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DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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giovedì 24 settembre 2015

TALK SHOW - Processo dem a Raitre: ora tocca anche a Iacona

Il direttore Vianello in Vigilanza.L’accusa: “Troppi grillini in tv, non solo a Ballarò”


Un avviso ai naviganti. Un (metaforico) cartello, per ricordare a viale Mazzini che a comandare è il loro Matteo: quindi, che si diano tutti una regolata. In un pomeriggio romano, la pattuglia del Pd in commissione di Vigilanza Rai cinge d’assedio il direttore di Raitre Andrea Vianello. Lo colma di domande e snocciola l’elenco delle trasmissioni fuori linea: da Ballarò che nelle prime due puntate ha ospitato per due interviste i Cinque Stelle Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, a Presadiretta che domenica scorsa si era permessa di raccontare (anche) i difetti del Jobs Act.
L’avevano già convocato martedì, Vianello, arrabbiati per il troppo spazio concesso a M5s nel programma di Massimo Giannini. E il direttore aveva spiegato che la crisi dei talk show c’è, è vero, ma che il rapporto rendimento-prezzo rimane ottimo (“costano poco”). Poche ore prima il premier aveva scomunicato (certi) programmi. “Ormai i talk show del martedì fanno meno ascolti della replica di Rambo” aveva arringato Renzi durante la direzione dem, lunedì. Ieri, domande e sopraccigli alzati dei suoi parlamentari per Vianello. O imputato? “Nessun processo, è stato un confronto, Ballarò andrà avanti” scandisce lui dopo il corpo a corpo. Ma è stata lunga. Con tanto di antipasto, perché in mattinata il giornalista si becca anche la rampogna del M5s, dal blog di Grillo. “Il Pd lo avverte, e Ballarò ci censura: martedì ha mandato in onda un servizio su una manifestazione contro la Banca popolare di Vicenza, ma non ha detto che l’avevamo organizzata noi” scrive il capogruppo 5Stelle in Veneto, Jacopo Berti. Insomma, è guerra di sospetti e pressioni incrociate. Alle 14.20 si parte in commissione, con il presidente della Vigilanza Roberto Fico (M5s) a dirigere i lavori. Il primo a parlare è il primo che si era lamentato. Ossia Maurizio Gasparri, irritato con Presa diretta: “Hanno parlato con tanti dei nostri circoli del Lazio, ma il pezzo non aveva le loro voci, conteneva solo aspetti negativi”. Segue massaggio a Giannini: “Perché avete preso come conduttore di Ballarò un esterno? E quanto ci costa?”.
Ma i protagonisti sono quelli del Pd. Tutti premettono che “per carità, nessuna voglia di censurare”. Ma tutti picchiano duro. Raffaele Ranucci inizia: “Lei Vianello fa innovazione, ma qualità e ascolti talvolta non coincidono ”. Sale: “Perché non avete spostato Ballarò in un giorno diverso dal martedì?”. Quindi cita il Processo del Lunedì: “È un format che non funziona”. Maurizio Rossi, ex montiano, ora gruppo misto, si frappone: “Sono allibito dall’attacco del Pd alla Rai, la battuta su Rambo pare un avvertimento”. Il dem Vinicio Peluffo ha toni curiali, ma va di clava: “A Ballarò c’è stato un trattamento asimmetrico con le interviste ai 5Stelle, loro dettano le condizioni per intervenire ma vanno trattati come gli altri”. Poi il bigliettino per Presa diretta: “L’ho sempre difesa, ma è possibile interloquire meglio. Sul Jobs Act diversi precari non la pensano nel modo rappresentato”. Il fu rutelliano Michele Anzaldi prima dà la colpa a Gasparri (“L’ha chiesta lui la convocazione”), poi si lamenta: “Ho dubbi sul pluralismo di Ballarò. Martedì ci sono state tre interviste di fila, per avere un’opinione diversa (quale, e diversa da chi? ndr) abbiamo dovuto attendere le 21.07. E gli ascolti non sono un granché”. A difesa, le opposizioni. Alberto Airola (M5s): “Questa è una sceneggiata, non ammettete che qualcuno racconti la realtà. E sulla rete comunque domina il Pd”. Nicola Fratoianni (Sel): “Non stiamo discutendo dei talk show ma delle affinità tra i programmi e i partiti. Ed è grave che tutto questo parta dal governo”. Per conto suo, il forzista Renato Brunetta: “Due anni fa noi ci lamentavano dello squilibrio nei programmi Rai con la sinistra, ora a lagnarsi è il Pd. È una nemesi”. Segue un suo pallino: “Serve trasparenza sui compensi Rai”. Fico è breve: “Il pluralismo di un programma non si valuta in due puntate, dobbiamo basarci sui dati trimestrali dell’Agcom e rispettare la libera informazione”. Quindi, Vianello: “Le interviste ai 5Stelle? Non sono necessariamente un favore, dovevamo discutere della leadership nel M5s. Spostare la trasmissione dal martedì? Non ci facciamo condizionare dalla concorrenza (Dimartedì, ndr). Le regole e i controlli sulle presenze dei partiti ci sono, non ci servono sovraregole. Conta la qualità e non la quantità delle presenze, l’ha detto anche il Consiglio di Stato ”. Finito. Vianello corre verso l’uscita. Ma si aspettava tutto questo? “L’ho detto anche in sala, sono stupito”. Se ne va. Consapevole.

