VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

sabato 12 settembre 2015

E SE LE COSE NON SONO COME VORREBBERO FARCI CREDERE?

11 settembre, Angelo Tofalo (M5s): "Non smetterò mai di cercare la verità". E pubblica su Facebook un video "complottista"


E se quell'11 settembre 2001 le cose non fossero andate come crediamo? Nel giorno dell'anniversario del crollo delle torri gemelle il deputato M5s Angelo Tofalo dice la sua su Facebook: "Da Ingegnere, da Portavoce del ‪#‎M5S‬, da cittadino del mondo, non smetterò mai di cercare la verità su quel terribile 11 settembre del 2001". Sotto questo commento, un video in cui diversi architetti da tutto il mondo spiegano come a far cadere le torri del World Trade Center non siano stati gli aerei dirottati contro i palazzi ma delle detonazioni controllate all'interno degli edifici.


Chi farà cosa

da IlFattoQuotidiano

Il comitato operativo 

Non chiamatelo governo ombra, ma di certo è la struttura portante di un movimento che è cresciuto e si sta organizzando. Sono gli uomini e le donne che avranno la responsabilità dei diversi settori d’attività del Movimento 5 Stelle. Casaleggio lo chiama “comitato operativo allargato”. È composto dal “Comitato Operativo” (il cosiddetto “direttorio”), formato da Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. E dai responsabili delle diverse funzioni della piattaforma Rousseau. Ecco chi sono: il deputato Manlio Di Stefano e la senatrice Nunzia Catalfo (per la funzione Lex Nazionale); il capogruppo alla Regione Piemonte Davide Bono (funzione Lex Regionale); il portavoce al Parlamento europeo David Borrelli (Lex Europa); il deputato Alfonso Bonafede (funzione Scudo della Rete); la senatrice Paola Taverna (funzione Attivismo); i portavoce al Consiglio comunale di Bologna, Max Bugani e Marco Piazza (funzione Sharing); il senatore Nicola Morra (E-learning); il deputato Danilo Toninelli (Lex iscritti); per finire con Roberto Fico e Alessandro Di Battista (responsabili Meet-up).

CASALEGGIO Intervista al Fatto del cofondatore sulle mosse future del Movimento

“Di Maio non è il leader dei 5Stelle, ecco
i 15 del nuovo organigramma
Accogliere i migranti e basta armi”

Nell’aprile 2015 Gianroberto Casaleggio aveva annunciato, in un’intervista al Fatto Quotidiano, l’arrivo di Rousseau, il sistema operativo del Movimento 5 Stelle che vuole inaugurare la democrazia elettronica. Sono passati quattro mesi: a che punto è Rousseau? E a che punto è il Movimento 5 Stelle? “La Rete ha reso obsoleti e diseconomici i partiti”, risponde Casaleggio, fondatore con Beppe Grillo del Movimento. “Il M5S, che è nato in Rete, vive soltanto di libere donazioni di cittadini. Rousseau è un passo avanti in questa direzione, permettendo la gestione delle diverse aree di un’organizzazione politica. Spesso ci chiedono: chi finanzia il M5S? Ma non si pongono la domanda sull’utilizzo della Rete e delle sue piattaforme per raggiungere il partito a costo zero. Nelle ultime elezioni politiche, nel 2013, il costo di un voto per il M5S è stato di 0,04 euro, mentre i partiti hanno speso in media di 4,8 euro a voto. Abbassare i costi della politica è un risultato etico, ma anche un vantaggio competitivo”.
Allora, Rousseau funziona?
Rousseau permette la gestione del M5S nelle sue varie componenti elettive (Parlamenti italiano e europeo, Consigli regionali e comunali) e la partecipazione degli iscritti alla vita del Movimento attraverso, per esempio, la scrittura di leggi e il voto per la scelta delle liste elettorali, o per dirimere posizioni all’interno del M5S. Solo gli iscritti possono accedere a Rousseau. All’ingresso, l’iscritto vedrà accese delle stelle per le diverse funzioni associate alla sua identità/profilo. Per esempio, se ci sono votazioni per le liste elettorali per la Regione Lombardia, potrà votare solo chi fa parte dell’M5S e risiede in Lombardia e, in quel caso, per lui la stella “Vota” sarà accesa; un iscritto con lo stesso profilo potrà accedere alla fattura delle leggi regionali lombarde e in questo caso sarà accesa la stella “Lex regionale”.
Quali sono le funzioni disponibili di Rousseau?
Quelle della prima release sono: Lex nazionale (partecipazione alla scrittura delle leggi nazionali proposte dai parlamentari); Lex regionale (partecipazione alla scrittura delle leggi regionali proposte dai consiglieri regionali); Lex Europa (partecipazione alla scrittura delle leggi europee proposte dagli europarlamentari); Vota (voto per le liste elettorali o per pronunciarsi su un tema specifico); Fund raising (raccolta fondi per elezioni o eventi del M5S); Scudo della Rete (raccolta fondi a tutela legale del M5S o di suoi iscritti ed eletti). In futuro saranno attivate: Attivismo (materiali di supporto alle iniziative del M5S); Sharing (archivio per condividere le diverse proposte: interrogazioni, delibere, leggi eccetera); E-learning (lezioni sulle strutture in cui sono inseriti gli eletti e sul loro funzionamento); Lex iscritti (proposte di legge formulate dagli iscritti che in seguito saranno presentate dagli eletti nelle diverse sedi); Meet-up (informazioni sui e dai gruppi sul territorio).
Quanti sono gli utenti di Rousseau?
Sono circa 124 mila le persone iscritte al M5S che possono usare Rousseau per partecipare al processo legislativo e scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni.
Avete già risultati?
La nuova versione mobile sarà disponibile a breve. Rimane confermata per ora la messa on line di tutte le funzioni per fine anno. Finora la partecipazione maggiore è stata quella al dibattito sul reddito di cittadinanza, che il Pd tiene fermo da mesi alla commissione lavoro del Senato: oltre 8.100 interventi e integrazioni da parte degli iscritti.
Come rispondete alle critiche di chi dice che sarebbe più affidabile e sicura una piattaforma open source?
Che dovrebbe dimostrarlo dati alla mano. Noi crediamo che sia la piattaforma, sia gli sviluppi per le diverse funzionalità siano affidabili e sicuri, anche se nessun software, neppure quello della Nasa, può essere considerato immune da attacchi che sono sempre più sofisticati.
Quali sono i principali temi su cui il Movimento ha deciso d’impegnarsi nell’anno politico appena iniziato?
Il reddito di cittadinanza e l’abolizione di Equitalia, oltre alle numerose battaglie per la preservazione dell’ambiente, come la opposizione agli inceneritori e alle trivellazioni lungo le coste italiane. Per quanto riguarda Equitalia, il M5S sta creando una rete di supporto ai cittadini che sono vessati dalle cartelle in tutta Italia con la presenza di attivisti e di consulenti fiscali. Il M5S con i suoi attivisti è già riuscito a ottenere sgravi fiscali per 411 mila euro, a trovare pagamenti non dovuti per 25 mila euro e sanzioni decadute per 26 mila euro.
C’è un nuovo leader pronto a prendere la guida del Movimento, accanto ai due fondatori? È stato Beppe Grillo a dire a Luigi Di Maio: “Maledetto, sei tu il leader”.
La domanda dovrebbe essere riformulata, in quanto nel Movimento 5 Stelle non ci sono leader, è un movimento leaderless, come a suo tempo si dichiarò Occupy Wall Street. So che per chi è abituato alle formazioni partitiche è un concetto difficile da accettare e forse anche da capire, ma Grillo e io siamo solo garanti che le regole e i principi siano rispettati. Il leader del Movimento è il M5S stesso.
Ma ci sarà, d’ora in poi, almeno un allentamento della presenza sua e di Grillo?
Dalla frequenza con cui questa domanda viene riproposta sui media direi che molti ci sperano. La risposta comunque è no.
Funziona il “direttorio”?
Sì. È nato dalla necessità di governare la crescente complessità del Movimento ed è formato da persone operative su diverse aree. Il nome “direttorio” è fuorviante, sarebbe più appropriato definirlo comitato operativo. Il M5S sta diventando sempre più grande e complesso. A oggi ci sono circa 1.600 eletti nelle istituzioni, 124 mila iscritti e 166 mila aderenti ai Meet-up sul territorio, i gruppi spontanei che aderiscono alle idee del Movimento. Quindi c’è bisogno di una organizzazione più strutturata. Questo compito è svolto da circa un anno molto bene da Fico, Di Maio, Ruocco, Di Battista e Sibilia. In futuro, con la gestione delle funzioni di Rousseau affidate a diverse persone del M5S, si potrà parlare di comitato operativo allargato. In ogni caso senza la rete non sarebbe possibile gestire un’organizzazione così complessa, in mancanza di finanziamenti.
Cambieranno le regole per scegliere le candidature?
No, c’è stato un fraintendimento su alcune parole di Grillo a Brescia, estrapolate da un discorso riferito ai Meet-up durante un incontro conviviale del M5S. Le candidature saranno scelte come in passato attraverso la rete, rimarranno il vincolo dei due mandati, il taglio degli stipendi degli eletti e il rifiuto del finanziamento pubblico.
In Sicilia sperate davvero di vincere le elezioni?
Il M5S non partecipa mai per perdere. In Sicilia ci sono ottimi segnali per una eventuale vittoria, poi si vedrà.
E a Roma chi candiderete sindaco?
Lo decideranno in Rete gli iscritti al M5S di Roma in base alle liste presentate.
A Milano è possibile che sosteniate la candidatura a sindaco di Antonio Di Pietro?
Non è prevista. Il nostro metodo sarà quello di sempre, con liste presentate dalla base degli iscritti.
Che posizione avete nei confronti dei profughi che arrivano in Europa?
Che devono essere accolti. Bisogna però intervenire sulle cause (come per esempio la vendita di armi) e non solo sugli effetti. L’Italia è da anni nella top ten dei Paesi produttori di armi del mondo. In particolare l’Italia è il primo Paese in Europa a vendere armi alla Siria: dal 2001 al 2013 la Siria ha acquistato armi nel vecchio continente per 27,7 milioni di euro. Di questi, quasi 17 arrivano dal nostro Paese. Si vuole combattere la guerra con la guerra.
Che rapporti avete con chi è uscito o uscirà dal Pd? Nessuno. I nostri rapporti non sono mai interpersonali, ma sul programma. Chiunque presenti una proposta di legge che rispecchi il nostro programma sarà votato, anche se è un ex Pd.
Ci sono margini di collaborazione in Parlamento con i Pd o ex Pd che si oppongono alle “riforme” renziane?
Io questa resistenza non l’ho ancora vista se non a parole, in ogni caso vale la risposta data alla domanda precedente.
Sosterrete il no al referendum sulle riforme costituzionali?
Certo. Ma c’è ancora qualcuno che insiste nel chiamarle riforme? Sono un attentato alla democrazia.
Si è arricchito con la politica?
No, semmai il contrario. Da quando è nato il M5S, nel 2009, i profitti della Casaleggio Associati sono stati inferiori agli anni precedenti, fino ad arrivare alle perdite del 2014. Il supporto al M5S della mia società negli anni è cresciuto con la crescita del Movimento che, ricordo, non prende finanziamenti elettorali e rifiuta il 2 per mille.

