VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

Visualizzazione post con etichetta 5stelle europa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 5stelle europa. Mostra tutti i post

venerdì 25 marzo 2016

#5giornia5stelle del 25 Marzo 2016 - #attaccoaBruxelles

Attacco a Bruxelles. Dalla voce di Fabio Massimo Castaldo, portavoce M5S all’Europarlamento, arriva il messaggio di cordoglio di tutta la delegazione italiana del MoVimento, direttamente dal palazzo parlamentare. Ma oltre al dolore, occorre immediatamente intervenire: e la prima cosa da fare è assumere un atteggiamento finalmente intransigente con quei Paesi, come Arabia Saudita e Turchia, che praticano traffico di petrolio, di armi e anche di combattenti jihadisti. Continuare a considerarli alleati rende i nostri governi indirettamente complici del terrorismo.
In Italia, intanto, il governo continua a pensare alle banche, con il DDL che rende le Banche Cooperative una grande SpA. Vi sembra giusto che i soldi dei soci di cooperativa finiscano per comprare, magari, gli F35? Dopo le banche popolari si massacrano le banche cooperative, c’è qualcuno che vuole ridurre gli italiani in povertà, denuncia Alessio Villarosa. Come ci spiegano poi Carlo Sibilia e Michele Dall’Orco, il M5S è l’unica forza politica che combatte contro tutto questo ed è sceso in piazza anche per chiedere le dimissioni della Boschi. Su questo decreto il governo ha posto inoltre la fiducia. Il M5S, con la voce di Daniele Pesco, ha detto no, e con lui tutti i portavoce hanno protestato in aula.
Al Senato è stata presentata, come ci raccontano Paola Taverna e Nunzia Catalfo, una proposta di legge del M5S sull’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. Un inserimento che però rispetti le possibilità, le qualità e la dignità delle persone disabili. Alla proposta di legge si è arrivati grazie al continuo confronto con cittadini e associazioni.
Importante denuncia arriva da Luigi Di Maio: il governo ha lasciato a secco il fondo per le vittime della mafia e del racket, che ora sono costrette persino a pagarsi di tasca propria gli avvocati. Ora Alfano deve il prima possibile sbloccare il fondo ed evadere le richieste di queste quasi 500 famiglie.
Marialucia Orefice, in aula alla Camera, dimostra che la Commissione di Inchiesta sui CIE-CARA si è rivelata proprio per quel che si sospettava: solo un modo per ripulire l’immagine dei partiti compromessa da Mafia Capitale. Per il resto, nulla si è fatto ancora contro chi specula sull’immigrazione: gli equilibri precari del governo contano più della soluzione dei problemi.
Infine Giampiero Trizzino del M5S in Regione Sicilia, ci ricorda che il 17 aprile è importantissimo andare a votare SI al referendum. Ed è importante anche informare e convincere parenti e amici!





martedì 8 marzo 2016

DEMOCRAZIA A RISCHIO: HANNO APPROVATO IL CETA! (Beghin M5S)

La democrazia è a rischio. La Commissione europea ha siglato un accordo di libero scambio con il Canada (chiamato CETA) che prevede la nascita di un tribunale speciale per dirimere le controversie con le multinazionali. I governi democraticamente eletti dai cittadini potranno essere citati in giudizio se le decisioni prese ledono gli interessi di aziende private. Si sta scrivendo una pagina di storia nuova: nasce la dittatura delle multinazionali desiderose di utilizzare questo tribunale come clava per bastonare il politico che non si allinea al proprio volere.
Nell'accordo raggiunto (che adesso deve passare all'esame del Parlamento e del Consiglio europeo) l'Europa e il Canada nomineranno i loro giudici, ma mentre a Ottawa c'è un governo votato dai cittadini a Bruxelles no: una Commissione di nominati sceglierà altri nominati che decideranno sulla vita dei cittadini. I furbi euroburocrati hanno cambiato il nome di questo tribunale (non si chiama più ISDS) ma la sostanza non cambia: giudici, tecnici, avvocati possono mettere in crisi gli Stati nazionali mettendo in discussione le leggi che non piacciono.
Con il TTIP in stallo, grazie alla pressione dell'opinione pubblica europea, le multinazionali stanno raggiungendo il loro obiettivo con un altro strumento, il CETA. Delle 47 mila multinazionali americane presenti in Europa, 41.811 dispongono di una succursale in Canada. Ecco spiegato il trucchetto: con un semplice stratagemma legale, la casa madre statunitense sposta parte della proprietà alla filiale canadese, permettendole di avviare una causa legale con il meccanismo previsto dal trattato CETA. Delle 4.000 grandi corporation americane presenti in Italia ben l'84% sarebbe in grado di usare questo espediente.
La Commissione europea si è comportata come un prestigiatore da quattro soldi: distrae i cittadini con il TTIP (la cui attenzione mediatica è forte) per poi concedere regali alle multinazionali con il CETA (un trattato sconosciuto ai più). Un gioco di prestigio non nuovo per le multinazionali: la Philip Morris ha fatto causa all'Australia utilizzando la sua filiale di Hong Kong e all'Uruguay tramite la sua filiale in Svizzera.
Le multinazionali più agguerrite nel citare in giudizio gli Stati nazionali sono attive prevalentemente nel settore ambientale, nei servizi finanziari, nel campo dell'estrazione petrolifera, sono grandi imprese che fanno affari con sostanze chimiche, prodotti alimentari e tabacco. Tutte industrie che grazie alla clausola ISDS potrebbero compromettere la legislazione europea in materia di tutela dei consumatori, sicurezza alimentare e protezione dagli agenti chimici.
Questo tribunale "interverrà solo in casi di discriminazione, espropriazione, nazionalizzazione o mancato rilascio di una licenza a un'azienda straniera", si difende dalle accuse il Commissario al Commercio Internazionale Cecilia Malmström. Nella sua difesa, però, c'è una clamorosa ammissione di colpa: la Malmström ammette che questo Tribunale interverrà quando uno Stato nazionale vorrà fare marcia indietro nella concessione di un bene pubblico a un privato.
Qualche esempio? Nel 2010 il Comune di Parigi aveva riportato in mano pubblica la gestione della rete idrica della città. L'acqua era ritornata nelle mani pubbliche dopo che per anni era stata gestita da parte di due multinazionali Veolià e Suez. Il risultato era stato un risparmio di 35 milioni di euro l'anno e l'abbassamento dell'8% della bolletta dell'acqua per tutti i parigini. Con questo tribunale in pieni poteri tutto questo sarebbe impossibile! I dubbi dei sindacati britannici della Sanità sono fondati: il meccanismo dell'ISDS, combinato a una clausola di irreversibilità delle privatizzazioni (che forse sarà nel TTIP) renderà impossibile il ritorno in mano pubblica dei servizi privatizzati. I governi eletti dovranno difendere le loro scelte davanti a un Tribunale. E' la morte della democrazia.
VIDEO. La portavoce Tiziana Beghin vi spiega il doppio gioco della Commissione europea che preferisce essere alleata delle multinazionali piuttosto che dei cittadini



giovedì 17 dicembre 2015

Ecco, finalmente lo ammette anche lui

Ecco, lo ha detto. Si, proprio lui, il Presidente del Consiglio. Da lui sono uscite dalla bocca parole che, fino a ieri, non sono state mai dette per un'altra forza politica italiana.
Sentite cosa ha detto


