VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

martedì 3 novembre 2015

Le nuove regioni dell'#ItaliaFrankenstein

Nuove Regioni. E' in arrivo la riforma che dovrebbe accorpare Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta; Marche, Abruzzo e Molise; Veneto, Friuli-Venezia-Giulia e Trentino-Alto Adige
All'Emilia Romagna si aggiun-gerebbe la provincia di Pesaro, quindi, tutte insieme, Toscana, Umbria e provincia di Viterbo. Il Lazio diventerebbe un distretto con il nome di Roma Capitale, la Basilicata verrebbe soppressa e la provincia di Matera assorbita dalla Puglia. Intoccate Lombardia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Da 20 Regioni si passerebbe a 12, otto sarebbero cancellate. Dalle tre macroregioni di migliana/leghista memoria alle 12 microregioni di oggi. Vediamo alcuni pro e contro. Pro che ci saranno meno cariche da spartirsi (ma non è detto...) e meno regioni con la popolazione di un quartiere di una grande città. Contro che il cittadino sarà ancora meno in grado di controllare e giudicare la spesa pubblica a livello locale (a iniziare ovviamente dalla Sanità).

VIDEO Nell’#Italia5Stelle la sanità è un diritto per tutti



Contro che ci sarà un caos amministrativo enorme nell'accorpare diverse Regioni. C'è poi il sempiterno problema delle regioni autonome con privilegi fiscali negati alle altre (e quindi regioni con maggiore capacità di spesa sul territorio). Se una regione autonoma viene accorpata ad altre non autonome trasmette l'autonomia o la perde? In tutti e due i casi parte dei cittadini potrebbe giustamente lamentarsi. Se si lasciasse la decisione agli italiani le nuove regioni avrebbero una dimensione internazionale. La Lombardia opterebbe per la Svizzera. La Valle d'Aosta per la Francia, il Trentino Alto Adige per l'Austria e la Sicilia per diventare la 51esima stella degli Stati Uniti. L'Italia preunitaria con le sue divisioni era molto più unita di quella attuale. Da questo dato bisognerebbe partire, non da esperimenti degni diFrankenstein. Vanno recuperate le culture e le identità locali e le ragioni dello stare insieme in un'unica nazione. Le tasse a livello comunale e regionale dovrebbero essere oggetto di verifica di spesa da parte dei contribuenti, avviare quindi un bilancio partecipato locale. Un esempio: Milano, Torino sono tra le città più indebitate d'Italia per miliardi di euro. Sono città del Nord sempre citato come esempio a sproposito anche in questi giorni con i famosi anticorpi contrapposti a Roma. Milanesi e torinesi si trovano indebitati senza sapere nulla, senza essere stati consultati, trattati come sudditi. L'Italia comunque la si ricomponga, montando e rimontando le Regioni come un Lego, è ancora monarchica. Siamo sudditi in una repubblica democratica. Resta una domanda finale: "Questa riforma a cosa serve?"
Fonte

Legge di #stabilità: niente investimenti per il Sud

"Gli investimenti pubblici solo il volano della crescita economica. L'Italia ne ha un bisogno disperato, dopo anni di austerità e il crollo della produttività del lavoro. Eppure, nella legge di Stabilità 2016, il Governo taglia. Non c'è traccia degli investimenti per il Sud promessi e il calo degli investimenti complessivi prosegue, dato che la Nota di aggiornamento al Def certifica un -2,7% rispetto al 2015.
Di questo passo, il declino è assicurato.
E pensare che sarebbero diversi i settori in cui è possibile investire per il bene della collettività, dalle energie rinnovabili (iniziando col togliere gli incentivi alle fonte fossili che ci costano circa 18 miliardi l'anno) alla banda ultra larga (sulla quale il Governo rallenta e delega ai privati), passando per la sicurezza idrogeologica del Paese e l'ampliamento delle tratte ferroviarie regionali, ad oggi del tutto inadeguate.
In un Paese con disoccupazione ufficiale al 12% (ma reale ben superiore), aumentare gli investimenti significa creare rapidamente occupazione, al di là degli zerovirgola che questo Governo continua a vantare anche se dipendono dalla fortunata congiuntura internazionale (crollo del prezzo del petrolio in particolare).
Più occupazione significa più gettito fiscale e maggiore sostenibilità del debito pubblico, ma soprattutto maggiore domanda interna e nuovi utili per le imprese, oltre che aumento della produttività, dato che gli investimenti pubblici, se ben indirizzati hanno il grande merito di accompagnare alla quantità anche la qualità dell'espansione economica, generando ricadute positive per quanto riguarda l'innovazione.
Ma il Governo dell'austerità deve rispettare i patti di bilancio europei, come il Fiscal Compact, il cui unico obiettivo è dimagrire il settore pubblico per svendere i servizi pubblici agli interessi privati, Sanità in testa."


