VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

sabato 2 gennaio 2016

ESPULSIONI, LITI, VOTO DI SCAMBIO TUTTE LE GRANE DELLE GIUNTE 5 STELLE

Il Vice Presidente della Camera,
Luigi DI MAIO
Governo. Non c' è altra parola d' ordine che i Cinquestelle abbiano ripetuto più spesso lungo tutto l' anno che si chiude stanotte. L' hanno lanciata durante il raduno nazionale di Imola. L' ha brandita con cadenza regolare Luigi Di Maio, fresco di articolo sul Financial Times e di sorpasso sul premier Renzi nella fiducia nei leader rilevata dai sondaggi.
Ma al momento di maggiore efficacia dello storytelling del Movimento, corrisponde quello più basso nella pratica amministrativa sui territori. Almeno a giudicare dallo stato di coesione di alcune delle sedici giunte Cinquestelle.
Il Sindaco di Gela,
Domenico Messinese
Innanzitutto dal prossimo anno dovrebbero essere quindici. A Gela il sindaco M5S è già praticamente fuori, messo alla porta da quattro consiglieri su cinque che gli hanno girato le spalle. La storia è quella di tanti Comuni italiani che ospitano aziende dal grande impatto ambientale. In questo caso si tratta dell'Eni, che ha lì una raffineria nella quale sono previsti pesanti tagli di organico.
Il sindaco Domenico Messinese è accusato dai suoi di tenere un atteggiamento troppo morbido nei confronti dell'azienda. Per lui, che su due piedi ha licenziato tre assessori ed è sostenuto ora da un unico consigliere, si ipotizza il ritiro del simbolo o l' espulsione votata dagli iscritti sul blog di Grillo già nelle prossime ore.
Viviana Andreotti - M5S Venaria (TO)
Poi c'è il caso di Venaria Reale. Nel Comune alle porte di Torino una consigliera Cinquestelle, Viviana Andreotti, ha lasciato la maggioranza per accasarsi tra i Moderati di Portas. L'addio, deciso dopo il rifiuto di votare la delibera con la quale il Comune è uscito dall'osservatorio sulla Tav, ha già «mandato sotto» il sindaco in qualche voto consiliare. La posta in gioco non è solo locale. Cadere a Venaria, o finire in un' impasse politica, rischia di compromettere le chance di vittoria di Chiara Appendino, candidata del Movimento per la poltrona di sindaco di Torino.
In provincia di Napoli, a Quarto, il M5S ha addirittura un consigliere accusato di voto di scambio e tentata estorsione aggravata ai danni del suo stesso sindaco, Rosa Capuzzo.
Giovanni De Robbio
M5S Quarto (NA)
È Giovanni De Robbio che, indagato, si è dimesso. Lei, che era stata minacciata di vedersi pubblicare una fotografia aerea di un presunto abuso edilizio riconoscibile nella sua abitazione, si è dichiarata parte lesa e intende proseguire.
E poi c'è l' eterno caso-Parma. Federico Pizzarotti, da sempre voce critica e criticata nel M5S, chiede a ogni occasione l' istituzione di un meet up nazionale. Un'istanza formale per coordinare i vari livelli del Movimento. E magari mettere ordine nel disomogeneo corpo politico del M5S, soprattutto se alle prossime amministrative i Cinquestelle dovessero davvero moltiplicare il numero di Comuni nei quali sono al governo. Idea però incompatibile con la teoria orizzontale, diretta e disintermediata che Casaleggio, molto più di Grillo, ha voluto infondere nella sua creatura politica al momento della fondazione.

#UNOVALEX

Luigi Di Maio e Beppe Grillo
"Il M5S è maturo… come seria alternativa a Renzi. Quando esplose nella politica italiana nel 2009, era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo. Ma il M5S sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici - addirittura clowneschi - partiti politici europei. L' obiettivo… sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi".
Al netto del provincialismo che spesso connota le reazioni italiane alle uscite della stampa estera, leggere queste parole su una bibbia dell' establishment internazionale come il Financial Times fa un certo effetto. Mentre i nostri giornaloni ancora si baloccano sul "rischio populismo", fingendo di non vedere quello che sta al governo, e tentano di terrorizzare la gente con ridicoli paragoni fra Grillo e la
Luigi Di Maio
Le Pen, il Ft mette nero su bianco una prospettiva che in cuor suo nessuno, neppure il più sfegatato "grillino", era disposto a considerare fino a pochi mesi fa: i 5Stelle al governo.
Il quotidiano della City ricorda gli ultimi sondaggi, che danno i 5Stelle unica formazione in costante crescita, ma anche la scomparsa del nome di Grillo dal simbolo. E aggiunge che l'"erede più probabile è Luigi Di Maio, un 29enne napoletano dalla retorica efficace, il look elegante e i toni moderati", leader non più di protesta ma di governo, mentre Renzi sarebbe "in declino" perchè l' economia cresce un po', ma non se ne accorge nessuno.
Mica male, come apertura di credito. Ma se i 5Stelle si crogiolassero fra i sondaggi e gli elogi del Ft sbaglierebbero di grosso. I sondaggi vanno e vengono. E nessun giornale, per quanto autorevole, può sostituire l' elettorato, specie quello italiano così fortemente influenzabile dalle tv, controllate da chi ben sappiamo.
Grillo e Casaleggio a Milano
La campagna elettorale sprigionerà contro di loro un volume di fuoco incrociato (da destra e sinistra) mai visto, perchè mai erano stati così vicini alla vittoria. Gli argomenti saranno in parte pretestuosi e ricattatori (scandali inventati, terrorismo psicologico sull' isolamento dell' Italia, il ritorno della speculazione finanziaria e magari la "guerra civile" evocata dal premier francese Valls contro la Le Pen). Ma in parte fondati, se i 5Stelle continueranno a cullarsi sugli allori - per ora tutti virtuali - anzichè smontare le obiezioni degli avversari e le diffidenze di molti elettori con cambiamenti di fondo.
Le ragioni per cui molti italiani non ideologizzati né militarizzati che prima votavano a destra o a sinistra sono disposti a dare fiducia al M5S sono le stesse che gonfiarono le vele a Renzi due anni fa, quando in sei mesi vinse le primarie, andò al governo e stravinse le Europee: non aver mai governato l' Italia, non aver nulla a che fare con le politiche fallimentari del passato, parlar chiaro dicendo cose condivisibili, non rubare.
Renzi però poteva vantare a Firenze, in Provincia e poi al Comune, un' esperienza amministrativa normale, magari discutibile, ma tutto sommato positiva, dopo gli scandali e il malgoverno che l' avevano preceduto. I 5 Stelle governano alcune città, tutte più piccole di Firenze: da Parma a Livorno, da Civitavecchia a Ragusa, da Quarto a Gela. E qui le difficoltà dei loro sindaci, spesso causate da pesantissime eredità del passato, sono innegabili.
Il Sindaco di Gela, Domenico MESSINESE
Rivolte fra consiglieri, dissidi fra assessori, sindaci sfiduciati da una parte della maggioranza monocolore (ultimo caso: Gela). "Come potete consegnare l' Italia a chi non sa governare neppure Gela?", diranno a una sola voce i partiti di destra e di sinistra per frenare l' avanzata grillina. E rispondere dando la colpa agli altri servirà a poco. Molto meglio modificare e codificare subito il sistema di selezione dei candidati per gli enti locali, il Parlamento e il governo.
 Nelle ultime settimane si è proceduto in ordine sparso: qua primarie via web, là designazione dei meetup, qui votazione online, lì alzata di mano o acclamazione. E lo si è fatto per far vincere chi era ritenuto il migliore: lo sanno anche Grillo e Casaleggio che il web e i meetup non sono jukebox capaci di sfornare sempre la canzone migliore.
Ma, senza regole certe e valide per tutti, chi viene escluso protesta e alimenta la cacofonia che accompagna da sempre i 5Stelle. E poi si va a caso, anzi a culo: può uscire il candidato migliore, così come un totale inetto. E, se l' inetto vince, non danneggia solo il suo circondario: scredita tutto il movimento. Se in due anni e mezzo di esperienza parlamentare il M5S ha prodotto un embrione di classe dirigente credibile, non è perchè il web da solo abbia funzionato (altrimenti come si spiegano i 37 espulsi o fuorusciti tra Camera e Senato?).
I Di Maio, Di Battista, Fico, Lezzi, Ruocco, Sarti e altri li ha selezionati il lavoro quotidiano in Parlamento, nei media e sul territorio. E alla fine Grillo e Casaleggio l' hanno ratificato, scegliendo il direttorio a 5 poi sottoposto al voto degli iscritti. È quel passaggio dai bussolotti del web al fattore umano che manca. Anzichè i due fondatori, potrebbe essere un comitato eletto da parlamentari e amministratori locali a dire l' ultima parola sui candidati votati sul blog.
Onde evitare di riprodurre il solito mischione di persone preparate e di ragazzotti generosi, ma "eccentrici" e "clowneschi", cioè inadeguati. Il principio dell'"uno vale uno" va bene ai blocchi di partenza, perché tutti abbiano le stesse chances. Poi però ci dev' essere qualcuno che si assuma la responsabilità di dire a qualche "uno": tu non vali niente. Meglio escluderlo prima che cacciarlo dopo.

