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venerdì 1 gennaio 2016

#Energia: il Governo impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro a utente

Il Governo favorisce i venditori di elettricità e impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro annui per ogni utente.
La riduzione della bolletta elettrica e del gas è l'ennesima sparata a vuoto del governo Renzi: 57 euro in meno all'anno per famiglia, ovvero meno di 5 euro al mese, pari all' 1,2% quando poteva essere del 5% pari almeno di 20 al mese se si fosse evitato di favorire i venditori di energia e gas, cioè le solite A2A, Iren, Hera, Acea, Enel, Eni..."
Una piccola mancia di Capodanno con la quale il premier del "Salva Banche" spera di riguadagnare le simpatie degli italiani.
Si sarebbe potuto sfruttare meglio il calo dei prezzi delle materie prime di energia per alleggerire di un bel po' le pesanti spese degli italiani. Ma Renzi ha preferito aiutare i grandi venditori di luce e gas.
La discesa del costo dell'energia e di alcune componenti degli oneri contenuti nella bolletta, vengono infatti vanificati dall'incremento della voce commercializzazione dovuta per far fronte alla riforma del mercato elettrico attualmente non ancora entrata in vigore ma in discussione nell'esame del DDL concorrenza in commissione industria del Senato.
Ecco svelato il trucco. Il quadro emerge dalla lettura dell'ultimo comunicato sulla bolletta inviato dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas: si riscontra che nonostante una riduzione del costo dell'approvvigionamento energetico del 3,4% e un calo di circa il 2% degli oneri, in particolare di quelli che gli utenti pagavano per lo sconto concesso ai grandi consumatori di energia (cementifici, fonderie etc) oggi interrotto da una procedura di infrazione della Commissione europea, il costo della bolletta non cala come dovrebbe perché aumenta la voce commercializzazione per far fronte ad effetti di una riforma che il Parlamento non ha ancora approvato. Riforma cucita addosso guarda caso ai venditori di energia che non è ancora legge ma già erode risparmi ai consumatori.
Per completare il quadretto, l'Autorità per l'Energia annuncia la fine delle tutele di mercato ancora prima che il Parlamento ne discuta. Qui si sta facendo una forzatura per camuffare la realtà e indorare la pillola ai cittadini. Interverremo nella commissione industria del Senato per ostacolare questo modo di operare e ridare al Parlamento il ruolo che gli compete, di decidere le regole in tutela dei consumatori.
Lo dimostrano chiaramente i conti diffusi dall'Autorità. Quei numeri, caro presidente del Consiglio, suonano come una presa in giro per milioni di cittadini che contavano su un vero risparmio e che invece hanno avuto in cambio solo vuote promesse.

mercoledì 14 ottobre 2015

Blackout - I prezzi, agganciati al petrolio, sono crollati. Il fornitore sta fallendo, lo Stato non vuol rinegoziare e pagherà di più

Energia, lo scontro che può costare 100 milioni alla PA


Il braccio di ferro è tale che l’esito sarà questo: dal primo novembre alla pubblica amministrazione verrà tolta la corrente. Non per morosità, ma perché il fornitore, dissanguato, ha deciso che così non può andare avanti. L’effetto sarà che per continuare a tenere la luce accesa nei municipi, nelle scuole o negli ospedali si spenderà di più. Molto di più: un aggravio che potrebbe sfiorare i 100 milioni per i prossimi due mesi. Per quanto incredibile, succederà. E il motivo è semplice: la Consip, l'organismo che bandisce le gare per la Pa e fa da acquirente unico in grado di spuntare prezzi “convenzionati” più bassi, ne ha spuntato uno che si sta rivelando davvero troppo basso, insostenibile per il fornitore, la Gala spa, azienda romana quotata in Borsa, che negli ultimi sei mesi ha perso il 53% a Piazza Affari: è costretta a comprare a 50-60 e rivendere a 35. Ma Consip a tornare indietro non ci pensa proprio. E mercoledì lo ha messo nero su bianco in una missiva spedita alla società. La storia è sintomatica dei meccanismi perversi a cui si può impiccare la burocrazia. Finora la Pa si è rifornita di energia a prezzi da discount: 35-40 euro per mille chilowattora, contro i 50-60 del prezzo all’ingrosso. È l’effetto della gara partita un anno fa e vinta da Gala. Il bando Consip - valore 915 milioni - doveva fornire 5,7 miliardi di chilowattora alle amministrazioni pubbliche, con “un’opportunità di risparmio di 370 milioni”, spiegava Consip.
Il problema è che il prezzo, nel bando, veniva agganciato non a quello medio negoziato alla borsa elettrica, ma al solo andamento del Brent, il petrolio. Che da giugno 2014 (quando i concorrenti depositavano le offerte) è crollato: da 111 dollari ai 48 di gennaio scorso. Gala ha così dovuto vendere a prezzi bassissimi, perdendo 7 milioni al mese, 47 solo fino a luglio scorso, quando comprava a 57,77 euro, e doveva rivendere tra i 36 e i 48. Di fronte a questi prezzi, le amministrazioni si sono fiondate a capofitto, facendo registrare il record: ad agosto gli ordini di fornitura erano 1.975. In due lotti si sono raggiunti i massimi vendibili. Già a dicembre, il prezzo del Brent era sceso a 48 dollari. A quel punto Gala ha chiesto a Consip di “ricondurre a equità il contratto”, cioè di rivedere i prezzi per evitare il tracollo e “l’indebito arricchimento” da parte delle amministrazioni. Nulla da fare. La società si è rivolta allora alla giustizia amministrativa, ma sia il Tar del Lazio che il Consiglio di Stato hanno respinto la richiesta, perché non competenti in materia. Il 30 aprile il rating della società è stato declassato. Il 22 Gala era andata in tribunale, chiedendo un ricorso cautelare d’urgenza e, in subordine, la cessazione delle convenzioni. Proprio quest’ultimo elemento, ad agosto - ben tre mesi dopo - ha spinto i giudici a rigettare l’istanza senza entrare nel merito: se vuoi bloccare il contratto non hai urgenza. Gala ha perso anche il ricorso. A quel punto l’ad, Filippo Tortorello, ha scritto una lettera infuocata a Consip e Corte dei Conti: se vinciamo si rischiano risarcimenti milionari. Per evitare il contenzioso ha prospettato la via d’uscita: Consip, a partire da luglio, agganci il prezzo a quello della borsa elettrica staccandolo dal Brent. Cioè quello che Consip - consapevole de ll ’insostenibilità della misura - ha fatto per il nuovo bando di gara 2016, chiudendo con il vecchio sistema dopo anni. La risposta è arrivata mercoledì: scordatevelo, e se Gala stacca la spina, perderà le fideiussioni. Che però valgono 28 milioni, meno di quanto la società ha già perso e perderà. A novembre - stando a quanto risulta al Fatto - sarà blackout. La Pa, però, non finirà al buio, ma nel mercato di salvaguardia, dove i prezzi sono molto più alti: gli costerà quasi 100 milioni in più.