I MEETUP AD IMOLA



Cari organizer, come sapete i prossimi 17 e 18 ottobre ci vedremo tutti a Imola per Italia a 5 stelle. Ci sarà un grande gazebo dedicato ai meetup di Italia. I meetup sono il cuore pulsante di questa incredibile rivoluzione che stiamo portando avanti. Il laboratorio delle nostre idee, dove tutti abbiamo ritrovato la speranza, la forza, la voglia di far vivere il sogno della comunità che insieme vogliamo realizzare. Nei meetup incontriamo ogni giorno la possibilità di riappropriarci dei nostri territori, della nostra ricchezza, del nostro futuro. Insieme, confrontandoci e facendo rete. Sarà una grande festa e una incredibile occasione per raccontarci e scambiarci esperienze.

Dedicheremo parte del nostro tempo al racconto di quanto abbiamo realizzato nei nostri territori. Il resto del tempo lo dedicheremo al confronto e al dialogo. Affinché il percorso di ciascun gruppo possa essere condiviso e arricchirsi nello scambio, diventando patrimonio di tutti. Vi chiediamo di inviare, se volete, la descrizione sintetica (circa 3000 battute) di un progetto che avete realizzato e vi piacerebbe condividere ameetup.org@beppegrillo.it, indicando nell'oggetto "incontro meetup a Imola", entro il 15 settembre. Li vaglieremo e cercheremo così di organizzare al meglio il tempo che abbiamo a disposizione. Parlando di temi, ma anche del modo nuovo di condivisione di cui siamo portatori. Ci vediamo tutti ad Imola!