venerdì 1 gennaio 2016

Il BEPPE GRILLO E L'OLOGRAMMA MESSAGGIO DI FINE ANNO 2015


#TRAFFICOD'ARMI, FERMIAMO CHI FA AFFARI CON I CRIMINALI

Per il 2016 abbiamo un sogno: basta armi, basta #guerre. Per arrivare a questo obiettivo i portavoce del Movimento 5 Stelle Europa hanno proposto di sanzionare quei Paesi europei che esportano armi usate, poi, per fare guerre e alimentare il terrorismo. Questa proposta è stata approvata dal Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, lo scorso giovedì 17 dicembre. Le lobby delle armi difese in Parlamento dai gruppi politici ECR e PPE sono state battute nel voto finale del rapporto d'iniziativa su"esportazione di armi: applicazione della Posizione comune".
Sul traffico d'armi l'Europa ha delle regole comuni. Come già denunciato dal Movimento 5 Stelle, però, molti Paesi membri non rispettano queste regole sull'esportazione delle armi convenzionali. L'Italia, per esempio, vendendo armi all'Arabia Saudita viola in maniera evidente il punto 2 della Posizione comune che recita: "non si possono vendere le armi ai Paesi che non rispettano i più elementari diritti umani o dove ci sia il rischio che possano essere utilizzate per fini di repressione interna".
Il 29 ottobre, infatti, dall'aeroporto di Cagliari su un cargo Boeing 747 con destinazione Arabia Saudita venivano caricate diverse tonnellate di bombe e munizioni. Ecco gli affari dell'Italia con il regime arabo. Quelle armi vengono usate per guidare la coalizione che, senza alcun mandato internazionale, da sette mesi sta bombardando lo Yemen, un conflitto che ha finora causato più di 4mila morti (di cui almeno 400 bambini), 20mila feriti e oltre un milione di sfollati. L'Arabia Saudita finanzia in modo diretto e indiretto l'Isis. Le armi Made in Italy vengono, inoltre, usate per la repressione interna degli oppositori al regime.
Il 29 ottobre dovrebbe essere celebrata come Giornata europea dell'ipocrisia, visto che mentre l'Italia inviava armi in Arabia Saudita la Conferenza dei Presidenti del Parlamento europeo assegnava il premio Sakharov al blogger saudita Badawi, condannato a 10 anni di prigione, 1.000 frustate e una multa per aver insultato i valori islamici sul proprio sito web Free Saudi Liberals (Liberali Sauditi Liberi).
Come l'Italia, tanti altri Paesi europei hanno violato le regoli comuni sull'esportazione di armi. Per ovviare all'assenza di sanzioni, il portavoce al Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo ha presentato questo emendamento, poi approvato dall'aula:

"Il Parlamento europeo ritiene che la vera problematica sia rappresentata da un'applicazione approssimativa e da un'interpretazione inconsistente della posizione comune da parte degli Stati Membri e ritiene pertanto cruciale che si persegua un'applicazione omogenea e ambiziosa degli otto criteri; rileva a questo riguardo la mancanza di meccanismi sanzionatori in caso di violazione dei criteri e ritiene opportuno prevedere modalità per eseguire verifiche indipendenti nonché meccanismi sanzionatori in caso di violazione della posizione comune". 

Inoltre, il Movimento 5 Stelle, sempre tramite Fabio Massimo Castaldo, ha presentato un secondo emendamento al testo finale che prevede la pubblicazione annuale della lista di tutte le armi esportate dagli Stati membri dell'Unione europea. Vogliamo nomi, cognomi e #NoAlleGuerre.
Video - Ascolta e condividi l'intervento nella plenaria di Strasburgo del portavoce Fabio Massimo Castaldo

#MINISTRODELLOSMOG SPUTA LA VERITÀ!

Il #MinistroDelloSmog Gian Luca Galletti deve dire tutta la verità agli italiani: il governo ha indebolito la lotta allo #smog. Mentre mezza Italia soffoca avvelenata, nel silenzio generale della palude di Bruxelles, con i giornalisti distratti in inutili dirette sul dilemma targhe alterne o blocco del traffico, il governo ha votato per annacquare la direttiva europea sulle emissioni inquinanti.
L'Italia, assieme alla maggioranza di 24 Paesi membri, ha proposto di abbassare i nuovi limiti nazionali delle emissioni inquinanti dal 2020 fino al 2030, indebolendo la lotta a gas mortali come anidride solforosa (SO2), ossido di azoto (NOX), micropolveri sottili (Pm 2.5), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e metano (CH4).
Le decisioni prese al tavolo con i sindaci e governatori sono palliativi, non risolvono strutturalmente il gravissimo problema dell'inquinamento in Italia. Il Parlamento europeo aveva approvato un piano per ridurre del 52% il numero delle vittime dello smog, ma nonostante questo sia responsabile in Europa di430 mila morti premature all'anno, il Consiglio europeo dell'Ambiente è sceso al 48%. Dietro queste percentuali ci sono migliaia di vite umane in gioco. L'abbassamento degli obiettivi equivale a 17.200 morti per smog in più all'anno, 17.200 vite umane che si rinuncia a salvare (ogni punto percentuale equivale a 4.300 morti). 
Galletti dovrebbe dire agli italiani che ha tolto il metano dall'elenco dei gas inquinanti! Secondo dati scientifici il metano determina il 18% dell'effetto serra ed è 21 volte più dannoso dell'anidride carbonica.Le emissioni di metano sono prodotte da discariche, miniere di carbone, allevamento intensivo, estrazione dei combustibili fossili e riscaldamento delle biomasse. Ecco chi difende il #MinistroDelloSmog: petrolieri e lobby degli inceneritori che tra l'altro "hanno trovato un altro regalo sotto l'albero di Natale: gli incentivi previsti nel Decreto ministeriale Fer non fotovoltaiche che prevede per gli inceneritori una tariffa incentivante di 119 Euro per MWh, quando per un impianto eolico o a biogas sono previste tariffe meno vantaggiose", così scrive in una nota il Coordinamento Free, fonti rinnovabili ed efficienza energetica che raggruppa 30 associazioni del settore.
Galletti dovrebbe dire agli italiani che ha abbassato la soglia del target dell'ammoniaca per l'Italia dal 26% al 14% e del PM 2.5, le micropolveri sottili, il cui target è stato ridotto del 5%.
Questi sono i fatti che Galletti ha omesso di dire davanti all'opinione pubblica durante il vertice per fronteggiare l'emergenza smog. Questo commercialista incompetente e dannoso, scelto da Casini e Renzi e non dai cittadini, adesso deve dire tutta la verità agli italiani. 
MoVimento 5 Stelle Europa