mercoledì 25 novembre 2015

WHISTLEBLOWER: M5S INCASTRA IL COMITATO DELLE REGIONI #IOSTOCONROBERT

Che mondo sarebbe se il controllore venisse sanzionato e giudicato dal controllato?
Un mondo tagliato su misura per il Comitato delle Regioni (CdR), una delle tante istituzioni comunitarie - con sede a Bruxelles - che deliberatamente decide d'ignorare una risoluzione del Parlamento Europeo, diverse sentenze del Tribunale della funzione pubblica e altrettante conclusioni dell'OLAF. Il soggetto è sempre lui: Robert McCoy, il whistleblower maltrattato e licenziato solo per aver svolto scrupolosamente il proprio lavoro. Dopo aver denunciato il marcio occulto del CdR ponendo all'attenzione le più bieche pratiche di corruzione che lo infestano, professione per la quale era retribuito, è stato buttato fuori dagli stessi che aveva denunciato.
Siamo arrivati oltre al paradosso, come se un allenatore espellesse l'arbitro.
Questi signori della paura che siedono nei board delle istituzioni capiscono un solo linguaggio, quello dei soldi. Il portavoce M5S Marco Zanni ha quindi deciso di prenderli in controtempo, proponendo alla Commissione Budget di negargli un trasferimento di bilancio (e quindi il finanziamento) fino a quando la situazione non sarà risolta. Richiesta che è stata in parte accolta. La discussione e il voto sono stati rimandati per approfondire ulteriormente il caso.
CHI SONO I WHISTLEBLOWER?
I whistleblower sono le "gole profonde" delle istituzioni. Il loro ruolo è di fondamentale importanza per la trasparenza. Sono loro ad avere l'importantissimo compito di denunciare pubblicamente alle autorità attività illecite o fraudolente all'interno del governo, di un'organizzazione pubblica o privata o di un'azienda. Più un whistleblower lavora bene, più trasparente sarà l'istituzione che rappresenta. Maggiore è il grado di corruttibilità del whistleblower, maggiore sarà la corruzione all'interno dell'istituzione.
IL CASO DI ROBERT MCCOY
Robert McCoy da dodici anni combatteva una battaglia per ottenere giustizia. Fu molestato e infine licenziato dal suo posto di lavoro per aver svolto la sua professione in modo scrupoloso, segnalando pratiche di corruzione imbarazzanti all'interno del Comitato delle Regioni. Con la pressione del Movimento 5 Stelle la figura di Robert McCoy è stata riabilitata completamente. Abbiamo vinto la battaglia per la trasparenza costringendo il Parlamento a schierarsi. Ma non è bastato, perché il Comitato delle Regioni si rifiuta di applicare le sentenze.
COSA DOVEVA SUCCEDERE
A seguito del voto in plenaria di aprile 2015, il Comitato delle Regioni dovrebbe rispettare le conclusioni della sentenza del Tribunale della funzione pubblica dell'Unione Europea, del 7 maggio 2013, e dare seguito, senza indugio e integralmente, alle richieste del Parlamento Europeo contenute nella sua decisione del gennaio 2004. Secondo voi cosa è successo da allora? Assolutamente nulla. Peccato per loro, perché noi non ce ne siamo dimenticati.

Sulla figura dei whistleblower si ergono i più mastodontici conflitti d'interesse. Anche in Italia, come abbiamo visto, è più facile stare dalla parte dei corrotti. Questa è una battaglia di civiltà, di coerenza e di trasparenza. Robert McCoy è un simbolo, oltre che un uomo onesto.


martedì 24 novembre 2015

ATTENTI ALLA #TURCHIA

Questa mattina un caccia turco ha abbattuto un caccia russo reo, secondo il governo di Ankara, di aver invaso il loro spazio aereo.
Quelle che vedete sono la traccia satellitare del velivolo e, accanto, la stessa riportata sulla mappa. Pare evidente quindi che lo sconfinamento sia durato, si e no, qualche secondo.
Ora mi chiedo, a che gioco sta giocando la Turchia?

Vi chiedo di immaginare la scena in un altro contesto, immaginate che un nostro caccia, per errore ma addirittura anche per provocazione, sorvolasse Marsiglia per qualche secondo e la Francia, per questo lo abbattesse. Come reagirebbe l'Unione Europea? E la NATO? Pensate poi se fosse un caccia americano, apriti cielo.

E allora qualcosa non mi torna, qui stiamo parlando di un membro NATO (la Turchia) che, non soltanto aiuta l'ISIS in più modi come dimostrato ampiamente, ma, addirittura, abbatte senza alcuna mediazione un caccia, in atteggiamento non ostile, di un paese impegnato nella lotta all'ISIS.
Ora attendiamoci qualsiasi reazione...questi pazzi giocano alla guerra con le nostre vite.

giovedì 19 novembre 2015

RENZI È FINANZIATO DALL'IMMENSA LOBBY DEL TABACCO

C'era una volta una multinazionale del tabacco, che contrabbandava il suo stesso prodotto per non pagare troppe tasse. La brava Unione Europea se ne accorse e i due, dopo una bella litigata, raggiunsero un accordo di 2 miliardi di dollari per fare pace.
Ma il colosso fabbrica tumori di redimersi proprio non ne voleva sapere. Continuando nella contraffazione ha fatto arrabbiare sul serio le istituzioni europee, che dal canto loro hanno creato una bella direttiva per costruire un controllore serio ed affidabile.
Tutto e bene ciò che finisce bene, ma arriva il colpo di scena: Matteo Renzi. Il premier italiano, affamato di soldi per la sua comunicazione, decide di non recepire le norme di mamma Europa, concedendo il ruolo del controllore serio ed affidabile al controllato. Il motivo? Semplice, il principale e maggiore finanziatore della sua fondazione Open (vera e propria cassaforte) è stata lo scorso anno la "British American Tobacco".
Questa è una storia di ordinaria follia all'italiana, che cercheremo di spiegarvi nel dettaglio di seguito.

LA CONTRAFFAZIONE ARRIVA DAI PRODUTTORI
Si possono chiamare il mille modi gli "accordi" con l'industria del tabagismo, ma la sostanza non cambia. Nel 2003 l'Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato la convenzione per la lotta al fumo: la cosiddetta "Framework Convention on Tobacco Control". Quest'ultima mira a ridurre in tutto il mondo le malattie e il numero di decessi dovuti tabacco, e a fermare il mastodontico problema della contraffazione. Infatti, una grossa quota delle merci illegali proveniva direttamente dalle aziende produttrici, che hanno innumerevoli sedi distaccate in varie località. L'UE ha deciso di approvarla a modo suo, stringendo accordi con quattro principali produttori: "Philip Morris International" nel 2004, "Japan Tobacco" nel 2007, "British American Tobacco" nel 2010 e "Imperial Tobacco Limited", sempre nel 2010. Secondo i termini di queste intese pluriennali, i produttori devono pagare un totale collettivo di $ 2.150.000.000 a favore dell'UE e degli Stati membri.