sabato 19 settembre 2015

Il presidente della Vigilanza sulla Rai: “Mediaset, Sky e viale Mazzini danno spazio solo a Renzi e Berlusconi, noi facciamo paura”

“I tg oscurano il M5S, servono nuove leggi sull’informazione”


Il Movimento è stato cancellato da Mediaset e ridotto al minimo sui tg Rai. I membri dell’Agcom devono dimettersi, ma è tutto il sistema che va cambiato: stanno uccidendo il diritto all’informazione”. Roberto Fico, deputato del M5s e presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, spiega così la protesta dei 5Stelle, che ieri hanno presentato tre esposti al garante per le comunicazioni “per la mancanza di pluralismo televisivo nelle testate Rai, Mediaset e Sky”.

Vi sentite boicottati?
I numeri di Open tg, il nostro sito che diffonde i dati dell’Agcom, sono chiarissimi. A giugno e luglio, il Movimento ha avuto solo il 3 per cento del tempo sul Tg4e addirittura nulla su Studio Aperto (Italia Uno), a fronte dell’oltre 70 per cento per Forza Italia. Sul Tg1 non va molto meglio: in luglio ci hanno dato solo l’8 per cento dello spazio, mentre al governo è stato riservato il 40 e il Pd ha avuto il 20. Maggioranza e governo traboccano anche su Sky, con oltre il 70 per cento. Noi quasi non esistiamo.
Perché?
Siamo stati oscurati nel momento in cui il messaggio del Movimento è stato recepito in modo più profondo dai cittadini. Facciamo paura. Ma non sarà qualche tg a fermarci.
Però vi lamentate
In gioco ci sono gli spazi democratici, e l’Agcom non ha fatto nulla. Eppure ha i poteri per intervenire, con multe salate e obbligando i canali a riequilibrare. Ma è rimasta ferma, soprattutto di fronte alla scandalosa situazione su Mediaset. Forse dipende dal fatto che tra i suo membri c’è il forzista Antonio Martusciello?
Conflitto di interesse?
Se il controllore viene lottizzato dal controllato, il sistema salta.
E quindi?
Credo che i consiglieri dell’Agcom debbano dimettersi. Ma il dato principale è che bisogna cambiare le norme. Attualmente il Consiglio viene nominato da governo e Camere, cioè dai partiti. Questo legame va reciso, e per farlo presenteremo un ddl, da qui a un mese.
Basterà?
No, e infatti lavoriamo a una legge più complessiva, per la tutela del pluralismo nelle tv. Metteremo alcuni paletti, tutelando sempre la libertà di informazione.
Esiste una legge sulla par condicio
È una legge del 2000, ormai medioevale, basata solo sul concetto di tempo di parola e non sulla qualità. Il Tar ha detto che bisogna tenere conto anche di come viene trattata la notizia, del tipo di domande e di inquadrature. Ci vuole un giusto connubio tra durata e qualità dei servizi.
Ne ha parlato con la presidente Maggioni e il dg Campo Dall’Orto?
No, ma presto riceveranno una mia interrogazione sugli spazi nei tg. È un tema che tocca anche altre forze politiche, ed è mio dovere difenderle come presidente della Vigilanza. Va rispettato un equilibrio che è alla base di una democrazia sana, perché è un interesse che riguarda tutti.
Il Pd protesta per le interviste a Di Maio e Di Battista a Ballarò . E ha spinto per la convocazione in Vigilanza del direttore di Rai3 Vianello.
Non c’è stata alcuna violazione. Martedì discuteremo con lui dei talk show, non ci saranno processi.
Le nuove nomine per i tg non arrivano
Non conosco i tempi. Ma su queste poltrone sono in corso scontri sotterranei, durissimi.
Saranno merce di scambio nelle trattative sul Senato?
La situazione politica influisce sempre sulla Rai.
Il M5s si è appellato più volte al presidente della Repubblica Mattarella perché fermi la riforma
Ci aspettiamo un suo cenno. Però non ha detto nulla sulla forzatura di pochi giorni fa, quando hanno portato il testo direttamente dalla commissione in aula. Ormai è difficile che faccia qualcosa.
Perché non interviene?
Non vuole lo scioglimento delle Camere, e teme che saltando la riforma salti anche il governo. Ma così si sacrifica la Costituzione.


