VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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lunedì 18 gennaio 2016

Televisione fascista

Il cavallino, simbolo della RAI di Viale Mazzini, Roma
"Denotiamo un silenzio assordante da parte dell'informazione Rai sui numerosi casi di realtà amministrate da Pd e Forza Italia toccate da indagini: esattamente l'opposto di quanto accaduto per il caso Quarto, dove i telegiornali della tv pubblica hanno garantito una copertura senza pari. Abbiamo deciso di depositare un'interrogazione all'azienda a prima firma Dalila Nesci.
Negli ultimi mesi sono numerose le inchieste giudiziarie che a livello locale hanno riguardato il Pd. Alcuni esempi sono quelli di San Giorgio a Cremano, tra l'altro in provincia di Napoli come Quarto, di Vado Ligure, di Rimini e di tante altre città italiane toccate da episodi di malaffare. Non risulta che per nessuna di queste realtà il Tg1 abbia mandato due inviati, come il Tg3 e RaiNews24 uno ciascuno con una programmazione pressoché sconfinata.
Ben venga l'attenzione del servizio pubblico sui temi della legalità, siamo lieti della dovizia di particolari con cui è stata raccontata la vicenda Quarto, ma per evitare che si configuri una violazione dei principi di pluralismo chiediamo alla Rai di dare uguale attenzione anche ad altri casi giudiziari e politici che riguardano altre forze politiche.
Già da stasera capiremo se il nuovo corso dell'informazione in Rai voluto dal direttore editoriale Carlo Verdelli porterà ad approfondimenti sugli impresentabili del comune di Catania o sul sindaco agli arresti domiciliari a Brenta, in provincia di Varese". M5S Camera

VIDEO La RAI è una tv di propaganda del governo

#Unionicivili: braccio di ferro nel Pd. #Familyday il 30 gennaio

(Ansa) Foto d'archivio della festa in
Campidoglio per il Celebration Day
Tira dritto la relatrice Pd del ddl sulle Unioni civili. Intanto arriva l'ufficializzazione della data del Family day per il 30 gennaio, due giorni dopo l'approdo in Aula al Senato del provvedimento.
La posizione della Cirinnà - "#unionicivili testo ddl 2081 frutto di 4 modifiche" rispetto all' "originario testo base in commissione. È tempo di decidere". LO scrive, in un tweet, la senatrice Pd Monica Cirinnà, relatrice in commissione Giustizia al Senato del ddl unioni civili. Nel tweet Cirinnà rimanda a una sua intervista di oggi a Il Manifesto al quale assicura che non ci saranno ulteriori rinvii ricordando che, chi voleva cambiare il testo, lo ha già fatto.
Il Family Day sarà a Roma il 30 gennaio - due giorni dopo l'approdo del ddl unioni civili in Aula - a partire dalle 11.30. A confermare in via ufficiale la data, emersa già nei giorni scorsi, è, con un post su Facebook, il Comitato 'Difendiamo i nostri figli', tra i promotori del Family Day anche il 20 giugno scorso. Rispetto alla precedente manifestazione "dobbiamo essere ancora più numerosi" e scendere in piazza "a difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà", si legge nel post.
Intanto ieri è arrivata l'offensiva Cattodem con la proposta di prevedere non l'adozione ma l'affido rafforzato per i partner del compagno - Si prevede "l'affidamento personale del minore alla parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso è figlio, anche adottivo, dell'altra parte dell'unione civile e il genitore biologico estraneo all'unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla responsabilità genitoriale". E' quanto si legge nell'emendamento presentato dai 'Cattodem' al Senato sull'affido rafforzato. L'emendamento, a quanto si apprende, prima del 22 gennaio potrà essere corretto o integrato.



La polemica su Gay.it - Sarebbero 31 i senatori del Pd che voterebbero contro il ddl sulle unioni civili qualora l'articolo 5 sulla stepchild adoption passasse nonostante il loro voto contrario. A dirlo è il sito Gay.it, dell'imprenditore Alessio De Giorgi, uno dei più noti imprenditori omosessuali italiani da sempre vicino al Pd. De Giorgi pubblica tutti i nomi dei senatori 'incriminati', precisando che i più accesi sostenitori di questa linea sarebbero Nicoletta Favero, Rosa Maria Di Giorgi e Stefano Lepri, e che gli altri si sarebbero "limitati" a paventare una supposta indisponibilità del presidente della Repubblica Mattarella a firmare la legge sulle unioni civili con la stepchild adoption. Una scelta definita da più parti nel Pd. "Una sorta di lista di proscrizione - dice Andrea Marcucci - peraltro anche sbagliata, è uscita su gay.it, per additare al pubblico ludribio un gruppo di senatori che lecitamente stanno facendo la loro battaglia sul tema della step child adoption. E' un'iniziativa grave, illiberale, che punta a dividere il Pd e che di fatto indebolisce il traguardo storico dell'approvazione delle unioni civili".

lunedì 11 gennaio 2016

ECCO LA NOVITA’ SU QUARTO: C’ERA IL PD DIETRO IL CONSIGLIERE COMUNALE EX DEL M5S

Rosa Capuozzo, Sindaco di Quarto (NA)
Proprio come una spy story, la vicenda di Quarto assume vesti inquietanti. Dietro all’ex Consigliere comunale del M5S, cacciato e poi indagato per voto di scambio, ci sarebbe l’ex Consigliere comunale del Partito Democratico Mario Ferro che lo manovrava. Dalle intercettazioni emerge una vicenda che ha del surreale. Dimostrazione che dobbiamo stare ancora più attenti rispetto a chi si avvicina prima delle elezioni al M5S poichè potrebbero essere infiltrati di altri partiti collegati con la criminalità organizzata.
L’inchiesta, oltre ad Alfonso Cesarano, Giovanni De Robbio e Giulio Intemerato coinvolge anche Mario Ferro, ex consigliere comunale del Partito Democratico. Ecco cosa dice agli inquirenti il sindaco Rosa Capuozzo il 22 dicembre scorso: «A proposito dei rapporti tra il De Robbio e Mario Ferro, voglio aggiungere che il De Robbio pretendeva che io assumessi il figlio del Ferro al cimitero, nel senso che si era impegnato con il Ferro a far assumere il figlio presso il Cimitero Comunale di Quarto». Continua: «Voglio ancora aggiungere che il De Robbio pretendeva di presentarmi degli imprenditori cui affidare la gestione del campo di calcio di Quarto, mentre come ho già detto, io ho optato per la gestione diretta dello Stadio da parte del Comune; tuttavia io gli risposi che non volevo conoscere alcun imprenditore e non volli sapere neppure i nomi degli stessi». Dunque l’intreccio si complica: in gioco entrerebbe la gestione dello stadio che, come ribadisce la Capuozzo anche a Fanpage.it, l’amministrazione comunale vuole mantenere pubblica. Ma l’ex esponente del Pd locale viene nominato anche nelle intercettazioni: «Ha chiamato Mario Ferro e me l’ha detto… ha preso 927 voti… ci siamo messi con chi vince capito, quella è stata la cosa importante… votiamo a questo, a quello, ma per fare cosa dopo? Per prenderlo nel c…?».
A parlare è ancora Giacomo Cesarano. Continua: «Mario Ferro non sta con quelli di Cinque Stelle, Mario Ferro stava con il Pd però questo De Robbio noi abbiamo fatto l’accordo con lui e capito… Ci siamo seduti al tavolo, papà (Alfonso Cesarano ndr.), Mario Ferro, De Robbio si sono seduti hanno parlato hanno chiacchierato, hanno concordato diciamo delle cose loro, hanno parlato di tutte le cose e noi gli abbiamo detto che gli avremmo dato una mano…».
Il primo cittadino di Quarto Rosa Capuozzo al termine di quello che probabilmente è stato il consiglio comunale più difficile per l’amministrazione pentastellata. L’opposizione e il Pd chiedono le sue dimissioni mentre il consiglio comunale prosegue in un clima surreale. “Siamo sotto attacco mediatico – commenta il sindaco alla fine della seduta – siamo un’amministrazione trasparente mentre si sta strumentalizzando quella che non dev’essere una questione politica ma dev’essere una lotta per la legalità contro la camorra che deve vederci impegnati tutti”. La Capuozzo ribadisce di non pensare alle dimissioni. “Ho il sostegno di tutti i cittadini onesti di Quarto”. Quando le si chiede dell’intervento dell’Anac di Cantone il sindaco risponde “sono contenta, ben venga l’intervento dell’Anticorruzione noi non abbiamo niente da nascondere Le mafie da sempre tentano di salire sul carro del vincitore. E’ nella loro natura infiltrarsi nelle mministrazioni e nella società per fare affari. Ci hanno provato anche con il M5S a Quarto e succederà anche in futuro. Nessuna forza politica può impedire alla mafia di provare a bussare alla propria porta, ma quando ciò accade quella forza politica ha due possibilità: aprire quella porta e farla entrare oppure sbattergliela in faccia. Il M5S quella porta a Quarto l’ha sbattuta con violenza e sarà sempre così. A chi ha orecchie per intendere ribadiamo un concetto che per noi è scontato: i voti delle mafie ci fanno schifo. 