Roberto Fico e Alessandro Di Battista

venerdì 11 settembre 2015

5giornia5stelle dell'11 Settembre 2015


Questo è il resoconto settimanale dell'attività svolta dai nostri Pentastellati in Parlamento e in Europa

Settembre, e torniamo subito al lavoro con decisione. Beppe arriva al Senato, e insieme ai portavoce Nunzia Catalfo e Daniele Pesco partecipa ad un’affollatissima conferenza stampa in cui il M5S ribadisce quella che sarà la sua grande battaglia per l’autunno: il Reddito di Cittadinanza. C’è anche Luigi Di Maio, che la giura al governo: “Questo sarà l’ultimo anno senza Reddito di Cittadinanza in Italia”. Non dimentichiamo mai infatti la nostra più importante missione: nessuno deve rimanere indietro.
Anche i partiti pensano che nessuno (di loro) debba rimanere indietro, e freschi di vacanze tornano al lavoro per votarsi subito una legge e regalarsi ben 45 milioni di euro dei cittadini. E’ la Legge Boccadutri, dal nome del firmatario PD che passerà alla storia per il suo tonante “I cittadini hanno uscito il portafoglio!”. Mentre il nostro Danilo Toninelli combatteva in aula, dalla galleria piovevano banconote... ma false: forse per questo il PD si è arrabbiato e ci ha mostrato il dito medio!
Da Bruxelles, la portavoce Laura Ferrara denuncia la violazione sistematica dei diritti fondamentali dei cittadini in Europa, come le malattie dovute ai rifiuti tossici o i 122 milioni di poveri. Viene approvato il rapporto M5S per un nuovo meccanismo dei diritti, che prevede il monitoraggio degli Stati e il coinvolgimento dei cittadini.
Una bella battaglia del MoVimento arriva nelle Regioni, e riguarda la richiesta di incostituzionalità per la legge sulla Buona Scuola. Ci spiegano tutto Alessandro Di Battista, Luigi Gallo, Michela Montevecchi e poi Jacopo Berti dal Veneto, che è stata la prima Regione a promuovere la nostra mozione.
In Senato, invece, Barbara Lezzi in aula la canta chiara sulle spese inutili dello Stato che il governo Renzi ha aumentato ancora. Perché, volendo aumentare la spesa pubblica, non lo si fa con provvedimenti vitali come l’abolizione dell’Irap o il Reddito di Cittadinanza?
Questa settimana è stata dominata anche dalle polemiche sul caso Vespa/Casamonica. Il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, il nostro portavoce Roberto Fico, fa il punto sulla sua richiesta di audizione per chiarire la vicenda.
Alberto Airola, dal Senato, ci aggiorna poi sull’eterna legge che riguarda le unioni civili. Eterna sì, perché a quanto pare PD e NCD la tirano in lungo tra ammuina in Commissione e rimpalli in aula che impediscono qualunque passo avanti.
Per finire, ancora da Strasburgo la nostra Giulia Moi sulla clonazione animale: l’aula vota a favore della proposta M5S, e il Parlamento Europeo finalmente proibisce in modo permanente la clonazione animale nella produzione di carne e latte. Una bella vittoria per il MoVimento.

Il cuore oltre i confini

Siamo difronte ad una pagina di storia europea rappresentata da inaccettabili violazioni dei più elementari diritti dell’uomo. Siamo difronte ad immagini che ritraggono prima di tutto persone, bambini, donne, uomini, famiglie in fuga, in cerca di un futuro diverso. È una strage continua, che si ripete giorno dopo giorno da anni. Non possiamo restare indifferenti a questa tragedia che succede appena fuori da casa nostra, che succede in casa nostra.
I crimini a cui stiamo assistendo quotidianamente offendono l’intera famiglia umana. L’Europa, infangata da venti xenofobi e razzisti, ha voltato le spalle ai suoi valori. Ha dimenticato quello che è.  Ignorare la sofferenza di un uomo è un atto di violenza.
Scappano da situazioni di estrema povertà o dalla guerra, tragedie che vogliono lasciarsi alle spalle. Uomini, donne, tanti nuclei familiari, con bambini anche piccoli. Affrontano un viaggio lungo e pericoloso. Alcuni di loro, prima di imbarcarsi, hanno subìto torture e vessazioni. E se davanti le immagini di un bimbo annegato in mare, nessuno reagisce o non si agisce unitariamente, allora si può tranquillamente affermare che l’umanità è morta, in un silenzio assordante.
I volti dei richiedenti  asilo che in questi giorni sono giunti in Austria e in Germania sono distesi, sorridenti. Hanno ritrovato un pizzico di serenità, la stessa che questa Europa gli ha tolto, destabilizzando e derubando un intero continente.
Esistono, ancora e per fortuna, Europei che non chiedono “chi sei?” , ma “di cosa hai bisogno?”. Una scintilla di umanità, che potrebbe spazzare via anni di indifferenza, violenza e razzismo sbandierati e praticati da molti governi. Quei cittadini sono l’immagine di un’Europa vera.
Abbiamo bisogno di un’altra Europa, che non sia quella dei governi separati e egoistici. È arrivato il momento di decidere da che parte stare. Io mi auguro che l’Europa stia dalla parte di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
Non vogliamo più vedere corpi di bambini annegati, ammassati ai confini, con le vite bloccate da un muro e il filo spinato riflesso negli occhi. Le inaccettabili violazioni dei diritti umani ritratte nelle foto dei bambini che da mesi popolano le pagine dei giornali e dei social media riflettono l’inadeguatezza e il fallimento degli interventi messi in atto per aiutare chi fugge. Oggi più che mai chiediamo con forza una risposta politica strutturale che fermi questa ecatombe, perché quello che sta accadendo è veramente troppo.
Forse la risposta dell’Europa di fronte alla tragedia di un popolo di uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra, dalle violenze, dalla fame e dalla povertà si è smarrita nel vento.
Quanti altri bambini dovremo vedere morire per capire che troppe persone stanno morendo? I bambini ammassati al confine ungherese, con le vite bloccate da un muro e il filo spinato riflesso negli occhi. I bambini “segnati” dalla guerra da cui scappano. I bambini che vengono allontanati con i gas lacrimogeni, nonostante abbiano pianto già troppo nelle loro giovani vite. Immagini che riflettono il fallimento dell’Europa.
L’Europa al più presto consenta di raggiungere i paesi di destinazione senza essere costretti a consegnarsi nelle mani di trafficanti e sfruttatori capaci di ogni efferatezza.
 Dopo la strage di Lampedusa politici e istituzioni avevano detto: “Non succederà mai più”. Ma uomini, donne e bambini continuano a morire quotidianamente. Verosimilmente l’anno prossimo un altro milione di persone rischierà la vita per superare le frontiere e probabilmente sarà così per molti anni. E le cose potrebbero anche peggiorare.
 Che sia chiaro, se l’Europa fallisce sulla questione dei rifugiati non sarà l’Europa che avevamo immaginato. 
Vanno difese le persone, non i confini!

