VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

martedì 17 novembre 2015

Ma cosa ci stiamo mettendo in testa?

Fabio Angeletti
La guerra non ha mai risolto nulla, ovvero, ha riempito solo le tasche di chi costruisce, vende e traffica in armi. Fare la guerra ad un paese o ad un altro ci espone maggiormente a ritorsioni e questo, credetemi, non ce lo possiamo permettere. I nostri "padri", che di conflitti mondiali, di povertà, di miseria hanno avuto modo di toccarla con mano, presero la giusta decisione di inserire nella Carta Costituente il disprezzo per la guerra. Allora cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci da uno "Stato" che come obiettivo si è prefissato quello di far convertire all'ISLAM l'intera Europa pena la morte? Io agirei in questi termini:
1) rivedere il nostro ruolo all'interno della NATO;
2) ritirerei i nostri soldati da tutti i teatri operativi (Balcani, Libano e Afghanistan);
3) cesserei di avere rapporti commerciali (vendita di armi) con i paesi del medio oriente e, comunque, con tutti quei paesi in "odore" di rapporti con terroristi;
4) investirei in sicurezza: più soldi alle forze di polizia e all'intelligence;
5) abbandonerei l'idea di chiudere le frontiere, servirebbe solo a fomentare ancora di più gli animi dei fondamentalisti, ma procederei ad un profondo censimento di tutti gli extracomunitari presenti nel nostro territorio memorizzando in un database anche le loro impronte digitali. Se per questo occorre modificare o fare una legge.... abbiamo visto che in due/tre settimane si può fare di tutto.

Il nostro Paese non ha bisogno di nessuno. Siamo di gran lunga autosufficienti, e questo all'economia mondiale rode di parecchio. Vogliono strozzare la nostra bella Italia: hanno iniziato con le quote latte e finiranno per farci mandare giù il boccone amaro del TTIP. 

Noi non siamo l'America (per fortuna), non siamo ne poliziotti e ne sceriffi del mondo e.... non ci obbliga nessuno ad andare dove vanno gli altri (la storia ci ha insegnato che facendo così ci facciamo solo del male). Abbiamo un Paese che è stupendo, è invidiato da tutti, perchè non impariamo (e qui mi scappa la parolaccia... scusatemi) A FARCI UN PO' DI CXXXI nostri?
Fabio Angeletti

TTIP - Un bidone totale spiegato in poche righe

Dario Tamburrano - Parlamentare EU
La propaganda dell'UE1), del Governo italiano2) e dei grandi media appartenenti all'area governativa3) insiste sul fatto che il trattato di libero scambio TTIP, in corso di negoziazione segreta fra USA ed UE, aiuterà l'economia perchè permetterà di vendere con maggiore facilità negli Stati Uniti le merci italiane ed europee, in particolare i prodotti alimentari.
La propaganda evita accuratamente di dire che il TTIP fa parte di una tenaglia composta da tre grandi trattati imperniati sugli USA: trattati che sarebbe riduttivo definire "commerciali" o "di libero scambio" e che sono fra loro intersecati. La propaganda evita accuratamente di spiegare che i dazi sulle merci europee importate negli USA (e viceversa) sono già molto bassi e che nonostante il TTIP il buon cibo tipico made in Italy (o in UE) dovrà presumibilmente continuare a vedersela negli USA con le imitazioni commerciali a stelle e strisce.
Soprattutto, la propaganda non evidenzia mai il dato di fatto simmetrico all'atteso aumento delle esportazioni europee negli USA: anche per gli Stati Uniti diventerà più facile vendere le loro merci in Italia e nell'Unione Europea. Non menziona neppure un fatto importantissimo: le merci europee – i prodotti chimicialimentari in modo particolare – hanno standard e caratteristiche di sicurezza diverse da quelle statunitensi, e in genere superiori. Qui da noi, ad esempio, è vietato somministrare alle mucche gli ormoni OGM che aumentano la produzione di latte, anzi: è semplicemente vietato somministrare ormoni al bestiame. Negli USA è perfettamente lecito.
Col TTIP arriveranno qui da noi il latte e la carne agli ormoni made in USA? In realtà, accadrà di peggio. Per facilitare gli scambi commerciali fra USA ed UE, è necessario trovare un accordo sugli standard e sulle caratteristiche di sicurezza delle merci stesse, in modo che esse possano essere vendute indifferentemente negli USA o nell'UE. E' questo il cuore del TTIP.
Significa che il TTIP modificherà i requisiti dei beni e dei servizi disponibili in Europa. Significa che il TTIP modificherà le regole in base alle quali noi ora produciamo le nostre merci in Italia e nell'UE.
Il TTIP definirà gli standard comuni per un certo numero di beni e soprattutto innescherà un meccanismo di convergenza normativa fra USA ed UE che continuerà a funzionare anche dopo la firma del trattato. A questo meccanismo - in sostanza, ad un gruppo di alti burocrati - i governi e l'UE dovranno sottoporre la nuova normativa che essi intenderanno adottare. L'armonizzazione verrà prima dell'adozione.
Lo stesso gruppo di burocrati rivedrà ed armonizzerà la normativa europea e statunitense già in vigore al momento dell'adozione del TTIP ma non ancora armonizzata attraverso lo stesso TTIP. Tutto questo risulta a chiare lettere da documenti ufficiali dell'UE: non si tratta né di un timore né di un'eventualità e nemmeno di un'interpretazione, ma di un dato di fatto.
Una volta che il trattato sarà approvato, le norme che esso contiene – comprese quelle sull'omologazione delle merci – si situeranno ad un livello più alto rispetto alle leggi e alle norme dell'Italia o dell'UE. I governi (e l'UE) non potranno più farci nulla.
Fra le norme contenute nel TTIP che risulteranno superiori e prevalenti rispetto alle leggi italiane ci sarà, per quanto se ne sa, anche la cosiddetta clausola ISDS, o sistema ICS, per usare la definizione preferita dalla Commissione Europea: protegge dall'esproprio diretto e indiretto gli investimenti europei negli USA e gli investimenti statunitensi nell'UE e in Italia. Può essere "esproprio indiretto" qualsiasi provvedimento delle autorità pubbliche che provoca danni agli investitori.
Cosa significa? Gli stati (e l'UE) conserveranno il diritto teorico di nazionalizzare, conserveranno il diritto di regolamentare, conserveranno il diritto di vietare tutto ciò che ritengono contrario all'interesse pubblico: ma se eserciteranno questi diritti danneggiando un investitore straniero rischieranno di dovergli pagare i danni in tribunale. E non in un tribunale qualsiasi: in un tribunale privato, situato al di fuori - e al di sopra - dell'ordinamento giudiziario italiano, europeo, statunitense.
Gli investimenti statunitensi in Europa (e gli investimenti europei negli USA) potranno indirizzarsi in tutti i settori, compresi i servizi come la salute, la scuola, le pensioni.
I servizi statali finora forniti in questi ambiti si salveranno dalla privatizzazione? No, per quanto se ne sa non sono affatto al riparo.
I servizi sanitari, scolastici, pensionistici eccetera ora erogati dallo Stato non hanno scopo di lucro. Se diventeranno oggetto di investimento, diventeranno anche uno strumento di guadagno per qualcuno che non è certo l'utente: il quale pagherà sia per il servizio sia per l'altrui guadagno.
E cosa avremo in cambio di tutte queste rinunce alla sovranità nazionale? Cosa avremo come ricompensa per i cambiamenti che dovremo introdurre nelle caratteristiche delle merci che produciamo e che consumiamo? Avremo, calcolano i fautori del TTIP, un aumento del PIL pari allo 0,03% all'anno. Zero virgola zero tre per cento all'anno.
E' anche questo un dato ufficiale: lo si trova nello studio sull'impatto del TTIP che l'UE utilizza per giustificare la necessità di stipulare il trattato. Per la precisione, questo studio è datato 2013 e dice che il TTIP (la cui firma era allora attesa entro il 20144)) farà aumentare il PIL europeo dello 0,48% entro il 2027. Basta prendere la calcolatrice e si ricava la percentuale media di aumento annuo del PIL – lo 0,03% - che i fautori del TTIP si attendono dal TTIP stesso.
Il TTIP, almeno, creerà nuovi posti di lavoro? Quanti, in quali settori? Lo studio di impatto che l'UE usa per giustificare la necessità di stipulare il trattato non lo sa. Non è in grado di calcolarlo: è solo in grado di dire che, in seguito al TTIP, entro il 2027 verrà cancellato lo 0,6% degli attuali posti di lavoro nell'UE e negli USA, perchè alcuni settori produttivi saranno danneggiati dal trattato. Ovvero, sparirà un milione di posti di lavoro.
Questo studio sostiene anche che chi perderà il lavoro nei settori penalizzati dal TTIP - lo 0,6% della forza lavoro, appunto - troverà un nuovo lavoro nei settori che verranno premiati dal TTIP e che si svilupperanno. Ma in questo studio il calcolo dei nuovi posti di lavoro creati dal TTIP semplicemente non esiste.
Ritenere che quello 0,03% di aumento annuo del PIL dovuto al TTIP creerà posti di lavoro così numerosi da assorbire almeno lo 0,6% della forza lavoro è un puro atto di fede.
Anzi: supporre che il TTIP creerà nuovi posti di lavoro è un atto contrario ad ogni logica. Basta guardare cosa è successo circa vent'anni fa quando Stati Uniti, Canada e Messico hanno stipulato un trattato analogo al TTIP, il NAFTA. Il NAFTA è stato un contributo notevole alla realizzazione della globalizzazione, della quale oggi viviamo e subiamo la crisi.
L'allora presidente statunitense Clinton diceva che il NAFTA avrebbe creato 200.000 posti di lavoro all'anno. Invece il NAFTA negli USA ha cancellato 700 mila posti di lavoro (o anche un milione, dipende da come vengono effettuati i calcoli) e ne ha cancellati altri 350.000 in Canada, fondamentalmente perchè è diventato conveniente spostare in Messico le manifatture. I lavoratori non qualificati hanno dovuto ingoiare un abbassamento del salario – oltre il 12% negli USA – per evitare ulteriori delocalizzazioni in Messico.
Ci hanno guadagnato i messicani, almeno? La risposta è no. La piccola proprietà che costituiva il nerbo dell'agricoltura messicana è stata asfaltata dalla concorrenza diretta con l'agricoltura ultramoderna e ultra meccanizzata degli USA. Un milione e 100 mila contadini messicani hanno perso il lavoro in seguito al NAFTA. Nei primi dieci anni di NAFTA, in Messico i salari sono aumentati di quattro volte, ma il prezzo dei principali beni-base di consumo è aumentato di sette volte.
Il contraente più debole – il Messico – è uscito dal NAFTA con le ossa più rotte. Fra USA ed UE, chi è il contraente più debole del TTIP?