Italia in guerra nel silenzio, no a un'altra #Nassiriya

Nel pieno della legge di #Stabilità, Matteo Renzi ha annunciato en passant l'invio di 450 militari italiani a Mosul, in Iraq, nel quadro di una missione unilaterale ad altissimo rischio per i nostri soldati.
Mentre tutti gli occhi sono puntati su temi di politica interna, questo governo sta trascinando il Paese in un'altra terribile guerra, nonostante gli annunci contrari degli ultimi mesi.
E lo sta facendo nel mero interesse di ricucire un finto strappo con Washington dopo l'altolà alle sanzioni europee verso Mosca: cosi' Renzi ha deciso di sacrificare la vita dei nostri soldati, perseguendo logiche interventiste già dimostratesi fallimentari in passato, con il rischio che presto il Paese potrà trovarsi di fronte al dramma di un'altra tragedia come quella di Nassiriya. Se cosi' fosse il governo pagherà un caro prezzo.
Negli ultimi giorni l'Isis ha infatti sferrato numerosi attacchi, anche kamikaze, nell'area limitrofa a dove sarà di stanza il reggimento, mentre alcuni leader del battaglione Katàib Hezbollah hanno già affermato che considereranno i 450 militari italiani come una forza occupante.
Notizie che ci preoccupano fortemente, soprattutto se si considera che la missione in sè non ha alcuna natura giuridica, poichè non ha ricevuto un avallo delle Nazioni Unite. Su questi punti abbiamo presentato un'interrogazione al governo chiedendo anche quali siano i tempi e i costi della missione, ci auguriamo di ricevere una risposta immediata ed esaustiva, ferma restando la nostra totale opposizione.
Infine ci domandiamo quale siano i reali motivi che spingerebbero l'esecutivo ad inviare in questo momento 450 militari in Iraq, visto che la diga in questione è a rischio crollo non da ieri, bensi' da una decina d'anni e la Trevi di Cesena nei giorni scorsi ha fatto sapere di non essersi ancora aggiudicata l'appalto.
Non troppi giorni fa avevamo sentito dire al premier di non voler rincorrere le bombe degli altri. Ebbene, oggi sta facendo di peggio, sta mandando i nostri militari al martirio.

#Energia: il Governo impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro a utente

Il Governo favorisce i venditori di elettricità e impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro annui per ogni utente.
La riduzione della bolletta elettrica e del gas è l'ennesima sparata a vuoto del governo Renzi: 57 euro in meno all'anno per famiglia, ovvero meno di 5 euro al mese, pari all' 1,2% quando poteva essere del 5% pari almeno di 20 al mese se si fosse evitato di favorire i venditori di energia e gas, cioè le solite A2A, Iren, Hera, Acea, Enel, Eni..."
Una piccola mancia di Capodanno con la quale il premier del "Salva Banche" spera di riguadagnare le simpatie degli italiani.
Si sarebbe potuto sfruttare meglio il calo dei prezzi delle materie prime di energia per alleggerire di un bel po' le pesanti spese degli italiani. Ma Renzi ha preferito aiutare i grandi venditori di luce e gas.
La discesa del costo dell'energia e di alcune componenti degli oneri contenuti nella bolletta, vengono infatti vanificati dall'incremento della voce commercializzazione dovuta per far fronte alla riforma del mercato elettrico attualmente non ancora entrata in vigore ma in discussione nell'esame del DDL concorrenza in commissione industria del Senato.
Ecco svelato il trucco. Il quadro emerge dalla lettura dell'ultimo comunicato sulla bolletta inviato dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas: si riscontra che nonostante una riduzione del costo dell'approvvigionamento energetico del 3,4% e un calo di circa il 2% degli oneri, in particolare di quelli che gli utenti pagavano per lo sconto concesso ai grandi consumatori di energia (cementifici, fonderie etc) oggi interrotto da una procedura di infrazione della Commissione europea, il costo della bolletta non cala come dovrebbe perché aumenta la voce commercializzazione per far fronte ad effetti di una riforma che il Parlamento non ha ancora approvato. Riforma cucita addosso guarda caso ai venditori di energia che non è ancora legge ma già erode risparmi ai consumatori.
Per completare il quadretto, l'Autorità per l'Energia annuncia la fine delle tutele di mercato ancora prima che il Parlamento ne discuta. Qui si sta facendo una forzatura per camuffare la realtà e indorare la pillola ai cittadini. Interverremo nella commissione industria del Senato per ostacolare questo modo di operare e ridare al Parlamento il ruolo che gli compete, di decidere le regole in tutela dei consumatori.
Lo dimostrano chiaramente i conti diffusi dall'Autorità. Quei numeri, caro presidente del Consiglio, suonano come una presa in giro per milioni di cittadini che contavano su un vero risparmio e che invece hanno avuto in cambio solo vuote promesse.

giovedì 31 dicembre 2015

Gela, M5S caccia il sindaco Messinese: “Non si è tagliato lo stipendio come promesso e ha avallato l’accordo con Eni”

