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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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sabato 7 novembre 2015

A Roma i partiti iniziano a scaldare i motori per le Elezioni a Sindaco

A Roma pur di non far vincere il M5S inziano le “prove di Partito Unico”. Nulla di nuovo comunque, solo che, dopo 20 anni di fidanzamento tenuto nascosto oggi non hanno più pudore e si sposano alla luce del sole. Destra e sinistra, d'altronde, anche a Roma, erano già convolati a nozze e il matrimonio l'aveva celebrato “Mafia Capitale”.
Occorre capire che se stai con Salvini stai con Berlusconi, quindi con un condannato per frode fiscale. Se stai con Berlusconi stai con la Meloni quindi con Alemanno (rinviato a giudizio nel processo su mafia Capitale). Se stai con la Meloni stai con Salvini e quindi con la Lega Nord, sotto processo per truffa milionaria sui rimborsi elettorali. Se stai con il PD stai con il baby-pensionato Vendola che parla dei problemi dei lavoratori ma si intasca migliaia di euro di vitalizi (fa finta di stare all'opposizione, in molti comuni e regioni SEL governa insieme al PD).
Un intero sistema si coalizza, come sempre, contro il M5S. E cercano nomi nuovi per far credere ai cittadini che siano nuovi i partiti. Un nome nuovo...nuovo come un tempo era nuovo il nome di Veltroni o quello di Alemanno o di Marino. La domanda che dobbiamo porci è questa: chi ha governato e ha prodotto il disastro a Roma può meritarsi ancora la nostra fiducia? Vi prego VOTIAMOLI VIA!


P.S. Oggi (sab 7) sarò in Lombardia. Ore 10.00 a Sedriano (MI) in piazza del Mercato e alle 15.00 a Sesto San Giovanni, sala comunale di via Campestre (angolo via Grandi). Domani (dom 8) sarò a Reggio Emilia a piantare alberi.

martedì 3 novembre 2015

MAFIA CAPITALE: CODACONS E MOVIMENTO 5 STELLE DEPOSITANO COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

Movimento 5 Stelle e Codacons hanno depositato formale costituzione di parte civile dinanzi al giudice Rosanna Ianniello del Tribunale penale di Roma, nell’ambito del processo per “Mafia capitale” che si aprirà il prossimo 5 novembre. Ne danno notizia il movimento politico e l’associazione dei consumatori, che rendono oggi noti i passaggi salienti dell’atto di costituzione cui si evidenziano il danno patrimoniale e morale subito dai cittadini. “Il danno subito dal singolo che la direttiva mira a risarcire consiste nel pregiudizio sofferto dal consumatore che dimostri di essere stato leso dall'abbassarsi del tasso di concorrenzialità in quel mercato rilevante, cosi come di recente statuito dalla Cassazione – si legge nella costituzione di parte civile - Alla luce di tali principi, risulta evidente che il cittadino romano che usufruisce di opere e servizi erogati da soggetti scelti non secondo legge e secondo la normativa che regola il mercato, subisca un danno dovuto al minor grado di concorrenzialità creatosi sul mercato a causa dell’irregolarità e illegittimità delle procedure di affidamento dei lavori, che ha l’effetto di abbassare la qualità e aumentare il prezzo finale di tutti quei servizi offerti da Roma capitale, di cui il cittadino romano è il primo utente/consumatore!” “E invero, le condotte contestate e, più specificatamente, le omissioni agli obblighi imposti dalla legge per assicurare il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione, hanno indubbiamente causato un grave nocumento alle odierne costituende parti civili, il cui diritto costituzionale alla corretta gestione della cosa pubblica di cui all’art. 97 è stato certamente lesionato, generando un ingente danno economico, morale, sociale e di immagine. Ciò, tra l’altro, in servizi pubblici di primaria importanza, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e i servizi di igiene urbana in genere, il servizio giardini e, quindi, la pulizia delle spiagge, la buona tenuta del verde pubblico (si pensi, a mero titolo esemplificativo, all’affidamento diretto per lavori a somma urgenza per indagini sulla stabilità delle alberature stradali e per conseguenti interventi di potatura, di cui al capo di imputazione), le piste ciclabili, etc., ma anche agli illeciti affidamenti della gestione del servizio di accoglienza per richiedenti asilo e per flussi di immigrati richiedenti protezione internazionale, quali profughi o rifugiati (e per l’accoglienza di persone in genere, anche di minori stranieri non accompagnati)”. A subire un danno in qualità non solo di cittadini, ma anche di rappresentanti politici, sono stati Roberta Lombardi, deputata e già presidente del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, e il Consigliere Comunale Marcello de Vito, entrambi firmatari della prima costituzione di parte civile, assieme al vicepresidente Codacons, Giovanni Pignoloni. Si legge nell’atto: “proprio il modus operandi di MAFIA CAPITALE ha completamente inabissato quanto faticosamente e quotidianamente portato avanti dalle costituende parti civili generando una totale sfiducia nella classe politica romana e, nello specifico, nei riguardi dei consiglieri comunali facenti parte di quella giunta capitolina oggi coinvolta in uno scandalo senza precedenti. L’onore, il decoro e la reputazione delle costituende parti civili sono stati brutalmente compromessi e danneggiati”. Per tali motivi, è stata avanzata richiesta di risarcimento per i danni patrimoniali e morali subiti. Il 5 novembre, in occasione dell’avvio del processo, il Codacons depositerà numerose altre costituzioni per conto dei cittadini residenti nella capitale che hanno aderito all’azione collettiva promossa dall’associazione e dal M5S.