L’omicidio di Meredith Parla l’avvocato di Rudy, condannato per concorso con ignoti

“Guede innocente, ma non può fare nulla”


Rudy Guede, l’ivoriano, dal carcere Mammagialla di Viterbo, dove è rinchiuso da 8 anni che valgono 10 per buona condotta, è l’unico condannato, con rito abbreviato, a 16 anni per omicidio in concorso con altri due soggetti e violenza sessuale su Meredith Kercher. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti. La sentenza Rudy spiega che vi è stata violenza sessuale di gruppo sfociata in omicidio ma lui non è l’autore materiale del delitto. Dunque, chi materialmente ha impugnato il coltello e ha ucciso la studentessa inglese è ancora in libertà? “Esattamente – risponde l’avvocato Valter Biscotti, penalista di Perugia difensore di Guede –. Nella sentenza di condanna i giudici scrivono che Rudy non è l'autore materiale dell’omicidio. E nella sentenza Sollecito-Knox i giudici scrivono che la violenza sessuale che gli è stata riconosciuta potrebbe essere ingiusta perché il rapporto potrebbe essere stato consensuale in quanto non vi è prova del contrario”, risponde Dunque chiederà la revisione del processo? No. La sentenza non lascia spazio, la Cassazione ha detto: dobbiamo fermarci qui, non si può proseguire nelle indagini perché il materiale non esiste più seppure abbia dato come certa, nella casa del delitto, la presenza di Amanda e fortemente probabile quella di Sollecito. Rudy ha sempre detto di essere entrato in casa con Meredith, appuntamento preso la sera prima. Di essere andato in bagno dopo aver scambiato con lei momenti intimi da dove ha sentito suonare alla porta e di essersi tranquillizzato dopo aver sentito la voce di Amanda. Poi di aver udito un urlo, di essere uscito dal bagno e di aver visto una sagoma maschile che fuggiva. Ha preso l’asciugamano e ha cercato di tamponare le ferite sul corpo di Meredith, poi ha udito un forte rumore ed è scappato per la paura. Non si perdona di non aver chiamato il 118 che avrebbe salvato la ragazza, morta per soffocamento con il suo stesso sangue. Se non aveva ucciso Meredith perché scappò in Germania dove fu arrestato? Temeva di non essere creduto. È stato condannato per violenza sessuale seppure la prima perizia lo escludesse. C’era una macchia sul cuscino di Meredith che non è stata analizzata nonostante lo avessi richiesto. Perché? Non lo so. Questa storia insegna che le sentenze di primo grado non dovrebbero essere impugnate dal pm in caso di assoluzione. La condanna deve avvenire oltre ogni ragionevole dubbio tant’è che i giudici hanno detto che non vi erano elementi per giudicare né la colpevolezza né l'innocenza di Sollecito e Knok. La Cassazione che li ha condannati non ha applicato questo principio? Abbiamo avuto due versioni opposte da due sezioni della Cassazione: per una c’erano le prove, per l’altra non erano sufficienti. Il processo mediatico è il peggior nemico della verità processuale perché spesso accade che le Procure si pieghino alle esigenze dei mass media. Guede non ha parenti in Italia. Chi va a trovarlo? Le sue maestre delle elementari. Trascorre il tempo studiando, si sta per laureare. Gli restano 6 anni da scontare con i benefici uscirà presto. Non abbiamo fatto richiesta.

INCHIESTA BIS Due militari raccontano: “Il maresciallo era agitato”

“Venne e disse: è un casino Cucchi è stato massacrato”


È successo un casino, hanno massacrato di botte un ragazzo”. È quanto avrebbe detto ad alcuni colleghi Roberto Mandolini, nel 2009 sottufficiale dei carabinieri alla stazione di Roma Appia. Il 15 ottobre 2009 compilò il verbale di arresto di Stefano Cucchi, che morì una settimana dopo. Per anni, chi ha sentito queste parole ha taciuto. Fino a due mesi fa quando i due carabinieri della vicina stazione Tor Vergata, hanno rivelato questa circostanza al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e al pm Giovanni Musanò. Nuovi dettagli dell’inchiesta bis sulla morte del giovane, che per la prima volta mette nel mirino i carabinieri, e non gli agenti di polizia penitenziaria. I due nuovi testimoni, indagato dall'avvocato Fabio Anselmo che assiste i Cucchi, sono militari, un uomo e una donna che erano di turno a Tor Vergata quando hanno visto arrivare Mandolini, ora indagato per falsa testimonianza. Secondo quanto riferito dal Tg1 ieri sera, la donna avrebbe detto ai pm: “Durante la mattinata è arrivato un collega, che non conoscevo. Il maresciallo Mandolini, si è presentato così. Era in uno stato agitato e disse, del fatto di Cucchi, che lo avevano massacrato di botte i carabinieri. (...) Disse che dei carabinieri, non facendo nomi, genericamente quelli che io penso abbiano operato l’arresto, non si erano regolati a livello fisico. E l’avevano massacrato e cercavano di scaricarlo”.
La dichiarazione di sei anni fa - Rivelazioni sulle quali la Procura sta lavorando: decine di interrogatori sono stati fatti nei mesi scorsi. Allo stesso modo verranno verificate le parole del collega di Tor Vergata. il militare secondo il Tg1 avrebbe detto ai pm: “Ricordo che arrivò lui con un passo veloce, con una faccia abbastanza tesa e preoccupata. Mi disse: ‘È successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un ragazzo’”. Con Mandolini rischiano altri due carabinieri: Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, ai quali secondo quanto riportato dal Corriere della Sera potrebbe essere contestato il reato di lesioni colpose. I loro nomi erano già noti. Proprio Mandolini li indicò nel 2009, senza muovere accuse, ma dicendo che erano in “un’autovettura civile” che seguiva quella in servizio durante la perquisizione, con esito negativo, a casa della mamma di Cucchi. La deposizione è del 29 ottobre 2009, quando Mandolini viene sentito come persona informata sui fatti nel primo filone dell’inchiesta che si è concluso con l’assoluzione in appello di medici, infermieri e agenti penitenziari. Al pm Vincenzo Barba dice di essere in servizio alla stazione dei carabinieri Appia. E aggiunge: “Cucchi è stato portato dagli operanti Tedesco, Aristodemo e Bazzicalupo intorno a mezzanotte. Non ho ritenuto di provvedere al fotosegnalamento dell’arrestato in quanto si opponeva non risultando affatto collaborativo, ma soprattutto perché era in possesso di due documenti”. Sullo stato di salute del ragazzo dice: “Si presentava in normali condizioni per una persona dichiaratasi tossicodipendente e anoressica e con epilessia. Non presentava particolari segni di sofferenza se non le occhiaie ed un colore del viso olivastro, che collegai evidentemente alle patologie dallo stesso dichiarate”.
“Il cancello di casa forzato dopo la morte” - Poi i dettagli sulla perquisizione: “Cucchi (...) è stato portato a casa per la perquisizione con la nostra auto di servizio, a bordo della quale vi erano Speranza, Nicolardi, Aristodemo e Tedesco, tutti in divisa. La nostra auto era seguita da altra autovettura civile appartenente ad un militare, occupata da D’Alessandro e Di Bernardo, in abiti civili”. Questa novità suscita l’immediata reazione di Ilaria Cucchi: “L’allora ministro della Difesa La Russa disse che i carabinieri non c’entravano nulla. Non si sente in colpa?”. I pm stanno verificando altre circostanze. Come quella che qualcuno abbia forzato dopo la morte di Stefano e secondo quanto riportato da Ilaria Cucchi, il cancello della casa in cui il giovane viveva a Morena (Roma). Sulla morte di un ragazzo si comincia a fare luce solo sei anni dopo.

giovedì 10 settembre 2015

LA POLITICA AGRICOLA COMUNE (PAC) FINANZIA LA MAFIA

Sapevate che TUTTI i terreni sequestrati alla Mafia hanno usufruito di fondi europei?