“È venuto meno agli obblighi assunti con l'accettazione della candidatura - si legge in un comunicato del gruppo regionale del Movimento - e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel Movimento 5 Stelle". Lui aveva già spiegato di non avere intenzione di dimettersi. “Io rimango al servizio dei cittadini che mi hanno eletto. Se ho sentito i big nazionali? Assolutamente no"
L’espulsione era nell’aria da giorni, ma per formalizzarla c’è voluto un comunicato del gruppo regionale del Movimento 5 Stelle. Una ventina di righe per spiegare che il sindaco di Gela Domenico Messinese non fa più parte del Movimento di Beppe Grillo. “È venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel Movimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”, scrivono i grillini nella nota che ammaina la bandiera pentastellata sul comune di Gela. Da settimane nella città in provincia di Caltanissetta va in onda una feroce guerra intestina tutta interna ai 5 Stelle.
Da una parte c’era Messinese, con il fido vicesindaco Simone Siciliano, dall’altra i consiglieri comunali e gli assessori indicati dalla base: una spaccatura che aveva portato alla creazione di due diversi meetup. Probabilmente il prologo dello scontro è da ricercare nell’ormai celebre istantanea scattata addirittura prima del ballottaggio: ritraeva Messinese in compagnia di Lucio Greco, candidato di una lista vicina ad Angelino Alfano, nell’ottobre scorso nominato legale del comune per un paio di cause pagate con 11 mila euro. Una leggerezza che era costata al sindaco l’accusa di clientelismo.
Il punto più alto dello scontro però è arrivato quattro giorni fa, quando Messinese ha deciso di silurare dalla sua giunta tre assessori in un colpo solo: si tratta di Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola, rispettivamente responsabili dei trasporti, dell’istruzione e della programmazione. Sono tutti militanti storici, indicati direttamente dalla base ed è per questo motivo che 24 ore dopo i consiglieri comunali grillini avevano sfiduciato pubblicamente Messinese, chiedendo che gli fosse inibito l’uso del simbolo. Una richiesta avallata dai dirigenti regionali pentastellati, che adesso spiegano di aver espulso Messinese perché “non ha provveduto al taglio del proprio stipendio”. La defenestrazione al sindaco è da ricollegare anche ai rapporti con l’Eni, che da oltre mezzo secolo gestisce il petrolchimico di Gela.
“Messinese – continua la nota – ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”. Come dire che, a più di 50 anni dalla costruzione dal petrolchimico, l’azienda del cane a sei zampe gioca ancora un ruolo fondamentale nelle dinamiche politiche gelesi: anche quando sono targate 5 Stelle.

Messinese aveva già spiegato di non avere intenzione di dimettersi. “Io rimango al servizio dei cittadini che mi hanno eletto. Se ho sentito i big nazionali? Assolutamente no. Casaleggio avrebbe dovuto rispondere quando gli sottoponevo i problemi del territorio e invece non l’ha fatto: questa è una città dove si muore di tumore, dove il lavoro non esiste più. Noto invece che è più importante discutere di simboli”.

mercoledì 30 dicembre 2015

Codice di comportamento eletti M5S

Il codice di comportamento per i parlamentari del M5S si ispira alla trasparenza nei confronti dei cittadini attraverso una comunicazione puntuale sulle scelte politiche attuate con le votazioni in aula. I parlamentari dovranno mantenere una relazione  con gli iscritti tramite  il recepimento delle loro proposte durante l’arco della legislatura. L’obiettivo principale dei parlamentari eletti è l’attuazione del Programma del M5S, in particolare per i principi della democrazia diretta come il referendum propositivo senza quorum,  l’obbligatorietà della discussione parlamentare con voto palese delle proposte di legge popolare e l’elezione diretta del parlamentare.

Gruppo parlamentare:
  • I parlamentari dovranno formare un gruppo parlamentare sia al Senato che alla Camera con il nome “MoVimento 5 Stelle”
  • Gli incarichi nelle commissioni parlamentari o in altri incarichi istituzionali delle due Camere verranno decisi a maggioranza da parte dei parlamentari riuniti di Camera e Senato
  • I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi.
Programma e Statuto:
  • I parlamentari del MoVimento 5 Stelle dovranno operare per la massima attuazione del Programma del M5S attraverso proposte di legge e in ogni altra modalità possibile in virtù del loro ruolo
  • I parlamentari sono tenuti al rispetto dello Statuto, riferito come “Non Statuto”
Comunicazione:
  • Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.movimento5stelle.it
  • I parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di “onorevole” e optare per il termine “cittadina” o “cittadino”
  • Rotazione trimestrale capogruppo e portavoce Camera e Senato con persone sempre differenti, la scelta dei capogruppo sarà operata dai gruppi di Camera e Senato
  • Evitare la partecipazione ai talk show televisivi
Trasparenza:
  • Votazioni parlamentari motivate e spiegate giornalmente con un video pubblicato sul canale YouTube del MoVimento 5 Stelle
  • Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S
  • Il parlamentare eletto dovrà dimettersi obbligatoriamente se condannato, anche solo in primo grado, nel caso di rinvio a giudizio sarà invece sua facoltà decidere se lasciare l’incarico
  • Rendicontazione spese mensili per l’attività parlamentare (viaggi, vitto, alloggi, ecc) sul sito del M5S
Relazione con i cittadini:
  • Le richieste di proposte di legge originate dal portale del MoVimento 5 Stelle attraverso gli iscritti dovranno obbligatoriamente essere portate in aula se votate da almeno il 20% dei partecipanti. I gruppi parlamentari potranno comunque valutare ogni singola proposta anche se sotto la soglia del 20%
Espulsione dal gruppo parlamentare del M5S:
  • I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.
Trattamento economico:
  • L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo.
Personale di supporto ai parlamentari:
  • Le persone eventuali di supporto ai parlamentari se previste per legge, per la loro attività non potranno superare un rimborso economico di 5 mila euro lordi mensili.
Costituzione di "gruppi di comunicazione" per i parlamentari del M5S di Camera e Senato:
  • Il Regolamento della Camera dei Deputati e del Senato prevede che a ciascun gruppo parlamentare vengano assegnati dall'Ufficio di Presidenza contributi da destinarsi agli scopi istituzionali riferiti all'attività parlamentare, nonché alle “funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili”. La costituzione di due “gruppi di comunicazione”, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili. Ogni gruppo avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S e con il blog di Beppe Grillo. La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento. E’ quindi necessaria l'assunzione di un esplicito e specifico impegno in tal senso da parte di ciascun singolo candidato del M5S al Parlamento prima delle votazioni per le liste elettorali con l’adesione formale a questo documento.
Questo codice comportamentale dovrà essere inserito nello stesso statuto di cui il gruppo parlamentare dovrà dotarsi.

Gela, M5S si spacca: consiglieri contro il sindaco. Che ora rischia l’espulsione

Il Sindaco di Gela, Domenico Messinese
Quattro dei cinque portavoce grillini in consiglio comunale hanno chiesto l'intervento del direttorio perché tolga il simbolo a Domenico Messinese. Il 28 dicembre il primo cittadino aveva cacciato tre assessori. La replica: "Io sono onesto, non bisogno di un logo per continuare a esserlo"

