VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

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mercoledì 24 febbraio 2016

“Grasso ci ha dato ragione, il premier ha paura dei suoi”

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio Il deputato 5Stelle: “Le tagliole sono anti-democratiche, altro che dietro front del M5s”  - Avevamo ragione noi, il no di Pietro Grasso ai canguri lo dimostra. Tanti dovrebbero chiederci scusa, e invece nascondono l’ipocrisia del Pd e di Matteo Renzi, che metterà la fiducia sul ddl Cirinnà per paura: deve coprire un Pd spaccato”. Luigi Di Maio, membro del Direttorio del M5s, celebra il no dei Cinque Stelle al supercanguro sulla legge per le unioni civili: “È uno strumento che porta alla dittatura”. E rilancia: “Noi vogliamo la legge sulle unioni civili. Siamo ancora pronti a votarla in aula, con meno di 500 emendamenti basterebbero due o tre giorni di lavoro”.
Renzi pare deciso al voto di fiducia.
Quando ha paura fa sempre così. Il rischio ora è quello di una legge al massimo ribasso, priva di tante parti importanti. Rischiamo che ne rimanga solo il titolo.
Il presidente del Senato Grasso ha dichiarato inammissibili i supercanguri. Vi sentite sollevati?
Diciamo che Grasso è venuto sulle nostre posizioni, confermando quello che dicevamo da settimane. Ma quando abbiamo detto no al canguro la macchina dell’informazione, alimentata da Renzi e Luca Lotti con il finanziamento pubblico, ha parlato indegnamente di dietro front del M5s.
La settimana scorsa i vostri senatori erano pronti a votare la tagliola. In assemblea avevano deciso il sì al supercanguro, purché spacchettato. Poi in aula hanno virato all’ultimo minuto perché la Lega aveva ritirato 4500 emendamenti.
Non è così. Quella sera ho telefonato alla capogruppo Nunzia Catalfo, per chiederle notizie, e mi ha confermato che il gruppo è sempre stato per il no all’emendamento Marcucci.
Sui banchi si è vista grande discussione nel gruppo. Avete cambiato in corsa.
No, la linea è sempre stata quella. E dal microfono Alberto Airola l’ha spiegata, precisando che il ritiro di tutti quegli emendamenti da parte della Lega avvalorava ulteriormente la scelta. Poi, se qualcuno avesse voluto votare comunque il canguro, si sarebbe assunto la responsabilità di una scelta contraria allo spirito del M5s.
L’Unità ha pubblicato l’sms mandato dai vostri senatori a Monica Cirinnà con il sì al canguro, “sia integro che spacchettato”.
Cirinnà ha scelto di non parlare con il nostro capogruppo. Ha scelto di credere che una valutazione a titolo personale fosse un accordo ufficiale. E dice a noi che siamo scorretti e inaffidabili? Spiace che una legge così importante venga affidata a una persona che non rispetta le regole e il buon senso.
Gli omosessuali contestano anche voi.
No, hanno capito la nostra posizione. In Senato ce l’hanno detto in tanti.
Ma i numeri per votare senza tagliola ci sarebbero? Lei insiste sui dem spaccati.
Secondo noi sì. E poi i voti segreti saranno pochi.
Dicono che Gianroberto Casaleggio sia contrario alla stepchild adoption. E che il post sulla libertà di coscienza sulle adozioni nasca da quello.
Non è affatto vero. Il post è stato fatto solo perché alcuni senatori e deputati erano contrari alla stepchild. Se avessero votato noi avremmo dovuto espellerli, perché non in linea con la maggioranza. E allora abbiamo lasciato libertà di voto su temi etici.
Temevate anche di perdere consensi tra i moderati.
(Ride, ndr) A guardare gli ultimi sondaggi, di cui non mi fido, ci avremmo rimesso. La verità è sempre quella, il canguro è antidemocratico.
Come la fiducia? Alessandro Di Battista aveva esortato Renzi a usarla.
Era solo una provocazione.
Però l’hanno preso in parola. E voi non voterete la legge.
No, noi non voteremo la fiducia a un governo che sta aumentando a dismisura il debito pubblico e che usa questo provvedimento per coprire scandali come l’attacco alle pensioni di reversibilità.
Di Battista a "La Stampa" aveva parlato anche di legge “importante come altre venti”.
Per noi la legge sulle unioni civili è importantissima, e le parole di Alessandro sono state strumentalizzate. Lui poi ha smentito.
Luca De Carolis - Il Fatto Quotidiano del 24/02/2016 – Pag. 3

mercoledì 3 febbraio 2016

M5S: a Napoli (forse) si parte, a Roma caccia agli “imbucati”

Luigi Di Maio
“ORA O MAI PIÙ”. Lo scrive Luigi Di Maio su Facebook a proposito delle elezioni a Napoli, aprendo la corsa alle candidature del Movimento 5 Stelle, solo qualche giorno dopo la visita di Roberto Fico in città, l’altro membro del Direttorio, visita che sembrava aver portato a un nulla di fatto non escludendo la mancata partecipazione del M5s alle comunali. “C’è una città da far conoscere al mondo, da rendere vivibile e visibile a tutti - sottolinea Di Maio - È il momento di concretizzare il percorso del Movimento 5Stelle fatto insieme ai cittadini in tutti questi anni. Napoli non ha bisogno di protagonismi, per cambiarla è necessario lavorare ogni giorno con sacrificio e dedizione. È una metropoli complessa e il voto di giugno potrebbe essere l’ultima vera occasione della storia per fare qualcosa di buono. Dobbiamo provarci: ora o mai più”. Su Roma, invece, interviene la deputata Roberta Lombardi: “A metà febbraio avremo il candidato M5s a sindaco di Roma. Abbiamo fatto uno screening tra gli aspiranti, c’erano diversi imbucati di Pd e Idv. Stiamo terminando la fase di caricamento delle candidature da parte dei 225 aspiranti candidati consiglieri comunali”.