domenica 1 novembre 2015

I pm vogliono i 101 nomi legati a Mafia Capitale


Il Procuratore Giuseppe Pignatore Ansa
Presto leggeremo la relazione della commissione prefettizia che voleva sciogliere per mafia il Comune di Roma, con i nomi dei 101 amministratori e dirigenti pubblici che hanno avuto rapporti con la presunta associazione mafiosa di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. La leggeremo quando il procuratore Giuseppe Pignatone e i suoi sostituti la metteranno a disposizione delle parti nel processo Mafia Capitale che si apre, per i 46 imputati del troncone principale, giovedì 5 a Roma. Prima però è necessario che l’atto, classificato come segreto in base alla legge sullo scioglimento dei Comuni per mafia, sia desecretato dal prefetto di Roma Franco Gabrielli. Il procuratore ha chiesto la relazione al prefetto che a breve, a quanto si apprende, gliela trasmetterà. In realtà i pm ce l’hanno già ma solo in copia informale, dunque inutilizzabile.

La relazione della commissione d’accesso guidata dal prefetto Marilisa Magno, nominata dal predecessore di Gabrielli Giuseppe Pecoraro, si distende per circa 850 pagine ma, a quanto dice chi l’ha letta, non contiene rivelazioni sconvolgenti né nomi del tutto nuovi. I tre commissari sono infatti partiti dalle indagini condotte dal Ros dei carabinieri per conto della Procura. E hanno analizzato l’attività amministrativa svolta incrociandola con le risultanze di intercettazioni e appostamenti: solo così si può sapere quali atti e quali delibere corrispondano ai contatti tra gli amministratori e gli esponenti di Mafia Capitale. Ad ogni modo le conclusioni del prefetto Magno erano nette per lo scioglimento del consiglio comunale di Roma per mafia. È noto che invece Gabrielli, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente del Consiglio Matteo Renzi sono stati di diverso avviso e alla fine è stato sciolto solo il Municipio X, quello di Ostia. A quanto pare, però, la commissione Magno si sarebbe limitata a settori e municipi al centro dell’inchiesta penale. Naturalmente la relazione, con i dettagli dell’attività amministrativa che si sospetta nell’interesse di Carminati, Buzzi & Co., sarà molto utile per i pm. Un conto è dire che il dirigente x ha rapporti con l’indagato y, un conto è spiegare cosa avrebbe fatto per lui. Di qui l’interesse del procuratore. Non risulta invece che il Comune abbia mai fatto richiesta dell’atto in Prefettura, anche perché non poteva ottenerlo. Ora Gabrielli dovrebbe trasmetterlo andando anche al di là di quanto suggerito dal Viminale, che avrebbe preferito concedere ai magistrati di averlo solo “in visione”, senza estrarne copia. Non sarà desecretato, invece, l’elenco secco dei 101 dirigenti che è contenuto in un allegato: le posizioni sono molto diverse tra loro, si va da chi potrebbe aver commesso reati a chi ha avuto rapporti sporadici con la galassia di Carminati e Buzzi e potrebbe chiedere i danni per essere stato inserito in una lista di “cattivi”.

