VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

lunedì 21 dicembre 2015

#LIVORNO - Approvato il #reddito di cittadinanza locale

"Il reddito di cittadinanza a Livorno è realtà. La mia giunta ha dato il via libera - in via sperimentale per i prossimi 6 mesi -– al "reddito di cittadinanza locale", in attesa che Governo e Parlamento si diano una mossa. Una misura, come si legge nelle delibera, a favore di coloro che si trovano temporaneamente in condizioni tali da non poter far fronte al proprio mantenimento e a quello della propria famiglia; svolge la duplice funzione di integrazione al reddito e di prevenzione sociale.
Si tratta di un beneficio mensile pari a 500 euro a nucleo familiare.
Chi può accedere
Per accedere al reddito di cittadinanza locale, bisogna essere cittadini italiani, o di paesi Ue, o, se extracomunitari, si deve essere in possesso di Carta di Soggiorno. È necessario essere residenti nel Comune di Livorno da almeno 5 anni ed avere dai 35 anni all’età pensionabile. Bisogna essere disoccupati e non trovarsi in stato detentivo, né essere sottoposti a misure alternative. Essere iscritti al Centro per l'Impiego, appartenere a un nucleo familiare con ISEE non superiore a 6.530 euro . Non avere una seconda casa e non abitare in residenze di lusso. Non possedere auto di grosse dimensioni acquistate nell’ultimo anno.
Cosa comporta
Chi accede al reddito di cittadinanza locale deve fornire immediata disponibilità al lavoro; rendersi disponibile a svolgere lavori socialmente utili indicati dal Comune per almeno 4 ore settimanali; partecipare a progetti eventualmente gestiti dai comuni e utili alla collettività, da svolgere a Livorno o nei comuni più vicini che ne facciano richiesta, per non più di 8 ore settimanali. La partecipazione ai progetti è facoltativa per i disabili. Chi beneficia del reddito di cittadinanza locale deve garantire la frequenza della scuola dell’obbligo dei figli, qualora li abbia. Ovviamente, deve comunicare qualsiasi variazione della situazione reddituale, patrimoniale, lavorativa, familiare che comporti la perdita del diritto.
Quando si perde
Il reddito di cittadinanza locale può essere revocato qualora il beneficiario non accetti una proposta di lavoro. Se dovessero venir meno i requisiti grazie ai quali è stato ammesso al provvedimento. Se ha falsificato le carte per accedere al reddito di cittadinanza o per ottenere una migliore posizione in graduatoria e in ogni caso abbia rilasciato dichiarazione mendaci e se svolge lavoro in nero (in tutti questi casi è tenuto a rimborsare quanto percepito).
Gli uffici del Comune di Livorno monitoreranno gli interventi, producendo valutazioni e verifiche, e una relazione sull'andamento del servizio per programmare, eventualmente, interventi calibrati sulla base delle reali esigenze emergenti. Anche la polizia municipale sarà coinvolta nelle verifiche.

Nessuno credeva che riuscissimo a farlo, ma da oggi il reddito di cittadinanza è realtà." Filippo Nogarin, sindaco M5S Livorno



Contributo personale all'articolo: dov'è finita la stampa che tempo fa era pronta ad immortalare i cassonetti pieni di immondizia (tra l'altro totalmente sparita il giorno successivo) e giudicare il M5S non in grado di governare il paese? Dove sono finiti i giornalisti leccaculo che hanno attaccato il Sindaco di Livorno per la sua incapacità nel gestire la sua giunta e gli stessi compagni di Movimento? 

Le #BalleDiNatale di Renzie da Giletti

Per chi ha lo stomaco di vedere ancora i canali della RAI e, in particolare, per chi è amante della trasmissione di Giletti, sicuramente si sarà imbattuto nell'intervista fatta al premier non eletto da nessuno. Io mi domando una cosa: come si fa a sparare simili cazzate. Evidentemente l'ebetino fiorentino pensa di avere a che fare con dei cittadini ignoranti, rincoglioniti e male informati a cui gli si può dire di tutto tanto loro sono li, pronti a credere a tutto quello che esce dalla sua bocca bugiarda. Perchè il signor Giletti non manda in onda questo video e, come contraddittorio, mostra ai suoi fans come è realmente andata la "nottata"? Se pensa che il video possa essere stato alterato, perchè non va a prendersi il resoconto stenografico della seduta? Facendo così possiamo dare in qualche modo la possibilità al M5S di replicare alle sue minchiate. ATTENZIONE.... il video, dopo l'intervento del nostro deputato, viene accelerato per giungere velocemente al termine della seduta...

L'EBETINO FIORENTINO NON LA SMETTE MAI DI SMENTIRSI: CONTINUA A SPARARE MINCHIATE

Il capo (non eletto da nessuno) di un governo (incostituzionale), approfitta di una rete pubblica (da lui politicizzata) per fornire false dichiarazioni ai cittadini (che pagano anche un canone) e calunniando una forza politica che rappresenta il 25% dell'elettorato italiano. Meriterebbe una bella denuncia e una bella mozione di sfiducia ma.... sappiamo tutti come andrà a finire!!!

sabato 19 dicembre 2015

#5GIORNIA5STELLE DEL 18 DICEMBRE 2015

"Il ministro Boschi ha un conflitto grande come una banca". Queste parole di Alessandro Di Battista, in aula alla Camera, hanno segnato il giorno della sfiducia M5S a Maria Etruria Boschi: un rappresentante delle istituzioni coinvolto fino al collo nel tracollo di una banca che ha trascinato con sé migliaia di famiglie disperate e truffate. Nella sua autodifesa, peraltro, il ministro Boschi si è completamente dimenticata di loro.


Al Senato Paola Taverna denuncia come della nostra fiducia non godano neppure i ministri Poletti, Lorenzin, Alfano, e naturalmente il Presidente Renzi. Persone che hanno votato qualunque cosa pur di mantenere certi privilegi e certi interessi. Noi vogliamo andare al voto e cambiare!

Riccardo Nuti, invece, racconta come il metodo M5S abbia finalmente sbloccato il voto per i giudici della Consulta, dopo l'impasse a cui PD e Forza Italia avevano condannato il Parlamento. Con i nostri voti, siamo riusciti a far eleggere un alto profilo di nostra scelta e anche a dire la nostra sui nomi proposti dalle altre forze.
Da Bruxelles, il nostro Marco Valli  torna sulla questione Lussemburgo, e su tutti quei Paesi che aiutano le grandi multinazionali a pagare cifre irrisorie di tasse. Occorre attribuire finalmente una responsabilità politica e smettere di sostenere chi è coinvolto.

Quanto è importante la Rai? Chiede Alberto Airola in Senato. Tanto importante che si fa tutto in fretta, perché  il governo non vede l'ora di consegnare i poteri alle persone che sta per nominare e che gli servono a tamponare la perdita di consensi del Paese. Quando saremo noi al governo, invece, la linea guida sarà quella della correttezza e del buonsenso.

Sono molto contenti i nostri Rosa D'amato e Ignazio Corrao dal Parlamento Europeo: finalmente è passata la nostra proposta secondo la quale i fondi europei si possono utilizzare per smaltire l'amianto.  Ora tocca ai portavoce nelle Regioni sollecitare i bandi per le bonifiche.

Intanto, alla Camera si parla ancora di guerre e di Siria. Angelo Tofalo denuncia gli accordi indicibili dell'Italia con Paesi che sostengono l'Isis, allo scopo di vendere armi e cacciabombardieri. Vogliamo sapere dalla Pinotti cosa va a fare a Riyadh e perché si intrattiene con famiglie collegate alle galassie terroriste, e poi perché siamo sempre sottomessi a Germania, Francia e USA?

Mirko Busto, invece, è stato alla Conferenza del Clima a Parigi. Ci racconta che l'accordo raggiunto non è vincolante ma volontario, non sono stati posti obiettivi chiari, niente emissioni zero e ci si limita alla neutralità climatica. Un accordo debole e persino pericoloso.