VIDEO - M5S e camorra, sindaco di Quarto
“Siamo sotto attacco mediatico" e scoppia in lacrime 


lunedì 21 dicembre 2015

Altra oscenità del PD e della maggioranza

Il “presidente del consiglio delle banche” mente anche durante le festività. Dovrebbe solo vergognarsi per le oscene marchette che ha messo nella legge di stabilità per accontentare i soliti amici. Soldi nostri che vanno a soddisfare le sue clientele. Invece attacca il M5S dicendo che non eravamo in aula ieri notte. Segnali di debolezza!
L'intervento che vi posto l'ho fatto esattamente alle 00.29. L'ho fatto per convincere il PD ad aprire un conto corrente dove tutti i cittadini (e certamente i parlamentari del M5S con i soldi degli stipendi tagliati) avrebbero potuto mettere dei soldi (servono 3 milioni di euro che il governo non è riuscito a trovare pensate...) per evitare che venissero calcolate come reddito le pensioni di invalidità o l'indennità di accompagnamento per i disabili.
Pensate, il PD ha votato contro. Non solo non trova i soldi ma ci impedisce di dare parte dei nostri stipendi tagliati. Questo – ovviamente – per paura. Perché temono i nostri buoni esempi.
Ma c'è di più. Intorno all'1, all'1 e mezza, la Presidente Boldrini ha comunicato all'aula che il M5S aveva esaurito tutti i tempi di discussione. TUTTI! Anche i tempi aggiuntivi. Questo perché ci siamo sgolati per combattere le schifezze contenute nella stabilità.
Significa che abbiamo fatto opposizione tutta la notte. Utilizzando fino all'ultimo secondo a nostra disposizione. Secondo voi i deputati del PD hanno utilizzato tutto il loro tempo? Seeeee! Restavano zitti, lasciavano fare tutto al governo. Pigiavano il bottone come mediocri robot dell'immoralità e si innervosivano non appena il M5S chiedeva la parola in aula.
Con la stabilità hanno dato soldi nostri a destra e sinistra. A fondazioni amiche del PD, ad ex-parlamenatari. Marchette su marchette. Molte le abbiamo bloccate, con altre non ce l'abbiamo fatta.
Oggi il rottamatore della legalità - dopo mesi che neppure ci nominava - ci attacca su RAI1. Davvero ottimi segnali!


#LIVORNO - Approvato il #reddito di cittadinanza locale

"Il reddito di cittadinanza a Livorno è realtà. La mia giunta ha dato il via libera - in via sperimentale per i prossimi 6 mesi -– al "reddito di cittadinanza locale", in attesa che Governo e Parlamento si diano una mossa. Una misura, come si legge nelle delibera, a favore di coloro che si trovano temporaneamente in condizioni tali da non poter far fronte al proprio mantenimento e a quello della propria famiglia; svolge la duplice funzione di integrazione al reddito e di prevenzione sociale.
Si tratta di un beneficio mensile pari a 500 euro a nucleo familiare.
Chi può accedere
Per accedere al reddito di cittadinanza locale, bisogna essere cittadini italiani, o di paesi Ue, o, se extracomunitari, si deve essere in possesso di Carta di Soggiorno. È necessario essere residenti nel Comune di Livorno da almeno 5 anni ed avere dai 35 anni all’età pensionabile. Bisogna essere disoccupati e non trovarsi in stato detentivo, né essere sottoposti a misure alternative. Essere iscritti al Centro per l'Impiego, appartenere a un nucleo familiare con ISEE non superiore a 6.530 euro . Non avere una seconda casa e non abitare in residenze di lusso. Non possedere auto di grosse dimensioni acquistate nell’ultimo anno.
Cosa comporta
Chi accede al reddito di cittadinanza locale deve fornire immediata disponibilità al lavoro; rendersi disponibile a svolgere lavori socialmente utili indicati dal Comune per almeno 4 ore settimanali; partecipare a progetti eventualmente gestiti dai comuni e utili alla collettività, da svolgere a Livorno o nei comuni più vicini che ne facciano richiesta, per non più di 8 ore settimanali. La partecipazione ai progetti è facoltativa per i disabili. Chi beneficia del reddito di cittadinanza locale deve garantire la frequenza della scuola dell’obbligo dei figli, qualora li abbia. Ovviamente, deve comunicare qualsiasi variazione della situazione reddituale, patrimoniale, lavorativa, familiare che comporti la perdita del diritto.
Quando si perde
Il reddito di cittadinanza locale può essere revocato qualora il beneficiario non accetti una proposta di lavoro. Se dovessero venir meno i requisiti grazie ai quali è stato ammesso al provvedimento. Se ha falsificato le carte per accedere al reddito di cittadinanza o per ottenere una migliore posizione in graduatoria e in ogni caso abbia rilasciato dichiarazione mendaci e se svolge lavoro in nero (in tutti questi casi è tenuto a rimborsare quanto percepito).
Gli uffici del Comune di Livorno monitoreranno gli interventi, producendo valutazioni e verifiche, e una relazione sull'andamento del servizio per programmare, eventualmente, interventi calibrati sulla base delle reali esigenze emergenti. Anche la polizia municipale sarà coinvolta nelle verifiche.

Nessuno credeva che riuscissimo a farlo, ma da oggi il reddito di cittadinanza è realtà." Filippo Nogarin, sindaco M5S Livorno



Contributo personale all'articolo: dov'è finita la stampa che tempo fa era pronta ad immortalare i cassonetti pieni di immondizia (tra l'altro totalmente sparita il giorno successivo) e giudicare il M5S non in grado di governare il paese? Dove sono finiti i giornalisti leccaculo che hanno attaccato il Sindaco di Livorno per la sua incapacità nel gestire la sua giunta e gli stessi compagni di Movimento? 

martedì 24 novembre 2015

Whistleblowing: una buona legge contro la corruzione? Il PD la distrugge

Il whistleblowing è una legge fondamentale per combattere la corruzione. In cosa consiste è facile da spiegare: chi denuncia la corruzione dall'interno, sia nel pubblico che nel privato, deve poter contare sull'anonimato, sulla protezione e riceve anche una percentuale di quanto lo Stato recupera dalla sua azione di denuncia. L'ispirazione di questa legge è americana, negli Stati Uniti è presente da moltissimi anni ed è un'arma efficace per combattere soprattutto le frodi finanziarie, infatti le ricompense hanno raggiunto anche decine di milioni di dollari per chi ha aiutato la legge a scoprire casi di corruzione.
Il M5S sta lavorando da due anni a questo progetto di legge, ascoltando tutte le associazioni, in primis Trasparency la più importante nella lotta alla corruzione, ma anche altri soggetti come "Riparte il futuro" affinché fosse una legge condivisa da tutti e scritta con il contributo di tutti, una legge fondamentale per combattere il cancro della corruzione in Italia. Abbiamo ricevuto anche l'interesse dell'ambasciata americana di Roma per questo progetto di legge, proprio perché è ispirato ai loro principi in materia di lotta alla corruzione.
E il PD? Il premier, il Governo e la sua assortita maggioranza sono stati sempre silenti. Non hanno partecipato ai lavori, non si sono mai interessati alla questione, anzi probabilmente non l'hanno neanche capita, o hanno fatto finta di non capirla, perché si sa che quando si parla di corruzione, il PD si mette in allarme.
Due ore prima che si chiudesse l'iter in commissione Giustizia, dove siamo relatori di maggioranza, con la legge a prima firma Francesca Businarolo, ecco che il PD presenta emendamenti soppressivi e riscrive tutta la legge, in poca parole tradisce tutti i cittadini onesti.
Nelle ultime due ore di tempo il PD si è reso conto che la nostra proposta di legge era un colpo efficace contro la corruzione, quindi sono corsi ai ripari ed è scomparsa la protezione per chi denuncia, è scomparso l'anonimato ed anche il premio in denaro, in poche parole hanno cancellato la legge, distruggendola.
Da una parte Renzi, e lo denunciamo pubblicamente, abbandona appena ha la possibilità i cittadini onesti, mette il bavaglio a chi vuole denunciare facendogli capire che non avrà protezione e aiuto di nessun genere, e soprattutto straccia la democrazia.
Perché si straccia la democrazia? Perché il whistleblowing era una proposta di legge in quota minoranza, e un rispetto istituzionale vorrebbe che la maggioranza non stravolga una legge in quota per la minoranza. Certo deve partecipare, migliorare, ma se poi le leggi le scrive solo la maggioranza, la democrazia è a rischio.
Bon, neanche più la cortesia istituzionale esiste più. In Parlamento siede un gruppo di potere che non si distingue più in sinistra o destra, ma sono uniti nella medesima voglia di potere, assetati di corruzione e che temono i cittadini onesti. Ecco perché non sanno neanche che cosa sia il rispetto istituzionale, perché significherebbe rispettare le Istituzioni.
La banda del PD, insieme a Ncd, ha distrutto la legge sul whistleblowing, e ai corrotti è ancora una volta garantita lunga vita. 

