VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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domenica 28 febbraio 2016

È inappropriato definire “pezzenti” i nostri politici?

Alessandro Di Battista
L’altro giorno il deputato Di Battista, al termine di una violenta invettiva contro i partiti di governo, ma non solo, scagliava la parola “pezzenti”. Nel linguaggio corrente questa parola è molto dispregiativa e mi sono chiesto se era il caso di usare un simile lessico in un contesto che dovrebbe essere la massima rappresentanza del popolo italiano. Per chiarirmi le idee sono andato a consultare il dizionario che tra altre definizioni scrive: “Di persona meschinamente attaccata al denaro”. Ecco allora prima di gridare allo scandalo ci sarebbe da vedere se nel Parlamento italiano ci sono queste persone meschinamente attaccate al denaro. Quando negli anni passati le camere hanno deliberato aumenti e benefit economici o quando più recentemente la legge del 2 per 1000 ha dribblato il famoso referendum che bocciava il finanziamento pubblico ai partiti, non mi risulta che ci sia stato un solo deputato del Pd o Forza Italia o Lega che abbia rifiutato i soldini. Il salto della quaglia continuo e crescente da uno scranno all’altro per formare un gruppo e quindi per accedere ad altri emolumenti che cos’è se non arraffare altri corposi finanziamenti? La scusa che ci sono delle persone oneste che non mirano al vil denaro è un paravento che non regge perché quando i partiti decidono emolumenti o benefit a proprio favore i deputati fanno finta di niente, fischiettano e mettono in tasca. Allora, la parola “pezze nti ” di Di Battista, poi, è così inappropriata?
Giovanni Scarabello - Il Fatto Quotidiano – 28/2/2016 – pag. 12

venerdì 19 febbraio 2016

Unioni Civili - DI BATTISTA ALLA LAVAGNA: “La verità sulla nostra Scelta”

Sale in cattedra Alessandro Di Battista. E si dota di una lavagna simile a quella usata da Renzi per spiegare la “buona scuola”. La parodia del deputato Cinque Stelle, esponente del Direttorio, serve a fare però chiarezza su cosa è successo negli ultimi giorni in Senato durante la discussione sul disegno di legge sulle unioni civili. “Il Pd è in terribile difficoltà - afferma il pentastellato - e al posto di accusare se stesso e ammettere i propri fallimenti, incolpa il M5s. Senza la stampa compiacente si sarebbe aperta una crisi di governo”. Dunque, argomento del giorno è il canguro, l’emendamento che avrebbe fatto saltare tutti gli altri ma al quale il Movimento Cinque Stelle si è opposto per una questione di coerenza, senza l’intento di voler mettere in difficoltà a una legge da sempre condivisa. “Uno potrebbe pensare - aggiunge - che il canguro serve a cancellare l’ostruzionismo ma in realtà lo fa soltanto per silenziare il proprio dissenso interno. La Lega cancella i suoi emendamenti e il Pd che fa? Se la prende con noi perché non vogliamo votare il canguro”. Infine, l’invito provocatorio al governo: “Ponga la fiducia sulla Cirinnà, come fa su tante altre leggi”.



