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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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martedì 9 febbraio 2016

M5S: Penale anti-dissenso per i candidati al Campidoglio. Lombardi: “In 209 hanno firmato, tutte le scelte passeranno dal nostro staff”

Roberta Lombardi (M5S)
“Chi sbaglia paga 150 mila euro Il sindaco risponderà ai garanti” 
Questa penale è un monito, chi si candida con i Cinque Stelle deve ricordarsi che il programma viene prima delle carriere personali”. La deputata Roberta Lombardi, il “motore” del M5S a Roma, non mostra imbarazzi. Rivendica la clausola inserita nel codice di comportamento per i candidati a sindaco e a consiglieri a Roma, di cui ha scritto ieri La Stampa, che prevede una multa di 150mila euro per chi violi “le regole poste dal codice”, ossia dissenta su scelte amministrative e politiche. La penale dovrebbe quantificare il “danno d’immagine” per il Movimento, da versare “non appena sia notificata la contestazione dallo staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio”. Scelta non inedita: i candidati M5s all’Europarlamento nel 2014 accettarono una penale di 250mila euro.
La Costituzione esclude il vincolo di mandato per i parlamentari e per analogia la norma vale anche per gli altri eletti. La penale è nulla.
La penale per i candidati romani è un po’ diversa, l’abbiamo costruita in modo differente sul piano giuridico. Rappresenta un risarcimento per il danno d’immagine derivante dal tradimento del programma.
Il danno non dovrebbe essere provato in tribunale?
Abbiamo parlato con alcuni legali, a loro avviso è applicabile. E comunque la multa è innanzitutto un deterrente.
Dice il codice: “Le proposte di atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico legale dello staff coordinato dai garanti M5s”. Un sindaco commissariato dai vertici?
Per noi Roma è importantissima, e allora ci metteremo in gioco tutti per governarla. Assieme al sindaco ci sarà una squadra composta da tutti i 12 eletti romani: parlamentari, eurodeputati e consiglieri regionali. Fino ad arrivare ai garanti, a Grillo e Casaleggio.
Un sindaco deve rispondere ai cittadini, non a un partito.
Rimarremo nell’ambito dei principi di legge.
Eleggerete una testa di paglia.
Siamo contro l’uomo forte al comando. Conta il programma, e conta la squadra.
In corsa per il Campidoglio ci sono circa 209 iscritti. Hanno firmato l’atto di accettazione con la penale?
Sì, tutti. Hanno compreso lo spirito della norma.
Ma chi ha scritto il codice?
Noi parlamentari romani, ma in gran parte riproduce quello per le Politiche e le Europee. E infatti prevede anche il recall.
Ossia, gli iscritti potrebbero sfiduciare il sindaco.
Teoricamente sì.
Lei alludeva a uno staff. Può spiegare meglio?
Creeremo una squadra che valuterà le nomine per le figure apicali del Comune. Sul sito apparirà un bando, e le persone interessate potranno mandare i curricula. Lo staff valuterà le varie posizioni.
Chi ne farà parte?
Ci stiamo lavorando. Siamo aperti anche alle competenze che troveremo in Comune.
Avete espulso una decina di iscritti che avevano proposto la candidatura. Perché?
Abbiamo aperto le candidatura a tutti, con pochi requisiti: l’iscrizione al M5s, la residenza a Roma, l’essere incensurati e senza carichi pendenti, e non aver mai corso con partiti o liste dopo il 2008. Ma alcuni hanno violato queste regole, o i princìpi del M5s.
Lei ha parlato di infiltrati del Pd in lista.
Si sono proposti ex dirigenti di partito: anche del Pd. Ma non faccio nomi.
Quando arriverà il nome del candidato sindaco?
A metà mese. Questa settimana sul blog appariranno i video di presentazione dei candidati. Gli iscritti voteranno sul web per sceglierne 48 e poi dieci, che concorreranno per la candidatura a sindaco.
Sarà guerra tra correnti? Dicono che lei appoggi l’ex consigliere Marcello De Vito e che Alessandro Di Battista sostenga l’ex consigliera Virginia Raggi.
Questa dinamica tra noi parlamentari non esiste. E finora non ho visto colpi bassi tra candidati.
Luca De Carolis

martedì 24 novembre 2015

#M5s-Roma, i simpatizzanti: “Senza Di Battista si rischia”. Ma gli attivisti: “Non ci serve Maradona, la coerenza è vincente”