LA COLLUSIONE DEL GOVERNO ITALIANO
Seguendo le briciole di pane lasciate per strada si arriva alla soluzione. Nonostante la Commissione Europea abbia dichiarato prematuro l'adozione di qualunque tecnologia per la tracciabilità prima della definizione degli standard, il Governo Italiano vuole affidare quest'ultima alla multinazionale Philip Morris (controllore e controllato in quel caso coinciderebbero). Invece di accogliere il protocollo contro il commercio illegale di tabacco dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2012, che all'articolo 8 prevede l'obbligo per i governi nazionali di non "appaltare" il monitoraggio ai produttori di tabacco, l'esecutivo va in direzione diametralmente opposta. Questa vicenda si sta svolgendo mentre il Ministro Lorenzin resta al coperto e non dice una parola.

LA COMPLICITA' DEL PREMIER
La guerra delle lobby del tabacco produce effetti anche visivi. Sull'Unità, il giornaletto del PD, compaiono belle paginone di pubblicità contro il contrabbando di sigarette. Indovinate di chi? Esatto: sempre della British American Tobacco, finanziatrice dei vizi dei premier. Intanto, Philip Morris ha casualmente annunciato l'acquisto di 500 milioni di euro di tabacco dalla filiera italiana, alla cui firma si è presentato Matteo Renzi in persona. Tutto palesemente si lega.
Il Movimento 5 Stelle si è accorto di queste coincidenze, le quali rivelano ancora una volta il marcio che finanzia l'azione dell'esecutivo italiano.
Piernicola Pedicini ha deciso di presentare due interrogazioni.
Marco Valli sta monitorando la situazione in Commissione controllo dei bilanci, chiedendo che gli Stati membri rendano pubblico l'utilizzo dei soldi intascati dalle aziende produttrici.

Vi terremo informati sulle prossime mosse. Seguiteci e condividete.
Noi non molleremo mai.

Eliminare l'#ISIS e i suoi finanziatori


Intervento di Giorgio Sorial, capogruppo M5S Camera,
pronunciato nell'Aula di Montecitorio lunedì 16 novembre 2015

"Gli attacchi di Parigi sono stati terribili e hanno scosso la coscienza e la percezione di ognuno di noi. Nella capitale francese è stata realizzata una vera e propria azione militare con un commando specificatamente addestrato e pronto a morire.
Gli attacchi di Parigi sottolineano ormai quanto siano deboli e facilmente attaccabili i sistemi occidentali, incerti e fortemente divisi sulle forme di contrasto al terrorismo e il nostro Paese, con il Giubileo alle porte, rischia di oggi di divenire il primo bersaglio dei fondamentalisti.
Se i fatti di Parigi rappresentano l'11 settembre europeo, quel che è certo è che occorre rispondere in modo totalmente diverso da come si è risposto dopo l'11 settembre statunitense. Questo perché, da quando si è dichiarata una guerra totale al terrore, il terrore è proliferato: i dati del Global Terrorism Index rivelano che le vittime del terrorismo sono quintuplicate dagli attacchi alle Torri Gemelle e nonostante i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in altre aree di crisi sono nate nuove sigle jihadiste.
http://adv.publy.net/it/www/delivery/lg.php?bannerid=7685&campaignid=2414&zoneid=5372&loc=http%3A%2F%2Fwww.beppegrillo.it%2F&cb=e251607971
Come combattere efficacemente il terrorismo
Negli ultimi 45 anni, sempre secondo il Global Terrorism Index, l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristici. Appena il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare.
Gli attentati di Parigi e i loro esecutori dimostrano ancor di più che il terrorismo 2.0 si affronta internamente, non facendo alzare in volo un F35. L'Italia, ancor prima degli attentati di Parigi, aveva un disperato bisogno di sicurezza. Le forze dell'ordine sono sotto organico e mal equipaggiate. Le risorse sprecate in cacciabombardieri difettosi (ben 13 miliardi di euro) e in una guerra inutile, oltretutto persa, come quella in Afghanistan, vanno investite in sicurezza interna.
Come eliminare l'ISIS
La sicurezza è un investimento, non solo una voce di bilancio. Oltre alle forze dell'ordine è l'intelligence che necessita di sostegni ulteriori, anche attraverso la formazione di corpi d'élite.
Sappiamo tutti che oggi non c'è una soluzione immediata al terrorismo, ma sappiamo anche che il terrorismo è una macchina che va a benzina. Per togliergli la benzina occorre da un lato lavorare sul traffico di armi e dei finanziamenti ad ISIS e contemporaneamente spegnere, uno ad uno, i focolai che alimentano il jihad dandole forza di propaganda utile nel reclutamento di nuovi miliziani.
L'Italia deve:
- ripristinare i fondi che il governo ha tagliato alle forze dell'ordine e dare maggiore sostegno all'intelligence;
- interrompere ogni rapporto e sanzionare tutti quei Paesi che (direttamente e indirettamente) sostengono il jihad. In particolare le monarchie del Golfo (su tutti Arabia Saudita), che contribuiscono a finanziare in modo illegittimo milizie jihadiste con la compiacenza dell'Occidente. A Riad è in vigore la "sharia" così come a Raqqa, quartier generale dell'Isis. A Riad le donne non possono guidare, non hanno alcun diritto, è in vigore la pena di morte, la fustigazione, ma nel nostro governo nessuno sembra stupirsi, neppure quando all'Arabia Saudita viene concessa la guida del consiglio dei diritti umani dell'Onu. Non sembra stupirsi nemmeno Matteo Renzi, che solo pochi giorni fa era in visita proprio a Riad;
- varare subito una moratoria sulla vendita di armi ai Paesi coinvolti in conflitti, anche indirettamente, anche in guerre per procure come quella siriana (sono stati dati diritti alle merci, tra cui le armi e tolti alle persone. Oggi vogliono limitare la libertà delle persone ma non quella delle armi);
- rafforzare le nostre frontiere: siamo la porta di ingresso in Ue, l'Italia è sottoposta a rischi maggiori. Servono maggiori controlli, controlli efficaci;
- introdurre misure volte alla prevenzione del terrorismo, misure atte ad avviare processi di de-radicalizzazione, che nel decreto Alfano sono assenti. Non possiamo sempre reagire, bisogna anticipare l'ipotesi di attacchi. Non sarà un aumento delle pena di prigione a convivere un kamikaze a non farsi saltare in aria in una piazza.
La stabilità in medio oriente è condizione necessarie per sconfiggere il terrorismo. Quindi:
-  ritirare immediatamente le truppe italiane dall'Afghanistan;
- coinvolgere nel processo diplomatico attori cruciali ma finora rimasti al margine del dibattito internazionale, come Lega araba e Unione africana.
La politica estera dei cittadini
I governi europei finora hanno portato avanti iniziative di politica estera non considerando gli interessi e le volontà dei propri popoli. Anziché colpire il terrorismo e salvaguardare la sicurezza e le frontiere d'Europa, hanno garantito interessi privati delle multinazionali e perseguito altri obbiettivi. La situazione sta precipitando ed è necessario un cambiamento di rotta drastico e immediato.
Se la responsabilità degli attentati in Francia è dell'ISIS e l'obiettivo comune è smantellare l'organizzazione dello Stato Islamico nel territorio in cui si è insediato in Siria e Iraq, si inizi con l'individuare e il punire chi compra il loro petrolio, con i proventi del quale finanziano la loro struttura e le attività terroristiche in tutto il mondo. Stime indicano che si tratta di 500 milioni di euro ogni anno. Chi finanzia i terroristi va considerato loro pari.
Tutti insieme contro il terrorismo
L'Europa deve riconoscere come suo alleato qualsiasi Paese mostra il chiaro interesse di combattere il terrorismo, compresa la Russia. L'Italia e i Ventotto devono innanzitutto revocare le sanzioni sancite nei confronti di Mosca per facilitare il percorso di cooperazione e lo svolgimento delle attività diplomatiche. Il governo italiano ha il dovere di agire per garantire la sicurezza interna dei cittadini italiani.