venerdì 12 febbraio 2016

Di Battista candidato a Roma, l’ultima tentazione a 5Stelle

Alessandro Di Battista riceve gli abbracci dai suoi sostenitori
in occasione di "Italia5stelle" di Imola
Comunali Il M5S senza un nome forte per il Campidoglio E risale il pressing sul deputato, che però continua a dire no 
Hanno cercato il jolly, il carneade con cui sparigliare le carte. Ma non l’hanno trovato tra gli oltre 200 candidati, che già si sfidano in cordate (proibite). E allora, ecco la squadra di parlamentari per blindare il futuro candidato per il Campidoglio. Ma sullo sfondo c’è una tentazione che ritorna per i Cinque Stelle, fortissima: convincere Alessandro Di Battista a scendere in campo a Roma. È il desiderio silenzioso che circola nel M5s: difficile da realizzare. Per le regole del Movimento, che vietano il cambio di incarico a mandato in corso. E per il no del deputato, che ha sempre respinto l’ipotesi del grande salto. Un no ribadito anche nelle ultime ore, in colloqui riservati. Eppure è risalita, la pressione su Di Battista. Lo confermano i discorsi di tanti parlamentari, che da giorni ripetono: “Certo, se si candidasse Alessandro...”. E le voci che arrivano da Milano, dalla casa madre del guru Gianroberto Casaleggio. La guida politica del M5s considera la vittoria a Roma la porta verso l’impresa alle Politiche. Ed è tornato a valutare l’opzione del big gettato nella mischia, magari dopo apposito via libera sul web degli iscritti. L’opzione Di Battista.
Già a natale, il M5s ha contattato esperti che hanno lavorato in una grande agenzia di comunicazione, noti anche per il loro lavoro con il Pd, da anni in rapporti con Casaleggio. E ha chiesto loro di pianificare una campagna per il deputato. Ma con un’avvertenza: “È solo una valutazione preliminare”. Nessun impegno a medio termine. I contatti sono andati avanti. Ma rimane il no di Di Battista, che teme le conseguenze di una sconfitta, e soprattutto possibili incomprensioni con gli altri eletti romani. Eppure è sempre lui, il cavaliere bianco che non c’è per il M5s che ieri ha lanciato la prima fase della votazione on line per Roma, sul blog di Beppe Grillo. Gli oltre 9mila iscritti romani hanno votato i tre punti prioritari per il programma del M5s per la capitale, scegliendo “la mobilità e la manutenzione delle strade”, “la trasparenza e lo stop agli sprechi, e “l’emergenza rifiuti”. Nelle prossime ore, si passerà alla cernita: i 209 candidati diventeranno 48. E alla fine gli iscritti ne voteranno dieci, che si giocheranno il posto di candidato sindaco. La corsa pare a due, tra l’ex candidato al Campidoglio Marcello De Vito, vicino alla deputata Roberta Lombardi, e l’ex consigliera Virginia Raggi, gradita proprio a Di Battista. Favorita, perché più apprezzata dallo staff di Milano. Oltretutto appoggiata anche dagli altri due ex consiglieri, Enrico Stefàno e Daniele Frongia. Ma il candidato dei sogni, quello Casaleggio e i suoi non l’hanno trovato. Speravano di scovarlo tra gli outsider, che hanno inviato al blog 209 video di presentazione, girati tutti con lo stesso operatore. “Ma il nome nuovo proprio non c’è” ammette un parlamentare. C’è invece una pletora di consiglieri municipali, da Tiziano Azzara del I Municipio (in centro), a Paolo Ferrara del X (Ostia). Ci sono collaboratori parlamentari, come vecchia (e contestata) abitudine del M5s. Soprattutto ci sono le cordate, un’eresia per i codici interni. Facebook trabocca di inviti a votare per questo o quel candidato. E tra i più pubblicizzati, Antonio Aquilino, architetto, attivista in II Municipio. A sostenerlo l’ala cattolica integralista del M5s, contraria alla stepchild adoption.
Il mondo di riferimento anche del fratello Andrea, espulso nel 2014 a causa della “attività di propaganda politica e sociale in qualità di “sedicente rappresentante degli attivisti cattolici dei 5Stelle”, svolta “attraverso l’uso e la spendita di nomi e segni distintivi di proprietà esclusiva” del garante Grillo. Ma a pesare fu anche il suo attacco ai deputati 5Stelle che si erano baciati simbolicamente in Parlamento proprio per le unioni civili. Numerosi gli appelli anche in favore di Fulvio Sarzana, avvocato, professore a contratto, blogger del Fatto. Ma nell’elenco figurano pure militanti storici come Carlo Chiossi e Massimiliano Morosini, attivista lgbt, e il giornalista de La 7 Ivo Mej. Il nome del candidato sindaco arriverà a giorni. Ma non è detto che sarà quello definitivo. Perché il nodo rimane l’assenza di un candidato di peso. Lo conferma la squadra di parlamentari romani, che accompagnerà il prescelto dal web in campagna elettorale. E che vaglierà le decisioni di peso dell’eventuale sindaco, assieme ai garanti Grillo e Casaleggio. Così prevede il codice di comportamento per i candidati romani, che contiene anche la multa di 150mila euro per gli eletti che vadano fuori rotta. “Quella penale è un orgoglio” ha rivendicato martedì in conferenza stampa Di Battista, ricordando più volte di non essere il candidato sindaco. Forse era soprattutto un messaggio ai suoi: “Non cambio idea”. Ma più di qualcuno ci spera ancora. Per vincere.

