anni fa. Oggi sono più di un migliaio. Per molti, le assemblee cinque stelle, sono state un lungo di “risocializzazione” politica: persone che hanno abbandonato il Pd, la Lega, Forza Italia perchè “stanchi della logica organizzativa” dei partiti tradizionali. Eppure, le interviste, dimostrano una certa insofferenza alla “struttura fluida” che è considerata “un limite”. A volte anche perché rischia di essere troppo permeabile. Hanno concluso i ricercatori: “La garanzia di non essere colonizzati da individui animati da ambizioni caratteristiche non può più essere offerta solo da Grillo e dallo staff nazionale”.

Il governo si scorda il Colle: il Jobs Act nasce già fuorilegge

I Verdi scoprono la violazione: per gli ultimi 4 decreti serviva la firma del Quirinale entro il 26 agosto. Replica: “È tutto ok”


Il Jobs Act rischia di essere fuori legge. Almeno nei quattro decreti legislativi all’esame delle Camere che devono essere approvati definitivamente dal Consiglio dei ministri. A scoprire la violazione del dettato costituzionale sono i Verdi di Angelo Bonelli che, con la senatrice Paola De Pin, ex M5S passata al movimento ecologista, hanno presentato un’interrogazione parlamentare. L’elemento di incostituzionalità potenziale riguarda le prerogative del Quirinale, la cui firma, secondo quanto previsto dalla legge delega, è necessaria per emanare il provvedimento. Firma che dovrebbe essere apposta “entro venti giorni dalla scadenza” del provvedimento. Il quale scade il 16 settembre. I venti giorni scadevano, quindi, il 26 agosto, quando il Parlamento dormiva e anche il governo era piuttosto assente. Il ministero del Lavoro, interpellato dal Fatto sulla possibile invalidazione dei decreti legislativi ha risposto sicuro: “Per quanto ci risulta, è un rischio che non esiste”. Eppure, chi ha redatto la nota per i Verdi non ha dubbi e li spiega con chiarezza. È la stesse legge delega a precisare i termini della questione. Al comma 10, infatti, si legge: “I decreti legislativi di cui ai commi 1, 3, 5, 7 e 8 del presente articolo (quelli da cui derivano i decreti legislativi in via di approvazione, ndr.) sono adottati nel rispetto della procedura di cui all'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400”. La legge 400 è in bella evidenza sul sito ufficiale del governo. All’articolo 14, non solo spiega che “i decreti legislativi adottati dal Governo ai sensi dell’articolo 76 della Costituzione sono emanati dal Presidente della Repubblica con la denominazione di ‘decreto legislativo’ e con l’indicazione, nel preambolo della legge di delegazione, della deliberazione del Consiglio dei ministri e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla legge di delegazione”. Quello che è più importante è che si precisa che “il testo del decreto legislativo adottato dal governo è trasmesso al Presidente della Repubblica, per la emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza”. I venti giorni sono già passati e i decreti non sono ancora transitati per palazzo Chigi per l’ok definitivo. Stiamo parlando dei quattro testi che riguardano il riordino dei servizi ispettivi, gli ammortizzatori sociali, la semplificazione degli adempimenti e le politiche attive. Pezzi significativi del provvedimento per i quali, però, la firma del Presidente della Repubblica potrebbe essere aggirata e resa superflua. Chi ha studiato il caso ricorda il precedente, avvenuto nel 2002, con il governo Berlusconi, quando la giurisprudenza ritenne addirittura “clamoroso” che Berlusconi avesse inviato un decreto legislativo in Parlamento lo stesso giorno della sua emanazione. Ma si trattava del Codice della Strada e nessuno si sarebbe sognato di fare ricorso contro una legge di questo tipo. L’importanza dell’articolo 14 della legge 400, del resto, è confermata da un’al - tra sentenza della Consulta del 2000. L’effetto, dunque, potrebbe essere quello di un “vizio formale” nell’ambito del procedimento di emanazione dei decreti attuativi del Jobs Act, il quale comporta un eccesso di delega, non avendo il Governo rispettato termini e modalità indicati dal Parlamento per l’esercizio della delega stessa. Il governo, a giudicare dalla sua risposta, potrebbe non tenerne conto e andare avanti. A quel punto potrebbero fioccare i ricorsi. Chi reputasse ingiusto uno dei provvedimenti contenuti nei quattro decreti potrebbe invocarne, presso un Tribunale, l’incostituzionalità. Il contenzioso giudiziario potrebbe avere esiti imprevedibili.