“Il sindaco Domenico Messinese utilizza metodi clientelari e non rappresenta più il M5s”, è l’attacco lanciato in conferenza stampa da quattro dei cinque consiglieri comunali grillini di Gela, che hanno chiesto ai parlamentari del direttorio di vietare al sindaco l’utilizzo del simbolo. Appena il 28 dicembre il primo cittadino aveva defenestrato tre componenti dalla sua giunta: si tratta di Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola, rispettivamente assessori ai trasporti, all’istruzione e alla programmazione. Sono tutti militanti storici, indicati direttamente dalla base: ed è per questo motivo che la mossa del primo cittadino ha spaccato definitivamente il M5s. Ora Messinese potrebbe essere il primo sindaco espulso dal Movimento 5 Stelle. In queste ore, infatti, i vertici nazionali grillini stanno valutando come comportarsi con il primo cittadino di Gela, città dove i pentastellati si sono spaccati già pochi mesi dopo aver vinto le amministrative del giugno scorso.
“Gli assessori non lavoravano più per il bene della città, facevano summit esterni, tramavano contro la mia amministrazione: la fiducia era venuta meno ed io devo dare risposte ai cittadino”, aveva spiegato il sindaco, che già ad agosto aveva estromesso dalla giunta Fabrizio Nardo, un altro esponente grillino della prima ora.
Come dire che la faida tutta interna ai 5 Stelle gelesi dura da tempo: in città esistono due meetup con posizioni opposte, e quasi tutta la breve esperienza amministrativa di Messinese è stata costellata dalle polemiche. Dalla foto che lo immortalava abbracciato a Lucio Greco, candidato di una lista vicina al Nuovo Centrodestra, sconfitto al primo turno e poi sostenitore dei pentastellati al ballottaggio, fino all’alto numero di deleghe assegnate al vicesindaco Simone Siciliano, sono stati diversi i momenti di scontro tra sindaco e i consiglieri della sua stessa maggioranza. “Mi attaccano dal giorno dopo l’elezione e onestamente non riesco a capire perché: probabilmente perché hanno altri obiettivi, diversi da quelli che corrispondono al bene della città” dice il primo cittadino. La cui posizione sarà adesso valutata dai membri del direttorio nazionale: lo stesso Gianroberto Casaleggio si sta occupando della questione.
“Se ho paura di essere espulso? Assolutamente no. Non ho parlato con nessuno dei vertici nazionali: io sono onesto, e non ho bisogno di un simbolo per continuare ad esserlo”. In caso di espulsione, Messinese ha spiegato che non intende dimettersi. “Finché potrò, rimarrò al servizio dei cittadini che mi hanno eletto”. La presa di Gela per il Movimento di Grillo era stata una vittoria storica, anche perché arrivava nella città del governatore siciliano Rosario Crocetta, storica roccaforte del Pd, segnata dalla presenza ultracinquantennale del petrolchimico Eni. Appena sei mesi dopo, però, di quel trionfo non rimangono che i cocci e un probabile record poco invidiabile: quello del primo sindaco espulso dal Movimento.



domenica 27 dicembre 2015

Ecco come il governo ha spento la #RAI

Silvia Chimienti (M5S)
Un servizio radiotelevisivo pubblico indipendente, lontano dalle logiche dello share, in cui si alimentano la professionalità e i talenti del mondo dei media, in cui si coltivano i giovani in gamba che lavorano nella cinematografia e nel documentarismo. E' così che il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto finalmente la Rai.
Invece oggi, grazie a un disegno di legge governativo, ci ritroviamo con una tv pubblica interamente nella mani del governo, costruita a immagine e somiglianza del presidente del consiglio Matteo Renzi. E tutto nel silenzio assordante di un Paese anestetizzato, che oggi sembra non reagire, ma che qualche anno fa sarebbe stato pronto a salire sulle barricate se tutto lo avesse fatto un governo di centrodestra.
Quella che il Parlamento ha appena approvato è una lottizzazione 2.0, in cui c'è un Cda nelle mani della maggioranza e un governo che si nomina il super amministratore delegato, il quale a sua volta nomina tutti i dirigenti apicali, i direttori di rete, i giornalisti, in spregio a qualsiasi regola democratica e di indipendenza del servizio pubblico.
Un indiscutibile balzo nel passato, che ci equipara a paesi come la Moldavia e l'Ungheria, gli unici in Europa a nominare l'amministratore delegato tramite il Governo, senza alcun tipo di cuscinetto.
Il sistema messo in piedi è funzionale a fare della tv pubblica la cassa di risonanza del governo, affinchè racconti una realtà distorta, in cui i problemi e i drammi del Paese si nascondono o vengono edulcorati, per lasciar spazio alla storiella del 'tutto va bene', il 'Pil cresce' e la 'disoccupazione diminuisce' tanto caro a Renzi.
Eppure la strada per l'indipendenza della Rai era un sentiero percorribile con la volontà di tutti. Il M5S aveva presentato una serie di proposte, paletti di buon senso per introdurre in Rai trasparenza e competenza e per spazzare via i partiti dalla tv pubblica: non appartenere al Parlamento negli ultimi 5 anni prima di entrare nel Cda, per esempio, e non far parte di segreterie di partito.
Maggioranza e governo li hanno bocciati tutti e oggi nel Cda di Viale Mazzini ci ritroviamo l'ex spin doctor di Renzi, Guelfo Guelfi, e l'attuale assistente del Presidente della Commissione Istruzione del Senato Rita Bordoni, in quota PD.
Di cose mal fatte nel testo ce ne sono tante altre: dalla deroga sugli appalti, per continuare a favorire gli amici degli amici, alla delega in bianco al governo per il testo unico dei media, così la comunicazione e l'informazione resteranno la ricca torta che si spartiranno i soliti noti.

Il governo non è stato in grado nemmeno di applicare un principio semplice e di buon senso: almeno destinare i soldi del canone, recuperati inserendo la tassa nella bolletta dell'energia elettrica, nella Rai stessa, reinvestirli per far crescere e migliorare questa azienda che, purtroppo per tutti noi, continuerà a spegnersi nelle mani di una classe politica ingorda.

Legge di #Stabilita2016: tagli, marchette e illusioni. Ecco cosa ci aspetta

La legge di Stabilità, approvata in via definitiva al Senato, apre le porte ad un 2016 di lacrime e sangue. Saremo costretti a vivere l'ennesima riedizione dell'austerità che ha trascinato nel baratro l'Europa intera.
I numeri possono ingannare. Il Governo ha portato infatti il deficit pubblico al 2,4% del Pil, rispetto all'1,8% concordato in precedenza con la Commissione Europea. Gran parte del maggior deficit, tuttavia, serve solo a rinviare al 2017 circa 14 miliardi di tasse che ancora dovevano entrare in vigore, le cosiddette clausole di salvaguardia, ovvero aumenti di Iva e accise sui carburanti che questo stesso Governo aveva programmato nella scorsa Stabilità. Le politiche di austerità sono state dunque redistribuite nel tempo, spostando parte dei tagli e delle tasse previsti per il 2016 all'anno successivo. Non viene messo invece in discussione il Fiscal Compact, e con esso il folle principio del pareggio di bilancio che impone rigore proprio quando servirebbero investimenti pubblici e alleggerimenti fiscali per le classi sociali più deboli. L'economia italiana rimane così strozzata dai vincoli europei.
Il risultato è che a parte la manovra spot sulla Tasi, piovono tagli e nuove tasse, scaricate vigliaccamente sugli amministratori locali.
Vediamo in breve cosa ci aspetta:
- 19 miliardi di ulteriori tagli alle Regioni fra il 2016 e il 2019. Non si tratta certo di lotta agli sprechi, ma di tagli lineari in perfetto stile montiano. Inutile dire che gran parte di queste minori risorse andranno a dimagrire ancora la Sanità pubblica, dato che circa l'80% dei bilanci regionali serve a garantire le cure ai cittadini.
- Ma per essere sicuro di centrare il bersaglio, il Governo è intervenuto direttamente sul Fondo Sanitario Nazionale, tagliandovi altri 2 miliardi, dopo i 2,3 del luglio scorso (Dl Enti locali). In tutto fanno 4,3 miliardi di minori risorse in pochi mesi. Nemmeno Monti, espressione diretta della Troika europea, aveva osato tanto. La ciliegina sulla torta è la sforbiciata alla lista delle prestazioni garantite dal pubblico, con 180 di esse che saranno d'ora in poi a carico del malato. La sanità americana è dietro l'angolo. Chi più ha, potrà trasferirsi alla sanità privata, se già non lo ha fatto, mentre chi è stato più colpito dalla lunga crisi economica dovrà decidere di volta in volta se curarsi, intaccando i propri magri risparmi, o rinunciare alle cure. In questo modo insieme alla sanità privata prospereranno le assicurazioni sanitarie, con le quali il cittadino medio proverà a garantirsi a prezzi salatissimi almeno un pacchetto essenziale di cure mediche.
Gli investimenti pubblici sono in caduta libera, e con essi ogni speranza di risollevare un settore industriale morente. Al -3% del prossimo anno, seguirà il -7% del 2017. Senza investimenti pubblici l'Italia si trasformerà in un bacino di manodopera a basso costo a disposizione delle filiere produttive estere, e in particolare tedesche. Altro che produttività e innovazione.
La scure sugli investimenti pubblici colpisce naturalmente anche il Sud Italia, per il quale il premier aveva promesso un "Masterplan" in grado di rilanciarlo. La montagna partorisce un topolino, ovvero un credito di imposta per le imprese del Mezzogiorno che investono in beni strumentali. Come dare un'aspirina ad un malato di cancro.
Il Sud, tra l'altro, è colpito più di tutti dalla vergognosa marcia indietro del Governo sulla decontribuzione per le imprese che assumono nuovi lavoratori a tempo indeterminato. Questa corposa agevolazione era prevista sin dalla legge 407 del 1990. Il Governo l'aveva confermata nella sostanza il dicembre scorso, mentre per il 2016 la riduce dal 100% al 40% e da 3 anni a 2 anni per ogni nuovo assunto. Il colpo di grazia ad un mercato del lavoro agonizzante.
Si potrebbe continuare a lungo, ricordando l'ambiguo pagamento in bolletta del canone Rai, il disinteresse per 23 mila esodati ancora senza tutela, le maggiori tasse mascherate per i piccoli agricoltori e l'elemosina agli obbligazionisti truffati dal decreto Salva-banche, ma non ne vale la pena.
La musica dell'austerità non cambierà fino a quando ad una politica serva dell'economia globale non subentrerà una politica che amministra e regola l'economia, indirizzandola a fini sociali, come prevede la nostra Costituzione.