Condanniamo ogni forma di violenza, odio e terrore. Siamo vicini al popolo francese e a tutti nostri connazionali coinvolti. Ci stringiamo attorno al dolore della famiglia di Valeria Solesin."

martedì 17 novembre 2015

TTIP - Un bidone totale spiegato in poche righe

Dario Tamburrano - Parlamentare EU
La propaganda dell'UE1), del Governo italiano2) e dei grandi media appartenenti all'area governativa3) insiste sul fatto che il trattato di libero scambio TTIP, in corso di negoziazione segreta fra USA ed UE, aiuterà l'economia perchè permetterà di vendere con maggiore facilità negli Stati Uniti le merci italiane ed europee, in particolare i prodotti alimentari.
La propaganda evita accuratamente di dire che il TTIP fa parte di una tenaglia composta da tre grandi trattati imperniati sugli USA: trattati che sarebbe riduttivo definire "commerciali" o "di libero scambio" e che sono fra loro intersecati. La propaganda evita accuratamente di spiegare che i dazi sulle merci europee importate negli USA (e viceversa) sono già molto bassi e che nonostante il TTIP il buon cibo tipico made in Italy (o in UE) dovrà presumibilmente continuare a vedersela negli USA con le imitazioni commerciali a stelle e strisce.
Soprattutto, la propaganda non evidenzia mai il dato di fatto simmetrico all'atteso aumento delle esportazioni europee negli USA: anche per gli Stati Uniti diventerà più facile vendere le loro merci in Italia e nell'Unione Europea. Non menziona neppure un fatto importantissimo: le merci europee – i prodotti chimicialimentari in modo particolare – hanno standard e caratteristiche di sicurezza diverse da quelle statunitensi, e in genere superiori. Qui da noi, ad esempio, è vietato somministrare alle mucche gli ormoni OGM che aumentano la produzione di latte, anzi: è semplicemente vietato somministrare ormoni al bestiame. Negli USA è perfettamente lecito.
Col TTIP arriveranno qui da noi il latte e la carne agli ormoni made in USA? In realtà, accadrà di peggio. Per facilitare gli scambi commerciali fra USA ed UE, è necessario trovare un accordo sugli standard e sulle caratteristiche di sicurezza delle merci stesse, in modo che esse possano essere vendute indifferentemente negli USA o nell'UE. E' questo il cuore del TTIP.
Significa che il TTIP modificherà i requisiti dei beni e dei servizi disponibili in Europa. Significa che il TTIP modificherà le regole in base alle quali noi ora produciamo le nostre merci in Italia e nell'UE.
Il TTIP definirà gli standard comuni per un certo numero di beni e soprattutto innescherà un meccanismo di convergenza normativa fra USA ed UE che continuerà a funzionare anche dopo la firma del trattato. A questo meccanismo - in sostanza, ad un gruppo di alti burocrati - i governi e l'UE dovranno sottoporre la nuova normativa che essi intenderanno adottare. L'armonizzazione verrà prima dell'adozione.
Lo stesso gruppo di burocrati rivedrà ed armonizzerà la normativa europea e statunitense già in vigore al momento dell'adozione del TTIP ma non ancora armonizzata attraverso lo stesso TTIP. Tutto questo risulta a chiare lettere da documenti ufficiali dell'UE: non si tratta né di un timore né di un'eventualità e nemmeno di un'interpretazione, ma di un dato di fatto.
Una volta che il trattato sarà approvato, le norme che esso contiene – comprese quelle sull'omologazione delle merci – si situeranno ad un livello più alto rispetto alle leggi e alle norme dell'Italia o dell'UE. I governi (e l'UE) non potranno più farci nulla.
Fra le norme contenute nel TTIP che risulteranno superiori e prevalenti rispetto alle leggi italiane ci sarà, per quanto se ne sa, anche la cosiddetta clausola ISDS, o sistema ICS, per usare la definizione preferita dalla Commissione Europea: protegge dall'esproprio diretto e indiretto gli investimenti europei negli USA e gli investimenti statunitensi nell'UE e in Italia. Può essere "esproprio indiretto" qualsiasi provvedimento delle autorità pubbliche che provoca danni agli investitori.
Cosa significa? Gli stati (e l'UE) conserveranno il diritto teorico di nazionalizzare, conserveranno il diritto di regolamentare, conserveranno il diritto di vietare tutto ciò che ritengono contrario all'interesse pubblico: ma se eserciteranno questi diritti danneggiando un investitore straniero rischieranno di dovergli pagare i danni in tribunale. E non in un tribunale qualsiasi: in un tribunale privato, situato al di fuori - e al di sopra - dell'ordinamento giudiziario italiano, europeo, statunitense.
Gli investimenti statunitensi in Europa (e gli investimenti europei negli USA) potranno indirizzarsi in tutti i settori, compresi i servizi come la salute, la scuola, le pensioni.
I servizi statali finora forniti in questi ambiti si salveranno dalla privatizzazione? No, per quanto se ne sa non sono affatto al riparo.
I servizi sanitari, scolastici, pensionistici eccetera ora erogati dallo Stato non hanno scopo di lucro. Se diventeranno oggetto di investimento, diventeranno anche uno strumento di guadagno per qualcuno che non è certo l'utente: il quale pagherà sia per il servizio sia per l'altrui guadagno.
E cosa avremo in cambio di tutte queste rinunce alla sovranità nazionale? Cosa avremo come ricompensa per i cambiamenti che dovremo introdurre nelle caratteristiche delle merci che produciamo e che consumiamo? Avremo, calcolano i fautori del TTIP, un aumento del PIL pari allo 0,03% all'anno. Zero virgola zero tre per cento all'anno.
E' anche questo un dato ufficiale: lo si trova nello studio sull'impatto del TTIP che l'UE utilizza per giustificare la necessità di stipulare il trattato. Per la precisione, questo studio è datato 2013 e dice che il TTIP (la cui firma era allora attesa entro il 20144)) farà aumentare il PIL europeo dello 0,48% entro il 2027. Basta prendere la calcolatrice e si ricava la percentuale media di aumento annuo del PIL – lo 0,03% - che i fautori del TTIP si attendono dal TTIP stesso.
Il TTIP, almeno, creerà nuovi posti di lavoro? Quanti, in quali settori? Lo studio di impatto che l'UE usa per giustificare la necessità di stipulare il trattato non lo sa. Non è in grado di calcolarlo: è solo in grado di dire che, in seguito al TTIP, entro il 2027 verrà cancellato lo 0,6% degli attuali posti di lavoro nell'UE e negli USA, perchè alcuni settori produttivi saranno danneggiati dal trattato. Ovvero, sparirà un milione di posti di lavoro.
Questo studio sostiene anche che chi perderà il lavoro nei settori penalizzati dal TTIP - lo 0,6% della forza lavoro, appunto - troverà un nuovo lavoro nei settori che verranno premiati dal TTIP e che si svilupperanno. Ma in questo studio il calcolo dei nuovi posti di lavoro creati dal TTIP semplicemente non esiste.
Ritenere che quello 0,03% di aumento annuo del PIL dovuto al TTIP creerà posti di lavoro così numerosi da assorbire almeno lo 0,6% della forza lavoro è un puro atto di fede.
Anzi: supporre che il TTIP creerà nuovi posti di lavoro è un atto contrario ad ogni logica. Basta guardare cosa è successo circa vent'anni fa quando Stati Uniti, Canada e Messico hanno stipulato un trattato analogo al TTIP, il NAFTA. Il NAFTA è stato un contributo notevole alla realizzazione della globalizzazione, della quale oggi viviamo e subiamo la crisi.
L'allora presidente statunitense Clinton diceva che il NAFTA avrebbe creato 200.000 posti di lavoro all'anno. Invece il NAFTA negli USA ha cancellato 700 mila posti di lavoro (o anche un milione, dipende da come vengono effettuati i calcoli) e ne ha cancellati altri 350.000 in Canada, fondamentalmente perchè è diventato conveniente spostare in Messico le manifatture. I lavoratori non qualificati hanno dovuto ingoiare un abbassamento del salario – oltre il 12% negli USA – per evitare ulteriori delocalizzazioni in Messico.
Ci hanno guadagnato i messicani, almeno? La risposta è no. La piccola proprietà che costituiva il nerbo dell'agricoltura messicana è stata asfaltata dalla concorrenza diretta con l'agricoltura ultramoderna e ultra meccanizzata degli USA. Un milione e 100 mila contadini messicani hanno perso il lavoro in seguito al NAFTA. Nei primi dieci anni di NAFTA, in Messico i salari sono aumentati di quattro volte, ma il prezzo dei principali beni-base di consumo è aumentato di sette volte.
Il contraente più debole – il Messico – è uscito dal NAFTA con le ossa più rotte. Fra USA ed UE, chi è il contraente più debole del TTIP?