Alla Camera nel frattempo si continua a discutere la Legge di Stabilità. I nostri bravissimi portavoce hanno scovato una "marchetta" con la quale si elargivano milioni alla Fondazione della moglie di un deputato. Riccardo Nuti ci racconta tutto.


E dulcis in fundo, una bella notizia di sapore natalizio: al Senato passa la proposta M5S per ampliare lo screening neonatale eliminando discriminazioni tra le Regioni. Contentissima Paola Taverna, che ha lottato molto per questo bel risultato. Auguri a tutti!
Fonte

venerdì 18 dicembre 2015

Banca Etruria, respinta mozione sfiducia #Boschi. Lei: “Favoritismi a mio padre? Mi dimetterei”

Bocciata la mozione contro il ministro delle Riforme: 373 no e 129 sì. Forza Italia non vota la sfiducia alla Boschi e Salvini minaccia: "C'è da rivedere alleanza per le amministrative". Di Battista contro il governo: "State prendendo in giro gli italiani"

Il risultato era scontato, meno le parole utilizzate dalla diretta interessata per respingere al mittente le accuse contro la sua famiglia. E’ stata bocciata come da pronostico (373 no contro 129 sì) la mozione del M5s contro il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. “Io amo mio padre, che è una persona perbene. Ma se ha sbagliato deve pagare, come tutti. Non c’è spazio per favoritismi. Se i fatti contestati fossero veri? Mi dimetterei”. La mozione di sfiducia individuale è stata presentata dal Movimento 5 Stelle prima a Montecitorio (dove il governo è blindato) e dopo le polemiche anche al Senato (dove invece i numeri sono più risicati), ma sarà discussa solo alla Camera: non ci sono infatti precedenti in cui un provvedimento individuale contro un ministro sia discusso in entrambe le camere.
A rendere praticamente impossibile far passare la sfiducia in Aula, ci si è messa anche la spaccatura del fronte delle opposizioni. Forza Italia infatti ha deciso di non partecipare al voto per non sostenere il provvedimento scritto dai 5 Stelle. Una decisione fortemente criticata dalla Lega Nord: “Se non votano con noi”, aveva detto in mattinata il segretario del Carroccio Matteo Salvini, “ci sarà da rivedere l’alleanza per le amministrative”. Così anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Se Forza Italia non dovesse votare la sfiducia al governo in Senato (che invece sarà votata a gennaio ndr), anche se dubito accada, questo comprometterebbe parecchio delle nostre alleanze”.
A proteggere la rappresentate del governo, tutto il Partito democratico, forse per una delle poche volte compatto: “Se pensano di farci paura non ci conoscono”, ha commentato il sottosegretario e braccio destro di Renzi Luca Lotti, “bel boomerang, bravi”. In difesa della Boschi anche il renzianissimo Ernesto Carbone: “I grillini figli dei fascisti”, ha commentato su Twitter, “fanno la morale a noi? Sciacquatevi la bocca”. Contraria alla mozione, oltre ai democratici anche l’Italia dei Valori: “Azione vergognosa”, ha commentato Nello Formisano. “Dimostra quanto l’opposizione sia tragicamente non solo a corto di argomenti ma quanto non abbia scrupoli a strumentalizzare una vicenda, sconvolgendola, in cui il ministro nulla c’entra”.
Il discorso del ministro Boschi in Aula


Nel nome del padre, è stato un ministro Maria Elena Boschi di lotta e di governo quello intervenuto a Montecitorio per rispondere alla mozione di sfiducia individuale per il presunto conflitto di interessi nel caso Banca Etruria, dove Pier Luigi Boschi è stato vice presidente prima del commissariamento. Di governo, quando ha sottolineato che non ci saranno differenze di trattamento, di lotta quando ha rispedito al mittente le accuse contenute nel testo della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle. “Non è mia intenzione esprimere valutazioni per la campagna contro la mia famiglia e contro il governo” ha detto la Boschi, che poi è entrata immediatamente nel vivo della questione: “C’è stato favoritismo, una corsia preferenziale? Questo è il quesito che viene posto. Se la risposta fosse sì, sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni”. Il motivo della presa di posizione è tutto ‘governativo': “Sono orgogliosa di far parte di un esecutivo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non devono esserci doppie misure”.
Successivamente la titolare delle Riforme è entrata nel merito della questione: “Mio padre accettò nel 2014 l’incarico nella Banca Etruria e con un decreto del febbraio 2015 gli è stato tolto l’incarico – ha detto – Dov’è il favoritismo nell’aver fatto perdere l’incarico a mio padre? Dov’è il favoritismo di Bankitalia nell’aver fatto pagare una multa di 144mila euro?”. Nel proseguimento della sua replica, il ministro prima ha ricordato le origini umili della sua famiglia, poi ha dato i numeri del presunto conflitto di interessi: “Non siamo la famiglia della Banca Etruria” ha detto, sottolineando che la sua famiglia possedeva poche migliaia di azioni, ognuna del valore (all’epoca) di circa un euro l’una, ma che oggi valgono zero. “Io posseggo, anzi possedevo, 1.557 azioni di Banca Etruria, per un valore totale di 1500 euro – ha detto – Oggi equivalgono zero e sono carta straccia. Anche altri in famiglia hanno piccoli pacchetti. Mio padre possedeva 7.550 azioni. Trovo suggestivo sentire che con un pacchetto di 1.557 azioni io fossi la proprietaria della banca o che lo fosse la mia famiglia. Dire che la Banca Etruria è la banca della famiglia Boschi è suggestivo, ma non corrisponde a verità fatti”.
Sui tempi dei rapporti dei Boschi con la banca, inoltre, il ministro ha aggiunto che “né io, né la mia famiglia abbiamo acquistato o venduto azioni da quando io sono stata al governo, nessun plusvalore può essere stato realizzato. Ma siccome non voglio che ci siano dubbi in questa Aula, proviamo ad immaginare che ci siano state azioni”. E giù con i numeri: “Prima del decreto il valore era sceso causando una minusvalenza. A seguito del decreto c’è stato un rialzo titoli che ha ridotto di 369 euro la minusvalenza – ha spiegato – Ammesso che avessi venduto azioni, ma non lo ho fatto, il grande conflitto di interesse di cui stiamo parlando al paese sono 369 euro. Analogo ragionamento vale per il pacchetto azionario della mia famiglia: ci sarebbe stato un conflitto di interessi per 2300 euro”.
Da qui la difesa personale: “Mi si dica che sono venuta meno ai miei doveri istituzionali, mi si dica, se lo si ritiene, che non sono all’altezza. Ma non vi consento di mettere in discussione la mia onestà, non ve lo consento io e non ve lo consentono i fatti che sono più forti del pressappochismo e della demagogia di questi giorni” ha detto la Boschi. La conclusione è in pure stile Renzi: “Volete indebolire il governo? Lasciate perdere. La realtà dei fatti – ha aggiunto la Boschi – è molto più forte del qualunquismo, della demagogia e del populismo che dice che alcuni non sono uguali davanti alla legge. Nella nostra Italia siamo tutti uguali davanti alla legge e questo è dimostrato. Auguro a tutti voi di giudicare i fatti, che sono più forti della demagogia. A chi pensa così di indebolire il governo, dico: lasciate perdere. Il Governo è attrezzato per respingere attacchi e portare avanti la nostra azione. Non ci fermeranno le bugie, ma andremo avanti per dare all’Italia una nuova opportunità”.
Di Battista (M5S): “State prendendo in giro gli italiani”


