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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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giovedì 24 marzo 2016

Con l’Italicum M5S fa paura Ora Renzi “spinge” per la Raggi

La carta della non-vittoria a Roma per logorare 5Stelle
Come la matematica insegna, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: Matteo Renzi se ne sta drammaticamente rendendo conto, mentre guarda i sondaggi riservati sulle prossime elezioni politiche. Stampelle a sinistra, appoggi a destra, rinforzi al centro: comunque la giri, ad oggi, il ballottaggio dell'Italicum lo perde il Pd e lo vincono i Cinque Stelle. Le rilevazioni sono precedenti all'attentato di Bruxelles e non tengono conto, quindi, dell'allarme terrorismo che, potenzialmente, potrà ammorbidire le posizioni degli italiani nei confronti del governo in carica. Ma il trend negativo è ormai acquisito, tanto che già due settimane fa i dati di Ixè annunciavano il sorpasso dei grillini sui democratici, se la sfida dovesse diventare un faccia a faccia tra Matteo Renzi e (con ogni probabilità) Luigi Di Maio. Così a Palazzo Chigi si sono messi a ragionare sulla strategia per recuperare il terreno perso. E l'unico su cui il premier può sfidare i Cinque Stelle è la capacità di governare.
La campagna va avanti da tempo ormai, riassunta nell'hashtag #classedirigentemaddeche. Ma ora c'è bisogno di un salto da Twitter alla realtà: non bastano più i piccoli Comuni, i paesini, i passi falsi a Parma e Livorno. I Cinque Stelle vanno messi alla prova sul serio e in una città ingarbugliata come Roma: solo così, alle prossime elezioni, si potrà plasticamente dimostrare l'incapacità (questa è la tesi) degli eredi di Grillo e Casaleggio. Qualche settimana fa la senatrice M5S Paola Taverna aveva evocato nientemeno che il “complotto” per far vincere il Movimento. Ora è negli ambienti del Pd che si cominciano a collezionare gli indizi. Il primo, dicevamo, sono i sondaggi sull'Italicum, quelli che hanno fatto scattare l'allarme a palazzo Chigi. Poi c'è la campagna elettorale di Roberto Giachetti. Oggi pomeriggio all'ex Dogana, prossima sede del suo comitato elettorale, riunisce gli eletti democratici romani. Le aspettative sono alte perchè, lamentano, finora nessuno si è fatto sentire. Roberto Morassut due giorni fa ha detto al Corriere della Sera che Giachetti non si è più fatto sentire praticamente dalla fine delle primarie: “Ci ho parlato una sola volta”, ammette lo sconfitto. Non era proprio quello che immaginava quando, la sera dei gazebo, è corso ai festeggiamenti in onore del vincitore. Qui non è tanto questione di malumori interni al Pd: è che quel mondo legato a Morassut - l’antirenziano dei due - doveva servire, nelle intenzioni iniziali, a convogliare su Giachetti anche un pezzo di sinistra, quella meno convinta della candidatura alternativa di Stefano Fassina. Per giorni si è cercato di convincere Massimo Bray a farsi avanti, poi, dopo il suo no, ci si era buttati su una sorta di “lista arancione” che affiancasse Giachetti nella campagna elettorale.
Invece anche questa idea sembra tramontata e tutta la sinistra sembra pronta a sostenere Fassina: che senso avrebbe, per Sel e affini, dividersi e rischiare la faccia per un Pd che è “fermo sulle gambe” (copyright Morassut) e sembra avere come massima ambizione quella di arrivare al ballottaggio? Anche lì, infatti i sondaggi disegnano lo stesso quadro: vince Virginia Raggi, la Cinque Stelle. Ieri il quotidiano laburista britannico Guardian ha sostenuto che l'elezione della grillina “sarebbe una sconfitta umiliante per il partito democratico del premier Matteo Renzi”. Solo che non sanno che la partita per lui si gioca nel secondo tempo. Il primo, il premier, immagina di passarlo alla stessa maniera di Francesco Storace: “Un'aula Giulio Cesare con 29 consiglieri grillini - ha detto - sarebbe meglio che andare al cinema”.
Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano – 24 marzo 2016 – pag. 10

giovedì 3 marzo 2016

Renzi cede ai francesi pure il mare dell'isola di Capraia

"Sono state cedute porzioni di superficie marina per 339,9 kmq e acquisite per 23,85 kmq con una diminuzione di 316,05 kmq"
Non bastava il mare della Sardegna. Il governo Renzi ha ceduto alla Francia anche il mare toscano, precisamente quello davanti all'isola di Capraia.
"Sono state cedute porzioni di superficie marina per 339,9 kmq e acquisite per 23,85 kmq con una diminuzione di 316,05 kmq". Lo ha dichiarato l'assessore regionale all'Agricoltura Marco Remaschi, con delega alle politiche per il mare, rispondendo nell'aula del Consiglio regionale della Toscana a un'interrogazione di Claudio Borghi (Lega Nord) sull'accordo Italia-Francia per la cessione a quest'ultima, da parte del governo, di acque territoriali italiane, a largo delle isole dell'arcipelago toscano.
Remaschi ha precisato che la superficie marina ceduta è davanti alle coste toscane, all'isola di Capraia, mentre quella acquistata si trova davanti alle isole d'Elba e di Pianosa. "Le risorse contenute nel tratto di mare interessato (Santuario per i mammiferi marini) sono di altissimo pregio naturalistico. L'accordo Italia Francia sembra penalizzi in maniera rilevante il settore della pesca professionale marittima".
Remaschi ha aggiunto che "la Regione Toscana non è mai stata messa a conoscenza dell'accordo firmato, ma ancora non ratificato, e che tale materia è di esclusiva competenza statale". Remaschi ha fatto presente di aver chiesto un incontro urgente al ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni per fare chiarezza.

mercoledì 3 febbraio 2016

Finmeccanica e marò “L’India ha proposto lo scambio all’Italia”