domenica 15 novembre 2015

Olio d’oliva, la proposta Ue che affossa il made in Italy: “70mila tonnellate dalla Tunisia senza dazi doganali”

L’incremento della quota di oro verde esente da tasse importata dal Paese africano è stato proposto dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini: se passasse sarebbe l'ennesima mazzata sulla produzione nostrana

L’alto rappresentante per la politica estera
dell’UE, Federica Mogherini
Dopo la Xylella Fastidiosa e il presunto cartello italo-spagnolo a danno dell’olio extravergine di oliva italiano, ecco aprirsi anche un fronte europeo che potrebbe mettere ancora più in difficoltà i produttori di casa nostra. Le istituzioni europee, a firma italiana, aprono all’importazione di olio da paesi extra Ue per soddisfare al meglio la domanda crescente del vecchio continente e del mondo. L’incremento della quota di olio esente da dazio doganale importata dalla Tunisia è stato proposto dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini. Si tratta di 70 mila tonnellate di olio in un biennio: ovvero, per avere un’idea, del totale della produzione del Portogallo. Il quantitativo esportato da Tunisi, al momento, ammonta al 20% di quanto prodotto dal nostro paese che detiene la cifra record di 350 cultivar contro le 20 spagnole, mentre invece l’olio tunisino è prodotto e venduto a basso costo rispetto a quello europeo.
Se la proposta della Mogherini dovesse avere il via libera delle istituzioni europee, ecco che come primo effetto ci sarebbe un’ulteriore sofferenza da parte dell’agricoltura italiana che sul versante olio già sconta una mancata valorizzazione rispetto alla qualità del suo prodotto, che secondo gli ultimi studi è numero uno al mondo per proprietà organolettiche e polifenoliche. Nello specifico la Commissione europea chiede di mettere a disposizione, fino alla fine del 2017, un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35mila tonnellate all’anno in aggiunta alle attuali 56mila tonnellate previste dall’accordo di associazione UE-Tunisia. La Mogherini ha giustificato la proposta con “circostanze eccezionali che richiedono misure eccezionali”. La proposta “è un segnale forte della solidarietà dell’UE con la Tunisia”.
Il problema però non sono “né le quantità né da dove lo andiamo a prendere, ma la certificazione dell’origine che la ricerca scientifica può accertare e tutelare” osserva il deputato pentestellato Francesco Cariello, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione e membro della Commissione Bilancio della Camera. “Poi saranno i consumatori (opportunamente educati ed informati) a scegliere quale prodotto consumare e quale prodotto premiare maggiormente in termini di prezzo e qualità”. E ha presentato un ordine del giorno accolto dal Governo, per creare una banca dati presso il ministero dell’Agricoltura che certifichi in maniera inequivocabile l’origine geografica dell’olio extra vergine di oliva attraverso analisi molecolari delle caratteristiche chimiche e fisiche delle oltre 300 cultivar presenti in Italia.
Come osservato in un report ad hoc dal professor Francesco Paolo Fanizzi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, gli oli extravergini di oliva sono caratterizzati da vari fattori inclusi le diverse cultivar, le tecniche e l’area geografica di produzione. Pertanto le differenze microclimatiche, pedoclimatiche e le condizioni ecologiche contribuiscono a determinare differenze organolettiche e nutrizionali negli oli extravergini di oliva. Il Regolamento (CE) 182 del 6 marzo 2009, che modifica il Regolamento (CE) 1019/2002, ha imposto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate per produrre l’olio extravergine di oliva in tutti i Paesi europei, garantendo ai consumatori trasparenza nelle scelte di acquisto e di fatto ponendo potenzialmente un argine alle numerose truffe con le quali olio etichettato come made in Italy risultava in realtà ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione chiara e trasparente.

Questo regolamento risulta però tutt’oggi privo di una metodologia ufficiale utilizzabile per verificare e validare l’area di origine degli oli extravergini di oliva. E la decisione europea non aiuterebbe a fare chiarezza. Una “nuova mazzata per l’olio extravergine di oliva made in Italy, dopo l’emergenza Xylella che ha messo in ginocchio la produzione pugliese, e dopo la truffa dei 7 grandi marchi che spacciavano un olio di bassa qualità per uno extravergine”: così definisce la proposta della Mogherini un post sul blog di Beppe Grillo. Che aggiunge: “Adesso dall’Europa arriva il colpo finale per il settore”.

venerdì 13 novembre 2015

Legge di #stabilita2016, le proposte M5S



"Il M5S si oppone alla politica economica di questo Governo e rilancia con la sua idea di economia a partire dal Reddito di Cittadinanza, le cui coperture sono appena state dichiarate ammissibili in Commissione Bilancio al Senato. Il Reddito di Cittadinanza, quindi, si può fare. Basta volerlo.

Ieri alle 17 in Senato, sala Nassiriya, i senatori Mario Giarrusso e Barbara Lezzi, insieme ai deputati Laura Castelli e Giorgio Sorial, hanno illustrato una Stabilità alternativa a quella del Governo.
La legge di Stabilità è una legge fondamentale, perché vincola l'azione dell'esecutivo per gli anni successivi, stabilendo il livello delle entrate e delle spese pubbliche. Questo Governo ha già deciso che il 2016 sarà ancora un anno di sacrifici per i cittadini italiani, in nome dei folli principi di bilancio imposti dall'Unione Europea.
Il Governo gioca con la pelle dei cittadini. Le elezioni comunali si avvicinano e l'abolizione della Tasi è stata fatta a deficit, senza alcun taglio corrispondente di spesa. Considerato che la Ue impone il pareggio di bilancio, questo significa che dall'anno prossimo il Governo non solo dovrà inserire di nuovo la Tasi, ma anche ripristinare le clausole di salvaguardia (aumenti di IVA e accise sul carburante), che infatti non sono state eliminate ma solo rinviate al 1 gennaio 2017. Non è per nulla campata in aria, l'idea che a fine 2016 si vada ad elezioni. Il Governo non può sopportare un'altra Stabilità, pena la migrazione dei voti verso il M5s.
Nella Stabilità di Governo si prosegue sulla via dei tagli lineari. La famosa spending review, che dovrebbe riqualificare la spesa pubblica, si trasforma ancora una volta nel taglio dei servizi pubblici. La Sanità subisce un attacco senza precedenti e nella finanziaria ci sono altri 2 miliardi di tagli dopo i 2,3 dello scorso luglio (Dl Enti locali). Dopo che 180 visite diagnostiche sono diventate a pagamento, a rischio ci sono ora anche i farmaci "salva-vita" che potrebbero diventare troppo costosi per le Regioni. Va detto, infatti, che oltre ai 4,3 miliardi di tagli diretti alla Sanità, il Governo ha programmato circa 19 miliardi di tagli alle Regioni dal 2016 al 2019. L'80% dei bilanci regionali riguarda le spese sanitarie. Significa che di qui a qualche anno della Sanità pubblica e universalistica prevista dalla nostra Costituzione rimarrà solo la carcassa.
Per le famiglie in difficoltà ci sono le briciole. 600 milioni di euro contro i 17 miliardi proposti dal M5S con il reddito di cittadinanza.
C'è un taglio massiccio alle spese per la digitalizzazione della Pa (2,5 miliardi), alla faccia della modernizzazione promessa dal Premier un giorno sì e l'altro pure.
Sull'altare della Tasi è poi stata sacrificata la riduzione delle tasse sul lavoro, ben più importante per far ripartire investimenti privati ed esportazioni.
Ma ciò che manca sono soprattutto gli investimenti pubblici, gli unici in grado di invertire la rotta creando direttamente occupazione, domanda interna e quindi profitti anche per il settore privato (piccole e medie imprese in particolare). La Commissione europea, però, ha tolto agli Stati nazionali ogni residuo di sovranità fiscale e gli investimenti pubblici sono la spesa più facilmente comprimibile per rispettare il folle percorso verso il pareggio di bilancio (Fiscal Compact). Ecco perché non c'è traccia del piano di sviluppo per il Sud Italia promesso dal Governo, e anche sulla banda ultra-larga, l'unica vera "grande opera" che servirebbe all'Italia, tutto tace.
Potremmo ricordare ancora l'assenza di un fondo per i pensionati e per i dipendenti pubblici, in spregio alle sentenze della Corte costituzionale, e l'infinita telenovela sugli esodati, che avranno bisogno di un'ottava salvaguardia perché questo Governo non ha stanziato risorse sufficienti...ma la lista sarebbe troppo lunga.
La Stabilità 2016 è vergognosa, anche perché prevede per il 2017, il 2018 e il 2019 ancora più austerità.
Il M5S ha un'idea di economia completamente diversa. Non solo il reddito di cittadinanza, ma anche la stabilizzazione della detrazione fiscale al 65% per gli interventi edilizi di efficientamento energetico (Ecobonus), l'eliminazione totale dell'Irap per le imprese, compensazione universale tra crediti e debiti delle imprese verso la Pa, incentivi per la sostituzione dell'amianto con pannelli fotovoltaici, sia dagli edifici privati che pubblici, Carbon Tax, ripristino dei fondi tagliati alla Sanità pubblica, maggiori risorse per la Giustizia e l'adeguamento degli organici...e molto altro."
M5S Parlamento


