VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

sabato 26 dicembre 2015

Un'altra vittima dell'uranio impoverito. 44 anni, lascia una moglie e una figlia di un anno

Il Maresciallo Gianluca Denise, 44 anni
Tra le mie preghiere di questo Natale ce n'è sicuramente una per il maresciallo dell'Aeronautica Gianluca Danise, morto martedì scorso all'età di 44 anni. Gianluca aveva un tumore causato dall'uranio impoverito con cui era entrato in contatto durante le sue missioni militari: è la 321esima vittima tra i nostri servitori dello Stato. 
Gianluca aveva partecipato a numerose missioni internazionali come Kosovo, Iraq e Afghanistan. Faceva parte dei corpi speciali e il 13 novembre 2003, in occasione dell'attacco alla nostra base, era a Nassiriya dove ha saputo ricomporre - a 40 gradi all'ombra - i resti dei suoi colleghi, evitando che le bare fossero riempite di pesi.
A Gianluca e alla sua famiglia lo Stato non ha riconosciuto praticamente nulla. Io e Gianluca Rizzo abbiamo provato a sbloccare la sua situazione con alcuni interventi istitu-zionali http://goo.gl/7X1SfQ.
Nell'estate del 2014 anche il Ministro della Difesa Pinotti in persona ha telefonato a Gianluca, promettendo un intervento, ma si è rivelato un bluff. Sarebbe bastata una telefonata tra Boeri e Pinotti per riconoscergli una pensione dignitosa. Ma si è preferito insabbiare tutto, così da non accendere i riflettori sugli effetti devastanti prodotti dalle armi delle industrie belliche. 
L'uranio impoverito è lo scarto della produzione di energia nucleare. Viene utilizzato per costruire le bombe perché costa poco ed è pesante: gli ordigni uccidono e devastano meglio. Se ciò è accaduto ai nostri soldati che hanno vissuto alcuni mesi a contatto con questo metallo, provate a pensare cosa sta succedendo ai civili che abitano da dieci o venti anni nei territori colpiti da quei bombardamenti. Si stima che l'incidenza dei tumori aumenti del 700 per cento. Ovviamente a noi non dicono nulla: abbiamo un Governo che sostiene le industrie belliche, certamente non i nostri uomini in divisa. 
Gianluca lascia una giovane moglie e una figlia di un anno. È l'ennesima vittima di un meccanismo assurdo e mortifero.
Bisogna fermarlo: tra uccidere e morire c'è una terza via. Vivere.
Non ci fermeremo finché ai familiari di Gianluca e dei suoi colleghi - a cui lo Stato ha riservato questo trattamento - non verrà garantita un'esistenza dignitosa.
Ciao Gianluca, che la terra ti sia lieve.

Contributo personale all'articolo: L'ebetino fiorentino dovrebbe prima conoscere i valori e i sacrifici a cui va incontro il personale che indossa una uniforme mimetica come quella che lui sfoggia con spavalderia in occasione delle sue "gite" nei Teatri Operativi. Lui, che non ha nemmeno fatto il militare, non merita di indossare una uniforme ne tanto meno di respirare l'aria dei luoghi dove, ogni giorno, Servitori dello Stato rischiano la propria vita con estremo sacrificio e disprezzo del pericolo.
Fabio ANGELETTI

CHI VUOLE COPRIRE LO SCANDALO WOLKSWAGEN?


Eleonora Evi Portavoce del MoVimento 5 Stelle in Europa


Il Parlamento Europeo istituisce una Commissione per indagare le responsabilità nello scandalo Volkswagen. Nonostante la strenua opposizione del Partito Popolare (con i voti di Forza Italia), che avrebbe preferito far calare il velo dell'oblio sullo scandalo che ha investito la casa automobilistica tedesca, 314 parlamentari hanno sostenuto la richiesta di istituire una commissione d'inchiesta sullo scandalo Volkswagen. La Commissione è stata fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e avrà poteri ispettivi, sarà composta da 45 deputati (tra cui la portavoce Eleonora Evi) che avranno possibilità di accedere a tutta la documentazione necessaria per capire quanto la Commissione Europea e gli Stati membri fossero a conoscenza dei trucchi messi in atto dalla case automobilistiche per aggirare le norme. 




venerdì 25 dicembre 2015

M5S Bologna, sit-in a Montecitorio contro Bugani: ‘Lista come Porcellum, si diventa Pd’

“Lista bloccata di nominati non votati dalla base: così diventiamo come il Pd”. La protesta arriva da un gruppo di attivisti e consiglieri del M5s di Bologna in trasferta a Roma che ha manifestato a piazza Montecitorio contro la selezione senza primarie del candidato sindaco Massimo Bugani e dei 36 aspiranti consiglieri in lizza per le elezioni comunali. La missione era quella di consegnare una lettera ai membri del direttorio, contenente anche le firme raccolte a favore delle primarie aperte, ma dopo ore di attesa nessun parlamentare M5S è sceso ad incontrare la delegazione. “Fico e altri hanno sempre sostenuto che le liste bloccate sono una porcata nel porcellum come nell’Italicum“, dice Giorgio Paglieri, consigliere M5s a San Giorgio di Piano (Bo) che aggiunge: “Anche questa è una lista di nominati, dunque una porcata” . “Non è una questione di nomi ma di principi”, aggiunge il consigliere di quartiere M5s Marco Gherardi. “Ci accusano di poltronismo o di voler spaccare il M5s, ma – prosegue – siamo consiglieri eletti che non potrebbero candidarsi a Bologna. Chi parla così è in malafede”. Per altri attivisti presenti si tratta di “una deriva preoccupante, un precedente pericoloso, cosa ci distingue così dagli altri partiti? Trasparenza e partecipazione sono sempre stati i nostri principi, come dice Di Battista. Se deroghi anche una singola regola, diventi come il Pd”. Nella lista Bugani configurano candidature ritenute impresentabili come quella di Dario Pattacini, ex conduttore televisivo, coinvolto nella vicenda delle interviste a pagamento e nel 2009 candidato per l’Idv. “Non mi basta una risposta dal salotto di Vespa o da un altro studio televisivo“, afferma un attivista che dice: “Voglio incontrare i miei portavoce e discutere con loro della vicenda, la loro assenza qui oggi è grave”. “Un viaggio da Bologna a Roma, chilometri percorsi ma nessuno ha voluto dedicarci due minuti. Forse questa vicenda fa paura”, ammette Giorgio Paglieri
Irene Buschemi



