Ci sono due alternative secche. La prima è far finta di
niente e sperare che il M5s non abbia la sindrome Lucy. La seconda è immaginare
un accordo di governo, con un emendamento sul quale dobbiamo essere pronti a
mettere la fiducia”. La “svolta” sulle unioni civili secondo Renzi arriva a
metà dell’intervento all’assemblea del Pd. Debitamente preparata, seguendo la
regola della suspence: una citazione-omaggio per Sel e Verdini “strani amori”;
una slide che mostra il Pd nelle vesti di Charlie Brown che corteggia i
5Stelle, modello Lucy, che dicono sempre no; e soprattutto un’ammissione, che
passa per un’altra slide, che mostra i numeri del Senato (Pd 112, altri gruppi
208): “Lì non abbiamo i numeri, senza un’alleanza non andiamo avanti”.
VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE
DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO
11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo
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lunedì 22 febbraio 2016
ADDIO STEPCHILD Il premier vuol porre la fiducia con Alfano e Verdini su maxi-emendamento senza adozioni. M5S: “Votiamo tutta la legge” Renzi dimezza le unioni Di Maio: “Sì alla Cirinnà”
domenica 21 febbraio 2016
VELENI - Le allusioni della Cirinnà sui renziani delusi, lo scontro tra il ministro e la senatrice Maria Elena, Rosa Maria e la guerra di poltrone
![]() |
| Maria Elena Boschi e Rosa Maria Di Giorgi |
È una bella e austera signora, la senatrice Rosa Maria Di
Giorgi. E coraggiosa, per il male che ha dovuto combattere nel suo corpo. Viene
da Firenze ed è considerata una renziana, con un dettaglio non trascurabile. La
sua fiorentinità, seppur consolidata da un passato da assessore in quella
città, non le ha mai dato il pass per entrare nel giglio magico che adorante
attornia il premier rottamatore. Ed è per questo che adesso, in vista del
tornante cruciale per la legge Cirinnà, sono tanti i sospetti e i veleni che
avvolgono, all’interno del Pd, il suo duello con la ministra Maria Elena
Boschi, paladina dei diritti civili e di fatto numero due del governo di Matteo
Renzi. Per chiarirci: la senatrice Di Giorgi è alla guida della nuova corrente
dei cattodem al Senato e si batte strenuamente contro la stepchild adoption,
l’adozione del figliastro da parte di uno dei conviventi omosessuali. Eppure, a
differenza del torinese Stefano Lepri, altro volto noto di questa neominoranza
dissidente, lei non ha una storia di integralismo cattolico. Tutt’altro.
Partita dal Pci, è stata nel Pds e nei Ds e solo alla fine ha trovato la
Margherita, prima del Pd. Insomma, una laica. Ed ecco, allora, che compaiono le
nuvole nere del suo rapporto feroce con Boschi, a proposito delle unioni
civili. Donne contro, stavolta nell’universo renziano dopo il surreale
ventennio berlusconiano. Ha fatto scalpore, per esempio, il grido con cui “Rosa
Maria”, che di “Maria Elena” potrebbe essere la mamma, ha accolto la ministra
alla tormentata assemblea dei senatori del Pd: “Cosa ci fai qui? Tu che c’entri?
Mica è un ddl del governo”.