Il M5s può conquistare Roma? La Capitale è pronta all’invasione pentastellata? Secondo gli attivisti il clima è cambiato, e la vittoria è imminente. “Non c’è alternativa, ci auguriamo di fare la fine di #Pomezia e #Livorno” dicono i cittadini a #Dragona, nella periferia romana a pochi chilometri da Ostia, dove i volontari del #M5s si sono occupati della pulizia di un parco nella borgata. E proprio da Ostia che è partito il boom dei 5 stelle a Roma. Oggi hanno una reale chance di vincere e la selezione del candidato diventa cruciale. “Certo con un Di Battista è fatta, Roma ha bisogno di una faccia nota, senza si rischia”. Molti simpatizzanti farebbero questa scelta al volo. Ma gli attivisti compatti bocciano questa ipotesi. “Non serve un Maradona, ma una squadra” afferma un ragazzo. Tra gli attivisti la discussione è animata su un altro fronte: chi sceglierà il candidato romano. I giornali parlano di divisioni tra correnti e di un #Casaleggio intenzionato a strappare la partita al locale per una votazione online nazionale con la partecipazione dei 100 mila iscritti. “Non è giusto, cosa ne sa un milanese del territorio di Roma, dovrebbero scegliere gli attivisti romani come a Milano e Torino” dicono alcuni. “E’ la Capitale, forse è corretto chiedere un parere nazionale” sostengono altri. Qui a Roma gli attivisti punterebbero di sicuro su uno dei consiglieri uscenti, tra i quali la competizione è forte. Per Marcello De Vito sono illazione e notizie fantasiose: “Ma quali correnti, il M5s romano è compatissimo, seguiremo le regole di sempre”. Ma la deputata Roberta Lombardi conferma l’ipotesi in ballo di una votazione nazionale: “Abbiamo letto, è buon suggerimento, valuteremo” dice sorniona.  A Roma un De Vito può farcela o serve un nome blasonato, un big? “Perderemmo l’anima e diventeremmo come il Pd, non ci affidiamo a l’uomo solo al comando, non è nel nostro dna, il M5s è un progetto collettivo” replica la Lombardi. “Non è più il momento di essere superficiali, votiamo il bel Marchini e poi? La politica marcia di questi anni è il risultato anche di questa logica” risponde un’attivista. E Grillo? Che ruolo deve avere alle prossime elezioni? Il leader di sicuro, dopo il cambio del logo, fa intuire di voler stare più nel retropalco. “Casaleggio è inquietante e Grillo spaventa, i nostri parlamentari sono apprezzati, ma la gente diffida di loro e le sue bordate terrorizzano. Senza Grillo il M5s stravince” afferma una signora. “A Grillo dobbiamo tanto, deve continuare a fare il ‘notaio‘, è un nostro punto di riferimento” rispondono altri.” Andrà intour in quei mesi è evidente il passo indietro, ora tocca a noi” aggiunge un’attivista. “ Non abbiamo paura di conquistare Roma, siamo consapevoli della mission possible che ci aspetta, il M5s deve e può vincere in questa città, dobbiamo fare una campagna elettorale onesta, basta prendere in giro i romani, questa amministrazione va capovolta, Grillo ha ragione”  chiosa la Lombardi

sabato 7 novembre 2015

Il crollo del #Pd a Roma. #M5s primo partito


Nei giorni in cui si è insediato il commissario straordinario Tronca e si è aperto i processo Mafia Capitale, la politica pensa alla grande sfida di primavera.
I nomi dei candidati corrono liberi sul web e nelle stanze delle segreterie dei partiti. 
Alcuni si sono già palesati come Alfio Marchini e Giorgia Meloni, altri sono ancora da mettere in campo.
Ciò che è certo e matematico è che se si votasse oggi a Roma, il M5s vincerebbe a man bassa con qualsiasi candidato e contro qualsiasi candidato. Il movimento di Beppe Grillo viene stimato dagli istitituti demoscopici tra il 29 e il 33%.