VIDEO: intervento in dichiarazione di voto del capogruppo M5S al Senato Mario Michele Giarrusso nel corso della seduta del 22 dicembre 2015 

Uranio impoverito - L'indagine di Report contro Mattarella

Quando Mattarella era ministro della Difesa dell'ultimo governo Amato, negò a più riprese il possibile nesso tra l'insorgere delle patologie e il servizio. "Negò - si legge nel post scritto da Lorenzo Sani - che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all'uranio impoverito (DU, Depleted Uranium), tantomeno che questo fosse contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico". Poi ancora: "Negò pure ciò che era possibile reperire nei primi giorni di internet sugli stessi siti della Difesa Usa, che magnificava l'efficacia degli armamenti al DU e dettava, contestualmente, le precauzioni sanitarie da adottare in caso di bonifica: protocolli di sicurezza molto rigidi, che prevedevano l'utilizzo di tute, guanti e maschere protettive, per svolgere il lavoro che invece a mani nude e senza protezioni facevano i nostri soldati. I quali, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi e morire...".



sabato 26 dicembre 2015

Cryptare tutti i canali della RAI

Il Presidente del Consiglio aveva promesso di togliere la Rai ai partiti e restituirla ai cittadini e, invece, l'ha messa alle dirette dipendenze del governo. Due piccioni con una fava. Con un doppio colpo Palazzo Chigi ha portato sotto il proprio diretto controllo i 2 pilastri dell'autonomia e dell'indipendenza dei Servizi Pubblici: fonti di nomina e finanziamenti. In pericolo, ora, ci sono il pluralismo e la libertà di informazione con gravi conseguenze per gli equilibri democratici.

Con questa petizione si da la possibilità al cittadino di scegliere l'emittente televisiva libera da "museruola" senza essere costretto a foraggiare una emittente televisiva controllata dal governo di turno.
Firma anche tu la mia petizione.
Collegati QUI firma e condividi con i tuoi amici. Facciamoci sentire

Cassa di previdenza delle FF.AA. - Interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle

On.le Tatiana BASILIO (M5S)
La triste vicenda che ha coinvolto quattro banche italiane facendo sfumare i risparmi di migliaia di famiglie rischia di avere effetti devastanti anche sulle pensioni dei nostri militari.
Non tutti sanno, infatti, che tra i vari servizi affidati a Banca delle Marche vi è anche la gestione della Cassa di Previdenza delle Forze Armate, concessa a seguito di una gara pubblica indetta dal Ministero della Difesa.
Lo dichiarano i deputati M5S della Commissione Difesa, dichiarando la presentazione di una interrogazione parlamentare diretta ai Ministri Pinotti e Padoan per chiedere al governo se i contributi previdenziali finora versati dal personale delle Forze Armate nelle casse di Banca delle Marche S.p.a. siano oggetto di salvaguardia e se siano stati in tutto o in parte utilizzati per l'acquisto di prodotti finanziari a rischio.
Di seguito riporto il testo integrale dell'interrogazione parlamentare presentata dagli Onorevoli BASILIO, CECCONI, TERZONI, RIZZO, FRUSONE e TOFALO. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che: 
  • la cassa di previdenza delle Forze armate, che dal 2009 raggruppa tutte le preesistenti casse previdenziali militari, è un ente di diritto pubblico non economico sottoposto alla vigilanza del Ministero della difesa, che ne gestisce poteri e funzioni attraverso lo Stato maggiore della difesa e gli uffici dell'amministrazione competenti per materia;
  • con atto di approvazione del 24 aprile 2015, emesso in conclusione del procedimento amministrativo per l'affidamento dei servizi di gestione dei conti correnti intestati a fondi previdenziali, la Cassa di previdenza delle Forze armate ha aggiudicato, in via definitiva, l'affidamento dei predetti servizi alla Banca delle Marche s.p.a.;
  • il predetto istituto di credito, già oggetto di amministrazione straordinaria, è attualmente coinvolto in un processo di ristrutturazione aziendale, mediaticamente definito di «salvataggio», a causa di un dissesto finanziario che ha comportato danni per le azioni ed obbligazioni di migliaia di risparmiatori e che ha riguardato anche Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti;
  • tale crisi economica, che ha generato incertezze e preoccupazione in migliaia di risparmiatori, ha indotto alcuni organi di stampa ad ipotizzare un rischio anche per i conti correnti dei fondi previdenziali militari dal momento che, nonostante l'amministrazione straordinaria ed i bilanci non in regola, la Banca delle Marche ha mantenuto la gestione dei servizi precedentemente affidati;
  • appare quanto mai anomalo, secondo gli interroganti, che, tra i criteri di esclusione per la scelta della banca aggiudicatrice, il bando di gara pubblicato dal Ministero della difesa non abbia previsto anche quello relativo allo stato di amministrazione straordinaria e quello del livello di solidità dell'istituto, in termini di bilancio; 
  • prima di aggiudicarsi la gara per la gestione della Cassa di previdenza delle Forze armate, la Banca delle Marche ha amministrato, fin dal 2011, i fondi di previdenza di ufficiali e sottufficiali di Esercito, Arma dei Carabinieri, Marina militare ed Aeronautica militare;
  • è di tutta evidenza, a giudizio degli interroganti, che, in un sistema di regolamentazione bancaria diretto dalla Banca centrale europea e dalla Banca d'Italia, tali organismi dovrebbero porre in essere tutti i meccanismi per evitare simili dissesti finanziari e controllare la gestione del credito, incoraggiando la tutela del risparmio dei cittadini, quale principio costituzionalmente garantito dall'articolo 47 della Costituzione;
  • se i contributi previdenziali finora versati dal personale delle Forze armate alla Cassa di previdenza delle Forze armate, e i cui fondi sono gestiti dalla Banca delle Marche s.p.a, siano oggetto di salvaguardia e risultino attualmente nella immediata disponibilità dell'istituto di credito;
  • quali siano i bilanci consuntivi della Cassa di previdenza delle Forze armate per l'ultimo biennio 2014-2015, posto che l'ultimo bilancio attualmente disponibile sul sito internet risale al 2013; 
  • se i contributi previdenziali finora versati nelle casse di Banca delle Marche dal personale delle Forze armate siano stati in tutto o in parte utilizzati per l'acquisto di prodotti finanziari a rischio; 
  • se non si ritenga opportuno, alla luce di quanto emerso e delle sopravvenute difficoltà di gestione, procedere alla revoca dell'affidamento dei servizi aggiudicati alla Banca delle Marche e valutare l'indizione di un nuovo bando di gara per le medesime attività di tesoreria;
  • quali siano i criteri di valutazione sottesi all'affidamento alla Banca delle Marche della gestione dei servizi di cui in premessa e se non sia opportuno assumere iniziative per introdurre, per le gare future, accanto al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, anche l'ulteriore criterio dell'indice di solidità dell'istituto di credito."
Speriamo che tutto questo non si trasformi in un ennesimo "regalo" del Governo Renzi al personale delle nostre Forze Armate.
Fabio ANGELETTI