VIDEO della conferenza stampa di Roberto FIGO

venerdì 18 settembre 2015

Italia senza informazione: Italia senza democrazia

L’Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa, realizzata come ogni anno da Reporter senza frontiere, si trova al 73esimo posto, tra la Moldavia e il Nicaragua, 24 posizioni in meno rispetto all’anno precedente. Senza informazione non ci può essere democrazia.

intervento di Roberto Fico

"Che fine ha fatto il pluralismo politico nel nostro Paese?

I dati di Open Tg da giugno ad agosto sono allarmanti [da oggi, potete consultarli qui]. Rispetto all'ultimo trimestre analizzato prima della pausa estiva, la situazione non accenna a migliorare.






VIDEO Roberto Fico presenta Open Tg

Nei notiziari Mediaset è precluso il diritto di ogni cittadino ad essere informato, dal momento che alcune forze politiche sono state letteralmente cancellate (al Movimento, per citare un esempio, è stato attribuito il 3% e lo 0% nei mesi di giugno e luglio, rispettivamente da parte del Tg4 e di Studio Aperto), mentre Forza Italia raggiunge livelli di presenza inconcepibili sfiorando anche il 71%. Soltanto il Tg5 tende a salvaguardare un equilibrio, ma esclusivamente tra Pd e Forza Italia.
Negativa la situazione del servizio pubblico, dove, al di là della disparità di trattamento tra le forze politiche, è il dato del Governo ad allarmare (40% a luglio nel Tg1, 47% a giugno su Rainews).
Anche il TgLa7, nonostante un certo riequilibrio a giugno e a luglio, mostra nel complesso uno schiacciamento sulle forze politiche della maggioranza e sul Governo; lo stesso che caratterizza, senza soluzione di continuità, SkyTg24.
Siamo consapevoli che il pluralismo politico nell'informazione non può esprimersi attraverso dei numeri, perché informare significa riportare alla collettività la realtà dei fatti con la massima obiettività e imparzialità. Ma è altrettanto vero che, se le percentuali sono sempre le stesse, se determinate forze politiche sono sistematicamente cancellate o sottorappresentate nei telegiornali, nonostante l’intensa attività profusa dentro e fuori dal Parlamento, ciò significa che l’informazione non è sana, significa che esiste una precisa volontà di tutelare gli interessi della maggioranza e del Governo di turno. E così muore la funzione critica, di "contropotere", che il sistema dell’informazione è chiamato a svolgere in un Paese democratico.

Rispetto alla Rai, noi auspichiamo che i nuovi vertici diano immediatamente un segno della loro volontà di invertire la rotta anche, e soprattutto, in questo ambito. Per il servizio pubblico è l’ultima chiamata."