4) http://www.ilpost.it/2014/03/30/ttip/

L'aiuto del governo ai traffici illeciti

Nella Legge di Stabilità il governo cancella con un colpo di spugna quello che fino a oggi è stato un argine fondamentale ai traffici della criminalità organizzata.
L'art.46 comma 4 va ad abrogare la norma contenuta nel decreto legge n.133 del 2014 che prevedeva per tutti i soggetti della filiera dei trasporti l'utilizzo di strumenti elettronici di pagamento, indipendentemente dall'importo. Un sistema prezioso, questo, per assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari e tenere sotto controllo, prevedendoli, i traffici illeciti della criminalità organizzata, dal commercio di armi al traffico di droga e di esseri umani, solo per fare gli esempi più eclatanti.
Il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento soppressivo per fare in modo che la norma del 2014 rimanga così com'è e non venga stravolta.
Contemporaneamente, questo governo fa tagli al fondo per il miglioramento della giustizia, alle dotazioni tecnologiche nella Pa e al comparto sicurezza. Quest'ultimo, ha subito tagli complessivi pari a 491.307.031 milioni di Euro, di cui 1 milione e 895 mila euro solo per le spese di funzionamento della Direzione Investigativa Antimafia.
La direzione verso cui si muove l'azione del governo è questa: ritrarsi per lasciare i cittadini in balìa delle criminalità organizzate e delle mafie.

L'onestà è tornata di moda a #Sedriano5Stelle

"Tanti auguri da tutto il MoVimento 5 Stelle ad Angelo Cipriani, nuovo sindaco di Sedriano in Lombardia. Sedriano è stato il primo comune sciolto per mafia in Lombardia, da oggi è anche il primo comune M5S in Lombardia. A Sedriano oggi l'onestà è tornata di moda!"

“In questi 43 mesi abbiamo "fatto gruppo", abbiamo lavorato tanto con dedizione, impegno, competenza ed i cittadini ci hanno premiato. Voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato e collaborato, tutti i gruppi che ci hanno sostenuto, tutti quelli che sono intervenuti durante la nostra campagna elettorale, i portavoce e gli attivisti. Grazie a tutti i cittadini che hanno creduto in noi e ci hanno votato. Grazie a loro da stamattina Sedriano, il primo comune lombardo sciolto per mafia nel 2013, può tornare a camminare sulle proprie gambe, grazie a loro Sedriano ha di nuovo un futuro! I cittadini hanno scelto di ripartire dall'onestà, da un programma a misura di cittadino perché è dai cittadini che bisogna ripartire, con proposte semplici basate sulle 5 stelle del M5S: question time dei cittadini, tariffa puntuale sui rifiuti, stop alla cementificazione e riqualificazione degli edifici pubblici (in primis le scuole dei nostri figli), riqualificazione dei parchi pubblici, orti urbani, efficientamento energetico e sicurezza grazie ai pali della luce intelligenti (dotati di telecamere e wi-fi) e investimenti sul trasporto pubblico. I cittadini ci hanno premiato perché non ci siamo riempiti la bocca di promesse. Sedriano aveva bisogno tornare a quella normalità che il sindaco della vecchia amministrazione, accusato di corruzione aggravata e di fare affari con presunti 'ndranghetisti, gli aveva rubato.
Queste elezioni ci dicono che il centro destra è sparito e il Pd prova a inseguire l'unica forza credibile sul territorio. Ora Sedriano ha le mani libere e può davvero ripartire. Grazie a tutti di cuore. A Sedriano l’onestà è tornata di moda!"