Bel regalo a 5 Stelle sotto l'albero di Natale

Il TAR del Lazio si è pronunciato. E sembra proprio aver fatto un regalo a tutti i cittadini coinvolti, a loro dire ingiustamente, nel pagamento della cosiddetta IMU agricola. Solita devastante invenzione vessatoria del Governo in carica incapace di rispettare nemmeno i più noti ed importanti articoli della nostra Carta Costituzionale. Forse per questo stanno, dall'inizio della legislatura, abbattendola e smantellandola insieme ai peggiori rappresentanti dei cittadini mai eletti nella storia della nostra Repubblica.
Secondo il TAR vi potrebbe essere la violazione dell'articolo 23 della Costituzione secondo cui nessuna prestazione patrimoniale o personale possa essere imposta se non in base alla Legge. Il ricorso accolto dal TAR del Lazio, presentato dal Movimento 5 Stelle insieme a produttori ed enti coinvolti, certifica come l'uso fatto della classificazione ISTAT sul cosiddetto grado di montanità sia illegittimo (la classificazione dei comuni in montani, parzialmente montani e non montani).
Quindi adesso la decisione finale passerà alla Corte Costituzionale, avete capito bene. Sarà l'Alta Corte a decidere se, per l'ennesima volta, una legge prodotta da questo povero Governo sia incostituzionale. 
"L'ammissibilità del ricorso secondo i giudici amministrativi, potrebbe essere il primo passo verso l'incostituzionalità” chiosa il Portavoce in Parlamento dei Cittadini a 5 Stelle Massimiliano Bernini. Il Movimento 5 Stelle lo scorso giugno oltre alla presentazione del ricorso al TAR ha presentato alla Camera una pregiudiziale di incostituzionalità.
Continua Bernini: ".... la tassazione sulla terra voluta dal Governo Renzi si avvia ad una clamorosa bocciatura" ed invita "a chiedere scusa a tutti coloro che hanno già pagato l'Imu agricola, ed a risarcirli immediatamente, visto che i criteri di applicazione dell'imposta non tengono minimamente conto della capacità contributiva e della progressività, come esige la Costituzione e come è stato giustamente riaffermato dal Tar del Lazio".
Anche i comuni coinvolti nel ricorso vinto (insieme all'ANCI Lazio) manifestano la loro soddisfazione e rincarano la dose sostenendo come questa ulteriore tassa non rischi solo di essere incostituzionale ma sia anche iniqua e di difficile comprensione ed applicazione.
Prende posizione anche Elena Fattori, altra Portavoce a 5 Stelle, membro della Commissione Agricoltura e produzione alimentare e della Commissione permanente delle Politiche dell'Unione Europea, sottolineando, come da anni sostiene il Movimento 5 Stelle, che "la Terra non si tassa" e considera una importante vittoria questa sentenza del TAR con annessa la possibilità di inoltrare richiesta di rimborso per chi l'ha già pagata.
Attenzione però alle possibili brutte sorprese nascoste nella legge di stabilità 2016.
Speriamo che questo insperato “Regalo di Natale” non si trasformi in una cocente delusione per la “Befana”. Carbone immeritato. Tipico regalo che in passato tanti italiani hanno già ricevuto da questo Governo. 
Questo Governo, purtroppo, ci ha abituato a cose anche peggiori. Quindi occhi aperti, scartiamo gli altri regali e godiamoci, per ora, le nostre meritate Feste.
Auguriamoci anche un 2016 migliore dell'anno che sta finendo. Sembra impossibile che i nostri governanti possano fare peggio. 
Oppure no?!


giovedì 24 dicembre 2015

L'intervista del Corriere a Gianroberto Casaleggio

Gli ultimi sondaggi vi accreditano quasi al 30%, a soli due punti dal Pd. Pensa sia uno scenario verosimile? Cosa comporta?
«Che gli italiani cominciano ad accreditarci come forza di governo nonostante le falsità dell’informazione e la barriera messa in atto dai partiti in ogni forma possibile».
Di Maio sempre secondo gli stessi dati gode di una fiducia molto alta. Grillo una volta ha detto che le somiglia: lei si rivede in lui? 
«Un po’ sì, ma alla sua età mi occupavo di altro. Facevo il progettista software all’Olivetti di Ivrea».
In questi giorni è mancata Laura Olivetti, figlia di Adriano. Lei ha lavorato nella sua impresa per molti anni. Che cosa le ha lasciato quella esperienza?
«Ho conosciuto personalmente Laura Olivetti e sono molto dispiaciuto della sua scomparsa. Adriano Olivetti metteva la persona prima dell’impresa, la sua idea di comunità ricorda un po’ la nostra filosofia. In un certo senso siamo figli di Adriano».
In primavera si va al voto. Roma, per chiunque vinca, potrebbe essere un problema da amministrare e un boomerang in vista delle prossime Politiche. Voi avete paura di vincere? 
«Noi vogliamo vincere. Roma è una tappa obbligata prima del governo. Un banco di prova. Se avessimo paura di governare Roma non potremmo neppure pensare di voler governare il Paese».
Quali sono le priorità per il rilancio dell’Italia? 
«Innovazione, istruzione, eliminazione della corruzione, diminuzione del livello di tassazione contemporaneamente a una seria lotta all’evasione, etica».
Avete oltre 230 potenziali candidati a sindaco di Roma: che profilo auspicherebbe? Se sarà un volto poco noto non teme possa avere dei problemi a confrontarsi con chi mastica politica da anni? 
«Una competizione elettorale non può essere ricondotta a degli spot o a chi “mastica” politica. Il nostro punto fermo è il programma. Siamo partiti dai municipi di Roma per raccogliere le candidature che sono state spontanee e che stiamo vagliando in questi giorni».
Come procederete? 
«Abbiamo identificato dieci aree di intervento per la città di Roma, la cui priorità sarà decisa con una votazione online. Sulle prime tre interverremo immediatamente dopo le elezioni. Da qui partiremo per un percorso di partecipazione, che si articolerà sia online sia con incontri in cui iscritti, comitati di quartiere, associazioni, organizzazioni attive sul sociale si confronteranno per poter avanzare proposte e priorità. Il candidato sindaco e la lista comunale saranno infine scelti online dagli iscritti di Roma».
Non solo Roma ma anche molte altre città importanti: quali sono le vostre ambizioni? Auspicate una svolta? 
«La svolta c’è già stata nel 2013 quando il M5S vinse le elezioni, poi sappiamo come è andata».
A Bologna c’è stata polemica... 
«Una polemica artificiosa. Comunque è un buon segno, significa che a Bologna ci temono».
Al Nord il Movimento presenta nuovi volti - bocconiani, pragmatici, vicini alle imprese - sta puntando senza snaturarsi ad attrarre i moderati indecisi? 
«È probabile che si stiano avvicinando al M5S persone con profili sociali diversi rispetto all’inizio, ma non sono frutto di una scelta calata dall’alto».
Cosa pensa dell’accordo sulla Consulta? 
«Credo che alla fine possa essere considerato un buon accordo, frutto di un confronto da parte nostra chiaro e trasparente con le altre forze politiche».
Pensa si possa replicare per altri temi? 
«Ogni volta che viene fatta una proposta che riteniamo corretta per il Paese noi la voteremo. Ogni volta che una proposta parte del nostro programma verrà presentata in Parlamento noi la voteremo. Bisogna ricordare però che a causa di una legge elettorale incostituzionale, noi siamo minoranza».
Lei da sempre sostiene la partecipazione del web. Per la Consulta, come per la Rai, non siete riusciti a esprimervi. I militanti si sono divisi: pensate a un correttivo? 
«Ci sono situazioni, come la Consulta e la Rai, che richiedono decisioni continue e veloci, per ora ancora impraticabili con il web. In ogni caso il gruppo parlamentare ha discusso e approvato le scelte a maggioranza».
Negli ultimi mesi voi vi siete spesi molto per il reddito di cittadinanza. La vostra proposta però è arenata: cosa farete adesso?
«Il reddito di cittadinanza è il primo punto del nostro programma per le elezioni politiche, sono due anni che cerchiamo di farlo approvare, ma siamo ostacolati in ogni modo. È presente in tutti i Paesi europei tranne che in Grecia e in Italia, la stessa Ue ne ha chiesto l’introduzione nel nostro Paese».
Si è discusso molto dei Comuni amministrati dal Movimento. A Livorno sono stati espulsi tre consiglieri e la maggioranza ora ha numeri risicati: c’erano altre soluzioni a suo avviso? La giunta Nogarin riuscirà ad andare avanti? 
«La strategia del Pd è dimostrare che i Comuni amministrati da noi non funzionano perché in questo caso il M5S non sarebbe neppure affidabile per governare il Paese. Nel caso di Livorno i problemi non ci sono. Sta di fatto che quando vinciamo ci troviamo quasi sempre i conti dissestati dalle precedenti amministrazioni e per prima cosa dobbiamo metterli in ordine, come stiamo facendo ovunque. La situazione di Livorno è legata a una municipalizzata con un buco di 42 milioni di euro. Chi governava Livorno prima di noi?».
Dopo l’addio di Grillo dal simbolo, ci saranno altre novità formali o organizzative nel 2016? 
«Non credo, anche se il Movimento cresce molto velocemente e questo comporterà una maggiore cura organizzativa».
Negli ultimi giorni ci sono state polemiche per il suo libro «Veni Vidi Web»...
«Il libro riprende alcuni capitoli pubblicati anni fa su libri che non sono più in commercio, più qualche contributo recente tratto dal blog».
Lei però parla di ipermercati rasi al suolo, di rieducazione forzata, di gogna pubblica, di stop alla caccia, di chiusura per parrucchieri e macellerie, di ministeri della Pace: sono provocazioni? 
«Quelle che lei cita sono provocazioni e non un programma di governo. Però chi non vorrebbe un Ministero della Pace? Internet non è una panacea per tutti i mali che affliggono la società però bisogna prendere atto che cambia la realtà e gestire il cambiamento piuttosto che subirlo».
Emanuele Buzzi, dal Corriere della Sera