Al termine dell’intervento c’è stata una lunga standing ovation dei deputati del Pd. Applausi dal resto della maggioranza, mentre tutti i colleghi di governo si affollavano attorno a Boschi per abbracciarla. Immobili tanto i deputati di Sinistra italiana quanto quelli di M5S. La cui posizione è riassunta dall’intervento di Alessandro Di Battista: “Il dottor Boschi è stato nominato vice presidente un mese dopo che la figlia è diventata ministro, pensate di prendere in giro il Paese con il vostro doppiogiochismo?”. Accuse pesanti, ma non sono le uniche: “Il ministro Boschi ha un conflitto grande, non come una casa, come una banca” ha aggiunto l’esponente grillino, secondo cui “un ministro dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto, e lei – rivolgendosi alla Boschi – non lo è”.
Da qui l’accusa al governo nel suo complesso, ma sempre rivolta alla titolare delle Riforme: “Le esprimo la più totale indignazione verso il vostro governo per provvedimenti infami che hanno mandato sulla strada molti cittadini. Ha fatto un intervento pieno di pietismo e compassione, ma non abbiamo visto né pietismo da parte sua né da parte del Pd nei confronti di migliaia di cittadini truffati“. Poi Di Battista ha provato ad entrare nel merito della questione: “Pensate che il punto di valore siano le azioni? Il punto è semplice: il governo Renzi e prima il governo Letta ha favorito o meno gli interessi delle banche? La risposta è sì” ha detto. Poi la conclusione, con l’invito al ministro a farsi da parte: “Se quello che è successo a Boschi fosse accaduto in epoca berlusconiana, a Carfagna o Gelmini, sarebbero insorti tutti – ha detto – Oggi la mozione sarà bocciata. Non sappiamo se il caso si ingrosserà. Se dovessero sorgere altri elementi, evidentemente potrebbe succedere che il premier Renzi stesso possa chiedere di sacrificare il ministro Boschi – ha aggiunto – perché Renzi difende solo se stesso. Voteremo sì alla mozione, Boschi dimettiti. E viva l’Italia, nonostante questa oscena ipocrisia“.
Tensione Lega Nord-Forza Italia
Nel frattempo, la mozione di sfiducia presentata da M5s contro il ministro Boschi per il presunto conflitto di interessi nel caso Banca Etruria rischia di avere un effetto collaterale non di poco conto: rompere la coalizione di centrodestra e la ritrovata intesa tra Forza Italia e Lega Nord. Motivo del contendere è la decisione dei forzisti di uscire dall’Aula quando si tratterà di votare contro la titolare delle Riforme. Il Carroccio, invece, ha deciso di dire sì al provvedimento contro la Boschi, al pari dei grillini e di Sinistra italiana. Una distanza politica che non è andata giù al leader padano Matteo Salvini, che da Mosca non le ha mandate a dire. Le parole del segretario, però, non sono riferite al caso di specie, ma alla linea generale dei berlusconiani.
“Se Forza Italia non vota la sfiducia al governo, ci incazziamo e ci sarà da rivedere tutto, anche la coalizione Lega-Fi-Fdi per le amministrative” ha detto Salvini. Che poi ha spiegato la sua presa di posizione: “Al vertice di Arcore, questa settimana, abbiamo fatto un documento comune in cui ci impegnavamo tutti a votare mozioni di sfiducia nei confronti del governo – ha detto – Abbiamo detto che avremmo votato sia quelle individuali, sia quelle collegiali”. Oggi invece alla Camera Forza Italia si asterrà. “Non parteciperemo al voto di sfiducia individuale nei confronti del ministro” ha annunciato il deputato azzurro Giorgetti in aula, che poi ha richiamato l’attenzione sulla mozione di sfiducia nei confronti del governo presentata da Fi, Lega e Fdi. Per Salvini non basta: “Se anche sulla mozione contro il governo hanno cambiato idea e prevarrà la linea inciucista, a quel punto bisogna ripensare tutto” perché la Lega “fa accordi solo con chi è all’opposizione di Renzi“.
Renato Brunetta, poi, ha provato a stemperare la tensione rilanciando la mozione contro il governo anche al Senato: “Non abbiamo alcun dubbio che sarà presentata anche al Senato, e che conseguentemente ci sarà una relativa calendarizzazione della stessa, con la possibilità, per l’alternanza tra i due rami del Parlamento, di discuterla sempre a gennaio a Palazzo Madama” ha detto il capogruppo Fi alla Camera. “La mozione di sfiducia al governo a Montecitorio è stata scritta congiuntamente da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, così come deciso qualche giorno fa durante il vertice di Arcore tra Berlusconi, Salvini e Meloni. Alla Camera dei deputati questa mozione del centrodestra unito è stata presentata ed è già stata calendarizzare per metà gennaio 2016″.

Giorgia Meloni, poi, ha rincarato la dose contro i berlusconiani e spostato più in là l’asticella della tenuta dell’accordo: “La scelta di Forza Italia di non votare oggi la sfiducia è francamente incomprensibile, anche se come si sa avremmo preferito una sfiducia complessiva al Governo Renzi, come proposto da noi. Sarebbe una scelta tragica se non si volesse presentare analoga mozione di sfiducia al Governo Renzi, che il centrodestra ha presentato compattamente qui alla Camera, anche al Senato. Quello minerebbe ogni forma di collaborazione”.
Fonte

giovedì 17 dicembre 2015

#DesecretateloAdesso: i servizi segreti britannici dietro l'attentato di #PiazzaFontana?

Di seguito, per diritto di cronaca, pubblico l'intervista fatta da Claudio #Messora a Giovanni #Fasanella, autore di "Colonia Italia. Giornali, Radio e Tv: così gli inglesi ci controllano".

"‪#‎DESECRETATELOADESSO: ECCO IL FILE UK CHE SVELA TUTTO SUGLI ANNI DI PIOMBO
Giovanni Fasanella, autore di "Colonia Italia. Giornali, Radio e Tv: così gli inglesi ci controllano", mostra un esclusivo documento chiave per comprendere il ruolo fondamentale dei servizi segreti britannici durante il tentato golpe in Italia nel 1970 e, forse, anche dietro ai maggiori eventi destabilizzatori del nostro Paese.
AIUTATECI A DIFFONDERE OVUNQUE QUESTO VIDEO, che si conclude con un accorato appello a superare la vergognosa stampa italiana e a fare tutte le pressioni possibili affinché il documento mostrato in video venga desecretato anche nelle sue parti ancora nascoste, quelle che dimostrerebbero quali azioni siano state intraprese dal Regno Unito per piegare un Italia troppo avviata al suo ruolo naturale di potenza egemone nel Mediterraneo. Usate l'hashtag #DesecretateloAdesso.




#DesecretateloAdesso Nell’ultima intervista che ti ho fatto, hai citato alcuni documenti parzialmente desecretati che svelerebbero le connessioni dei servizi segreti britannici con i nostri cosiddetti anni di piombo. Oggi vuoi svelarne uno, tra i tanti contenuti nel tuo libro “Colonia Italia“.

Sì, si tratta di uno dei documenti più inquietanti che Mario Josè Cereghinoe io abbiamo trovato negli archivi di Stato britannici. È un documento del 1969, tre fogli, redatto da un alto funzionario dell’IRD. Che cos’era l’IRD? Era lo strumento della propaganda occulta dei servizi segreti e della diplomazia del Governo di Sua Maestà britannica. Questo documento è datato gennaio 1969. Il funzionario dell’IRD, che si chiamava Colin McLaren, era appena stato in Italia per un giro di ricognizione sulla situazione politica del nostro Paese e si era reso conto che gli strumenti della propaganda occulta fino ad allora usati non avevano ottenuto l’effetto sperato, cioè quello di costringere il Governo italiano a fare delle scelte di politica estera favorevoli agli interessi britannici.