Grillo: “Vogliono farci fuori dalla Rai”. Editto Pd anti-Giannini



Il regime è agli sgoccioli e mostra il suo vero volto: il M5S deve essere censurato dalla Rai per ordine del Pd”: a denunciarlo, su Facebook, è Beppe Grillo. “Il Pd vuole bandire il M5S dalle televisioni. Dopo l’intervista di Giannini a Di Battista durante Ballarò di martedì scorso, il Pd ha intimato a Vianello, direttore di Rai3, di presentarsi in Vigilanza”. È veemente la reazione di Grillo alle critiche sollevate in Commissione di Vigilanza da esponenti del Pd per la scelta di Massimo Giannini di intervistare nella mezz’ora iniziale delle prime due puntate di Ballarò due rappresentanti dei 5stelle: prima Luigi Di Maio, poi Alessandro Di Battista. In effetti nell’ufficio di presidenza si è deciso all’unanimità di convocare il direttore di Rai3 dopo le proteste sollevate in una lettera da Maurizio Gasparri, che contestava la puntata di Presadiretta di domenica scorsa, ritenuta ostile nei confronti di FI. Il capogruppo Pd nella bicamerale, Vinicio Peluffo, ha precisato che “il tema dell’audizione non sarà un episodio specifico bensì quello generale delle modalità dell’approfondimento nel talk”. “Il capo di M5S - ha aggiunto Peluffo – strepita e si lagna per difendere gli ingiustificati vantaggi televisivi che gli sono stati regalati nelle ultime settimane. Il post sul suo blog nasconde la voglia matta di continuare a poter competere in tv ad armi impari”. In Viale Mazzini - secondo quanto riporta Dagospia - il consigliere Rai, Guelfo Guelfi, di giro renziano, avrebbe manifestato disappunto nei confronti di Giannini che sarebbe finito “nell’editto toscano“. Qualche anno fa il suo predecessore Floris fece un’intervista scomoda a Renzi. E, dopo un po’, lasciò la Rai per La7.

venerdì 7 agosto 2015

SERVIZIO PUBBLICO


“Voglio essere giudicato per il mio curriculum. Il principio della trasparenza è fondamentale”. Parola di Carlo Freccero, neo consigliere di amministrazione della Rai votato dai parlamentari del  Movimento 5 Stelle in commissione di Vigilanza. Un curriculum che parla da sé. Trent'anni di televisione alle spalle, in Italia e all'estero, nella TV pubblica e privata.
Idee politiche chiare ma netta indipendenza da tutti i partiti. Freccero è stato votato dai portavoce 5stelle, ma nessun filo lo ha legato, né lo legherà, mai al M5S. Un profilo competente che non farà né il curatore fallimentare per alimentare conflitti d’interesse né il portatore di interessi di partito. Sì perché i consiglieri scelti da PD e Forza Italia ricalcano esattamente queste caratteristiche: c’è l’uomo
che ha curato la prima campagna elettorale di Renzi, e poi altre 18 campagne sempre a sinistra; c’è l’assistente di un senatore PD; c’è il giornalista che pochi mesi fa lanciava una lista di appoggio a Caldoro come presidente della Campania; c’è l’ex capo ufficio stampa dell’Udc; c’è l’ex presidente
del sindacato dei giornalisti che ha battagliato contro i precari e c’è un ex deputato di Forza Italia. Uno dei peggiori consigli di amministrazione di sempre (Freccero a parte), che non risponde nemmeno ai requisiti formali della stessa Gasparri. La legge che definisce quelle che dovrebbero essere le caratteristiche dei consiglieri: “persone – recita la legge – di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza, che si siano distinte in attività economiche,
scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali”.
La bulimia lottizzatrice del Nazareno scavalca a piè pari ogni regola.

giovedì 6 agosto 2015

Rita BORIONI, la consigliera della Rai che non conosce Sky, Netflix e neppure il digitale terrestre.