I volti dei candidati grillini a Milano

Gli otto nomi tra cui i grillini dovranno scegliere per il capoluogo lombardo. La selezione è cominciata ieri sera, quando gli otto aspiranti si presenteranno davanti agli attivisti. Poi al voto in un Auditorium e non sul web
Il Corriere della Sera pubblica oggi in un’infografica volti e identikit degli otto candidati del MoVimento 5 Stelle alle comunarie per il sindaco di Milano. I nomi sono: Patrizia Bedori, 52 anni, disoccupata. Ha un diploma in comunicazione visive. Attivista Cinque Stelle dal 2009, è portavoce al Consiglio di zona 3 a Milano; Livio Lo Verso, 48 anni, laureato in Scienze politiche, quadro nella pubblica amministrazione, è nel Movimento dal 2010. Esperto in tematiche del lavoro. Gianluca Corrado, 39 anni, avvocato, è attivista con i Cinque Stelle dal 2012 e ha fornito negli anni supporto legale per diverse battaglie di comitati e gruppi di cittadini. Walter Monici, 66 anni, una laurea in Architettura, è designer.


Nel Movimento da tre anni, si occupa di volontariato nell’ambito della mobilità sostenibile Antonio Laterza, 47 anni, consulente informatico, laureato in Ingegneria, è nel M5S dal 2010: si è occupato delle problematiche relative alle esondazioni del Seveso Francesco Forcolini, 70 anni, pensionato, diplomato, è nei Cinque Stelle dal 2012.
Attivista di zona 2, si è impegnato in diversi gruppi di lavoro dei pentastellati
Fulvio Martinoia, 34 anni, sistemista informatico, un diploma in telecomunicazioni, è attivista dal 2010, impegnato in diverse battaglie in Liguria, Piemonte e Lombardia. Matteo Cattaneo, 53 anni, architetto, è attivista dei Cinque Stelle in zona 7 a Milano dal 2013: si occupa di problematiche urbanistiche e ambientali



Fonte

Francesca Businarolo (M5S) a Rai Parlamento: Whistleblowing?


Cos'è il #Whistleblowing?
Il “whistleblower” (soffiatore nel fischietto) è il lavoratore che, durante l’attività lavorativa all’interno di un’azienda, rileva una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa/ente pubblico/fondazione; per questo decide di segnalarla. Il “whistleblowing” è uno strumento legale – già collaudato da qualche anno, anche se con modalità diverse, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna - per informare tempestivamente eventuali tipologie di rischio: pericoli sul luogo di lavoro, frodi all`interno, ai danni o ad opera dell’organizzazione, danni ambientali, false comunicazioni sociali, negligenze mediche, illecite operazioni finanziarie, minacce alla salute, casi di corruzione o concussione e molti altri ancora. E’ evidente come i primi in grado di intuire o ravvisare eventuali anomalie all’interno di un`impresa, di un ente pubblico o di un`organizzazione no-profit sono spesso coloro che vi lavorano e che sono in una posizione privilegiata per segnalare queste irregolarità. Tuttavia, indipendentemente dalla gravità o meno del fenomeno riscontrato, molto spesso i dipendenti non danno voce ai propri dubbi per pigrizia, ignoranza, egoismo ma, soprattutto, per paura di ritorsioni (se non addirittura del licenziamento) o per la frustrazione di non vedere un seguito concreto e fattivo alle proprie denunce. Una legge per l'istituto del whistleblowing offre - e offrirebbe anche in Italia - una tutela legale per i lavoratori che denunciano le irregolarità nel caso questi subiscano una ritorsione da parte del “denunciato” proprio a causa della delazione di quest’ultimo.