Angelo Cipriani – Sindaco M5S Sedriano

lunedì 16 novembre 2015

Elezioni Sedriano - I risultati



Eletto Sindaco Angelo CIPRIANI. Qui troverete la sua biografia

#Elezioni Sedriano. I risultati - Il #M5S primo partito

Elezioni #Sedriano –  Dopo una serata molto lunga con un testa a testa fra Pd e Movimento 5 stelle, e qualche polemica ai seggi a causa di un scrutinio a porte chiuse, le elezioni amministrative di  Sedriano si sono concluse con la vittoria dei 5 stelle. Ottimo anche il risultato della Lega Nord che si attesta al terzo posto e con non troppi voti di differenza dalle prime due. Bassissima l’affluenza: solo il 59%.
Si sono concluse con la vittoria di Cipriani, del Movimento 5 stelle, per una manciata di voti sul candidato del Pd, Pisano, le elezioni amministrative di Sedriano, unico comune lombardo sciolto per mafia. Nei primi momenti della chiusura dei seggi, qualcuno ha suggerito che si tratta del primo comune lombardo in cui vince il movimento 5 stelle. In realtà, mi pare abbia amministrato anche altri comuni Lombardi ma è una cosa che mi riservo di verificare con calma.
Sui 9mila votanti si sono recati al voto solo poco più della metà, il 59,53%, 5.450 persone. Politicamente significa che la delusione dei sedrianesi nei confronti della politica locale è ancora molto alta, perchè generalmente le elezioni amministrative sono quelle che ottengono le percentuali maggiori di votanti. Drammatico anche il numero delle schede annullate, ben 92, l’1,68% delle schede votate, e il dato delle 32 schede bianche, lo 0,58%. Insieme costituiscono il 2% della scelta effettuata da Sedrianesi che credono abbastanza nel voto da andare a votare, ma non abbastanza dall’esprimerlo.

La lista dei 5 stelle ha ottenuto il 29,89 %, 1592 voti, il partito democratico il 29,16%, 1553 preferenze. Ottimo anche il risultato della Lega Nord che, anche se arriva terza, conquista una delle sue migliori percentuali a Sedriano, il 19,07 %, con 1016 voti. Bene anche la lista civica che ottiene il 10, 25% e 546 voti. Residuali sia la lista Sinistra di Sedriano, con il 6, 36% e 339 voti, e sia la coalizione Fratelli d’italia – Forza Italia, centrodestra per Sedriano, che si deve accontentare di un 5,2% e di soli 279 voti.
I seggi in consiglio comunale saranno distribuiti in base al numero di voti assoluti ottenuti da ciascuna lista: 11 seggi saranno attribuiti alla maggioranza mentre i rimanenti 5 saranno distribuiti alle minoranze. Eletti per la minoranza risulteranno i candidati sindaci e alcuni dei candidati di lista. I 2 candidati sindaci di Sinistra per Sedriano e della coalizione Fratelli d’italia – Forza Italia, centrodestra per Sedriano non hanno ricevuto abbastanza voti per entrare in Consiglio comunale.  3 seggi sono stati assegnati al PD, 1 alla Lega Nord, con Roberto Scurati, e 1 alla Lista civica per Sedriano, con Saveria Susi Auletta.
Nelle prossime ore, maggiori informazioni sugli eletti e sulle preferenze ai candidati di lista.

domenica 15 novembre 2015

MASSACRO ISLAMICO


R.I.P.

Olio d’oliva, la proposta Ue che affossa il made in Italy: “70mila tonnellate dalla Tunisia senza dazi doganali”

L’incremento della quota di oro verde esente da tasse importata dal Paese africano è stato proposto dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini: se passasse sarebbe l'ennesima mazzata sulla produzione nostrana

L’alto rappresentante per la politica estera
dell’UE, Federica Mogherini
Dopo la Xylella Fastidiosa e il presunto cartello italo-spagnolo a danno dell’olio extravergine di oliva italiano, ecco aprirsi anche un fronte europeo che potrebbe mettere ancora più in difficoltà i produttori di casa nostra. Le istituzioni europee, a firma italiana, aprono all’importazione di olio da paesi extra Ue per soddisfare al meglio la domanda crescente del vecchio continente e del mondo. L’incremento della quota di olio esente da dazio doganale importata dalla Tunisia è stato proposto dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini. Si tratta di 70 mila tonnellate di olio in un biennio: ovvero, per avere un’idea, del totale della produzione del Portogallo. Il quantitativo esportato da Tunisi, al momento, ammonta al 20% di quanto prodotto dal nostro paese che detiene la cifra record di 350 cultivar contro le 20 spagnole, mentre invece l’olio tunisino è prodotto e venduto a basso costo rispetto a quello europeo.
Se la proposta della Mogherini dovesse avere il via libera delle istituzioni europee, ecco che come primo effetto ci sarebbe un’ulteriore sofferenza da parte dell’agricoltura italiana che sul versante olio già sconta una mancata valorizzazione rispetto alla qualità del suo prodotto, che secondo gli ultimi studi è numero uno al mondo per proprietà organolettiche e polifenoliche. Nello specifico la Commissione europea chiede di mettere a disposizione, fino alla fine del 2017, un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35mila tonnellate all’anno in aggiunta alle attuali 56mila tonnellate previste dall’accordo di associazione UE-Tunisia. La Mogherini ha giustificato la proposta con “circostanze eccezionali che richiedono misure eccezionali”. La proposta “è un segnale forte della solidarietà dell’UE con la Tunisia”.
Il problema però non sono “né le quantità né da dove lo andiamo a prendere, ma la certificazione dell’origine che la ricerca scientifica può accertare e tutelare” osserva il deputato pentestellato Francesco Cariello, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione e membro della Commissione Bilancio della Camera. “Poi saranno i consumatori (opportunamente educati ed informati) a scegliere quale prodotto consumare e quale prodotto premiare maggiormente in termini di prezzo e qualità”. E ha presentato un ordine del giorno accolto dal Governo, per creare una banca dati presso il ministero dell’Agricoltura che certifichi in maniera inequivocabile l’origine geografica dell’olio extra vergine di oliva attraverso analisi molecolari delle caratteristiche chimiche e fisiche delle oltre 300 cultivar presenti in Italia.
Come osservato in un report ad hoc dal professor Francesco Paolo Fanizzi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, gli oli extravergini di oliva sono caratterizzati da vari fattori inclusi le diverse cultivar, le tecniche e l’area geografica di produzione. Pertanto le differenze microclimatiche, pedoclimatiche e le condizioni ecologiche contribuiscono a determinare differenze organolettiche e nutrizionali negli oli extravergini di oliva. Il Regolamento (CE) 182 del 6 marzo 2009, che modifica il Regolamento (CE) 1019/2002, ha imposto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate per produrre l’olio extravergine di oliva in tutti i Paesi europei, garantendo ai consumatori trasparenza nelle scelte di acquisto e di fatto ponendo potenzialmente un argine alle numerose truffe con le quali olio etichettato come made in Italy risultava in realtà ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione chiara e trasparente.