dalla Redazione di Tze Tze


"C'è chi l'ha bollata come "quota D'Alema", c'è chi l'ha additata come incarnazione della lottizzazione, c'è chi stupito si chiedeva chi diavolo fosse. Lei è Rita Borioni, storica dell'arte nonché volto noto di RedTv (la tv di Baffino, appunto), classe 1965 e un futuro tutto da vivere ai vertici di Viale Mazzini. Già, ma che c'entra la Borioni con la Rai, esclusa la sua prossimità alla politica? Poco e nulla, dicono i maligni. Ma dopo l'intervista rilasciata dalla signora Rita a Il Messaggero, forse anche i meno maligni si presteranno a taglienti considerazioni. Già, perché all'angolo, la Borioni, ci si è messa da sola. Alla prima domanda le chiedono quale strategia utilizzerà per battere Sky. Lei risponde così: "Sky?". Dunque le spiegano che cosa sia, questo misterioso "Sky", e Borioni fa spallucce: "Io non ce l'ho. Non ho la parabola. Ha anche un costo l'abbonamento a Sky" (per inciso anche la Rai, nostro malgrado, ha un costo: chissà se ne è mai stata informata). 
Digitale terrestre...?! - La consigliera d'amministrazione, dunque, non vede l'emittente di Rupert Murdoch, che in Italia non gioca un ruolo esattamente marginale. O meglio, "ogni tanto mi capita (di vedere Sky, ndr). Per esempio a casa di mio fratello. Comunque - promette baldanzosa - ora l'abbonamento lo farò". Giura impegno, la Borioni, e chi legge le sue parole un poco si tranquillizza. Peccato però che già alla successiva domanda faccia piombare nuovamente il lettorato in un abisso di dubbi e sconcerto. Le chiedono che cosa sia il digitale terrestre. Ovviamente non lo sa, e dribbla la questione affermando che "io mi occupo di cultura". È in crisi, la Borioni, e l'intervistatore infierisce chiedendole retoricamente se, per caso, anche il digitale terrestre può essere considerato cultura. "Tutt'altro - riprende la consigliora -. Volevo dire che la cultura da cui provengo io e le nuove tecnologie sono due cose vicine e che possono stare insieme". E gli abissi di dubbi e sconcerto si fanno sempre più profondi". 

E' proprio vero. L'uomo (in questo caso... La donna) giusto al posto giusto.... Praticamente: "Io ti metto li e tu fai quello che io ti dico di fare. Senza ma e senza se".

MAGGIONI: DAL BILDEBERG ALLA PRESIDENZA RAI, ECCO CHI FA CARRIERA IN ITALIA!


Cerchiamo di vederci chiaro, il 30 maggio 2014 Carlo Sibilia scriveva sul Blog di Beppe Grillo: “Ho appena finito di leggere tutto il resoconto della riunione del pericoloso gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle in prima pagina su tutti i giornali italiani. Ringrazio questi fantastici giornalisti italiani che mi danno delle informazioni così dettagliate. Se fossi stato presente credo avrei sentito meno di ciò che c’era scritto. Non ero in riunione perché stavo cercando di portare la nostra proposta al meeting del Club Bilderberg qui a Copenaghen. Una proposta contro il conflitto d’interessi, l’ingerenza delle lobby sulla politica, la prevalenza degli interessi dei banchieri e della finanza su quelli dei cittadini. Ma mi rendo conto che è più interessante il nostro meeting che quello dei 120-150 uomini più influenti del pianeta qui al Marriott della capitale danese. Stasera abbiamo provato con tutti i modi leciti e democratici a consegnare il nostro scritto. Ho anche interpellato la stampa italiana presente qui al meeting Bilderberg, presente non per raccontare qualcosa a noi cittadini sia chiaro (quindi a fare il loro lavoro), ma come meritevoli invitati ovviamente. Ho contattato telefonicamente Monica Maggioni di RaiNews che abbiamo visto anche entrare con una bella auto blu oltre le transenne e il cordone di sicurezza. Non mi ha risposto. Chissà perché. Eppure i giornalisti ci cercano in lungo e il largo per raccogliere commenti sulla fondamentale “autocritica”. Così le ho inviato un sms che riporto qui sotto. Mi rendo conto che è da pazzi complottisti continuare a parlare di conflitto d’interessi, strategia della tensione, di riunioni tra membri del governo, banchieri e capitani delle più grandi multinazionali del mondo (protetti anche dai cecchini che presidiavano adeguatamente il tetto del luogo dell’incontro)…meglio infatti focalizzare sulle riunioni di quei pericolosi sfascisti del Movimento 5 Stelle. Meglio fare le pulci a loro invece di chi decide le cose veramente. E, vi prego, ignorate adeguatamente questo post. Anzi, questo messaggio non esiste”.
Mentre Roberto Fico precisava in data 15 giugno 2014:” Ecco il quesito che ho inviato alla Rai sulla partecipazione della direttrice di Rai News 24 all’ultimo meeting del Club Bilderberg che si è svolto a Copenaghen dal 29 maggio al 1 giugno. Monica Maggioni figura tra gli invitati alla riunione a cui annualmente prendono parte circa 150 tra le personalità più influenti del pianeta: politici, banchieri, vertici di multinazionali, imprenditori. Le riunioni del Bilderberg sono chiuse al pubblico e alla stampa. Non è possibile conoscere contenuto e finalità degli incontri ad eccezione di un sintetica lista di argomenti pubblicata sul sito dopo la chiusura della conferenza. Non si hanno notizie precise delle finalità perseguite o delle conclusioni raggiunte. La partecipazione della direttrice di Rai News a un meeting con queste caratteristiche è suscettibile di condizionare l’esercizio libero e critico dell’attività giornalistica e di minare il rapporto di fiducia che si instaura tra il responsabile di uno dei canali di informazione della tv pubblica e i cittadini. In tantissimi mi hanno infatti scritto segnalandomi, preoccupati, la vicenda. La Rai dovrà rispondere entro 15 giorni all’interrogazione e in caso di risposta incompleta richiederemo senza dubbio ulteriori dettagli”
In questo video Salvo Mandarà ha il coraggio di alzarsi in piedi in diretta tv, afferrare il microfono e urlare quello che in tanti avrebbero potuto/dovuto fare: “La Maggioni che cazzo è andata a fare al Bildeberg?”