mercoledì 23 settembre 2015

Il M5s vuole l’inchiesta sulle spese di Marino

Il sindaco di Roma con la carta di credito in un hotel ristorante di lusso al Colosseo


La richiesta, per il momento è una delle migliaia che si affollano negli uffici comunali della Capitale d’Italia: accesso agli atti, strumento base per avere notizie e chiarimenti sulla trasparenza della pubblica amministrazione. È solo che stavolta, a finire sotto la lente di ingrandimento, non è un cittadino qualunque. E nemmeno un amministratore qualunque. È il primo cittadino, Ignazio Marino. Su di lui pende la possibilità di una richiesta di istruttoria: il gruppo capitolino del Movimento Cinque Stelle è pronta a depositarla perché vuole sapere tutto delle spese che il sindaco di Roma ha sostenuto utilizzando i fondi del Campidoglio.
La notizia arriva proprio mentre il chirurgo, già provato dai complicati mesi successivi all’inchiesta su Mafia Capitale, è in partenza per Filadelfia, dove il primo cittadino di Roma incontrerà Papa Francesco. Una scelta, quella del sindaco, che ha attirato polemiche e ironie delle opposizioni: il chirurgo è da poco tornato dalle lunghe vacanze proprio negli Stati Uniti, mentre Roma rischiava il commissariamento. Per incontrare il Pontefice, sottolineano i maligni, gli sarebbe bastato attraversare il Tevere nella città che amministra, senza dover andare così lontano.
Il fatto, dicevamo, è che al ritorno a Roma il sindaco rischia di trovare una situazione ancora più pesante, l’ennesimo problema di una legislatura che è diventata peggio di una corsa a ostacoli. Quello che lo attende è una vera e propria radiografia del “suo” deposito in banca, una richiesta di verifica su tutte le movimentazioni che il primo cittadino ha effettuato sul conto corrente intestato al Comune. Quello su cui l’opposizione vuole vedere chiaro è l’uso delle risorse che il sindaco ha a disposizione per lo svolgimento del suo incarico. Il primo cittadino, infatti, ha accesso diretto ad una serie di fondi, di cui può usufruire per tutte quelle spese che non vengono coperte dalla macchina amministrativa. Da una banale cena di lavoro alla necessità di pagare uno spostamento imprevisto, da un taxi fino a un aereo da prendere al volo. Tutto quello che, in sostanza, non si è potuto preventivare sfogliando l’agenda del primo cittadino e che, soprattutto, il cerimoniale del Campidoglio non ha avuto modo di mettere in conto.

In particolare, per fare fronte ad incombenze dell’ultimo minuto, il sindaco ha nel portafogli una carta di credito direttamente collegata alla tesoreria del Campidoglio, seppur con un plafond stabilito. Marino, così come i suoi predecessori, ne ha diretto utilizzo, sia in Italia che all’estero. Nulla di illecito, sia chiaro. Spetta però al sindaco farne buon uso. È proprio su questo che i Cinque Stelle vogliono vedere chiaro, allarmati da indiscrezioni. Una, soprattutto, farebbe riferimento a una lussuosa location nel centro di Roma, un hotel con annesso ristorante con vista Colosseo che tornerebbe di frequente nelle uscite del primo cittadino. E in quell’albergo, sarebbero stati spesi sino a 1500 euro al mese.

