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11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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mercoledì 24 febbraio 2016

SIGINT Signals Intelligence: intercettazione di comunicazioni o rilevazioni elettroniche?

Il recente scandalo sulle intercettazioni effettuate dall'Agenzia Nazionale per la Sicurezza americana nel 2011 a danno dei nostri politici e, in particolare, su Berlusconi, ci scombussola la mente non poco. Alcune domande ci sorgono spontanee. Ad esempio: da quanto tempo gli Stati Uniti ci stanno spiando? Da quanto tempo le nostre comunicazioni non sono più al sicuro? Ma se invece di usare il telefono uso un fax, posso essere ugualmente intercettato? Purtroppo solo ad alcune di queste domande sono riuscito da dare una risposta ed essa è racchiusa solo in una parola: SIGINT, ovvero Signals Intelligence. Ho raccolto per voi un documento messo a disposizione da Angelo Tofalo, componente della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati e membro del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.




Si tratta nello specifico della raccolta di informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia emessi tra persone (come segnali di comunicazione COMINT) sia tra macchine (come nel caso caso dell’ELINT, spionaggio elettronico) oppure una combinazione delle due.

COMINT Communication Intelligence
Si basa sull’opportunità di intercettare comunicazioni fra persone. Esistono diverse tipologie di informazione che solitamente vengono ricercate attraverso questa particolare azione di Intelligence.
Utile è sapere chi sta trasmettendo, dove si trova, che ruolo ha nell’organizzazione di riferimento, l’eventuale ricostruzione degli spostamenti, la durata della comunicazione o della serie di comunicazioni intercettate, la possibile cifratura dei messaggi trasmessi.
Ascoltare le conversazioni, via radio o attraverso un telefono sotto controllo, è un’azione tipo di questa particolare modalità di investigazione.
Spesso le comunicazioni non sono vocali ed avvengono attraverso segnali acustici convenzionali, come il codice Morse, o criptati con apparecchiature particolari.
Molto importanti sono anche i casi in cui vengono segnalate comunicazioni a rischio degli alleati attraverso le specifiche procedure del protocollo Beadwindow.

ELINT Electronics Intelligence
Si utilizzano in questo caso attrezzature elettroniche per la rivelazione anche satellitare di immagini, l’individuazione di alcune tipologie di segnali elettromagnetici e l’acquisizione di dati trasmessi in modalità di non-comunicazione. Parliamo di spionaggio dei segnali diversi da quelli utilizzati per le comunicazioni.
I segnali vengano identificati e catalogati per poi essere messi in relazione ai parametri raccolti precedentemente, le informazioni sono classificate solitamente ad alto livello di segretezza.
In campo militare individuare la posizione precisa di una batteria di missili può creare un vataggio informativo utile a tracciare le traiettorie di un volo aereo di ricognizione e le contromisure elettroniche più adatte.
Indagare sulla posizione di navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e altri sistemi d’arma vuol dire non solo spiare il nemico ma affrontare la competizione internazionale della ricerca in campo di sviluppo delle tecnologie elettroniche.
Se volessimo semplificare al massimo la cosa potremmo dire che con un sensore ELINT si può trovare un radar e con un sensore COMINT è possibile invece ascoltare un colloquio tra utenti remoti che passa attraverso il radar.
Anche se ci troviamo di fronte ad un segnale di comunicazione umana (come una radio), gli operatori di raccolta di intelligence devono sapere che quella comunicazione esiste. Se si viene a sapere che un paese ha un radar che opera in un certo intervallo di frequenza, il primo passo è quello di utilizzare un ricevitore sensibile, con una o più antenne che ascoltano in ogni direzione, per trovare una zona dove tale radar è operativo. Una volta che il radar è noto per essere nella zona, il passo successivo è quello di trovare la sua posizione.
Un sensore SIGINT non specifico può essere combinato con un sensore MASINT per decifrare lo scopo del segnale. Se MASINT non è in grado di identificare il segnale l’organizzazione di intelligence può incaricare un aereo IMINT o satellitare per scattare una foto della sorgente… e così via.
Questo per dire che i confini delle diverse categorie sono indefiniti in determinati tipi di azioni operative.
Non dobbiamo dimenticare che, oltre alle applicazioni tipicamente militari, l’investigazione di segnali elettronici viene utilizzato in campo civile, ad esempio per monitorare grandi eventi dove esistono obiettivi sensibili da difendere o nei casi in cui si vuole impedire ogni comunicazione in luoghi ove si stanno svolgendo atti di criminali di grande rilevanza o azioni armate di terrorismo.
Possiamo in fine affermare che tra i vantaggi della Signals Intelligence ci sono: la capacità di rilevare informazioni del nemico anche in presenza di informazioni simultanee, il grande supporto che offre alla valutazione delle decisione da prendere con la possibilità di far confluire questi dati nei sistemi DSS (decision support system) e la possibilità di dislocazione degli strumenti tecnici approssimativi e puntuali e di determinare le funzioni di ogni sito rivelatore.
Esistono evidentemente dei punti di debolezza che impongono sempre una successiva analisi ed un riscontro con dati provenienti da altre forme di intelligence.
I sistemi di comunicazione avversari possono essere tanto sicuri da neutralizzare ogni forma di spionaggio, le informazioni possono essere volutamente mendaci per disturbare e deviare chi ascolta, la situazione atmosferica può condizionare l’acquisizione di alcuni dati fotografici, le piattaforme di acquisizione devono essere aggiornate ed in linea con le altre stazioni informative, ogni tecnica di investigazione ha le sue falle.
Angelo Tofalo – IV Commissione Difesa - COPASIR