In parlamento europeo ho parlato del rapporto che c'è tra Mafia, Agricoltura ed Unione Europea. Sembra una relazione strana ma non lo è...
Infatti in Sicilia, i fondi europei per l'agricoltura finiscono dritti nelle tasche della Mafia che con politica e burocrazia compiacenti blocca la possibilità di sviluppo del nostro territorio.
L'agricoltura siciliana, o quella del sud in generale, è in ginocchio, mortificata da una Politica Agricola Comune che sta sradicando i valori e la cultura sostenibile dei veri agricoltori, come se già non bastasse l'#IMUagricola, i semi #OGM della Monsanto e i ridicoli prezzi di mercato pilotati dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Per accaparrarsi i fondi europei la mafia truffa, usa la violenza, intimidisce. 

Lo scenario è di quelli desolanti. Gli agricoltori vengono costretti con la forza a cedere i terreni quando il personaggio "'ntiso" della zona deve portare a termine la truffa.
Molti sindaci, titolari di centinaia di ettari di terreni comunali, come Fabio Venezia primo cittadino di Troina ed ancora Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, sono oggi costretti a vivere sotto scorta perchè si sono opposti a questo tipo di speculazioni.
E' una situazione insostenibile, soprattutto se si considera che tutti i terreni sequestrati alla mafia hanno percepito i fondi della #PAC per il sostegno al reddito.
Voi mi ricorderete che esiste l'obbligatorietà della certificazione antimafia per poter beneficiare del sostegno al reddito agricolo. Esatto. Ma l'obbligatorietà è richiesta per importi superiori ai 150 mila euro annui.
Sapete quanto terreno occorre per percepire 150 mila euro? 300 ettari, 3 kmq. Una superficie che supera di 1/3 quella di tutto il Principato di Monaco.
La commissione Ue, il ministero dell'agricoltura italiano, la magistratura e le forze dell'ordine hanno la soluzione a portata di mano, che poi è sempre la stessa: una banca dati con l'elenco dei beneficiari e l'obbligatorietà della certificazione antimafia per importi superiori al reddito medio degli agricoltori.
Qualcuno mi spiega perchè non la applicano?
p.s. Domani ritorno in Italia per parlare di Fondi Europei e possibilità di sviluppo nella meravigliosa isola di Pantelleria, dove i ragazzi del gruppo locale sono sempre in trincea, per chi si trova su quei paralleli ci venga a trovare (http://pantelleria5stelle.it/eco-sostenibilita-zona-franca…/)



IMMIGRAZIONE, CON IL M5S AL POTERE...

Sotto il cielo d'Europa le cinque stelle del Movimento oggi brillano un po' più luminose. Con il suo discorso al Parlamento europeo, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha accolto (perora solo a parole) molte delle proposte avanzate dai portavoce per affrontare finalmente a livello europeo la gestione dei flussi migratori. La solidarietà è scritta nei Trattati e va applicata.
In Parlamento europeo ci sono buffoni che nascondono con le maschere il loro nulla politico e poi ci sono quelli che - a viso aperto - studiano e lavorano per trovare soluzioni serie e fattibili per risolvere i problemi. L'eccezionale e immenso flusso migratorio che sta mettendo sotto pressione prima l'Italia e adesso tutta l'Europa è un problema umanitario ed economico. Con le mascherate si ottiene qualche flash dei fotografi ma non si risolvono i problemi dei cittadini europei.

LE NUOVE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE
Nel suo discorso Juncker ha proposto una redistribuzione permanente delle quote, ha aperto alla discussione sulla revisione del regolamento di Dublino che impedisce ai rifugiati di muoversi liberamente in Europa, ha accennato alle vie legali di accesso e promesso 1,8 miliardi di euro per dare stabilita e sviluppo ai Paesi del terzo mondo. Infine, Juncker ha detto una cosa sacrosanta: nell'Ue manca l'Europa e manca l'Unione. Quando gli stessi concetti però li sosteneva il Movimento 5 Stelle, ecco che i portavoce erano accusati di essere dei populisti.
Ecco la foto dei portavoce europei e nazionali presenti.



Ma una differenza c'è.

CON IL MOVIMENTO 5 STELLE AL POTERE queste proposte sarebbero già realtà. I portavoce al Parlamento europeo vogliono utilizzare i Trattati per inchiodare gli Stati membri alle proprie responsabilità. Come recita l'articolo 80 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea la mutua solidarietà è un dovere in Europa e non un optional. Da un anno nelle sedi parlamentari, durante le audizioni dei Commissari, in ogni intervento in plenaria, in ogni interrogazione o mozione, i portavoce del M5S Europa hanno avanzato queste proposte senza mai essere ascoltati. Ci voleva la foto di un bimbo cadavere. Vergogna!
1) SUPERARE IL REGOLAMENTO DI DUBLINO, firmato dal governo Lega-Berlusconi, significa non caricare il primo Paese di approdo delle responsabilità legate all'accoglienza e permettere ai profughi di raggiungere direttamente il Paese di destinazione.
2) IL MECCANISMO DI REDISTRIBUZIONE OBBLIGATORIO e permanente delle quote dei richiedenti asilo in tutti i Paesi europei, implica una equa corresponsabilità in casi di massicci flussi migratori, come quello che sta affrontando l'Europa.
3) VIE LEGALI DI ACCESSO all'Unione europea significa evitare i barconi della morte e gli sbarchi quotidiani accogliendo chi scappa da una guerra ed evitando l'immigrazione illegale. Così facendo si taglia il cordone degli affari di scafisti e trafficanti di uomini.

E LE ARMI?
Tuttavia, nonostante queste aperture l'Europa di Juncker arriva in ritardo e in maniera contraddittoria. Il Consiglio europeo previsto il 14 settembre accetterà le nuove proposte avanzate oggi dalla Commissione europea? I Paesi dell'Est smetteranno di essere più egoisti della Merkel? Di quale Europa parliamo? Di quella che tende la mano o di quella che invia i propri caccia per bombardare nuovamente la Siria, come già annunciato da Hollande e Cameron?
L'Italia è da anni saldamente nella top ten dei Paesi produttori di armi del mondo, che vengono vendute ai Paesi in guerra, soprattutto in Africa e nel Medio Oriente. In particolare l'Italia è il primo paese in Europa a vendere armi alla Siria: dal 2001 la Siria ha acquistato in licenza armi nel vecchio continente per 27 milioni e 700mila euro. Di questi, quasi 17 arrivano dal nostro Paese.
CON IL MOVIMENTO 5 STELLE AL POTERE i produttori di armi verrebbero sottoposti ad embargo.

