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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

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giovedì 8 ottobre 2015

Marino, aragoste e bugie “Restituisco i soldi delle cene”

Dichiarazioni inesatte su pranzi e viaggi.
Lui nega: “Ma pagherò 20 mila euro di tasca mia”


L’ultima dichiarazione di Ignazio Marino che non corrisponde al vero è quella firmata il 5 maggio del 2015: “Con riferimento al pagamento di euro 125,00 effettuato in data 4 maggio 2015 in favore del ristorante ‘Tre Galli’ di Torino, con la carta di credito per la carica di sindaco, dichiara sotto la propria responsabilità che detto pagamento è relativo a una cena offerta per motivi istituzionali a don Damiano Modena incontrato ad Alessandria in occasione della presentazione del suo libro. In fede. Prof. Ignazio R. Marino”. Peccato che la cena fosse a Torino e don Damiano Modena, dopo la presentazione, abbia dormito ad Alessandria. Marino, ha raccontato il prelato al Corriere della Sera ieri, andò via prima della fine dell’incontro. Al ristorante di Torino “I tre Galli” raccontano: “Marino quella sera era con 4 persone. Uno di loro prese solo un tè perché non stava bene. Gli altri hanno mangiato con lui”.


Chi ha bevuto il Gattinara Tre vigne da 37 euro? Chi ha mangiato i due piatti di agnolotti e i due sottofiletti di fassona più una selezione di formaggi per un conto di 125 euro? Mistero, buffo certo, ma mistero. Se Ignazio Marino pensava di fermare le polemiche sollevate dal M5S con la pubblicazione on line sul sito del Comune delle sue note spese, ha sbagliato strategia. Marcello De Vito, già candidato sindaco del M5S, con altri tre colleghi ieri ha depositato alla Procura di Roma un esposto di sette pagine nel quale segnala ai pm quattro episodi sospetti: la cena del 26 dicembre 2013 al Girarrosto Toscano con un conto da 260 euro pagata dai contribuenti nonostante Marino (come dichiarato dal ristoratore al Corriere della Sera e poi ritrattato e poi riaffermato al Tg4 davanti a una telecamera nascosta) fosse con la famiglia; la cena del 5 ottobre 2013 presso il Ristorante Archimede di Sant'Eustachio (104 euro) al quale avrebbe dovuto partecipare un esponente dell'ospedale San Filippo Neri e quella del 26 ottobre 2013 al Sapore di mare (150 euro) alla quale avrebbero dovuto partecipare rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio che però ai giornali dicono di non saperne nulla. Il M5S invoca un’indagine anche sulla trasferta americana per la quale non è stata fornita ancora la documentazione. Non basta: l’avvocato del M5S, Paolo Morricone, presto tornerà in Procura a integrare l’esposto. Ogni giorno spuntano nuove cene sospette. Oltre ai Tre Galli di Torino c’è da aggiungere la Taverna degli amici, a Roma, il 27 luglio 2013, un mese dopo l’elezione. Per giustificare la spesa di 120 euro Marino dichiara “sotto la propria responsabilità che detto pagamento è relativo a una cena offerta per motivi istituzionali a un rappresentante del Who”, cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Però il ristoratore ‘Maurizio’ avrebbe detto al Corriere che in realtà avrebbe bevuto un Jermann Vintage Tunina da 55 euro con la moglie. Altro che Who.


Quando c’è a tavola la pregiata cantina Jermann Marino perde i freni inibitori: il 10 agosto 2014 al Sapore di Mare ha innaffiato una cena a base di pesce per tre persone con una bottiglia di Capo Martino da 80 euro. Il 16 novembre raddoppia pagando 160 euro due bottiglie di Capo Martino. Il primo novembre del 2014 ordina un Were dreams e il 14 dicembre torna al Vintage Tunina brindando ai miliardi di debito di Roma Capitale con una bottiglia da 80 euro che accompagna 10 spaghetti all’aragosta. Una somma che, per giunta per un vino bianco, è un’enormità. C’è poi una stranezza: Marino il 25 febbraio 2015 cena all’Archimede Sant’Eustachio con quattro persone e paga alle 23 e 42 con la carta del comune ben 304 euro. Sostiene di ospitare “operatori del settore turistico”. E sia. Però non basta. Un minuto dopo striscia ancora la carta per altri 141 euro per altri tre pasti. Per ottenere il rimborso di questa seconda ricevuta sostiene si tratti di “una cena del 11 settembre 2014 offerta per motivi istituzionali a due esperti di bandi e finanziamenti europei”. Marino dichiara che alla cena avrebbe spedito all’ultimo momento l’assessora Alessandra Cattoi perché lui era impegnato. Dall’entourage del sindaco spiegano che probabilmente il conto era rimasto aperto per sette mesi.
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La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per ora senza ipotesi di reato e contro ignoti. La prima mossa è l’acquisizione del regolamento comunale che disciplina l’uso della carta del sindaco. Poi bisognerà ascoltare i ristoratori che smentiscono le note spese e solo alla fine il sostituto procuratore Roberto Felici dovrebbe sentire la versione di Marino. Intanto il sindaco con un gesto a sorpresa ha annunciato che pagherà di tasca sua tutte le spese sostenute con la carta. “In questi due anni – fa sapere Marino – ho speso con la carta meno di 20 mila euro per rappresentanza e nell’interesse della città. È di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome”. Alessandro Di Battista, nella conferenza stampa del M5S non si accontenta: “È una questione morale. Marino si deve dimettere”.

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