4) http://www.ilpost.it/2014/03/30/ttip/

martedì 10 novembre 2015

#MISSIONEM5S PER TOGLIERE AGLI USA IL COMANDO DI INTERNET

Internet è patrimonio dell'umanità e all'umanità deve appartenere. Oggi, invece, tecnicamente il responsabile del web è l'agenzia americana sulle telecomunicazioni (NTIA) che fa capo dal governo americano. Questa associazione gestisce direttamente la corporation (ICANN) che controlla il dna della rete, ossia le regole, le procedure, il funzionamento e le sue infrastrutture.
Per raggiungere una persona o una pagina internet bisogna digitare un indirizzo sul proprio computer. Questo indirizzo è un nome o un numero e deve essere unico, irripetibile, come il dna. L'ICANN - e quindi indirettamente il governo degli Stati Uniti - coordina e mette in rete questi identificatori unici in tutto il mondo. Senza l'ICANN la rete sarebbe anarchia e dunque non esisterebbe.
Tuttavia, Internet è cambiato ed è diventato vettore di cambiamento sociale e tecnologico. Non può esistere un monopolio su qualcosa che appartiene a tutti. Ecco perché è importante che il Movimento 5 Stelle sia presente all'Internet Governance Forum - una sorta di conclave per riformare il mondo della rete - che si è appena aperto in Brasile. La fumata bianca che uscirà da questi difficilissimi negoziati dovrà essere un modello aperto e multipolare della rete.
Il portavoce David Borrelli è l'unico italiano che partecipa all'Internet Governance Forum e in questo video si appella a tutti i cittadini, così com'è nello spirito del Movimento e della rete stessa: lasciate un commento a questo post spiegando come vorreste che cambiasse Internet. Come ve lo immaginate fra 10 anni? Come lo sognate?


VIDEO. Il portavoce David Borrelli chiede a tutti i cittadini di fare delle proposte per migliorare Internet. Lui stesso le porterà in Brasile all'Internet Governance Forum. Ascolta e condividi questo video.

lunedì 9 novembre 2015

PD E FORZA ITALIA CON LE MANI NELLA MARMELLATA

Tutto il mondo è paese. Anche a Strasburgo, nel silenzio generale dei media, abbiamo assistito al più classico dei "magna magna". Il Parlamento ha appena votato un ulteriore incremento delle spese amministrative per l'anno 2016 a favore di chi già l'Europa la comanda. Se pensavate che solo in Italia ci fosse il contributo pubblico alla politica introdotto in forma illegale, a Bruxelles sono riusciti a fare ancora peggio. Perché nel corso degli anni a essere aumentati sono soprattutto i finanziamenti ai cosiddetti partiti politici europei e alle fondazioni. Quest'ultime, in particolare, giocano un ruolo non ben precisato: dovrebbero svolgere attività di osservazione, analisi e arricchimento del dibattito sui temi di politica pubblica europea, come se tutte le strutture già a disposizione non bastassero. Non citiamo nemmeno la doppia sede per la plenaria (Belgio più Francia), caso unico al mondo che si sta cercando di eliminare (è stato approvato più volte l'emendamento), ma che il Consiglio fa finta di non vedere per l'opposizione dei transalpini.
I NUMERI NERO SU BIANCO
Non ci credete? Guardate voi stessi questi dati, da cui palesemente si evince come siano aumentati i rimborsi in maniera spropositata. I "partiti", in particolare, mangiano soldi pubblici sin dal 2004, dal 2008 vengono ingrassate anche le fondazioni.
Partiti politici
- 2016 (previsione): 31.400000 Euro
- 2015 (stanziamenti): 28.350084 Euro
- 2014 (esecuzione): 27.713795 Euro
- 2013 (esecuzione): 21.585794 Euro
- 2012 (esecuzione): 18.900000 Euro
- 2011 (esecuzione): 17.289881 Euro
- 2010 (esecuzione): 13.954330 Euro
- 2009 (esecuzione): 10.512377 Euro
- 2008 (esecuzione): 10.339866 Euro
Fondazioni politiche
- 2016 (previsione): 18.700000 Euro
- 2015 (stanziamenti): 16.668000 Euro
- 2014 (esecuzione): 13.393988 Euro
- 2013 (esecuzione): 12.400000 Euro
- 2012 (esecuzione): 11.955272 Euro
- 2011 (esecuzione): 11.095390 Euro
- 2010 (esecuzione): 8.778850 Euro
- 2009 (esecuzione): 6.365561 Euro
- 2008 (esecuzione): 4.268630 Euro
LA PROTESTA DEL M5S EUROPA
L'incremento è stato costante e notevole. Nel corso di una sola legislatura, infatti, i fondi sono stati addirittura triplicati. Una cosa inaccettabile visti i sacrifici che le istituzioni europee chiedono ai cittadini grazie alle indifendibili politiche d'austerità, un fatto sinceramente imbarazzante a cui il Movimento 5 Stelle ha provato a mettere una pezza. Sotto la lente d'ingrandimento dei portavoce in Europa sono finiti anche stipendi, salari e indennità dei deputati, oltre a quelli di funzionari e burocrati di vario genere. Per non parlare d'interi carrozzoni per cui servirebbe una revisione radicale, come il "Comitato economico e sociale europeo" e del "Comitato delle Regioni".