Quarto, la camorra infiltra anche il M5s: “Consigliere grillino ricattava il sindaco”

Giovanni De Robbio
Indagato il più votato del Comune campano: "Voto di scambio e tentata estorsione con metodo mafioso". Secondo i pm voleva favorire un imprenditore vicino a clan. Il Movimento: "Avviato iter per espulsione"
Ci sarebbe una storia di ricatti e di camorra tutta interna al Movimento 5 Stelle dietro la fotografia del presunto abuso edilizio del sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, finita a novembre su tutti i giornali perché al centro di uno scontro politico nell’unica amministrazione grillina in Campania. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sotto il coordinamento del pm Henry John Woodcock, quella foto sarebbe stata utilizzata dal consigliere comunale M5s, Giovanni De Robbio, il più votato all’ultima tornata amministrativa, per minac-ciare il sindaco del suo stesso partito.
De Robbio, già sospeso dal M5s dieci giorni fa, era in possesso di quella “aerofotogrammetria” (forse la stessa infilata nei dossier anonimi finiti anche ai media) e l’avrebbe utilizzata con modalità inquietanti per provare a costringere la Capuozzo ad affidare, tra l’altro, il campo sportivo di Quarto ad Alfonso Cesarano, un “grande elettore” del consigliere. Cesarano, gestore di fatto di un’impresa di pompe funebri, sarebbe esponente di una famiglia legata al clan Polverino. De Robbio avrebbe promesso a Cesarano anche un intervento per nominare un assessore con delega al Cimitero e all’Urbanistica in grado di favorirlo nei suoi affari. E’ tutto scritto nelle 11 pagine del decreto di perquisizione eseguito dai carabinieri di Pozzuoli e di Quarto nei confronti di De Robbio e di altre due persone, indagate in un’inchiesta sul voto di scambio politico mafioso che lambisce il clan dominante in un Comune sciolto pochi anni fa per camorra.
I tre “avvertimenti” del consigliere al sindaco
De Robbio è anche indagato in concorso con un geometra, Giulio Intemerato, di tentata estorsione al sindaco con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo la ricostruzione dell’accusa, fondata su intercettazioni telefoniche, su alcune testimonianze ancora coperte dal segreto e su due lunghe deposizioni in Procura della Capuozzo, sentita il 21 e il 22 dicembre, il consigliere grillino ha avvicinato il sindaco in tre diverse occasioni – a casa, nell’ufficio del municipio e durante un consiglio comunale di novembre – esibendole l’aerofotogrammetria della casa-studio di famiglia, sottolineando l’esistenza di un “problema di abuso edilizio” e invitandola “contestualmente ed in modo allusivo – scrive il pm, che poi cita parole del sindaco – a ‘stare tranquilla, perché dovevo essere meno aggressiva, non dovevo scalciare, dovevo essere più tranquilla con il territorio’”.
Gli obiettivi: “Gestione del campo sportivo e le nomine di assessori e capi-settore”
In una di queste occasioni, il consigliere si sarebbe presentato con il geometra Intemerato, indicato come persona che custodiva quella foto nella sua cassaforte, e proponendolo come consulente esterno dell’amministrazione comunale nella gestione dei condoni edilizi. In consiglio, poi, De Robbio avrebbe di nuovo preso da parte la Capuozzo per dirle “a quattr’occhi” che sarebbe stato in grado di intervenire su un altro geometra per indurlo a dichiarare il falso riguardo un vecchio sopralluogo nell’abitazione del sindaco. L’obiettivo dell’esponente grillino sarebbe stato quello di condizionare e tenere sotto scacco la Capuozzo per indurla ad affidare la gestione del campo sportivo di Quarto a Cesarano, e provare a intervenire nelle nomine degli assessori e dei capi settore del municipio.
Le intercettazioni: “Adesso portiamo anche le vecchie a votare. La X sul M5s è la cosa fondamentale”
De Robbio inoltre avrebbe promesso a un ex esponente del Pd, Mario Ferro (indagato), l’as-sunzione del figlio nel cimitero comunale in cambio di sostegno elettorale. Una intercettazione del primo giugno 2015, a urne del primo turno da poco chiuse, registra Giacomo Cesarano, figlio di Alfonso Cesarano, quasi esultare con tale Biagio G. per il successo di De Robbio: “Ha chiamato Mario Ferro e me l’ha detto… (De Robbio, ndr) ha preso 927 voti… ci siamo messi con chi vince capito, quella è stata la cosa importante… votiamo a questo, a quello, ma per fare cosa dopo? Per prenderlo nel culo? … Mario Ferro non sta con quelli di Cinque Stelle… Mario Ferro stava con il Pd però… questo De Robbio noi abbiamo fatto l’accordo con lui è capito… Ci siamo seduti al tavolo, papà (Alfonso Cesarano), Mario Ferro, De Robbio si sono seduti hanno parlato hanno chiacchierato, hanno concordato diciamo delle cose loro, hanno parlato di tutte le cose e noi gli abbiamo detto che gli avremmo dato una mano… Hai capito? Non ti preoccupare ti diamo noi una mano a vedere i voti che devi avere…”. Ma c’era ancora un ballottaggio da affrontare e Cesarano jr disse all’amico che bisognava fare l’ultimo sforzo: “Fra di Criscio e il M5S… adesso si deve portare chiunque a votare, chiunque esso sia, anche le vecchie di ottanta anni si devono portare là sopra e devono mettere la X sul M5S che è la cosa fondamentale…”.
Il M5s: “Già avviata la procedura di espulsione”
Il M5s ha già avviato la procedura di espulsione: “Nella lettera inviata a Del Robbio – si legge in una nota – sottolineavamo che il suo comportamento ha violato in modo grave, ripetuto e sostanziale gli obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura, ed i principi fondamentali di comportamento degli eletti del Movimento. Siamo lieti di vedere la piena efficacia dei nostri anticorpi ed inoltre auspichiamo che la magistratura faccia piena luce su questa vicenda che ci vede parte offesa e che siano individuati tutti i responsabili”.
Fonte