Alluvioni in Calabria e Sicilia. M5S: «Il Paese paga le bugie di Renzi sul dissesto»

I Geologi: “Non possiamo prendercela con una montagna o con un fiume se ogni anno abbiamo morti»
Di fronte a quanto sta accadendo ancora una volta in Calabria e in Sicilia, alluvioni, esondazioni, frane, danni alle infrastrutture e alle abitazioni,  Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, ha detto: «Binari spazzati via, strade che crollano, purtroppo  una vittima e soprattutto la prova chiara che in Italia il cittadino non sa ancora come comportarsi in caso di una grave emergenza. La prima cosa da fare è quella di non andare nei sottoscala, non scendere negli scantinati, non fermarsi sotto ai ponti, non prendere sottopassaggi. Queste sono le prime cose da fare quando c’è un’alluvione. Non siamo dinanzi solo ai cambiamenti climatici ma anche alla carenza infrastrutturale del Paese soprattutto al Sud. Una carenza che riguarda il sistema fognario e quello viario. Oggi in Italia la gente inizia a chiedere alla classe politica se ci sono geologi negli enti pubblici e questo grazie ad un’intensa campagna di comunicazione che abbiamo messo in atto in modo capillare. Certo siamo già dinanzi ad un risultato importante perché prima l’opinione pubblica era molto distante dalla categoria dei geologi tuttavia, nel 201, in Italia i geologi non sono nelle pubbliche amministrazioni. Quanti comuni hanno un geologo? Ed ecco che il sindaco che programma la politica per il piano di difesa del territorio lo fa con figure professionali apprezzabili ma che non hanno le competenze e le sensibilità del geologo. Oggi assistiamo a frane continue, morti con conseguenti danni. Non possiamo prendercela con una montagna o con un fiume se ogni anno abbiamo morti. La colpa è dell’operato dell’uomo. Certo finalmente dopo anni anche il Governo ha iniziato a vedere la presenza del Geologo chiamandoci a supportare l’elaborazione del Piano Anti Dissesto ma il cammino da fare è lungo e non privo di ostacoli in quanto dobbiamo mettere mano alla più grande opera pubblica: recupero del territorio italiano».
Era già intervenuto anche il Consiglio dei geologi della Calabria: «Ancora una vittima causata da fenomeni legati al dissesto idrogeologico e tanti danni alle cose. Il problema del rischio idrogeologico é serio: sappiamo bene ormai che esso non soltanto espone a rischio l’incolumità pubblica, ma mette in ginocchio anche le economie locali, che in Calabria sono già notoriamente povere. E mentre in queste ore stiamo vivendo una fase di allerta meteo – prosegue la nota – ci ritroviamo costretti a ritornare su un tema diventato un ritornello maledetto. Contro il Rischio idrogeologico è necessario intervenire concretamente e con urgenza. Sino ad oggi, le istanze dell’Ordine dei Geologi sono state accolte soltanto nella teoria. Forse un primo segnale dell’avvio di attività concreta da parte del Governo regionale è rappresentata dall’istituzione dell’UOA Protezione Civile regionale, deputata anche mettere ordine e coordinare tutte le altre strutture regionali e sub-regionali in materia di difesa del suolo e rischio sismico; ma il lavoro da fare è  davvero tanto, e non c’è tempo da perdere, come dimostrano le criticità che stanno accadendo».
I geologi sottolineano  che «Con la nomina del geologo Carlo Tansi a capo di tale UOA Protezione Civile regionale, al quale auguriamo buon lavoro le aspettative crescono, e da alcune sue dichiarazioni a caldo sembrerebbe che la linea d’indirizzo che adotterà  per contrastare tali criticità sarà basata su azioni concrete, alcune delle quali già da tempo sono state segnalate dall’Ordine dei Geologi alla politica. Auspichiamo che il nuovo Capo della Protezione Civile regionale riesca a concretizzare queste azioni, tra cui l’istituzione di Presidi territoriali di geologi esperti deputati al monitoraggio costante del territorio ai fini preventivi, l’avvio di un’efficace attività manutentiva del territorio, l’avvio di attività concrete per contrastare l’abusivismo, l’incremento della componente geologica nella pubblica amministrazione: paradossalmente quella del geologo è la figura professionale meno rappresentata negli Enti pubblici. In Calabria le risorse sono sempre carenti, come dimostrano anche i circa soli 90 milioni di euro da spendere in 7 anni, previsti nella programmazione dei fondi comunitari 2014/2020. Il Presidente Mario Oliverio ha dichiarato che tali risorse destinate per la mitigazione del rischio idrogeologico saranno sicuramente integrate con altri fondi: noi auspichiamo che sia davvero cosi».
Il Movimento 5 Stelle attacca direttamente governo e ministero dell’ambiente: «Dopo la Sicilia tocca alla Calabria: regioni sbriciolate dal maltempo, con infrastrutture e strade crollate, intere cittadine isolate, acquedotti devastati. Il tutto mentre appena venerdì scorso il sottosegretario all’ambiente Silvia Velo alla Camera insisteva che il governo aperto cantieri e stanziato fondi contro il dissesto».
Numeri che non convincono i parlamentari M5S calabresi e i membri delle Commissioni Ambiente: «La più grande opera pubblica immaginabile, la messa in sicurezza del Paese, con questo governo è una chimera. Non solo, ma l’unico intervento arrivato, l’allentamento del patto di stabilità interno per interventi contro il dissesto, è previsto nel decreto economico sociale in discussione in questi giorni ma solo per alcune città del Nord. Mentre le varie leggi di Stabilità sono fatte apposta per distrarre i fondi della manutenzione e smistarli sulle varie promesse elettorali».
Luigi Di Maio annuncia «Un emendamento per chiedere che l’allentamento del patto non sia esclusivo per le città indicate ma che sia esteso anche a tutto il Sud devastato e isolato dal maltempo. Milioni di euro di danni per il maltempo in poche ore  chi pagherà? Bisogna intervenire subito per la messa in sicurezza del Paese, la stagione delle piogge è appena iniziata. E invece i ministri di questo governo insistono con mega impianti, mega infrastrutture, progetti che continuano a consumare suolo. È ora di invertire la rotta. E di farlo subito».