Analizzando i dati che emergono nella prima settimana del dopo Marino, il crollo del Pd pare verticale, come avevamo già anticipato un mese fa: la sua consistenza oscilla tra il 17 e il 20%.

In particolare, per l'istituto di Nicola Piepoli, il M5s si piazza oggi al 29% contro il 20% del Pd.
Demopolis alza l'asticella e porta il M5s al 33% con il Pd al 17%.

Emerge in tutte le rilevazioni di queste ultime ore che una ipotetica lista civica guidata da Ignazio Marino prenderebbe più o meno la stessa percentuale di quella di un candidato del Pd: 17% circa.

E viene a galla che la spinta propulsiva del successo del M5s a Roma sarebbe l'elettorato della sinistra anrirenziana che, in mancanza di un progetto alternativo, farebbe orientare le sue preferenze verso un candidato di Grillo.

A Roma i partiti iniziano a scaldare i motori per le Elezioni a Sindaco

A Roma pur di non far vincere il M5S inziano le “prove di Partito Unico”. Nulla di nuovo comunque, solo che, dopo 20 anni di fidanzamento tenuto nascosto oggi non hanno più pudore e si sposano alla luce del sole. Destra e sinistra, d'altronde, anche a Roma, erano già convolati a nozze e il matrimonio l'aveva celebrato “Mafia Capitale”.
Occorre capire che se stai con Salvini stai con Berlusconi, quindi con un condannato per frode fiscale. Se stai con Berlusconi stai con la Meloni quindi con Alemanno (rinviato a giudizio nel processo su mafia Capitale). Se stai con la Meloni stai con Salvini e quindi con la Lega Nord, sotto processo per truffa milionaria sui rimborsi elettorali. Se stai con il PD stai con il baby-pensionato Vendola che parla dei problemi dei lavoratori ma si intasca migliaia di euro di vitalizi (fa finta di stare all'opposizione, in molti comuni e regioni SEL governa insieme al PD).
Un intero sistema si coalizza, come sempre, contro il M5S. E cercano nomi nuovi per far credere ai cittadini che siano nuovi i partiti. Un nome nuovo...nuovo come un tempo era nuovo il nome di Veltroni o quello di Alemanno o di Marino. La domanda che dobbiamo porci è questa: chi ha governato e ha prodotto il disastro a Roma può meritarsi ancora la nostra fiducia? Vi prego VOTIAMOLI VIA!


P.S. Oggi (sab 7) sarò in Lombardia. Ore 10.00 a Sedriano (MI) in piazza del Mercato e alle 15.00 a Sesto San Giovanni, sala comunale di via Campestre (angolo via Grandi). Domani (dom 8) sarò a Reggio Emilia a piantare alberi.

mercoledì 28 ottobre 2015

Il fondatore del Movimento scende a Roma e annuncia il cambio: “Dobbiamo vincere, cerchiamo i voti”