MANI NELLA MARMELLATA
Il Partito Democratico (seduto tra le fila dell'S&D), Forza Italia e NCD (inclusi nel PPE) non si sono lasciati scappare l'occasione di incamerare ulteriori soldi pubblici. Ma questa volta li abbiamo presi con le mani nella marmellata, perché sugli emendamenti del Movimento 5 Stelle Europa è stato richiesto il voto elettronico, che viene registrato con nome e cognome per ogni eurodeputato. Eccoveli, dunque, gli italiani che hanno votato per non ridursi lo stipendio, per ingrassare il partito europeo, per finanziare ulteriormente i burocrati che tanto dicono di combattere (a voce) nel talk show nostrani. VERGOGNA!
__________
S&D (Partito Democratico): Benifei, Bettini, Bonafè, Bresso, Briano, Caputo, Chinnici, Cofferati, Costa, Cozzolino, Danti, De Castro, De Monte, Gentile, Giuffrida, Gualtieri, Kyenge, Morgano, Mosca, Panzeri, Paolucci, Pittella, Sassoli, Soru, Toia, Viotti, Zanonato, Zoffoli.
PPE (Forza Italia, NCD, UDC): Cesa, Cicu, Cirio, Comi, Dolfmann, Gardini, La Via, Martusciello, Matera, Maullu, Mussolini, Patriciello, Pogliese, Salini, Tajani.
________
L'intervento di Marco Zanni in seduta plenaria prima del voto:

mercoledì 4 novembre 2015

FONDI EUROPEI: UNO STRUMENTO A DISPOSIZIONE DI TUTTI

Ciao a tutti.
Da quando sono stato eletto al Parlamento Europeo, tanto a me quanto agli altri portavoce europei, sono pervenute da più parti richieste di informazioni riguardo i fondi europei. Per questo abbiamo deciso di affrontare la questione e istituire dei gruppi di lavoro interamente dedicati ai fondi europei. 
Il gruppo che fa capo a me, opererà a Bruxelles e a Potenza e si occuperà dei fondi europei diretti e indiretti, costituendo un punto di riferimento per chi avesse la necessità di informarsi e confrontarsi su queste tematiche. L'obiettivo è di offrire un servizio gratuitosia ai cittadini che ai nostri portavoce nei Comuni e nelle Regioni, sopperendo alle carenze informative.
Più in dettaglio l'idea consiste nel:
1) Informare sui bandi aperti o previsti sia di carattere europeo che regionale;
2) Divulgare le opportunità che sono attive e sfruttabili;
3) Diffondere news sull'andamento dei programmi e l'utilizzo dei vari fondi;
4) Essere da riferimento per il monitoraggio/denuncia di progetti finanziati e non realizzati oppure realizzati in modo difforme dal progetto approvato;
5) Offrire tutto quanto possa essere un supporto a chi ha necessità di accedere a tali informazioni.
I settori su cui il gruppo di lavoro si concentrerà sono sostanzialmente i settori di competenza qui al Parlamento Europeo: ambiente, economia circolare, energie rinnovabili, ricerca in ambito sanitario, sicurezza alimentare, sviluppo rurale e agricoltura, turismo sostenibile, sostegno all'occupazione e alle imprese. L'ambito territoriale è costituito dalle regioni della circoscrizione meridionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia).

Per attuare tutto ciò è stato creato il seguente sito web: http://bandieuropei.piernicolapedicini.it/, su cui pubblicheremo sia i bandi che le notizie che avremo a disposizione sui fondi europei.
Inoltre, per il contatto diretto con i cittadini e i portavoce, ho deciso di assumere una collaboratrice, Sara Santarsiero, che metterà a disposizione la sua esperienza in materia di fondi europei. Il CV di Sara è stato selezionato tra quelli pervenuti in seguito all'avviso del 16/09/2014 (è possibile consultare il suo curriculum qui). Sarà possibile contattare Sara tramite la funzione apposita di contatto sul sito web oppure al seguente indirizzo email: pedicinifondieuropei@gmail.com e, a partire dal 6 Ottobre, ogni martedì e giovedì, dalle 10.00 alle 13.00, sarà possibile avere un incontro, previo appuntamento, presso il mio ufficio di Potenza, in Viale del Basento 114, scala D piano 4 (palazzo OVS). 
Mi auguro che, grazie a questa iniziativa, nei prossimi anni possano svilupparsi tante idee e diffondersi tante occasioni, soprattutto per i giovani, nel Mezzogiorno d'Italia, che tanto soffre sia per i cronici problemi strutturali che per le conseguenze di questa ultima crisi economica.

martedì 3 novembre 2015

I volti dei candidati grillini a Milano

Gli otto nomi tra cui i grillini dovranno scegliere per il capoluogo lombardo. La selezione è cominciata ieri sera, quando gli otto aspiranti si presenteranno davanti agli attivisti. Poi al voto in un Auditorium e non sul web
Il Corriere della Sera pubblica oggi in un’infografica volti e identikit degli otto candidati del MoVimento 5 Stelle alle comunarie per il sindaco di Milano. I nomi sono: Patrizia Bedori, 52 anni, disoccupata. Ha un diploma in comunicazione visive. Attivista Cinque Stelle dal 2009, è portavoce al Consiglio di zona 3 a Milano; Livio Lo Verso, 48 anni, laureato in Scienze politiche, quadro nella pubblica amministrazione, è nel Movimento dal 2010. Esperto in tematiche del lavoro. Gianluca Corrado, 39 anni, avvocato, è attivista con i Cinque Stelle dal 2012 e ha fornito negli anni supporto legale per diverse battaglie di comitati e gruppi di cittadini. Walter Monici, 66 anni, una laurea in Architettura, è designer.


Nel Movimento da tre anni, si occupa di volontariato nell’ambito della mobilità sostenibile Antonio Laterza, 47 anni, consulente informatico, laureato in Ingegneria, è nel M5S dal 2010: si è occupato delle problematiche relative alle esondazioni del Seveso Francesco Forcolini, 70 anni, pensionato, diplomato, è nei Cinque Stelle dal 2012.
Attivista di zona 2, si è impegnato in diversi gruppi di lavoro dei pentastellati
Fulvio Martinoia, 34 anni, sistemista informatico, un diploma in telecomunicazioni, è attivista dal 2010, impegnato in diverse battaglie in Liguria, Piemonte e Lombardia. Matteo Cattaneo, 53 anni, architetto, è attivista dei Cinque Stelle in zona 7 a Milano dal 2013: si occupa di problematiche urbanistiche e ambientali



Fonte

domenica 1 novembre 2015

Ttip, M5S:"L'Italia lo blocchi come ha annunciato la Germania"