lunedì 16 novembre 2015

#Elezioni Sedriano. I risultati - Il #M5S primo partito

Elezioni #Sedriano –  Dopo una serata molto lunga con un testa a testa fra Pd e Movimento 5 stelle, e qualche polemica ai seggi a causa di un scrutinio a porte chiuse, le elezioni amministrative di  Sedriano si sono concluse con la vittoria dei 5 stelle. Ottimo anche il risultato della Lega Nord che si attesta al terzo posto e con non troppi voti di differenza dalle prime due. Bassissima l’affluenza: solo il 59%.
Si sono concluse con la vittoria di Cipriani, del Movimento 5 stelle, per una manciata di voti sul candidato del Pd, Pisano, le elezioni amministrative di Sedriano, unico comune lombardo sciolto per mafia. Nei primi momenti della chiusura dei seggi, qualcuno ha suggerito che si tratta del primo comune lombardo in cui vince il movimento 5 stelle. In realtà, mi pare abbia amministrato anche altri comuni Lombardi ma è una cosa che mi riservo di verificare con calma.
Sui 9mila votanti si sono recati al voto solo poco più della metà, il 59,53%, 5.450 persone. Politicamente significa che la delusione dei sedrianesi nei confronti della politica locale è ancora molto alta, perchè generalmente le elezioni amministrative sono quelle che ottengono le percentuali maggiori di votanti. Drammatico anche il numero delle schede annullate, ben 92, l’1,68% delle schede votate, e il dato delle 32 schede bianche, lo 0,58%. Insieme costituiscono il 2% della scelta effettuata da Sedrianesi che credono abbastanza nel voto da andare a votare, ma non abbastanza dall’esprimerlo.

La lista dei 5 stelle ha ottenuto il 29,89 %, 1592 voti, il partito democratico il 29,16%, 1553 preferenze. Ottimo anche il risultato della Lega Nord che, anche se arriva terza, conquista una delle sue migliori percentuali a Sedriano, il 19,07 %, con 1016 voti. Bene anche la lista civica che ottiene il 10, 25% e 546 voti. Residuali sia la lista Sinistra di Sedriano, con il 6, 36% e 339 voti, e sia la coalizione Fratelli d’italia – Forza Italia, centrodestra per Sedriano, che si deve accontentare di un 5,2% e di soli 279 voti.
I seggi in consiglio comunale saranno distribuiti in base al numero di voti assoluti ottenuti da ciascuna lista: 11 seggi saranno attribuiti alla maggioranza mentre i rimanenti 5 saranno distribuiti alle minoranze. Eletti per la minoranza risulteranno i candidati sindaci e alcuni dei candidati di lista. I 2 candidati sindaci di Sinistra per Sedriano e della coalizione Fratelli d’italia – Forza Italia, centrodestra per Sedriano non hanno ricevuto abbastanza voti per entrare in Consiglio comunale.  3 seggi sono stati assegnati al PD, 1 alla Lega Nord, con Roberto Scurati, e 1 alla Lista civica per Sedriano, con Saveria Susi Auletta.
Nelle prossime ore, maggiori informazioni sugli eletti e sulle preferenze ai candidati di lista.

giovedì 29 ottobre 2015

Il sindaco di Benevento ringrazia i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle

“Il sindaco di Benevento Fausto Pepe dà il benvenuto al vice presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio e ringrazia a nome proprio e della città di Benevento i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle per aver voluto dare un contributo così importante al ripristino dell’istituto superiore Rampone, gravemente danneggiato dall’alluvione. 
Il gesto dei consiglieri regionali, oltre ad essere significativo e generoso, è di forte incoraggiamento per la comunità che sta compiendo ogni sforzo possibile per rialzarsi dalla drammatica condizione generatasi dopo gli eventi di metà ottobre. Tale scelta appare ancor più simbolica se si considera l’alto valore sociale della scuola e della ripresa delle attività didattiche come segno di ritorno alla normalità per i giovani studenti e per la città tutta”.

Pepe: «Grazie ai 5 Stelle: gesto bellissimo per la comunità»

La solidarietà non ha colore, l'alluvione di Benevento lo ha dimostrato (a parte eccezioni da prendere con le pinze) dal calcio alla politica. Il primo cittadino di Benevento, Fausto Pepe, in passato protagonista di scontri dialettici accesi con esponenti del Movimento Cinque Stelle ha ringraziato Di Maio e i consiglieri grillini per il dono fatto al Rampone: «Il sindaco di Benevento Fausto Pepe dà il benvenuto al vice presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio e ringrazia a nome proprio e della città di Benevento i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle per aver voluto dare un contributo così importante al ripristino dell’istituto superiore Rampone, gravemente danneggiato dall'alluvione. Il gesto dei consiglieri regionali, oltre ad essere significativo e generoso, è di forte incoraggiamento per la comunità che sta compiendo ogni sforzo possibile per rialzarsi dalla drammatica condizione generatasi dopo gli eventi di metà ottobre. Tale scelta appare ancor più simbolica se si considera l’alto valore sociale della scuola e della ripresa delle attività didattiche come segno di ritorno alla normalità per i giovani studenti e per la città tutta». 

domenica 25 ottobre 2015

Il M5s tra le imprese siciliane, tappa a Catania «Ripartire da agricoltura, hitech e artigianato»

Di Maio e Cancelleri hanno dato inizio al giro che porterà il Movimento cinque stelle a colloquio con le più virtuose realtà imprenditoriali siciliane. Ieri tappa a Misterbianco: «Si tratta di realtà a cui non puoi chiedere voti, perché non ti chiedono nulla in cambio. Un miliardo di euro di sprechi da destinare alle aziende»