mercoledì 5 agosto 2015

#MAFIA CAPITALE - Ecco i nomi

da Il Fatto Quotidiano - Loredana Di Cesare

BUZZI TIRA IN BALLO ZINGARETTI

L’affare più ghiotto era quello dell’appalto per l’energia negli ospedali. Ne parlava Salvatore Buzzi quando faceva il bello e il cattivo tempo con gli affidamenti in Campidoglio e intanto puntava al bersaglio grosso in Regione: “La gara sull’energia so’ 7 lotti: un miliardo e mezzo de euro”, oggetto di “una spartizione millimetrica” in cui avrebbe avuto un ruolo anche Peppe Cionci, l’imprenditore che aveva raccolto SOLDI per le campagne elettorali di Zingaretti e di Ignazio Marino. Poi c’erano tutti gli altri fondi, perché il piatto alla Pisana era ricco, ricchissimo. Il bando da 60 milioni per il Recup? “C’avemo Luca (Gramazio, consigliere Pdl arrestato, ndr)”, assicurava Massimo Carminati. I 33 milioni del fondo di riequilibrio per i Comuni? Due emendamenti firmati da Marco Vincenzi, ex capogruppo Pd, e 1,8 milioni finivano direttamente ai municipi di Roma. I soldi per il Piano Straordinario Emergenza Casa? “Abbiamo chiuso con Maurizio Venafro (ex capo di gabinetto di Zingaretti, ndr) e con De Filippis (Raniero, dirigente della Pisana, ndr)”, raccontava raggiante Guido Magrini, direttore del dipartimento Politiche sociali della Pisana, finito ai domiciliari nella seconda tornata di arresti di Mafia Capitale. Ora che il capo della cooperativa 29 giugno ha cominciato a parlare – e lo stesso sta facendo Luca Odevaine, uomo forte della cupola nell’affare migranti – prende corpo un’ipotesi già emersa: l’inchiesta della Procura di Roma punta dritto al vertice della Regione Lazio. Sponda Pd.

Buzzi fa l’elenco degli amici della PisanaIl 20 aprile 2013 Buzzi compila, intercettato, l’elenco delle persone che tiene a libro paga: “Lo sai a Luca (Odevaine, ndr) quanto gli do? – si legge nella prima ordinanza di custodia cautelare – 5mila euro al mese (…) Schina 1.500 euro al mese… (…) un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti (Nicola, presidente della Regione Lazio, ndr) duemilaecinque al mese“. L’identità dell’uomo che faceva da tramite tra il sodalizio e il governatore non è ancora nota, ma la girandola di nomi che viene fuori dalle carte è nutrita e tocca i quadri dell’organigramma regionale a tutti i livelli. Secondo il tg di La7, il ras delle coop rosse ha cominciato ha parlare: “Il palazzo della provincia all’Eur, comprato da Zingaretti prima della costruzione? Secondo Odevaine presero soldi il capo di gabinetto Maurizio Venafro, il segretario generale Cavicchia e Peppe Cionci per Zingaretti”, avrebbe detto ai magistrati tirando in ballo l’ex braccio destro e vero e proprio uomo ombra del governatore. Il cui nome compare 11 volte nella seconda ordinanza e che il 24 marzo si era dimesso perché indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta.

Venafro, il braccio destro di Zingaretti che segnalava l’uomo di GramazioLa vicenda riguarda il maxi appalto di 60 milioni di euro per il Recup (Centro unico prenotazioni) della sanità, revocato da Zingaretti a dicembre 2014 dopo che il bando era finito nelle maglie dell’inchiesta. A Buzzi la gara fa gola e, secondo l’accusa, mobilita Gramazio – snodo del sistema di spartizione bipartisan – perché avvicini proprio Venafro, che avrebbe dovuto appoggiare la nomina di Angelo Scozzafava – arrestato a giugno – come membro della commissione aggiudicatrice. “‘Sta partita la gestisce Venafro per conto de Zingaretti…”, racconta il capo della 29 giugno a Carlo Guarany. La manovra riesce e Scozzafava viene inserito in commissione. Dell’intesa parla Elisabetta Longo, responsabile della Direzione regionale della centrale degli acquisti che, interrogata, ammette di aver inserito “Scozzafava quale componente della Commissione di gara per il Cup su indicazione di Maurizio Venafro”. E lo stesso Venafro – la cui abitazione figura tra le 21 perquisite il 4 giugno dai carabinieri del Ros – dice ai pm d’aver fornito l’indicazione “del nominativo di Scozzafava alla Longo quale possibile componente di commissione di gara”, e che lo stesso gli era stato fornito da Gramazio.