Boschi, non c’è conflitto: grazie alla legge di Berlusconi

Maria Elena Boschi si è mossa in conflitto di interessi sul caso Banca Etruria? Il deputato del Movimento Cinque Stelle Alessandro Di Battista ha chiesto informazioni ieri, l’Antitrust sta rispondendo oggi. La risposta è no. Ma solo grazie al dispositivo della legge Frattini, voluta da Berlusconi per sterilizzare il proprio conflitto di interessi. Boschi, infatti, ha potuto giovare del meccanismo dell’uscita dalla stanza che consente, secondo la Frattini, di non influenzare le decisioni. E comunque con qualche dettaglio che può creare comunque imbarazzo al ministro delle Riforme.
L’Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella deve pronunciarsi sulla base della legge Frattini del 2004. Che fu fatta dal governo Berlusconi, quindi non certo particolarmente stringente.
L’articolo 3 della Legge Frattini stabilisce che c’è conflitto di interessi in capo a una carica di governo quando il titolare di una carica di governo partecipa a un atto o omette un atto che ha “Un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare (cioè del ministro, ndr) del coniuge, o dei parenti entro il secondo grado” e, secondo requisito, “con danno per l’interesse pubblico”.
Gli atti a cui ha partecipato la Boschi hanno queste caratteristiche. Il decreto 180 del 16 novembre, quello che recepisce la normativa europea sul bail-in, in particolare l’articolo 35 comma 3 che stabilisce l’esercizio dell’azione di responsabilità . Se c’è un danno, è il commissario speciale della Banca d’Italia che deve attivarsi per chiedere risarcimento. In questi giorni si è parlato di uno “scudo” per il padre della Boschi, Pier Luigi, quando era vicepresidente della Popolare dell’Etruria, anche se la norma è sostanzialmente identica a quella del testo unico bancario relativa alle banche in liquidazione coatta amministrativa.
Sotto il primo profilo, quello dell’incidenza specifica e preferenziale, si limita a specificare e regolare le modalità in cui si fanno valere le responsabilità verso gli organi amministrativi e di controllo. Quanto al requisito del danno, sempre ai sensi dell’art. 5 del regolamento attuativo della legge Frattini, l’atto deve essere idoneo “ad alterare il corretto funzionamento del mercato”. Questa circostanza, secondo gli uffici dell’Antitrust, non si riscontra nel caso specifico.
Il primo provvedimento sensibile è quello del gennaio 2015: la riforma delle banche popolari (misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti) che diventano società per azioni. L’Antitrust, sulla base delle informazioni trasmesse dalla presidenza del Consiglio dei ministri, ha verificato che la Boschi non era presente alla riunione del 20 gennaio, dove è stato deciso il decreto pubblicato sulla gazzetta ufficiale quattro giorni dopo.
Se palazzo Chigi ha detto la verità su quel Consiglio non spetta all’Antitrust stabilirlo.
Per quanto riguarda il decreto del 22 novembre, il famigerato decreto salva Banche, in base alle informazioni fornite dal segretario generale della presidenza del Consiglio, la Boschi non ha partecipato.
Poi c’è il decreto 180 del 16 novembre, quello che recepisce nell’ordinamento italiano le norme europee sul bail-in. Il 10 settembre c’è una prima seduta del Consiglio dei ministri dove viene approvato lo schema preliminare del decreto legislativo da inviare alle commissioni parlamentari. A questa riunione, la Boschi risultava presente.
Non ha partecipato invece alle sedute successive del 6 novembre e del 13 novembre in cui il provvedimento legislativo fu prima esaminato nel merito e poi approvato in via definitiva. In base allo spirito della legge Frattini, partecipare è il primo requisito per poter influire sulle decisioni e quindi manifestare il conflitto di interesse.

Di Battista ha chiesto anche se la Boschi, quando fu nominata ministro, compilò le dichiarazioni sul suo patrimonio e dei famigliari: sono arrivate all’Antitrust nei tempi previsti il 21 maggio 2015, dopo richiesta del 3 aprile 2015. Ma qui c’è un dettaglio rilevante: nella comunicazione all’Antitrust la Boschi non comunicò il possesso delle azioni di Banca Etruria.

mercoledì 23 dicembre 2015

#5GIORNIA5STELLE DEL 23 DICEMBRE 2015

“Il Presidente della Repubblica ha ricevuto Visco, Presidente della Banca d’Italia, e non ha neanche risposto ai risparmiatori truffati”. E’ la drammatica denuncia di Elio Lannutti di Adusbef, questa settimana ancora in piazza insieme ai clienti delle banche “salvate" e al M5S: siamo noi, dice Carla Ruocco, quella parte della politica sempre accanto alle vittime e che non si arrenderà. Alessandro Di Battista spiega alle persone che il M5S ha le soluzioni per risarcire i truffati. Vogliamo anche che i responsabili paghino, non devono restare impuniti!
Al Senato arriva la legge di stabilità, e Giarrusso denuncia come si tratti della solita mangiatoia per pochi che devasta la scuola, la sanità, il lavoro, e finanzia solo le guerre.

Dall’Europa, Fabio Massimo Castaldo racconta che siamo alle solite: Renzi a Roma tuona contro le sanzioni alla Russia, poi va a Bruxelles e si tira indietro. Anche Manlio Di Stefano, alla Camera, denuncia come tali sanzioni risultino in un vero disastro economico per il nostro Paese.


Sempre da Bruxelles, Piernicola Pedicini spiega come gli accordi COP21 sull’ambiente rappresentino solo un passo indietro, a causa delle “correzioni” operate sulla direttiva dal Consiglio Ambiente della Commissione. Indifferente alle migliaia di morti per inquinamento.


Intanto, il M5S non dimentica la questione TTIP. Cosa c’è dietro?, si chiede Riccardo Fraccaro che insieme ai portavoce Sergio Battelli e Paolo Parentela si è recato alla Farnesina dove dovrebbe essere consultabile il segretissimo accordo che inciderà pesantemente sulla nostra economia e la nostra vita. Ma a disposizione non c’è ancora nulla: per questo il M5S ha avviato un mailbombing al Commissario UE Cecilia Malmstrom. Partecipate tutti, firmate QUI!

Mentre i risparmiatori vengono derubati a suon di decreti, i cittadini sono poi incoraggiati a giocarsi quel che resta a lotterie, azzardo e gratta e vinci. Giovanni Endrizzi, al Senato, continua la battaglia M5S contro la pubblicità ai giochi, un business che porta solo sofferenza. 

Per finire, ricordate lo scandalo Volkswagen? Noi sì: Eleonora Evi da Bruxelles ci racconta che il M5S farà parte della nuova Commissione di Inchiesta istituita dal Parlamento Europeo che dovrà vederci chiaro. Vi faremo sapere tutto come sempre.