Questo regolamento risulta però tutt’oggi privo di una metodologia ufficiale utilizzabile per verificare e validare l’area di origine degli oli extravergini di oliva. E la decisione europea non aiuterebbe a fare chiarezza. Una “nuova mazzata per l’olio extravergine di oliva made in Italy, dopo l’emergenza Xylella che ha messo in ginocchio la produzione pugliese, e dopo la truffa dei 7 grandi marchi che spacciavano un olio di bassa qualità per uno extravergine”: così definisce la proposta della Mogherini un post sul blog di Beppe Grillo. Che aggiunge: “Adesso dall’Europa arriva il colpo finale per il settore”.

venerdì 13 novembre 2015

5giornia5stelle del 13 novembre 2015 - #delucadimettiti



Il ricchissimo 5giornia5stelle di questa settimana parte dal caso De Luca e dalla regione Campania che vive uno stato di imbarazzo istituzionale dovuto alla miopia del Partito Democratico che si dimostra una volta di più clamorosamente incapace nello scegliere candidature prive di problemi con la giustizia. "Basta poco... che ce vo' " direbbe Giobbe Covatta, basta copiare Beppe Grillo ed il Movimento 5 Stelle diciamo noi e lo ripetono ai nostri microfono Valeria Ciarambino e Roberto Fico.
Passiamo poi a raccontarvi una misura di cui davvero non se ne sentiva il bisogno e sulla quale è arrivata perfino la fiducia del governo. Una misura controversa a partire dal nome: voluntary disclosure. Un nome complesso dietro al quale si nasconde l'ennesimo provvedimento che premia gli evasori fiscali: un condono, ma alla Renzi maniera, come ci spiega, alla Camera dei Deputati, Daniele Pesco.
Il nostro notiziario settimanale prosegue con Sara Paglini e Sergio Puglia che ci raccontano il vero e proprio strazio cui il decreto Poletti condanna (per una volontaria noncuranza) i lavoratori stagionali del settore turistico; tocca invece a Riccardo Nuti e Giulia Sarti parlarci della riforma della gestione dei beni sequestrati alla mafia: da CosaNostra a CosaLoro.
Ci occupiamo poi dell'ennesima bugia di Renzi: l'abolizione della tassa sulla prima casa: l'IMU si pagherà ancora ed in particolare la pagheranno i cittadini più in difficoltà come ci spiega nel servizio Riccardo Fraccaro. Ma se il problema delle tasse in Italia è drammatico, in Grecia siamo alla catastrofe. I numeri sono inquietanti: circa il 50% dei greci perderà la casa per la quale ha contratto un mutuo e tutto ciò per colpa dell'euro e per la totale assenza di umanità nella politica economica comunitaria.
Spazio anche per la battaglia per il divieto agli spot sul gioco d'azzardo di Giovanni Endrizzi e per le politiche di incentivi messe in atto in Cina per spingere le esportazioni: non solo lavoro a basso costo, ma anche aiuti di Stato, come ci spiega l'eurodeputata Tiziana Beghin. Chiudiamo con una notizia buona ed una cattiva: la cattiva è che il governo ha cancellato una misura che aiutava i cittadini a combattere le cartelle pazze di Equitalia. La buona è che stanno nascendo nuovi centri M5S antiEquitalia. Dove? Lo scoprirete ascoltando le parole di Carlo Sibilia. 
5giornia5stelle vi da appuntamento a venerdì prossimo. 
Buon finesettimana.

Angelo Cipriani sindaco di Sedriano!



Questa sera 13 novembre alle ore 21 il candidato sindaco M5S di Sedriano Angelo Cipriani sarà in Piazza del Seminatore a Sedriano (Milano) con Luigi Di Maio e Stefano Buffagni. Partecipate! Onestà per Sedriano!
intervento di Angelo Cipriani, candidato sindaco M5S Sedriano
Sono Angelo Cipiriani ho 45 anni, sono padre orgoglioso di due splendidi bambini, mi sono messo a disposizione di un gruppo di cittadini onesti per cambiare rotta al mio paese. Sono il candidato portavoce sindaco del M5S a Sedriano, il primo comune lombardo sciolto per mafia nel 2013.
Domenica 15 novembre si vota per eleggere il nuovo sindaco. E' stata una corsa lunga 42 mesi, in cui abbiamo lavorato confrontandoci costantemente con i cittadini sul territorio. Un territorio ferito dalla criminalità organizzata.
Venerdì sera abbiamo organizzato l'ultima tappa della campagna elettorale, con me ci saranno Luigi Di Maio e Stefano Buffagni per parlare del programma elettorale per Sedriano 5 Stelle.
E’ un programma completo e concreto, che tocca tanti punti perché tanto c'è da fare. Un programma a misura di cittadino perché è dai cittadini che bisogna ripartire, con proposte semplici basate sulle 5 stelle del M5S: question time dei cittadini, tariffa puntuale sui rifiuti, stop alla cementificazione e riqualificazione degli edifici pubblici (in primis le scuole dei nostri figli), riqualificazione dei parchi pubblici, orti urbani, efficientamento energetico e sicurezza grazie ai pali della luce “intelligenti” (dotati di telecamere e wi-fi) e investimenti sul trasporto pubblico locale con un occhio di riguardo per gli anziani che devono raggiungere le strutture sanitarie.
Non ci riempiamo la bocca di promesse che non potremo mantenere come sono abituati a fare gli altri. Sedriano ha bisogno tornare a quella normalità che il sindaco della vecchia amministrazione, accusato di corruzione aggravata e di fare affari con presunti 'ndranghetisti, gli ha rubato. Dal 1991 al 2015 i comuni italiani sciolti per mafia sono stati 253, tutti appartenenti ai partiti di destra o sinistra, e il caso di Sedriano ha dimostrato e confermato che il connubio tra criminalità organizzata e politica esiste anche al nord. Per ridare credibilità all’istituzione comunale abbiamo bisogno di persone oneste, preparate e incensurate, persone che abbiano le mani libere.

Vi aspettiamo numerosi questa sera 13 novembre alle ore 21 in Piazza del Seminatore a Sedriano (Milano). Sedriano merita onestà, Sedriano merita un sindaco a 5 stelle!" Angelo Cipriani, candidato sindaco M5S Sedriano
Fonte

I 5 Stelle ''cacano 'o cazz'': #CampaniaAlVoto

"A combattere l'arroganza del Pd e di De Luca abbiamo i nostri sette consiglieri regionali campani che per la prima volta in quella Regione stanno facendo OPPOSIZIONE.
Valeria Ciarambino e gli altri 6 eletti del MoVimento Cinque Stelle Campania stanno mettendo in seria difficoltà la Giunta De Luca. In una telefonata i cui contenuti son stati diffusi ieri ascoltiamo il Vice Presidente della Regione che sgrida il suo capogruppo, colpevole di aver assecondato la nostra richiesta di chiarimenti sulle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo il governatore: "Ne Mario - ha detto al presidente dei consiglieri regionali dem - tu nun puo' ffa' na cosa e chesta a Enzo De Luca. Tu si' o capogruppo, ne' Mario...", ha urlato il vice di De Luca al presidente del gruppo regionale Pd, che sembrava incline a una discussione, come chiede la minoranza dem e l'opposizione "Nun ppo ffa' chest, co' e' Cing stelle ca cacano o cazz!"
Traduzione dal dialetto salernitano ad italiano: "Mario, non puoi fare una cosa del genere a Vincenzo De Luca. Tu sei il capogruppo, non puoi fare questo, con il Movimento 5 Stelle che ci sta rompendo le scatole!".