La buona scuola di RENZI è una migrazione forzata

Deportati La Giannini canta vittoria. Ma sono solo novemila i docenti assunti nella “fase B”della riforma E settemila saranno costretti a spostarsi da Sud a Nord

È andata come previsto. E come andrà ancora perché non è finita. La “deportazione” degli insegnanti, termine improprio per definire la migrazione forzata dei nuovi assunti, si conferma nelle stesse cifre dettate dalla ministra Giannini. Sono 7 mila i docenti costretti a spostarsi fuori dalla Regione di appartenenza. La ministra, furbescamente, mette a confronto questo dato con le 38 mila assunzioni (37.692 per l’esattezza) realizzate finora in modo da dire che si tratta di una percentuale “fisiologica”. Poi fa il confronto con i 7.700 spostamenti forzati dello scorso anno per andare a coprire supplenze in varie parti d’Italia. In realtà, I 7 mila vanno confrontati con le 9 mila proposte di assunzione inviate la scorsa notte dal ministero ad altrettanti docenti. Le assunzioni realizzate nella fase precedente (le altre 29 mila) sono state attivate mediante le vecchie procedure delle graduatorie provinciali. Chi si è spostato da una città all’altra lo aveva ampiamente messo nel conto perché si era iscritto o iscritta in una lista provinciale diversa dalla propria. In questi termini, il rapporto tra 7 mila e 9 mila è altissimo senza contare che i restanti 2000 sono stati comunque costretti a spostarsi di città sia pure nella stessa Regione. Il grosso andrà al Nord venendo da Sicilia e Campania ma anche nel Lazio. Anche il riferimento allo scorso anno è improprio: un conto è spostarsi per una supplenza sperando, prima o poi, nell’assunzione nella propria città, un altro è riorganizzare la propria vita dopo aver studiato anni, essersi specializzati, aver già insegnato magari per dieci anni. Questi numeri, però, nascondono problemi ancora più rilevanti, se possibile. Le assunzioni finora prodotte dalla Buona scuola, le 38 mila circa di cui parla Giannini, sono molto lontane da quelle previste fino a questa fase: 47 mila. Circa 9 mila cattedre, quindi, non sono state assegnate e, per come è stata organizzata la scansione del reclutamento, saranno affidate, di nuovo, alle supplenze. Non a caso il sottosegretario Davide Faraone è costretto ad ammettere che la famigerata “supplentite” sarà sì debellata, ma solo dal secondo anno della riforma. Fino a un po’di tempo fa ci avevano assicurato che la malattia cronica della scuola italiana sarebbe scomparsa immediatamente. I numeri sono ancora più impietosi se si allarga lo sguardo. Sommando alle assunzioni già fatte le 55 mila che si attendono dalla fase C, quella relativa al potenziamento dell’offerta formativa (sulla base delle domande delle singole scuole e che si sapranno solo a novembre) si arriva a un totale di 92.692. Ben distanti non solo dalle 148 mila assunzioni annunciate da Renzi ma anche dalle 102 mila previste dalla legge. Quel che è peggio sono numeri che indicano il mantenimento in vita della Graduatorie a esaurimento (Gae) per circa 50 mila precari che, quindi, non sono debellati. La Flc-Cgil rimprovera al governo di non aver fuso le fasi B e C in modo da compensare meglio le domande degli insegnanti (e quindi le loro abilitazioni) e le necessità delle scuole italiane. Il sindacato Anief, invece, sottolinea l’altro aspetto pasticciato: esistono cattedre scoperte perché mancano iscritti alle Gae per determinate materie mentre ci sono migliaia di precari di seconda fascia esclusi dal piano assunzioni. Dal lato del governo, ovviamente, si guarda al dato positivo. Faraone assicura che nel giro di due anni si affermerà finalmente la normalità. La ministra Giannini confida nel prossimo concorso, che sarà bandito a dicembre (ma doveva essere bandito a ottobre) per avere finalmente tutto il personale necessario. Anche la ministra Marianna Madia insiste sul fatto che “finalmente è stata sanata la ferita dei precari storici”. Vedremo. La ministra Giannini ha anche fornito alcuni dati delle nuove assunzioni. L’87% dei 37.692 immessi in ruolo sono donne, quasi la metà, il 48,6%, ha meno di 40 anni, ma più della metà si colloca nella fascia di età superiore: 38,6% tra i 40 e i 50 e 12,7% sopra i 50. Dati che confermano tutte le definizioni finora date sugli insegnanti italiani precari. Che in parte lo resteranno, visto che la migrazione forzata resta il dato saliente. E quando si conosceranno le destinazioni dei prossimi 55 mila, la dimensione del fenomeno potrebbe essere davvero di massa.