lunedì 25 gennaio 2016

“M5S più autonomo, Grillo più libero e una squadra più larga”

Il deputato commenta le parole del fondatore, deciso al passo di lato: “Rimarrà sempre con noi, nessuna nuova fase”
Questa non è una nuova fase, Beppe sarà sempre con noi. Ma ormai il Movimento può camminare con le proprie gambe, e lui ha diritto di riprendersi la sua libertà”. Alessandro Di Battista risponde dopo la manifestazione di ieri mattina dei Cinque Stelle ad Arezzo, assieme “ai risparmiatori truffati da Banca Etruria”, come recita il blog di Beppe Grillo. E proprio Grillo ieri ha suscitato clamore con un’intervista al Corriere della Sera, in cui parla del suo imminente spettacolo teatrale, ma soprattutto pare distaccarsi dal M5s. “Non mi sto allontanando, diciamo che faccio un passo di fianco, voglio riconquistare la mia libertà”, spiega il fondatore. Che ribadisce di voler rimanere “il garante delle regole”. E poi assicura: “Io non sono il leader dei 5 Stelle, e non ci deve essere alcun leader”.
Di Battista, partiamo da Arezzo. Per il Pd eravate “quatto gatti”.
Si dovrebbero vergognare: i cittadini presenti si aspettavano che il Pd ci mettesse la faccia, che desse soluzioni. E invece i democratici stanno lì a discutere se eravamo mille, duemila o tremila.
In piazza c’eravate lei, Luigi Di Maio e altri parlamentari. Ma non c’era Beppe Grillo, a cui pure avevate chiesto di partecipare. E che oggi pare aver detto addio al M5S...
Poco fa Beppe mi ha telefonato facendoci i complimenti per la manifestazione, che ha seguito in streaming. Lui è fiero del Movimento, e non fa un passo indietro, lo fa di fianco. Vuole riprendersi la sua libertà, che si merita tutta. Ma non ci abbandonerà mai.
Però da tempo è sempre più lontano. Lo sentite ancora?
Io lo sento regolarmente, e parliamo di tutto. Dei problemi del Paese, del nostro reddito di cittadinanza, e della sua carriera.
Secondo Grillo “la politica è una malattia mentale”.
Ha totalmente ragione. Dovrebbe essere un modo di risolvere i problemi della gente, ma la partitocrazia risponde ad altri interessi.
Un altro passaggio: “Ci sarà sempre più una diffusione dei poteri all’interno del Movimento”. Significa che il Direttorio verrà allargato?
Il tema non è quello. Ormai il Movimento ha centinaia di eletti, e c’è sempre più bisogno di organizzazione. In quest’ottica, sempre più persone avranno responsabilità. Ma questo non è sinonimo di potere decisionale, piuttosto di possibilità organizzative.
Tradotto?
Più crescono i Comuni guidati dal M5s, più ci sarà bisogno di una squadra che li segua. Ma ciò vale per tutti gli ambiti elettivi e territoriali.
Quante scorie lascerà il caso Quarto? Lei ha ammesso lentezze nel decidere sull’espulsione del sindaco Capuozzo.
Abbiamo impiegato cinque - sei giorni a decidere, quelli per leggere le carte. E abbiamo preso una scelta che ci inorgoglisce. Certo, noi del M5s ci avremmo dovuto mettere 48 ore, perché non siamo come i partiti. Ma questi attacchi ci rafforzano.
Di Maio ha detto che potreste far vagliare le liste alla Direzione nazionale antimafia.
Sul tema abbiamo depositato un disegno di legge alla Camera. Vogliamo aumentare i controlli, a fronte del Pd che fa entrare le mafie e gli offre il caffè. Ma evitare le infiltrazioni al 100 per cento non sarà mai possibile.
Cambierete i metodi di selezione?
Pensiamo sempre a migliorare. E per le amministrative non abbiamo mai avuto un metodo unico.
Lei ha dichiarato: “Banca d’Italia deve tornare a essere controllata dai cittadini e non dalle imprese private”. Volete davvero riformare la banca centrale?
Assolutamente sì, la commissione Finanze è già al lavoro. Bankitalia attualmente è una società per azioni, controllata anche da quegli istituti privati su cui dovrebbe vigilare. È un conflitto d’interessi enorme, e va risolto cambiando la governance dell’istituto. E poi manca una vera banca centrale che conceda credito alle imprese, come accade invece in Germania. In Italia il credito lo danno solo agli amici degli amici, come nel caso di Banca Etruria.
Cosa pensate di fare?
Stiamo lavorando. Di certo gli organi istituzionali devono essere sottoposti a maggiori controlli pubblici.
Intervistato a “In Mezz’ora”, il finanziere Davide Serra ha detto di aver investito con il suo fondo Algebris nei bond di Mps “per dare un messaggio al capitale globale”.
Ha approfittato dei prezzi molto bassi delle azioni per fare un po’ di speculazione. Ma è il suo mestiere.
Secondo Serra “quelli che ci definiscono speculatori sono ignoranti”.
Io non posso escludere che dalla presidenza del Consiglio o dalla Banca d’Italia partano pizzini con consigli per chi ha finanziato Matteo Renzi. Certo, non è il caso di Mps. Ma il sospetto che ci sia un sistema che si arricchisce sulla speculazione, informando gli amici giusti, ce l’ho. L’abbiamo visto con Banca Etruria, e con le Popolari.