È fantastico: noi ne usciamo sempre alla grande. Sono veramente orgoglioso di appartenere a questa comunità di persone perbene.
La loro arroganza gli sarà letale. La Campania torni subito al voto!"
Luigi Di Maio

Legge di #stabilita2016, le proposte M5S



"Il M5S si oppone alla politica economica di questo Governo e rilancia con la sua idea di economia a partire dal Reddito di Cittadinanza, le cui coperture sono appena state dichiarate ammissibili in Commissione Bilancio al Senato. Il Reddito di Cittadinanza, quindi, si può fare. Basta volerlo.

Ieri alle 17 in Senato, sala Nassiriya, i senatori Mario Giarrusso e Barbara Lezzi, insieme ai deputati Laura Castelli e Giorgio Sorial, hanno illustrato una Stabilità alternativa a quella del Governo.
La legge di Stabilità è una legge fondamentale, perché vincola l'azione dell'esecutivo per gli anni successivi, stabilendo il livello delle entrate e delle spese pubbliche. Questo Governo ha già deciso che il 2016 sarà ancora un anno di sacrifici per i cittadini italiani, in nome dei folli principi di bilancio imposti dall'Unione Europea.
Il Governo gioca con la pelle dei cittadini. Le elezioni comunali si avvicinano e l'abolizione della Tasi è stata fatta a deficit, senza alcun taglio corrispondente di spesa. Considerato che la Ue impone il pareggio di bilancio, questo significa che dall'anno prossimo il Governo non solo dovrà inserire di nuovo la Tasi, ma anche ripristinare le clausole di salvaguardia (aumenti di IVA e accise sul carburante), che infatti non sono state eliminate ma solo rinviate al 1 gennaio 2017. Non è per nulla campata in aria, l'idea che a fine 2016 si vada ad elezioni. Il Governo non può sopportare un'altra Stabilità, pena la migrazione dei voti verso il M5s.
Nella Stabilità di Governo si prosegue sulla via dei tagli lineari. La famosa spending review, che dovrebbe riqualificare la spesa pubblica, si trasforma ancora una volta nel taglio dei servizi pubblici. La Sanità subisce un attacco senza precedenti e nella finanziaria ci sono altri 2 miliardi di tagli dopo i 2,3 dello scorso luglio (Dl Enti locali). Dopo che 180 visite diagnostiche sono diventate a pagamento, a rischio ci sono ora anche i farmaci "salva-vita" che potrebbero diventare troppo costosi per le Regioni. Va detto, infatti, che oltre ai 4,3 miliardi di tagli diretti alla Sanità, il Governo ha programmato circa 19 miliardi di tagli alle Regioni dal 2016 al 2019. L'80% dei bilanci regionali riguarda le spese sanitarie. Significa che di qui a qualche anno della Sanità pubblica e universalistica prevista dalla nostra Costituzione rimarrà solo la carcassa.
Per le famiglie in difficoltà ci sono le briciole. 600 milioni di euro contro i 17 miliardi proposti dal M5S con il reddito di cittadinanza.
C'è un taglio massiccio alle spese per la digitalizzazione della Pa (2,5 miliardi), alla faccia della modernizzazione promessa dal Premier un giorno sì e l'altro pure.
Sull'altare della Tasi è poi stata sacrificata la riduzione delle tasse sul lavoro, ben più importante per far ripartire investimenti privati ed esportazioni.
Ma ciò che manca sono soprattutto gli investimenti pubblici, gli unici in grado di invertire la rotta creando direttamente occupazione, domanda interna e quindi profitti anche per il settore privato (piccole e medie imprese in particolare). La Commissione europea, però, ha tolto agli Stati nazionali ogni residuo di sovranità fiscale e gli investimenti pubblici sono la spesa più facilmente comprimibile per rispettare il folle percorso verso il pareggio di bilancio (Fiscal Compact). Ecco perché non c'è traccia del piano di sviluppo per il Sud Italia promesso dal Governo, e anche sulla banda ultra-larga, l'unica vera "grande opera" che servirebbe all'Italia, tutto tace.
Potremmo ricordare ancora l'assenza di un fondo per i pensionati e per i dipendenti pubblici, in spregio alle sentenze della Corte costituzionale, e l'infinita telenovela sugli esodati, che avranno bisogno di un'ottava salvaguardia perché questo Governo non ha stanziato risorse sufficienti...ma la lista sarebbe troppo lunga.
La Stabilità 2016 è vergognosa, anche perché prevede per il 2017, il 2018 e il 2019 ancora più austerità.
Il M5S ha un'idea di economia completamente diversa. Non solo il reddito di cittadinanza, ma anche la stabilizzazione della detrazione fiscale al 65% per gli interventi edilizi di efficientamento energetico (Ecobonus), l'eliminazione totale dell'Irap per le imprese, compensazione universale tra crediti e debiti delle imprese verso la Pa, incentivi per la sostituzione dell'amianto con pannelli fotovoltaici, sia dagli edifici privati che pubblici, Carbon Tax, ripristino dei fondi tagliati alla Sanità pubblica, maggiori risorse per la Giustizia e l'adeguamento degli organici...e molto altro."
M5S Parlamento


giovedì 12 novembre 2015

Sedriano, M5S fa fare un passo indietro al candidato del Movimento amico di famiglia mafiosa