Gianroberto Casaleggio
Roma val bene una svolta. Un cambio di pelle e di prospettiva: da Movimento solo per attivisti doc, a un M5s spalancato a donne e uomini di associazioni e movimenti civici. Da inglobare in lista, come benzina preziosa per prendersi il Campidoglio. Convinto che quella per Roma sia la partita delle partite, e che “perderla sarebbe imperdonabile”, il co-fondatore dei Cinque Stelle Gianroberto Casaleggio si presenta tra la sorpresa generale alla Camera, con il cappellino d’ordinanza. E con il Direttorio e le parlamentari romane Roberta Lombardi e Paola Taverna mette nero su bianco la sterzata: nella lista per il Campidoglio si lascerà largo spazio a esponenti di movimenti civici, associazioni ambientaliste, comitati di quartiere.
GENTE RADICATA sul territorio, che sappia parlare anche chi non è già nel mondo a 5Stelle. Capace di portare in dote voti freschi e puliti. È questa la terza via di Casaleggio, che da settimane ascolta parlamentari di peso sussurrargli che per le Comunali bisogna aprire alla società civile organizzata, per non soccombere alle coalizioni dei partiti. E a cui diversi eletti chiedevano di irrobustire il M5s capitolino in vista del voto. Il guru e Beppe Grillo non hanno mai preso in considerazione l’idea di candidare come sindaco un big (Alessandro Di Battista, Paola Taverna o Roberta Lombardi), stracciando la regola per cui un eletto deve completare il proprio mandato. “Ma senza un nome forte e correndo da soli rischiamo di perdere il treno della vita”, obiettavano i parlamentari. E allora, ecco una soluzione mediana: benedetta, raccontano, dal responsabile degli Enti locali Luigi Di Maio. Si metteranno in lista cittadini reduci da esperienze civiche, a patto che non abbiano militato in altri partiti e che non siano macchiati da condanne penali. Chissà quali e quanti correranno a gennaio nel voto sul portale di Grillo, dove si sceglierà il candidato sindaco per il Campidoglio. Ci saranno i quattro consiglieri comunali, con in prima fila Marcello De Vito (già candidato come primo cittadino) e Virginia Raggi. Ma il M5s ospiterà anche tanti esterni. Alternative da non sottovalutare per la poltrona numero uno. C’è chi sospetta che in lista possano infilarsi intellettuali o artisti di nome. Dal M5s negano con forza: “Non ricorreremo a quel tipo di figure”. Anche se qualche parlamentare ieri ha notato sul blog di Grillo un video con un intervento dell’archeologo Salvatore Settis. Ma la chiave rimane quella, i candidati civici. Comunque vada, torneranno utili in primavera. Certo, le incognite rimangono. Raccontano che Casaleggio abbia sollecitato un più intenso training per i consiglieri attuali, per preparargli meglio per la tv. E rimane la consegna di schierare in prima fila nella campagna la triade Di Battista-Taverna-Lombardi. Logico chiedersi: il modello Roma verrà esportato in altre città? Probabile. “In molti Comuni non si riesce a costruire una lista equilibrata, e a Milano lo sanno” ragiona un parlamentare. Soprattutto, diversi eletti premono perché il M5s si allei con liste civiche esterne. Sarebbe un cambiamento epocale, per i 5Stelle che non hanno mai stretto accordi. Una svolta alla Podemos, che a Madrid vinse con l’esponente di una lista civica. Casaleggio per ora mantiene il no ad apparentamenti. Più facile che accetti patti di desistenza, già praticati per le Comunali in Sicilia, a Gela ed Enna, anche se il M5s ha sempre negato. Cosa rimane? Il Casaleggio che, uscendo dallo studio di Di Maio dove ha incontrato i parlamentari, dice: “Un allargamento del Direttorio? È possibile”.

SE NE PARLA da un anno, come compensazione per i senatori che non hanno rappresentanti nella cinquina. Alcuni non hanno gradito l’ennesimo passaggio del guru solo alla Camera (“Pare che Casaleggio abbia già abolito il Senato...”). Il co-fondatore sussurra anche di Italicum: “Va cambiato, e le modifiche devono essere coerenti con le osservazioni fatte dalla Consulta”. Secondo il M5s andrebbero aboliti premio di maggioranza e candidature multiple e bisognerebbe ripristinare in pieno le preferenze. Intanto però bussano alla porta le Comunali. Con un M5s più civico. E più pragmatico.

Casaleggio sbarca a Roma: “Campidoglio a un passo”. E la scelta del sindaco alla Rete