sabato 2 gennaio 2016

#UNOVALEX

Luigi Di Maio e Beppe Grillo
"Il M5S è maturo… come seria alternativa a Renzi. Quando esplose nella politica italiana nel 2009, era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo. Ma il M5S sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici - addirittura clowneschi - partiti politici europei. L' obiettivo… sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi".
Al netto del provincialismo che spesso connota le reazioni italiane alle uscite della stampa estera, leggere queste parole su una bibbia dell' establishment internazionale come il Financial Times fa un certo effetto. Mentre i nostri giornaloni ancora si baloccano sul "rischio populismo", fingendo di non vedere quello che sta al governo, e tentano di terrorizzare la gente con ridicoli paragoni fra Grillo e la
Luigi Di Maio
Le Pen, il Ft mette nero su bianco una prospettiva che in cuor suo nessuno, neppure il più sfegatato "grillino", era disposto a considerare fino a pochi mesi fa: i 5Stelle al governo.
Il quotidiano della City ricorda gli ultimi sondaggi, che danno i 5Stelle unica formazione in costante crescita, ma anche la scomparsa del nome di Grillo dal simbolo. E aggiunge che l'"erede più probabile è Luigi Di Maio, un 29enne napoletano dalla retorica efficace, il look elegante e i toni moderati", leader non più di protesta ma di governo, mentre Renzi sarebbe "in declino" perchè l' economia cresce un po', ma non se ne accorge nessuno.
Mica male, come apertura di credito. Ma se i 5Stelle si crogiolassero fra i sondaggi e gli elogi del Ft sbaglierebbero di grosso. I sondaggi vanno e vengono. E nessun giornale, per quanto autorevole, può sostituire l' elettorato, specie quello italiano così fortemente influenzabile dalle tv, controllate da chi ben sappiamo.
Grillo e Casaleggio a Milano
La campagna elettorale sprigionerà contro di loro un volume di fuoco incrociato (da destra e sinistra) mai visto, perchè mai erano stati così vicini alla vittoria. Gli argomenti saranno in parte pretestuosi e ricattatori (scandali inventati, terrorismo psicologico sull' isolamento dell' Italia, il ritorno della speculazione finanziaria e magari la "guerra civile" evocata dal premier francese Valls contro la Le Pen). Ma in parte fondati, se i 5Stelle continueranno a cullarsi sugli allori - per ora tutti virtuali - anzichè smontare le obiezioni degli avversari e le diffidenze di molti elettori con cambiamenti di fondo.
Le ragioni per cui molti italiani non ideologizzati né militarizzati che prima votavano a destra o a sinistra sono disposti a dare fiducia al M5S sono le stesse che gonfiarono le vele a Renzi due anni fa, quando in sei mesi vinse le primarie, andò al governo e stravinse le Europee: non aver mai governato l' Italia, non aver nulla a che fare con le politiche fallimentari del passato, parlar chiaro dicendo cose condivisibili, non rubare.