Siamo nel 1969, cioè nella fase di profonda crisi del centro-sinistra e quindi di apertura del dialogo tra Aldo Moro e il Partito Comunista di Enrico Berlinguer. Berlinguer era appena stato nominato vice-segretario del partito, quindi si assisteva all’avvicinamento del Partito Comunista all’area di Governo. Ma, soprattutto, la politica mediterranea italiana si era fatta molto più aggressiva, ancora più aggressiva di quella dei tempi di Enrico Mattei. L’Italia era particolarmente attiva in Libia dove, di lì a pochi mesi, un colpo di Stato avrebbe rovesciato la monarchia filo-britannica e avrebbe portato al potere il colonnello filo-italiano Muammar Gheddafi.
In questo contesto arriva dunque questo documento. Che cosa dice?
E’ un rapporto di un funzionario dell’IRD, Colin McLaren, che invita il suo governo a fare di più in Italia. Il lavoro che era stato fatto negli anni precedenti non aveva prodotto gli effetti sperati. Per McLaren, si trattava degli stessi effetti di una pallina di ping pong lanciata contro Golia. Così il rapporto invita il Governo del Regno Unito ad adottare altri metodi, metodi ancora più pesanti.
Ovviamente questi metodi non li conosciamo, perché parte di questo documento è ancora oggi secretato. Infatti se si guarda il documento che tu hai scovato, si può vedere che esistono degli spazi bianchi dove chiaramente è stato occultato qualcosa…
Si può vedere innanzitutto che c’è un timbro rosso che dice: “questa è una copia“. Cioè: il documento riversato nell’archivio di Stato di Londra è solo una copia! L’originale è ancora oggi conservato sotto chiave nell’archivio dell’IRD. E in questo documento ci sono alcune parti oscurate: è stato censurato. Il punto 4 per esempio è quello in cui è visibile la censura a occhio nudo, quello in cui si parla dei contatti occulti tra l’ambasciata britannica a Roma e, probabilmente, giornalisti o comunque contatti dell’intelligence inglese in Italia. Però punti più importanti oscurati sono il decimo e l’undicesimo. Voglio leggervi la traduzione in italiano integrale perché è davvero inquietante. In quei punti Colin McLaren dice: “Le armi da noi fornite“, cioè i materiali di propaganda occulta dell’IRD, “hanno ormai un effetto pari a quello prodotto da una pallina di ping pong scagliata contro Golia. Se vogliamo raggiungere qualche risultato, dobbiamo usare altri metodi e sta a noi architettarli. Al contempo, dobbiamo essere certi che l’ambasciatore britannico a Roma e i funzionari di lungo corso della legazione accolgano la tesi secondo la quale noi siamo giustificati a tentare di fare di più“. Fare di più: cioè passare ad altri metodi e convincere l’ambasciata britannica a non protestare, cioè “a non rompere le balle!“. Ecco, quali erano questi metodi? Questa è la parte del documento che è stata depurata e che quindi è ancora oggi sotto coperta.
Dopo la pubblicazione di questo documento, in Italia cosa succede?
Questo documento, dicevo, è del gennaio 1969. A partire da febbraio comincia a muoversi un personaggio che è una vecchia conoscenza dell’intelligence britannica sin dalla seconda guerra mondiale, e cioè il “Principe nero” Junio Valerio Borghese, capo della famigerata Decima MAS repubblichina. Junio Valerio Borghese progetta un tentativo di colpo di Stato e, sulla base di documenti desecretati anche dalle autorità americane che noi abbiamo consultato, emergono contatti continui tra Borghese e le autorità americane. In modo particolare con gli addetti dell’ambasciata di Roma: contatti e incontri durante i quali Borghese tenta di convincere gli americani ad appoggiare il suo progetto di colpo di Stato o, quantomeno, a mantenere un atteggiamento di neutralità. Inizia in quel periodo, dalla primavera del 1969, la stagione delle bombe, perché cominciano a esplodere bombe un po’ ovunque in giro per l’Italia, fino a toccare il punto più alto, il più drammatico: il 12 dicembre del 1969 con la strage di Piazza Fontana, in una filiale della Banca dell’Agricoltura a Milano.
Qui va citato un investigatore molto bravo, il Senatore Giovanni Pellegrino, che ha diretto per quasi sette anni la cosiddetta “Commissione stragi” arrivando alla conclusione che la bomba di piazza Fontana era strettamente collegata al progetto di golpe di Junio Valerio Borghese.Piazza Fontana avrebbe dovuto provocare una reazione nel Paese. Avrebbe dovuto alimentare una domanda d’ordine alla quale avrebbe dovuto rispondere, appunto, Junio Valerio Borghese con il suo governo forte. Ma il golpe Borghese non andò in porto. Perché? Mariano Rumor, come ha accertato la Commissione Pellegrino, si rifiutò di dichiarare lo stato di emergenza che avrebbe innescato il golpe di Borghese. E così il “Principe nero”, il capo della Decima MAS, dovette rinviare il suo progetto di un anno. Che cosa accade tra il dicembre del 1969 e il dicembre del 1970, cioè in questo anno? Accade che Borghese riallaccia i suoi rapporti con l’ambasciata americana, continua il suo pressing sui rappresentanti americani a Roma, in modo particolare sulla CIA perché appoggino il suo tentativo. Dirò dopo qual è la risposta americana, ma intanto bisogna dire ai nostri lettori che la notte dell’Immacolata, cioè la notte dell’otto dicembre del 1970, Junio Valerio Borghese arrivò a un passo dalla conquista del potere.
Quarantacinque anni fa…
Si! Esattamente quarantacinque anni fa i suoi uomini penetrarono nel Ministero dell’Interno e saccheggiarono l’armeria. Stavano per entrare nel palazzo del Quirinale, per sequestrare il Presidente della Repubblica dell’epoca, Giuseppe Saragat, e costringerlo ad affidare l’incarico di formare un nuovo governo militare golpista a un uomo di Borghese, e altri uomini di Borghese stavano già per penetrare anche nella sede della RAI, da dove Borghese avrebbe dovuto annunciare la lista del nuovo governo golpista quando, in dirittura d’arrivo, quel tentativo di Borghese si bloccò. Questo è rimasto un mistero per molti decenni: non s’è mai capito perché quel tentativo venne bloccato proprio sul filo di lana. Una risposta possibile, oggi, c’è: arriva, ancora una volta, dai documenti americani desecretati di recente. Uno in particolare, quello in cui l’addetto militare dell’ambasciata americana a Roma James Clavio fa un lungo resoconto dei contatti tra Borghese e gli americani e, alla fine, invita l’amministrazione americana a mollare Borghese perché dietro Borghese, dice testualmente James Clavio, c’è l’intelligence britannica!
Ahhhhh!
Ora, nessuno può dire con certezza matematica che dietro la strage di piazza Fontana e dietro il tentativo di golpe di Borghese ci fossero gli inglesi, ma gli indizi sono veramente robusti e inquietanti. Tenuto conto anche del fatto che una settimana prima che esplodesse la bomba a piazza Fontana, la stampa inglese anticipà di una settimana non solo quello che sarebbe avvenuto di lì a poco, ma ne diedero addirittura la chiave di lettura, cioè un depistaggio preventivo che dura fino a oggi, perché in base a quello che scrissero i giornali inglesi, addirittura una settimana prima della strage di piazza Fontana, noi continuiamo a pensare che quella fu una strage di Stato, compiuta dalla Stato italiano e dai suoi apparati deviati. Invece il quadro probabile che emerge è molto, ma molto diverso ed è quello di una strage e di un tentativo di colpo di Stato commissionati dall’intelligence britannica alle sue quinte colonne interne italiane. Cioè non una strage di Stato, ma una strage contro lo Stato italiano per la sua politica mediterranea e per l’evoluzione della sua politica interna di apertura al Partito Comunista.
Ecco, io vorrei allora rivolgere un appello. Innanzitutto, all’ambasciata britannica a Roma perché faccia pressione sul proprio governo affinché le parti ancora oggi secretate di questo documento vengano rese pubbliche. Ma siccome ho qualche dubbio che da parte britannica possa venire una decisione così illuminata, allora faccio appello anche agli italiani, alle tante associazioni delle vittime sorte dopo la strage di piazza Fontana, perché facciano a loro volta pressione sulle autorità britanniche, sulle autorità italiane, sulla stampa che continua scandalosamente a tacere su questo punto, anche sui giornali, sugli opinionisti, sugli intellettuali perché gli inglesi desecretino questa parte del documento e ci aiutino a capire se loro hanno avuto o no, come noi pensiamo, un ruolo nella strage di piazza Fontana e nel tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese.
Dovrebbero fare pressione anche i blogger, l’informazione libera e indipendente in rete, chi gestisce i social media…
Visto il silenzio vergognoso della stampa italiana, io mi rivolgo anche ai blogger, all’informazione della rete che può fare davvero molto, perché a sua volta faccia circolare questo documento e eserciti la sua pressione perché questa parte della storia italiana non può davvero continuare a rimanere oscura."