Arrivo di Luigi Di Maio a Catania
Partire dalle eccellenze per far ripartire la Sicilia. Il Movimento 5 stelle ha iniziato ieri la tre-giorni di visite alle piccole e medie imprese capaci di affrontare le insidie della crisi economica, mantenendo un profilo di qualità e trasparenza. Tra le tappe del tour, quella presso la BS Gioielli di Misterbianco dove ieri pomeriggio si è tenuto un incontro a porte chiuse tra i rappresentanti del Tavolo per le imprese e la delegazione dei Cinquestelle, rappresentata dal deputato nazionale Luigi Di Maio e da Giancarlo Cancelleri, già candidato presidente della Regione nel 2013.
Giunti a bordo di un'utilitaria, i due si sono fermati a parlare con i giornalisti: «Non siamo in Sicilia per raccattare voti. Fortunatamente il nostro tour è diverso da quello di Salvini - ha esordito Di Maio -. Stiamo visitando le imprese di eccellenza, imprenditori che non hanno mai chiesto nulla alla politica. Si tratta di realtà a cui non puoi chiedere voti, perché non ti chiedono nulla in cambio». Il deputato nazionale si è poi soffermato sull'esigenza per la Sicilia di cambiare marcia, rilanciando un settore che nonostante le difficoltà è costellato da numerosi esempi positivi: «Il problema è che fino a oggi si è sempre dato retta ai prenditori più che agli imprenditori, finendo per dare finanziamenti a pioggia soltanto a chi aveva interesse di specularci sopra», ha commentato Di Maio.
A chi gli chiedeva quale fosse la ricetta per rilanciare le imprese siciliane, l'esponente nazionale del M5s ha risposto: «Sicuramente defiscalizzare i settori che possono far crescere la Sicilia. Tra questi c'è l'agricoltura, bisogna avvicinare i giovani a questo settore che può rappresentare un nuovo volano per l'occupazione - ha aggiunto Di Maio -. Ma penso anche all'hi-tech e all'artigianato». Sulla possibilità di un possibile ritorno anticipato al voto e la conseguente necessità di trovare un candidato governatore, Di Maio ha glissato: «Prima di convincere i siciliani a votarci, dobbiamo dimostrar loro che siamo pronti a governare, e per fare questo non c'è bisogno di lanciare un nome ma un programma serio, che sappia dare soluzione ai problemi di questa terra». 
Positivo il giudizio sull'incontro da parte del Tavolo per le imprese, anche se nulla di specifico è stato detto riguardo gli argomenti affrontati: «Si è parlato di tante cose - fa sapere l'ufficio stampa -. Dalle infrastrutture ai principali problemi per gli imprenditori catanesi. I contenuti dei colloqui però sono riservati. Se si è discusso di un appoggio politico per le prossime elezioni? Assolutamente no».
A scegliere quali imprese incontrare è stato Cancelleri, che ha ribadito come la piccola e media impresa rappresenti l'idea di Paese da cui il Movimento 5 stelle vuole ripartire per rilanciare la Sicilia: «Sono aziende che sono riuscite ad affermarsi nonostante la burocrazia e la cattiva politica - ha dichiarato il deputato regionale -. Da parte nostra stiamo dimostrando la nostra vicinanza agli esempi virtuosi. Cosa penso di Crocetta? Credo non stia governando da parecchio tempo. Se le strade (la regia trazzera di Caltavuturo, ndr) le facciamo noi, se il microcredito alle piccole imprese lo facciamo noi, allora si capisce che il governatore non governa più da un pezzo».
Riguardo la decisione di incontrare il Tavolo per le imprese catanese, Cancelleri non ha risparmiato una stoccata a Confindustria, negli ultimi mesi toccata in Sicilia dall'inchiesta a carico del suo presidente Antonello Montante: «Fare unione per le imprese è importante - ha sottolineato l'esponente del M5s -. Di fronte alla principale associazione degli industriali che ha il presidente indagato per mafia in due procure (Catania e Caltanissetta, ndr) è un bene che arrivino nuove realtà associative che prendano le distanze da questi fenomeni». Per Cancelleri, la ricetta per rilanciare l'imprenditoria siciliana si fonda sulla riduzione degli sprechi: «Le risorse per trovare i soldi da destinare al reddito di cittadinanza e al finanziamento per le piccole imprese si prendono da tanti settori - ha continuato -. Come Movimento 5 stelle stiamo scrivendo un libro bianco degli sprechi, siamo convinti che possiamo recuperare almeno un miliardo di euro». Ultima battuta su Beppe Grillo: «Sono convinto che non riuscirà a stare lontano dalla prossima campagna elettorale. Un'altra traversata? Magari con una barca stavolta andiamo a Marsala, e chissà che con questo sbarco non riusciremo davvero a liberare la Sicilia», ha concluso Cancelleri.

Di Maio: «Parlare del Governo Crocetta? Ma se ha fatto la Giunta numero 999... »


Luigi Di Maio Vice Presidente
della Camera dei Deputati
MISTERBIANCO - «Parlare del governatore Rosario Crocetta» e della «sua giunta numero 999 è inutile... ». Lo ha affermato il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, a margine di un incontro a Misterbianco.
«Sto incontrando e incontrerò ancora - ha aggiunto l’esponente del M5s - decine di imprenditori siciliani che non hanno chiesto mai alcunché alla politica e che fanno le cose senza politica e ad altissimo livello nel mondo. Questo il motore propulsivo dell’Isola e più in generale del Paese».
A margine dell’incontro a Misterbianco, il vicepresidente della Camera ha parlato di Giustizia: «Se magistrati e maggioranza smettessero di litigare e cominciassero a lavorare insieme per fare funzionare meglio la giustizia farebbero un favore agli italiani. Di certo questo governo non ha nessuna credibilità, visto ha dentro degli indagati».

Per l’esponente del Movimento 5 stelle «ci vuole il coraggio di Alfano per parlare di giustizia, visto che ha due senatori che dovrebbero stare in galera e che invece, grazie all'immunità parlamentare stanno a Palazzo Madama in questo momento, e un sottosegretario indagato». Secondo Di Maio «il sistema giudiziario non migliora se la politica ha paura di essere arrestata».
Quanto alla legge di Stabilità «c’è scritto chiaro e tondo che l’anno prossimo i cittadini avranno 3,5 miliardi di euro in meno nella sanità, la stessa somma che serve per tagliare la Tasi: si tagliano i soldi per la Tasi prendendoli dalla Sanità».