5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente - visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano - a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 - 9:30, Mercoledì 12:40 - 9:30, Giovedì 03:00 - 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10


martedì 22 dicembre 2015

Salva-banche: il decreto vergogna spiegato in pochi minuti




Governo #Renzi vs #rinnovabili. Il #M5S segnala a Commissione Europea la nuova bolletta elettrica

Otre a far pagare di più solo coloro che consumano di meno, la “riforma” della bolletta varata il 2 dicembre dall’Autorità per l’Energia é in rotta di collisione con le direttive europee su energie rinnovabili ed efficienza energetica. Con una lettera, lo abbiamo segnalato la scorsa settimana al commissario europeo ad Energia e Clima, Miguel Arias Cañete. Insieme a noi, hanno firmato la lettera altri tre esponenti del M5S: l’eurodeputato David Borrelli ed i senatori Gianni Girotto e Gianluca Castaldi. La notizia é stata ripresa dall’agenzia Ansa (foto) e dai portali  Quale Energia e Libero24x7.
Con le nuove regole, la quasi totalità degli oneri relativi al funzionamento della rete elettrica non é più proporzionale alla quantità di energia consumata: é spostata nella quota fissa che, insieme alle tasse, costituisce circa la metà della bolletta.
Ne derivano tre conseguenze:
  1. si producono rincari iniqui, dato che essi colpiscono esclusivamente le famiglie con bassi consumi;
  2. i risparmi di coloro che hanno investito nell’efficienza energetica risultano praticamente azzerati;
  3. chi utilizza energia autoprodotta da fonti rinnovabili paga oneri praticamente uguali a quelli di chi invece preleva tutta l’energia elettrica dalla rete.

La segnalazione riguarda anche la decisione dell’Autorità per l’Energia di vietare la costruzione di “SDC”, i sistemi di distribuzione chiusi dell’energia elettrica negli edifici non residenziali. Un “SDC” éindispensabile per permettere che più utenti (ad esempio, i negozi di un centro commerciale) utilizzino l’energia rinnovabile prodotta da un unico impianto, come i pannelli solari situati sul tetto. Una direttiva UE invece chiede espressamente che nei nuovi edifici venga utilizzata energia rinnovabile prodotta sul posto.
Con questi due provvedimenti, l’Autorità per l’Energia, sostenuta dal governo Renzi, mira a garantire i profitti dei grandi distributori di energia (fra cui spicca l’Enel) grazie ai rincari che colpiscono in generale i piccoli consumatori e in particolare coloro che attingono poca energia dalla rete elettrica.Un Robin Hood al contrario. Ora ci aspettiamo che la Commissione Europea prenda i provvedimenti del caso. Come sempre terremo il fiato sul collo alle istituzioni e vi terremo informati.

#RENZI SANZIONA GLI IMPRENDITORI ITALIANI

L'On.le Manlio DI STEFANO (M5S)
Sapete perché non abbiamo più rapporti economici con la #Russia da un anno?
Sapete perché subiamo delle sanzioni da parte della Russia?
Sapete che ci sono costate già oltre due miliardi di euro e centinaia di posti di lavoro?
Ve lo spiego io in questo mio intervento in aula dove illustro la nostra proposta di interruzione delle sanzioni alla Federazione Russa.
Pensate che un'agenzia stampa ha recentemente rilanciato le dichiarazioni di alcuni diplomatici italiani al Parlamento Europeo che annunciavano la proposta italiana di revoca delle sanzioni ma oggi, incredibilmente, il Governo da parere contrario alla nostra proposta e, quindi, la boccerà. Chi gli avrà fatto cambiare idea?
Insomma niente di nuovo, il Bomba continua a pensare che la politica si faccia da Giletti a suon di balle invece che in Parlamento coi voti.
Mandiamolo a casa al più presto, già dalle prossime amministrative, prima che finisca di uccidere il nostro amato paese.



INCHIESTA #XYLELLA, ADESSO L'EUROPA SALVI LA #PUGLIA

Vogliamo tutta la verità e un nuovo piano anti Xylella. Il sequestro degli ulivi a rischio eradicazione e i dieci avvisi di garanzia per diffusione colposa della Xylella in Puglia dimostrano che adesso è tutto da rifare. Tra gli indagati della Procura di Lecce ci sono anche il commissario del governo e ricercatori del Cnr e dello Iam. Quello che emerge dalle indagini è preoccupante e inquietante. Se un giorno i reati contestati dovessero essere confermati, sarebbero molto più chiare le ragioni che hanno spinto le autorità competenti a rinchiudersi entro determinati schemi sbattendo la porta in faccia a chi, come il Movimento 5 Stelle, ha chiesto fin dal principio di valutare e sperimentare altre misure che non fossero solo le eradicazioni e l'uso di fitofarmaci.
La giustizia dirà se e quali reati sono stati commessi e da chi. Gli ulivi e l'economia pugliesi, però, hanno bisogno di risposte immediate. E per questo il Movimento 5 Stelle chiede ancora una volta alla Commissione europea di uscire dai rigidi schemi in cui finora ha operato, allargando il campo della ricerca scientifica e prendendo in considerazione quelle pratiche alternative che, grazie alla buona volontà di esperti e organizzazioni del territorio, stanno già dando degli ottimi risultati, migliori di quelli visti finora con gli abbattimenti.
L'Europa ascolti la Puglia e i pugliesi, non il commissario del governo indagato.
La portavoce al Parlamento europeo Rosa D'Amato ha più volte inviato lettere alla Commissione europea chiarendo i punti di un piano alternativo, rispettoso degli ultimi secolari e della salute dei cittadini. Adesso l'Europa deve prendere in considerazione queste proposte, altrimenti rischia di essere collusa con gli indagati.
ECCO LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE
• la moratoria del piano che prevede l'abbattimento degli ulivi secolari.
• l'autorizzazione dell'uso di fitofarmaci consentiti in agricoltura biologica al posto di quelli previsti dall'attuale piano.
• la ricerca contro il batterio deve essere affidata anche a centri e università differenti rispetto al CNR e all'Università di Bari, favorendo la sinergia con le altre università pugliesi, italiane e internazionali.
• l'integrazione del comitato scientifico regionale con alcune competenze e figure professionali attualmente assenti e di cui è invece emersa l'assoluta necessità (come per esempio gli Ordini degli Agronomi e dei Periti Agrari).
• l'investimento sulla gestione delle acque reflue urbane per utilizzare questa risorsa nell'irrigazione degli oliveti.
• l'incremento della raccolta differenziata (matrice umida) così da produrre compost di qualità e certificato da utilizzare in agricoltura.
• permettere alle aziende del settore biologico di effettuare gli interventi nel rispetto delle loro pratiche valutando l'inserimento nel piano di azione delle proposte di FEDERBIO. 
CAMBIA LA DIRETTIVA UE, SPERANZE PER LA PUGLIA
La portavoce Rosa D'Amato ha, inoltre, lavorato per superare tutte le regole che hanno reso possibile la fallimentare gestione dell'emergenza in Salento,. Settimana scorsa è stato infatti approvato da Parlamento, Commissione e Consiglio europeo il regolamento sui parassiti delle piante. Questo nuovo regolamento prevede una maggiore attenzione alle misure di contenimento e di prevenzione, con una stretta decisa sull'uso dei pesticidi e con compensazioni per le aree colpite, più trasparenza e un maggiore coinvolgimento degli attori del territorio nelle situazioni di emergenza e nella scelta delle misure da adottare. E' prevista inoltre una stretta sulle importazioni delle piante aliene con più controlli per evitare l'introduzione di batteri o altri agenti nocivi.
La vera differenza di questo regolamento rispetto alla direttiva precedente sta nell'aver fissato dei principi chiari nella gestione del rischio. Tra questi, l'impatto minimo sul territorio, la 'non discriminazione', soprattutto per ragioni di commercio interno, e la 'giustificazione tecnica' al fine di scegliere la migliore soluzione al problema sulla base di reali evidenze scientifiche. Evidenze che sono mancate quando il governo Renzi ha varato il piano anti-Xylella, il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti.
VIDEO. Ascolta e condividi le testimonianze degli imprenditori pugliesi messi in ginocchio dal piano anti Xylella.

