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11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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lunedì 21 marzo 2016

LA CORSA AL CAMPIDOGLIO Meloni: “Mai stata fascista, Berlusconi abbandoni Bertolaso”

Spero che Berlusconi ci ripensi su Bertolaso. Sarebbe sbagliato il contrario. La posta in gioco è troppo alta”. Parole di Giorgia Meloni, candidata a sindaco di Roma di Fratelli d’Italia e della Lega di Matteo Salvini, a “In 1/2 ora”, la trasmissione di Rai 3 condotta da Lucia Annunziata. “Io spero di recuperare anche Forza Italia –ha detto l’ex ministra –poi io la invito a guardare i sondaggi che parlano di una partita a tre tra me, Giachetti e Raggi”. Sull’ex capo della Protezione civile, Meloni ha aggiunto: “Credo che in cuor suo Berlusconi si renda conto che io sono un candidato più forte di Bertolaso. Lui ha un curriculum straordinario ma che si può applicare solo se riuscisse ad arrivare a fare il sindaco. Invece Bertolaso con i romani ha un problema di empatia. E comunque non era un candidato unitario, la Lega su di lui non ci sarebbe stata”. La Meloni ha negato un eventuale appoggio al ballottaggio alla candidata dei 5 Stelle, Virginia Raggi. Infine ha parlato delle sue origini politiche: “Non ho bisogno di definirmi con qualcosa del secolo scorso, io sono italiana. Sono nata nel 1977, quindi non sono mai stata fascista. Quando guardo piazza Venezia non penso al duce ma agli automobilisti che inorridiscono per le buche”.
Il Fatto Quotidiano – 21 marzo 2016 – pag. 3

martedì 15 marzo 2016

“C’è un Paese ancora misogino Ma io non voglio quote rosa”

Le frasi contro Patrizia Bedori e Giorgia Meloni confermano che c’è ancora molto da fare contro la misoginia. Ma io faccio parte di un movimento che in tante città ha candidato delle donne: se non poni ostacoli alla partecipazione, la rappresentanza femminile trova il suo giusto spazio. E allora non c’è neppure bisogno delle quote rosa”. Chiara Appendino, 31 anni, dal 19 gennaio scorso mamma di Sara, è la candidata sindaco a Torino dei Cinque Stelle. Bocconiana, ex imprenditrice, bella.
L’ormai ex candidata del M5s a Milano, Patrizia Bedori, si è ritirata “per la troppa pressione”. Ma in un post su Facebook se la prende anche con alcuni del Movimento: “Avete usato termini come casalinga e disoccupata per offendermi, per darmi della sfigata”.
Ho letto, mi ha colpito molto. Chi le ha rivolto certe offese va assolutamente condannato.
Le hanno dato anche della “brutta e grassa”. E la Bedori lo dice chiaro, se non sei bella paghi dazio. È d’accordo?
Purtroppo ormai l’aspetto conta in politica, sia per gli uomini che per le donne: viviamo in una società mediatica. Ma non dovrebbe accadere. Cosa c’entra la bellezza con la capacità di amministrare?
Ha parlato in queste settimane con la Bedori? Le aveva confidato questi problemi?
Ci siamo sentite solo via telefono, su temi di programma. Non mi aveva mai parlato di questi fatti, non ci sarebbe stato tempo e modo. Mi dispiace molto per quanto le è accaduto, ma con questo sfogo Patrizia ha dimostrato la sua sincerità, la sua qualità umana: spero che la metta a frutto per la comunità, anche in futuro.
Lei è una bella donna. Il suo aspetto l’ha aiutata?
No, io sono stata scelta sul territorio per il lavoro fatto in questi anni. E non valuto le persone in base al loro aspetto.
Guido Bertolaso ha invitato Giorgia Meloni a non candidarsi “perché deve fare la mamma”.
C’è una parte del Paese ancora convinta che una donna debba scegliere tra lavoro e famiglia. Un modo di pensare vecchio.
Anche lei è madre da poche settimane. A novembre, quando è stata scelta da 250 grandi elettori del M5s a Torino, non le hanno posto il problema?
Mi hanno solo chiesto se me la sentivo di candidarmi. Non volevano costringermi, caricarmi di un peso. E io ho risposto che me la sentivo. Del resto sono stata fortunata: ho avuto una gravidanza serena, la mia famiglia mi ha aiutata, ho una sicurezza economica. E poi, guardi, tante mamme lavorano, magari svolgendo professioni usuranti. Perché non lo dovrebbe fare una donna impegnata in politica?
L’Italia è un paese misogino?
C’è ancora molto da fare. Un rapporto di Open Polis appena uscito dimostra come siano ancora poche le donne che ricoprono ruoli apicali in politica o nella pubblica amministrazione. E poi le retribuzioni femminili sono mediamente più basse. La vera parità è ancora lontana.
Anche nel M5s? Lo sfogo della Bedori può essere una spia.
No. A queste Comunali il Movimento ha tante donne candidate come sindaco, in grandi città. E poi la mia storia racconta che non esiste discriminazione: nel 2011 nel Consiglio comunale di Torino siamo entrati io e un collega, e nelle circoscrizioni municipali il M5s è rappresentato per il 40 per cento da donne.
Però il problema generale esiste. Come si rimedia, magari con le quote rosa?
Non le amo. Se la partecipazione è libera, come nel Movimento, non penso siano necessarie. Devono essere uno strumento limite, magari da imporre per certi consigli di amministrazione.
Lei ha varato una sorta di bando per scegliere la giunta, prima del voto. Quante donne si sono proposte?
In un mese sono arrivati 250 curricula, quasi la metà da donne.
E in giunta quante saranno?
La mia intenzione è garantire la piena parità di genere, metà e metà. Ora posso salutarla? Vado a vedere se la bimba dorme.
Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – 15 marzo 2016 – pag. 3