"Il M5S vince a Roma, spallata a Renzi". Di Battista: "In piazza se rinvia il voto"

Il Pd potrebbe presentare un decreto per rinviare le elezioni di Roma. Lo ha detto il deputato pentastellato Alessandro di Battista uscendo dal Campidoglio dopo un incontro con il commissario Tronca.
Se il governo Renzi rinvierà le elezioni di Roma con un decreto, il Movimento 5 stelle scenderà in piazza. Lo ha annunciato Alessandro Di Battista parlando con i giornalisti dopo l'incontro al Campidoglio con il Commissario Tronca. "E' stato un incontro molto schietto. Alcuni nostri sospetti non erano infondati perché tra i dirigenti che hanno subito una turnazione ce n'e' una che e' indagata. Il commissario Tronca ha detto che sta facendo il possibile e noi, pungolandolo, gli chiediamo di fare ancor di più per dare quelli che lui stesso chiama 'segnali simbolo'. A Tronca abbiamo detto - ha raccontato il deputato M5S - che in Parlamento ci sono alcuni rumors che dicono che il Pd potrebbe presentare un decreto per rinviare le elezioni di Roma. Lui ci ha detto che non sa nulla al riguardo e noi gli abbiamo risposto - ha ammonito - che siamo disposti a scendere in piazza con tutti i cittadini di Roma, se non ci dovessero far votare".
Vincere a Roma per il M5S "significherebbe sistemare questa citta', intervenire in maniera drastica, salvaguardando i posti di lavoro ma intervenendo in modo netto rispetto ad alcuni dirigenti assunti dalla politica esclusivamente in quanto amici della politica. Vogliamo dimostrare una buona amministrazione e dare a Renzi una spallata su scala nazionale".
"Se i 5 stelle vinceranno le elezioni a Roma, assicura Di Battista, "non ci sara' assolutamente nessun licenziamento di massa ma dovremo verificare attentamente che alcune aziende, come Ama e Acea diventati poltronifici, non lo siano piu'. Quindi, evidentemente, M5S mandera' a casa alcune persone, salvaguardando sempre il lavoratore che oltretutto si puo' salvaguardare solo se si mandano via i dirigenti assunti da Alemanno e confermati da Marino". "Corruzione - conclude - significa rompere in tanti pezzi, e la corruzione in questa citta' ha rotto in tanti pezzi le strade, il futuro, anche l'umore, il morale... infatti c'e' grande rassegnazione. Ma M5S si pone anche come argine contro la rassegnazione. Per questo chiediamo di darci una possibilita'. Siamo fiduciosi di poter fare diventare Roma una citta' normale, europea".
"Se M5S andasse al governo farebbe subito "tre leggi: sul reddito di cittadinanza, sul conflitto di interessi e una vera legge anticorruzione. Con queste tre leggi serie, l'Italia ripartirebbe. Berlusconi deve tremare? "No - ha risposto il deputato 5 stelle - si goda la vecchiaia"


Un'altra vittima dell'uranio impoverito. 44 anni, lascia una moglie e una figlia di un anno

Il Maresciallo Gianluca Denise, 44 anni
Tra le mie preghiere di questo Natale ce n'è sicuramente una per il maresciallo dell'Aeronautica Gianluca Danise, morto martedì scorso all'età di 44 anni. Gianluca aveva un tumore causato dall'uranio impoverito con cui era entrato in contatto durante le sue missioni militari: è la 321esima vittima tra i nostri servitori dello Stato. 
Gianluca aveva partecipato a numerose missioni internazionali come Kosovo, Iraq e Afghanistan. Faceva parte dei corpi speciali e il 13 novembre 2003, in occasione dell'attacco alla nostra base, era a Nassiriya dove ha saputo ricomporre - a 40 gradi all'ombra - i resti dei suoi colleghi, evitando che le bare fossero riempite di pesi.
A Gianluca e alla sua famiglia lo Stato non ha riconosciuto praticamente nulla. Io e Gianluca Rizzo abbiamo provato a sbloccare la sua situazione con alcuni interventi istitu-zionali http://goo.gl/7X1SfQ.
Nell'estate del 2014 anche il Ministro della Difesa Pinotti in persona ha telefonato a Gianluca, promettendo un intervento, ma si è rivelato un bluff. Sarebbe bastata una telefonata tra Boeri e Pinotti per riconoscergli una pensione dignitosa. Ma si è preferito insabbiare tutto, così da non accendere i riflettori sugli effetti devastanti prodotti dalle armi delle industrie belliche. 
L'uranio impoverito è lo scarto della produzione di energia nucleare. Viene utilizzato per costruire le bombe perché costa poco ed è pesante: gli ordigni uccidono e devastano meglio. Se ciò è accaduto ai nostri soldati che hanno vissuto alcuni mesi a contatto con questo metallo, provate a pensare cosa sta succedendo ai civili che abitano da dieci o venti anni nei territori colpiti da quei bombardamenti. Si stima che l'incidenza dei tumori aumenti del 700 per cento. Ovviamente a noi non dicono nulla: abbiamo un Governo che sostiene le industrie belliche, certamente non i nostri uomini in divisa. 
Gianluca lascia una giovane moglie e una figlia di un anno. È l'ennesima vittima di un meccanismo assurdo e mortifero.
Bisogna fermarlo: tra uccidere e morire c'è una terza via. Vivere.
Non ci fermeremo finché ai familiari di Gianluca e dei suoi colleghi - a cui lo Stato ha riservato questo trattamento - non verrà garantita un'esistenza dignitosa.
Ciao Gianluca, che la terra ti sia lieve.