giovedì 24 settembre 2015

Caterina Malavenda: la legge anti-intercettazioni è un’inutile delega in bianco al governo e impedirà di informare sugli scandali extra-penali

“La stampa non potrà scegliere le notizie di interesse pubblico”


La delega in bianco che la Camera dà al governo in materia di intercettazioni sembra voler incidere non solo sul diritto all’informazione, ma anche sulle modalità di utilizzo per le indagini dei pm.

Avvocato Caterina Malavenda, come penalista ed esperta di diritto dell’informazione, che scenario ipotizza per i magistrati?
Prima mi piacerebbe conoscere chi ha materialmente scritto la delega, che si avvita in subordinate di scarsa comprensibilità, rendendo difficile interpretare la reale volontà del legislatore, cioè la cornice entro cui deve stare il governo. Ciò che dico, pertanto, deve essere preso con beneficio di inventario, perché potrei aver capito male.
 Più che altro è tutto demandato all’esecutivo...
Infatti il governo - si legge - dovrà individuare i criteri per intervenire sulle modalità di utilizzazione “cautelare” dei risultati delle intercettazioni. Quindi pare di capire che, nella fase che precede l’emissione e l’esecuzione di misure cautelari, pm e gip dovranno selezionare quelle da utilizzare, come già fanno; ma, per garantire la privacy degli intercettati, dovranno farlo secondo i criteri dettati dal governo, nella legge delegata, dovendo giustificare, immagino, eventuali scostamenti. Nella delega c’è scritto che dovrà esserci “una scansione procedimentale per la selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio delle parti, e fatte salve le esigenze di indagine”.
Se, come è ovvio, non si possono avvertire i difensori prima di un provvedimento restrittivo, che ne sarà delle intercettazioni?
Par di capire che il governo debba riscrivere le modalità di accesso delle parti alle intercettazioni, disciplinato attualmente dal codice in modo lineare, nel rispetto del diritto di difesa. Oggi, quando viene emesso un provvedimento cautelare, il destinatario ha il diritto di accedere a tutto il “materiale intercettativo”, un’espressione , a mia memoria, ignota ai manuali di diritto. Potrebbe voler dire che ci sarà una fase, che precede il contraddittorio, a misura già emessa, in cui neppure gli avvocati potranno ascoltare le conversazioni o averne copia. Dopo la selezione, in ogni caso, quale che sia la sede e la forma in cui verrà fatta, il materiale residuo sarà sottratto alla disponibilità di chiunque, stando all’ultima parte della delega.
Ma così non viene compresso, magari del tutto, il diritto di cronaca?
Se lo scopo della delega è tutelare meglio la riservatezza delle persone “occasionalmente coinvolte nel procedimento” - altra espressione infelice, che sembra far riferimento agli intercettati non indagati - e quella degli indagati - avuto riguardo anche alle loro conversazioni, se penalmente irrilevanti - lo spazio per l’informazione risulta notevolmente ridotto. Ciò anche nel caso in cui si tratti di colloqui di obiettivo interesse pubblico, fra terzi o anche dell’indagato, se privi di rilievo penale.
Secondo lei non dovrebbero essere i giornalisti a stabilire quali intercettazioni, fra quelle depositate, possano essere pubblicate?
Ora lo possono fare, grazie alla legge sulla privacy, che lascia al giornalista la facoltà di decidere, sulla base di un codice deontologico, quali dati e quindi quali conversazioni intercettate possano essere diffuse. La legge infatti non punisce chi divulga - senza consenso degli interessati - quelle essenziali per l’informazione, ma sanziona penalmente ogni colpevole errore di valutazione. Un chiaro indizio dell’inutilità della nuova legge.
Per le registrazioni “fai da te” e di nascosto, si prevedono fino a 4 anni di carcere se vengono usate per danneggiare la reputazione di qualcuno; ma nessuna condanna “quando sono utilizzate nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”. Che ne pensa?
Mi sembra che la norma non modifichi l’esistente, se non per l’inasprimento della pena; e risulti, perciò, sostanzialmente inutile. È già sanzionata, infatti, ma con pena più bassa, come trattamento illecito di dati personali, la diffusione di conversazioni fra presenti, effettuata per lucro o per arrecare un danno. Ed è la Costituzione a tutelare il diritto di cronaca e quello di difesa: sicché i reati commessi esercitando tali diritti non sono punibili, anche senza che ce lo dica il governo.