MAFIA CAPITALE: CODACONS E MOVIMENTO 5 STELLE DEPOSITANO COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

Movimento 5 Stelle e Codacons hanno depositato formale costituzione di parte civile dinanzi al giudice Rosanna Ianniello del Tribunale penale di Roma, nell’ambito del processo per “Mafia capitale” che si aprirà il prossimo 5 novembre. Ne danno notizia il movimento politico e l’associazione dei consumatori, che rendono oggi noti i passaggi salienti dell’atto di costituzione cui si evidenziano il danno patrimoniale e morale subito dai cittadini. “Il danno subito dal singolo che la direttiva mira a risarcire consiste nel pregiudizio sofferto dal consumatore che dimostri di essere stato leso dall'abbassarsi del tasso di concorrenzialità in quel mercato rilevante, cosi come di recente statuito dalla Cassazione – si legge nella costituzione di parte civile - Alla luce di tali principi, risulta evidente che il cittadino romano che usufruisce di opere e servizi erogati da soggetti scelti non secondo legge e secondo la normativa che regola il mercato, subisca un danno dovuto al minor grado di concorrenzialità creatosi sul mercato a causa dell’irregolarità e illegittimità delle procedure di affidamento dei lavori, che ha l’effetto di abbassare la qualità e aumentare il prezzo finale di tutti quei servizi offerti da Roma capitale, di cui il cittadino romano è il primo utente/consumatore!” “E invero, le condotte contestate e, più specificatamente, le omissioni agli obblighi imposti dalla legge per assicurare il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione, hanno indubbiamente causato un grave nocumento alle odierne costituende parti civili, il cui diritto costituzionale alla corretta gestione della cosa pubblica di cui all’art. 97 è stato certamente lesionato, generando un ingente danno economico, morale, sociale e di immagine. Ciò, tra l’altro, in servizi pubblici di primaria importanza, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e i servizi di igiene urbana in genere, il servizio giardini e, quindi, la pulizia delle spiagge, la buona tenuta del verde pubblico (si pensi, a mero titolo esemplificativo, all’affidamento diretto per lavori a somma urgenza per indagini sulla stabilità delle alberature stradali e per conseguenti interventi di potatura, di cui al capo di imputazione), le piste ciclabili, etc., ma anche agli illeciti affidamenti della gestione del servizio di accoglienza per richiedenti asilo e per flussi di immigrati richiedenti protezione internazionale, quali profughi o rifugiati (e per l’accoglienza di persone in genere, anche di minori stranieri non accompagnati)”. A subire un danno in qualità non solo di cittadini, ma anche di rappresentanti politici, sono stati Roberta Lombardi, deputata e già presidente del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, e il Consigliere Comunale Marcello de Vito, entrambi firmatari della prima costituzione di parte civile, assieme al vicepresidente Codacons, Giovanni Pignoloni. Si legge nell’atto: “proprio il modus operandi di MAFIA CAPITALE ha completamente inabissato quanto faticosamente e quotidianamente portato avanti dalle costituende parti civili generando una totale sfiducia nella classe politica romana e, nello specifico, nei riguardi dei consiglieri comunali facenti parte di quella giunta capitolina oggi coinvolta in uno scandalo senza precedenti. L’onore, il decoro e la reputazione delle costituende parti civili sono stati brutalmente compromessi e danneggiati”. Per tali motivi, è stata avanzata richiesta di risarcimento per i danni patrimoniali e morali subiti. Il 5 novembre, in occasione dell’avvio del processo, il Codacons depositerà numerose altre costituzioni per conto dei cittadini residenti nella capitale che hanno aderito all’azione collettiva promossa dall’associazione e dal M5S.