E' sbarcato oggi a Roma Gianroberto Casaleggio per una riunione con le parlamentari romane Paola Taverna e Roberta Lombardi, per rientrare in serata a Milano. Sul piatto della riunione al vertice del Movimento 5 Stelle ha avuto come oggetto soprattutto la corsa verso il Campidoglio che vedrebbe secondo i sondaggi i grillini favoriti.
Così mentre Ignazio Marino è tentato dal ritirare le dimissioni dopo il caso scontrini, per sfidare il Partito democratico a sfiduciarlo in aula, il Movimento 5 Stelle si organizza per conquistare la capitale. "Possiamo farcela – ha dichiarato Casaleggio all'Adnkronos – la vittoria a Roma è a un passo, non commettiamo errori perché perdere il Campidoglio sarebbe imperdonabile dopo quel che ha combinato il Pd".
Caseleggio: "Candidato sindaco? decide la Rete"
Secondo il regolamento non è obbligatorio scegliere il candidato sindaco tramite consultazione online se c'è un accordo tra gli attivisti del territorio. Ma in questo caso la parola sarà data alla Rete, parola del cofondatore del Movimento. Da quello che trapela dal vertice la consultazione non sarà poi limitata ai consiglieri comunali uscenti, ma sarà aperta e partecipata il più possibile.
M5S, chiunque potrà candidarsi in Rete
Ma un punto rimane fermo: le regole non si cambiano, e i parlamentari romani già eletti non potranno scendere in campo. Rimarrebbero quindi fuori Di Battista, Taverna e Lombardi, il cui schieramento faciliterebbe e non poco la scalata del Campidoglio. Ma rispetto alle politiche le regole permettono a chiunque di candidarsi, al di là da quanto tempo siano iscritti alla piattaforma online del blog di Grillo.

Campidoglio, M5S: pd voti nostra sfiducia a Marino

Roma, 27 ott. (askanews) - "L'ammutinamento del Pd verso Marino è la solita farsa. Dicono di essere pronti a sfiduciarlo ma come? C'è infatti una sola mozione di sfiducia depositata in assemblea capitolina: la nostra. E anche se il Pd ne presentasse una oggi questa non potrebbe essere votata, perché il regolamento prevede che tale atto non può essere discusso dieci giorni prima della sua presentazione o 30 giorni dopo. Questo significa che al momento c'è solo un modo per mettere fine a questo circo delle "dimissioni si-dimissioni no" di Ignazio Marino, ovvero che il Pd e tutte le altre forze politiche votino la nostra mozione". Lo dichiarano i consiglieri M5S di Roma. "Stanno strattonando Roma da una parte e dall'altra dopo averla affossata, è una vergogna. In questi giorni stiamo assistendo a uno spettacolo indecoroso - proseguono i 5 Stelle - in cui i consiglieri Pd più che preoccuparsi della loro città sono impegnati a chiedere garanzie sul proprio futuro ai vertici del Nazareno. Le poltrone, sono sempre le poltrone il bene primario della classe politica. I romani - concludono i consiglieri - non meritano tutto questo, gli sia restituita la parola e il diritto di scegliere il proprio futuro".

venerdì 23 ottobre 2015

Movimento 5 Stelle Roma, Di Battista: vincere nella Capitale per dare poi una spallata a livello nazionale

Roma - L’obiettivo è vincere. Ne parla Alessandro Di Battista intervistato a 24 Mattino‘ in onda su Radio 24.

Nel confermare l’indisponibilità ad una sua candidatura il deputato del M5S aggiunge: “Non farei il sindaco di Roma. Sono onorato che molte persone possano avere fiducia in me, ma non posso rompere quel rapporto fiduciario instaurato con i cittadini nel momento delle elezioni politiche. Ma se non riusciamo a vincere in una città grande e dimostrare che siamo capaci di governare sarà difficile dare una spallata sul piano nazionale. Quindi dobbiamo vincere a Roma se vogliamo vincere alle politiche”.
“Renzi responsabile numero uno” - La linea del MoVimento non assolve Marino ma punta al premier: “Il responsabile numero uno del degrado di Roma non è Marino, è Matteo Renzi”. “Marino non è un delinquente, è un inetto”. “La città è stata mal amministrata, parlare dello scontrino è riduttivo. Certo, lo scontrino determina essenzialmente una menzogna; in qualsiasi città del mondo, se tu hai mentito su una fattura ti dovresti vergognare”. Le colpe di Renzi? “L’ha difeso in un determinato momento perché temeva che se si fosse andati al voto, all’indomani della seconda retata di Mafia Capitale, il M5S avrebbe avuto chance e attualmente avremmo un sindaco”.

giovedì 22 ottobre 2015

Sondaggi. Roma: M5S 32% Pd 20%. Napoli: primo M5S, Pd terzo

Sondaggi, grandi città voto. A Roma M5S al 31,8%, Pd staccato al 19,7%. A Napoli M5S primo, Pd nemmeno al ballottaggio