Ecco, finalmente lo ammette anche lui

Ecco, lo ha detto. Si, proprio lui, il Presidente del Consiglio. Da lui sono uscite dalla bocca parole che, fino a ieri, non sono state mai dette per un'altra forza politica italiana.
Sentite cosa ha detto


mercoledì 16 dicembre 2015

PROPOSTE IMMIGRAZIONE IN DIRETTA!


PROPOSTE IMMIGRAZIONE IN DIRETTA! Sto per intervenire al Consiglio d'Europa per spiegare le nostre proposte sull'...
Posted by Manlio Di Stefano - M5S on Mercoledì 16 dicembre 2015

lunedì 14 dicembre 2015

Firenze, impiegato comunale: “Renzi e Boschi si incontravano in via Alfani”

Torna all’attacco Alessandro Maiorano, storico accusatore del premier e impiegato del comune di Firenze.
L’impiegato più anziano del comune (in termini di servizio) torna ad accusare Matteo Renzi e ci mette in mezzo questa volta anche il ministro Maria Elena Boschi.  Un post rilasciato sulla sua pagina facebook, farebbe intendere ad incontri “per parlare di politica” tra la ministra e il premier, che sempre secondo lo scritto si sarebbero svolti in Via degli Alfani 8 a Firenze. Via Degli Alfani 8, per la cronaca è l’indirizzo dell’appartamento fiorentino balzato recentemente alle cronache per lo “scandalo affitto”, che l’imprenditore Marco Carrai pagava all’allora sindaco della sua città Matteo Renzi.
Apparentemente nulla di così scandaloso nel favore di un amico che si presta a pagarti l’affitto di casa, ciò non fosse per il fatto che al tempo del generoso regalo, Renzi era il sindaco della città dove Carrai imprenditore correva per diversi appalti e nomine pubbliche.
Tornando ai fatti di oggi e alla frase che lo stesso Maiorano ha scritto sul suo profilo facebook: “Renzi e la boschi? Lo sa’ tutta Firenze che si incontravano in via Alfani 8 a Firenze ultimo piano vista tetti per parlare di politica, sarebbe l’ora che Alfonso Signorini tirasse fuori dal cassetto quelle 4 fotografie no? Così tanto per fare“, si legge in aggiunta dell’esistenza di “4 fotografie”, che sempre secondo quanto affermato dal dipendente comunale sarebbero in possesso del giornalista di gossip Alfonso Signorini.

Insomma per il momento potrebbe trattarsi solo dell’ennesima provocazione da parte dell’impiegato fiorentino più inc….to della storia; rimaniamo comunque disponibili per qualsiasi ulteriore chiarimento o precisazione in merito alla questione.

‪#‎FondiEuropei‬ 2014/2020 - #Potenza e #Benevento

Domani partirà il primo Seminario Formativo sui Fondi Europei 2014-2020 per le #PMI: "Linee guida per accedere alle opportunità della nuova programmazione".
L'adesione è stata alta sia per Potenza che per Benevento. Le iscrizioni si sono chiuse l’8 dicembre con più di duecento richieste tra le due città. Per la precisione a Benevento 95 e a Potenza 108. Hanno risposto all'invito a partecipare al seminario: 
- Imprese operanti in vari settori (agricolo, enologico, edile, energetico, artigianato);
- Liberi professionisti o dipendenti di studi professionali quali architetti e commercialisti e ingegneri,
avvocati, etc.;
- Consulenti individuali e società di consulenza in ambito di progettazione europea;
- Associazioni varie.
In linea generale la maggior parte dei partecipanti si è iscritto per:
- Avere maggiori informazioni sulla programmazione UE 2014-2020; 
- Capire come partecipare ad un bando;
- Sapere se la propria idea è finanziabile.
Molte le idee progettuali indicate dagli iscritti come per esempio: 
- Avvio nuove attività sul territorio;
- Efficientamento energetico degli edifici;
- Rete di distribuzione innovativa per piccoli produttori;
- Ristrutturazione aziendale e commercializzazione dei prodotti aziendali;
- Recupero centri storici e immobili da adibire a strutture ricettive turistiche;
- Attività di allevamento e agricoltura biologico;
- Creazione di un'azienda didattica;
- Realizzazione di impianto di produzione energia da fonti rinnovabili;
- Realizzazione di un centro equestre per la riabilitazione per disabili;
- Progetto di grafica computerizzata in 3D;
- Attività culturali e sociali.
L’ambito di interesse dei richiedenti spazia su diversi settori, in particolare abbiamo 129 imprenditori focalizzati sui Servizi e a seguire 28 sull'Agricoltura, 16 Commercio, 13 per l'Artigianato, 12 per il Turismo e 5 per l'Industria.
Essendo i contenuti del seminario rivolti alle micro e piccole imprese, i criteri preferenziali per la partecipazione sono stati i seguenti: 
1. possesso partita iva;
2. attività professionale connessa alla progettazione su fondi europei;
3. idea progettuale da realizzare;
4. dislocazione territoriale regionale (solo per la Campania in quanto regione più estesa);
5. ordine di invio della domanda di partecipazione.
Questi dati, insieme ad una successiva valutazione globale del corso, ci permetteranno di poter organizzare per il prossimo anno ulteriori seminari con focus specifici in base alle esigenze del territorio.
Ai partecipanti auguro un grosso in bocca al lupo per le loro idee imprenditoriali e un futuro pieno di successi!

Qui l'immagine in formato pdf:
Qui la locandina dei seminari:
Qui maggiori dettagli:
http://bandieuropei.piernicolapedicini.it/seminario-formativo-fondi-europei-2014-2020-per-le-pmi/
E' online il seguente sito web su cui vengono pubblicati sia i bandi che le notizie sui fondi europei:
http://bandieuropei.piernicolapedicini.it/
E' a disposizione di tutti lo SPORTELLO INFORMATIVO GRATUITO sui FONDI EUROPEI, aperto ogni martedì e giovedì, dalle 10.00 alle 13.00, presso il mio ufficio di #Potenza, in Viale del Basento 114, scala D piano 4 (palazzo OVS), previo appuntamento da concordare usando la funzione apposita di contatto sul sito web oppure al seguente indirizzo email:
pedicinifondieuropei@gmail.com; qui maggiori info:
https://www.facebook.com/notes/537344943083632