Vincenzi, fedelissimo che firmava emendamenti pro-BuzziZingaretti deve volergli bene: alle elezioni gli ha portato in dote oltre 16mila voti. Per i pm è l’uomo in grado di spostare somme dalla Regione ai municipi di Roma. “Vado da Vincenzi… che è il padrone di Tivoli… a cena e gli faccio un pompino… vediamo se me riesce”, raccontava Buzzi nel gennaio 2014. Il ras delle coop sa che i fondi regionali da distribuire sono parecchi. Ci sono i 33 milioni del fondo di riequilibrio territoriale: lo scopo è farne finire una parte direttamente ai municipi senza passare per il Campidoglio. “Buzzi illustrava a Carminati ‘gli emendamenti’ che Testa (Fabrizio, ndr) avrebbe dovuto portare in Regione, relativi ai nuovi finanziamenti ottenuti grazie all’intervento di Gramazio (1,2 milioni, ndr) e Marco Vincenzi (600mila euro, ndr)“, scrivono i pm nella seconda ordinanza: Vincenzi li presenta il 17 giugno in Commissione Bilancio. I due sono in contatto, il 12 settembre gli investigatori li fotografano a Villa Adriana mentre si scambiano bigliettini. Ma la prima telefonata intercettata risale a giugno 2014. A Tivoli si vota e Vincenzi sostiene al ballottaggio la candidata sindaco del Pd, Manuela Chioccia e Buzzi vuole aiutarla: “Mi so’ fatto l’elenco dei miei dipendenti su Tivoli. Ora li richiamiamo tutti… noi volevamo da’ anche a Manuela un contributo. Per il sostegno delle spese che lei c’ha”. La risposta: “…ti do il coso del comitato elettorale”. Il giorno dopo Buzzi inviava un sms a Vincenzi: “Sottoscrizione effettuata, sensibilizzazione in corso. In bocca al lupo”. “Grazie”, rispondeva il politico. Il “pompino” era riuscito.

Patanè, il consigliere che “voleva 120mila euro”
Di lui si sono perse le tracce il 6 dicembre, giorno in cui si autosospese dal Pd. Tre giorni prima, all’indomani dello scoppio dello scandalo, aveva rimesso la carica di Presidente della Commissione Cultura. Eugenio Patanè è indagato per turbativa d’asta e illecito finanziamento. “Nel pomeriggio del 16.5.2014, a partire dalle 15:30 – scrivono gli inquirenti a pagina 162 della prima ordinanza di custodia cautelare – all’interno dell’ufficio di via Pomona 63 in Roma (sede della coop 29 giugno, ndr), veniva intercettato un ulteriore dialogo di estremo interesse investigativo, nel corso del quale Buzzi, in merito alla gara AMA sul Multimateriale (la n. 30/2013, ndr), informava i presenti circa la richiesta di 120.000 euro avanzata dal consigliere Regionale Eugenio Patanè, per mezzo di Franco Cancelli, (membro della cooperativa Edera, ndr)”. “Patanè voleva 120 mila euro a lordo – dice Buzzi ai suoi collaboratori – siccome io martedì incontro Patanè, una parte dei SOLDI io comunque gliela darei… gliela incomincerei a da’’ (…) quando vado all’incontro gli dico ‘già i 20 te li ho dati'”. Cancelli insiste e il 26 maggio Buzzi si mostra seccato per le continue richieste: “Mi sta cercando Cancelli, che cazzo vuole non lo so …, abbiamo deciso che comunque … a … Patanè gli abbiamo dato 10.000 euro per … per carinerie e lì finisce, non gli diamo più una lira”.

D’Ausilio, il capogruppo in Campidoglio “dava il consenso sulle gare a Ostia”
Dal carcere di Cagliari, Buzzi illustra anche le dinamiche alla base della spartizione degli appalti al Campidoglio. Secondo il capo della 29 giugno, i due uomini attraverso cui passava tutto erano i due capi-bastone del Pd, l’allora presidente dell’Assemblea Mirko Coratti e l’allora capogruppo Francesco D’Ausilio. Buzzi sostiene di aver fatto arrivare al capogruppo, attraverso il suo capo segreteria Salvatore Nucera, una tangente da 6.500 euro per una gara per la pulizia delle spiagge di Ostia, municpio nel quale il sodalizio puntava a controllare la gestione delle aree verdi. In particolare, si legge in un’informativa, “Buzzi riferiva in una conversazione che D’Ausilio, nel corso dell’ultimo consiglio comunale, gli aveva sottolineato come qualsiasi questione riguardante l’area di Ostia non poteva prescindere dal suo consenso”. In ballo i fondi stanziati per il verde: un appalto di 1 milione di euro per il litorale romano. E c’è un’altra intercettazione, tutta da chiarire, del braccio destro del guercio in cui dice: “Lui (Marino, ndr) se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma”.