Renzi però poteva vantare a Firenze, in Provincia e poi al Comune, un' esperienza amministrativa normale, magari discutibile, ma tutto sommato positiva, dopo gli scandali e il malgoverno che l' avevano preceduto. I 5 Stelle governano alcune città, tutte più piccole di Firenze: da Parma a Livorno, da Civitavecchia a Ragusa, da Quarto a Gela. E qui le difficoltà dei loro sindaci, spesso causate da pesantissime eredità del passato, sono innegabili.
Il Sindaco di Gela, Domenico MESSINESE
Rivolte fra consiglieri, dissidi fra assessori, sindaci sfiduciati da una parte della maggioranza monocolore (ultimo caso: Gela). "Come potete consegnare l' Italia a chi non sa governare neppure Gela?", diranno a una sola voce i partiti di destra e di sinistra per frenare l' avanzata grillina. E rispondere dando la colpa agli altri servirà a poco. Molto meglio modificare e codificare subito il sistema di selezione dei candidati per gli enti locali, il Parlamento e il governo.
 Nelle ultime settimane si è proceduto in ordine sparso: qua primarie via web, là designazione dei meetup, qui votazione online, lì alzata di mano o acclamazione. E lo si è fatto per far vincere chi era ritenuto il migliore: lo sanno anche Grillo e Casaleggio che il web e i meetup non sono jukebox capaci di sfornare sempre la canzone migliore.
Ma, senza regole certe e valide per tutti, chi viene escluso protesta e alimenta la cacofonia che accompagna da sempre i 5Stelle. E poi si va a caso, anzi a culo: può uscire il candidato migliore, così come un totale inetto. E, se l' inetto vince, non danneggia solo il suo circondario: scredita tutto il movimento. Se in due anni e mezzo di esperienza parlamentare il M5S ha prodotto un embrione di classe dirigente credibile, non è perchè il web da solo abbia funzionato (altrimenti come si spiegano i 37 espulsi o fuorusciti tra Camera e Senato?).
I Di Maio, Di Battista, Fico, Lezzi, Ruocco, Sarti e altri li ha selezionati il lavoro quotidiano in Parlamento, nei media e sul territorio. E alla fine Grillo e Casaleggio l' hanno ratificato, scegliendo il direttorio a 5 poi sottoposto al voto degli iscritti. È quel passaggio dai bussolotti del web al fattore umano che manca. Anzichè i due fondatori, potrebbe essere un comitato eletto da parlamentari e amministratori locali a dire l' ultima parola sui candidati votati sul blog.
Onde evitare di riprodurre il solito mischione di persone preparate e di ragazzotti generosi, ma "eccentrici" e "clowneschi", cioè inadeguati. Il principio dell'"uno vale uno" va bene ai blocchi di partenza, perché tutti abbiano le stesse chances. Poi però ci dev' essere qualcuno che si assuma la responsabilità di dire a qualche "uno": tu non vali niente. Meglio escluderlo prima che cacciarlo dopo.