giovedì 12 novembre 2015

IL PERSONAGGETTO

Prima di domandarsi perché Vincenzo De Luca non si è ancora dimesso da governatore della Campania, bisognerebbe chiedersi come ha potuto diventarlo. Perché le risposte alle due domande sono strettamente collegate: De Luca non può fare il presidente della Regione, ma nemmeno il bidello in una scuola, perché la sua condanna in primo grado per abuso d’ufficio lo rende incompatibile con qualsiasi incarico pubblico. Ciononostante il Pd gli permise di candidarsi alle primarie per correre a una carica che non avrebbe potuto ricoprire, lanciando il devastante messaggio che le leggi non contano e tutto si aggiusta. Sarebbe bastato fermarlo subito, e l’ennesimo scandalo che terremota la politica campana e nazionale non esisterebbe.
Invece, quando De Luca vinse le primarie, Renzi gli permise di rappresentare il partito del governo alle elezioni regionali. De Luca imbarcò di tutto nelle liste fiancheggiatrici, anche gli amici di Cosentino e del clan dei Casalesi, e il Pd zitto.
Quando il Fatto e Roberto Saviano denunciarono in beata solitudine le sue liste alla Gomorra, De Luca insultò il Fatto e Saviano, e il Pd zitto.
E quando Rosy Bindi, com’era suo dovere di presidente della commissione Antimafia, pubblicò l’elenco dei condannati in primo grado o in via definitiva nelle liste del centrodestra e del Pd, Renzi in persona l’attaccò per aver inserito anche De Luca (che ci stava a pieno titolo, essendo stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio, oltreché salvato dalla prescrizione da una condanna per smaltimento abusivo di rifiuti e imputato in altri tre processi per gravi reati) e sciolse i suoi dobermann ad azzannarla.
E quando De Luca vinse anche le Regionali, il Pd gli permise di insediarsi su una poltrona dove non avrebbe potuto sedere, perché – disse autorevolmente Renzi, nelle sue vesti di segretario del Pd – si sarebbe trovata “una soluzione”. Infatti, nelle sue vesti di premier, tentò di varare un decreto “interpretativo” per cambiare verso alla legge Severino di per sé chiarissima e non interpretabile. Poi gli spiegarono che avrebbe commesso un abuso d’ufficio e allora, obtorto collo, il 27 giugno firmò il decreto che sospendeva De Luca da governatore per 18 mesi, ma subito avvertì che era possibile un ricorso per sospendere la sospensione da lui stesso decretata. Traduzione: le leggi per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano.
Il 22 luglio fu il Tribunale civile di Napoli a trovare “una soluzione”: una sentenza à la carte che prendeva sul serio il ridicolo ricorso del personaggetto, lo lasciava al suo posto e rinviava alla Consulta una legge chiarissima e legittimissima come la Severino (l’ha confermato la stessa Consulta il 21 ottobre, respingendo il ricorso del sindaco di Napoli Luigi De Magistris), peraltro in vigore per gli amministratori locali arrestati o condannati fin dal lontano 1990. Ora si scopre che la “soluzione” l’aveva agevolata De Luca, o chi per lui. Alla maniera classica: promettere o fare favori a Guglielmo Manna, marito della giudice relatrice Anna Scognamiglio, tramite il capo-segreteria del governatore Nello Mastursi, perché la sentenza non fosse secondo giustizia, ma secondo De Luca. Il governatore si difende scajolianamente con l’“a mia insaputa”: se la giudice ha minacciato una sentenza negativa e il suo segretario ha promesso qualcosa al di lei marito, lui non ne sapeva nulla. Se anche le cose stessero così, De Luca se ne dovrebbe andare di corsa, perché il segretario se l’è scelto lui, e se l’è tenuto anche dopo che prese a calci un giornalista molesto in campagna elettorale, e soprattutto Mastursi ha agito nel suo interesse. Si chiama “culpa in eligendo”, e anche “in vigilando”.
Ma c’è di più: lo scandalo che l’ha portato – per l’ennesima volta – sul registro degli indagati per concussione è noto a De Luca dal 29 ottobre, quando il suo braccio destro Mastursi ha subìto una perquisizione della Squadra Mobile per ordine della Procura di Roma e ha ricevuto il relativo decreto in cui c’è scritto che, insieme con lui, sono indagati il governatore, la giudice, il di lei marito e alcuni intermediari. Mastursi lunedì si è dimesso, sostenendo di essere un po’ stanchino. De Luca, dopo aver taciuto l’indagine a proprio carico per dieci giorni, ha coperto per due la maxi-balla del segretario e l’ha rilanciata, spiegando che il suo fedelissimo neoindagato e perquisito se n’era andato “per ragioni personali” e ringraziandolo molto a nome della Regione “per la collaborazione e il lavoro intensissimo di questi mesi”. Nemmeno una parola sull’indagine a carico di Mastursi e di se stesso fino all’altro ieri sera, quando i giornalisti hanno scoperto la notizia, ormai pubblica come il decreto di perquisizione.
Quindi De Luca, nella migliore delle ipotesi, ha mentito agli italiani, e su una questione un po’ più seria degli scontrini dei pranzi, delle cene e dei vini di Ignazio Marino. Eppure il premier e il Pd, così fulminei nel pretendere la testa del presunto bugiardo Marino (non ancora indagato) e le dimissioni davanti al notaio di tutti i suoi consiglieri comunali, sul sicuro bugiardo De Luca (indagato, e per corruzione di un giudice) non dicono e non fanno nulla. Cioè lo lasciano su una poltrona che per legge non potrebbe occupare e che, per giunta, la pur prudentissima Procura di Roma sospetta essere stata comprata con tangenti giudiziarie. Chissà che altro deve succedere perché De Luca se ne vada a casa: forse Renzi aspetta che il personaggetto scivoli sullo scontrino di una sfogliatella o di un babà. Quello sì sarebbe uno scandalo.
di Marco Travaglio

martedì 10 novembre 2015

I debiti della sinistra li paghi tu #iononpagolunità

"I cittadini italiani è giusto che sappiano: i loro soldi servono a pagare i debiti della sinistra. Parliamo di 107 milioni di euro che lo Stato ha versato alle banche creditrici per ripianare i debiti del giornale L'Unità durante la gestione degli ex Ds, oggi PD.
A rendere possibile il giochino, che solleva il giornale e il partito dalle sue responsabilità e scarica tutto sulle spalle, anzi sulle tasche degli italiani, è una legge del 1998 approvata durante il governo Prodi: la norma estende l’estensione della garanzia dello Stato, già prevista sui debiti degli organi di partito, ai mutui per l'editoria contratti da quotidiani di partito.
Il giornale del PD si indebita e gli italiani pagano. I paradossi sono due:
- a pagare sono quegli stessi italiani strangolati dal fisco, quelli che si vedono arrivare la cartella d'Equitalia se per colpa della crisi non riescono a mandare avanti la propria attività e a pagare creditori e stipendi;
- gli italiani pagano i debiti di un giornale di partito che dal 1990 al 2013 ha ricevuto dallo Stato oltre 152 milioni di euro di soldi pubblici, finanziamenti che il M5S chiede di abolire totalmente.
Invece di coprire i debiti del giornale del PD, quei soldi potevano essere impiegati per far fronte alle mille urgenze di questo Paese: ad esempio per mettere in sicurezza gli edifici scolastici, visto che i tetti delle scuole continuano a crollare, o per risolvere la vergognosa emergenza idrica a Messina, oppure per pagare gli stipendi dei supplenti senza stipendio da settembre."