Beppe Grillo e Matteo Renzi - M5S > PD
Mancano otto mesi ai prossimi rinnovi dei consigli comunali di importanti città come Roma e Napoli, sempre che il voto, per esempio a Roma, resti confermato nella finestra elettorale di maggio. I primi sondaggi confermano che la lista del Movimento 5 Stelle è quella che al momento riceve più consensi mentre il Pd resta abbondantemente staccato e, a Napoli, oggi non andrebbe nemmeno al ballottaggio. Roma: M5S al 31,8%, Pd al 19,7%. I sondaggi danno il movimento di Grillo primo nel voto di lista, nettamente in testa con il 31,8% di preferenze. Il Pd risulta staccato al 19,7%. Intorno al 9% Forza Italia e Fratelli d’Italia, stessa percentuale di un’ipotetica lista dell’ex sindaco Ignazio Marino. Napoli: M5S primo, Pd nemmeno al ballottaggio. I sondaggi a 8 mesi dal voto danno il Pd al 16% mentre il M5S si confermerebbe primo partito in città. Luigi Di Maio, il deputato grillino è al momento il candidato da battere. Al ballottaggio andrebbe il candidato del centrodestra Gianni Lettieri. Il sindaco uscente De Magistris e Antonio Bassolino si fermerebbero al 21%. Renzi rimanda il voto? Numeri che fanno pensare e subito preoccupare il presidente del Consiglio e segretario del Pd Renzi. Tanto che, secondo Fabio Martini de La Stampa, starebbe meditando il rinvio a metà giugno delle elezioni. In diverse città grandi e medie il Pd non sa ancora con quali candidati affronterà la battaglia. Uno scenario non compromesso, ma complesso rispetto al quale il presidente del Consiglio sta coltivando una prima suggestione: quella di indire le elezioni amministrative previste nel 2016 nella domenica più avanzata possibile, nella speranza di avere più tempo possibile per riassorbire ferite e traumi e al tempo stesso per poter dispiegare il massimo dell’azione governativa. Ecco perché a Palazzo Chigi coltivano l’idea di fissare il turno delle amministrative previste nel 2016 alle soglie dell’estate, nella seconda domenica di giugno: il 12.

martedì 20 ottobre 2015

Meloni e 5 stelle si giocano Roma

Sondaggio Datamedia per Il Tempo.
La leader di FdI prima nella corsa a sindaco.
M5S la lista preferita ma Marino è terzo 