sabato 24 ottobre 2015

Il M5S a Bagheria lascia i cittadini senza acqua e la prende dal comune vicino


Cittadini senza un goccio di acqua. Ecco i risultati
della gestione incompetente dei 5stelle nella città siciliana
A Bagheria, in Sicilia, sono mesi che la città è a secco di acqua, con i cittadini che, esasperati,  sono arrivati persino a raccoglierla dalle pendenze stradali. Il comune, guidato dal sindaco grillino Patrizio Cinque, è considerato un avamposto del M5S nell’isola, e gode già di alcuni precedenti poco onorevoli. Sulla questione idrica però aggiungiamo un altro tassello: quello di una gestione quanto meno discutibile del servizio.
Il sindaco Cinque, infatti, decide di rinunciare a servirsi dell’Amap, l’azienda che si occupa della gestione idrica dei comuni della zona, per provvedere con propri mezzi all’approvvigionamento idrico. In seguito a tale decisione, la gestione del depuratore viene affidata in modo diretto alla ditta Soteco di Napoli per un importo di 35.000 euro al mese. Con la giustificazione dell’urgenza, gli affidamenti si moltiplicano: per esempio solo il 24 giugno ne risultano due per 45 mila euro. Nonostante la spesa, però, l’acqua non arriva e i disservizi si moltiplicano, soprattutto in alcuni quartieri della città con i cittadini costretti a ricorrere alle autobotti per riempire le cisterne e problemi nella zona del depuratore di Aspra.
Inoltre – secondo quanto descrive una nota dell’Amap – improvvisamente anche nel vicino comune di Santa Flavia si sono verificati problemi di approvvigionamento idrico. L’Amap ha mandato i propri tecnici a controllare e ha riscontrato che era stata aperta arbitrariamente una valvola, che deviava parte del flusso d’acqua da Santa Flavia – indovinate dove? - a Bagheria. La valvola viene chiusa, ma poi qualcuno la riapre e, allora, Amap decide di togliere un tubo di snodo per evitare che il fatto si ripeta.
Chi sarà stato, è la domanda sulla bocca di tutti? La risposta arriva quando il sindaco con alcuni operai comunali ritorna alla condotta con l’intenzione di riposizionare il tubo di snodo che era stato tolto da Amap e non solamente sigillato come in precedenza. Arrivano i carabinieri e gli amministratori di Santa Flavia guidati dal sindaco in pectore Salvatore Sanfilippo. Gli animi si scaldano fino quasi allo scontro fisico.
Alla fine l’incontro risolutivo tra i due comuni e l’Amap chiarisce che la valvola che sorge in via Vallone De Spuches è di proprietà del comune di Santa Flavia. La portata dell’acqua in quel punto verrà aumentata, ma L’Amap controllerà se vi sono altri allacci impropri in altre zone.

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Contributo personale all’articolo
Come avevo preannunciato in un mio post qualche tempo fa, con l’aumentare della popolarità del Movimento 5 Stelle aumentano anche gli articoli denigratori. I Pentastellati stanno prendendo consensi sia da destra che da sinistra e questo non va bene. Occorre “fare le pulci” ai sindaci che amministrano già nei comuni italiani per far vedere che ancora non sono pronti a governare. Parte così la “campagna” dedita a smontare tutte quelle belle parole dette in occasione del raduno nazionale svoltosi ad Imola il 17 e 18 di ottobre scorso.
L’articolo che avete appena letto, scritto da Maddalena Carlino, è uno dei classici esempi. Nel suo scritto la giornalista fa presente che il sindaco grillino di Bagheria, Patrizio Cinque, ha deciso di far rimanere senz’acqua la sua popolazione asserendo “di non voler più servirsi dell’azienda che si occupa della distribuzione idrica nella zona, l’Amap”.
Rimango perplesso e basito e penso: ma è possibile che un sindaco la mattina si alza e decide di chiudere l’acqua ai suoi cittadini? E’ possibile che un primo cittadino decide di aprire arbitrariamente una valvola di proprietà di un comune limitrofo (Santa Flavia)? Certo, qualcosa è successo a Bagheria perché altrimenti non si spiega come le famiglie che abitano in via Genovese, Delle Palme, Capitano Speciale e Carà siano senz’acqua potabile. Forse se la giornalista avesse fatto una capatina sul sito del Comune avrebbe scoperto che il Sindaco ha deciso di interrompere l’erogazione di acqua potabile in quanto “da controlli alle rete idrica delle suddette zone si è infatti riscontrata la presenza di indici microbiologici di inquinamento.
Per salvaguardare l’incolumità pubblica è dunque vietato l’utilizzo umano dell’acqua sino al ripristino delle condizioni di potabilità”.