Vendita di armi, un affare di Stato sporco di sangue

Francesco Vignarca dal 2004 è il coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo. Ha approfondito temi come le spese militari, le compagnie militari private, il controllo del commercio di armi, l’alternativa conveniente del disarmo, la riconversione industriale. E' stato promotore e coordinatore di campagne come Control Arms (per la richiesta di un Trattato internazionale sul commercio di armamenti, recentemente approvato all’ONU), come la campagna Banche Armate o infine come la recente campagna “Taglia le ali alle armi!” contro l’acquisto dei caccia F-35 e l’aumento delle spese militari. E' laureato in Astrofisica all’Università dell’Insubria ed ha un Master in discipline sociologiche. Oggi ci racconta come funziona l'affare di Stato della vendita delle armi, tra divieti nazionali e internazionali aggirati.
"Come funziona l’export militare di armamenti italiano? Abbiamo una legge del 1990, figlia di tutti gli scandali degli anni 80 in cui noi vendevamo armi a Saddam Hussein, che sancì una regolamentazione molto stringente e molto stretta, positiva su due aspetti: uno quello della trasparenza. Dall’altro il meccanismo prevede che un’azienda prima di poter esportare, debba chiedere il permesso e il governo dare il permesso. Il fatto di non poter esportare armi a paesi che siano in conflitto armato, a paesi che violano in maniera grave i diritti umani, a paesi che spendono troppo per il militare rispetto alle esigenze sociali, quindi quando questo succede noi lo possiamo sapere e possiamo anche criticare questa problematica.
Banche e armi
La legge italiana di 25 anni è stata creata anche per avere un controllo rispetto alle intermediazioni finanziarie, proprio perché derivante dagli scandali in tal senso che si erano avuti negli anni 80 e quindi non solo chi vende armi deve chiedere l’autorizzazione al governo, ma poi anche nella transazione finale, quando qualcuno li paga ovviamente, anche l’istituto di credito su cui transita il pagamento deve essere segnalato. Quando parliamo di commercio di armi, di questa portata, il singolo cittadino non ha molta voce in capitolo, sono i governi, le grandi aziende che lo determinano, ma noi abbiamo fatto capire al singolo cittadino che un pezzo gli è di competenza, se la sua banca in qualche modo concede lo sportello a un incasso di una vendita di armamenti, in qualche modo uno ne può essere responsabile o quantomeno può chiedere conto alla propria banca, dicendo: "sposto i miei soldi se tu continui a fare questo tipo di attività e questo ha permesso davvero di fare cambiare le dinamiche". Molte banche hanno capito che il rischio reputazionale era proprio alto, magari anche per pochi soldi perché non erano certo loro che facevano i soldi o facevano gli incassi, loro facevano solamente un supporto finanziario, ma hanno iniziato a introdurre i codici di regolamentazione, hanno iniziato a dire: "benissimo non mi va bene tutto, dipende a chi vendi, se vendi le pistole alla Polizia della Finlandia è un conto, se vendi le bombe all’Arabia Saudita che poi ci bombarda lo Yemen è un altro!" Questo ci ha permesso di far capire a molte persone che il meccanismo della compravendita degli armamenti non è solo qualcosa di lontano ma in qualche modo le strade delle armi ci passano vicine e noi possiamo intervenire, se crediamo che sia importante dare la nostra consapevolezza anche al riguardo.
Vendita di armi e trasparenza
La relazione sull’export di armamenti che per anni il Parlamento non ha dibattuto sarebbe importante perché dà dei dati importanti su quelle che sono delle nostre dinamiche di alleanza, è una relazione da 2500/3000 pagine che si può scaricare sì in Pdf dal sito della Camera o dal Senato, ma non è un Pdf ricercabile, è un Pdf scansionato, per cui se voglio sapere se ho venduto all’Albania, all’Algeria, all’Arabia Saudita devo andare a sfogliare ogni pagina, devo sapere dove cercare perché non posso neanche mettere una ricerca è chiaramente questo un altro elemento di mancanza di trasparenza, di resa di difficoltà nei confronti dei cittadini e del parlamentare che volesse andare a vedere cosa sta succedendo e questo lo riteniamo grave perché se un governo sostiene o pensa che questa autorizzazione è legittima e giusta, dovrebbe anche prendersene la responsabilità e non avere paura che i cittadini – parlamentari sanno quello che si sta facendo al riguardo della vendita degli armamenti.
Il marketing della guerra
L’aspetto della guerra serve a fare marketing, mi ricordo sempre nel 2011 quando le potenze occidentali hanno bombardato la Libia, la copertura di una rivista che in Italia si occupava in particolare di aerei militari, titolava “Libia air show” cioè il bombardamento della Libia era considerato anche un modo per far vedere i prodotti militari, in particolare i francesi fecero vedere il loro caccia che fino a allora non era stato acquistato se non dalle forze armate francesi, lo fecero vedere in combattimento, lo testarono in azione e grazie a questo riuscirono a promuoverlo molto di più, tant’è vero che 4/5 anni dopo è stato venduto all’Egitto e all’India e non è banale. Se posso dimostrare che il mio prodotto ha avuto modo di avere il battesimo del fuoco, ho fatto un marketing molto efficace sull’acquisto di un sistema d’arma ovviamente.
Divieti internazionali e raggiri
I meccanismi di violazione della vendita di armamenti a livello internazionale sono molto stringenti ma pochi, si tratta fondamentalmente degli embarghi delle comunità internazionali, sia embarghi delle Nazioni Unite, sia eventualmente embarghi anche della comunità europea per quanto ci riguarda. L’ultimo per esempio delle Nazioni Unite è quello relativo alla Libia, in precedenza ci sono stati per molti stati africani la Sierra Leone in Europa è ancora in vigore un embargo, anche se spesso violato nei confronti della Cina del 1989. In questi casi l’Italia se non vuole incorrere in una problematica a livello internazionale che sarebbe molto grave, non deve vendere. Però ci sono altre regolazioni oltre agli embarghi che sono proprio dei divieti assoluti, in particolare quelli della nostra legge che come abbiamo detto prevedono l’impossibilità di esportare a piesi che sia in uno stato di conflitto armato o che violano i diritti umani o che abbiano problematiche di spesa militare troppo alta, in più però si sta configurando anche una legislazione internazionale al riguardo, dopo 10 anni di sforzi, grazie anche allo sforzo della società civile, noi abbiamo fatto questa campagna a livello italiano, si chiamava “control arms” (peraltro abbiamo raccolto anche un sacco di firme ai tempi durante gli spettacoli di Beppe Grillo). Siamo riusciti a ottenere dopo 10 anni un trattato internazionale sul commercio delle armi, per le prima volta è stato deciso di fare una regola internazionale che già 70 paesi hanno ratificato e sottoscritto, quindi il trattato in vigore, non sono ancora definiti i meccanismi, non sono ancora definiti i meccanismi secondo con cui verrà effettivamente realizzato questo controllo, ma dal Natale 2014 in poi è in vigore pienamente. Ora ci sono delle regole sul commercio delle armi, prima di allora c’erano sulla vendita di banane, di scarpe, di caffè, ma non sulla vendita internazionale di armamenti e quindi è stato un salto culturale molto forte.
Quello degli armamenti è un mercato lucrativa da un certo punto di vista, per chi le produce ma è soprattutto un mercato che si collega molto a dinamiche anche di politica internazionale e di rapporti tra governi e quindi va al di là rispetto a quelle che dovrebbero essere le considerazioni che secondo noi dovrebbero essere utili per evitare i conflitti.
Armi affare di Stato
Gli armamenti sono affari di Stato perché chi compra le armi sono i governi e chi le produce spesso sono delle aziende direttamente o indirettamente controllate dai governi, quindi è molto semplice fare l’imprenditore delle armi, perché non hai che da convincere un funzionario del tuo Stato o di un altro Stato, quindi spesso anche con accordi governativi, quindi anche con l’ingerenza diretta della politica. Secondo i dati di Transparency International il commercio degli armamenti che da solo assolve a circa il 2/3% del commercio mondiale, ma è responsabile del 45% della corruzione mondiale, perché? Perché non è un mercato, perché per vendere lì tu non devi fare solo un prodotto buono, dei convincere dei funzionari governativi e spesso e volentieri per convincerli si fa ricordo alla corruzione.
Il fatturato delle armi italiane
Noi possiamo valutare il fatturato dell’industria bellica italiana soprattutto da quello che esporta. Il Governo italiano in 25 anni ha autorizzato oltre 53 miliardi di Euro di export militare e effettive consegne per 36 miliardi di Euro. Questo è il volume d’affari che la nostra industria militare sviluppa nei confronti dell’estero. In più bisogna anche, ovviamente, sommare quelli che sono gli acquisti interni, gli acquisti fatti direttamente dal nostro governo, anche in questo caso arriviamo a avere fatturati dell’ordine delle decine di miliardi di Euro, tant’è vero che la nostra industria militare è da tempo e da sempre, se vogliamo, inserita nella lista dei 10 principali esportatori mondiali di sistemi d’arma.
L’Italia è ai vertici della produzione militare mondiale, soprattutto grazie a Finmeccanica che è il conglomerato industriale controllato dallo Stato e oggi come oggi in particolare noi siamo “forti” sia dal punto di vista dell’elicotteristica, abbiamo poi una grande fetta di mercato nella parte legata ai sistemi avionici, agli aerei, abbiamo la parte cantieristica con Fincantieri, quindi la produzione di navi da guerra e la parte anche di produzione di armi piccole o leggere che sono facili, pistole, mitragliatori e quindi nel caso lo Stato ha un ruolo solo o di acquirente, quando serve per le proprie forze armate o le forze di Polizia o di regolatore nei confronti dell’export.
Le armi all'Arabia Saudita
Cambia tutto se andiamo sui sistemi d’arma perché in quel caso le aziende sono direttamente controllate dallo Stato tramite Finmeccanica che per legge deve prevedere una proprietà statale del Ministero delle Tesoro di almeno il 30% e quindi lo Stato che nomina i vertici di Finmeccanica e con essi nomina anche i vertici della scelta industriale che Finmeccanica fa. Proprio in questi ultimi mesi l’attuale capo di Finmeccanica Mauro Moretti ha deciso di dismettere le parti di Finmeccanica molto avanzate e molto importanti riguardanti il civile, ha deciso di vendere, per esempio tutta la parte legata all’armamento ferroviario, al segnalamento ferroviario per concentrarsi sul core business degli armamenti, abbiamo fornito 4/5 volte bombe all’Arabia Saudita che poi ha usato queste bombe in Yemen bombardando civili, bombardando anche ospedali e queste bombe sicuramente lì sono state utilizzate perché sul campo sono state trovate con i numeri di serie di produzione italiana, in realtà la fabbrica è di proprietà tedesca, ma la produzione viene fatta e l’assemblaggio anche in Italia. Abbiamo fatto in modo che fossero fatte anche diverse interrogazioni parlamentari e le risposte sono sempre evasive, non precise, dicendo sì ma noi rispettiamo gli embarghi delle Nazioni Unite che non era quello in discussione perché non c’è nessun embargo, ma c’è una legge nazionale, c’è una legge italiana che secondo noi non voi viene rispettata, su questo devo dire che l’attuale Governo Renzi in carica non si sta dal nostro punto di vista comportando bene perché non è disposto neanche a un confronto o a dettagliarci come mai sta facendo queste autorizzazioni o a prendersene la responsabilità.
L’Opal che è un osservatore di Brescia sulle politiche di vendita sia delle armi leggere e della sicurezza che è uno dei nostri centri di ricerca, ha stimato in particolare grazie al lavoro di Giorgio Beretta che nell’ultimo quinquennio 2009/2014 dei primi 20 paesi a cui siamo andati a esportare armi 7 sono considerati dall’Economist paesi autoritari. Stiamo vendendo armi non solo a paesi che in qualche caso sono addirittura in conflitto armato come il caso recentissimo delle bombe all’Arabia Saudita, ma sono di per sé già dei paesi autoritari, paesi quindi in cui la violazione dei diritti umani, in cui la coercizione rispetto a cittadinanza di democrazia è molto alta, siamo veramente convinti di fare questo? Noi lo critichiamo dal punto di vista di cittadini italiani che non vedono una coerenza con la politica estera e di sicurezza del nostro paese, il rischio è di mandare benzina su fuochi già ben accesi.
La vera sicurezza
Spesso e volentieri noi pensiamo che la sicurezza sia 500 milioni in più per gli armamenti, per comprare nuovi caccia bombardieri, per comprare nuovi aerei, nuovi elicotteri. No. Non è questo che garantisce la sicurezza del nostro paese
Le minacce alla sicurezza sono il rischio idrogeologico, il rischio di perdere il lavoro, il rischio di non avere adeguati servizi, ma la risposta è “compriamo gli F35”. Non solo si sbaglia nel percepire la minaccia, ma perché quando anche c’è una minaccia più direttamente violenta, si usano degli strumenti che non funzionano, pensiamo ai casi degli attentati a Parigi, lì un caccia bombardiere, una nave militare avrebbero fatto qualcosa? No? Forse più intelligence, forse più capacità adesso comprendere la situazione, forse una rete di conoscenza anche di intervento rispetto alle situazioni di disagio, avrebbe impedito maggiormente quel tipo di attacco terrorista e poi non diffondere gli armamenti naturalmente e mi raccomando, di tutte queste cose legate agli armamenti, passate parola!
Francesco Vignarca