Manager racconta l’incontro tra Renzi e il premier Modi che chiede prove dei rapporti tra Agusta Westland e i Gandhi
Un patto segreto è stato proposto a Matteo Renzi dal primo ministro indiano Narendra Modi per scambiare le prove del processo Finmeccanica-India contro la famiglia di Sonia Gandhi con la libertà dei due marò arrestati nel 2012 per la morte di due pescatori indiani. Massimiliano La Torre e Salvatore Girone sarebbero ostaggi di questo scambio. Lo afferma - in una lettera che Il Fatto pubblica integralmente sul suo sito - un ex agente commerciale di Finmeccanica, Christian James Michel, già processato e assolto dai giudici di Busto Arsizio per le presunte mazzette sulla vendita degli elicotteri all’India nel 2010 da parte di Agusta Westland, gruppo Finmeccanica.
La lettera è stata spedita alle due corti internazionali competenti sul caso dei marò: l’Itlos di Amburgo e la PCA dell’Aia. Il primo è il Tribunale Internazionale delle Nazioni Unite sul diritto del mare. La seconda è la Corte Permanente di Arbitrato con sede a The Hague (L’Aia). “Durante le mie investigazioni – scrive Michel –sono venuto a sapere che durante il summit Onu a New York che si è tenuto dal 24 al 30 settembre 2015, Narendra Modi si è incontrato con il presidente del consiglio italiano Renzi. Hanno parlato dei due marò. Il primo ministro indiano ha proposto al premier italiano, in cambio di prove sul fatto che il consulente chiave di Finmeccanica-Augusta Westland (riferito alla mia persona) ha avuto una qualche relazione con qualche membro della famiglia Gandhi (tra le forze principali di opposizione al governo indiano), che il premier indiano avrebbe agevolato il caso che vede imputati i due marò”. Lo scenario è quello di un giallo internazionale. Sonia Gandhi (69 anni, nata in Italia e sposa nel 1968 del figlio di Indira Gandhi, Rajiv, primo ministro dell’India ucciso nel 1991) è presidente dell’Indian National Congress e ha dominato la scena politica fino al 2014 quando ha perso le elezioni. Sonia e il figlio Raoul Gandhi restano tra i principali rivali politici di Modi anche se non se la passano bene. Recentemente sono stati arrestati e poi sottoposti a libertà provvisoria per accuse relative ad acquisti immobiliari del partito. A detta di Michel ora Modi vorrebbe chiudere la partita con i Gandhi usando contro di loro le prove dei legami con l’uomo chiave dell’affare degli elicotteri, da ottenere grazie al presunto scambio con Renzi. Quali sono le fonti di Michel? “Sono stato informato di questa situazione – scrive l’ex agente di Finmeccanica – da tre diverse e separate fonti che vorrei divulgare in modo confidenziale”.
Sonia Ghandi
Il governo indiano  pur non escludendo un incontro a margine del summit di New York, ha definito ‘ridicola’ l’ipotesi dello scambio. L’accusa non è riscontrata e proviene da un agente che i pm italiani volevano arrestare perché avrebbe ricavato una plusvalenza milionaria da una triangolazione tra Finmeccanica, il governo indiano e una sua società con base a Dubai che per il pm Eugenio Fusco camuffa una mazzetta. Nel corso dell’indagine furono trovati alcuni appunti a penna con i nomi dei personaggi indiani vicini a Sonia Gandhi da avvicinare per convincere il governo a comprare dodici elicotteri per 560 milioni di dollari. I manager di Finmeccanica e Michel sono stati tutti assolti a Busto Arsizio. L’India era parte civile ma non ha fatto appello, a differenza del pm. Dopo il cambio di governo nel 2014, però l’aria è cambiata. “Sono vittima di una vendetta politica”, scrive Michel “ordinata dal primo ministro Narendra Modi che ha ordinato senza alcuna base legale al CBI (Central Bureau of Investigation indiano) di agire contro di me con un ordine di arresto per un crimine per il quale sono stato assolto completamente in Italia”. Il Fatto Quotidiano aveva notato già allora una possibile relazione tra le strane vicende legali dei marò e delle mazzette sugli elicotteri. Se esisteva questa relazione allora poteva giocare a favore di Michel. Ora contro. La sua condanna avrebbe imbarazzato il vecchio governo mentre farebbe felice il premier attuale. Michel nella lettera afferma che gli indiani gli fecero arrivare segnali: “Se avessi voluto denunciare una qualche relazione di un membro della famiglia Gandhi con le accuse sul caso degli elicotteri, tutte le accuse e le indagini contro di me sarebbero cadute”. Poi punta il dito su Finmeccanica. Nonostante i suoi problemi giudiziari, a detta sua, la società partecipata al 30% dal governo avrebbe raggiunto un accordo con i suoi legali per pagare gran parte delle sue prestazioni contestate. Poi “inspiegabilmente nella prima settimana di ottobre i legali di Finmeccanica hanno negato di volere pagare le cifre”. Secondo Michel “la ragione di questo improvviso cambiamento nell’atteggiamento di Finmeccanica è dovuto chiaramente alla conversazione di New York e alle istruzioni date a Mauro Moretti, il presidente di Finmeccanica indicato dal presidente del Consiglio italiano”.
Alla fine, secondo Michel, anche i marò potrebbero finire schiacciati da questo scambio (tutto da dimostrare) tra Renzi e Modi. Ecco perché l’agente commerciale di una società che vende anche armi riscopre una vena filantropica e scrive ai giudici internazionali: “I due marò non sono di fatto persone comuni sottoposte a un’indagine e un processo per accertare un crimine di omicidio ma, a causa delle azioni intraprese dal primo ministro indiano, sono di fatto degli ostaggi politici e io suggerisco che le vostre organizzazioni li trattino come tali”. Il Fatto ha inviato in serata a Palazzo Chigi la lettera di Michel ma – forse per l’ora – non è stato possibile ottenere una risposta.

I PESCATORI INDIANI UCCISI
4 anni di battaglia
Febbraio 2012: la polizia indiana arresta due fucilieri italiani - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani su un peschereccio.
Dicembre 2012: i marò tornano in Italia con un permesso speciale per trascorrere in famiglia il Natale.
1 Marzo 2013: l’Italia decide che Latorre e Girone non rientreranno in India perché New Delhi ha violato il diritto internazionale.
Marzo 2013: sale la tensione dopo l’ira indiana e Palazzo Chigi annuncia: i due marò tornano in India, Delhi assicura la tutela dei diritti dei due militari.
Settembre 2014: i giudici indiani danno il via libera al rientro di Latorre in Italia per problemi di salute.
Giugno 2015: l'Italia attiva l'arbitrato internazionale rivolgendosi al Tribunale internazionale del mare di Amburgo. Il Tribunale decide che “Italia e India devono sospendere ogni procedimento giudiziario e astenersi dall'iniziarne di nuovi che potrebbero aggravare o estendere la disputa”.
Agosto 2015: la Corte Suprema indiana sospende tutti i procedimenti giudiziari contro i marò.
Novembre 2015: all’Aia viene costituito il tribunale arbitrale presso la Corte permanente di arbitrato (CPA).
Gennaio 2016: il tribunale arbitrale presso la CPA stabilisce per il 30 e il 31 marzo 2016 l’udienza per decidere sulla richiesta italiana di consentire il rientro in Italia di Girone.

martedì 5 gennaio 2016

#MAIORANO: "Sono io la #bestianera di Matteo. Lo smaschererò davanti all'Italia"

Alessandro MAIORANO - La bestia nera di M. RENZI
Parla il dipendente del Comune di Firenze che sostiene di poter incastrare il presidente del Consiglio.
«Sono la bestia nera di Renzi, non mi fermerò fino a quando non lo smaschererò davanti a tutti gli italiani». In effetti, a vederlo, il nero sembra essere il suo colore preferito. Tutti lo conoscono come il "grande accusatore" di Renzi, ma il suo nome all’anagrafe è Alessandro Maiorano, 54 anni, dipendente del Comune di Firenze. Da anni ha ingaggiato una battaglia legale contro l’attuale premier. Non si ferma davanti alle spese, né ai viaggi che deve sostenere per andare da una Procura all'altra.
 Da cosa è partita questa sua battaglia legale contro Renzi?
«È partita nel 2011 quando ho deciso di capire chi fosse realmente questo signore che si affacciava nel palcoscenico nazionale della politica come il nuovo, il puro. Siccome io non credo ai nuovi e i puri, ho cercato di capire chi fosse realmente».
È stata una semplice curiosità o aveva già un’avversione nei confronti di Renzi? Le aveva fatto un torto?
«Ho cominciato ad avere un’avversione nei suoi confronti quando mi è stato impedito di assistere mia madre, gravemente malata. Io usufruisco della legge 104, lui conosceva la mia situazione familiare e invece di rispettarla si è accanito per colpirmi».
E cosa avrebbe fatto per colpirla?
«Dal 2009 al 2011 sono andato in aspettativa per due anni per assistenza a persona disabile, con la certificazione scritta che al mio rientro sarei rimasto nella sede di villa Pallini, che mi permetteva di raggiungere rapidamente l’abitazione di mia madre. Invece, tornato al lavoro, sono stato spostato da un’altra parte. Ho più volte tentato di far capire all’allora sindaco Renzi, nonché assessore al Personale, che era un mio diritto avere quell’agevolazione logistica e per tutta risposta lui mi ha lasciato in sospeso per 8 mesi. Dopo che l’ho querelato per mobbing, alcuni esponenti del suo partito mi hanno chiamato e da lì stranamente mi hanno rimandato a villa Pallini».
Perché ha pensato che il sindaco di Firenze si scomodasse in prima persona per ostacolarla in questa pratica?
«Perchè lui sapeva benissimo la mia simpatia politica di destra. Quando le persone non fanno parte della sua cerchia politica, Renzi usa la sua di legge, che è quella della vendetta».
Come poteva Renzi conoscere le sue simpatie politiche?
«Perché sapeva delle mie vicende giudiziarie. Sono stato arrestato sul luogo del lavoro per associazione a delinquere, per ricettazione, banda armata, porto d’armi, furto e reati contro il patrimonio. Poi tutto si è sciolto come neve al sole. Le indagini non sono mai sfociate in un processo».
Qual è il suo obiettivo?
«Far capire al popolo italiano chi è Renzi e la cerchia di amici degli amici che ha intorno. Sono anni che sto battagliando, ma c’è un muro di gomma».
Questa battaglia, però, ha un costo.
«Sì, ci sono delle spese, ma quelle sono irrisorie se alla fine raggiungerò il mio reale scopo: smascherare Renzi».
Deve essere molto motivato per utilizzare parte del suo stipendio per le spese legali
«Quando un politico si permette di usare soldi pubblici per interessi personali, io mi arrabbio. Perché sono soldi delle mie tasse. Mi è capitato Matteo Renzi, ma se mi capitava un altro l’avrei fatto lo stesso».
Valeria Di Corrado