I SOLDI DEI MILITARI IN MANO A BANCA MARCHE. ARTICOLO E DELIBERA COIR AM. – COMANDO SQUADRA AEREA

Non più di tre anni fa si bandiva la gara per l’affidamento del servizio di cassa, gestione dei fondi e deposito titoli, mediante l’apertura di sette conti correnti ordinari intestati ai Fondi previdenziali operanti nell’ambito della Cassa di previdenza delle Forze Armate.
Tra le dodici offerte pervenute la gara fu aggiudicata alla Banca delle Marche, dagli atti risulta che il criterio utilizzato per l’aggiudicazione fu quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Verrebbe da chiedere vantaggiosa per chi?
E’ notizia di questi giorni che ben quattro banche (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara) soffrono di dissesto finanziario, migliaia di risparmiatori si sono assiepati fuori dai palazzi del potere romano per sfogare tutta la loro rabbia di cittadini truffati da dirigenti bancari infedeli.
Nel 2013 il consiglio di Amministrazione di Banca Marche approvava un bilancio con margini di interesse in riduzione su base annua del 27,4% per effetto congiunto di un incremento degli oneri passivi del 3,4% e di una contrazione degli interessi attivi del 13,1%, nello stesso documento il CDA dichiara che in un contesto macroeconomico critico le attività deteriorate si sono incrementate in un solo semestre del 15%, insomma la banca stava affondando.
Tesone Luigi
Rappresentante nazionale
dei Marescialli
Probabilmente molti cittadini in divisa, non avendo il proprio conto corrente presso nessuna delle banche “fallite” dormivano sonni tranquilli pensando che i propri risparmi fossero al sicuro.
Purtroppo non è così, infatti, i soldi delle casse di previdenza delle Forze Armate, grazie ad un affidamento “economicamente più vantaggioso” sono stati affidati a Banca Marche.
Le casse di previdenza sono un organo dotato di personalità giuridica di diritto pubblico non economico, istituito nell’ambito della struttura organizzativa del Ministero della Difesa.
Tale strumento è sottoposto alla vigilanza del Ministro della Difesa, che può esercitarla avvalendosi del Capo di Stato Maggiore della Difesa ovvero, per profili strettamente tecnico-amministrativi, per il tramite dei dirigenti preposti agli uffici. Dell’Amministrazione competenti per materia.
I militari devono essere rassicurati, hanno affidato la gestione dei loro soldi alla struttura organizzativa della quale fanno parte ed ora apprendono che c’è la possibilità che siano spariti?
Chi aveva ed ha ancora la responsabilità di vigilare sulla gestione delle casse si deve far promotore presso il Governo di tutte le azioni utili e necessarie per la salvaguardia dei soldi militari.
Tesone Luigi

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SEGUE DELIBERA DEL COIR AM – COMANDO SQUADRA AEREA

COMANDO SQUADRA AEREA – CONSIGLIO INTERMEDIO DI RAPPRESENTANZA
DELIBERA N. 1 Allegata al verbale

OGGETTO: Fondi Cassa di Previdenza.
Il CO.I.R. S.A.:
VISTO: D.P.R. 4 Dicembre 2009 n. 211, con il quale la gestione delle Casse di Previdenza delle FF.AA. è stata unificata sotto la responsabilità di un unico Consiglio di Amministrazione;
VISTO: Testo Unico sull’ordinamento Militare D.P.R. 15 marzo 2010 n. 90;
APPURATO: che le Casse di previdenza in parola sono dotate di personalità giuridica di diritto pubblico non economico, istituito nell’ambito della struttura organizzativa del Ministero della Difesa;
TENUTO CONTO: che tale Istituto è sottoposto, tra l’altro, alla vigilanza del Ministro della Difesa, che può esercitarla avvalendosi del capo di Stato Maggiore della Difesa.
CONSIDERATO: che l’ente gestisce i fondi previdenziali nel rispetto delle norme istitutive delle casse militari, secondo criteri ispirati a principi di uniformità gestionale, fatti salvi il vigente regime previdenziale e creditizio che regola i singoli istituti, la salvaguardia dei diritti maturati dagli iscritti, nonché la separazione e l’autonomia patrimoniale e contabile di ciascun Fondo.
VISTO: Che il 22 aprile 2013 è risultata aggiudicataria la BANCA DELLE MARCHE SPA per l’affidamento del servizio di cassa, gestione dei fondi e deposito titoli, tra 12 Istituti di credito partecipanti (che si allega in copia);
ACCLARATO: Dagli organi di stampa che la BANCA DELLE MARCHE SPA rientra tra i quattro istituti di credito che essendo in particolare sofferenza economica finanziaria ha spinto questo Governo a intervenire a tutela dei risparmiatori;
DELIBERA
di chiedere al Comandante la Squadra Aerea di farsi promotore presso le SS.AA. affinché le stesse intraprendano tutte le azioni necessarie e possibili a tutela delle somme accantonate nelle casse e che la rappresentanza militare ed il personale siano tempestivamente informati.
Di inviare a stralcio verbale la presente delibera al COCER A.M. allo scopo che lo stesso, in futuro, sia coinvolto nella resa del conto gestionale, quale organo garante della tutela degli interessi del personale.
PRESENTI E VOTANTI:
FAVOREVOLI:
ROMA, 15 dicembre 2015
Fonte

lunedì 21 dicembre 2015

Intervista dell'On.le DI MAIO a "Libero"

Vicepresidente della Camera a 26 anni, mai accaduto prima: ha battuto pure Andreotti… 
«Sì, ma io non farò come lui, 65 anni in Parlamento. Il regolamento di M5S è chiaro: due mandati e a casa, anche se avrò solo 36 anni».
Che idea aveva del Parlamento prima di entrarci? 
«Che fosse un posto dove tutti si sentono al di sopra della legge. Ed è quello che penso anche oggi. Basta pensare ai regolamenti parlamentari: sono chiari ma dal primo giorno in cui sono diventato vicepresidente mi hanno detto che quel che conta più di tutto è la prassi perché non c’è nulla che non sia già accaduto in Aula».
Questo bellissimo ufficio con affaccio su Piazza Montecitorio non le dà una certa ebbrezza di potere? 
«La regola dei due mandati e il taglio dello stipendio sono due limiti che aiutano a restare coni piedi per terra. Ti fanno sentire che non sei eterno e ti costringono a fare delle scelte ogni mese su come spendere i tuoi soldi, proprio come fa la gente fuori dal Palazzo». 