"L'Italia blocchi il Ttip come ha annunciato di fare la Germania in seguito alla manifestazione internazionale svoltasi a Berlino lo scorso 10 ottobre che ha mobilitato oltre 250mila persone". Lo affermano i parlamentari del M5S delle Commissioni Agricoltura e Politiche Ue di Camera e Senato.
"I rappresentanti istituzionali tedeschi non hanno potuto fare altro che prendere atto della volontà popolare e, proprio in virtù del loro mandato, farsi valere sullo scenario internazionale in cui si stanno svolgendo, nel totale silenzio, i negoziati dell'accordo di libero scambio Ue-Usa che rischia di rivedere al ribasso gli standard di sicurezza alimentare, salute, ambiente e potere decisionale dei singoli Stati".
"Come riportato nel blog di Beppe Grillo, Norbert Lammert, presidente del Bundestag, il Parlamento federale della Germania, ha detto: 'Escludo categoricamente che il Bundestag ratifichi un contratto commerciale tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti non avendo mai partecipato ai negoziati e non avendo nemmeno potuto prendere in considerazione opzioni alternative'. Insieme al ministro dell'Economia Sigmar Gabriel, Lammert ritiene che 'l'accessofinora limitato alle informazioni da parte statunitense sia inaccettabile, sia per il governo che per il Parlamento".
"E le istituzioni italiane cosa fanno? Non dicono nulla. Chiediamo che il Governo italiano faccia come quello tedesco: dichiari al più presto di essere contrario al Ttip e di non permettere che arrivi in Italia contro la volontà dei cittadini, per di più senza fornire loro alcuna informazione".

venerdì 30 ottobre 2015

#5giornia5stelle del 30 ottobre 2015


Una settimana calda sul fronte di Roma Capitale. Marino non si dimette, anzi sì, anzi no, e tutta la città si ritrova ostaggio delle faide interne al PD. Ce lo ricorda Alessandro Di Battista, che sottolinea come a Renzi non interessi un bel nulla dei romani. Bisogna andare al voto il prima possibile, e liberarci subito di questa gente.
Dovremmo liberarcene anche a livello nazionale però: sentite cosa ci raccontano i senatori M5S -Castaldi, Morra, Buccarella, Puglia, Lezzi- sulla legge di stabilità. L’IVA che sarà destinata a passare al 25% nel 2017, la giustizia ingiusta con le indennità dei processi lunghi dimezzate, non un soldo di investimenti per il sud e niente fondo di sviluppo, la fine degli sconti contributivi sul lavoro, 15 miliardi di tagli alle Regioni e sicuro aumento delle tasse locali. Un bagno di sangue che il governo ha anche il coraggio di spacciare per una svolta positiva.
Non che dall'Europa arrivino notizie migliori: Dario Tamburrano ha denunciato in aula la presa in giro dell’abolizione del roaming, e soprattutto i nuovi provvedimenti che mettono a rischio la net neutrality e la libertà della Rete.
Intanto sempre al Senato un altro regalo agli evasori, quelli veri, quelli che evadono milioni: ennesima proroga ed ennesimo sconto. Laura Bottici in aula tuona contro questo vero condono mascherato: anche chi evade in Italia, e non solo all’estero, potrà cavarsela pagando appena il 15% di quanto dovuto. Un scandalo.
Francesca Businarolo dalla Camera ci racconta invece, finalmente, di una vittoria del M5S: abbiamo convinto il governo a pubblicare i curriculum e i certificati penali dei candidati a manager delle partecipate. Di chi il merito? Di Luca, Federico, Cristiano, Margherita, e tanti altri cittadini che hanno contribuito a scrivere la nostra mozione per la trasparenza.
Roberto Fico poi denuncia l’ennesima porcata del governo (sono infinite), stavolta riguardo alla RAI. Siccome il M5S ha scoperto che gli appalti RAI sono una sentina di mazzette e corruzione, cosa fa il governo? Corre ai ripari... facendo eccezione per la RAI. Ora negli appalti del servizio pubblico si potranno bypassare legge e regole. I corrotti  ringraziano.
Invece chi fa il proprio dovere viene regolarmente punito. Paolo Romano svela come tre sottufficiali dell’aeronautica siano stati puniti per aver rivelato informazioni sui voli di Stato del premier. Ingiusto, e soprattutto assurdo: come ci spiega Paolo, qualunque cittadino può agevolmente seguire i voli di Renzi attraverso un servizio online! Perché punire degli innocenti?
Infine, belle notizie dalla Campania. Luigi Di Maio insieme a Valeria Ciarambino e i consiglieri regionali sono stati a Benevento, in una scuola gravemente colpita dall’alluvione, e hanno consegnato alla Preside 100mila euro frutto del taglio ai loro stipendi. Il denaro servirà a ricomprare i laboratori andati distrutti. E come ha detto la Preside, questo è anche un prezioso insegnamento per i ragazzi: il nostro Paese ha ancora un futuro in cui credere.

Il roaming non sparisce e lo pagheremo tutti (intervista a Tamburrano M5S)