Sondaggi, il M5s al ballottaggio allunga sul Pd: più 1,7%. Anche grazie ai voti di Lega Nord e Fratelli d’Italia

I Cinque Stelle sfiorano il 28 per cento, il Partito democratico resta intorno al 32. Al secondo turno il 44% degli elettori leghisti sceglierebbe il Movimento. Renzi la spunterebbe, invece, in una sfida finale contro un listone di centrodestra
di F.Q.

Matteo Renzi dice di aver resistito a due spallate arrivate nel fine settimana, forse sopravvalutando il significato della fondazione di Sinistra Italiana al teatro Quirino di Roma e la manifestazione del centrodestra con circa 20mila partecipanti in piazza Maggiore a Bologna. In realtà lo sguardo del presidente del Consiglio dovrebbe rivolgersi da un’altra parte. Per la seconda settimana consecutiva i sondaggi infatti danno vincente il Movimento Cinque Stelle in un eventuale ballottaggio con il Pd alle Politiche. Secondo l’istituto Emg per il TgLa7, infatti, finirebbe 51,7 a 48,3. Il sorpasso (virtuale) era già avvenuto la scorsa settimana, qui la notizia è che la forbice si allarga di oltre un punto (1,1) in sette giorni. Come sempre in materia di sondaggi servono le dovute cautele, innanzitutto perché le elezioni nazionali sono lontane nel tempo di due anni e mezzo (certo ci sono le amministrative di Roma, Milano e Napoli tra 6 mesi), ma poi anche per il fatto che esiste in sondaggi come questo un margine di errore del 3 per cento. Terza variabile: gli indecisi, che Emg valuta al 17,2 per cento. Non si tratta degli astensionisti (42%), ma di chi non ha ancora deciso, appunto, chi scegliere una volta ai seggi.
L’altro elemento importante dei sondaggi degli ultimi giorni, anche se in qualche modo prevedibile, è il risultato dell’analisi sull’eventuale flusso di voti a favore del M5s tra il primo e il secondo turno. Emerge dai dati Emg che il contributo significativo (e forse decisivo) per la vittoria dei grillini nei confronti del Pd arriverebbe dagli elettori di destra, Lega Nord e Fratelli d’Italia tanto per fare nomi e cognomi.
Secondo l’istituto diretto da Fabrizio Masia al secondo turno sceglierebbero il M5s il 22% degli elettori di Forza Italia, il 30 per cento degli elettori di Fratelli d’Italia e addirittura il 44 per cento degli elettori della Lega Nord. E ancora più sorprendente è vedere una dinamica simile ma rovesciata, stando a un’analisi condotta a ottobre da Demos per Repubblica. Secondo l’istituto guidato da Ilvo Diamanti in uno scontro finale al ballottaggio il Pd vincerebbe su un listone di centrodestra 52 a 48: un quarto di chi al primo turno vota Cinque Stelle, al secondo turno sceglierebbe il candidato di Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Per paradosso Pd e Matteo Renzi devono sperare che i partiti di centrodestra si uniscano e superino – come sperano Matteo Salvini e Silvio Berlusconi – proprio il M5s in modo da accedere al ballottaggio. In una sfida tra democratici e un listone di centrodestra, infatti, non ci sarebbe gara: 52,5 a 47,5, anche se anche in questo caso, rispetto a una settimana, si riduce il distacco dello 0,4.
Il punto di partenza è senza dubbio il periodo di grazia dei Cinque Stelle (teoricamente preoccupante per Renzi). Emg per il TgLa7segnala un ulteriore aumento e un valore che sfiora il 28 per cento. Index Research per Piazzapulita, in un sondaggio diffuso la scorsa settimana, aveva fissato il M5s addirittura al 28,7, a soli tre punti di distanza dal Partito democratico. Ixè per Agorà, venerdì scorso, calcolava il 27,5. Queste le ultime rilevazioni sul Movimento. Il Pd invece oscilla tra il 30,5 e il 32 in una situazione, peraltro, che la sinistra del partito definisce di “isolamento” visto che i rapporti con Sinistra Italiana sono già pessimi.
Per quanto riguarda le liste, secondo Emg, il Partito democratico questa settimana si attesta al 31,6 per cento (con un calo dello 0,6 in una settimana), davanti al M5s al 27,7 (+0,4). Terzo partito è ancora la Lega Nord (14,4, +0,3), mentre l’unico altro partito in doppia cifra è Forza Italia (11,8, +0,1). Supererebbero la soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento Fratelli d’Italia (5%, -0,2) e Sel (3,4, +0,1). Torna in allarme Area Popolare (Ncd e Udc) che sarebbe sotto la soglia: 2,8 (-0,3). E’ ancora presto, invece, per misurare Sinistra Italiana(di cui Sel rappresenta comunque un pezzo).


lunedì 9 novembre 2015

Firenze, consigliere di opposizione dorme a Palazzo Vecchio: «Voglio gli scontrini di Renzi»

Il Consigliere Tommaso GRASSI
E’ durata venticinque ore l’«occupazione» dell’anticamera del direttore generale di Palazzo Vecchio da parte di Tommaso Grassi che, assieme agli altri colleghi del gruppo Federazione della sinistra, chiede da giorni di poter accedere ai documenti delle spese di rappresentanza dell’ex sindaco Matteo Renzi. Dopo aver dormito, da solo, nell’anticamera con il sacco a pelo, domenica intorno alle 12 (hanno affermato lo stesso Grassi insieme ai consiglieri Giacomo Trombi e Donella Verdi) tutte le stanze intorno all’anticamera sono state chiuse, bagno compreso. Ed è stato impedito, scrive Trombi, anche di portare a Grassi acqua e cibo: anche a Trombi è stato inibito l’accesso alle sale. «Dopo una notte passata su una panca di legno - scrive Trombi su Facebook - gli hanno chiuso il bagno e ci hanno impedito anche solo di portargli da bere o da mangiare: Tommaso Grassi è infine uscito da Palazzo Vecchio dopo quasi 24 ore, abbandonando l’occupazione. Ma uscire per bere e fare pipì non è una sconfitta disonorevole per noi. Semmai è una vittoria disonorevole per Nardella, che non ha avuto nemmeno il coraggio di farsi vedere o di mandare un suo emissario politico, preferendo usare le istituzioni piuttosto che la politica per lottare e difendersi».
L’assessore: «Sono documenti sotto indagine»
L’amministrazione comunale, per voce dell’assessore Federico Gianassi, ha spiegato che i documenti chiesti da Grassi non possono essere consegnati perché oggetto di una indagine della Corte dei Conti: «La documentazione è a disposizione della magistratura, mentre per il consigliere richiedente ad oggi è a disposizione ciò che viene pubblicato, documenti nei quali peraltro sono già evidenziate tutte le spese riportate con l’indicazione dell’oggetto della spesa, dell’occasione in cui la spesa è stata sostenuta e dell’importo della spesa stessa» ha detto Gianassi, rivendicando gli attestati ufficiali sulla trasparenza ottenuti da Palazzo Vecchio. La differenza tra gli attestati (che riguardano il rispetto della legge) e la richiesta di Grassi è che il consigliere di Fds-Sel vorrebbe che fossero resi noti non solo i dati generici ma anche con chi e per quale attività precisa sono stati spesi quest fondi, pubblicando gli scontrini «come ha fatto il sindaco di Roma Ignazio Marino».