Gabriele Panetta
Una lettera di rinuncia alla candidatura a Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia. Dopo il caso sollevato da ilfattoquotidiano.it sul candidato M5S Gabriele Panetta in rapporti (lui dice “solo di conoscenza”) con la famiglia mafiosa dei Musitano di Bareggio, il Movimento ha chiesto e ottenuto una rinuncia ufficiosa al posto nel caso dovesse essere eletto. Panetta ha firmato un testo in cui annuncia il suo passo indietro (che però non ha valore legale visto che le liste sono già chiuse e lui non può ritirarsi) e ha assicurato di essere pronto a non occupare la poltrona nel caso fosse eletto. “Noi siamo antropologicamente diversi e lo dimostriamo con i fatti”. Chi parla è Stefano Buffagni, consigliere regionale M5S, che mercoledì 11 novembre si è precipitato da Milano a Sedriano dopo aver letto l’articolo. “Abbiamo chiesto e ottenuto il ritiro da parte di Panetta. Lo abbiamo fatto, anche se non è indagato e non è coinvolto in nessuna vicenda di mafia né lo è mai stato. Lui, tuttavia, ha immediatamente ritirato in maniera irrevocabile la sua candidatura, proprio perché vogliamo che non ci siano dubbi né ombre circa la nostra azione politica, improntata da sempre alla legalità e alla trasparenza”. Il telefono di Buffagni suona di continuo: sono i parlamentari M5S che chiedono spiegazioni. “Hanno chiamato tutti, deputati e senatori lombardi e di altre regioni, siamo una comunità che lotta e si preoccupa. Quando viene sollevata una questione del genere, in casa nostra, scatta un allarme generale. Ha ragione Luigi Gaetti (vicepresidente “grillino” della commissione Antimafia al Senato, il primo a chiedere un passo indietro al candidato ingombrante, ndr): non bastano i certificati penali, su certe questioni non ci devono proprio essere zone buie. Abbiamo agito di conseguenza. Del resto – continua Buffagni – siamo la forza politica che in Lombardia, grazie a Silvana Carcano, ha ottenuto una legge antimafia. E siamo quelli che in Sicilia hanno convinto gli imprenditori a denunciare i boss”.
La rinuncia scritta da Panetta
Una serata convulsa, quella di mercoledì 11 novembre. A Sedriano, ad accogliere Buffagni, ci sono tutti i candidati della lista. Con loro, il consigliere regionale vuole chiarire molte cose. La prima è presto risolta: la rinuncia scritta del candidato Panetta, “che ha accettato di fare un passo indietro senza protestare, anche se ha tenuto a precisare di essere estraneo a qualunque fatto di ‘ndrangheta, rinnegando e smentendo la vicinanza ad alcuna famiglia mafiosa; sta prendendo le dovute precauzioni legali al fine di tutelare la sua persona e la sua immagine”.
La seconda questione è invece la timidezza del ‘grillini’ di Sedriano nei confronti delle infiltrazioni mafiose in comune: “Il nostro gruppo ha chiesto le dimissioni dell’allora sindaco Alfredo Celeste e di tutta la sua giunta. Lasciando svolgere il proprio lavoro alla magistratura, abbiamo esternato tutto il dissenso verso coloro che infangano il paese essendo collusi con la mafia. Forse – ammette Buffagni – i toni usati sono stati prudenti e fin troppo bassi, ma questo è avvenuto per evitare di diffamare e prendere denunce da parte degli ex amministratori che le avevano minacciate. Alcuni dei quali, tra l’altro, sono ancora in lista con il centrodestra. Difficile accettare lezioni da loro, come pure dal Pd: Mafia Capitale ne è la prova”.
E perché il Movimento 5 Stelle non era in piazza nell’ottobre 2013, quando il comune venne sciolto per mafia? “Se viene deciso di fare una manifestazione senza bandiere e simboli politici, i nostri attivisti rispettano quanto deciso. Sono altri che non lo hanno rispettano. Diversi nostri militanti e attuali candidati erano presenti, ma da cittadini liberi e senza simboli da esporre. La mafia è una montagna di merda, questo lo pensiamo tutti!” Buffagni non nega il problema, non sminuisce il caso e rivendica l’appartenenza a un Movimento che sa chiedere, dal caso Liguria a quello di Sedriano, un passo indietro ai propri candidati in qualunque momento. Proprio per questo chiosa: “Abbiamo candidato al ruolo di sindaco del primo comune lombardo sciolto per mafia un maresciallo della Guardia di finanza. Vogliamo vincere a Sedriano, vogliamo sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. Attenzione però che questo non diventi un modo per cercare di depotenziare le nostre liste ogni volta che abbiamo possibilità di vittoria. In prospettiva mi spaventa molto cosa potrà avvenire per infangarci in vista delle amministrative di Roma, ad esempio”.

Venerdì 13 novembre, in piazza del seminatore, i ‘grillini’ chiuderanno la campagna elettorale con Luigi Di Maio. Chiosa Buffagni: “I nostri candidati, dal palco, ribadiranno con forza il loro impegno nella lotta alla mafia. Una lotta, diceva Paolo Borsellino, ‘che deve essere un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità’. E’ ciò che pensiamo: siamo noi i migliori anticorpi”. E’ l’una e cinquantasei minuti dell’11 novembre, quando Buffagni lascia Sedriano. E’ tardi. Ma da Roma attendo tutti sue notizie.

#De Luca, #Fico (M5S): “Chiederemo la sfiducia del governatore”

Il parlamentare Roberto Fico (M5S) commenta a ‘Omnibus‘ (La7) le dichiarazioni del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca (Pd), a seguito dell’iscrizione nel registro degli indagati per corruzione e afferma che il Movimento 5 stelle ha intenzione di chiedere la sfiducia del Governatore non solo per quest’ultima vicenda. Afferma che il Pd è “il vero responsabile del caos Campania in quanto non avrebbe dovuto candidare l’ex sindaco di Salerno”

IL PERSONAGGETTO

Prima di domandarsi perché Vincenzo De Luca non si è ancora dimesso da governatore della Campania, bisognerebbe chiedersi come ha potuto diventarlo. Perché le risposte alle due domande sono strettamente collegate: De Luca non può fare il presidente della Regione, ma nemmeno il bidello in una scuola, perché la sua condanna in primo grado per abuso d’ufficio lo rende incompatibile con qualsiasi incarico pubblico. Ciononostante il Pd gli permise di candidarsi alle primarie per correre a una carica che non avrebbe potuto ricoprire, lanciando il devastante messaggio che le leggi non contano e tutto si aggiusta. Sarebbe bastato fermarlo subito, e l’ennesimo scandalo che terremota la politica campana e nazionale non esisterebbe.
Invece, quando De Luca vinse le primarie, Renzi gli permise di rappresentare il partito del governo alle elezioni regionali. De Luca imbarcò di tutto nelle liste fiancheggiatrici, anche gli amici di Cosentino e del clan dei Casalesi, e il Pd zitto.
Quando il Fatto e Roberto Saviano denunciarono in beata solitudine le sue liste alla Gomorra, De Luca insultò il Fatto e Saviano, e il Pd zitto.
E quando Rosy Bindi, com’era suo dovere di presidente della commissione Antimafia, pubblicò l’elenco dei condannati in primo grado o in via definitiva nelle liste del centrodestra e del Pd, Renzi in persona l’attaccò per aver inserito anche De Luca (che ci stava a pieno titolo, essendo stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio, oltreché salvato dalla prescrizione da una condanna per smaltimento abusivo di rifiuti e imputato in altri tre processi per gravi reati) e sciolse i suoi dobermann ad azzannarla.
E quando De Luca vinse anche le Regionali, il Pd gli permise di insediarsi su una poltrona dove non avrebbe potuto sedere, perché – disse autorevolmente Renzi, nelle sue vesti di segretario del Pd – si sarebbe trovata “una soluzione”. Infatti, nelle sue vesti di premier, tentò di varare un decreto “interpretativo” per cambiare verso alla legge Severino di per sé chiarissima e non interpretabile. Poi gli spiegarono che avrebbe commesso un abuso d’ufficio e allora, obtorto collo, il 27 giugno firmò il decreto che sospendeva De Luca da governatore per 18 mesi, ma subito avvertì che era possibile un ricorso per sospendere la sospensione da lui stesso decretata. Traduzione: le leggi per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano.
Il 22 luglio fu il Tribunale civile di Napoli a trovare “una soluzione”: una sentenza à la carte che prendeva sul serio il ridicolo ricorso del personaggetto, lo lasciava al suo posto e rinviava alla Consulta una legge chiarissima e legittimissima come la Severino (l’ha confermato la stessa Consulta il 21 ottobre, respingendo il ricorso del sindaco di Napoli Luigi De Magistris), peraltro in vigore per gli amministratori locali arrestati o condannati fin dal lontano 1990. Ora si scopre che la “soluzione” l’aveva agevolata De Luca, o chi per lui. Alla maniera classica: promettere o fare favori a Guglielmo Manna, marito della giudice relatrice Anna Scognamiglio, tramite il capo-segreteria del governatore Nello Mastursi, perché la sentenza non fosse secondo giustizia, ma secondo De Luca. Il governatore si difende scajolianamente con l’“a mia insaputa”: se la giudice ha minacciato una sentenza negativa e il suo segretario ha promesso qualcosa al di lei marito, lui non ne sapeva nulla. Se anche le cose stessero così, De Luca se ne dovrebbe andare di corsa, perché il segretario se l’è scelto lui, e se l’è tenuto anche dopo che prese a calci un giornalista molesto in campagna elettorale, e soprattutto Mastursi ha agito nel suo interesse. Si chiama “culpa in eligendo”, e anche “in vigilando”.
Ma c’è di più: lo scandalo che l’ha portato – per l’ennesima volta – sul registro degli indagati per concussione è noto a De Luca dal 29 ottobre, quando il suo braccio destro Mastursi ha subìto una perquisizione della Squadra Mobile per ordine della Procura di Roma e ha ricevuto il relativo decreto in cui c’è scritto che, insieme con lui, sono indagati il governatore, la giudice, il di lei marito e alcuni intermediari. Mastursi lunedì si è dimesso, sostenendo di essere un po’ stanchino. De Luca, dopo aver taciuto l’indagine a proprio carico per dieci giorni, ha coperto per due la maxi-balla del segretario e l’ha rilanciata, spiegando che il suo fedelissimo neoindagato e perquisito se n’era andato “per ragioni personali” e ringraziandolo molto a nome della Regione “per la collaborazione e il lavoro intensissimo di questi mesi”. Nemmeno una parola sull’indagine a carico di Mastursi e di se stesso fino all’altro ieri sera, quando i giornalisti hanno scoperto la notizia, ormai pubblica come il decreto di perquisizione.
Quindi De Luca, nella migliore delle ipotesi, ha mentito agli italiani, e su una questione un po’ più seria degli scontrini dei pranzi, delle cene e dei vini di Ignazio Marino. Eppure il premier e il Pd, così fulminei nel pretendere la testa del presunto bugiardo Marino (non ancora indagato) e le dimissioni davanti al notaio di tutti i suoi consiglieri comunali, sul sicuro bugiardo De Luca (indagato, e per corruzione di un giudice) non dicono e non fanno nulla. Cioè lo lasciano su una poltrona che per legge non potrebbe occupare e che, per giunta, la pur prudentissima Procura di Roma sospetta essere stata comprata con tangenti giudiziarie. Chissà che altro deve succedere perché De Luca se ne vada a casa: forse Renzi aspetta che il personaggetto scivoli sullo scontrino di una sfogliatella o di un babà. Quello sì sarebbe uno scandalo.
di Marco Travaglio