Riporto, di seguito, l’annuncio originale apparso sul sito del comune di Bagheria:


domenica 2 agosto 2015

DI BATTISTA E' STATO SCOPERTO.... Ecco la sua auto blu.

Al termine di una manifestazione spontanea scoppiata a causa dell'allontanamento dal posto di lavoro dell'autista ATAC Christian Rosso che è stato sospeso in quanto ha denunciato le vergogne di ATAC, un cittadino presente alla manifestazione scopre l'auto blu del Cittadino a 5 Stelle..... Guardate questo video


La svolta filo-russa del Movimento 5 Stelle



Da italiani la russofobia lascia il tempo che trova di fronte ad un principio inviolabile, quello della realtà. Lo ha ribadito lo stesso Vladimir Putin nel corso della sua recente visita all’Expò di Milano, sottolineando come il nostro Paese rimane il secondo partner commerciale in Europa (dopo la Germania) e il quarto a livello mondiale. Nel 2013, infatti, l’Italia esportava nella Federazione Russa per 10,4 miliardi di euro (fonte), ma quando sono state ratificate le sanzioni, il commercio tra i due è diminuito del 20 per cento (mentre il commercio tra Usa e Russia è aumentato del 15 per cento!). Di fronte a questi dati sconcertanti, ma soprattutto autolesionisti, la lotta alla russofobia, sia mediatica che economica, è diventata una priorità per diversi partiti politici italiani. Non è solo Matteo Salvini per mezzo dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia presieduta da Gianluca Savoini a coltivare i rapporti con gli ambienti vicini al Cremlino. Ora anche il Movimento 5 Stelle, dopo mesi di esitazione probabilmente a causa di una base elettorale in maggioranza progressista, sembra remare in quella direzione. Ad organizzare la manovra filo-russa sono tre deputati della Commissione Affari Esteri e Comunitari, Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia e Manlio Di Stefano, probabilmente con l’avallo di Beppe Grillo, il quale essendo sposato con una donna iraniana non ha mai creduto alla retorica statunitense degli “Stati canaglia”, e con il sostegno teorico di Giulietto Chiesa, giornalista, direttore di Pandora TV nonché promotore della raccolta firme per l’uscita dell’Italia dalla Nato. A lasciar intendere la volontà del M5S di intraprendere un percorso di riavvicinamento con il Cremlino sono tutta una serie di iniziative che vanno dal convegno organizzato il 10 luglio a Roma sulla “Banca dei Brics come alternativa alla predominio del dollaro” con la partecipazione di Andrey Klimov (vice presidente della Commissione Esteri in Russia) fino alle video interviste dello scrittore russo naturalizzato italiano Nicolai Lilin, passando per i post sul blog firmati da Manlio Di Stefano dove si parla di “vero e proprio colpo di Stato in Ucraina da parte dell’Occidente”. Per non parlare della delegazione di parlamentari del Movimento 5 Stelle che ad ottobre visiterà la Repubblica di Crimea – che non è riconosciuta da Unione Europea e Stati Uniti – con il fine di rompere l’isolamento diplomatico.
Più volte Alessandro Di Battista ha usato questa espressione per ribadire la posizione ufficiale del M5S in politica estera: “non siamo né filo-russi né filo-americani, siamo filo-italiani”. Eppure la strategia sembrerebbe finalmente cambiare perché, di fatto, lo zarismo di Vladimir Putin non è l’internazionalismo del PCUS, come non è il messianismo (imperialismo per i laici) degli Stati Uniti d’America. Il filosofo Alexander Dugin lo spiega bene nei suoi scritti eurasiatici: “voler europeizzare la Russia o russificare l’Europa sarebbe tanto assurdo quanto inaccettabile. Il dialogo e la cooperazione sono invece non soltanto possibili, ma fortemente augurabili. L’Europa, come d’altronde la Russia, potrà riscoprire la sua grandezza solo a condizione di liberarsi dal controllo americano”. A differenza della pax americana – fondata sull’egemonia e la dominazione – la pax russa di Putin ha una proiezione comunitaria che si regge sul multipolarismo, vale a dire nel rispetto della sovranità degli Stati.