«Denunciato chi non indagò su Renzi»

Matteo Renzi all'epoca Sindaco di Firenze
Ecco il documento del grande accusatore Maiorano alla procura di Genova Taormina: «Zero accertamenti dei pm fiorentini sugli sprechi in provincia»

«Nessuna indagine mai è stata fatta prima, durante o dopo l’evidenziazione delle illiceità» di cui si sarebbe macchiato Matteo Renzi. Alessandro Maiorano rilancia. Il dipendente del comune di Firenze, conosciuto come il "grande accusatore" del premier, presenterà oggi una denuncia alla procura di Genova nei confronti del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, del suo sostituto, Luca Turco, e del giudice delle indagini preliminari presso il tribunale fiorentino, Alessandro Moneti.
Secondo quanto riportato nell’atto «sussistono tutti gli estremi perché l’Autorità adita proceda ai dovuti approfondimenti per comprendere se i magistrati abbiano omesso atti d’ufficio o abusato di atti d’ufficio in danno dello scrivente e comunque a vantaggio di Matteo Renzi». Ora spetterà ai pm genovesi competenti indagare sui giudici in servizio nel capoluogo toscano, decidere se aprire un fascicolo per accertare se vi siano eventuali responsabilità da contestare ai loro colleghi.
Il primo agosto 2014 Maiorano, assistito dal professore Carlo Taormina, presentò alla procura di Firenze una denuncia contro Renzi per associazione per delinquere, peculato, corruzione e ricettazione. In allegato c’era la documentazione relativa alle spese sostenute dalla Provincia di Firenze nel periodo in cui l’attuale premier ricopriva la carica di presidente dell’ente, dall’abbonamento Sky a uso esclusivo di Renzi, al parcheggio a ore per le auto private degli assessori; dalle spese per colazioni, pranzi e cene, fino ai 9 milioni di euro "succhiati" dalla società Florence Multimedia. «Mai nessuno, a cominciare dalla Procura di Firenze - si legge nell’atto che oggi Maiorano ha annunciato di depositare oggi negli uffici giudiziari di Genova - si è mai interessato di approfondire se l’operazione (Florence Multimedia, ndr) nascondesse o meno una colossale ipotesi di sperpero di denaro pubblico». Secondo il dipendente comunale sarebbe rimasta inascoltata la richiesta avanzata ai pm di «stabilire se le somme regolarmente sborsate dalla Provincia fossero suscettibili di rientrare in quelle necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali». «La somma denunciata come oggetto di sperpero - spiega l’atto d’accusa contro la procura fiorentina - ammontava a 31 milioni di euro, mentre il noto Franco Fiorito per una cena alle ostriche è stato arrestato e vilipeso».
«Le denunce - fa notare Maiorano - sono state presentate anche quando comandante interregionale della Guardia di Finanza, cui sempre venivano affidate le indagini, era il generale Michele Adinolfi, in queste giornate dimessosi dopo essere stato intercettato in una nota conversazione telefonica in cui dava dello "stronzo" a Matteo Renzi, a dimostrazione della dimestichezza esistente tra i due. Fatto che non ho mancato di denunciare alla procura di Firenze chiedendo, ovviamente allo stato inutilmente, di svolgere indagini per accertare se la dimestichezza tra Adinolfi e Renzi in qualche modo avesse potuto incidere sull’inerzia della Procura». E ancora, nella denuncia del primo agosto 2014, il "grande accusatore" aveva evocato anche il rapporto tra Renzi e Marco Carrai, che affittava e pagava il canone dell’appartamento di via Alfani 8, a Firenze, nel quale aveva la residenza l’attuale presidente del Consiglio. Secondo Maiorano si poteva parlare di conflitto di interessi, essendo Carrai presidente dell’Aeroporto fiorentino a partecipazione comunale, nonché membro del cda di Florence Multimedia e "Firenze Parcheggi", anche questa società a partecipazione comunale.
Eppure, il Nucleo di polizia tributaria di Firenze della Guardia di Finanza, in un’informativa consegnata alla procura fiorentina il 7 maggio 2015, aveva messo nero su bianco che alcune delle spese sostenute dalla Provincia gestione Renzi, «non potevano gravare sul bilancio dell’ente».
I primi a riscontrare delle "anomalie" erano stati i magistrati della sezione di controllo della Corte dei conti per la Toscana. Il periodo oggetto d’esame ha riguardato l’anno 2008, con riflessi sugli anni precedenti e sul 2009. Da tali accertamenti è emerso che Renzi dal 2007 al 2009 ha speso 10.190 euro utilizzando la carta di credito dell’ente «per effettuare spese di ristorazione, giustificate all’amministrazione con motivazioni del tutto generiche». Addirittura, con i soldi dei cittadini è stato sottoscritto dal 2007 al 2009 un abbonamento Sky (cinema, sport e calcio), «in uso esclusivo al suo presidente Renzi, ritenuto non inerente all’attività istituzionale dell’ente». «Il comportamento dell’allora capo di Gabinetto (responsabile della stipula del contratto Sky) - precisa l’informativa della Finanza - ha determinato un ingiustificato depauperamento per le casse dell’ente», quantificato in 1.614 euro.
«A fronte di ciò, la procura della Repubblica di Firenze - si legge nella denuncia che oggi arriverà sul tavolo del procuratore capo di Genova - a distanza di un anno, senza aver fatto nulla, senza aver compiuto un atto di indagine e anzi facendo qualcosa di molto più grave, chiedeva l’archiviazione». Nonostante questo Maiorano non si è dato per vinto ed è passato al contrattacco, denunciando l’operato dei magistrati che non avrebbero operato correttamente sul "caso Renzi": in particolare, del procuratore capo di Firenze, del pm titolare del fascicolo, e del gip che ha deciso di archiviare l’indagine. Ora starà ai magistrati genovesi valutare se c’è un fondamento alle accuse del dipendente comunale, già a processo con l’accusa di diffamazione per le sue invettive contro Renzi.
Valeria Di Corrado

sabato 26 dicembre 2015

Un'altra vittima dell'uranio impoverito. 44 anni, lascia una moglie e una figlia di un anno

Il Maresciallo Gianluca Denise, 44 anni
Tra le mie preghiere di questo Natale ce n'è sicuramente una per il maresciallo dell'Aeronautica Gianluca Danise, morto martedì scorso all'età di 44 anni. Gianluca aveva un tumore causato dall'uranio impoverito con cui era entrato in contatto durante le sue missioni militari: è la 321esima vittima tra i nostri servitori dello Stato. 
Gianluca aveva partecipato a numerose missioni internazionali come Kosovo, Iraq e Afghanistan. Faceva parte dei corpi speciali e il 13 novembre 2003, in occasione dell'attacco alla nostra base, era a Nassiriya dove ha saputo ricomporre - a 40 gradi all'ombra - i resti dei suoi colleghi, evitando che le bare fossero riempite di pesi.
A Gianluca e alla sua famiglia lo Stato non ha riconosciuto praticamente nulla. Io e Gianluca Rizzo abbiamo provato a sbloccare la sua situazione con alcuni interventi istitu-zionali http://goo.gl/7X1SfQ.
Nell'estate del 2014 anche il Ministro della Difesa Pinotti in persona ha telefonato a Gianluca, promettendo un intervento, ma si è rivelato un bluff. Sarebbe bastata una telefonata tra Boeri e Pinotti per riconoscergli una pensione dignitosa. Ma si è preferito insabbiare tutto, così da non accendere i riflettori sugli effetti devastanti prodotti dalle armi delle industrie belliche. 
L'uranio impoverito è lo scarto della produzione di energia nucleare. Viene utilizzato per costruire le bombe perché costa poco ed è pesante: gli ordigni uccidono e devastano meglio. Se ciò è accaduto ai nostri soldati che hanno vissuto alcuni mesi a contatto con questo metallo, provate a pensare cosa sta succedendo ai civili che abitano da dieci o venti anni nei territori colpiti da quei bombardamenti. Si stima che l'incidenza dei tumori aumenti del 700 per cento. Ovviamente a noi non dicono nulla: abbiamo un Governo che sostiene le industrie belliche, certamente non i nostri uomini in divisa. 
Gianluca lascia una giovane moglie e una figlia di un anno. È l'ennesima vittima di un meccanismo assurdo e mortifero.
Bisogna fermarlo: tra uccidere e morire c'è una terza via. Vivere.
Non ci fermeremo finché ai familiari di Gianluca e dei suoi colleghi - a cui lo Stato ha riservato questo trattamento - non verrà garantita un'esistenza dignitosa.
Ciao Gianluca, che la terra ti sia lieve.