martedì 10 novembre 2015

I debiti della sinistra li paghi tu #iononpagolunità

"I cittadini italiani è giusto che sappiano: i loro soldi servono a pagare i debiti della sinistra. Parliamo di 107 milioni di euro che lo Stato ha versato alle banche creditrici per ripianare i debiti del giornale L'Unità durante la gestione degli ex Ds, oggi PD.
A rendere possibile il giochino, che solleva il giornale e il partito dalle sue responsabilità e scarica tutto sulle spalle, anzi sulle tasche degli italiani, è una legge del 1998 approvata durante il governo Prodi: la norma estende l’estensione della garanzia dello Stato, già prevista sui debiti degli organi di partito, ai mutui per l'editoria contratti da quotidiani di partito.
Il giornale del PD si indebita e gli italiani pagano. I paradossi sono due:
- a pagare sono quegli stessi italiani strangolati dal fisco, quelli che si vedono arrivare la cartella d'Equitalia se per colpa della crisi non riescono a mandare avanti la propria attività e a pagare creditori e stipendi;
- gli italiani pagano i debiti di un giornale di partito che dal 1990 al 2013 ha ricevuto dallo Stato oltre 152 milioni di euro di soldi pubblici, finanziamenti che il M5S chiede di abolire totalmente.
Invece di coprire i debiti del giornale del PD, quei soldi potevano essere impiegati per far fronte alle mille urgenze di questo Paese: ad esempio per mettere in sicurezza gli edifici scolastici, visto che i tetti delle scuole continuano a crollare, o per risolvere la vergognosa emergenza idrica a Messina, oppure per pagare gli stipendi dei supplenti senza stipendio da settembre."


Passaparola: I misteri del #Vaticano, di Gianluigi Nuzzi

Il Passaparola di Gianluigi Nuzzi, giornalista, conduttore e scrittore, sul nuovo scandalo Vatileaks, suscitato dall'uscita del suo ultimo libro "Via Crucis", dopo i best seller Vaticano SPA e Sua Santità.
"Un saluto agli amici del blog di Beppe Grillo e ricordiamoci: sempre meglio un libro delle manette. 
Bisogna ricordarsi che ci sono due visioni della Chiesa, quella di Papa Francesco e poi un’altra che dice che non si amministra la Chiesa con le Ave Maria, e lo diceva un Signore che si chiamava Monsignor Paul Marcinkus che ha fatto dei disastri allo Ior portando anche i soldi di Cosa Nostra.
Il Papa vuole cambiare la Chiesa, ma più che altro vuole cambiare la Curia.
Il mio libro racconta questo, racconta di misfatti e quindi ha creato grande imbarazzo.
L'obolo di San Pietro
Parlo dell’obolo di San Pietro che prevede una destinazione di questo obolo a chi ne ha bisogno su indicazione del Santo Padre. L'obolo di San Pietro viene raccolto in tutte le Chiese del mondo, ammonta a circa 60 milioni di Euro, ebbene, di questo negli anni scorsi, su dieci euro, sei finivano a coprire i conti in rosso della Curia, di quei signori che poi vivono negli appartamenti da 500 metri quadrati, dei Cardinali, solo due finivano non in beneficenza ma su un deposito dallo Ior o all’Apsa di, pensate, quasi 400 milioni di Euro che sta lì, giace e solo 2 Euro finiscono nel portafoglio del Papa per fare del bene, questo per credo che vada, è in contraddizione radicale in radici con quello che vuole e promette Papa Francesco.
Chi gestisce l’Apsa e lo Ior?
Allo Ior si nascondono un sacco di persone che hanno interessi occulti, opachi, ci hanno detto che avevano chiuso tutti i conti dei laici, che avevano fatto pulizia, ho avuto una notizia documentata ovviamente, parlo di un mesetto fa e ho scoperto checi sono ancora laici con conti che non c’entrano nulla! Quella è la banca per fare del bene, le opere, le missioni, invece ci sono laici che hanno conti per milioni di Euro che non dovrebbero averli. E' una balla il fatto che i laici non hanno più i conti. 
L’Apsa è uguale, l’Apsa è stata invece più ripulita da Francesco, bisogna darne atto, il capo è però sempre lo stesso, un Cardinale che era stato scelto dall’ex Segretario di Stato il Cardinal Bertone, con il quale io non berrei non dico un caffè, ma neanche un bicchiere d’acqua!
I conti in banca dei Papi defunti
Poi c’è un altro mistero, ci sono i conti intestati a Papi ormai defunti da molti, molti anni, quando ho scoperto questo ho chiesto in Vaticano a qualche mia fonte, ma è un mistero. Non si sa chi li gestisce, i saldi sono non strepitosi ma parliamo di centinaia e migliaia di Euro. Perché non li chiudono? Come scriveva Giampaolo Pansa "in Italia e anche in Vaticano, il sistema fognario porta ovunque", basta alzare il tombino giusto o basta prendere il canale giusto che poi ci si trova da qualche altra parte. 
Questo nulla ha a che vedere con la fede, nulla ha a che vedere con la Chiesa e quello è un patrimonio personale di ciascuno di noi, tu la fede la puoi avere o non la puoi avere, la Chiesa dei volontari, degli oratori, delle scuole, tutto quel mondo è un patrimonio del nostro Paese storico e reale di tutti i giorni.