Sondaggi politici, il M5S supera il PD secondo l’istituto EMG per il TG La7

Storico sorpasso del M5S ai danni del PD. Secondo gli ultimi sondaggi politici per il TG La7 del 2 novembre 2015 Grillo sarebbe davanti a Renzi in caso di ballottaggio. Ecco tutti i dati.
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 per la prima volta nella storia delle rilevazioni di questo tipo si registra il sorpasso del M5S sul PD. In caso di ballottaggio fra i primi due partiti, infatti, il movimento di Grillo e Casaleggio supererebbe il partito di Matteo Renzi.
Ecco tutti i dati rilevati nei sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015.
Le intenzioni di voto nei partiti
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 si sono registrate le seguenti intenzioni di voto nei partiti politici (tra parentesi le variazioni percentuali rispetto alla settimana precedente):
PD 32,2% (- 0,3%);
M5S 27,3% (+0,2%);
Lega Nord 14,1% (- 0,2%);
Forza Italia 11,7% (+ 0,1%);
Fratelli d’Italia - AN 5,0% (+ 0,1%);
SEL 3,3% (+ 0,1%);
NCD-UDC (cartello «Alleanza Popolare») 3,1% (+ 0,3%);
Altri partiti 3,3% (- 0,3%).
La situazione registrata nelle intenzioni di voto ai partiti degli ultimi sondaggi politici rimane dunque stabile. Confermati anche i trend delle ultime settimane: tra i maggiori partiti sale in modo significativo solo il M5S, ormai stabilmente sopra i livelli registrati nel corso delle ultimi elezioni politiche nazionali del 2013.
Trend in calo, invece, per PD e Lega, nonostante entrambi i leader Matteo Renzi e Matteo Salvini continuino a registrare buoni livelli di consenso nelle rilevazioni sulla fiducia nei leader politici.

Centrodestra al ballottaggio
La grande sorpresa degli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 è la situazione che si verrebbe a creare in caso di ballottaggio.
In caso di ballottaggio tra M5S e PD, infatti, per la prima volta nella storia delle rilevazioni effettuate a partire dal 2009, il movimento guidato da Beppe Grillo sarebbe sopra al PD.
Ecco le percentuali di voto registrate dall’istituto EMG:
M5S 50,6% (+1,1%);
PD 49,4% (-1,1%).
Come si spiega questo clamoroso risultato? Secondo i sondaggisti, lo spostamento dei consensi sul M5S in caso di ballottaggio si spiega con i flussi di voto del centrodestra, molto più mobili rispetto a quelli del centrosinistra.
Qualora, invece, il centrodestra dovesse allearsi in un listone unico nazionale, allora la situazione potrebbe essere diversa.
In quest’ultimo caso, infatti, il centrodestra verrebbe dato sopra 30% al di sopra quindi anche del M5S.