mercoledì 2 settembre 2015

COME ARRIVEREMO A GOVERNARE - 5^ PUNTATA - TELECOMUNICAZIONI

8 anni fa Beppe Grillo interveniva durante la riunione del CDA Telecom. Non dev'essere facile trovarsi in quel posto e dire quelle cose.
Buona visione


lunedì 31 agosto 2015

L'INCUBO DI RENZI SI CHIAMA LUIGI DI MAIO PROSSIMO PREMIER 5 STELLE



“Renzi minaccia regolarmente il voto ma è solo un bluff. Dentro il Parlamento vogliono arrivare tutti fino al 2018, tranne noi del M5S. Ci rimarranno tenendosi per mano, ma continueranno a fare danni: e sarà la loro tomba” E’ la previsione di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e membro del Direttorio dei Cinque Stelle che emerge durante un’intervista al Fatto Quotidiano. Secondo Di Maio per capire quella che è la strategia di Renzi “basta vedere i casi di Ignazio Marino e Rosario Crocetta. Il primo è stato appena commissariato, ma il Comune non è stato sciolto, pur di evitare le urne. Mentre il governatore siciliano ha finto di abolire le Province per poi ripristinarle di fatto con le aree vaste. Ed è ancora lì”. In altre parole: “Il presidente del Consiglio trova sempre il modo di uscire dai guai schivando il voto. E farà così anche per il Governo Dipendesse dai cittadini si andrebbe a votare domani. Quel che è certo che gli altri partiti temono la democrazia. Ma la gente sa giudicare: ha visto che con 300mila euro dei nostri stipendi abbiamo ricostruito una strada in Sicilia”.
Reddito di cittadinanza, ecco come
E’ fiducioso Di Maio, non meno di quanto lo sia apparso sulle Riforme il Presidente del Consiglio nel corso dell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, che le proposte dei penta stellati per il Paese possano fare breccia nell’elettorato. E battere il PD. Il Movimento non teme di essere “imitato” dai dem in una delle sue proposte politiche più dirompenti; il reddito di cittadinanza. Nei giorni scorsi il viceministro all’Economia Morando ha aperto a un reddito di minimo per le famiglie povere, attorno ai due miliardi all’anno. Tutt’altra cosa quello proposto di grillini, assicura Di Maio: “Quella pensata da Morando è una misura assistenzialista, una mancia per i più poveri. Bisogna lavorare sulla proposta del M5S da 17 miliardi, che prevede 780 euro a persona. Le coperture si trovano tagliando le pensioni d’oro e tassando il gioco d’azzardo e gli utili dei concessionari autostradali. Diverse regioni, governate dal Pd, hanno già istituito il reddito di cittadinanza. Eppure Renzi lo definiva incostituzionale”.
“Salvini non è credibile”
Oltre all’ipotesi elezioni Di Maio non crede all’alleanza con Salvini. I suoi appelli per un’opposizione comune a Renzi, dice: “Non valgono neanche una risposta” e non gli fa cambiare idea quanto emerge dai sondaggi:l’elettorato della Lega, in caso di M5s al ballottaggio, voterebbe i grillini quasi in blocco. “Salvini cerca di somigliarci, ma per farlo dovrebbe farla finita con i vitalizi e i rimborsi per milioni che prende ogni anno anche la Lega. I sondaggi lasciano il tempo che trovano ma certo molti vedono in noi gente onesta e hanno la curiosità di provare un governo a 5Stelle”. Carroccio e Movimento si differenziano anche in tema di immigrazione: “Loro fanno parte del sistema che non vuole risolvere questo fenomeno, ma anzi lo alimenta, perché lo sfrutta. La posizione del Movimento è semplice: i profughi vanno distinti dai clandestini, che devono tornare nei loro Paesi. Mi dispiace dirlo, ma non possiamo permetterci di tenere tutti. Bisogna inoltre lavorare a monte, innanzitutto smettendola di alimentare guerre, con l’esportazioni di armi Finmeccanica è il primo esportatore di armi verso la Siria. Prima fanno affari con i conflitti, alimentandogli esodi: poi li fanno con l’immigrazione. Più immigrati arrivano, più le cooperative, magari nate il giorno prima, racimolano denaro”.