Contributo personale all'articolo: L'ebetino fiorentino dovrebbe prima conoscere i valori e i sacrifici a cui va incontro il personale che indossa una uniforme mimetica come quella che lui sfoggia con spavalderia in occasione delle sue "gite" nei Teatri Operativi. Lui, che non ha nemmeno fatto il militare, non merita di indossare una uniforme ne tanto meno di respirare l'aria dei luoghi dove, ogni giorno, Servitori dello Stato rischiano la propria vita con estremo sacrificio e disprezzo del pericolo.
Fabio ANGELETTI

lunedì 21 dicembre 2015

#LIVORNO - Approvato il #reddito di cittadinanza locale

"Il reddito di cittadinanza a Livorno è realtà. La mia giunta ha dato il via libera - in via sperimentale per i prossimi 6 mesi -– al "reddito di cittadinanza locale", in attesa che Governo e Parlamento si diano una mossa. Una misura, come si legge nelle delibera, a favore di coloro che si trovano temporaneamente in condizioni tali da non poter far fronte al proprio mantenimento e a quello della propria famiglia; svolge la duplice funzione di integrazione al reddito e di prevenzione sociale.
Si tratta di un beneficio mensile pari a 500 euro a nucleo familiare.
Chi può accedere
Per accedere al reddito di cittadinanza locale, bisogna essere cittadini italiani, o di paesi Ue, o, se extracomunitari, si deve essere in possesso di Carta di Soggiorno. È necessario essere residenti nel Comune di Livorno da almeno 5 anni ed avere dai 35 anni all’età pensionabile. Bisogna essere disoccupati e non trovarsi in stato detentivo, né essere sottoposti a misure alternative. Essere iscritti al Centro per l'Impiego, appartenere a un nucleo familiare con ISEE non superiore a 6.530 euro . Non avere una seconda casa e non abitare in residenze di lusso. Non possedere auto di grosse dimensioni acquistate nell’ultimo anno.
Cosa comporta
Chi accede al reddito di cittadinanza locale deve fornire immediata disponibilità al lavoro; rendersi disponibile a svolgere lavori socialmente utili indicati dal Comune per almeno 4 ore settimanali; partecipare a progetti eventualmente gestiti dai comuni e utili alla collettività, da svolgere a Livorno o nei comuni più vicini che ne facciano richiesta, per non più di 8 ore settimanali. La partecipazione ai progetti è facoltativa per i disabili. Chi beneficia del reddito di cittadinanza locale deve garantire la frequenza della scuola dell’obbligo dei figli, qualora li abbia. Ovviamente, deve comunicare qualsiasi variazione della situazione reddituale, patrimoniale, lavorativa, familiare che comporti la perdita del diritto.
Quando si perde
Il reddito di cittadinanza locale può essere revocato qualora il beneficiario non accetti una proposta di lavoro. Se dovessero venir meno i requisiti grazie ai quali è stato ammesso al provvedimento. Se ha falsificato le carte per accedere al reddito di cittadinanza o per ottenere una migliore posizione in graduatoria e in ogni caso abbia rilasciato dichiarazione mendaci e se svolge lavoro in nero (in tutti questi casi è tenuto a rimborsare quanto percepito).
Gli uffici del Comune di Livorno monitoreranno gli interventi, producendo valutazioni e verifiche, e una relazione sull'andamento del servizio per programmare, eventualmente, interventi calibrati sulla base delle reali esigenze emergenti. Anche la polizia municipale sarà coinvolta nelle verifiche.

Nessuno credeva che riuscissimo a farlo, ma da oggi il reddito di cittadinanza è realtà." Filippo Nogarin, sindaco M5S Livorno



Contributo personale all'articolo: dov'è finita la stampa che tempo fa era pronta ad immortalare i cassonetti pieni di immondizia (tra l'altro totalmente sparita il giorno successivo) e giudicare il M5S non in grado di governare il paese? Dove sono finiti i giornalisti leccaculo che hanno attaccato il Sindaco di Livorno per la sua incapacità nel gestire la sua giunta e gli stessi compagni di Movimento? 

giovedì 17 dicembre 2015

Ecco, finalmente lo ammette anche lui

Ecco, lo ha detto. Si, proprio lui, il Presidente del Consiglio. Da lui sono uscite dalla bocca parole che, fino a ieri, non sono state mai dette per un'altra forza politica italiana.
Sentite cosa ha detto


giovedì 26 novembre 2015

Ha detto lo psichiatra che devo farti divertire. Silvana viene a casa tua a trombare. Ok?

I rapporti tra la lobbista e monsignor Vallejo Balda, membri della della Cosea (la commissione incaricata della riforma delle strutture economico-amministrative della Santa Sede istituita da Papa Francesco nel luglio 2013), imputati nel processo Vatileaks 2, emergono dalle carte del processo pubblicate dal Quotidiano Nazionale: "Ha detto lo psichiatra che devo farti divertire - dice la donna, intercettata, al prelato - Silvana viene a casa tua a trombare. Ok?"
Messaggi a sfondo sessuale. Minacce. Ricatti. Promesse di far incontrare Papa Francesco ai genitori di Matteo Renzi. Francesca Immacolata Chaouqui si muoveva con il passo della padrona all’interno delle mura leonine, stando a quanto emerge dal fascicolo con cui il pm vaticano ha ottenuto il suo rinvio a giudizio nell’inchiesta Vatileaks 2. E da una posizione di superiorità gestiva il rapporto con monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ex segretario della Cosea, la Commissione incaricata della riforma delle strutture economico-amministrative della Santa Sede istituita da Papa Francesco nel luglio 2013 di cui anche la Chaouqui era membro, stando alle intercettazioni pubblicate dal Quotidiano Nazionale – Il Giorno. Le relazioni tra i due, imputati per sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati, sono descritti dalle centinaia di messaggi scambiati tra i due su Whattsapp e finiti nelle carte dell’inchiesta.
La scorsa primavera i due erano strettamente legati, tanto che la lobbista suggerisce al monsignore il modo per svagarsi. “Ora che vai a San Sosti (paese della Calabria di cui la Chaouqui è originaria, ndr) mia mamma ti porta da Silvana… è perfetta, ed è una mia cugina, così può essere salvato anche il patrimonio genetico. Poi mi dici cosa ne pensi. 36 anni. Morbida“. “Hmmmm”, risponde Vallejo. “Martedì sera viene a casa tua a trombare. Ok?”, incalza la donna.
Il rapporto tra i due si fa più teso con il passare delle settimane e il 26 aprile 2015 Chaouqui lancia una serie di avvertimenti all’amico monsignore. “Comunque ora punto su un altro prelato – scrive la donna – ho deciso. Punto su Mistò”. E un minuto dopo torna alla carica: “Silvana vuole trombare. Che facciamo?”, domanda. “Io no”, risponde Balda. Ma la pierre non ci sta: “Tu sei perfetto, Silvana è morbida. Perché non va bene?”. Il sacerdote tiene il punto: “Lassa perdere. E’ bruta”. Chaouqui non si arrende: “Ha detto lo psichiatra che devo farti divertire. Lunedì Negroni fino alla morte”. L’assedio prosegue nelle settimane successive: “Se continui a fare di testa tua, con noi hai chiuso – lo avverte la lobbista – sono stanca di farti da badante (…) se fai casino, con la tua sicurezza e la tua protezione hai chiuso”.