mercoledì 23 settembre 2015

Sì della Camera - Il governo disciplinerà gli ascolti “in contraddittorio” con gli indagati e senza stampa. Il forzista Sisto: “È la nostra riforma”

Delega-bavaglio sulle intercettazioni FI applaude Renzi


Il bavaglio che Silvio Berlusconi non è riuscito a mettere ai giornalisti, lo metterà il governo di Matteo Renzi, che prosegue una delle sue battaglie predilette. Non è solo la tesi dei grillini o di Sel. È soprattutto la confessione, con toni trionfalistici, di Francesco Paolo Sisto, ex presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, che ieri a Montecitorio, prima del voto sulla delega al governo, ha scandito: “N oi questa riforma abbiamo cercato di farla in passato ma non ci è stato consentito. L’arrivo in aula di questo tema è un riconoscimento al lavoro svolto in passato da Forza Italia”. Sembra la rievocazione, e la rivendicazione, del Nazareno. Cosa ne sarà delle intercettazioni, che tipo di responsabilità avranno i magistrati che devono riportarle in un’ordinanza di custodia cautelare e il diritto di cronaca che fine farà? Tutti quesiti aperti dopo il voto di ieri che ha approvato a maggioranza una delega in bianco al governo.
Rispetto al testo dei giorni scorsi, la nebulosità del contenuto è addirittura aumentata: sparisce l’udienza filtro, tanto sbandierata, durante la quale era previsto uno stralcio, con il contraddittorio delle parti, delle intercettazioni ritenute irrilevanti penalmente. La maggioranza, e in particolare la presidente della commissione Giustizia, Donatella Ferranti del Pd, si è resa conto che sarebbe stato impossibile tenere un’udienza simile alla vigilia di un provvedimento restrittivo, come era ovvio per tutti: non si può certo avvertire il destinatario. E, dunque, sparisce il riferimento all’udienza e viene inserito un non meglio precisato “processo di selezione” di intercettazioni, da avviare non si sa in che momento. Si legge nella delega: “Prevedere disposizioni dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione… attraverso prescrizioni che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e che diano una precisa scansione procedimentale per la selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio delle parti, e fatte salve le esigenze di indagine, avendo speciale riguardo alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento, in particolare dei difensori nei colloqui con l’assistito, e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini di giustizia penale”.
Dunque, il governo dovrà inventarsi un modo per garantire la sparizione delle intercettazioni, spesso politicamente imbarazzanti, sia pure penalmente irrilevanti, che i giornalisti pubblicano, esercitando il diritto a informare i cittadini. Magari colpendo al cuore l’informazione. “È giusto che le intercettazioni vengano pubblicate ma ci sono dei limiti che sono quelli della Costituzione e quelli attinenti alla rilevanza penale”, ha dichiarato Ferranti. Il dibattito in aula ieri è stato alquanto vivace, i deputati di M5S sono intervenuti in massa. “Quando nel 2008 a Palazzo Chigi c’era Berlusconi – ha detto il relatore di minoranza Vittorio Ferraresi – il Pd accusava il centrodestra di voler mettere il bavaglio all’informazione... Oggi il Pd sta facendo molto peggio di quanto aveva intenzione di fare Berlusconi”. E Sisto se n’è vantato. M5S, con Mattia Fantinati, accusa: “Incalza e Lupi, Renzi e Adinolfi, Mafia Capitale, Berlusconi e Tarantini... le intercettazioni che hanno svelato i casi della mala politica sono davvero tanti. Lasciare a questo governo la delega in bianco sulle intercettazioni è come incaricare un ladro di scrivere la legge sul furto”. Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Walter Verini, non ci sta: “È una balla sostenere che vogliamo bloccare le indagini della magistratura o limitare la libertà di stampa, vogliamo coniugare informazione e privacy”. Gli dà manforte Rocco Buttiglione di Ncd, partito ricco di inquisiti intercettati: “Maurice de Tayllerand che era un farabutto ma capiva bene le cose del mondo, diceva: ‘Datemi il controllo della corrispondenza e farò impiccare anche il cittadino più onesto’”. Esulta il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, Ncd: “Questa è la volta buona”. La sparizione dell’udienza filtro non piace alle Camere penali degli avvocati: “Si priverebbe la difesa di ogni contraddittorio sulle scelte in merito allo stralcio di conversazioni”. Ieri il sì alla mano libera per il governo, da oggi via alle manovre e ai veti incrociati.