L. Stabilità, M5S: "Il piano per il Sud è un bluff"

"Il Piano per il Sud di Renzi è un bluff. Altro che 'ricomincio da tre'; parafrasando Massimo Troisi, proprio come fa il premier, l'unica verità è che Renzi 'ricomincia da zero'. E a provarlo è l'uso dei fondi europei nella sua stessa Legge di Stabilità". Così i deputati del M5S commentano l'annuncio di Renzi di un piano per il Sud Italia.
"Nella presentazione del cosiddetto 'masterplan per il Mezzogiorno' pubblicato sul sito del Governo - spiegano i parlamentari Cinquestelle - tra le voci di spesa alla base del piano si pone il recupero totale del ritardo nella spesa dei fondi Ue del vecchio settennio 2007-13 entro il 31 dicembre 2015. Falso. Il Governo non farà mai in tempo a spendere questi soldi entro l'anno. A smentirlo è la sua stessa Legge di Stabilità per il 2016, in cui, proprio per completare i vecchi progetti del 2007-2013, vengono stanziate risorse economiche che l'Europa imponeva di usare invece per il nuovo settennio 2014-2020".
"Basta poi fare due conti - spiega Giorgio Sorial, capogruppo del M5S alla Camera - al 31 agosto 2015 i fondi strutturali da spendere erano ancora quasi 9 miliardi di euro. Per poterli utilizzare entro la fine dell'anno, l'Italia dovrebbe spendere in media circa 74 milioni di euro al giorno. Emblematici alcuni esempi presi proprio dal sito del ministero dello Sviluppo Economico atto a monitorare l'utilizzo dei fondi: un Centro di biotecnologie e ricerca biomedica, a Carini in provincia di Palermo, finanziato con 210 milioni di euro, al 30 giugno 2015 aveva speso solo il 2% dei fondi (3,6 milioni) mentre alla stessa data l'Università di Messina, non era riuscita a spendere nemmeno un euro dei 23 milioni di euro assegnatile per la ristrutturazione di alcuni edifici della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali".
"Inoltre Renzi afferma che si avvarrà della cosiddetta 'clausola degli investimenti' senza ancora aver avuto l'ok dalla Commissione Ue. Con questa clausola infatti l'Unione Europea concede all'Italia una maggiore flessibilità di spesa solo per determinati settori. Come farà Renzi a finanziare con la Stabilità 2016 quei progetti che non rientrano nelle voci di spesa ammesse dall'Ue?".

sabato 7 novembre 2015

Il crollo del #Pd a Roma. #M5s primo partito


Nei giorni in cui si è insediato il commissario straordinario Tronca e si è aperto i processo Mafia Capitale, la politica pensa alla grande sfida di primavera.
I nomi dei candidati corrono liberi sul web e nelle stanze delle segreterie dei partiti. 
Alcuni si sono già palesati come Alfio Marchini e Giorgia Meloni, altri sono ancora da mettere in campo.
Ciò che è certo e matematico è che se si votasse oggi a Roma, il M5s vincerebbe a man bassa con qualsiasi candidato e contro qualsiasi candidato. Il movimento di Beppe Grillo viene stimato dagli istitituti demoscopici tra il 29 e il 33%.

Analizzando i dati che emergono nella prima settimana del dopo Marino, il crollo del Pd pare verticale, come avevamo già anticipato un mese fa: la sua consistenza oscilla tra il 17 e il 20%.

In particolare, per l'istituto di Nicola Piepoli, il M5s si piazza oggi al 29% contro il 20% del Pd.
Demopolis alza l'asticella e porta il M5s al 33% con il Pd al 17%.

Emerge in tutte le rilevazioni di queste ultime ore che una ipotetica lista civica guidata da Ignazio Marino prenderebbe più o meno la stessa percentuale di quella di un candidato del Pd: 17% circa.

E viene a galla che la spinta propulsiva del successo del M5s a Roma sarebbe l'elettorato della sinistra anrirenziana che, in mancanza di un progetto alternativo, farebbe orientare le sue preferenze verso un candidato di Grillo.

mercoledì 4 novembre 2015

Legge elettorale, scontro nel Pd su modifiche. M5s attacca: hanno paura di noi

Beppe Grillo
Si riapre la discussione nel Pd sulla legge elettorale. La proposta di legge presentata dal deputato dem Giuseppe Lauricella(a titolo personale, specifica lui stesso a Montecitorio) per eliminare il ballottaggio, viene stoppata dal capogruppo del Pd, Ettore Rosato.
Un intervento che però non ha impedito l'alzata di scudi da parte dei Cinque stelle che parlano di tentativo di modificare la legge in funzione anti-M5s. "Lauricella stai sereno, per me la legge elettorale non si cambia, va benissimo così: chi vince, governa. E' un sistema molto democratico", ha detto, Rosato.
"Non condivido il suo pensiero - ha spiegato il capogruppo alla Camera - per me la legge va bene così, con il ballottaggio e tutto il resto". "Noi siamo convinti di vincere anche ora e con questa riforma", ha concluso il capogruppo dem di Montecitorio.
La proposta però finisce nel mirino dei Cinque stelle: "Un parlamentare Pd si è inventato la clausola anti-M5s per evitare che possa vincere le elezioni", ha tuonato Beppe Grillo, tramite un post sul suo blog.
"Senza alcun pudore - ha attaccato- nella relazione del disegno di legge per modificare l'Italicum, Lauricella scrive che 'se si mantiene il ballottaggio si rischia al secondo turno un effetto Parma (dove il M5s ha vinto al ballottaggio come in molti altri Comuni, ndr) di dimensioni nazionali'".
"Il M5S al governo è un rischio inaccettabile per le poltrone e i privilegi dei partiti - ha scritto ancora il leader Cinque Stelle - . Quindi Lauricella propone di abolire il ballottaggio e di dare premio di maggioranza soltanto nel caso in cui una lista superi il 40% dei consensi. L'unico obbiettivo del Pd è impedire al M5S di andare al governo, e lo fa come i bari, cambiando la legge elettorale", ha concluso il fondatore del Movimento.
Luigi Di Maio ha puntato il dito direttamente contro Matteo Renzi, spiegando come "Lauricella è quello a cui hanno chiesto di fare il lavoro sporco, come a Boccadutri per i rimborsi elettorali. Ma è chiaro che ha un mandante ed è a Palazzo Chigi".
"Neanche il tempo di leggere i sondaggi che darebbero il Movimento 5 Stelle vincitore alle prossime elezioni politiche - ha sottolineato il vicepresidente della Camera - e il deputato Lauricella ha già depositato una proposta per cambiare la Legge elettorale, scrivendo nero su bianco che 'bisogna evitare 'l'effetto Parma'', dove il Movimento ha vinto al ballottaggio". "Non temiamo questi trucchetti, anzi, questa è tutta campagna elettorale in nostro favore. Hanno paura", ha concluso Di Maio, aggiungendo l'hashtag ‪#‎votiamolivia.
Critiche anche da Roberto Fico, deputato Cinque stelle e presidente della Commissione di Vigilanza Rai: "Sono davvero incredibili. Per paura di perdere -ha sottolineato- vogliono nuovamente cambiare le regole che loro stessi hanno scritto per vincere. Non è con questi escamotage che si conquista la fiducia dei cittadini e si pongono le basi per un rinnovamento della nostra società". "Vecchi trucchetti, vecchia politica. Noi siamo oltre!", ha messo in chiaro il componente del direttorio Cinque Stelle.

martedì 3 novembre 2015

Sondaggi politici, il M5S supera il PD secondo l’istituto EMG per il TG La7

Storico sorpasso del M5S ai danni del PD. Secondo gli ultimi sondaggi politici per il TG La7 del 2 novembre 2015 Grillo sarebbe davanti a Renzi in caso di ballottaggio. Ecco tutti i dati.
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 per la prima volta nella storia delle rilevazioni di questo tipo si registra il sorpasso del M5S sul PD. In caso di ballottaggio fra i primi due partiti, infatti, il movimento di Grillo e Casaleggio supererebbe il partito di Matteo Renzi.
Ecco tutti i dati rilevati nei sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015.
Le intenzioni di voto nei partiti
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 si sono registrate le seguenti intenzioni di voto nei partiti politici (tra parentesi le variazioni percentuali rispetto alla settimana precedente):
PD 32,2% (- 0,3%);
M5S 27,3% (+0,2%);
Lega Nord 14,1% (- 0,2%);
Forza Italia 11,7% (+ 0,1%);
Fratelli d’Italia - AN 5,0% (+ 0,1%);
SEL 3,3% (+ 0,1%);
NCD-UDC (cartello «Alleanza Popolare») 3,1% (+ 0,3%);
Altri partiti 3,3% (- 0,3%).
La situazione registrata nelle intenzioni di voto ai partiti degli ultimi sondaggi politici rimane dunque stabile. Confermati anche i trend delle ultime settimane: tra i maggiori partiti sale in modo significativo solo il M5S, ormai stabilmente sopra i livelli registrati nel corso delle ultimi elezioni politiche nazionali del 2013.
Trend in calo, invece, per PD e Lega, nonostante entrambi i leader Matteo Renzi e Matteo Salvini continuino a registrare buoni livelli di consenso nelle rilevazioni sulla fiducia nei leader politici.