Pomezia per i bimbi disabili



"A Pomezia la mensa ed il trasporto scolastico sono gratis per i bimbi con disabilità. Un gesto di estrema sensibilità nei confronti di chi vive condizioni di disagio. L'esenzione per gli studenti con disabilità va ad aggiungere un criterio importante a quelli già in vigore, che prevedono il pagamento del servizio in base al reddito e fasce di esenzione parziale o totale per le famiglie con disagio economico (chi guadagna poco, paga pochissimo) e quelle con più di un figlio che usufruisce del servizio. Mensa e trasporto scolastico sono due dei servizi essenziali che abbiamo mandato a gara, dopo anni di proroghe, con l'obiettivo di restituire alla cittadinanza servizi di qualità a costi sostenibili tanto per gli utenti che per l'Ente. Abbiamo deliberato "la totale esenzione dal pagamento del servizio mensa e trasporto per gli alunni ai quali è riconosciuta, dalla Commissione Medica della A.S.L., invalidità grave di cui all'Art. 3, comma 3 della Legge 104/92". Nei prossimi giorni verrà pubblicato il bando con le modalità per accedere all'esenzione o alle agevolazioni previste per il pagamento dei servizi".
Fabio Fucci, sindaco M5s Pomezia




Equitalia, caos a Roma per pagare le cartelle. Polizia negli uffici comu...

MOVIMENTO 5 STELLE ROMA. ACCESSO AI CONTRATTI DERIVATI DEL COMUNE - 03/0...

CARLA RUOCCO con M5SRoma. ACCESSO AI CONTRATTI DERIVATI DEL COMUNE - 03/...

sabato 29 agosto 2015

Dado fa paura alla mafia


"Il comico Dado è stato minacciato su Facebook dai Casamonica per una parodia del funerale del loro boss 'Zio' Vittorio: la sua arte non poteva avere consacrazione migliore! Queste minacce sono la dimostrazione che la sua satira ha fatto centro e che la verità, anche quando strappa un sorriso, fa paura alla mafia". 
M5s Parlamento


L'auto elettrica si ricarica in autostrada senza fermarsi a fare rifornimento

Come viaggiare in auto elettrica felici e contenti senza essere costretti a fermarsi alla stazione di servizio per ricaricare la batteria. Utopia? No, i primi test sono imminenti nel Regno Unito, che ha finanziato il progetto con 700 milioni di euro.



Il tallone d'Achille delle auto elettriche? La ricarica. Non c'è incentivo all'acquisto che tenga se non c'è una strategia per la diffusione capillare di stazioni di servizio che permetta ai veicoli di muoversi senza problemi di autonomia. Ebbene, nel Regno Unito quella visione complessiva c'è. Si chiama Road Investment Strategy e prevede, tra l'altro, la presenza di una stazione di ricarica almeno ogni 32 km sulle autostrade e corsie ''verdi'' di ricarica con spire annegate nell'asfalto e cabine elettriche a bordo carreggiata.



Lo studio di fattibilità commissionato nel 2013 dalla società autostradale Highways England è ormai pronto e il Governo lo finanzierà con 700 milioni di euro. La sperimentazione è imminente e già nel 2017 saranno avviati i test pubblici dei primi tratti di strada asfaltata con corsie dedicate alla ricarica di auto elettriche e ibride plug-in.  

La Road Investment Strategy britannica prevede che le corsie verdi vengano in seguito aperte anche sulle più importanti strade extraurbane per permettere ai veicoli a zero emissioni, comprese le ibride con sistemi plug-in, di percorrere lunghe distanze senza inquinare e senza programmare soste per la ricarica delle batterie. Il Ministro dei trasporti Andrew Jones vuole che il Regno Unito diventi il paese leader di questa tecnologia.



Così funzionerà la corsia verde per i veicoli elettrici wireless.
L'ingegnere capo di Highways England, Mike Wilson, ha detto che entro la fine dell'anno cominceranno i primi esperimenti su strade chiuse al pubblico, che replicheranno le condizioni riscontrabili sulle autostrade britanniche. Saranno utilizzati veicoli elettrici integrati con sistemi di ricarica wireless.
Per chi volesse approfondire gli aspetti tecnici, ecco il link allo studio di fattibilità delle Highways England. 