«Io credo - ha aggiunto l’esponente del Movimento 5 stelle - che si possano invece fare tutte e due le cose: tagliare la Tasi e dare un migliore sistema sanitario ai cittadini italiani».
Sul Governo aggiunge: «Purtroppo durerà in carica molto perché si tengono per mano per interessi personali. Il nostro compito è farli cadere prima e andare a votare perché solo le elezioni possono salvare questo Paese».
Il nome del candidato premier del Movimento 5 stelle, Di Maio invita a «chiederlo agli italiani» perché, spiega, «saranno loro a sceglierlo, ma - osserva - visto che non ci sono elezioni in vista non abbiamo formato una squadra di governo per questo».
L’esponente 5 stelle auspica che «in Italia si smetta di governare con i sondaggi, preferendo i referendum: i politici ascoltino i cittadini e governeranno meglio».
«Un altro problema - aggiunge - è che nel nostro Paese si ascoltano di più imprenditori e non gli imprenditori veri, come è accaduto in Sicilia dove gli investimenti a pioggia poi sono andati perduti».
«L’eventuale assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista è un segnale di debolezza da parte del governo Renzi».


«E la conferma che ha paura del Movimento 5 stelle ma soprattutto dichiara chiaramente di volere imbarcare Verdini, Tosi e gente che se gli elettori del Partito democratico nel 2013 li avessero soltanto sentito nominare non avrebbe votato mai Pd. Non mi spaventa alcun cambio della legge elettorale, ma il fatto che il Parlamento dovrà ancora impantanarsi per mesi, spendendo 100mila euro al giorno, per cambiarla di nuovo: chiediamo a qualunque persona se la loro priorità del Paese è cambiare la legge elettorale».

Tour 5 Stelle nelle aziende siciliane. Di Maio a Siracusa: "pronti a governare la Sicilia"


Di Maio, Cancellieri e Moschella
Il nuovo rimpasto di Giunta del Governo Crocetta non c'è ancora stato, ma ogni momento di più appare in bilico la stabilità della Regione. Così il Movimento 5 Stelle sembra già in campagna elettorale.
Il deputato regionale Giancarlo Cancelleri ha organizzato un tour per conoscere la Sicilia che funziona e - il possibile candidato (di nuovo) a Governatore regionale  - ha deciso di girare per la Sicilia con i deputati nazionali Luigi Di Maio (vicepresidente della Camera, tra i favoriti alle prossime elezioni quale candidato premier pentastellato) e Mattia Fantinati. Prima la visita allo stabilimento dei fratelli Fiasconaro a Castelbuono, marchio famoso in tutto il mondo per il suo panettone e una realtà che crea sviluppo e tanto lavoro. Proprio Di Maio ha insistito, in questo lungo viaggio in terra sicula, con quello che sembra essere un mantra ormai: "siamo pronti a governare la Sicilia".

Stamattina, presto, appuntamento a Siracusa. "Mandiamo limoni in Norvegia ma non riusciamo a mandarli a Siracusa." A dirlo è Fabio Moschella, presidente del Consorzio Limone di Siracusa Igp e uno dei più grandi produttori della Sicilia, che esporta ogni anno più di 6 mila tonnellate di limoni biologici. "Questo è il paradosso siciliano, realtà di qualità assolutamente non valorizzate - le parole di Cancelleri prima di lasciare il capoluogo aretuseo con la visita all'azienda Campisi alla volta di Ragusa - continua il nostro viaggio tra le eccellenze siciliane, l'obbiettivo è ascoltarle e immaginare come possa essere una Sicilia ben governata. Una cosa è certa: abbiamo tutti i requisiti per essere una regione ricca e innovativa, adesso bisogna diventarlo. C'è una Sicilia in ginocchio, sofferente e moribonda, che è quella che conosciamo tutti i giorni, poi ce n'è una che corre, che resiste, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che Stato e Regione le riservano.  Una Sicilia migliore è possibile, e noi siamo pronti a governarla".

venerdì 23 ottobre 2015

Il Movimento 5 Stelle in tour tra le pmi di Sicilia: tappa anche a Canicattì

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, il deputato M5S in commissione Attività produttive Mattia Fantinati e il deputato regionale Giancarlo Cancelleri saranno impegnati in questo weekend in una lunga serie di incontri con le imprese siciliane per dare il via al “laboratorio imprese del M5S”, in vista delle prossime elezioni regionali e politiche.
“Vogliamo incontrare le realtà più sane della Sicilia per imparare da loro, ascoltarle e valorizzare gli esempi virtuosi, pensando un programma capace di far ripartire l’imprenditorialità in tutto il Paese”, afferma Luigi Di Maio.
“La Sicilia – sostiene Giancarlo Cancelleri – deve valorizzare tutte quelle realtà che fanno impresa e pensare ad un’economia che non sia ancorata al pubblico. E’ fondamentale perché solo così la nostra terra può ripartire”. Il tour parte venerdì pomeriggio nel Palermitano.
Venerdì incontrerà toccherà aziende nella provincia di Palermo. Sabato il “laboratorio imprese” inizia dalla azienda agricola Campisi di Siracusa alle 8, per poi spostarsi, fra le altre, presso l’azienda Cappello di Ragusa alle 11.45, prima di far tappa nel Catanese, con alle 17 visita alla BS Gioielli di Misterbianco, dove la delegazione incontrerà gli imprenditori de “Il Tavolo per le imprese”.
Domenica, invece, il tour parte dalla provincia di Caltanissetta, prima a San Cataldo, poi alla masseria Cucurullo di Canicattì. Nel primo pomeriggio sarà la volta del birrificio Indorato a Sommatino e delle pipe Amorelli a Caltanissetta.

giovedì 22 ottobre 2015

Casaleggio chiama Di Maio: “Non siamo contro di te”