Così subito dopo è stata proprio Di Giorgi il bersaglio di
altri strali rosa, sempre nel Pd. Il più clamoroso, poi smentito, è stato
quello della stessa Cirinnà, quando si è lasciata scappare lo sfogo sulle “porcate”
di alcune renziani. Ossia le “porcate” di Di Giorgi. E ancora, una
dichiarazione della deputata Elisa Simoni, che vanta una cuginanza alla lontana
con il premier: “La senatrice Di Giorgi ha firmato nel 2013 una proposta di
legge che, a differenza di questa, prevedeva una stepchild ad op ti on
automatica, non, come adesso, mediata da un giudice. Anche nei casi di
riproduzione medicalmente assistita. Cambiare idea è legittimo, ma anche
sospettare un riposizionamento politico, più che di coscienza”. Ma qual è il
motivo di questo astio contro Di Giorgi? Semplice. La versione dentro il Pd
riconduce alle sue ambizioni di governo il “riposizionamento ” sulle unioni
civili. E il duello con Boschi avrebbe radici antiche e profonde. Innanzitutto
c’è chi racconta che Di Giorgi ci rimase malissimo già quando “Matteo” formò il
suo esecutivo e lei non fu chiamata a ricoprire incarichi, a differenza della
ministra “Maria Elena”. Il secondo round è più recente. La senatrice dei
cattodem si aspettava un “recupero” nel rimpastino fatto da Renzi per tenere
buoni i notabili alfaniani di Ncd, partito di poltrone ma non di voti. Anche
stavolta, però, le speranze di Di Giorgi sono rimaste tali. Di qui, forse,
l’aumentata irriducibilità sul ddl della Cirinnà. Il capitolo dei renziani
contro, anzi delle renziane contro, s’ingrandisce ancora. In appena due anni
sono varie le guerriere del premier sedotte e abbandonate. Nel frattempo, la
battaglia al Senato non è ancora finita. Anzi.
mercoledì 17 febbraio 2016
IL M5S NON HA "AFFOSSATO" NULLA - Vito Crimi fa un poco di chiarezza!!!
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| Vito Crimi (M5S) |
FACCIAMO CHIAREZZA
«Il Movimento 5 Stelle ha affossato le unioni civili»: ecco
la prima balla vomitata ai quattro venti dalla banda Renzi e subito rilanciata
dai media a reti unificate. Cerchiamo di fare chiarezza, perché il Pd è un
maestro nel nascondere le proprie magagne e ad addossare agli altri le proprie
responsabilità.
Primo: ieri non abbiamo votato niente. Nessun
"canguro", nessun emendamento, nessuna legge.
Secondo: l'unica votazione in 4 ore di seduta è stata la
sospensione dei lavori dell'aula per rimandarli ad oggi. E NOI ABBIAMO VOTATO
CONTRO, mentre il Pd votava a favore. Perché abbiamo votato contro? Perché
volevamo votare tutti gli emendamenti già ieri. La legge sulle unioni civili è
una legge sacrosanta. Sono due anni che ci battiamo per portarla in aula, discuterla
e votarla. Cos'ha fatto il Pd in questi due anni? Tutto, per impedire che
venisse calendarizzata. Adesso, finalmente, è in aula. E da tre settimane nicchiano, cincischiano, confabulano,
trattano, vendono, comprano, urlano, sbraitano, piangono, mentono. PERDONO
TEMPO mentre fuori i cittadini aspettano. Ma il Movimento 5 Stelle c'è, c'è
sempre stato. La legge sulle unioni civili AVRÀ I NOSTRI VOTI, senza passi
indietro.
Il partito di Renzi ha tentato di giocare d'astuzia, con uno
di quei giochetti che in un paese normale farebbero gridare vergogna. E che gli
è già riuscito con le riforme costituzionali, la legge elettorale, lo sfascia Italia,
la buona sòla, il salva banche e regali vari. GIOCANO con i diritti dei
cittadini, da sempre. Dai 5000 emendamenti ne erano stati ritirati 4500. Ne rimanevano 500. Durante le riforme costituzionali si è
arrivati a votarne 900, di emendamenti, e in un solo giorno. Ieri avremmo
potuto fare altrettanto. Perché non è stato fatto? Perché il Pd non ha
intenzione di portare a casa il risultato. Ha paura. Troppe ed evidenti sono le
spaccature al suo interno. E come al solito tenta di nasconderle frignando e
puntando il dito sugli altri. E tutti a guardare il dito che indica la luna.
Il Movimento 5 Stelle non ci sta a fare da stampella ad un
partito fascista che nega il dibattito democratico dell'aula e svilisce il
ruolo sovrano del parlamento. NOI VOGLIAMO ANDARE AL VOTO, SUBITO. E lo vogliamo PALESE. Che sia chiaro ai cittadini cosa
votano i loro "rappresentanti", emendamento per emendamento, fino al
voto finale. E se qualcuno ha il coraggio di votare no, lo deve dire. Ciascuno
deve metterci la faccia e non deve nascondersi dietro il voto segreto. Il PD oggi è l'unico responsabile di questo ulteriore
disastro.