Ascolta e condividi gli interventi in aula dei portavoce Ignazio Corrao e Laura Ferrara


L'ACQUA FUORI DAL TTIP


L'acqua non si tocca. Il Parlamento europeo ha approvato con i voti del Movimento 5 Stelle Europa una relazione sul seguito dell'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto": oltre 1,8 milioni di firme raccolte in tutti gli Stati europei per chiedere che le risorse idriche vengano considerate bene pubblico. L'acqua è un diritto umano e la gestione delle risorse idriche deve restare fuori dalle logiche del mercato interno e dalle liberalizzazioni. Dopo la risposta deludente della Commissione, adesso il Parlamento europeo rilancia ammonendo i burocrati di Bruxelles dal negoziare sulle risorse idriche, nell'ambito del Ttip. Questo capitolo aperto con gli Stati Uniti va dunque stralciato.
Ecco la parte del testo approvato:
"Il Parlamento europeo esorta la Commissione a garantire l'esclusione giuridicamente vincolante dei servizi idrici, igienico-sanitari e concernenti le acque reflue dai negoziati in corso per il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP)".
La natura speciale dei servizi idrici e igienico-sanitari, in termini di produzione, distribuzione e trattamento, dunque viene rispettata e tutelata. Nessuna trattativa è possibile su quello che deve essere un semplice diritto: né sul Ttip, ne sul Ceta, e soprattutto né sull'accordo sugli scambi di servizi.
Questa vittoria non era scontata. Il Partito popolare europeo ha fatto sponda fino all'ultimo a chi voleva trasformare l'acqua in un business. Non sarà così. La volontà dei cittadini è stata rispettata e per la prima volta le Istituzioni europee, tradizionalmente chiuse a riccio e prive di vera rappresentanza democratica, accolgono quanto chiesto dai cittadini. L'iniziativa "Right 2 Water" è un esempio di come dovrebbe funzionare la democrazia in Europa.
All'interno del rapporto approvato ci sono, inoltre, importanti principi riconosciuti, come quello di una quota minima di acqua da garantire a ogni cittadino. Il portavoce del M5S Europa Marco Affronte aveva proposto una quota minima di 50 litri al giorno. Tuttavia, durante la fase dei negoziati i gruppi politici hanno preferito di non esplicitare una soglia minima garantita di acqua: ogni Stato membro dovrà trovare il suo tetto.
In Italia la situazione è allarmante: i distacchi indiscriminati e senza preavviso sono all'ordine del giorno, senza considerare che il prezzo dell'acqua è aumentato del 95,8% negli ultimi anni, ingrassando gli utili delle municipalizzate. In una sola parola, chi gestisce le risorse idriche risponde oggi più a logiche di profitto che a quelle di servizio. Le bollette servono per arricchire solo i soci tramite lauti dividendi. Tutto questo deve finire.
Il Parlamento europeo ha approvato due importanti emendamenti proposti dal Movimento 5 Stelle Europa:
1) l'accesso a un fabbisogno idrico di base dovrebbe essere un diritto umano fondamentale indiscutibile, implicitamente ed esplicitamente sostenuto dal diritto internazionale, dalle dichiarazioni e dalla prassi degli Stati.
2) si invitano i governi, le agenzie umanitarie internazionali, le organizzazioni non governative e le comunità locali ad adoperarsi al fine di assicurare a tutti gli esseri umani un fabbisogno idrico di base e a garantire che l'acqua sia un diritto umano.

In questo video il portavoce Marco Affronte racconta come ha sostenuto al Parlamento europeo il percorso legislativo dell'iniziativa europea "Right2water":

Casamonica, Vespa nei guai fa il martire: “Io come Biagi”

Porta a Porta - In studio arrivano figlia
e nipote del boss Vittorio
Critiche dal Campidoglio e dagli stessi vertici Rai.
Solo parte della destra in difesa




Bruno Vespa non capisce la polemica. È convinto di incarnare lo spirito del servizio pubblico e considera normale la puntata di Porta a Porta di martedì, il commento al funerale del boss Vittorio Casamonica e la riabilitazione in televisione di un clan di Roma. Un’originale espiazione, perché consumata senza ammettere le colpe. Non capisce l’indignazione di Ignazio Marino & C.
Nel mitologico studio con le poltrone bianche, un’enclave di viale Mazzini che va oltre la giurisdizione dell’azienda (Vespa resiste a tutto e tutti), il giornalista ha invitato i parenti di Vittorio, una figlia molto loquace, un nipote con velleità artistiche (pare abbia scritto una canzone), l’avvocato di famiglia e un paio di giornalisti. Vespa sarà andato a dormire sereno. Al risveglio, la sorpresa. Il sindaco Marino furioso. Mezzo Campidoglio in protesta: l’altra metà del Campidoglio, capeggiata da Gianni Alemanno, approva. Il blog di Beppe Grillo: “Servizio pubblico paramafioso”. Una dichiarazione di Matteo Orfini, presidente dem di recente conversione renziana: “Offrire un palcoscenico ai Casamonica è un errore grave”. Vespa non s’è scomposto. Non ha subito replicato. La famiglia Casamonica, riconoscente, ha ringraziato il famoso conduttore. Il mai esaustivo indice d’ascolto l’ha premiato: il funerale tira più di Matteo Renzi, 1,34 milioni di telespettatori (14,7% di share) contro 1,2 del giorno prima, che poi era l’esordio di Porta a Porta, stagione numero 21. Per risolvere la faccenda, che un po’di fastidio avrà creato a Vespa, ma non troppo perché Giancarlo Leone (direttore di Rai1) s’è presto schierato in difesa del collega Bruno, Porta a Porta ha pensato di rimediare con un’intervista all’assessore Alfonso Sabella, magistrato in aspettativa.
In giunta al Campidoglio, Sabella è responsabile legalità e dunque, in questa circostanza, deputato dal sindaco-chirurgo al ripristino di un po’ di legalità sul tema Casamonica. Ottimo. Risolto. Ancora una volta, Vespa l’ha sfangata. Non è proprio così. Perché Vespa, forse, ha trascurato la reazione di Antonio Campo Dall’Orto, il direttore generale di matrice renziana. Il dg non ha interferito durante la gestazione del caso Vespa, ma a un collaboratore ha consegnato il suo giudizio sulla puntata: “Questo non è il servizio pubblico che ho in testa”. Nessun colloquio, nessuna telefonata. Niente.
Allora va rivalutato e riletto, e magari sarà prezioso a Vespa per intendere meglio la questione e soprattutto la dimensione dell’obbrobrio che ha allestito secondo il dg Campo Dall’Orto, il raffinato (e sprezzante) ragionamento di Guelfo Guelfi, catapultato nel consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini per esplicito desiderio di Renzi: “Approfondimenti”. Si chiamano così. Ripassano sul caso e lo espongono. Era così con i plastici, con i corpi, con le violenze sui corpi. D’altra parte Porta a Porta è normalmente in seconda serata. Le fasce protette dormono e le fasce morbose fanno l’indice d’ascolto. Ieri – continua – rientrando a casa saranno state le 11 e mezzo, accendo la tv e c’è l’approfondi - mento sul caso. Meno male il morto era già morto e seppellito, compresi i petali che cadevano dal cielo. La figlia sosteneva: ‘Embè noi facciamo sempre così, maronna mia quanto la fate lunga’, e nemmeno di nascosto, esibendo pendagli, rideva, Vespa si fregava le mani. Ieri ho passato la giornata in Rai a Roma, ci sono così tante cose da fare”. Vespa non accetta obiezioni. Per l’intera giornata ha assistito al dividersi dell’emiciclo parlamentare. Un pezzetto di centrosinistra (non tutto, perché la terza Camera di Rai1 è ambita) l’ha criticato; il blocco di centrodestra l’ha protetto con passione; in particolare Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, insomma quei politici che fanno di Porta a Porta un luogo essenziale per la loro attività. Vespa in cattedra, disarmato, senza l’ormai consueta bacchetta che utilizza per illustrare i suoi grafici, ieri ha spiegato il giornalismo ai telespettatori (anche al dg?) di Rai1: “Credo che il servizio pubblico debba trattare tutto, il problema è di come lo tratta. Io ritengo che noi abbiamo trattato la vicenda come debba essere trattata dal servizio pubblico”. Per Campo Dall’Orto è l’esatto contrario. Ma Vespa non s’è limitato a una snella precisione. No, ha chiamato in causa Enzo Biagi, che non potrà mai ribattere: “Quando Biagi ha intervistato Sindona e Buscetta o quando Santoro ha intervistato Massimo Ciancimino, c’erano forse le vittime? Lasciateci fare il nostro mestiere”. Porta a Porta ha attraversato vent’anni di televisione, undici governi, ha accolto il mendace patto con gli italiani di Berlusconi, ha prodotto plastici in quantità industriale, ha affastellato cronache nere, rosa e gialli di Cogne. Adesso Vespa inciampa, nei Casamonica in tv. Ha la reazione di sempre: nulla mi tange. Stavolta, però, il direttore generale non è d’accordo: “Episodi come questo rendono evidente la necessità di una riflessione sul servizio pubblico”. Sarà solo una riflessione? Un argomento interessante anche per Porta a Porta.

