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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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giovedì 21 gennaio 2016

Distrutta la Costituzione col voto-ricatto di Verdini Governo senza maggioranza. Denis decisivo pretende di cambiare l’Italicum

Clic. È Denis Verdini che spegne la luce. Lui ha la firma sulla nuova Costituzione, lui è il principio e la fine del governo, l’ombra e il riparo del premier. I numeri sono crudeli, ma sinceri: i verdiniani sono decisivi (e adesso pretendono un nuovo Italicum su misura), Pd e Ncd sono andati sotto la soglia di maggioranza e se i bersaniani in futuro si sfilassero il governo sarebbe appeso a un filo. Il Senato si spegne alle sette di sera e ringrazia per la sua morte Matteo Renzi con un bell’applauso quando il premier dice: “Il Paese vi deve gratitudine”. I senatori trapassati piegano nell’indifferenza. “A me non interessa, io tanto non voto, l’ho detto e lo ripeto”, riferisce Antonio Azzollini. Scampò all’arresto qualche mese fa, oggi si presenta con una coppola di lana e nel taschino due matite e due penne. Sembra soddisfatto di quello che ha avuto. “Sapesse che analfabetismo qui dentro. Quando presiedo l’aula do un occhio al senatore che interviene, ma senza farmi scorgere prendo sotto mano un libro di poesie. Qua dentro la mente si atrofizza caro mio. Bisogna convincersene, è davvero venuto il momento che questo palazzo chiuda. Sarà un’altra cosa, finalmente”. È il commiato di Valeria Fedeli, vicepresidente dell’aula. Era sindacalista della Cgil e il mondo le pareva dritto, poi l’hanno eletta senatrice e si è accorta che è storto.
Aldilà della morte c’è la vita, abbiate fede. Nel caso di Denis Verdini si deve effettivamente parlare di gloriosa resurrezione. La stazza del boss ce l’ha e in serata naviga nel Transatlantico di Palazzo Madama come il rompighiaccio nei mari dell’Alaska. Motivatore professionista, ha appena persuaso l’ex grillina Adele Gambaro ad affidarsi alle sue cure. È una scena insieme tragica e comica. Questa signora cinquantenne sbuca da un lato del palazzo e si concede agli sguardi e ai sorrisi del boss che l’aspetta a braccia aperte. E la bacia. E le dice: “bravissima”. Lei: “Grazie”, come una scolaretta. “Siamo 18 oramai, e nel numero già bastiamo ma altri quattro sono in arrivo nel gruppo”. Mi chiama: vieni, ascolta anche tu. Vivissimi complimenti senatore. Lui: “Meglio parlare con i pm che con voi. Il magistrato detta, legge, accusa in modo circostanziato. E io rispondo, replico, mi difendo e metto a verbale. Con voi invece…Mi avete fatto dire che sono l’idraulico di Renzi. E che il mio gruppo si affilia al Pd. Invece io ho detto ‘si affianca’, c’è una bella differenza”. Affiliato, affiancato: “Oggi si apre una fase nuova, e sono convintamente con Renzi. Cambia la storia in modo epocale grazie anche a noi”. Il vestito a righe blu, la cravatta di Hermes, la pancia da grande e ricco allevatore del Montana. È lui che gioisce, è il vincitore che avanza e avvisa Renzi: gli starà incollato come un’ombra, anzi di più.
Pistacchi e banane, mandorle e spremute. Dietro di lui la coppia dei trapassati remoti, Manuela Repetti e Sandro Bondi. Si amano e si tengono per mano. Nella gioia e nel dolore. Dice lei: “Per me oramai politicamente è finita. Il percorso si conclude così”. C’eravamo tanto amati con Berlusconi però cambia il mondo e bisogna guardare in faccia alla realtà. Un trio dell’Ncd dietro un angolo. Il primo si chiama Guido Viceconte e spiega alla collega Fedeli: “Devi sempre ricordarti che Matteo Renzi vive grazie a noi. Tienilo a mente”. Il secondo si chiama Tonino Gentile. Voleva il Nobel per Silvio, ma non è stato possibile. Oggi è in attesa di riavere la poltrona di sottosegretario ai Trasporti a cui ha dovuto rinunciare per una dannatissima storia calabrese. Lui è di Cosenza, un giornale lo attaccò, il senatore si infuriò e fece bloccare le rotative. Scoppiò un casotto, Gentile perse la poltrona ma non la speranza di ritornare in sella.
Ma insomma qui dentro a chi frega della Costituzione? Miguel Gotor, sconsolato: “Sembra proprio che non freghi a nessuno. Il ritorno degli indifferenti, come i protagonisti del romanzo del barone Ponticelli della Gatta: I moribondi di palazzo Carignano. Sono oramai fantasmi”. Fantasmi, sì. C’è Barani, il tizio col garofano nel taschino, c’è Anna Finocchiaro nella funzione dell’infermiera pietosa che ha iniettato la siringa per l’eutanasia. Si aspetta un grazie da Maria Elena Boschi. La madrina delle Riforme veste di rosso e di nero e avanza col sorriso. Almeno le riforme oggi e non l’Etruria, il papà che da persona perbene sta cambiando status, e la storiaccia di Carboni e quella dei massoni. Che inferno e che colpo alla dieta. Il nervosismo accalora, dilata, porta in dono la gastrite. Ma il potere è fatica e la carriera costa.

