VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

Visualizzazione post con etichetta leggebavaglio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta leggebavaglio. Mostra tutti i post

giovedì 24 settembre 2015

Nel 2011 Il Pd scendeva in piazza quando le proposte di censura venivano da Berlusconi

Artisti ribelli e giornali di sinistra
Ecco tutti gli smemorati del Bavaglio

di D.M.

Il governo incassa il via libera della Camera, la strada per la nuova legge bavaglio si fa in discesa. Corre svelta nel silenzio e nel disinteresse comune. Soprattutto di quella sinistra che quattro anni fa si scagliò contro la legge sulle intercettazioni voluta allora dal governo di Silvio Berlusconi. Cos’è cambiato? Nei contenuti della legge, praticamente nulla. Solo che oggi a Palazzo Chigi c’è il centrosinistra di Renzi.
TANTO BASTA per sottrarsi alla critica. Che nel 2011 invece si diffuse a macchia d’olio. A ricordarlo è anche il blog di Beppe Grillo che ha postato un vecchio filmato(*) nel quale decine di artisti famosi prendono posizione contro il bavaglio, ripetendo tutti lo stesso slogan è identico: “Lo sapete che la legge bavaglio sulle intercettazioni nega a voi cittadini il diritto a essere informati? Adesso lo sapete”. La variante: “Lo sapete che con la legge bavaglio sulle intercettazioni sarà il governo a decidere quello che noi giornali e televisioni possiamo pubblicare e che voi potete conoscere?”.

OGGI che fine hanno fatto “gli artisti ribelli”? Il giochino, attenzione, non vale tanto per loro, che rispondevano a un invito di Repubblica per la campagna enti-bavaglio. Impossibile non ricordare la prima pagina bianca di Repubblica con un post-it giallo in mezzo e la scritta: “La legge bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”. Oggi, sia chiaro, non mancano i titoli in prima pagina, ma certo appaiono decisamente più ordinari. Ieri Repubblica titolava, ma molto in piccolo: “Intercettazioni, via libera alla nuova legge bavaglio”. E il Partito democratico? Oggi il Pd al governo dà carta bianca a Matteo Renzi, ieri (quattro anni fa) si sprecavano i manifesti anti-bavaglio. Uno dei tanti di allora strillava: “No alla legge bavaglio, la democrazia non vuole censure”. Per tutto il 2010 e il 2011, il Pd ha organizzato manifestazioni di piazza, da Udine all’Umbria.

Nel settembre 2011 a Roma si diedero appuntamento politici, giornalisti e cittadini comuni per dire no alla legge bavaglio. Fu esposto uno striscione con il volto di Berlusconi, un divieto sulla sua bocca e la scritta: “Nessuno ti può giudicare, nemmeno il web. La verità ti fa male lo so”, riadattando le parole una celebre canzone di Caterina Caselli. E così proseguendo sulla metafora musicale, oggi possiamo dire che quelle erano solo “parole, parole, parole”.




Contributo personale all'articolo
Pubblico il video nel quale artisti famosi prendono posizione contro la legge bavaglio:

Caterina Malavenda: la legge anti-intercettazioni è un’inutile delega in bianco al governo e impedirà di informare sugli scandali extra-penali

“La stampa non potrà scegliere le notizie di interesse pubblico”


La delega in bianco che la Camera dà al governo in materia di intercettazioni sembra voler incidere non solo sul diritto all’informazione, ma anche sulle modalità di utilizzo per le indagini dei pm.