Dopo lo stop da Imola alla sua investitura come premier, il guru telefona al deputato: “Io e Grillo ti stimiamo, ma è troppo presto per esporti”


Le parole erano state solo tre: “Non si sa”. Ma per smentirle, o meglio per precisarne il senso, è servita una telefonata. Quella del guru Gianroberto Casaleggio a Luigi Di Maio, l’inevitabile candidato del M5s a Palazzo Chigi: “Tranquillo Luigi, nessuno voleva sminuirti”. Già, perché dietro il palco di Italia 5 Stelle, il raduno del Movimento che si è tenuto lo scorso fine settimane a Imola, quelle poche sillabe pronunciate da Casaleggio avevano prodotto un piccolo caso. Rispondeva, il co-fondatore, a una domanda proprio su Di Maio: “Sarà lui il vostro candidato premier?”. Casaleggio aveva nicchiato, consapevole che qualunque altra risposta avrebbe messo in discussione l’impianto del non-partito: decide la rete, oltre a Di Maio ci sono altre possibilità, non è la popolarità in tv il nostro parametro. Ma il vicepresidente della Camera non aveva gradito. “Rabbuiato”, lo ha descritto qualcuno.

Casaleggio ha saputo. E gli ha telefonato, per rassicurarlo. “Tranquillo, ti stimiamo, stai lavorando bene” è il senso del colloquio. In cui ha aggiunto: “Non devi esporti troppo, rischi di bruciarti prima del tempo”. Un chiarimento, rispetto anche alle frasi di Beppe Grillo: “Di Maio premier? Non è certo, abbiamo delle regole”. Toni identici, quelli dei diarchi, che vogliono tenere bassa la temperatura nei gruppi parlamentari, dove l’ascesa del deputato ha suscitato più di un mal di pancia, soprattutto in Senato. Di certo la telefonata conferma che la scelta, rete o non rete, è già stata presa. E allora, pazienza lo sberleffo di Grillo dal palco: “Troppo facile dire adesso che Di Maio è bravo, quando lo abbiamo conosciuto parlava come Bassolino”. Intanto si lavora già per le Comunali. La linea è non caricarle di un eccessivo significato. “Profilo basso” è la consegna, analoga a quella delle scorse Amministrative. La ferita del #vinciamo noi, lo slogan per la campagna delle Europee che poi cozzò contro il 40,8 per cento di Renzi, fa ancora male. Nelle città correranno attivisti storici, in molti casi già in Consiglio comunale. Scelti dagli iscritti locali, tramite assemblee e poi con voto sul web. Niente parlamentari o esterni. Già scontati alcuni candidati. Max Bugani, anfitrione a Imola, vicinissimo a Casaleggio e lodato durante la festa da Grillo, correrà a Bologna con lista ad hoc. A Torino il nome è quello del consigliere comunale Chiara Appendino. A Milano, dove gli iscritti voteranno in apposite urne, il prescelto sarà ufficiale a breve. Mentre a Roma è corsa a due tra il già candidato sindaco Marcello De Vito e Virginia Raggi. Il primo gode della stima di tanta base, la seconda appare “molto televisiva” allo staff. Entrerà in gioco anche il blog di Grillo, con un’area dedicata al buon governo dei sindaci a 5Stelle. Una risposta alla campagna del Pd, che da settimane picchia sul web contro gli amministratori grillini. “L’importante però saranno le Politiche” ripetono dal M5s. Anche se sembrano lontane. “Non ci faranno votare, Renzi arriverà al 2018” hanno ripetuto Casaleggio e Grillo ai parlamentari incontrati a Imola.

martedì 20 ottobre 2015

L’Arca, l’Elevato e la nuova lingua del M5s

Dalla D di Di Maio alla M di meet up: slogan e codici del raduno di Imola


Luigi Di Maio ad Imola
Le parole di un Movimento, l’alfabeto della sua festa. Nel raduno nazionale di due giorni a Imola, i Cinque Stelle si sono guardati e contati. E ne hanno dette di ogni, tra slogan, promesse e cazzeggio. Il più loquace, ovvio, è stato Beppe Grillo. Impegnato a coniare nuove definizioni, a distribuire nuovi codici. Un flusso di parole con cui si è quasi stordito da solo. “Ma che cazzo sto dicendo?” si è chiesto a un tratto sul palco, a microfono e cuore aperto. Autocoscienza, per la massa.
ARCA DI NOÈ - Si sentiva e si sente un profeta, quindi non ha resistito. “Il Movimento è la vera arca di Noè, siamo l’unica salvezza non c'è altro” ha arringato Grillo domenica sera. A suo modo sincero: “L’arca la stiamo costruendo quando c’è bel tempo, proprio come Noè”. L’importante (per loro) è farcela prima del diluvio, cioè delle Politiche.
DI MAIO - Il portavoce che studia da premier, l’idolo del popolo 5Stelle che piace pure alle mamme e ai salotti buoni, quello che nei sondaggi di gradimento sta alla pari, sacrilegio, con Grillo. Luigi Di Maio non ha avuto un attimo di tregua a Imola tra i selfie, gli abbracci e le telecamere che ne spiavano i sospiri. Il suo cognome risuonava ovunque. “L’uomo che non suda mai” (copyright Grillo) però si irrita. Gli è capitato anche sabato mattina, leggendo il Casaleggio che sibilava: “Di Maio premier? Non è detto. Non ci sono nomi, saranno scelti dagli iscritti”. E poi, pure Grillo: “Ha ragione Casaleggio, abbiamo delle regole”. Sillabe per difendere lo spirito del M5s, ma soprattutto per tenere calmi gli eletti. Il vicepresidente della Camera ha borbottato, ma pubblicamente è rimasto imperturbabile. Tanto a correre per Palazzo Chigi sarà lui.
DISADATTATI -  “Noi siamo dei diversi, dei disadattati” ha assicurato Grillo. È il vecchio piatto della diversità di comunista memoria, quella di Enrico Berlinguer. Il leader M5s, che un po’ rosso è stato e Berlinguer lo cita sempre volentieri, certi retaggi ce li ha dentro. E rilancia: “Noi siamo il frutto dell’utopia, quella che ti spinge sempre avanti. Abbiamo bisogno di una nuova visione del mondo, perché non ci adattiamo a questo”. Esagerato: quindi grillino.
ELEVATO Come ribadire ruoli e rotta fingendo di scherzare. In questo Grillo è abile, sulfureo. “Io sono l’elevato , chiamatemi così d’ora in poi: il guru è Casaleggio. Io sto un po’ più su”. Tradotto, io sono il fondatore, il volto, il marchio. E me ne sto (soprattutto) in cielo, lontano dalle rotture di scatole. Il capo politico, quello che ha il timone e sbroglia i problemi, è Casaleggio.
GOVERNO - È stata la parola chiave del raduno, è la meta che il M5s rivendica. Lo hanno raccontato anche gli interventi: il Di Maio che ha comiziato da candidato premier, l’Alessandro Di Battista che ha parlato da ministro degli Esteri, il Roberto Fico che si è soffermato sulla Rai, perfetto per le Comunicazioni. “Si amo pronti a governare” hanno ripetuto Grillo e Casaleggio. “Metteteci alla prova” è il mantra.
MEETUP  -Sono i gruppi territoriali, la dorsale del Movimento. Ma alla festa sono finiti dietro la lavagna. “I meet up non possono usare il simbolo del M5s”, ha tuonato Grillo. “Non siete liste elettorali” hanno scandito Fico e Di Battista in faccia agli attivisti, che hanno affollato i due incontri sul tema. Temono infiltrati e arrivisti, i 5Stelle. E invocano la purezza delle origini. “Ho visto attivisti spacciare mozioni” ha ringhiato il fondatore. Perché il Movimento ha paura di diventare come gli altri: un partito.