Contributo personale all'articolo: L'ebetino fiorentino dovrebbe prima conoscere i valori e i sacrifici a cui va incontro il personale che indossa una uniforme mimetica come quella che lui sfoggia con spavalderia in occasione delle sue "gite" nei Teatri Operativi. Lui, che non ha nemmeno fatto il militare, non merita di indossare una uniforme ne tanto meno di respirare l'aria dei luoghi dove, ogni giorno, Servitori dello Stato rischiano la propria vita con estremo sacrificio e disprezzo del pericolo.
Fabio ANGELETTI

CHI VUOLE COPRIRE LO SCANDALO WOLKSWAGEN?


Eleonora Evi Portavoce del MoVimento 5 Stelle in Europa


Il Parlamento Europeo istituisce una Commissione per indagare le responsabilità nello scandalo Volkswagen. Nonostante la strenua opposizione del Partito Popolare (con i voti di Forza Italia), che avrebbe preferito far calare il velo dell'oblio sullo scandalo che ha investito la casa automobilistica tedesca, 314 parlamentari hanno sostenuto la richiesta di istituire una commissione d'inchiesta sullo scandalo Volkswagen. La Commissione è stata fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e avrà poteri ispettivi, sarà composta da 45 deputati (tra cui la portavoce Eleonora Evi) che avranno possibilità di accedere a tutta la documentazione necessaria per capire quanto la Commissione Europea e gli Stati membri fossero a conoscenza dei trucchi messi in atto dalla case automobilistiche per aggirare le norme. 




venerdì 25 dicembre 2015

M5S Bologna, sit-in a Montecitorio contro Bugani: ‘Lista come Porcellum, si diventa Pd’

“Lista bloccata di nominati non votati dalla base: così diventiamo come il Pd”. La protesta arriva da un gruppo di attivisti e consiglieri del M5s di Bologna in trasferta a Roma che ha manifestato a piazza Montecitorio contro la selezione senza primarie del candidato sindaco Massimo Bugani e dei 36 aspiranti consiglieri in lizza per le elezioni comunali. La missione era quella di consegnare una lettera ai membri del direttorio, contenente anche le firme raccolte a favore delle primarie aperte, ma dopo ore di attesa nessun parlamentare M5S è sceso ad incontrare la delegazione. “Fico e altri hanno sempre sostenuto che le liste bloccate sono una porcata nel porcellum come nell’Italicum“, dice Giorgio Paglieri, consigliere M5s a San Giorgio di Piano (Bo) che aggiunge: “Anche questa è una lista di nominati, dunque una porcata” . “Non è una questione di nomi ma di principi”, aggiunge il consigliere di quartiere M5s Marco Gherardi. “Ci accusano di poltronismo o di voler spaccare il M5s, ma – prosegue – siamo consiglieri eletti che non potrebbero candidarsi a Bologna. Chi parla così è in malafede”. Per altri attivisti presenti si tratta di “una deriva preoccupante, un precedente pericoloso, cosa ci distingue così dagli altri partiti? Trasparenza e partecipazione sono sempre stati i nostri principi, come dice Di Battista. Se deroghi anche una singola regola, diventi come il Pd”. Nella lista Bugani configurano candidature ritenute impresentabili come quella di Dario Pattacini, ex conduttore televisivo, coinvolto nella vicenda delle interviste a pagamento e nel 2009 candidato per l’Idv. “Non mi basta una risposta dal salotto di Vespa o da un altro studio televisivo“, afferma un attivista che dice: “Voglio incontrare i miei portavoce e discutere con loro della vicenda, la loro assenza qui oggi è grave”. “Un viaggio da Bologna a Roma, chilometri percorsi ma nessuno ha voluto dedicarci due minuti. Forse questa vicenda fa paura”, ammette Giorgio Paglieri
Irene Buschemi



Bel regalo a 5 Stelle sotto l'albero di Natale

Il TAR del Lazio si è pronunciato. E sembra proprio aver fatto un regalo a tutti i cittadini coinvolti, a loro dire ingiustamente, nel pagamento della cosiddetta IMU agricola. Solita devastante invenzione vessatoria del Governo in carica incapace di rispettare nemmeno i più noti ed importanti articoli della nostra Carta Costituzionale. Forse per questo stanno, dall'inizio della legislatura, abbattendola e smantellandola insieme ai peggiori rappresentanti dei cittadini mai eletti nella storia della nostra Repubblica.
Secondo il TAR vi potrebbe essere la violazione dell'articolo 23 della Costituzione secondo cui nessuna prestazione patrimoniale o personale possa essere imposta se non in base alla Legge. Il ricorso accolto dal TAR del Lazio, presentato dal Movimento 5 Stelle insieme a produttori ed enti coinvolti, certifica come l'uso fatto della classificazione ISTAT sul cosiddetto grado di montanità sia illegittimo (la classificazione dei comuni in montani, parzialmente montani e non montani).
Quindi adesso la decisione finale passerà alla Corte Costituzionale, avete capito bene. Sarà l'Alta Corte a decidere se, per l'ennesima volta, una legge prodotta da questo povero Governo sia incostituzionale. 
"L'ammissibilità del ricorso secondo i giudici amministrativi, potrebbe essere il primo passo verso l'incostituzionalità” chiosa il Portavoce in Parlamento dei Cittadini a 5 Stelle Massimiliano Bernini. Il Movimento 5 Stelle lo scorso giugno oltre alla presentazione del ricorso al TAR ha presentato alla Camera una pregiudiziale di incostituzionalità.
Continua Bernini: ".... la tassazione sulla terra voluta dal Governo Renzi si avvia ad una clamorosa bocciatura" ed invita "a chiedere scusa a tutti coloro che hanno già pagato l'Imu agricola, ed a risarcirli immediatamente, visto che i criteri di applicazione dell'imposta non tengono minimamente conto della capacità contributiva e della progressività, come esige la Costituzione e come è stato giustamente riaffermato dal Tar del Lazio".
Anche i comuni coinvolti nel ricorso vinto (insieme all'ANCI Lazio) manifestano la loro soddisfazione e rincarano la dose sostenendo come questa ulteriore tassa non rischi solo di essere incostituzionale ma sia anche iniqua e di difficile comprensione ed applicazione.
Prende posizione anche Elena Fattori, altra Portavoce a 5 Stelle, membro della Commissione Agricoltura e produzione alimentare e della Commissione permanente delle Politiche dell'Unione Europea, sottolineando, come da anni sostiene il Movimento 5 Stelle, che "la Terra non si tassa" e considera una importante vittoria questa sentenza del TAR con annessa la possibilità di inoltrare richiesta di rimborso per chi l'ha già pagata.
Attenzione però alle possibili brutte sorprese nascoste nella legge di stabilità 2016.
Speriamo che questo insperato “Regalo di Natale” non si trasformi in una cocente delusione per la “Befana”. Carbone immeritato. Tipico regalo che in passato tanti italiani hanno già ricevuto da questo Governo. 
Questo Governo, purtroppo, ci ha abituato a cose anche peggiori. Quindi occhi aperti, scartiamo gli altri regali e godiamoci, per ora, le nostre meritate Feste.
Auguriamoci anche un 2016 migliore dell'anno che sta finendo. Sembra impossibile che i nostri governanti possano fare peggio. 
Oppure no?!