Centrodestra al ballottaggio
La grande sorpresa degli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 è la situazione che si verrebbe a creare in caso di ballottaggio.
In caso di ballottaggio tra M5S e PD, infatti, per la prima volta nella storia delle rilevazioni effettuate a partire dal 2009, il movimento guidato da Beppe Grillo sarebbe sopra al PD.
Ecco le percentuali di voto registrate dall’istituto EMG:
M5S 50,6% (+1,1%);
PD 49,4% (-1,1%).
Come si spiega questo clamoroso risultato? Secondo i sondaggisti, lo spostamento dei consensi sul M5S in caso di ballottaggio si spiega con i flussi di voto del centrodestra, molto più mobili rispetto a quelli del centrosinistra.
Qualora, invece, il centrodestra dovesse allearsi in un listone unico nazionale, allora la situazione potrebbe essere diversa.
In quest’ultimo caso, infatti, il centrodestra verrebbe dato sopra 30% al di sopra quindi anche del M5S.

Nel caso in cui, quindi, il ballottaggio dovesse riguardare PD e listone unico del centrodestra gli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 rilevano i seguenti risultati:
PD 52,9% (- 0,6%);
LISTONE UNICO CENTRODESTRA (FI + LEGA + FdI) 47,1% (+ 0,6%).
Di conseguenza, in questa seconda ipotesi il partito del premier Matteo Renzi vincerebbe, apparentemente, a mani basse.
La partecipazione attesa
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 si sono registrate le seguenti percentuali di partecipazione attesa (tra parentesi le variazioni percentuali rispetto alla settimana precedente):
Indecisi 17,1% (- 0,8%);
Bianca 2,0 (- 0,2%);
Astensione 42,2 (- 0,1%).
Ancora una volta, quindi, il «primo partito italiano» risulta essere quello del «non voto».
La fiducia nei leader politici
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 si sono registrate le seguenti percentuali di fiducia nei leader politici (tra parentesi le variazioni percentuali rispetto alla settimana precedente):
Sergio Mattarella 47% (+1%);
Matteo Renzi 31 (=);
Matteo Salvini 24% (=);
Luigi Di Maio 24% (=);
Silvio Berlusconi 18% (+ 1%);
Giorgia Meloni 18% (+ 1%);
Alfano 12% (+ 1%);
Vendola 9% (=).
Nella fiducia registrata nei confronti dei leader politici quindi la situazione rimane stabile. Da segnalare gli ottimi livelli di fiducia registrati da Renzi e Salvini, nonostante il sensibile calo dei rispettivi partiti. Segno che l’epoca dei partiti fortemente personalistici non è cessata con la fine (vera o presunta?) del berlusconismo.

giovedì 29 ottobre 2015

Dalla Croazia stop alle trivellazioni in Adriatico, esulta il Movimento 5 Stelle: "Saggio così"

La Croazia dice no a nuove attività estrattive di fronte alle sue coste e il Movimento 5 stelle esulta. "Un calcio nei denti dei fan nostrani degli idrocarburi", da Romano Prodi a Matteo Renzi, sottolineano l'europarlamentare Marco Affronte e il consigliere regionale in Emilia-Romagna, Andrea Bertani. Certo la decisione prende di sorpresa anche loro, tanto che Affronte si augura che non sia solo una "trovata elettorale, visto che l'8 novembre ci sono le elezioni politiche". Ma se confermata smentisce chi per anni ha recitato il ritornello che "i croati avrebbero succhiato il nostro petrolio da sotto il mare, e noi saremmo stati dei fessi a non farlo".
A questo punto, aggiunge Affronte, serve un 'all in' sulle energie alternative: anche se si trovasse del petrolio, infatti, "non sarebbe altro che un rinvio di pochi anni di un problema che prima o poi si presenterà: gli idrocarburi non sono rinnovabili, sole, mare e vento invece sì". 
Bertani trova "saggia" la scelta della Croazia, in quanto tutela mare, pesca e turismo, mentre "la miopia di chi vuol continuare a mettere a repentaglio la salute del mare è incomprensibile". Il buonsenso può prevalere, conclude, "a patto che i politici che prendono le decisioni siano onesti e disinteressati".

mercoledì 28 ottobre 2015

Il fondatore del Movimento scende a Roma e annuncia il cambio: “Dobbiamo vincere, cerchiamo i voti”


Gianroberto Casaleggio
Roma val bene una svolta. Un cambio di pelle e di prospettiva: da Movimento solo per attivisti doc, a un M5s spalancato a donne e uomini di associazioni e movimenti civici. Da inglobare in lista, come benzina preziosa per prendersi il Campidoglio. Convinto che quella per Roma sia la partita delle partite, e che “perderla sarebbe imperdonabile”, il co-fondatore dei Cinque Stelle Gianroberto Casaleggio si presenta tra la sorpresa generale alla Camera, con il cappellino d’ordinanza. E con il Direttorio e le parlamentari romane Roberta Lombardi e Paola Taverna mette nero su bianco la sterzata: nella lista per il Campidoglio si lascerà largo spazio a esponenti di movimenti civici, associazioni ambientaliste, comitati di quartiere.
GENTE RADICATA sul territorio, che sappia parlare anche chi non è già nel mondo a 5Stelle. Capace di portare in dote voti freschi e puliti. È questa la terza via di Casaleggio, che da settimane ascolta parlamentari di peso sussurrargli che per le Comunali bisogna aprire alla società civile organizzata, per non soccombere alle coalizioni dei partiti. E a cui diversi eletti chiedevano di irrobustire il M5s capitolino in vista del voto. Il guru e Beppe Grillo non hanno mai preso in considerazione l’idea di candidare come sindaco un big (Alessandro Di Battista, Paola Taverna o Roberta Lombardi), stracciando la regola per cui un eletto deve completare il proprio mandato. “Ma senza un nome forte e correndo da soli rischiamo di perdere il treno della vita”, obiettavano i parlamentari. E allora, ecco una soluzione mediana: benedetta, raccontano, dal responsabile degli Enti locali Luigi Di Maio. Si metteranno in lista cittadini reduci da esperienze civiche, a patto che non abbiano militato in altri partiti e che non siano macchiati da condanne penali. Chissà quali e quanti correranno a gennaio nel voto sul portale di Grillo, dove si sceglierà il candidato sindaco per il Campidoglio. Ci saranno i quattro consiglieri comunali, con in prima fila Marcello De Vito (già candidato come primo cittadino) e Virginia Raggi. Ma il M5s ospiterà anche tanti esterni. Alternative da non sottovalutare per la poltrona numero uno. C’è chi sospetta che in lista possano infilarsi intellettuali o artisti di nome. Dal M5s negano con forza: “Non ricorreremo a quel tipo di figure”. Anche se qualche parlamentare ieri ha notato sul blog di Grillo un video con un intervento dell’archeologo Salvatore Settis. Ma la chiave rimane quella, i candidati civici. Comunque vada, torneranno utili in primavera. Certo, le incognite rimangono. Raccontano che Casaleggio abbia sollecitato un più intenso training per i consiglieri attuali, per preparargli meglio per la tv. E rimane la consegna di schierare in prima fila nella campagna la triade Di Battista-Taverna-Lombardi. Logico chiedersi: il modello Roma verrà esportato in altre città? Probabile. “In molti Comuni non si riesce a costruire una lista equilibrata, e a Milano lo sanno” ragiona un parlamentare. Soprattutto, diversi eletti premono perché il M5s si allei con liste civiche esterne. Sarebbe un cambiamento epocale, per i 5Stelle che non hanno mai stretto accordi. Una svolta alla Podemos, che a Madrid vinse con l’esponente di una lista civica. Casaleggio per ora mantiene il no ad apparentamenti. Più facile che accetti patti di desistenza, già praticati per le Comunali in Sicilia, a Gela ed Enna, anche se il M5s ha sempre negato. Cosa rimane? Il Casaleggio che, uscendo dallo studio di Di Maio dove ha incontrato i parlamentari, dice: “Un allargamento del Direttorio? È possibile”.

SE NE PARLA da un anno, come compensazione per i senatori che non hanno rappresentanti nella cinquina. Alcuni non hanno gradito l’ennesimo passaggio del guru solo alla Camera (“Pare che Casaleggio abbia già abolito il Senato...”). Il co-fondatore sussurra anche di Italicum: “Va cambiato, e le modifiche devono essere coerenti con le osservazioni fatte dalla Consulta”. Secondo il M5s andrebbero aboliti premio di maggioranza e candidature multiple e bisognerebbe ripristinare in pieno le preferenze. Intanto però bussano alla porta le Comunali. Con un M5s più civico. E più pragmatico.