lunedì 19 ottobre 2015

Il mediatore - Nelle mani del vicepresidente della Camera la grana Pizzarotti: “Restiamo uniti”

Di Maio fa già il leader, vertice al bar con i sindaci


Un’ora e mezza senza microfoni, senza comizi, senza selfie. Novanta minuti passati a prendersi lamentele e proteste dagli amministratori che si sentono troppo soli. Ma pure a controbattere, a promettere novità, a cercare soluzioni. In un bar a un passo dall'autodromo di Imola, colui che studia da candidato premier, Luigi Di Maio, indossa i panni del mediatore: e attorno alle 10.30 si siede al tavolo con il dissidente che non arretra, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
Assieme a loro, nel locale stipato di famigliole, attivisti e podisti in calzoncini, gli altri primi cittadini del Movimento: da Fabio Fucci di Pomezia ad Alvise Maniero da Mira, vicino Venezia. Due gli assenti, e di peso: il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, e quello di Civitavecchia, Andrea Cozzolino. Ma sono tanti, gli amministratori che vogliono risposte da Di Maio, responsabile degli enti locali nel Direttorio, quindi il loro referente ufficiale. In prima fila c’è Pizzarotti assieme al suo capogruppo Marco Bosi, ancora arrabbiati per l’agorà dei sindaci piazzata alle 10 di mattino del sabato, quando l'autodromo era un deserto. Ma il coro è più o meno unanime: ci avevate promesso un coordinamento, incontri periodici a Roma e invece siamo sempre lì nei Comuni a combattere in solitudine, senza una copertura politica. C’è solo una chat su WhatsApp , dove scambiare idee con Di Maio: troppo poco. All’inizio parlano soprattutto Pizzarotti e Bosi. E l’atmosfera è tesa. “No, no, non è così” sentono ripetere al sindaco, a voce alta. Di Maio scuote il capo, sorride amaro. Ma non sbotta mai. Vuole ricucire, con il Pizzarotti che pure è un paria agli occhi di Gianroberto Casaleggio. Ma che nel deputato campano ha sempre trovato un referente, capace di bloccare la sua espulsione nel dicembre 2014, rabbonendo proprio il guru. Di Maio va dritto: “Federico, se tu ogni volta te ne esci con parole eccessive sui giornali come faccio a ricucire con su?”. E quando parla di “su” il vicepresidente della Camera si riferisce a Milano, a Casaleggio. Pizzarotti replica: “È vero, mi sono arrabbiato nelle ultime ore. Ma era un anno che non dicevo nulla di duro”. Di Maio concede: “L’agorà è stata fissata a un orario sbagliato, era troppo presto. Ma non c’era nessuna voglia di penalizzarvi”. Parlano anche gli altri. Tra i più loquaci, Federico Piccitto, sindaco di Ragusa, che ha molto traballato per aver detto sì alle trivellazioni nel giugno scorso. “Una scelta obbligata” aveva spiegato. Ma diversi parlamentari avevano chiesto la sua testa. E Di Maio aveva tamponato. Nel bar di Imola, il sindaco siciliano invoca la presenza sul territorio dei parlamentari, appoggio. “La mia maggioranza ha tenuto in Consiglio, ma voi ci dovete aiutare, il Movimento deve tutelare i suoi amministratori”.
Ai colleghi dopo dirà: “Senza autorità non c’è responsabilità, almeno una volta lui deve venire a Ragusa ”. Lui, Di Maio, ascolta paziente. Sa che fuori del bar con vetrata ci sono cronisti. Prima di uscire, concede foto ricordo. Poi afferma: “È stata una riunione operativa, c’è l’esigenza di tenere assieme sindaci, giunta e consiglieri sui territori”. Ossia di evitare che i consiglieri facciano scherzi ai primi cittadini, votandogli contro (vedi il no a Nogarin sul bilancio). L’imperativo è scongiurare lotte tra correnti, soprattutto tra meet up. E le riunioni? “Cominceremo a farle a Roma con i sindaci. Poi io andrò nelle varie città a incontrare tutti gli eletti”. I sindaci ci sperano: “Potrebbe essere la volta buona”. Pizzarotti scappa via: “Non dico nulla”. Ma poi, tra un gazebo e l’altro, parla eccome: “Come potenziale candidato premier Di Maio è il migliore, è quello che rappresenta meglio il M5s”. Invoca: “Serve un meet up nazionale, sui programmi e su cosa serve per lavorare”. L’incontro con Grillo, come di consueto, non c’è stato. Il sindaco è secco ma non chiude: “Per incontrarsi serve la volontà reciproca, e da parte mia c’è sempre stata. La ragione non è mai da una parte sola”. Il moderatore Di Maio potrebbe apprezzare.