Che senso ha avuto proporre una mozione di sfiducia contro la Boschi pur sapendo che non sarebbe stata sfiduciata? 
«Bisognava far emergere l'ipocrisia del Pd, in conflitto d'interesse con i suoi elettori, e del ministro, in conflitto d'interessi con la sua famiglia. La mozione di sfiducia è stato un atto politico prima che pratico o giuridico, per sottolineare che il governo sta prendendo in giro gli italiani». 
Beh, ma il concorso esterno in associazione bancaria non è ancora reato… 
«Il fatto che il ministro si sia assentato mentre il governo votava il decreto salva-banchieri prova che lei e tutto il governo sono consapevoli del conflitto d'interessi. La Boschi deve dimettersi, è un fatto d’opportunità politica e correttezza: suo padre e suo fratello avevano delle responsabilità nel crac di Banca Etruria, che ha azzerato i risparmi di 12mila investitori raggirati dalla banca». 
Ma il ministro non è tecnicamente in conflitto d'interessi… 

«La realtà politica e fattuale è diversa da quella giuridica. In qualsiasi Paese con politici civili, un ministro nelle condizioni della Boschi si sarebbe dimesso spontaneamente».
Crede che sia l'inizio del tramonto dell’astro Boschi dal firmamento della politica? 
«Questo non mi interessa, anche se è vero che prima dello scandalo si parlava di lei come possibile futuro premier e adesso la cosa è impensabile ed è altrettanto vero che superare una mozione di sfiducia può rafforzare nel breve periodo ma alla lunga ti segna. La questione delle banche ha segnato molto anche il premier». 
Davvero è convinto che la pagherà? 
«Ne sta già pagando le conseguenze. Il governo è intervenuto su Etruria pesantemente: prima, quando la banca era quasi fallita, agevolando l'impennata delle azioni con il decreto sulle popolari, quindi facendone pagare il salvataggio agli altri istituti, che si rifaranno inevitabilmente su tutti i risparmiatori, infine col decreto che impedisce ai correntisti truffati di rivalersi sugli amministratori. Sono comportamenti che azzerano la fiducia dei cittadini e dimostrano che il premier usa due pesi e due misure con gli scandali finanziari, piegandoli ai suoi interessi politici».
In che modo? 
«A Roma non voleva Marino e lo ha costretto alle dimissioni per una vicenda di note spese che è nulla rispetto alla vicenda non chiarita delle spese pazze a Firenze, che copre e su cui ha imposto di fatto un silenzio stampa. Al governo ha fatto dimettere Lupi, giustamente, per un orologio al figlio e sorvola sui 150mila euro di multa imposti dalla Consob al padre del suo ministro preferito. Quando gli scandali giudiziari gli servono a liberare poltrone, scarica chi è coinvolto, quando lo mettono in difficoltà, lo difende». 
Perché il Pd ha la passione delle banche? 

«La commistione di interessi tra banche e Pd è ben nota, dalla merchant bank che parla italiano di D'Alema, all'abbiamo una banca di Fassino all'avevano una banca di Renzi e Boschi. Ma non è che al Pd piacciano le banche, gli piacciono i soldi. Hanno perso tessere e la base sul territorio non esiste più, quindi hanno bisogno di finanziarsi e le banche sono l'ideale. Comunque lo scandalo Etruria è solo la punta dell'Iceberg». 
Che altro pensa ci sia sotto? 
«Vorrei, attraverso quest’intervista, fare un appello al premier: renda trasparenti i bilanci delle sue fondazioni. Non vorrei scoprire che tra i titolari dei 90 milioni di fidi concessi da Banca Etruria figurassero finanziatori di Open, Big Bang, o della Leopolda. Abbiamo sempre supposto che lo stretto rapporto tra Renzi e la Boschi si fondasse su una grande fiducia personale; comincio a pensare che ci siano anche risvolti economici. Renzi non può scaricarla perché se cade lei, cade il governo, ci sono troppi interessi in ballo». 
Tutti dicono che la Boschi è un ministro bravissimo: guardi come ha spaccato il centrodestra e portato a casa le Riforme… 
«È bravissima a gestire gli equilibri di potere. Ma soprattutto a violare con disinvoltura i regolamenti, spingendo per far votare oltre gli orari consentiti, con sedute fiume e quant'altro oppure ignorando le opposizioni con la famosa pratica del canguro che taglia gli emendamenti». 
E Bankitalia non ha responsabilità? 
«Padoan e il ministero dell’Economia dovrebbero chiedere ai vertici di Bankitalia di dimettersi. Per opportunità e perché lo vogliono gli italiani. Ma sappiamo tutti che la vigilanza di Bankitalia è una barzelletta, quindi non si può neppure parlare di fiducia tradita. I vertici di Bankitalia sono scelti dal governo, come quelli della Consob: qualcuno si stupisce che abbiano vigilato poco su una banca tanto cara al premier?».
Chi ha sbagliato pagherà, come assicura Renzi? 
«No, anche perché coi tempi della nostra giustizia sarà tutto prescritto. Sicuramente poi, chi ha truffato non risarcirà». 
Lei come preserva i suoi risparmi? 
«Li metto tutti su un conto a zero interessi». 
Che lavoro faceva prima di entrare in Parlamento? 
«Stavo fondando una società di comunicazione e web marketing, a cui tornerò finita l'esperienza politica». 
E quanto guadagnava? 

«La società stava partendo, i miei guadagni non erano alti. Vivevo con i genitori». 
Lo vede che non lascerà mai la politica... 
«La politica per me è trovare soluzioni per i cittadini. Al liceo ero rappresentante d’istituto, la scuola era stata danneggiata dal terremoto e siglammo un patto col preside: niente scioperi in cambio dei fondi della ricostruzione. Ho ancora la foto della posa della prima pietra». 
È vero che ha avuto più voti come rappresentante degli studenti che come deputato della Repubblica?
«Sono all'incirca gli stessi, qualcosa più di 200. Comunque, M5S ha avuto oltre nove milioni di voti, sono quelli che mi legittimano E a Napoli all’università rappresentavo 18mila studenti come presidente del consiglio studentesco». 

Non si sente un miracolato? 
«Miracolati sono i parlamentari nominati dai partiti, che non hanno avuto neppure 200 voti. Mi sento una persona che, con umiltà e impegno, ha l’onore di portare la voce dei cittadini in un Parlamento in cui di solito parlano le lobby». 
Cosa votava prima? 
«Nel 2008 già simpatizzavo per Cinque Stelle e si decise di non dare fiducia alla vecchia politica. Nel 2004 ho votato una Lista che sosteneva i Disabili. Mi sono sempre tenuto lontano dalla sinistra e dalla destra». 
E perché entrò in Cinque Stelle? 

«Furono le battaglie per il Parlamento senza indagati e per il vincolo dei due mandati che mi fecero capire che questa era la mia strada».
Allora è vero che è un giustizialista... 
«Non sono a favore della presunzione d'innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori». 
Ma se poi uno viene assolto? 
«Si ripresenta. La questione etica è un'emergenza da risolvere in via prioritaria. Il problema sono i tempi della giustizia, ma basta eliminare la prescrizione per andare presto a giudizio». 
Non si dà troppo potere ai pm così? Basta indagare il politico sgradito e lui è finito… 