Auto elettrica, la ricarica del futuro è wireless

Molte sono le tecnologie che stanno mettendo a punto tecniche per ricaricare le auto elettriche che piano piano stanno entrando nel mercato, fra 1 due anni potremo vedere questa tecnologia, anche essendo il veicolo in movimento dove nel Regno Unito è pronta già la sperimentazione.

Nel video viene spiegato come è possibile ricaricare una auto elettrica senza cavo.
La tecnica la stanno mettendo a punto ricercatori nella città di Saragozza in Spagna con un sistema Wireless parcheggiando semplicemente l'auto dove è posizionata una piastra ricaricante. La ricarica avviene per induzione funzionante a 2 piastre, di cui una sotterrata che riceve l'energia elettrica dalla fonte e un'altra posta sotto il veicolo che funziona da batteria, quando l'auto si trova alla stazione di rifornimento elettrico entra in funzione la connessione tra le due piastre e quella sotterrata trasferisce elettricità al veicolo. Se guardate il video la spiegazione è molto più dettagliata.

Fonte

Come arriveremo a governare - 4^ puntata: La comunicazione

Carl Rogers diceva che la tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.
La costruzione di un pensiero politico passa attraverso l'analisi fra "cose dette" e " cose fatte". 
La comunicazione non può e non deve essere l'unico elemento della nostra valutazione della realtà nonostante ne riconosca la sua fondamentale importanza.

Quello che dice Beppe Grillo in questo video è fondamentale. Vi prego di togliere la parola "Berlusconi" e ragionare sul contenuto.
BUON VIDEO


venerdì 28 agosto 2015

COME ARRIVEREMO A GOVERNARE: 3 PUNTATA - LA DEMOCRAZIA

Voi direte: beh? la democrazia me la metti al terzo giorno? si è vero è la prima cosa.. ma se non capiamo come si muovono INFORMAZIONE e POTERE non c'è democrazia, non può esserci ..anche con strumenti idonei.

Bisogna prima capire e "solo" dopo esprimersi...

Se la domanda è ...oggi quale luogo comune vorresti abbattere? :
"La colpa è della politica"

Non è vero..

Vivere da sudditi o da cittadini .. Questa è la nostra scelta, questa è una delle scelte che POSSIAMO fare.

Oggi 30 minuti insieme a Beppe Grillo... ma vedrete che vi sembreranno 3. BUONA VISIONE
DEOCRAZIA

COME ARRIVEREMO A GOVERNARE: 3 PUNTATA - LA DEMOCRAZIAVoi direte: beh? la democrazia me la metti al terzo giorno? si è vero è la prima cosa.. ma se non capiamo come si muovono INFORMAZIONE e POTERE non c'è democrazia, non può esserci ..anche con strumenti idonei.Bisogna prima capire e "solo" dopo esprimersi...Se la domanda è ...oggi quale luogo comune vorresti abbattere? :"La colpa è della politica"Non è vero.. Vivere da sudditi o da cittadini .. Questa è la nostra scelta, questa è una delle scelte che POSSIAMO fare.Oggi 30 minuti insieme a Beppe Grillo... ma vedrete che vi sembreranno 3.BUONA VISIONE

Posted by Giovanni Endrizzi - Portavoce Cinque Stelle Senato on Giovedì 27 agosto 2015

giovedì 27 agosto 2015

La voce del padroncino

L'intervento del portavoce M5s alla Camera, Mattia Fantinati al meeting di CL ha acceso le fantasie dei giornalai. "Il siparietto del grillino" titola L'Avvenire (il giornale della Chiesa, che però è in testa ai finanziamenti pubblici - con 4.355.324 di euro annui! - percepiti dallo Stato); "La tirata del 5 Stelle" scrive invece il Corriere della Serva in un boxino delle pagine interne. "Il siparietto", "La tirata", tutto pur di svilire un intervento storico. Ma del resto, li capiamo. Molti giornalisti tengono famiglia! E se non ti allinei sei fuori.