domenica 18 ottobre 2015

Enrico Mentana - Il direttore del TgLa7 spiega: “Siamo abituati ai comportamenti degli altri partiti, ma loro sono diversi”

“Roma e Napoli non gli interessano”


Direttore Enrico Mentana, anche lei pensa che il Movimento Cinque stelle potrebbe vincere facile questa volta in città come Roma e Napoli, se solo candidasse Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, mettendo da parte le proprie regole che lo vietano?
Questo dibattito mi ricorda quelli simili di chi chiede che la Chiesa, per esempio, si apra sui temi etici. La Chiesa fa la Chiesa.
E, quindi, i Cinque stelle non possono cambiare le loro regole?
Poi magari le cambieranno anche. Ricordiamoci che solo lo scorso anno Beppe Grillo al Circo Massimo teorizzò il rifiuto totale alle partecipazioni televisive dei suoi. Mi pare proprio che abbiano cambiato idea. Io credo che loro cambieranno quando capiranno che gli converrà farlo.
Quindi lei non crede che gli convenga vincere a Napoli e Roma, ad esempio?
Noi addetti ai lavori, opinionisti e osservatori siamo abituati ai partiti in un altro modo. Ma loro sono nati e cresciuti con uno spirito diverso, perché dovremmo spiegargli noi come si sta al mondo? Non ne siamo in grado e neppure ne abbiamo diritto.
Invece pare che Grillo abbia lasciato intendere la possibilità di Di Maio candidato premier. Gli è scappato un “non è certo”.
Quello magari sarebbe più in linea anche con le loro regole, è già parlamentare... poi non sappiamo ancora quale sarà la legge elettorale e quando si voterà per le politiche. Altro discorso per i candidati a Roma e Napoli, le elezioni sono certe in primavera e loro ragionano con un’altra logica rispetto agli altri e alle nostre abitudini, come dicevo prima.
C’è anche l’ipotesi che potrebbero non ritenere strategico vincere in quelle città, Roma e Napoli potrebbero essere rogne... è possibile sia così?
Sì, assolutamente. Potrebbe non interessargli vincere. Per loro potrebbe essere più importante in questa fase mantenere la regola di far scegliere il candidato alla rete escludendo dalla corsa chi ha incarichi in altre istituzioni. Ma per questo dico che siamo abituati ad altre modalità e non ci rendiamo conto di essere di fronte a un fenomeno nuovo: chi poteva immaginare che da zero alle politiche del 2013 avrebbero ottenuto il 25 per cento dei voti? Loro fanno legittimamente le loro scelte, condivisibili o meno. E a noi rimane la scelta di votarli o non votarli.
Insomma, siamo noi che non capiamo?

Credo che forse dipende anche dal fatto che spesso i Cinque stelle hanno un atteggiamento indisponente verso la libera stampa, che qualche volta proprio così libera, però, neppure lo è. E questo, comunque, non basta a giustificare un nostro arrogarci il diritto a dettare la linea al Movimento cinque stelle.

Tra voglia di vincere e di restare opposizione

Il governo subito: Di Maio e Di Battista sfidano i fondatori

A Imola la base Cinque stelle consacra i due giovani deputati Grillo: “Se un giorno dovessimo fallire, prendetevela con loro”