«Non credo ai giudici politicizzati, anche se è vero che alcuni fanno politica. Sono quelli come Ingroia che ledono l'immagine della magistratura, perché dimostrano la verità del teorema Berlusconi. Se uno si candida, deve lasciare la toga».
Anche i giudici però sono una casta. Guadagnano quanto voi, talvolta di più… 
«Chi li critica dovrebbe prima tagliarsi lo stipendio come facciamo noi. E comunque i giudici che piacciono a me, quelli di frontiera, guadagnano il giusto». 
Brunetta dice che fate finta opposizione e inciuciate con il Pd. Sostiene che l'elezione dei giudici costituzionali ne è la prova. 
«Lui ha fallito, insistendo per far eleggere un parlamentare nonché avvocato di Berlusconi, noi abbiamo contribuito a eleggere due tecnici che non hanno nulla a che fare con M5S. Mi pare che il malumore di certi forzisti verso il loro capogruppo non sia ingiustificato». 
Anche voi avete un problema di classe dirigente, lo ammetta… 
«No, è che ci serve tempo per farci conoscere. Fino a due anni fa si conosceva solo Beppe Grillo; oggi ci sono diversi volti e tra un anno sono certo che ne saranno emersi di nuovi».
Per ora oltre a lei è Di Battista non si va... 
«Siamo i più conosciuti, i front man, ma non per questo i più importanti. Dietro le quinte abbiamo persone preparatissime». 
Sì, tutti importanti, ma ora che Grillo si fa da parte lei è il leader: l’ultimo sondaggio la dà secondo per popolarità tra i politici... 
«Leader è una parola vecchia. Leader è Renzi, leader è Berlusconi. Io ho un ruolo più evidente perché sono vicepresidente della Camera». 
Però già nel look si è distinto da subito… 
«Se le faccio vedere la foto dei miei 18 anni, ero già in giacca. È una questione di stile personale, l'ho ereditata da mio padre, imprenditore edile che va tutti i giorni in cantiere col vestito e ritorna ogni sera pieno di polvere».
Come vi siete spartiti i ruoli con Di Battista: lui interpreta l'anima sognatrice di M5S e lei è il pratico che può governare? 
«Lui è più concreto di quanto non appaia e io più sognatore. Abbiamo un’indole differente, lui estroverso, io introverso, ma non ci siamo ripartiti dei ruoli». 
Cosa risponde a chi dice che siete solo un partito anti-casta? 
«Rispondo che siamo un movimento che si pone obiettivi di governo. Anche se la battaglia anti-casta resta molto importante. Ed è la più ardua, perché qui nessuno vuole rinunciare ai propri privilegi. Abbiamo appena tolto i viaggi gratis agli ex parlamentari, un risparmio di 900 milioni. Ho visto settantenni quasi alle lacrime, come li avessimo buttati sulla strada».
Quali battaglie per M5S di governo? 
«Reddito di cittadinanza per tutti, eliminazione dell’Irap per le imprese»
Che voto si dà in inglese da 1 a 10?
«Mi do un sei. Non politico».

Altra oscenità del PD e della maggioranza

Il “presidente del consiglio delle banche” mente anche durante le festività. Dovrebbe solo vergognarsi per le oscene marchette che ha messo nella legge di stabilità per accontentare i soliti amici. Soldi nostri che vanno a soddisfare le sue clientele. Invece attacca il M5S dicendo che non eravamo in aula ieri notte. Segnali di debolezza!
L'intervento che vi posto l'ho fatto esattamente alle 00.29. L'ho fatto per convincere il PD ad aprire un conto corrente dove tutti i cittadini (e certamente i parlamentari del M5S con i soldi degli stipendi tagliati) avrebbero potuto mettere dei soldi (servono 3 milioni di euro che il governo non è riuscito a trovare pensate...) per evitare che venissero calcolate come reddito le pensioni di invalidità o l'indennità di accompagnamento per i disabili.
Pensate, il PD ha votato contro. Non solo non trova i soldi ma ci impedisce di dare parte dei nostri stipendi tagliati. Questo – ovviamente – per paura. Perché temono i nostri buoni esempi.
Ma c'è di più. Intorno all'1, all'1 e mezza, la Presidente Boldrini ha comunicato all'aula che il M5S aveva esaurito tutti i tempi di discussione. TUTTI! Anche i tempi aggiuntivi. Questo perché ci siamo sgolati per combattere le schifezze contenute nella stabilità.
Significa che abbiamo fatto opposizione tutta la notte. Utilizzando fino all'ultimo secondo a nostra disposizione. Secondo voi i deputati del PD hanno utilizzato tutto il loro tempo? Seeeee! Restavano zitti, lasciavano fare tutto al governo. Pigiavano il bottone come mediocri robot dell'immoralità e si innervosivano non appena il M5S chiedeva la parola in aula.
Con la stabilità hanno dato soldi nostri a destra e sinistra. A fondazioni amiche del PD, ad ex-parlamenatari. Marchette su marchette. Molte le abbiamo bloccate, con altre non ce l'abbiamo fatta.
Oggi il rottamatore della legalità - dopo mesi che neppure ci nominava - ci attacca su RAI1. Davvero ottimi segnali!


#Xylella - Dall'asse Pd-Sel un fallimento politico annunciato

"Quanto emerge dalle indagini giudiziarie conferma il fallimento politico annunciato dell'asse Pd-Sel a tutti i livelli, dal ministro delle Politiche Agricole, Martina, fino alle sue compagini regionali, prima con Vendola e poi con Emiliano. E noi lo abbiamo più volte denunciato in Parlamento chiedendo conto al Governo delle gravi irregolarità rilevate dalla Procura di Lecce sul trasporto in Italia della Xylella, senza ricevere però alcuna risposta concreta, come dimostrano ancora oggi le nuove risultanze dell'inchiesta giudiziaria". Lo affermano i deputati del M5S della Commissione Agricoltura.
"Era l'aprile del 2015 quando in un question time alla Camera al ministro delle Politiche Agricole, Martina, chiedevamo conto di quanto iniziava ad emergere dalle indagini giudiziarie - spiega Giuseppe L'Abbate, capogruppo del M5S in Commissione Agricoltura - Il nostro intervento riguardava in particolare il trasporto del batterio in Italia avvenuto in occasione del workshop sulla Xylella fastidiosa svoltosi presso l'Istituto Agronomico Mediterraneo (Iam) di Valenzano, in provincia di Bari, nell'ottobre del 2010. Secondo quanto accertato, lo Iam aveva sì specificato al Servizio Fitosanitario Nazionale e dall'Osservatorio Fitosanitario Regionale il materiale infetto da importare ma indicando materiali del tutto differenti rispetto a quelli per i quali era stata chiesta l'autorizzazione. Per giunta, due vasi sarebbero persino stati privi del necessario 'Passaporto delle piante'"

"La cronistoria con cui il ministro Martina ci ha risposto in Aula, però, ha fatto emergere la totale incertezza in cui si era operato. Il ministero ha pertanto dimostrato di non essere nemmeno in grado di gestire e garantire la regolarità di tutte le operazioni che sottendono ad un'importante sperimentazione come quella realizzata nel 2010 dallo Iam e insieme con la Regione Puglia, con Vendola prima e con Emiliano poi, ha palesato tutta la sua inadeguatezza ed incapacità di gestire dei fenomeni che mettono a rischio 60 milioni di alberi di ulivo solo in Puglia".

UNA NORMA DI CIVILTÀ NEI CONFRONTI DELLE IMPRESE. MA IL GOVERNO LA BOCCIA ANCORA!!

Abbiamo chiesto la possibilità per le imprese di ottenere interessi dai crediti che hanno con lo Stato: mentre le imprese non ricevono alcun interesse per il credito dallo Stato, le banche chiedono interessi su interessi alle imprese per concedere finanziamenti!!
Il Movimento 5 Stelle ha sempre sostenuto le imprese, il Governo no e sabato si è visto molto bene, purtroppo.
Non ne possiamo più di questo Governo che sta sempre con le banche e mai con le imprese!