di Giuseppe Brescia, Portavoce M5s Camera dei Deputati

"Fare informazione seria, libera, corretta e di qualità è un'operazione complessa, di cui pochissimi in Italia sono capaci. E purtroppo questa grave carenza i cittadini italiani la pagano in termini di democrazia e consapevolezza. Il finanziamento pubblico all'editoria è nato con nobili intenti ma si è subito trasformato in una ghiotta occasione per tanti approfittatori e truffatori di abusare dei soldi dei contribuenti per i loro porci comodi. Dallo sdegno nei confronti di questi sprechi e questi abusi nasce la nostra posizione tranchant sull'abolizione tout court dei finanziamenti pubblici all'editoria. Siamo entrati in parlamento con un punto molto chiaro a riguardo sul quale non abbiamo affatto cambiato idea: il finanziamento pubblico all'editoria deve essere abolito! Abbiamo presentato una proposta di legge in merito, abbiamo lottato affinché si riuscisse a discuterla in commissione e ce l'abbiamo fatta. Da qualche mese a questa parte grazie alla nostra proposta di legge si è aperto un dibattito interessantissimo, franco e quasi del tutto scevro da posizioni preconcette, in cui si sono confrontati oltre alle forze politiche anche tutti i portatori di interesse e gli esperti del settore. Tutti hanno ammesso la necessità di mettere mano al sistema che regola i rapporti tra il mondo dell'informazione e quello della politica. Come ho più volte ricordato in commissione, la classifica di Reporter senza frontiere ci vede drammaticamente crollati al settantatreesimo posto per libertà di stampa, davanti a noi paesi come Malawi, Papua Nuova Guinea, Haiti. Un risultato che non può lasciare la politica indifferente, un risultato che, pensate un po', dipende anche dalle pressioni che i giornali subiscono dalla malavita organizzata e, udite udite, dalla politica! E' allora evidente che il legame che tutt'oggi esiste tra i governi di turno e i giornali, la subalternità di questi ultimi ai primi, sia assolutamente deleterio e deve essere spezzato una volta per tutte. Quello che noi vogliamo è una informazione di alto livello, di indiscussa qualità secondo dei criteri oggettivi quali imparzialità, completezza, obiettività e continuità dell'informazione.
Jeremy Rifkin nella sua ultima opera “La società a costo marginale zero” parla di come il mondo dell'editoria, della comunicazione e dell'intrattenimento, stia cambiando radicalmente grazie ad Internet che “ha reso accessibile gratuitamente a miliardi di persone una massa di informazioni sempre più consistente. Oggi, più di un terzo dell'umanità genera informazioni attraverso cellulari e computer relativamente economici e le mette in condivisione sotto forma di video, audio o testi in modo interconnesso e collaborativo”. Insomma l'era dell'informazione detenuta da una intellighènzia che tutto sa e che concede pillole di questo importante sapere sotto forma di “preziosi” articoli di giornale sembra aver lasciato il campo ad un sistema molto più democratico in cui ogni individuo è sia consumatore che produttore di informazioni. La strada per questo settore è dunque segnata e nessun aiutino di Stato potrà invertire la rotta. I professionisti dell'informazione non possono far altro che adeguarsi a questo nuovo modello e molti di loro già ci si stanno confrontando con successo, altri meno. Chi non si terrà al passo coi tempi si estinguerà. A quanto pare invece il governo sta studiando un nuovo sistema di finanziamento all'editoria, sta cercando le coperture finanziarie per un nuovo fondo che sarà chiamato “Fondo per il pluralismo dell'informazione” che dovrebbe ammontare a circa 100 milioni di euro. Quindi, ancora finanziamenti diretti all'editoria. Questi soldi non sarebbero neanche gli unici ad andare ai giornali, infatti il sottosegretario Lotti, fedelissimo del premier mai eletto, ha creato un fondo straordinario, pari a 120 milioni di euro, che è servito a molte testate per i prepensionamenti. A questa barca di fondi pubblici si aggiungano i finanziamenti indiretti ancora vigenti come l'obbligo di pubblicazione dei bandi pubblici, tutti quattrini che vanno ad ingrossare le tasche della casta degli editori che inevitabilmente restituiscono il favore al governo in termini di articoli in cui si elogia l'operato del premier. Si aggiunga la lottizzazione della RAI e il fatto che il resto dell'informazione è in mano a Berlusconi ed eccovi servito il grande patto del Nazareno dell'informazione. Insomma, roba che neanche in Malawi...ah no, loro sono un pezzo avanti!".


Lavoro, figuraccia di Poletti: "Ci siamo sbagliati sui dati"