Dalle carte emerge anche un altro episodio che ha come protagonista la famiglia Renzi. Secondo quanto scrivono gli inquirenti, Chaouqui ha portato i genitori di Matteo Renzi alla casa di Santa Marta, abitazione di Papa Francesco, “per fingere un incontro a pranzo: ma il Papa se n’è accorto e non è neanche sceso”, racconta la donna. “Avevo messo mesi a sistemare le cose con la Segreteria di Stato – continua la pierre – e hai rovinato tutto con quella boccaccia che non sai tenere chiusa. Ora mandi tutto a puttane perché sei triste. Vaffanculo”. C’è tempo per un ultimo consiglio: “Sei depresso? Scopa, che ti passa la tensione”.

martedì 24 novembre 2015

Whistleblowing: una buona legge contro la corruzione? Il PD la distrugge

Il whistleblowing è una legge fondamentale per combattere la corruzione. In cosa consiste è facile da spiegare: chi denuncia la corruzione dall'interno, sia nel pubblico che nel privato, deve poter contare sull'anonimato, sulla protezione e riceve anche una percentuale di quanto lo Stato recupera dalla sua azione di denuncia. L'ispirazione di questa legge è americana, negli Stati Uniti è presente da moltissimi anni ed è un'arma efficace per combattere soprattutto le frodi finanziarie, infatti le ricompense hanno raggiunto anche decine di milioni di dollari per chi ha aiutato la legge a scoprire casi di corruzione.
Il M5S sta lavorando da due anni a questo progetto di legge, ascoltando tutte le associazioni, in primis Trasparency la più importante nella lotta alla corruzione, ma anche altri soggetti come "Riparte il futuro" affinché fosse una legge condivisa da tutti e scritta con il contributo di tutti, una legge fondamentale per combattere il cancro della corruzione in Italia. Abbiamo ricevuto anche l'interesse dell'ambasciata americana di Roma per questo progetto di legge, proprio perché è ispirato ai loro principi in materia di lotta alla corruzione.
E il PD? Il premier, il Governo e la sua assortita maggioranza sono stati sempre silenti. Non hanno partecipato ai lavori, non si sono mai interessati alla questione, anzi probabilmente non l'hanno neanche capita, o hanno fatto finta di non capirla, perché si sa che quando si parla di corruzione, il PD si mette in allarme.
Due ore prima che si chiudesse l'iter in commissione Giustizia, dove siamo relatori di maggioranza, con la legge a prima firma Francesca Businarolo, ecco che il PD presenta emendamenti soppressivi e riscrive tutta la legge, in poca parole tradisce tutti i cittadini onesti.
Nelle ultime due ore di tempo il PD si è reso conto che la nostra proposta di legge era un colpo efficace contro la corruzione, quindi sono corsi ai ripari ed è scomparsa la protezione per chi denuncia, è scomparso l'anonimato ed anche il premio in denaro, in poche parole hanno cancellato la legge, distruggendola.
Da una parte Renzi, e lo denunciamo pubblicamente, abbandona appena ha la possibilità i cittadini onesti, mette il bavaglio a chi vuole denunciare facendogli capire che non avrà protezione e aiuto di nessun genere, e soprattutto straccia la democrazia.
Perché si straccia la democrazia? Perché il whistleblowing era una proposta di legge in quota minoranza, e un rispetto istituzionale vorrebbe che la maggioranza non stravolga una legge in quota per la minoranza. Certo deve partecipare, migliorare, ma se poi le leggi le scrive solo la maggioranza, la democrazia è a rischio.
Bon, neanche più la cortesia istituzionale esiste più. In Parlamento siede un gruppo di potere che non si distingue più in sinistra o destra, ma sono uniti nella medesima voglia di potere, assetati di corruzione e che temono i cittadini onesti. Ecco perché non sanno neanche che cosa sia il rispetto istituzionale, perché significherebbe rispettare le Istituzioni.
La banda del PD, insieme a Ncd, ha distrutto la legge sul whistleblowing, e ai corrotti è ancora una volta garantita lunga vita. 

giovedì 19 novembre 2015

RENZI È FINANZIATO DALL'IMMENSA LOBBY DEL TABACCO

C'era una volta una multinazionale del tabacco, che contrabbandava il suo stesso prodotto per non pagare troppe tasse. La brava Unione Europea se ne accorse e i due, dopo una bella litigata, raggiunsero un accordo di 2 miliardi di dollari per fare pace.
Ma il colosso fabbrica tumori di redimersi proprio non ne voleva sapere. Continuando nella contraffazione ha fatto arrabbiare sul serio le istituzioni europee, che dal canto loro hanno creato una bella direttiva per costruire un controllore serio ed affidabile.
Tutto e bene ciò che finisce bene, ma arriva il colpo di scena: Matteo Renzi. Il premier italiano, affamato di soldi per la sua comunicazione, decide di non recepire le norme di mamma Europa, concedendo il ruolo del controllore serio ed affidabile al controllato. Il motivo? Semplice, il principale e maggiore finanziatore della sua fondazione Open (vera e propria cassaforte) è stata lo scorso anno la "British American Tobacco".
Questa è una storia di ordinaria follia all'italiana, che cercheremo di spiegarvi nel dettaglio di seguito.

LA CONTRAFFAZIONE ARRIVA DAI PRODUTTORI
Si possono chiamare il mille modi gli "accordi" con l'industria del tabagismo, ma la sostanza non cambia. Nel 2003 l'Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato la convenzione per la lotta al fumo: la cosiddetta "Framework Convention on Tobacco Control". Quest'ultima mira a ridurre in tutto il mondo le malattie e il numero di decessi dovuti tabacco, e a fermare il mastodontico problema della contraffazione. Infatti, una grossa quota delle merci illegali proveniva direttamente dalle aziende produttrici, che hanno innumerevoli sedi distaccate in varie località. L'UE ha deciso di approvarla a modo suo, stringendo accordi con quattro principali produttori: "Philip Morris International" nel 2004, "Japan Tobacco" nel 2007, "British American Tobacco" nel 2010 e "Imperial Tobacco Limited", sempre nel 2010. Secondo i termini di queste intese pluriennali, i produttori devono pagare un totale collettivo di $ 2.150.000.000 a favore dell'UE e degli Stati membri.

LA COLLUSIONE DEL GOVERNO ITALIANO
Seguendo le briciole di pane lasciate per strada si arriva alla soluzione. Nonostante la Commissione Europea abbia dichiarato prematuro l'adozione di qualunque tecnologia per la tracciabilità prima della definizione degli standard, il Governo Italiano vuole affidare quest'ultima alla multinazionale Philip Morris (controllore e controllato in quel caso coinciderebbero). Invece di accogliere il protocollo contro il commercio illegale di tabacco dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2012, che all'articolo 8 prevede l'obbligo per i governi nazionali di non "appaltare" il monitoraggio ai produttori di tabacco, l'esecutivo va in direzione diametralmente opposta. Questa vicenda si sta svolgendo mentre il Ministro Lorenzin resta al coperto e non dice una parola.

LA COMPLICITA' DEL PREMIER
La guerra delle lobby del tabacco produce effetti anche visivi. Sull'Unità, il giornaletto del PD, compaiono belle paginone di pubblicità contro il contrabbando di sigarette. Indovinate di chi? Esatto: sempre della British American Tobacco, finanziatrice dei vizi dei premier. Intanto, Philip Morris ha casualmente annunciato l'acquisto di 500 milioni di euro di tabacco dalla filiera italiana, alla cui firma si è presentato Matteo Renzi in persona. Tutto palesemente si lega.
Il Movimento 5 Stelle si è accorto di queste coincidenze, le quali rivelano ancora una volta il marcio che finanzia l'azione dell'esecutivo italiano.
Piernicola Pedicini ha deciso di presentare due interrogazioni.
Marco Valli sta monitorando la situazione in Commissione controllo dei bilanci, chiedendo che gli Stati membri rendano pubblico l'utilizzo dei soldi intascati dalle aziende produttrici.