A questo punto della storia, quando il boom delle elezioni è lontano di due anni e mezzo e altrettanti ne mancano, almeno sulla carta, per la prossima chiamata alle urne, il Movimento fa il suo giro di boa. I due guru, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, restano la garanzia di fedeltà al metodo Cinque stelle. I due emergenti, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista testimoniano pari fede, ma ormai hanno preso la loro strada. Così, a Imola, al raduno nazionale di parlamentari, sindaci, consiglieri e militanti, si schierano le truppe. Da una parte la linea ostile alla “vittoria a tutti i costi”, per qualcuno supportata perfino dalla teoria secondo cui restare all'opposizione è ossigeno inesauribile per la vita politica del Movimento. Dall'altra la consapevolezza che l’occasione di oggi è unica e irripetibile. E che se c’è qualcuno che può giocarsela, ha la faccia del napoletano moderato e dell’agit-prop capitolino.
Regole inviolabili e ambizioni nazionali Non correranno nelle loro città, Napoli e Roma, che pure sono prossime al voto perché le regole sono regole. E soprattutto perché Di Maio e Di Battista preferiscono muoversi già da salvatori della patria, convinti che la partita per il governo sia appena cominciata. La platea di Imola è la consacrazione che mancava. Al di là delle assemblee locali, della vetrina del Parlamento, delle passerelle tv, è qui – in questo raduno che loro stessi chiamano della “maturità” – che Di Maio e Di Battista si confrontano con la base. Si muovono separati, ma fanno gioco di coppia. Uno pronto a proporsi come biglietto da visita del Movimento per l’eletto rato meno estremista, l’altro in pista per continuare a tenere in allerta la pancia grillina. Quando sale sul palco di Imola, alle 9 della sera, Di Maio è reduce da una giornata che non è filata proprio liscia. Al mattino, Grillo e Casaleggio, rispondendo ai cronisti, hanno detto che “non si sa” se sarà lui il candidato premier M5s.
Non ha gradito, Di Maio. E lo staff della comunicazione ha avviato un complesso lavoro per smorzare i titoli dei siti internet che già parlavano del “gelo” tra Grillo e il suo discepolo. Il discorso da premier e il ritorno 
all'utopia Poco importa, comunque, quello che scrivono i giornali. Di Maio il suo discorso da candidato premier, lo fa e basta. Già calato nella narrazione (“Ognuno di voi - dice alla platea - avrà la sua occasione per cambiare la storia di questo Paese”); già incline all'inclusione (“Dovremo fare in modo che tutti, anche quelli che non ci hanno votato, potranno partecipare alle scelte collettive”); già volto rassicurante (“Noi non vogliamo entrare nelle istituzioni per occuparle, ma per restituirle chiavi in mano ai cittadini”). “Quando andremo al governo”, ripete Di Maio - che attacca Verdini, “i voltagabbana” e tutti quelli che sostengono Renzi, “il terzo premier senza legittimazione popolare” - il problema “non saranno i nomi”, dice il vicepresidente della Camera. Che sarà una squadra di governo (premier compreso) completamente scelta dagli iscritti lo dice Gianroberto Casaleggio, che sale sul palco dopo di lui.
Eppure, con quel pastrano scuro, con quel discorso che inciampa e con 
quell'esordio a frenare la folla (“Calmi, calmi”), sembra venire da un altro mondo. “Non possiamo stare all'opposizione per troppo tempo – dice anche lui – tanto peggio dei partiti non possiamo fare”. Però il come e il quando sono meno determinati di quanto sembrasse. Un p o’ perché il co-fondatore M5S ammette di temere manovre non meglio precisate: “Non ci vogliono far votare” (il consigliere comunale di Roma Marcello De Vito, a margine, arriverà ad adombrare l’ipotesi di un decreto a febbraio, per evitare le urne a Roma). Un po’, prosegue Casaleggio, perché “dobbiamo andare al governo sì, ma senza fretta perché noi siamo il trend del futuro”. L’idea, l’utopia. Grillo si avvicina. Chiede a Casaleggio di restare sul palco. E chiarisce il punto: “Voi ci amate, ci applaudite, gridate onestà. Ma io so benissimo che se non riusciremo a soddisfare tutte le cose che stiamo dicendo qua, so chi verrete a cercare: ma siamo già corsi ai ripari, nel giro di 24 ore spariremo e lasceremo qua Di Maio e Di Battista”. Selfie, suppliche e politici di professione Giù, lo hanno già capito. Ieri si sono visti, tra gli altri: fidanzati spingere le proprie compagne verso Di Maio (“Dai, vai, non ti devi vergognare”), signore al limite dello stalking (“Io non me ne vado da qui finché non ho fatto una foto con Alessandro ”), sfottò irriverenti (“Dai, dai forza con ‘sti selfie”, dice Di Battista a quelli che lo circondano), suppliche nervose (“C’è la Taverna, fatele con lei le foto!”, ha sbottato Di Maio). Perfino la scorta (una “task force” di volontari addetti alla sicurezza) è in brodo di giuggiole: “Di Maio è un signore, un signore veramente”. Il palco, per Di Battista, arriverà solo oggi. Ora si limita ad allargare lo sguardo e a ripetere: “Che bella Italia”. Dice che rispetto al Circo Massimo di un anno fa, gli elettori sono cresciuti, hanno studiato, è convinto che il messaggio abbia fatto breccia. Distribuisce volantini alla folla adorante: “Questo è sulla scuola! Questo è sui soldi ai partiti! Solo proposte, zero proteste!”. Un attivista lo guarda, tra l’ammirazione e lo sconforto: “Aiuto, io non ce la farei mai a fare il politico di professione”.

giovedì 15 ottobre 2015

Dissestro idrogeologico



Come ci si sente a vivere in un Paese in cui si stanziano più soldi ai partiti che per salvare vite e mettere in sicurezza il territorio?
Mentre ieri sera imperversava la pioggia sulle aree colpite dalle alluvioni, i partiti si stavano intascando 45 milioni di euro di rimborsi elettorali, approvando una legge che elude i controlli previsti dalla legge stessa.
Sapete quanti soldi ha stanziato davvero il Governo Renzi per il dissesto idrogeologico? 50 milioni di euro.
Sapete quanti ne ha erogati? ZERO.
Se Renzi fosse stato una brava persona stamattina non ci saremmo svegliati con i comuni del Lazio e della Campania sotto al fango. Benevento non starebbe piangendo due morti, Tivoli e altri comuni vicini non starebbero contando i danni.
Sono vittime di un Governo che annuncia 9 miliardi di euro per la sicurezza del nostro territorio e nel 2015 ne stanzia solo 50 milioni senza mai erogarli agli enti locali per far partire i cantieri.
Lo avevamo denunciato martedì scorso in una conferenza stampa inascoltata.
Prima ci convinciamo che investire nella sicurezza del territorio e quindi nelle scuole, negli ospedali e nelle abitazioni a rischio frane o alluvioni, prima capiremo che da questa strada passa anche il rilancio del lavoro.
Quanti geologi, quante imprese edilizie, quanti operai potrebbero lavorare di più per progettare un'Italia sicura?
Ve lo diciamo noi: 7.000 posti di lavoro per ogni miliardo investito. Ci sono da investire 10 miliardi di euro.
Qualche giorno fa, in una nota trasmissione mi è stato chiesto a titolo di esempio cosa ne avremmo fatto dei geologi che lavorano in enti inutili. Forse era l'esempio meno calzante, visto che non conosco geologi che lavorano in enti inutili.
Conosco solo un governo inutile che non valorizza queste professioni. In Italia ne servirebbero molte di più se partisse il nostro piano sulla sicurezza del territorio https://youtu.be/gRiXV-FyLsU
Anche quest'anno parteciperò ad uno dei geo-eventi della Settimana del Pianeta Terra organizzata dalla Federazione Italiana Scienze della Terra. L'anno scorso sono stato nel sottosuolo di Napoli.
Per chi volesse venire insieme a me, giovedì prossimo sarò al geo-evento di Pozzuoli. Vi aspetto. http://www.settimanaterra.org/node/1173