L'Unione europea ha abolito le dogane, perchè tiene ancora in vita il roaming? Se lo chiede il portavoce M5S Europa Dario Tamburrano in questa intervista.
La proposta legislativa sulle comunicazioni elettroniche votate dal Parlamento europeo è una vergogna perchè spalma su tutti i cittadini i costi di roaming che oggi pagano solo i viaggiatori.
Addio roaming? Macché... esce dalla porta e rientra dalla finestra, forse addirittura più forte di prima. Il Parlamento europeo ha votato la proposta legislativa del Consiglio europeo sulle comunicazioni elettroniche nel mercato unico digitale, un provvedimento truffa per tutti i consumatori. Il roaming non sparisce dal 2017 così come solennemente promesso, ma cambia semplicemente nome e destinatari. Adesso lo paga solo chi usa il proprio telefono all'estero, nel 2017 lo pagheranno tutti, anche la casalinga di Voghera che non ha mai preso l'aereo. Com'è possibile? Ecco i 3 trucchi ideati dalle grandi compagnie telefoniche e supinamente recepiti in questo nuovo regolamento dalle Istituzioni europee.
TRUFFA 1. Roaming indiretto per tutti.
A partire dal 2017 il mercato europeo delle comunicazioni digitali cambierà volto. Ogni compagnia telefonica nazionale pagherà agli altri operatori (B2B) per il roaming dei propri clienti in altri Paesi dell'Unione. Facciamo un esempio: la signora Maria va a Londra per il fine settimana e il suo cellulare una volta atterrata si collega alla rete telefonica della compagnia inglese X. Finito il fine settimana X chiede alla sua compagnia telefonica italiana Y il "conto" del traffico dati utilizzato da Maria durante il suo viaggio. Questo canone B2B che X deve a Y verrà spalmato da X su tutti i propri clienti includendolo nei diversi piani tariffari di tutti i suoi clienti. Il roaming cambia nome e natura ma non sparisce: le grandi compagnie di telecomunicazioni scaricano i mancati profitti del vecchio roaming su tutti i cittadini, anche su quelli che non viaggiano mai. Questa è una socializzazione opaca di tutti i costi di roaming, altro che mercato libero!
TRUFFA 2. Ecco quando il roaming ritorna
Per evitare la fuga verso gli operatori dell'Europa dell'est che hanno piani tariffari molto convenienti, le compagnie potranno fissare un tetto massimo di giorni di utilizzo del cellulare all'estero, oltre al quale il roaming tornerà magicamente a pagamento. Si chiama "profilo di utente medio" e stabilisce la media, secondi gli studi delle stesse compagnie, dei giorni trascorsi all'estero dagli italiani che hanno un cellulare. Sopra questa media l'addebito specifico di roaming al cliente ritornerà, con un supplemento al minuto approvato dalle Authority delle telecomunicazioni. Facciamo un esempio: se gli operatori italiani decideranno che il "profilo di utente medio" è di 20 giorni all'anno trascorsi all'estero, a chi ne trascorre 25 l'addebito per roaming riapparirà a partire dal ventunesimo giorno. E' una fregatura per tutti gli studenti Erasmus o quelli che si recano spesso all'estero per lavoro.
TRUFFA 3. Le deroghe per le compagnie che sbagliano i conti
Poiché il nuovo mercato delle telecomunicazioni presenterà delle incognite (vedi Truffa 1 - l'operatore farà una stima di quanto roaming B2B dovrà pagare per spalmarlo nei suoi piani tariffari), gli operatori sono riusciti a fare inserire nella legislazione una deroga: se le loro perdite diventano insostenibili (cioè se alla fine dell'anno i suoi clienti hanno viaggiato più del previsto e i costi di roaming per gli altri operatori crescono più del previsto) d'accordo con le Authority nazionali, potranno essere ritoccati i piani tariffari dei clienti retroattivamente, chiedendo un secondo sovraccarico specifico di roaming al proprio cliente. Facciamo un esempio: Maria vive a Sanremo ma ogni tanto si sposta a Cannes. Sottoscrive un piano tariffario con X e si adatta al "profilo di utente medio", cioè non viaggia più del tetto stabilito. Maria pensa di non pagare il roaming in Francia ma la compagnia telefonica X ha fatto male i conti. X potrà chiedere a Maria un canone aggiuntivo rispetto a quanto pattuito nel suo piano tariffario. Con questa norma si perde definitivamente la trasparenza del mercato delle telecomunicazioni a tutto vantaggio della discrezionalità dell'operatore e dei suoi profitti.
LA RETE NON SARA' PIU' NEUTRALE
Il voto del Parlamento europeo sancisce inoltre la fine della cosiddetta net-neutrality. Una rete neutrale dovrebbe essere a disposizione di tutti, senza imporre restrizioni arbitrarie su alcuni traffici né dare dei privilegi ad altri. Finisce il sogno di un Internet concepito come straordinario spazio pubblico globale, bene comune immateriale, motore straordinario di innovazione, conoscenza, uguaglianza e opportunità. Nasce l'era dell'open access, il modello voluto da questa Europa, che trasforma la rete in una autostrada con più corsie a pagamento differenziato.
Solo i grandi Big della rete (es. Facebook, Google, Amazon) potranno accedere alla corsia veloce per garantire prestazioni ottimali ai servizi che offrono, lasciando pagine lente, documenti da scaricare che non si scaricano, pessima qualità di rete ai concorrenti minori. La scuola che vuole inserire alcuni testi scolastici per gli studenti nel suo sito internet o la fattoria che vuole vendere i propri prodotti all'estero avranno una larghezza di banda inferiore e dunque perderanno clienti e opportunità. Si aprono, inoltre, delle vere possibilità di censura: il Parlamento ha rifiutato di trattare in modo uguale i servizi funzionali equivalenti. Facciamo un esempio: il gestore della rete potrà decidere, senza dare spiegazioni, se un giornale/sito/blog gli sta simpatico e metterlo così nella corsia veloce; se gli sta antipatico può invece essere degradato nella corsia più lenta. Questa è la negazione della libertà di espressione.

Questa Europa sta producendo nuove iniquità, nuove diseguaglianze, nuove corsie privilegiate anche nel mondo virtuale."

giovedì 29 ottobre 2015

Chi protegge la grande truffa Volkswagen? Eccovi nomi e cognomi

Che ruolo sta giocando il PPE (il più grande gruppo politico del Parlamento Europeo, di cui fa parte Forza Italia) nell'insabbiare il caso Volkswagen? È la domanda che si stanno facendo tutti nei corridoi di Strasburgo dal momento in cui la mozione di risoluzione sulle emissioni presentata dal Parlamento Europeo è stata privata di alcune componenti fondamentali.
In particolare, è stata cruciale, dicevamo, la partita dei popolari. Sono stati loro a voler stralciare:
- qualsiasi riferimento alla Volkswagen;
- alla necessità di restituire i finanziamenti ricevuti per promuovere le vetture Euro 5;
- far riferimento al caso VW come di una truffa;
- non mettere sotto inchiesta l'operato della Commissione Europea, che sapeva da tempo e non ha agito.
Alla domanda in apertura ha risposto, involontariamente, il vicepresidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, ex commissario europeo prima ai trasporti e poi all'industria, nonché uno dei tanti ex "braccio destro" di Silvio Berlusconi. Proprio lui ricevette una lettera scritta nero su bianco dall'allora commissario all'ambiente Janez Potocnik, nella quale si sottolineava una significativa discrepanza in termini di emissioni tra i risultati del test delle case automobilistiche e le prove vere, quelle su strada. Una discrepanza che è la ragione principale per la quale gli standard di qualità dell'aria non scendono verso i valori indicati. In altre parole, ammettere la truffa significa ammettere il sicuro coinvolgimento del più grande gruppo politico europeo e, indirettamente, dell'intero legislativo comunitario.

Il Movimento 5 Stelle ha cercato di smascherare i "traditori dei cittadini" e della salute pubblica in aula, chiedendo le votazioni nominali ad alcuni emendamenti che i portavoce hanno presentato per aggiustare il testo. Si è voluto, in particolare:
- stabilire una vera "authority europea" nell'ambito delle prove automobilistiche (l'auto è l'unico settore del trasporto dove una tale autorità non esiste);
- investigare in profondità sul caso, accertando perché i vari segnali di allarme non sono stati ascoltati, e coprendo l'intero mercato auto;
- individuare le specifiche responsabilità suddividendole tra Commissione Europea, Stati membri, autorità nazionali di controllo e case automobilistiche. Anche alla luce dei conflitti d'interesse che intercorrono tra le varie parti;
- investigare l'adeguatezza dell'utilizzo di fondi pubblici da parte dei fabbricanti responsabili della frode, allo scopo di richiedere rimborsi e/o applicare sanzioni, qualora questo utilizzo si riveli scorretto.

Ecco, di seguito, chi ha votato contro. Una scelta che smaschera, in modo definitivo, gli alleati italiani in Europa della truffa e delle politiche lobbystiche con cui si cerca d'insabbiare anche uno dei più grandi scandali industriali dell'ultimo ventennio.

Nomi, cognomi e gruppo politico degli eurodeputati tricolore:
- PPE (Forza Italia, UDC, NCD): Cesa, Cicu, Cirio, Comi, Dolfmann, Gardini, La Via, Martusciello, Matera, Maullu, Mussolini, Patricello, Pogliese, Salini, Tajani;
- S&D (Partito Democratico): Benifei, Bettini, Bonafè, Bresso, Briano, Caputo, Chinnici, Costa, De Castro, De Monte, Gasbarra, Giuffrida, Gualtieri, Kyenge, Morgano, Mosca, Pittella, Sassoli, Schlein, Soru, Toia, Viotti, Zanonato, Zoffoli;
- ECR: Fitto, Sernagiotto.

La conferenza stampa che alza il velo a Strasburgo sulla votazione per salvare i soliti noti