Vi terremo informati sulle prossime mosse. Seguiteci e condividete.
Noi non molleremo mai.

venerdì 13 novembre 2015

Legge di #stabilita2016, le proposte M5S



"Il M5S si oppone alla politica economica di questo Governo e rilancia con la sua idea di economia a partire dal Reddito di Cittadinanza, le cui coperture sono appena state dichiarate ammissibili in Commissione Bilancio al Senato. Il Reddito di Cittadinanza, quindi, si può fare. Basta volerlo.

Ieri alle 17 in Senato, sala Nassiriya, i senatori Mario Giarrusso e Barbara Lezzi, insieme ai deputati Laura Castelli e Giorgio Sorial, hanno illustrato una Stabilità alternativa a quella del Governo.
La legge di Stabilità è una legge fondamentale, perché vincola l'azione dell'esecutivo per gli anni successivi, stabilendo il livello delle entrate e delle spese pubbliche. Questo Governo ha già deciso che il 2016 sarà ancora un anno di sacrifici per i cittadini italiani, in nome dei folli principi di bilancio imposti dall'Unione Europea.
Il Governo gioca con la pelle dei cittadini. Le elezioni comunali si avvicinano e l'abolizione della Tasi è stata fatta a deficit, senza alcun taglio corrispondente di spesa. Considerato che la Ue impone il pareggio di bilancio, questo significa che dall'anno prossimo il Governo non solo dovrà inserire di nuovo la Tasi, ma anche ripristinare le clausole di salvaguardia (aumenti di IVA e accise sul carburante), che infatti non sono state eliminate ma solo rinviate al 1 gennaio 2017. Non è per nulla campata in aria, l'idea che a fine 2016 si vada ad elezioni. Il Governo non può sopportare un'altra Stabilità, pena la migrazione dei voti verso il M5s.
Nella Stabilità di Governo si prosegue sulla via dei tagli lineari. La famosa spending review, che dovrebbe riqualificare la spesa pubblica, si trasforma ancora una volta nel taglio dei servizi pubblici. La Sanità subisce un attacco senza precedenti e nella finanziaria ci sono altri 2 miliardi di tagli dopo i 2,3 dello scorso luglio (Dl Enti locali). Dopo che 180 visite diagnostiche sono diventate a pagamento, a rischio ci sono ora anche i farmaci "salva-vita" che potrebbero diventare troppo costosi per le Regioni. Va detto, infatti, che oltre ai 4,3 miliardi di tagli diretti alla Sanità, il Governo ha programmato circa 19 miliardi di tagli alle Regioni dal 2016 al 2019. L'80% dei bilanci regionali riguarda le spese sanitarie. Significa che di qui a qualche anno della Sanità pubblica e universalistica prevista dalla nostra Costituzione rimarrà solo la carcassa.
Per le famiglie in difficoltà ci sono le briciole. 600 milioni di euro contro i 17 miliardi proposti dal M5S con il reddito di cittadinanza.
C'è un taglio massiccio alle spese per la digitalizzazione della Pa (2,5 miliardi), alla faccia della modernizzazione promessa dal Premier un giorno sì e l'altro pure.
Sull'altare della Tasi è poi stata sacrificata la riduzione delle tasse sul lavoro, ben più importante per far ripartire investimenti privati ed esportazioni.
Ma ciò che manca sono soprattutto gli investimenti pubblici, gli unici in grado di invertire la rotta creando direttamente occupazione, domanda interna e quindi profitti anche per il settore privato (piccole e medie imprese in particolare). La Commissione europea, però, ha tolto agli Stati nazionali ogni residuo di sovranità fiscale e gli investimenti pubblici sono la spesa più facilmente comprimibile per rispettare il folle percorso verso il pareggio di bilancio (Fiscal Compact). Ecco perché non c'è traccia del piano di sviluppo per il Sud Italia promesso dal Governo, e anche sulla banda ultra-larga, l'unica vera "grande opera" che servirebbe all'Italia, tutto tace.
Potremmo ricordare ancora l'assenza di un fondo per i pensionati e per i dipendenti pubblici, in spregio alle sentenze della Corte costituzionale, e l'infinita telenovela sugli esodati, che avranno bisogno di un'ottava salvaguardia perché questo Governo non ha stanziato risorse sufficienti...ma la lista sarebbe troppo lunga.
La Stabilità 2016 è vergognosa, anche perché prevede per il 2017, il 2018 e il 2019 ancora più austerità.
Il M5S ha un'idea di economia completamente diversa. Non solo il reddito di cittadinanza, ma anche la stabilizzazione della detrazione fiscale al 65% per gli interventi edilizi di efficientamento energetico (Ecobonus), l'eliminazione totale dell'Irap per le imprese, compensazione universale tra crediti e debiti delle imprese verso la Pa, incentivi per la sostituzione dell'amianto con pannelli fotovoltaici, sia dagli edifici privati che pubblici, Carbon Tax, ripristino dei fondi tagliati alla Sanità pubblica, maggiori risorse per la Giustizia e l'adeguamento degli organici...e molto altro."
M5S Parlamento


giovedì 12 novembre 2015

IL PERSONAGGETTO

Prima di domandarsi perché Vincenzo De Luca non si è ancora dimesso da governatore della Campania, bisognerebbe chiedersi come ha potuto diventarlo. Perché le risposte alle due domande sono strettamente collegate: De Luca non può fare il presidente della Regione, ma nemmeno il bidello in una scuola, perché la sua condanna in primo grado per abuso d’ufficio lo rende incompatibile con qualsiasi incarico pubblico. Ciononostante il Pd gli permise di candidarsi alle primarie per correre a una carica che non avrebbe potuto ricoprire, lanciando il devastante messaggio che le leggi non contano e tutto si aggiusta. Sarebbe bastato fermarlo subito, e l’ennesimo scandalo che terremota la politica campana e nazionale non esisterebbe.
Invece, quando De Luca vinse le primarie, Renzi gli permise di rappresentare il partito del governo alle elezioni regionali. De Luca imbarcò di tutto nelle liste fiancheggiatrici, anche gli amici di Cosentino e del clan dei Casalesi, e il Pd zitto.
Quando il Fatto e Roberto Saviano denunciarono in beata solitudine le sue liste alla Gomorra, De Luca insultò il Fatto e Saviano, e il Pd zitto.
E quando Rosy Bindi, com’era suo dovere di presidente della commissione Antimafia, pubblicò l’elenco dei condannati in primo grado o in via definitiva nelle liste del centrodestra e del Pd, Renzi in persona l’attaccò per aver inserito anche De Luca (che ci stava a pieno titolo, essendo stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio, oltreché salvato dalla prescrizione da una condanna per smaltimento abusivo di rifiuti e imputato in altri tre processi per gravi reati) e sciolse i suoi dobermann ad azzannarla.
E quando De Luca vinse anche le Regionali, il Pd gli permise di insediarsi su una poltrona dove non avrebbe potuto sedere, perché – disse autorevolmente Renzi, nelle sue vesti di segretario del Pd – si sarebbe trovata “una soluzione”. Infatti, nelle sue vesti di premier, tentò di varare un decreto “interpretativo” per cambiare verso alla legge Severino di per sé chiarissima e non interpretabile. Poi gli spiegarono che avrebbe commesso un abuso d’ufficio e allora, obtorto collo, il 27 giugno firmò il decreto che sospendeva De Luca da governatore per 18 mesi, ma subito avvertì che era possibile un ricorso per sospendere la sospensione da lui stesso decretata. Traduzione: le leggi per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano.
Il 22 luglio fu il Tribunale civile di Napoli a trovare “una soluzione”: una sentenza à la carte che prendeva sul serio il ridicolo ricorso del personaggetto, lo lasciava al suo posto e rinviava alla Consulta una legge chiarissima e legittimissima come la Severino (l’ha confermato la stessa Consulta il 21 ottobre, respingendo il ricorso del sindaco di Napoli Luigi De Magistris), peraltro in vigore per gli amministratori locali arrestati o condannati fin dal lontano 1990. Ora si scopre che la “soluzione” l’aveva agevolata De Luca, o chi per lui. Alla maniera classica: promettere o fare favori a Guglielmo Manna, marito della giudice relatrice Anna Scognamiglio, tramite il capo-segreteria del governatore Nello Mastursi, perché la sentenza non fosse secondo giustizia, ma secondo De Luca. Il governatore si difende scajolianamente con l’“a mia insaputa”: se la giudice ha minacciato una sentenza negativa e il suo segretario ha promesso qualcosa al di lei marito, lui non ne sapeva nulla. Se anche le cose stessero così, De Luca se ne dovrebbe andare di corsa, perché il segretario se l’è scelto lui, e se l’è tenuto anche dopo che prese a calci un giornalista molesto in campagna elettorale, e soprattutto Mastursi ha agito nel suo interesse. Si chiama “culpa in eligendo”, e anche “in vigilando”.
Ma c’è di più: lo scandalo che l’ha portato – per l’ennesima volta – sul registro degli indagati per concussione è noto a De Luca dal 29 ottobre, quando il suo braccio destro Mastursi ha subìto una perquisizione della Squadra Mobile per ordine della Procura di Roma e ha ricevuto il relativo decreto in cui c’è scritto che, insieme con lui, sono indagati il governatore, la giudice, il di lei marito e alcuni intermediari. Mastursi lunedì si è dimesso, sostenendo di essere un po’ stanchino. De Luca, dopo aver taciuto l’indagine a proprio carico per dieci giorni, ha coperto per due la maxi-balla del segretario e l’ha rilanciata, spiegando che il suo fedelissimo neoindagato e perquisito se n’era andato “per ragioni personali” e ringraziandolo molto a nome della Regione “per la collaborazione e il lavoro intensissimo di questi mesi”. Nemmeno una parola sull’indagine a carico di Mastursi e di se stesso fino all’altro ieri sera, quando i giornalisti hanno scoperto la notizia, ormai pubblica come il decreto di perquisizione.
Quindi De Luca, nella migliore delle ipotesi, ha mentito agli italiani, e su una questione un po’ più seria degli scontrini dei pranzi, delle cene e dei vini di Ignazio Marino. Eppure il premier e il Pd, così fulminei nel pretendere la testa del presunto bugiardo Marino (non ancora indagato) e le dimissioni davanti al notaio di tutti i suoi consiglieri comunali, sul sicuro bugiardo De Luca (indagato, e per corruzione di un giudice) non dicono e non fanno nulla. Cioè lo lasciano su una poltrona che per legge non potrebbe occupare e che, per giunta, la pur prudentissima Procura di Roma sospetta essere stata comprata con tangenti giudiziarie. Chissà che altro deve succedere perché De Luca se ne vada a casa: forse Renzi aspetta che il personaggetto scivoli sullo scontrino di una sfogliatella o di un babà. Quello sì sarebbe uno scandalo.
di Marco Travaglio