Avvocato Caterina Malavenda, come penalista ed esperta di diritto dell’informazione, che scenario ipotizza per i magistrati?
Prima mi piacerebbe conoscere chi ha materialmente scritto la delega, che si avvita in subordinate di scarsa comprensibilità, rendendo difficile interpretare la reale volontà del legislatore, cioè la cornice entro cui deve stare il governo. Ciò che dico, pertanto, deve essere preso con beneficio di inventario, perché potrei aver capito male.
 Più che altro è tutto demandato all’esecutivo...
Infatti il governo - si legge - dovrà individuare i criteri per intervenire sulle modalità di utilizzazione “cautelare” dei risultati delle intercettazioni. Quindi pare di capire che, nella fase che precede l’emissione e l’esecuzione di misure cautelari, pm e gip dovranno selezionare quelle da utilizzare, come già fanno; ma, per garantire la privacy degli intercettati, dovranno farlo secondo i criteri dettati dal governo, nella legge delegata, dovendo giustificare, immagino, eventuali scostamenti. Nella delega c’è scritto che dovrà esserci “una scansione procedimentale per la selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio delle parti, e fatte salve le esigenze di indagine”.
Se, come è ovvio, non si possono avvertire i difensori prima di un provvedimento restrittivo, che ne sarà delle intercettazioni?
Par di capire che il governo debba riscrivere le modalità di accesso delle parti alle intercettazioni, disciplinato attualmente dal codice in modo lineare, nel rispetto del diritto di difesa. Oggi, quando viene emesso un provvedimento cautelare, il destinatario ha il diritto di accedere a tutto il “materiale intercettativo”, un’espressione , a mia memoria, ignota ai manuali di diritto. Potrebbe voler dire che ci sarà una fase, che precede il contraddittorio, a misura già emessa, in cui neppure gli avvocati potranno ascoltare le conversazioni o averne copia. Dopo la selezione, in ogni caso, quale che sia la sede e la forma in cui verrà fatta, il materiale residuo sarà sottratto alla disponibilità di chiunque, stando all’ultima parte della delega.
Ma così non viene compresso, magari del tutto, il diritto di cronaca?
Se lo scopo della delega è tutelare meglio la riservatezza delle persone “occasionalmente coinvolte nel procedimento” - altra espressione infelice, che sembra far riferimento agli intercettati non indagati - e quella degli indagati - avuto riguardo anche alle loro conversazioni, se penalmente irrilevanti - lo spazio per l’informazione risulta notevolmente ridotto. Ciò anche nel caso in cui si tratti di colloqui di obiettivo interesse pubblico, fra terzi o anche dell’indagato, se privi di rilievo penale.
Secondo lei non dovrebbero essere i giornalisti a stabilire quali intercettazioni, fra quelle depositate, possano essere pubblicate?
Ora lo possono fare, grazie alla legge sulla privacy, che lascia al giornalista la facoltà di decidere, sulla base di un codice deontologico, quali dati e quindi quali conversazioni intercettate possano essere diffuse. La legge infatti non punisce chi divulga - senza consenso degli interessati - quelle essenziali per l’informazione, ma sanziona penalmente ogni colpevole errore di valutazione. Un chiaro indizio dell’inutilità della nuova legge.
Per le registrazioni “fai da te” e di nascosto, si prevedono fino a 4 anni di carcere se vengono usate per danneggiare la reputazione di qualcuno; ma nessuna condanna “quando sono utilizzate nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”. Che ne pensa?
Mi sembra che la norma non modifichi l’esistente, se non per l’inasprimento della pena; e risulti, perciò, sostanzialmente inutile. È già sanzionata, infatti, ma con pena più bassa, come trattamento illecito di dati personali, la diffusione di conversazioni fra presenti, effettuata per lucro o per arrecare un danno. Ed è la Costituzione a tutelare il diritto di cronaca e quello di difesa: sicché i reati commessi esercitando tali diritti non sono punibili, anche senza che ce lo dica il governo.

mercoledì 23 settembre 2015

Legge bavaglio: giornalisti e magistrati facciano sentire la propria voce


"Il Governo chiede ed ottiene una delega in bianco in materia penale, è un po' come chiedere di costruire la vostra casa ad un'impresa a scatola chiusa, salvo poi alla fine, dopo aver pagato il prezzo, dire se vi piace o meno. Questo bavaglio, cittadini, non è il bavaglio alla stampa ma quello di chi accetta tutti i giorni l'ipocrisia, il sopruso, la vita per come gli viene imposta, è il bavaglio messo al lavoratore con il jobs act, quello dell'insegnante con la buona scuola, quello dell'agricoltore con la grandine, del terremotato con la burocrazia, è il bavaglio del cittadino contro le trivelle, è quello della vittima contro il ladro, del giudice che implora risorse per lavorare, è quello che viene messo alle vittime di mafia, all'omertoso, a chi non parla pur sapendo che gli stanno rubando il futuro, a chi non denuncia, è il bavaglio di chi siede in maggioranza ma sta zitto perché se no perderebbe la poltrona, di chi accetta le ingiustizie, è il bavaglio che si mette al PM e alla polizia per frustrarne il lavoro, e al cittadino assetato di verità, è il bavaglio di chi piuttosto che prendere la strada più difficile ma giusta, prende sempre quella apparentemente più comoda ma sbagliata".
Questa la parte conclusiva della dichiarazione di voto di Vittorio Ferraresi capogruppo M5S della commissione Giustizia e relatore di minoranza per il Ddl di riforma del processo penale, che ha ricordato prima della dichiarazione di voto la figura del giornalista Giancarlo Siani ammazzato dalla camorra trenta anni fa.

"Dov'è la sinistra che faceva girotondi? E che ora sta facendo quello che Berlusconi non è mai riuscito a fare. Questo bavaglio noi non lo vogliamo, e chiediamo a giornalisti e a magistrati di denunciare, prima che sia troppo tardi, uno dei provvedimenti più pericolosi degli ultimi trent'anni, e chiediamo a tutti voi cittadini di informarvi e di fare altrettanto".