Per vent'anni si sono alternati con Berlusconi alla guida
del Paese. Da opposizione non hanno mai fatto opposizione, facendogli passare
le leggi porcata più infami. E quando è toccato a loro andare al governo non
sono mai riusciti a portare a buon fine il dibattito sulle unioni civili.
Adesso la "colpa" sarebbe del Movimento 5 Stelle, che osa pretendere
il rispetto del dibattito e della democrazia dell'aula, che osa chiedere il
voto palese, emendamento per emendamento?
Perché sia chiaro: il M5S chiede di VOTARE EMENDAMENTO PER
EMENDAMENTO, E SENZA VOTI SEGRETI. Noi ci saremo e li aspettiamo al voto. Noi
ci saremo e saremo compatti. Vedremo cosa faranno gli altri.
Ma oramai è un fatto: questo paese non ha più un governo. E
in un paese normale, un governo retto da una maggioranza farlocca sarebbe già a
casa, e lascerebbe il posto ad un governo eletto dai cittadini e con persone
serie, che porterebbero la legge sulle unioni civili all'approvazione SENZA
COMPROMESSI AL RIBASSO.
Aprite gli occhi e non cadete nel tranello di chi vuol
scaricare le proprie colpe sugli altri.
PD se ci sei batti un colpo.
Noi siamo pronti a votare contro tutti gli emendamenti.
E voi? Ci siete? Vi aspettiamo al momento del voto. Vedremo
chi ha davvero a cuore i diritti civili.
Ps
Domanda semplice: come può una forza d'opposizione come il Movimento 5 Stelle
"affossare" una legge? Non può: non ha i numeri per farlo. Cosa che
invece dovrebbe avere una "maggioranza" se vuole portare a casa il
risultato. Ma evidentemente la maggioranza non esiste. Non è mai esistita,
perché un'impalcatura che si regge su ricatti, voti di scambio, premier
nominati senza passare dal voto e voltagabbana che migrano da un partito ad un
altro per un tanto al chilo non si può definire "maggioranza". Semmai
un circo.
Legge Cirinnà - M5S: trattative e nervi. Poi #Airola dà la linea. Ma anche la base ha dubbi
![]() |
| Alberto Airola - Un collega lo abbraccia |
No all’ammazza-dibattito - Il sito Gay.it “minaccia”: “Avete
una notte per ripensarci”
Discutono forte, quasi litigano, ma scelgono una linea. Poi
guardano il gioco e in aula virano sul no, compatti. Perché il canguro è
un’eresia per i Cinque Stelle, e perché il Pd, il nemico, va stanato, costretto
a mostrare in aula fratture e rossori. Ma per il M5s a Palazzo Madama la
giornata del veto al canguro è stata difficile, infinita. E la serata risuona
dei nervi di qualche senatore. Pronto a votare perfino il canguro, “a meno che
da Milano non arrivi un’indicazione precisa”.
Nella testa la rabbia per il Pd che accusa i 5Stelle di
voler affossare la legge. E la delusione, per associazioni e siti che
protestano, che puntano il dito. “Speriamo che la notte porti consiglio,
#dietrofront M5s” punge a botta calda un sito influente come www.gay.it. E c’è
agitazione anche nella base, tangibile sul web. Ma i senatori del M5s proprio
non ci stanno. “Ma come, il Pd è diviso in mille pezzi e se la prendono con
noi, tutti a favore della legge? E poi come possiamo accettare una forzatura della
democrazia come il canguro?”. Lo ripetono diversi 5Stelle, nella serata dei
timori e delle strategie. La linea ufficiale rimane quella: no al canguro, “perché
ormai gli emendamenti sono scesi, ora si può discutere a voto palese”. Così
sancisce anche il primus inter pares, il deputato Luigi Di Maio, tramite tweet
serale: “No al canguro, se il Pd non ha una maggioranza lo dica”. Ribadendo che
lo scopo anche denudare l’avversario. Però è stata lunga la strada verso il no.