Mancano sette mesi alle elezioni per scegliere il nuovo inquilino di Palazzo Senatorio dopo le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma. I papabili candidati mantengono un profilo basso, ma le intenzioni di voto degli elettori appaiono già abbastanza chiare. Il sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche per Il Tempo fornisce già due indicazioni precise: Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è la preferita dei romani per indossare la fascia tricolore (26,4%), mentre il Movimento 5 Stelle è la lista politica destinata a far man bassa di consensi (32,4%). Un voto disgiunto che fa capire quanto sia aperta la corsa al Campidoglio.
In questo intricato scenario si inseriscono gli altri attori in campo, uno su tutti l’imprenditore outsider Alfio Marchini, ancora in attesa di capire quali forze politiche saranno disponibili a sostenere la sua candidatura. Ma andiamo a vedere, nel dettaglio, cosa dice il sondaggio. Per quanto riguarda le liste, al primo posto, come detto, c’è il M5S che prenderebbe 20 punti percentuali in più del 2013. Un’occasione d’oro favorita dall’harakiri Marino-Pd. Secondo c’è proprio il Partito democratico, distaccato però di dieci punti (22,2%). La lista FdI-An, con l’8,1%, otterrebbe meno consensi della sua ipotetica candidata sindaco Meloni ma, al tempo stesso, toglierebbe voti importanti a Forza Italia (9,4%, nel 2013 il Pdl prese il 19,2%). La lista Marchini, invece, si attesterebbe a quota 7% (-0,4% rispetto alla scorsa tornata elettorale) anche se in altre rivelazioni la percentuale cresce. Segue la lista Marino col 4,5%. Decisivi saranno, infine, i voti della lista Noi Con Salvini (5,2%) e di Sel (6,7%).
Nelle elezioni comunali, però, fondamentali sono i voti che sono in grado di racimolare i candidati sindaco. Ed è questa la battaglia decisiva. Al secondo posto, dietro la Meloni, c’è il grillino Alessandro Di Battista (21,5%), il quale da mesi ripete di non avere alcuna intenzione di scendere in campo (al suo posto il Movimento potrebbe puntare su Virginia Raggi, avvocato e consigliera capitolina). Sul gradino più basso del podio c’è Ignazio Marino. Già, proprio lui, il sindaco dimissionario che con il 16,7% dei consensi potrebbe giocare un brutto scherzo al Pd, il partito che fino all’altro giorno lo ha sostenuto con malavoglia. Seguono Alfio Marchini (10%), il deputato dem Roberto Giachetti (4,8%) e il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone (3,8%). Questi sono i numeri su cui si confronteranno le forze politiche nelle prossime settimane. Il centrosinistra ha ancora le idee confuse, anche se il premier Renzi ha assicurato che la scelta del candidato passerà dalle primarie. Il prefetto Gabrielli, figura caldeggiata da molti, proprio ieri ha spiegato le sue intenzioni: «Se mi dovessi candidare sputatemi in faccia». Quindi, chi resta? Oltre a Giachetti, i nomi che circolano sono quelli del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia e l’attuale assessore capitolino alla legalità ed ex magistrato Alfonso Sabella. Anche il centrodestra è lontano dal trovare la quadra. La Meloni - che finora ha sempre frenato sull’ipotesi di una sua candidatura - è spinta da FdI, dal leader de La Destra Francesco Storace e potrebbe ottenere l’appoggio del salviniani. Il problema è che è invisa ad una parte di Forza Italia e, soprattutto, a Ncd. Berlusconi e il partito di Alfano, infatti, starebbero lavorando a portare dalla loro parte Marchini, che non dispiace ad un’ampia fetta del Pd e del mondo cattolico. Proprio lui, l’imprenditore romano che vuole arruolare i «300 romani migliori». Alfio, però, non ha ancora scelto, consapevole del fatto che attorno alla sua figura potrebbero convergere tutti i moderati.

giovedì 15 ottobre 2015

Roma, elezioni rinviate. Decreto quasi pronto. Indiscrezione choc

Evento straordinario e rischi per l'ordine pubblico. Sarebbero queste le due motivazioni alla base del rinvio al 2017 delle elezioni comunali a Roma. Quella che sembrava una boutade dei grillini sta prendendo corpo. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi...


Evento straordinario e rischi per l'ordine pubblico. Sarebbero queste le due motivazioni alla base del rinvio al 2017 delle elezioni comunali a Roma. Quella che sembrava una boutade dei grillini sta prendendo corpo. Dopo le uscite del capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, e del vice-ministro dell'Interno Filippo Bubbico (che ad Affaritaliani.it ha affermato che il rinvio è "tecnicamente possibile") arriva da fonti dem vicine all'esecutivo la conferma: il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, d'accordo con il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, starebbe prendendo in seria considerazione l'ipotesi di un decreto urgente, da varare nei prossimi mesi, per prolungare il commissariamento della Capitale fino alla fine del 2016. La motivazione è la concomitanza con il Giubileo voluto da Papa Francesco. Un evento definito dal governo "straordinario" e che non si concilierebbe con una campagna elettorale presumibilmente accesa e infuocata. La probabile presenza in città di centinaia di migliaia di pellegrini, provenienti da tutto il mondo, potrebbe - secondo Palazzo Chigi e il Viminale - creare non pochi problemi di sicurezza, ordine pubblico e controllo del territorio. Se davvero si arrivasse al rinvio al 2017 del voto, dopo le dimissioni di Ignazio Marino, lo scontro politico assumerebbe toni infuocati. Le opposizioni, dal M5S al Centrodestra, sono pronte a gridare allo scandalo e ad accusare Renzi di non far votare i romani in quanto teme una debacle senza precedenti per il Pd.