lunedì 9 novembre 2015

L. Stabilità, M5S: "Il piano per il Sud è un bluff"

"Il Piano per il Sud di Renzi è un bluff. Altro che 'ricomincio da tre'; parafrasando Massimo Troisi, proprio come fa il premier, l'unica verità è che Renzi 'ricomincia da zero'. E a provarlo è l'uso dei fondi europei nella sua stessa Legge di Stabilità". Così i deputati del M5S commentano l'annuncio di Renzi di un piano per il Sud Italia.
"Nella presentazione del cosiddetto 'masterplan per il Mezzogiorno' pubblicato sul sito del Governo - spiegano i parlamentari Cinquestelle - tra le voci di spesa alla base del piano si pone il recupero totale del ritardo nella spesa dei fondi Ue del vecchio settennio 2007-13 entro il 31 dicembre 2015. Falso. Il Governo non farà mai in tempo a spendere questi soldi entro l'anno. A smentirlo è la sua stessa Legge di Stabilità per il 2016, in cui, proprio per completare i vecchi progetti del 2007-2013, vengono stanziate risorse economiche che l'Europa imponeva di usare invece per il nuovo settennio 2014-2020".
"Basta poi fare due conti - spiega Giorgio Sorial, capogruppo del M5S alla Camera - al 31 agosto 2015 i fondi strutturali da spendere erano ancora quasi 9 miliardi di euro. Per poterli utilizzare entro la fine dell'anno, l'Italia dovrebbe spendere in media circa 74 milioni di euro al giorno. Emblematici alcuni esempi presi proprio dal sito del ministero dello Sviluppo Economico atto a monitorare l'utilizzo dei fondi: un Centro di biotecnologie e ricerca biomedica, a Carini in provincia di Palermo, finanziato con 210 milioni di euro, al 30 giugno 2015 aveva speso solo il 2% dei fondi (3,6 milioni) mentre alla stessa data l'Università di Messina, non era riuscita a spendere nemmeno un euro dei 23 milioni di euro assegnatile per la ristrutturazione di alcuni edifici della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali".
"Inoltre Renzi afferma che si avvarrà della cosiddetta 'clausola degli investimenti' senza ancora aver avuto l'ok dalla Commissione Ue. Con questa clausola infatti l'Unione Europea concede all'Italia una maggiore flessibilità di spesa solo per determinati settori. Come farà Renzi a finanziare con la Stabilità 2016 quei progetti che non rientrano nelle voci di spesa ammesse dall'Ue?".

mercoledì 4 novembre 2015

Stabilità. M5S: “Sanità a rischio collasso, tagliati 14 miliardi negli ultimi cinque anni”

"Il Governo e il ministro Lorenzin sbugiardati dai veri numeri. C’è bisogno di serietà, non di arroganza". Così i deputati del Movimento 5 stelle commentano lo scontro in atto tra Regioni e Governo sui finanziamenti al Fondo sanitario. "Se Renzi non vuole costringere gli enti locali ad aumentare tasse e ticket verso i cittadini deve smetterla di tagliare i fondi al Sistema sanitario nazionale e occuparsi dei veri sprechi"
 “Le Regioni che non ci stanno più a svolgere il ruolo di esecutore dei tagli nella sanità, la Corte dei Conti che certifica come quest’anno al netto di dichiarazioni e propaganda l’incremento del Fsn sarà di soli 500 milioni, a fronte di un taglio complessivo alla sanità che negli ultimi cinque anni è stato pari a circa 14 miliardi. Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo: la sanità pubblica è sotto attacco e Renzi, con Lorenzin, gioca con i numeri per cercare di nascondere una realtà che i cittadini conoscono molto bene. Non c’è dunque nulla di cui ‘divertirsi’. C’è particolare bisogno di serietà e non di arroganza e ipocrisie”. Lo affermano in una nota i parlamentari M5S in commissione Affari Sociali.
“Se Renzi non vuole costringere gli enti locali ad aumentare tasse e ticket verso i cittadini deve smetterla di tagliare i fondi al Sistema sanitario nazionale e occuparsi dei veri sprechi. A questo proposito, il Governo ha il dovere di pubblicare le proposte che il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha presentato al titolare di Palazzo Chigi quest'estate. Allo stesso modo chiediamo che vengano messe a disposizione di tutti i cittadini le indicazioni dell'economista Roberto Perotti, chiamato a Palazzo Chigi proprio da Renzi come responsabile per la spending review, ora messo in disparte come fu in passato per Carlo Cottarelli. Che fine ha fatto la spending review tanto decantata? - chiedono i deputati pentastellati -. Ricordiamo che questa Legge di Stabilità è fatta per gran parte in deficit e gli unici tagli sono le solite 'efficienze' che non portano ai risultati sperati come dimostrato anche recentemente da un'interpellanza a prima firma Giulia Grillo, riguardo l'aggiornamento del prontuario farmaceutico nazionale e la gestione del pay back della farmaceutica ospedaliera da parte dell’Aifa".