Il reddito di cittadinanza è la bandiera, Di Maio l’erede

Grillo: “Maledetto, sei il leader”
Quasi una incoronazione
Mentre il Senato dice no anche a
calendarizzare le unioni civili


Il Grillo in formato da governo parla poco e piano, si definisce “molto moderato”. Ricorda a tutti che il reddito di cittadinanza è la bandiera dei Cinque Stelle, e quindi diffidare delle imitazioni. Assieme al cofondatore Gianroberto Casaleggio, assicura agli ambasciatori di sette paesi scandinavi che “il M5s non è schiacciato sulla Russia di Putin e non è contro la Nato”. Soprattutto, incorona Luigi Di Maio come il candidato premier che verrà, con una frase che pare uno scherzo e invece può essere il futuro: “Maledetto, sei il leader”.
Beppe Grillo a Roma, in versione già elettorale. L’artista che doveva essere “un po’ stanchino” torna nella Capitale, innanzitutto per rimettere i paletti attorno al reddito di cittadinanza. Il M5S teme di essere scippato del suo tema simbolo, dopo un’estate in cui anche il viceministro all’Economia Enrico Morando ha aperto a un reddito minimo. Sel ha una sua proposta, la minoranza dem anche, e Maurizio Landini ne riparlerà sabato nell’assemblea di Coalizione Sociale, in vista della manifestazione contro la povertà del 17 ottobre, organizzata da Libera.

Così il volto dei 5Stelle riappare per riprendersi lo stendardo. Ne discute a profusione anche a pranzo, quando assieme a Casaleggio incontra gli ambasciatori di sette Paesi del Nord Europa: Lettonia, Finlandia, Svezia, Norvegia, Lituania, Estonia e Danimarca. A organizzare tutto, l’ambasciatore finlandese. A tavola piovono domande sulla natura e il funzionamento del M5s. Grillo racconterà poi: “Pensavano che dicessi parolacce e saltassi sul tavolo, hanno scoperto che sono molto moderato”. Mentre Carlo Sibilia, membro del Direttorio, spiega: “Abbiamo ottimi rapporti con le ambasciate di quei Paesi, studiano il nostro sistema di democrazia diretta. Ma nell’incontro si è parlato molto anche di reddito di cittadinanza, esiste in tutte quelle nazioni”. Dai diplomatici, anche domande sulla Russia, e su quel Putin che il M5s ha spesso difeso. E i diarchi giurano che il M5s non è la sua voce. Ci si alza da tavola. Casaleggio riparte per Milano, Grillo approda in Senato, per la conferenza stampa sul reddito. Ma il pranzo non deve essere stato leggero. Così trascorre mezz’ora in bagno, e ci scherza su, storpiando il finlandese: “Non mangiate silakat suomalaiseen tapaan”. Poi è la conferenza. Il M5S ricorda i numeri del suo reddito di cittadinanza: 14,9 miliardi l’anno per dare 780 euro a 9 milioni di italiani sotto la soglia di povertà, più due miliardi per la revisione dei centri per l’impiego. Di Maio assicura: “I soldi ci sono, si possono trovare 20-30 miliardi dai 130 della spesa per beni e servizi, dove si annidano gli sprechi”. Grillo gli lascia tanti minuti, la scena. E il vicepresidente della Camera sfida Renzi: “Il governo ci dia un segnale entro dicembre, metta il nostro reddito di cittadinanza da 17 miliardi nella legge di stabilità. Sarebbe la legge più bella”. Quindi, votabile. Nel frattempo l’aula del Senato boccia la proposta del M5S di calendarizzare subito il reddito di cittadinanza, fermo in commissione Lavoro da tempo. E dice no anche alla calendarizzazione delle Unioni civili, ormai un guaio per la maggioranza. “Il reddito si può fare anche passando prima per la Camera” rilancia Di Maio. Ma attacca la maggioranza: “Sono immobilizzati”. Grillo se lo culla con gli occhi. Poi si avvicina al microfono: “Sono qui come specchietto per le allodole, sono il meno preparato”. Racconta: “Gli ambasciatori volevano sapere cos’è il M5s, ma come fai a spiegare cos’è il jazz?”. Lancia l’appello: “Siamo pronti, dateci fiducia”. Poi quella frase, ridendo, a Di Maio: “Maledetto, sei il leader”. Il deputato ride anche lui, imbarazzato. Ma consapevole.