martedì 4 agosto 2015

PD, D'Alema avvisa Renzi: 'Il tuo governo cadrà, so perchè e per mano di chi'

dalla Redazione di TZE TZE


Gigi Rovelli, articolista di Blastingnews ci da in esclusiva alcune rivelazioni di D'Alema in merito al Premier: 


"Massimo D'Alema è tornato a parlare di Matteo Renzi e sappiamo bene come l'ex Presidente del Consiglio non risparmi nulla all'attuale capo del governo. In fatto di 'profezie' poi, se ne intende eccome: basti pensare all'estate del 2009 quando D'Alema predisse lo 'scossone' ai danni del governo Berlusconi, 'scossone' poi puntualmente arrivato con lo scandalo della escort Patrizia D'Addario. 
Nel corso di un'intervista pubblicata dal quotidiano 'Il Foglio', l'ex segretario PD afferma che Matteo Renzi non cadrà per mano delle minoranze ribelli, per sgambetti parlamentari o, peggio ancora, per complotti orditi dall'opposizione. No, niente di tutto questo. Il governo Renzi cadrà per mano dei giudici. 
D'Alema a Renzi: 'Saranno i PM a farti cadere' In effetti, i segnali ostili lanciati dai PM all'indirizzo dell'attuale premier non sono di certo mancati negli ultimi tempi. Non è piaciuta certamente la libertà di coscienza che il Partito Democratico ha concesso ai suoi senatori in merito al caso Azzollini, ma ci sono altri 'casi' che potrebbero diventare dei veri e propri 'boomerang' per l'ex sindaco di Firenze: ci riferiamo alla vicenda della CPL Concordia e delle Coop del golfo di Napoli, oppure al famoso TFR incassato da Renzi (48mila euro lordi) pagato dai contributi versati dai fiorentini o ancora al decreto approvato lo scorso 23 giugno che modifica la legge sulla bancarotta e che piace così tanto alle banche. Mafia Capitale e Cara Mineo: lo scandalo che provocherà il terremoto politico? La goccia che potrebbe far traboccare il vaso, però, potrebbero essere le dichiarazioni rilasciate da Luca Odevaine nel corso degli interrogatori per lo scandalo 'Mafia Capitale'. 
L'ex componente del Ministero dell'Interno starebbe collaborando con i magistrati in merito al caso relativo al Centro di accoglienza immigrati di Mineo (CT). 
Del resto, lo scorso mese di marzo, Salvatore Buzzi, colui che viene considerato il vertice finanziario di 'Mafia Capitale' ebbe a dire: 'Sul Cara di Mineo casca il governo'. Le rivelazioni che potrebbero emergere dall'inchiesta potrebbero essere talmente clamorose da provocare un vero e proprio terremoto politico. 

lunedì 3 agosto 2015

#Mafia Capitale, Odevaine collabora: parla dell'appalto da 100 milioni al Cara di Mineo