sabato 3 ottobre 2015

Il funerale della Costituzione: parenti sistemati e gesti osceni

Barani e il gesto alla Lezzi: “Ha mimato sesso orale”

Senato oltraggiato. Lui si difende così: “Invitavo i colleghi cinquestelle a ingoiare fascicoli, era un gesto istintivo”. Paola Taverna: “Porco maiale”


Filava tutto liscio per Matteo e Denis. C’erano i numeri giusti per il partito della Nazione, c’era rassegnazione tra le opposizioni, c’erano i sorrisi di Maria Elena Boschi tra i banchi del governo e Luca Lotti sul fondo della sala, a tessere ancora fili. Poi, attorno alle 17.40, il futuro padre costituente Lucio Barani, ora capogruppo dei verdiniani ma per sempre craxiano, rovina la festa: soprattutto, offende una donna. Nel giorno in cui la maggioranza esce indenne da decine di votazioni, scrutinio segreto compreso (ma crollando a 160 voti), è lui il volto del partito della Nazione che riscrive la Carta per riformare (svuotare) il Senato.
Proprio lui, Barani, che siede accanto a Verdini con perenne garofano sulla giacca a ricordare il Psi. In Aula, dal suo scranno, fa un gesto rivolto verso la senatrice del M5s Barbara Lezzi. Da lontano si scorge il senatore che chiude le dita e muove la mano verso la propria bocca, spalancata. Una, due, più volte. “Mimava un rapporto orale” accusano i 5Stelle, parecchi testimoni e una senatrice leghista. “Li invitavo a ingoiare fascicoli, un gesto istintivo” si difenderà l’accusato. Di certo dopo ore di noia scoppia l’incendio. La scintilla è un duello verbale tra il 5stelle Vito Crimi e il verdiniano Ciro Falanga. L’ex forzista chiede di intervenire a titolo personale, il presidente del Senato Pietro Grasso tentenna, i 5Stelle insorgono (“si può fare solo a fine seduta”). Poi irrompe Barani. E muove quella mano. Qualcuno vede anche un altro verdiniano che si sfiora le parti basse. Ma la tempesta si chiama Barani. La Lezzi (che aspetta un bimbo) è una furia: “Noi vogliamo che Barani venga espulso, chieda scusa o non si può andare avanti”. Paola Taverna piange di rabbia, urla: “Porco, maiale”. Il capogruppo Gianluca Castaldi corre verso i seggi di Ala, il gruppo dei verdiniani. Sibila a Barani: “Hai fatto schifo ”. Scende e passa davanti alla Boschi: “Lei è un ministro, prenda posizione”. La Dem rimane interdetta. Grasso non ha visto. Invita Barani a spiegarsi, e lui nega: “Non ho fatto nessun gesto”. I 5Stelle cantano “fuori”, la leghista Erika Stefani conferma: “Ho visto quel gesto”. Condanne anche dalle senatrici dem. Non si può andare avanti: sospensione di dieci minuti. Si riparte senza il verdiniano. Grasso convoca l’ufficio di presidenza per lunedì alle 13. Si rivedranno i filmati interni e si sentiranno testimoni, per decidere l’eventuale sanzione per Barani (rischia dall’interdizione fino a 10 giorni di sospensione). Intanto lui rimane fuori. C’è invece la maggioranza. In tutte le votazioni sull’articolo 2 del cammina tra i 169 e i 177 voti, salvo un calo con cui scende a quota 157. Bocciato anche un emendamento soppressivo di tutto l’articolo 2. Non si può sbagliare. E infatti arriva il renzianissimo sottosegretario Lotti. Parla a lungo: con il forzista Bernabò Bocca, con vari di Ncd, con i verdiniani. Compare anche Angelino Alfano.