domenica 13 dicembre 2015

Ecco perché lottiamo tanto per il #RedditoDiCittadinanza (Agea, Valli M5S)


Il pretendere il #RedditoDiCittadinanza in Italia (come già esiste in TUTTA Europa tranne che in Grecia) è una lotta di civiltà, non di cifre.
Ne abbiamo parlato durante un altro convegno voluto da Laura Agea, Marco Valli e Marco Zanni alla ricerca di una nuova Unione europea senza Euro.


FINLANDIA ROVINATA DALL'EURO (Valli, Agea M5S)


Crisi, la Finlandia è malata come la Grecia anche se ha fatto tutte le riforme.
Vi raccontano tutto i Portavoce del #M5S in Europa Laura Agea e Marco Valli.

IMPRONTE IMMIGRATI: TUTTI GLI ERRORI DI #ALFANO (Corrao, Ferrara M5S)


L’Italia rischia una sanzione europea per la mancata registrazione dei richiedenti asilo. Secondo la Commissione europea almeno 40 mila migranti sono sbarcati nel nostro Paese senza una regolare identificazione. Questa furbata, che ha portato oggi all’apertura di una procedura di infrazione. I portavoce del #M5S in Europa Laura Ferrara e Ignazio Corrao vi spiegano la nostra soluzione per i flussi migratori.

venerdì 11 dicembre 2015

#5giornia5stelle del 11 Dicembre 2015


Le banche gettano la maschera. Questa fine del 2015 sarà ricordata come il momento in cui abbiamo capito che molti istituti finanziari, pieni di titoli tossici, non esitano a truffare i clienti pur di salvarsi. E che il governo, invece di pensare ai cittadini, corre in loro aiuto. A Montecitorio, insieme ai nostri portavoce, si è palesata tutta la disperazione di pensionati, operai e risparmiatori ridotti sul lastrico e che sono corsi a chiedere a chi governa di tornare sui suoi passi. Marco Zanni (M5S EU) ci spiega il meccanismo con cui il governo ha salvato i 4 istituti tra cui quello del padre della Boschi, e poi il Presidente Imposimato mette il dito nella piaga e denuncia come Banca d’Italia sia in realtà nelle mani dei suoi “controllati”.
Ma c’è anche un’idea di Paese del tutto diversa che si sta affermando, e la buona notizia ce la dà Luigi Di Maio: le aziende finanziate con il microcredito del MoVimento 5 Stelle sono già 740 in tutta Italia. Pensate se governassimo noi.
Da Bruxelles, Corrao e Ferrara tornano sul problema migranti tutt’altro che risolto. La UE vuole sapere perché l’Italia non identifica i migranti. In realtà siamo alle solite: la gestione delle emergenze nel nostro Paese è utilizzata solo per fare soldi. I migranti come il terremoto e le alluvioni, insomma.
Al Senato, Giarrusso ricorda i 3500 morti sulle strade italiane a causa di chi guida ubriaco o in preda alla droga. Perché non si rispetta il Parlamento, e non si approva una norma più rigorosa di quella proposta dalla maggioranza?
Intanto, il M5S continua a pensare ai cittadini vessati. Carlo Sibilia e Dalila Nesci fanno il punto sul nuovo sportello antiEquitalia aperto dal M5S in Calabria pochissimi giorni fa. Già sono stati esaminati oltre 2 milioni di euro di cartelle, trovati 72 mila euro di tributi prescritti e 57 mila già pagati. Senza di noi i cittadini avrebbero pagato ingiustamente.
Non dimentichiamo poi, unici in Italia, il TTIP che incombe.  Elena Fattori denuncia come il TTIP sia un vero attentato contro la nostra agricoltura e le denominazioni d’origine. Siamo destinati all’adozione di un’agricoltura all’americana di bassa qualità? Tiziana Ciprini poi racconta come il TTIP toglierà ancora diritti ai lavoratori. 
Per finire, Valli da Bruxelles tira le somme sulla Finlandia in crisi: il Paese aveva fatto le riforme, aveva obbedito in tutto ai diktat, ma si è ritrovato ugualmente in un disastro. La Svezia, invece, ha svalutato la sua moneta e ha fronteggiato la crisi. Cosa aspettiamo, allora, ad uscire dall’euro?