L’uomo sul quale si reggeva tutto il sistema di gestione degli appalti sull’emergenza immigrati sta cominciando a parlare. Luca Odevaine, EX membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione e pedina fondamentale del sistema scoperto con l’inchiesta su Mafia Capitale, starebbe parlando dell’appalto da 100 milioni per il Cara di Mineo. Lo scrive Il Messaggero. Trasferito dal carcere di Torino in un penitenziario di massima sicurezza dell’Italia centrale, l’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni sta raccontando particolari relativi all’assegnazione sia con i magistrati di Roma che con quelli di Catania, che ha iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta sulla gestione del centro assistenza più grande d’Europa sei persone, tra cui lo stesso Odevaine e il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione. I verbali sono stati secretati.
Odevaine parla del Cara di Mineo in un’intercettazione datata 21 marzo 2014 con il suo commercialista: inviato a Mineo da Franco Gabrielli per “fare la gara“, racconta del proprio incontro con il sottosegretario in un’intercettazione captata negli uffici della Fondazione Integra/Azione: “Praticamente venne nominato sub-commissario … eh del commissario Gabrielli … il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”.
E Odevaine, che sedeva nella commissione incaricata di scegliere i nuovi gestori del centro richiedenti asilo, la gara la “fa”. Il 25 giugno 2014 viene infatti bandita la nuova gara d’appalto da quasi 100 milioni di euro per tre anni: a vincerla la stessa associazione temporanea d’imprese che aveva gestito il Cara negli ultimi tre anni. Cambia solo il capogruppo: al posto della Sisifo arriva il Consorzio Casa della Solidarietà. Per il resto i gestori del centro rimangono una cordata a larghe intese: c’è la Cascina Global Service, vicina a Comunione e Liberazione, che a sentire alcune intercettazioni agli atti dell’inchiesta romana, girava ad Odevaine somme di denaro. “Loro mi davano su Mineo 10 mila euro al mese come, diciamo così, contributo” dice il diretto interessato, mentre le cimici del Ros registrano le sue parole.
Il 23 giugno il prefetto di Catania, Maria Guia Federico, ha commissariato il Cara dopo la richiesta avanzata dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, che da mesi segnalava al ministero irregolarità nell’assegnazione dell’appalto. Già nel febbraio del 2015 Cantone aveva giudicato l’appalto “illegittimo”, ma Giovanni Ferrera, direttore generale del Consorzio Calatino Terra di Accoglienza (ente attuatore del Cara), aveva bollato il parere di Cantone come “non vincolante”. Cantone a quel punto scriveva direttamente al ministro Angelino Alfano: una lettera datata 27 maggio, che però, come raccontato dal Fatto Quotidiano, non aveva ottenuto risposta alcuna.
Anzi. Il 25 marzo davanti ai parlamentari del Comitato Schengen il prefetto Mario Morcone aveva difeso l’operato di chi gestisce il centro: “Ho qualche dubbio sulla decisione del presidente Cantone. (…) A noi hanno detto sempre che il general contractor (come quello scelto da Odevaine e compagni per il Cara di Mineo, ndr) era la soluzione e che si risparmiava e ora improvvisamente per un contratto del 2013 si è stabilito che è stata impedita la partecipazione alle piccole e medie imprese. A certe situazioni bisogna fare attenzione, perché ci sono sicuramente aspetti di opacità, ma anche tanta gente per bene”, concludeva il prefetto.

giovedì 30 luglio 2015

Le inchieste e gli arresti non fermano Mafia Capitale

Come riporta Huffington Post, infatti, "le società del gruppo La Cascina – la coop bianca coinvolta nell'inchiesta su Mafia Capitale commissariata dal prefetto di Roma Franco Gabrielli il 6 luglio – hanno continuato a stipulare contratti di appalto con l'amministrazione capitolina guidata dal sindaco Ignazio Marino fino allo scorso 25 giugno"
  


"Dovevamo garantire i servizi essenziali". Con questa motivazione, il Campidoglio, per bocca dell'assessora alle Politiche sociali, Francesca Danese, si è difeso dalle evidenze.

Quali? Il fatto che il comune di Roma ha continuato a dare appalti alla Coop di Mafia Capitale. Come riporta Huffington Post, infatti, "le società del gruppo La Cascina – la coop bianca coinvolta nell'inchiesta su Mafia Capitale commissariata dal prefetto di Roma Franco Gabrielli il 6 luglio – hanno continuato a stipulare contratti di appalto con l'amministrazione capitolina guidata dal sindaco Ignazio Marino fino allo scorso 25 giugno. Questo, nonostante il fatto che già il 4 giugno quattro manager della cooperativa fossero finiti agli arresti nella seconda tranche dell'indagine condotta dalla procura di Roma. E nonostante il nome della cooperativa emergesse dalle carte allegate all'inchiesta su Mafia Capitale già dal dicembre 2014: in alcune intercettazioni Luca Odevaine, a giudizio dei pm uno degli uomini di riferimento di Salvatore Buzzi, parlava di tangenti a lui pagate da questa coop per entrare nell'appalto per la gestione del Cara di Mineo, in Sicilia, appalto poi finito commissariato per sospetta corruzione".