L’unica paura è per i voti segreti. Pd e alleati ne temono sei, ma Grasso riduce tutto a un unico voto. Mario Mauro (Gal) è duro: “Accuso il presidente del Senato di essere un partigiano di Renzi, ha cambiato idea dopo aver incontrato la Boschi”. Dalla presidenza respingono: “Due emendamenti non erano ammissibili, quattro sono stati accorpati perché erano uguali”. Si vota a scrutinio segreto, sull’emendamento di Roberto Calderoli sulle minoranze linguistiche: 160 contrari, 116 favorevoli, 3 astenuti. Boschi pare delusa: si è scesi sotto la maggioranza assoluta (161), non necessaria ma simbolica. Ma il Pd celebra: “Avevamo quattro assenti, e il gruppo delle Autonomie, che pure è in maggioranza, ha votato a favore”. Ma Miguel Gotor (minoranza dem) avverte: “Il tentativo di sostituire trenta senatori del Pd con le truppe di Verdini e degli amici di Cosentino era velleitario”. Lotti e Verdini escono assieme, da vecchi amici. Oggi si vota l’emenda - mento Finocchiaro, quello d el l’accordo interno al Pd: prevede che consiglieri regionali e sindaci, componenti del nuovo Senato, saranno scelti dai cittadini e poi ratificati dai Consigli regionali

giovedì 1 ottobre 2015

Renzi e Verdini, la riforma 'prostituzionale' approvata con i voti di indagati e condannati.

Nel 1946 a scrivere la nostra Costituzione furono persone del calibro di Calamandrei, Croce, De Gasperi; oggi a metterci le mani per riscriverla è una maggioranza di personaggi in cerca di autore e di poltrone, una maggioranza che vive grazie al sostegno di parlamentari coinvolti in inchieste giudiziarie come Azzollini, Formigoni, Verdini, Bilardi, Aiello, Caridi, Barani, Conti, Scavone, Di Biagio, Gentile. Sono tutti o condannati o indagati o coinvolti in varie inchieste giudiziarie per reati come associazione a delinquere, corruzione, frodi, voto di scambio politico, bancarotta, concussione, finanziamento illecito, omesso versamento all'erario, abuso d'ufficio, peculato e tanto altro ancora. La prima persona a cui il PD, già sostenuto dall'Ncd di Alfano, è andato a chiedere soccorso è un uomo rinviato a giudizio e plurindagato per concorso in corruzione, truffa, bancarotta fraudolenta, appalti e finanziamenti illeciti, indebita percezione di fondi per l'editoria come Denis Verdini, fino a ieri vassallo di Silvio Berlusconi e oggi novello Caronte che a colpi d'ALA trasporta i suoi parlamentari sulla sponda della maggioranza. A questi bisogna aggiungere anche i voti dei senatori Pd Valentini, Scalia, Moscardelli, Lucherini, Astorre, coinvolti anche loro in inchieste giudiziarie come la "rimborsopoli" alla Regione Lazio, quelli del senatore Luigi Cucca, indagato per peculato in Sardegna, o ancora Claudio Broglia indagato per mancata denuncia per truffe dopo il sisma del 2012. Potete immaginare oggi le facce inorridite dei nostri Padri Costituenti come Pertini, Calamandrei, Einaudi, Togliatti, Croce, Iotti, Moro, Dossetti, De Gasperi, Nenni, Parri, La MalfaCosa urlerebbero al mondo intero se avessero la possibilità di assistere allo sfascio della Costituzione, dei nostri principi e dei nostri valori e a tutto quello che sta accadendo in Parlamento? Ve lo diciamo noi: fermatevi! No alla 'riforma prostituzionale' della Costituzione. Trova le differenze. Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955 :"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra Costituzione". Denis Verdini, 27 settembre 2015"Tutti mi chiedono cosa ci guadagnano a venire con me. Gli rispondo che sono il taxi. Vuoi rimanere al potere? Solo io ti conduco in dieci minuti da Berlusconi a Matteo".