sabato 1 agosto 2015

#5giornia5stelle - 43^ puntata, 31 luglio 2015

QUESTA SETTIMANA E' ACCADUTO.......

Qui il VIDEO descrittivo di quanto accaduto in Parlamento

In questi ultimi scampoli di lavoro parlamentare, prima delle vacanze, il governo riesce addirittura ad attentare alla sanità pubblica. Barbara Lezzi e Paola Taverna, in aula al Senato, denunciano con forza i gravissimi tagli alla sanità, la macelleria sociale tra i cittadini impossibilitati a pagare, e la follia di far decidere ad un ministro quali saranno le prestazioni indispensabili e quali no.
Ma dalla Sicilia arriva una bella notizia, anzi una notizia che forse non ha precedenti nella storia: il M5S, con i soldi restituiti dai consiglieri siciliani, ha costruito una strada. Una strada che finalmente ha "ricucito" la Sicilia, la cui viabilità era stata spezzata dal crollo di un viadotto qualche mese fa, e che non poteva che chiamarsi... "Via dell'Onestà"! Ci raccontano l'evento i nostri Gianluca Rizzo, Azzurra Cancelleri, Claudia Mannino e Giancarlo Cancelleri (ARS Sicilia).
Intanto, i partiti trascorrono il tempo a salvare i loro accoliti dall'arresto. Stavolta è stato il turno di Antonio Azzollini, NCD, accusato addirittura di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. L'ex Presidente della Commissione Bilancio al Senato è stato salvato dalla galera da tutti i partiti incluso il PD, malgrado Barbara Lezzi e Michele Giarrusso abbiano fatto sentire in aula tutto lo sdegno del M5S.
Luigi Di Maio, Giovanni Endrizzi e Massimo Baroni chiedono ancora una volta di approvare la legge sulla pubblicità del gioco d'azzardo, che colpisce in particolare i minori, e sempre a proposito di bambini Manuela Serra ci illustra ilconvegno sull'autismo tenuto per confrontarci con associazioni, genitori, docenti, e a cui ha partecipato anche il giornalista Gianluca Nicoletti.
Il governo ha poi deciso che il CdA RAI sarà rinnovato con la legge Gasparri. Renzi, pochi mesi fa, aveva ovviamente affermato il contrario. Roberto Fico aveva proposto un percorso alternativo, basato su meritocrazia e curriculum, ma i partiti l'hanno bocciato. Vogliono proprio la lottizzazione.
Un video pirata arriva dalla Commissione Affari Costituzionali, dove Danilo Toninelli si è premurato che tutti i cittadini vedessero con i loro occhi com'è andata a finire la storia del finanziamento pubblico: i partiti, tutti d'accordo, se lo sono votato anche in barba alla legge.
Infine, dall'Emilia Romagna Giulia Gibertoni continua a combattere contro i danni delle trivellazioni al territorio e il rischio di sismi, mentre da Bruxelles Eleonora Evi e Fabio Massimo Castaldo propongono la riforma dell'ICE, il complicato meccanismo con cui i cittadini possono proporre leggi. L'obiettivo del M5S è sempre semplificare e facilitare la democrazia.


5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente - visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano - a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 - 9:30, Mercoledì 12:40 - 9:30, Giovedì 03:00 - 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10