Parte dalla riunione in mattinata dei senatori, difficile. Dalla casa madre di
Milano è arrivato l’input: no al canguro. “L’abbiamo combattuto quando l’hanno
usato per le riforme, saremmo incoerenti” è il ragionamento (in sintesi) della
guida politica, Gianroberto Casaleggio. Figlio anche del suo gelo verso la
stepchild adoption, vista come troppo impopolare in quell’elettorato moderato
che Casaleggio vuole rappresentare. Da qui il contestato post dei giorni scorsi
sulla libertà di coscienza sulla stepchild. E sempre da qui il no al canguro.
Ma in riunione più d’uno protesta: “Abbiamo preso degli impegni, dobbiamo
votare comunque la legge”. Raccontano che per il sì alla tagliola ci sia anche
Alberto Airola, il più esposto sul tema, lo stratega del M5s sulle unioni
civili: “Di fronte a 5mila emendamenti cosa possiamo fare?”. Poi riaffiorano i
no alla stepchild, e sono in tre a dire che non la voteranno. Ma si trova una
quadra: il M5s voterà sì alle parti spacchettate del canguro, e lascerà libertà
di coscienza sulla stepchild. Si va in aula, e il quadro cambia, perché la Lega
Nord ritira 4500 dei suoi 5000 emendamenti. Airola si consulta con i suoi, e il
M5s vira sulla soluzione più condivisa, il no al canguro. Airola parla al
microfono: “Non me la sento di costringere il mio gruppo a votare il canguro.
Quando sento che scendiamo a 500 emendamenti e che il capogruppo del Pd Zanda
ha paura dei voti segreti non potete dirmi che siete nelle nostre mani”. Poi lo
sfogo verso i dem: “Assumetevi la responsabilità di dire: ‘Frocio, questi
diritti non li avrai”. In nottata, sms dem sui telefoni dei senatori. Ma se
oggi il canguro sarà a voto palese, il M5s dirà quasi solo no.
lunedì 18 gennaio 2016
#Unionicivili: braccio di ferro nel Pd. #Familyday il 30 gennaio
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| (Ansa) Foto d'archivio della festa in Campidoglio per il Celebration Day |
Tira dritto la relatrice Pd del ddl sulle Unioni civili. Intanto arriva l'ufficializzazione della data del Family day per il 30 gennaio, due giorni dopo l'approdo in Aula al Senato del provvedimento.
La posizione della Cirinnà - "#unionicivili testo ddl 2081 frutto di 4 modifiche" rispetto all' "originario testo base in commissione. È tempo di decidere". LO scrive, in un tweet, la senatrice Pd Monica Cirinnà, relatrice in commissione Giustizia al Senato del ddl unioni civili. Nel tweet Cirinnà rimanda a una sua intervista di oggi a Il Manifesto al quale assicura che non ci saranno ulteriori rinvii ricordando che, chi voleva cambiare il testo, lo ha già fatto.
Il Family Day sarà a Roma il 30 gennaio - due giorni dopo l'approdo del ddl unioni civili in Aula - a partire dalle 11.30. A confermare in via ufficiale la data, emersa già nei giorni scorsi, è, con un post su Facebook, il Comitato 'Difendiamo i nostri figli', tra i promotori del Family Day anche il 20 giugno scorso. Rispetto alla precedente manifestazione "dobbiamo essere ancora più numerosi" e scendere in piazza "a difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà", si legge nel post.
Intanto ieri è
arrivata l'offensiva Cattodem con la proposta di prevedere non l'adozione ma l'affido
rafforzato per i partner del
compagno - Si prevede "l'affidamento personale del minore alla parte
dell'unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso è figlio,
anche adottivo, dell'altra parte dell'unione civile e il genitore biologico
estraneo all'unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla
responsabilità genitoriale". E' quanto si legge nell'emendamento
presentato dai 'Cattodem' al Senato sull'affido rafforzato. L'emendamento, a
quanto si apprende, prima del 22 gennaio potrà essere corretto o integrato.
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