venerdì 18 settembre 2015

La Costituzione non si cambia da soli

di Sergio Mattarella

Ripubblichiamo il testo dell’intervento di Sergio Mattarella pronunciato alla Camera contro la riforma costituzionale del governo Berlusconi il 20 ottobre 2005.

Tra la metà del 1946 e la fine del 1947, in quest'aula, si è esaminata, predisposta ed approvata la Costituzione della Repubblica. Con l’attuale Costituzione, che vige dal 1948, l'Italia è cresciuta, nella sua democrazia anzitutto, nella sua vita civile, sociale ed economica. In quell'epoca, vi erano forti contrasti, anche in quest'aula. Nell'aprile del 1947 si era formato il primo governo attorno alla Democrazia Cristiana, con il Partito comunista e quello socialista all'opposizione. Vi erano contrasti molto forti, contrapposizioni che riguardavano la visione della società, la collocazione internazionale del nostro paese. Vi erano serie questioni di contrasto, un confronto acceso e polemiche molto forti. Eppure, maggioranza e opposizione, insieme, hanno approvato allora la Costituzione. Al banco del Governo, quando si trattava di esaminare provvedimenti ordinari o parlare di politica e di confronto tra maggioranza e opposizione, sedevano De Gasperi e i suoi ministri. Ma quando quest’aula si occupava della Costituzione, esaminandone il testo, al banco del Governo sedeva la Commissione dei 75, composta da maggioranza ed opposizione. Il Governo di allora, il Governo De Gasperi, non sedeva ai banchi del Governo, per sottolineare la distinzione tra le due dimensioni: quella del confronto tra maggioranza ed opposizione e quella che riguarda le regole della Costituzione. Questa lezione di un Governo e di una maggioranza che, pur nel forte contrasto che vi era, sapevano mantenere e dimostrare, anche con i gesti formali, la differenza che vi è tra la Costituzione e il confronto normale tra maggioranza ed opposizione, in questo momento, è del tutto dimenticata. Le istituzioni sono comuni: è questo il messaggio costante che in quell’anno e mezzo è venuto da un’Assemblea costituente attraversata – lo ripeto – da forti contrasti politici. Per quanto duro fosse questo contrasto, vi erano la convinzione e la capacità di pensare che dovessero approvare una Costituzione gli uni per gli altri, per sé e per gli altri. Questa lezione e questo esempio sono stati del tutto abbandonati.