martedì 20 ottobre 2015

Meloni e 5 stelle si giocano Roma

Sondaggio Datamedia per Il Tempo.
La leader di FdI prima nella corsa a sindaco.
M5S la lista preferita ma Marino è terzo 


Mancano sette mesi alle elezioni per scegliere il nuovo inquilino di Palazzo Senatorio dopo le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma. I papabili candidati mantengono un profilo basso, ma le intenzioni di voto degli elettori appaiono già abbastanza chiare. Il sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche per Il Tempo fornisce già due indicazioni precise: Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è la preferita dei romani per indossare la fascia tricolore (26,4%), mentre il Movimento 5 Stelle è la lista politica destinata a far man bassa di consensi (32,4%). Un voto disgiunto che fa capire quanto sia aperta la corsa al Campidoglio.
In questo intricato scenario si inseriscono gli altri attori in campo, uno su tutti l’imprenditore outsider Alfio Marchini, ancora in attesa di capire quali forze politiche saranno disponibili a sostenere la sua candidatura. Ma andiamo a vedere, nel dettaglio, cosa dice il sondaggio. Per quanto riguarda le liste, al primo posto, come detto, c’è il M5S che prenderebbe 20 punti percentuali in più del 2013. Un’occasione d’oro favorita dall’harakiri Marino-Pd. Secondo c’è proprio il Partito democratico, distaccato però di dieci punti (22,2%). La lista FdI-An, con l’8,1%, otterrebbe meno consensi della sua ipotetica candidata sindaco Meloni ma, al tempo stesso, toglierebbe voti importanti a Forza Italia (9,4%, nel 2013 il Pdl prese il 19,2%). La lista Marchini, invece, si attesterebbe a quota 7% (-0,4% rispetto alla scorsa tornata elettorale) anche se in altre rivelazioni la percentuale cresce. Segue la lista Marino col 4,5%. Decisivi saranno, infine, i voti della lista Noi Con Salvini (5,2%) e di Sel (6,7%).
Nelle elezioni comunali, però, fondamentali sono i voti che sono in grado di racimolare i candidati sindaco. Ed è questa la battaglia decisiva. Al secondo posto, dietro la Meloni, c’è il grillino Alessandro Di Battista (21,5%), il quale da mesi ripete di non avere alcuna intenzione di scendere in campo (al suo posto il Movimento potrebbe puntare su Virginia Raggi, avvocato e consigliera capitolina). Sul gradino più basso del podio c’è Ignazio Marino. Già, proprio lui, il sindaco dimissionario che con il 16,7% dei consensi potrebbe giocare un brutto scherzo al Pd, il partito che fino all’altro giorno lo ha sostenuto con malavoglia. Seguono Alfio Marchini (10%), il deputato dem Roberto Giachetti (4,8%) e il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone (3,8%). Questi sono i numeri su cui si confronteranno le forze politiche nelle prossime settimane. Il centrosinistra ha ancora le idee confuse, anche se il premier Renzi ha assicurato che la scelta del candidato passerà dalle primarie. Il prefetto Gabrielli, figura caldeggiata da molti, proprio ieri ha spiegato le sue intenzioni: «Se mi dovessi candidare sputatemi in faccia». Quindi, chi resta? Oltre a Giachetti, i nomi che circolano sono quelli del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia e l’attuale assessore capitolino alla legalità ed ex magistrato Alfonso Sabella. Anche il centrodestra è lontano dal trovare la quadra. La Meloni - che finora ha sempre frenato sull’ipotesi di una sua candidatura - è spinta da FdI, dal leader de La Destra Francesco Storace e potrebbe ottenere l’appoggio del salviniani. Il problema è che è invisa ad una parte di Forza Italia e, soprattutto, a Ncd. Berlusconi e il partito di Alfano, infatti, starebbero lavorando a portare dalla loro parte Marchini, che non dispiace ad un’ampia fetta del Pd e del mondo cattolico. Proprio lui, l’imprenditore romano che vuole arruolare i «300 romani migliori». Alfio, però, non ha ancora scelto, consapevole del fatto che attorno alla sua figura potrebbero convergere tutti i moderati.