Scippo agli esodati, il governo preleva 500 milioni di euro

Ancora guai per la legge Fornero:
Cesare Damiano (Pd) denuncia le manovre del
Tesoro che toglie i fondi stanziati


Sembra la maledizione degli esodati. Dopo il clamoroso errore della legge Fornero la vicenda sembra non avere mai fine. E anche quando una legge aveva incardinato la stabilizzazione di quei lavoratori, rimasti nel 2012 senza lavoro e senza pensione - lavoratori in mobilità, in prosecuzione volontaria, iscritti ai Fondi di solidarietà, in congedo volontario, lavoratori cessati da accordi collettivi e la lista è anche più lunga - i tecnici del ministero delle Finanze intervengono per portarsi via i fondi residui.
A denunciare il caso è il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, il quale svela che “secondo l’interpretazione della legge data dai tecnici del Mef le risorse risparmiate nei programmi di salvaguardie vengono ‘ingoiate’ dalla contabilità nazionale”. Prese dalla Ragioneria e portate in cassa, come si è soliti fare in casi di risparmi accertati. Si tratta di 500 milioni di euro contabilizzati come tali dall’Inps e che il Tesoro si è messo immediatamente in tasca. Il rischio, però, è che la stessa cosa accada, se quell’interpretazione venisse confermata, anche per 800 milioni del 2015, non ancora certificati dal Mef e per un ammontare complessivo di 3,3 miliardi di qui al 2023, data per la quale la legge prevede garanzie di salvaguardia ai cosiddetti esodati. Damiano ricorda lo spirito della legge che ha previsto una “deroga ” alla prassi secondo la quale i risparmi prodotti vanno a finire nella contabilità generale. La particolare condizione degli esodati “con stime eccessive dei costi poi ridimensionate” ha fatto sì che nella legge istitutiva della prima salvaguardia, la legge di Stabilità del 2013 fosse chiarito il concetto: “Qualora in sede di monitoraggio dell'attuazione dei decreti del ministro del lavoro e delle politiche sociali - si legge - vengano accertate eventuali economie rispetto agli oneri programmati a legislazione vigente (...) tali economie sono destinate ad alimentare il fondo di cui al primo periodo del presente comma”. La vicenda si è tradotta immediatamente in un caso politico che Damiano, esponente di quell’area del Pd che sostiene Renzi in modo critico, definisce “molto rilevante”. In serata una nota del Mef ha comunicato che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, “stanno seguendo in prima persona le attività di valutazione delle possibili soluzioni ai problemi più urgenti di specifiche categorie di lavoratori". Le valutazioni “riguardano stime sul numero dei soggetti interessati, sugli oneri per la finanza pubblica nel tempo, le risorse necessarie a finanziare gli eventuali interventi”. Il problema, dunque, è il monitoraggio. Secondo il report “Salvaguardie”, redatto dall’Inps al 31 luglio 2015, su 170.230 salvaguardati previsti nei testi di legge si sono prodotte 114.317 certificazioni e 50.045 domande non accolte. Questo non vuol dire che questi non avessero diritto perché ci sono sempre delle contestazioni possibili. In ogni caso, l’Inps comunica di aver liquidato finora 78.334 pensioni. I risparmi, quindi, ci sono stati e anche consistenti, circa 3 miliardi. Secondo i calcoli della Cgil, basati su comunicazioni Inps, però ci sarebbero almeno 49.500 domande ancora da accogliere senza contare la possibilità di contenzioso con le 50 mila non accolte. Il problema, dunque, è arrivare a una verifica certa, che si svolgerà nei prossimi giorni con la Conferenza di servizio, mentre il Mef ha già reso operativo il “prelievo” innescando la protesta di tutti i sindacati ma anche di Sel e M5S. Oltre agli esodati il governo ha creato un altro problema con la cosiddetta Opzione Donna. Si tratta dei criteri per la pensione di anzianità delle donne: l’uscita a 57 anni con almeno 35 anni di contributi, che prevede il ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo, decorre, secondo il governo, dal 2014 e non dal 2015. L’opzione consiste in una riduzione dell’importo dell’assegno del 25-30 per cento. Un altro scippo.

Sistema Sesto - L’ex tesoriere dei Ds fa disertare l’aula, addio parte civile nel processo

Penati, i dem rinunciano al risarcimento



I Ds escono dal processo sul sistema Sesto che vede tra gli imputati l'ex presidente della Provincia, Filippo Penati, già capo della segreteria politica dell'ex segretario Pier Luigi Bersani. I democratici si erano costituiti parte civile sin dall'inizio del dibattimento, ma ieri i loro legali hanno disertato l'aula facendo così decadere la possibilità di presentare la richiesta dei danni. Una decisione che ha colto di sorpresa lo stesso Penati, contattato telefonicamente dopo l'udienza. “L'avvocato Gianluca Luongo (legale dei Ds, ndr) fino a oggi era sempre stato presente, non ero al corrente di questa loro volontà”. Luongo ha poi spiegato di aver raggiunto la decisione con Ugo Sposetti, il legale rappresentante dei Ds ed ex tesoriere. Il motivo? “Riteniamo che non ci siano gli estremi per chiedere a Penati e ai suoi coimputati il risarcimento dei danni. Se però ci sarà una pronuncia di responsabilità da parte del Tribunale di Monza, valuteremo eventuali azioni in sede civile”. Rimangono invece le richieste delle altre parti coinvolte. Ieri, infatti, dopo aver dato voce ai rappresentanti legali della Provincia di Milano, del Comune di Sesto San Giovanni e della società Serravalle – che hanno chiesto danni per oltre 31 milioni di euro – il presidente del Tribunale, Giuseppe Airò, si è rivolto a Luongo scoprendo così che non era presente in aula. Sposetti, contattato telefonicamente, non ha voluto commentare la decisione. Per Penati sono stati chiesti quattro anni di carcere, due anni e sei mesi per Renato Sarno (l'architetto ritenuto il gestore delle tangenti per l'ex sindaco di Sesto) e per l'ex manager del gruppo Gavio, Bruno Binasco. Condanne minori per l'ex segretario di Palazzo Isimbardi, Antonino Princiotta; per gli imprenditori Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini. Il pm di Monza Franca Macchia ha invece chiesto l'assoluzione per Giordano Vimercati, ex capo gabinetto di Penati e fratello del parlamentare del Pd Luigi Vimercati. La posizione di Vimercati fa spingere Penati a dirsi “estrema - mente fiducioso dell'esito del processo”. “Io – ha spiegato – non ho mai commesso atti contrari ai miei doveri di ufficio e i riscontri finora effettuati hanno confermato il mio buon operato, non a caso per me e Giordano (Vimercati, ndr) era stato chiesto inizialmente l'arresto ma siamo arrivati alla richiesta della sua assoluzione: sono estremamente fiducioso”. Le accuse a suo carico, formulate ormai tre anni fa, sono di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti. Il grande accusatore di Penati era il costruttore Pasini che dichiarò ai pm di Monza di essere stato vittima di soprusi da parte degli amministratori locali di Sesto fin dal 2000. Nel corso della requisitoria in aula lo scorso 7 luglio il pm avrebbe quantificato le tangenti in 3,5 milioni di euro. Poi ci sono i “soldi ” ricevuti dallo stesso Penati attraverso la sua fondazione Fare Metropoli. Appena 50 mila euro su cui però la Guardia di Finanza ha individuato gli estremi per far accusare l’ex presidente della Provincia dai magistrati di finanziamento illecito ai partiti. La prossima udienza è stata fissata per il 15 novembre.