OGGI, VOI DEL GOVERNO e della maggioranza state facendo la “vostra” Costituzione. L’avete preparata e la volete approvare voi, da soli, pensando soltanto alle vostre esigenze, alle vostre opinioni e ai rapporti interni alla vostra maggioranza. Il Governo e la maggioranza hanno cercato accordi soltanto al loro interno, nella vicenda che ha accompagnato il formarsi di questa modifica, profonda e radicale, della Costituzione. Il Governo e la maggioranza – ripeto – hanno cercato accordi al loro interno e, ogni volta che hanno modificato il testo e trovato l’accordo tra di loro, hanno blindato tale accordo. Avete sistematicamente escluso ogni disponibilità ad esaminare le proposte dell'opposizione o anche soltanto a discutere con l'opposizione. Ciò perché non volevate rischiare di modificare gli accordi al vostro interno, i vostri difficili accordi interni. Il modo di procedere di questo Governo e di questa maggioranza – lo sottolineo ancora una volta – è stato il contrario di quello seguito in quest’aula, nell’Assemblea costituente, dal Governo, dalla maggioranza e dall’opposizione di allora. Dov'è la moderazione di questa maggioranza? Non ve n'è! Dove sono i moderati? Tranne qualche sporadica eccezione, non se ne trovano, perché la moderazione è il contrario dell’atteggiamento seguito in questa vicenda decisiva, importantissima e fondamentale, dal Governo e dalla maggioranza. Siete andati avanti, con questa dissennata riforma, al contrario rispetto all’esempio della Costituente, soltanto per non far cadere il Governo (...). Ebbene, questa modifica è fatta male e lo sapete anche voi. Con questa modifica dissennata avete previsto che la gran parte delle norme di questa riforma entrino in vigore nel 2011. Altre norme ancora entreranno in vigore nel 2016, ossia tra 11 anni. Per esempio, la norma che abbassa il numero dei parlamentari entrerà in vigore tra 11 anni, nel 2016! Sapete anche voi che è fatta male, ma state barattando la Costituzione vigente del 1948 con qualche mese in più di vita per il Governo Berlusconi. Questo è l’atteggiamento che ha contrassegnato questa vicenda. Ancora una volta, in questa occasione emerge la concezione che è propria di questo Governo e di questa maggioranza, secondo la quale chi vince le elezioni possiede le istituzioni, ne è il proprietario. Questo è un errore. È una concezione profondamente sbagliata. Le istituzioni sono di tutti, di chi è al Governo e di chi è all'opposizione. La cosa grave è che, questa volta, vittima di questa vostra concezione è la nostra Costituzione.

sabato 8 agosto 2015

Un cittadino che ha memoria è un cittadino libero!

IL "SISTEMA" GIOCA SULLA PERDITA DI MEMORIA COLLETTIVA!


La Repubblica italiana – purtroppo - è piena di delinquenti, inetti, collusi o corrotti che da sempre hanno un grandissimo alleato: la perdita di memoria da parte di noi cittadini.

Se avessimo maggiore memoria molti politicanti sparirebbero all'istante. Non avrebbero la faccia tosta di ripresentarsi. E' compito nostro “rinfrescarci” la memoria. Ogni giorno.

Per esempio non dobbiamo dimenticare mai che tutte le oscene leggi renziane (dal "jobsact" che ha sostanzialmente monetizzato il diritto al lavoro e che non crea nuovi posti alla "buona scuola" con la quale hanno dato soldi pubblici agli istituti privati) alla Camera passano solo grazie al PORCELLUM, la vecchia legge elettorale bocciata dalla Corte costituzionale.

Ci avevate mai pensato? Nel 2013 alle elezioni per Camera dei Deputati il M5S prese più voti di tutti (8.689.458 voti, pari al 25,56%). Il PD prese il 25,43%. Solo che al PD andarono 292 seggi al M5S 108. Quasi il triplo pur avendo preso meno voti! Questo perché, solo grazie a SEL (che oggi fa finta di opporsi a Renzi ma è un partito di sistema come tutti gli altri) il PD prese il premio di maggioranza. Un premio di maggioranza, lo ricordo, definito INCOSTITUZIONALE dalla Corte e quindi bocciato.

In sostanza il PD governa e approva porcate grazie a una truffa. Non dimentichiamolo, un cittadino che ha memoria è un cittadino libero!