Il personale del Vaticano
Qui sto parlando invece di questi gruppi di potere che danno privilegi, che assicurano posti di lavoro, ci sono 14 uffici personali in Vaticano che non ha nessun senso per il numero di dipendenti, ma ogni ufficio personale ha la sua ragnatela di assunti. Il Papa il 3 luglio 2013 dice che le spese dei dipendenti negli ultimi anni sono aumentate del 30% e non si capisce perché. E' facile capirlo: ogni dipendente che tu assumi hai un uomo di fiducia sul quale puoi contare. E' questa la ragnatela, il sistema di potere che il Papa vuole destrutturare, tutte le riforme della Curia nel '900 sono fallite, ce ne sono state 5 o 6, credo che questa sia la volta buona o quantomeno l’unica!
La Commissione d'inchiesta sul Vaticano
Poi c’è un altro fatto sorprendente, a un certo punto nel marzo 2014 c’è questa Commissione di inchiesta che lavora sui conti e sulle finanze del Vaticano, vuole fare chiarezza, una notte dei ladri o presunti tali o gente travestita da ladro con la fiamma ossidrica viole le casseforti e gli armadi blindati di questa Commissione di inchiesta.
VIDEO Ladri in Vaticano
E' come in pratica se in Italia qualcuno si intrufolasse nell’ufficio di un Procuratore, aprisse i suoi armadi blindati per portare via i documenti delle inchieste che sta seguendo, perché avviene questo? La mia ipotesi è che accadde per sapere cosa stavano scoprendo questa Commissione di inchiesta voluta dal Papa.
Le lettere di Sindona
Poi succede un fatto straordinariamente inquietante, dopo poche settimane prima della beatificazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII una parte di questi documenti torna in busta anonima laddove nell'ufficio erano stati sottratti, si apre la busta anonima, si girano questi fogli e si scopre che di questi documenti sono delle lettere che Michele Sindona, quindi stiamo parlando di un uomo, anni, anni, anni e anni fa negli anni 60, 80, portava i suoi amici della mafia italo americana a fare affari con Caldi e con lo Ior di Marcinkus , lettere che questo signore, questo banchiere mandava alla gerarchia ecclesiastica dell’epoca e secondo me questo è un messaggio intimidatorio.
Ratzinger e Bergoglio: affinità e divergenze
C’è una differenza di passo fondamentale, Bertone era l’uomo di fiducia di Ratzinger , Ratzinger era il sovrano della monarchia assunta del Vaticano e delegava a Bertone l’amministrazione dello Stato, degli affari, dei soldi, denaro, quindi un sovrano che non governa.
VIDEO Papa Francesco non è come Ratzinger
Papa Francesco no, arriva e dice: "no signori io voglio governare, voglio fare anche la politica, vado a vedere i conti, questi conti non autorizzati non si devono pagare delle aziende amiche, amichette, amiconi, la biblioteca è passata da 100 a 200 perché? Chi ci ha mangiato? State attenti agli investimenti – queste sono tutte cose che trovate nel libro – abbiamo investito 95 milioni di Euro su Ubs e Goldman Sachs". Dico io, una Curia che investe in Ubs e Goldman Sachs mi sembra più una società finanziaria per azioni che una teocrazia. 
Quindi dice: "state attenti agli investimenti", quindi va a occuparsi persino delle fatture dei negozi, delle fatture degli appalti, cioè lui vuole amministrare perché per essere credibili la Chiesa deve essere povera.
La battaglia del Papa: le riforme in pericolo
Credo che questa sia una suggestione, sono in pericolo le sue riforme, questo sì che è la stessa cosa, perché se la leadership di un Papa è rappresentata da quello che fai. Qualcuno lo vuole osteggiare e, è quello che sta capitando, dicendo che il Papa è malato, che ha un tumore al cervello e quindi non è credibile, strani furti accaduti all'interno del Vaticano.
VIDEO Il fango sul Papa
Tutta una palude che magari è anche più piccola di quella che si immagina, però è insidiosa, sono incrostazioni, questo Papa vuole cambiare la mentalità, le leggi e gli uomini. Il problema è che ci vuole tempo, il problema è che molte mentalità non vogliono essere cambiate.
Diritto di cronaca e di informazione
Dire che sono un fan di Papa Francesco è improprio, nel senso che ho fatto questo libro che non è né pro, ne contro nessuno, racconto dei fatti, dei fatti che sono però secondo me determinanti per capire quello che ci sta succedendo. Se poi mi si chiede a titolo personale come uomo e cristiano cosa ne penso del Papa, penso che sia un grande Papa che sta portando avanti un cambiamento, che come il precedente, attenzione, qui magari non tutti sono d’accordo, come il precedente sta rivoluzionando la Chiesa. Non c’è niente di più rivoluzionario di quello che ha fatto Ratzinger cioè un passo indietro, un Papa che non si ritiene capace di tenere il timone della barca di Pietro, che fa un passo indietro, affinché venga un Papa che per la prima volta si chiama Francesco. Queste valutazioni sono personali, il libro è un’altra cosa: il libro è di un cronista che voleva raccontare dei fatti che non si conoscevano. Però a volte qualcuno preferisce arrestare la gente che dà delle notizie, o ritiene che abbia dato delle notizie, magari più che qualche prete pedofilo, se facciamo un conto in Vaticano negli ultimi 3 anni hanno arrestato un sacerdote pedofilo e tre persone perché hanno dato qualche notizia ai giornali, a me questo però non piace molto.
Passate parola!"

GUERRA ALLA #MAFIA SUL WEB: ORA POTETE DENUNCIARE GLI ILLECITI


Il Movimento 5 Stelle Friuli Venezia Giulia mette a disposizione dei cittadini siciliani questo form di segnala-zione: bit.ly/segnalazioni5stelle
Chiediamo a quanti siano in possesso di informazioni, in forma diretta o indiretta, circa eventuali e potenziali illeciti in una struttura pubblica o struttura privata/convenzionata che fornisce servizi pubblici, problematiche ambientali, quelle inerenti la sanità ma anche ai casi più gravi di corruzione, concussione, malaffare, di inviarci una segnalazione (anche anonima) in modo da permetterne i relativi approfondimenti e presa in carico.
Il sito è sempre raggiungibile dal nostro portale: http://bit.ly/M5SFriuliVeneziaGiulia