Sondaggio EMG-La7: al ballottaggio fiato sul collo del Partito Democratico, M5S a -1%

A votare il movimento di Grillo sono in
prevalenza giovani e adulti dai 18 ai 54anni
Presentato, come ogni lunedì nel corso del Tg di Enrico Mentana, il sondaggio politico curato da EMG per conto di La7 sulle intenzioni di voto ai partiti e la fiducia verso i principali leader politici. Il Partito Democratico arretra leggermente di uno 0,3% e si attesta al 32,5%, ben lontano da quel 41% delle scorse Europee. Praticamente invariato il Movimento 5 Stelle al 27,1% che registra una variazione negativa dello 0,1%. Crolla di uno 0,6% Lega Nord passando da un 14,9% al 14,3; stabile Forza Italia fermo all’11,6%. In crescita Fratelli d’Italia, che raggiunge il 4,9% facendo registrare un balzo in avanti dello 0,6% ed Area Popolare (NCD-UDC), che passa dal 2,2% al 2,8% avvicinandosi alla soglia di sbarramento fissata dall’Italicum. Minima variazione positiva per SEL (+0,2%), accreditata del 3,2%.
ASTENSIONE IN CRESCITA – Aumentano coloro che intendono astenersi dal voto con un +0,6% raggiungono quota 42,3%, e si riducono gli indecisi (17,9% con -0,1%).
SIMULAZIONE DI BALLOTTAGGIO – Ma a far discutere i commentatori politici è la simulazione di ballottaggio. E’ un testa a testa quello che i dati presentati da EMG-La7 ci fotografano. Nello scenario che vede confrontarsi i “grillini” con i dem, PD e Movimento 5 Stelle sono divisi solo tanto da un punto percentuale a favore dei democratici al 50,5%. Andando nel dettaglio i dati mostrano la percentuale per classi di età: a votare Movimento 5 Stelle sarebbero prevalentemente elettori dai 18 ai 54 anni (59,4%), mentre riscuote solo il 36,8% fra gli over55. Se a misurarsi fossero Pd e lista unica di centrodestra – unica ipotesi in grado di superare al primo turno il M5s -, i democratici si attesterebbero al 53,5% (invariato rispetto alla scorsa settimana).
FIDUCIA NEL LEADER – Infine il termometro politico fotografa la fiducia nei leader: stabile il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al 46% così come Matteo Renzi al 31%. Seguono Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con il 24% degli elettori, leggera crescita per Alfano (11%, +1%) e Vendola (9%, +1%).

sabato 24 ottobre 2015

Il flop globale della diplomazia di Renzi

Dal vertice sull'Ucraina a quello sui migranti, il nostro Paeseescluso da tutti i tavoli geopolitici che contano


L’alto rappresentante per la politica
estera e di sicurezza Federica Mogherini
«Vengo anch'io... No tu no!» a fine anni 60 fu un grande successo di Enzo Jannacci. Oggi sembra il leit motiv dei grandi insuccessi di Matteo Renzi in politica estera.
L'ultimo risale a ieri quando un'oscura portavoce del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ufficializza l'esclusione del nostro presidente del Consiglio dal vertice di domani a Bruxelles sull'immigrazione. Un vertice a cui parteciperanno - oltre ai leader di Austria e Germania - tutti i capi di governo dei Balcani, compresi quelli d'una Serbia e d'una Macedonia ancora fuori dall'Unione europea. Un'estromissione giustificata con il fatto che l'Italia «non è direttamente coinvolta nella rotta balcanica». La giustificazione per un'esclusione già anticipata ieri dal Giornale , oscilla tra il ridicolo e il vergognoso. Al centro del vertice di domenica a Bruxelles c'è, infatti, la drammatica crisi della Slovenia. Nella piccola Repubblica, attigua ai nostri confini nord orientali, si sono concentrati, nell'ultima settimana, oltre 50mila migranti decisi a marciare verso Austria e Germania. Cinquantamila migranti che rischiano però di riversarsi verso Trieste, Gorizia e Tarvisio se Austria e Baviera decideranno, come si sente dire a Vienna, di chiudere le frontiere. Ma questo ai nostri amici europei poco importa. Nella loro considerazione l'Italia guidata dall'ex sindaco fiorentino non è, infatti, soltanto un ectoplasma geopolitico, ma anche una fantasma geografico. E a dimostrarlo c'è l'impareggiabile attitudine del governo Renzi a collezionare estromissioni da tutti i vertici in cui si discutono questioni essenziali per i nostri interessi nazionali. Il primo clamoroso esonero risale all'agosto del 2014 quando l'allora ministro degli Esteri Federica Mogherini non viene neppure avvisata del summit sull'Ucraina organizzato a Berlino dall'omologo francese Laurent Fabius e da quello tedesco Frank-Walter Steinmeier. Un'esclusione particolarmente umiliante visto che, in quel momento, l'Italia detiene la Presidenza di turno dell'Unione europea mentre la Mogherini ha già in tasca la nomina di Alto Rappresentante della Politica Estera dell'Unione. Ma chi ben incomincia è a metà dell'opera. E così, da allora, la carriera di «grande escluso» del nostro presidente del Consiglio non conosce soste. Una tappa fondamentale del singolare cursus (dis) honorum risale allo scorso luglio quando Matteo Renzi non viene invitato da Angela Merkel e François Hollande all'appuntamento parigino in cui si analizza la crisi greca all'indomani del referendum che fa temere l'uscita di Atene dall'euro. L'esclusione manda fuori dai gangheri il povero Matteo che alla fine, pur di non perder la faccia, si riduce a giocar alla volpe e dell'uva giurando e spergiurando di esser stato lui a rifiutare l'invito del presidente e della cancelliera.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi
L'estromissione più paradossale e umiliante risale però a meta dello scorso settembre. In quei giorni Renzi è appena rientrato dall'Assemblea generale dell'Onu dove ha reclamato un ruolo fondamentale per l'Italia in tutte le questioni internazionali, a cominciare dalla crisi libica. Appena rientrato a Roma scopre però che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni non è stato neppure avvertito dell'imminente summit di Parigi in cui ministro degli Laurent Fabius e i colleghi di Germania Franck-Walter Steinmeier e Gran Bretagna Philip Hammond, discuteranno tutte le principali questioni internazionali, dalla crisi siriana a quella libica fino alla drammatica situazione di un'Europa attraversata da maree di rifugiati. La vera ciliegina sulla torta dell'oltraggio è però la partecipazione al vertice di Federica Mogherini. Una Mogherini che dopo esser stata portata alla Farnesina ed esser stata catapultata per volere di Renzi ai vertici dell'euroburocrazia gioca pure lei a spiazzare un ex mentore considerato evidentemente irrilevante.

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Contributo personale all’articolo
Ecco quanto conta l’Italia a livello internazionale. Quando c’era Berlusconi facevano buon viso a cattivo gioco, infatti poi hanno complottato con il nostro capo dello stato per farlo fuori. E’ venuto Monti, non se ne sono nemmeno accorti visto che lui a Bruxelles era di casa. Non se ne sono nemmeno accordi di Letta, una stella cometa. Ora Renzi che credo ci abbia messo poco per andare sulle balle a Francia e Germania…. Quello che ancora non ha capito il nostro “ebetino” è che nella politica europea, il gradimento si esprime anche con le poltrone. E l’Italia continua a non ottenere molto: pochi giorni fa il Parlamento europeo ha votato le nomine di vertice per l’Efsi, il fondo europeo degli investimento che molto lentamente sta cercando di tradurre in concreto il piano Juncker da 315 miliardi di investimenti. All’ultimo secondo i quattro membri dello steering board dell’Efsi hanno scelto come vice-direttore operativo la bulgara Iliyana Tsanova invece che l’italiano Alessandro Carano, un funzionario della Commissione con una grande esperienza in tema di investimenti, che ha lavorato proprio al progetto dell’Efsi. La sconfitta del candidato italiano è stata interpretata come un segnale del declino italiano nell’influenza bruxellese. Io penso che il presidente del consiglio debba cessare da mostrarsi con quell’aria da “io so io e voi non siete un cxxxo” ogni volta che si presenta a Bruxelles e che iniziasse a mostrare un po’ di umiltà di fronte a persone che sanno che “il personaggio” non rappresenta l’espressione del popolo italiano ma semplicemente una persona che ieri era sindaco di una città italiana e che con un colpo di mano è diventato presidente di partito e, scalzando dalla poltrona un suo compagno, ne ha preso il posto alla presidenza del consiglio. Non credo che sull’“l’uomo” si possa riporre la massima fiducia.
Fabio Angeletti