COSA SI DEVE FARE INVECE DEL "#SALVA-BANCHE" (Valli-Zanni M5S)



Chi ha votato per il "salva-banche"?
Visto gli ultimi tragici fatti di cronaca (il suicidio di Civitavecchia) tutti i Partiti giocano allo scaricabarile.
Ma la verità è solo una.
Ascoltate i portavoce del M5S in Europa Marco Valli e Marco Zanni che vi parlano, soprattutto, della soluzione alternativa.

Banca Etruria, parla una direttrice


Quella che avete appena sentito è la dichiarazione di una direttrice di Banca Etruria. Fate girare questo video e, cosa fondamentale, ricordatevelo quando si andrà in cabina elettorale.

giovedì 10 dicembre 2015

130 MILA RISPARMIATORI TRUFFATI, GRAZIE Pd! (Zanni M5S)

Mentono sapendo di mentire. Fanno gli spavaldi in televisione, ma quando arrivano a Bruxelles sono poco più di gattini impauriti. Agli italiani il Presidente del Consiglio, assieme al vassallo Pier Carlo Padoan, racconta che l'Europa deve obbligatoriamente ascoltare l'Italia. La verità è che sono dei pagliacci. Il PD ha combinato l'ennesimo disastro europeo, mettendo sul lastrico 130mila risparmiatori: il cortocircuito legislativo con l'Italia è frutto del dilettantismo e della subalternità che l'attuale Governo soffre nei confronti dei burattinai di Bruxelles. Alla faccia della protezione delle fasce più deboli e degli "aiuti di tipo umanitario", termine utilizzato dal ministro delle finanze italiano al termine dell'incontro ECOFIN, in una delle più ridicole conferenze stampa mai avvenute.
LA FOLLIA DEL PD
Il Partito Democratico, in Europa, ha prima approvato senza colpo ferire il cosiddetto bail-in, ovvero la possibilità di salvare le banche con i soldi di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Successivamente ha votato la trasposizione della suddetta norma in Italia, generando la mega-truffa delle quattro banche più famose del momento. Oggi, nel più squallido dei teatrini all'italiana, si arrampica sugli specchi nel tentativo di non applicare alla lettera le norme precedentemente vidimate.
NON ILLUDIAMO I RISPARMIATORI
Le dichiarazioni di Pier Carlo Padoan sono fasulle. Ai risparmiatori, specialmente con questo assetto normativo, non saranno mai resi i soldi. Invece dei soliti proclami, il Governo dovrebbe indagare sull'operato dei responsabili del disastro: Bankitalia e CONSOB. Strumenti finanziari complessi sono stati venduti a cittadini inconsapevoli. Non servono grandi tecnicismi per riassumere l'immane truffa architettata allo scopo di drenare i portafogli dei risparmiatori.
IL RUOLO DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Come se non bastasse, le argomentazioni del vassallo del Presidente del Consiglio si smontano proprio dinanzi al volere del padrone: la Commissione Europea. Quest'ultima bloccherà senza alcun dubbio qualsiasi tentativo di rimborso agli azionisti. E qui arriviamo alla seconda classe del problema: l'Italia non è mai stata in grado di proteggere i propri interessi in Europa. Alla fine della crisi Lehman Brothers del 2009, Germania e Francia hanno speso centinaia di miliardi di Euro - tramite i rispettivi governi - per salvare il sistema bancario. In quel caso l'esecutivo europeo tacque.
LA SEPARAZIONE BANCARIA
Oggi il Bel Paese potrebbe salvare sia gli istituti di credito, sia i soldi dei suoi risparmiatori. Se solo non avesse ceduto la sua sovranità e non fosse schiavo delle decisioni esterne prese dagli organismi tecnocratici di Bruxelles. Per evitare nuove crisi sistemiche la proposta del Movimento 5 Stelle in Europa è quella d'istituire un moderno Glass Steagall Act attraverso: separazione netta e obbligatoria tra le attività di credito tradizionali e le attività speculative e di investimento; divieto per le banche di assumere partecipazioni in imprese non finanziarie, evitando così conflitti d'interesse dannosi; interdizione permanente per i manager che violano le disposizioni del regolamento; esenzione dal regolamento per le piccole banche che non raggiungono certe soglie in termini di valore delle attività speculative a bilancio e utilizzo della leva finanziaria.
Diffondi la denuncia del portavoce Marco Zanni

lunedì 7 dicembre 2015

#5giornia5stelle 57° puntata, 4 dicembre 2015

Soffiano venti di guerra in Medio Oriente. Venti che coinvolgono anche l’Europa, anche se per il momento ciò che viene richiesto è sempre denaro, denaro, denaro. Ben 3 miliardi, come ricordano i portavoce M5S a Bruxelles Castaldo e Corrao, elargiti alla Turchia di Erdogan a cui Europa e USA sembrano del tutto accondiscendenti. Eppure la Turchia aveva già ottenuto altri 9 miliardi. Che fine hanno fatto? E soprattutto, chi sta pagando davvero?
Anche Giarrusso al Senato vuole vederci chiaro su certi traffici verso il Medio Oriente, in particolare il cospicuo commercio di armi tra l’Italia e le monarchie del Golfo. Abbiamo la consapevolezza che l’Isis uccide con armi prodotte anche dagli italiani? Occorre un’azione internazionale per mettere la parola fine a questo ignobile business.

In Parlamento intanto continuano all’infinito le votazioni per i giudici della Consulta, che come ricorda Di Battista sono già costate al contribuente ben 13 milioni di euro. Come si fa a votare certa gente, dice Di Stefano, come si fa a candidare alla Consulta personaggi come l’avvocato di Berlusconi? Se ne uscirà solo con nomi puliti, come quello proposto dal M5S.

Intanto, è cominciata la pulizia anche a Livorno, dove il sindaco Nogarin ha avviato il concordato preventivo per l’azienda dei rifiuti. Basta carrozzoni di partito, basta privilegi, azienda sanata e salvi i posti di lavoro, e ora a Livorno arriva anche il reddito di cittadinanza.

Tornando alla Camera, scopriamo l’ennesima porcheria: il decreto salvabanche. Stavolta non hanno cantato Bella Ciao, ma sono riusciti ugualmente ad espropriare i cittadini di 1 miliardo dei loro risparmi per aiutare le banche. Alberti e Villarosa in aula accusano i colpevoli.

Al Senato si parla di missioni militari all’estero, il nostro Santangelo ribadisce il no del M5S alle missioni che non hanno obiettivi chiari. Occorre, in questo momento, pensare prima alla sicurezza interna.
Non dimentichiamo, infine, che questa è la settimana del clima. Martelli al Senato sottolinea che non si può continuare così, che occorre cambiare programma, e che non bisogna accontentarsi: fare poco è persino peggio che non fare nulla. I nostri portavoce a Bruxelles annunciano che saranno tutti a Parigi per la Conferenza sul Clima, per portare la nostra voce e quella dei cittadini italiani, e ottenere un accordo forte e vincolante per una vera transizione culturale ed energetica.