lunedì 2 novembre 2015

Dissesto idrogeologico e menefreghismo dei governanti = miscela esplosiva

La cosa che mi rattrista e allo stesso tempo mi mette rabbia è che il Governo davanti a queste immagini non fa nulla... preferisce ad assistere alla partita della sua beneamata Fiorentina ma non si reca personalmente a visitare i luoghi del disastro. Ne lui ne il "nostro" beneamato Presidente della Repubblica. Questa è l'ennesima prova, la dimostrazione lampante che del Paese e dei suoi Cittadini a loro non interessa proprio nulla. Spero che se lo ricorderanno, un giorno, quando loro di persona o i loro rappresentanti faranno campagna elettorale andando paese per paese. Spero che quelle persone si ricorderanno di chi si presenta ora invece di presentarsi nel momento del bisogno. Sappiamo benissimo che non possiamo dare tutta la colpa al governo di cosa sta succedendo al nostro Paese, la natura da qualche anno non si riconosce più, ma se i rappresentanti di questo paese stessero più accanto alle popolazioni colpite da queste tragedie e se dimostrassero di cambiare la propria politica in materia di assetto idrogeologico, allora le cose sarebbero viste sotto un altro aspetto. Ma qui si pensa ad aerei di stato, si pensa a destinarsi 45 milioni di euro di rimborsi elettorali, si pensa a costruire il ponte sullo stretto, premia gli avvelenatori ed evasori dell'Ilva di Taranto con un simpatico "bonus" di 52 milioni di euro... insomma, i cittadini avranno anche un pò il diritto ad incazzarsi... o no?
Fabio Angeletti

RIFORMA PENSIONI 2015/ News. Boeri smentisce Renzi (e la Fornero): l’attacco di M5S e Lega

Le dichiarazioni di Tito Boeri, Presidente dell’Inps, pronunciate ieri a "In Mezz’ora", stanno creando non poche reazioni, specie nel mondo politico, dato che si è parlato di vitalizi. I deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro dicono chiaramente che sarebbe meglio se tutti i politici facessero come loro, che hanno del tutto rinunciato ai vitalizi. Solo che la risposta della “casta” a una richiesta del genere sarebbe molto probabilmente diversa. Tornando alle parole di Boeri, i deputati pentastellati ritengono che certifichino l’incapacità del Governo ad affrontare il tema pensioni con la Legge di stabilità, in particolare sul fronte degli esodati. Il Presidente dell’Inps ha infatti fatto capire che la settima salvaguardia non basterà. Su questo fronte è intervenuto anche Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, che dalla sua pagina Facebook ha fatto notare come Boeri abbia di fatto smentito Renzi e Poletti. Il senatore della Lega Nord non nasconde che la vera soluzione al problema sarebbe l’abolizione della legge Fornero, chiesta tra l’altro dal suo partito con una raccolta firma per un referendum poi dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale. “Mi auguro - ha aggiunto Calderoli - che i pensionati, beffati e trattati come sudditi da questo esecutivo, vengano in massa domenica prossima a Bologna per darci una mano a liberare il Paese da questa dittatura e farlo finalmente ripartire!”

giovedì 22 ottobre 2015

Regione Piemonte, torna il bollo sulle auto ecologiche

Il nuovo balzello è inserito in un disegno di legge presentato dal vicepresidente Reschigna. S'inizia a pagare dopo i primi cinque anni di vita della vettura. Movimento 5 stelle all'attacco: "Chiamparino boicotta la mobilità sostenibile"

Saranno gli automobilisti i primi a farsi carico del risanamento della Regione Piemonte. Piazza Castello elimina l’esenzione del bollo per le auto ecologiche, ovvero quelle elettriche a GPL e a metano. O meglio la mantiene solo per i primi cinque anni, poi s’inizia a pagare. La norma è contenuta in un disegno di legge presentato dal vicepresidente Aldo Reschigna e che ora dovrà passare all’esame del Consiglio. Un nuovo balzello per un ente che rischia il crac finanziario? “Neanche per sogno”  replicano dallo staff del vicepresidente, sottolineando che lo stesso provvedimento è già stato approvato in altre regioni.
La norma coinvolge 180mila vetture su tutto il territorio regionale e verrà applicata a partire dal 2016. Sono 100mila quelle che hanno già superato i cinque anni di età e che quindi perderanno subito l’esenzione per un gettito complessivo di 15milioni euro per l’anno prossimo e che andrà via via crescendo fino al 2021 quando dovrebbe raggiungere quota di 30 milioni. Una decisione resa necessaria dall’ultimo decreto legge sugli enti locali, approvato ad agosto, per il quale, il pagamento del bollo per le auto in leasing è a carico dell’utilizzatore e non delle agenzie “proprietarie”. Una norma che, secondo le stime degli uffici regionali,  “causerà un minor gettito di 30 milioni di euro”. Il Movimento 5 stelle attacca: “Così Sergio Chiamparino boicotta la mobilità sostenibile”.

“Renzi e Martina preparano il funerale dell’Agricoltura italiana“

A quanto pare dalle ultime notizie, infatti, è in arrivo l’ennesima stangata al settore agricolo da oltre 1 miliardo di euro!

Non è bastata la mazzata dell’IMU agricola per i coraggiosi agricoltori italiani che, vessati dalle tasse di un governo incapace e sprecone, si trovano a dover fronteggiare la concorrenza spesso sleale dei prodotti stranieri che da qui a poco inonderanno i mercati europei grazie al trattato TTIP, voluto fortemente dal PD per agevolare le lobbies d’oltre oceano.
A quanto pare dalle ultime notizie, infatti, è in arrivo l’ennesima stangata al settore agricolo da oltre 1 miliardo di euro!
Infatti, secondo le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio, l’IMU Agricola sarà abolita. Niente male si direbbe, ma non fidandoci del “mentitore seriale”, ci siamo preoccupati di capire dove troverà la copertura finanziaria. Il ministro delle Politiche Agricole Martina, con una dichiarazione di alcune settimane fa, chiarisce subito il nostro quesito dichiarando che l’IMU in agricoltura vale 260 milioni mentre l’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) è di 200 milioni. Basterebbero quindi 460 mln per l’operazione, ma a Renzi non bastano e si prepara a stangare nuovamente gli agricoltori italiani eliminando l’agevolazione sul gasolio agricolo per un valore di circa 700 mln di euro, aumentando l’aumento sulle transazioni di registro dall’1 al 9 per cento che secondo le stime del Tesoro vale 100 mln di euro, ed infine, eliminando anche il vantaggio della forfettizzazione alle aziende che fatturano più di 2 milioni di euro, per una stima presunta di circa 220 milioni di euro.
Totale: 1 miliardo e 20 milioni nel silenzio assordante delle Confederazioni Agricole, a questo punto da considerare complici del PD, di Renzi e del suo Governo.

giovedì 15 ottobre 2015

Roma, elezioni rinviate. Decreto quasi pronto. Indiscrezione choc

Evento straordinario e rischi per l'ordine pubblico. Sarebbero queste le due motivazioni alla base del rinvio al 2017 delle elezioni comunali a Roma. Quella che sembrava una boutade dei grillini sta prendendo corpo. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi...


Evento straordinario e rischi per l'ordine pubblico. Sarebbero queste le due motivazioni alla base del rinvio al 2017 delle elezioni comunali a Roma. Quella che sembrava una boutade dei grillini sta prendendo corpo. Dopo le uscite del capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, e del vice-ministro dell'Interno Filippo Bubbico (che ad Affaritaliani.it ha affermato che il rinvio è "tecnicamente possibile") arriva da fonti dem vicine all'esecutivo la conferma: il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, d'accordo con il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, starebbe prendendo in seria considerazione l'ipotesi di un decreto urgente, da varare nei prossimi mesi, per prolungare il commissariamento della Capitale fino alla fine del 2016. La motivazione è la concomitanza con il Giubileo voluto da Papa Francesco. Un evento definito dal governo "straordinario" e che non si concilierebbe con una campagna elettorale presumibilmente accesa e infuocata. La probabile presenza in città di centinaia di migliaia di pellegrini, provenienti da tutto il mondo, potrebbe - secondo Palazzo Chigi e il Viminale - creare non pochi problemi di sicurezza, ordine pubblico e controllo del territorio. Se davvero si arrivasse al rinvio al 2017 del voto, dopo le dimissioni di Ignazio Marino, lo scontro politico assumerebbe toni infuocati. Le opposizioni, dal M5S al Centrodestra, sono pronte a gridare allo scandalo e ad accusare Renzi di non far votare i romani in quanto teme una debacle senza precedenti per il Pd.