Nel caso in cui, quindi, il ballottaggio dovesse riguardare PD e listone unico del centrodestra gli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 rilevano i seguenti risultati:
PD 52,9% (- 0,6%);
LISTONE UNICO CENTRODESTRA (FI + LEGA + FdI) 47,1% (+ 0,6%).
Di conseguenza, in questa seconda ipotesi il partito del premier Matteo Renzi vincerebbe, apparentemente, a mani basse.
La partecipazione attesa
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 si sono registrate le seguenti percentuali di partecipazione attesa (tra parentesi le variazioni percentuali rispetto alla settimana precedente):
Indecisi 17,1% (- 0,8%);
Bianca 2,0 (- 0,2%);
Astensione 42,2 (- 0,1%).
Ancora una volta, quindi, il «primo partito italiano» risulta essere quello del «non voto».
La fiducia nei leader politici
Negli ultimi sondaggi politici dell’istituto EMG per il TG La7 del 2 novembre 2015 si sono registrate le seguenti percentuali di fiducia nei leader politici (tra parentesi le variazioni percentuali rispetto alla settimana precedente):
Sergio Mattarella 47% (+1%);
Matteo Renzi 31 (=);
Matteo Salvini 24% (=);
Luigi Di Maio 24% (=);
Silvio Berlusconi 18% (+ 1%);
Giorgia Meloni 18% (+ 1%);
Alfano 12% (+ 1%);
Vendola 9% (=).
Nella fiducia registrata nei confronti dei leader politici quindi la situazione rimane stabile. Da segnalare gli ottimi livelli di fiducia registrati da Renzi e Salvini, nonostante il sensibile calo dei rispettivi partiti. Segno che l’epoca dei partiti fortemente personalistici non è cessata con la fine (vera o presunta?) del berlusconismo.

IL SEGRETO DEI MARÒ

Toni Capuozzo e Capo Latorre
Potete credere per principio a Latorre e Girone quando dicono: «Siamo innocenti». Potete, sempre per principio, non credergli. Potete considerare le contraddizioni dell’indagine indiana importanti, oppure marginali. Ma chiedetevi: com’è possibile che dopo tre anni e mezzo i due marò non siano stati ancora rinviati a giudizio?
Il 15 febbraio 2012 nell’Oceano Indiano due pescatori vengono uccisi da una raffica di colpi sparata da una nave mercantile. Nello stesso giorno la Enrica Lexie, petroliera italiana con a bordo un Nucleo Militare di Protezione, ha respinto un tentativo di abbordaggio. Nel giro di poche ore la nave italiana inverte la rotta e viene fatta ormeggiare nel porto di Kochi, e qualche giorno dopo i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vengono arrestati. Comincia così il «caso marò», una vicenda che è diventata un limbo giudiziario fatto di inchieste approssimative, estenuanti dibattiti sulla giurisdizione e sull’immunità funzionale, rinvii e nulla di fatto.
Toni Capuozzo ricostruisce gli eventi, a cominciare dalla legge che consentì l’impiego di personale militare a bordo di navi mercantili. Spiega il groviglio giuridico che ha intrappolato due Paesi amici, l’Italia e l’India, e il peso degli interessi economici e politici che hanno condizionato la vicenda, gli errori di tre governi e cinque ministri degli Esteri italiani.
Girone e Latorre al primo rientro in Italia
Ma soprattutto ricostruisce l’incidente del 15 febbraio facendo emergere tutte le contraddizioni e le lacune dell’inchiesta indiana e avanzando un’ipotesi di innocenza dei due militari, mai fatta propria dalla diplomazia italiana. Latorre e Girone hanno sempre detto: «Siamo innocenti». Ma nessuno finora gli ha creduto. Perché?
Toni Capuozzo, nato in Friuli da padre napoletano e madre triestina, laureatosi in Sociologia a Trento, è giornalista dal 1979. Ha seguito, per la carta stampata (da «Lotta continua» a «Reporter», da «Panorama Mese» a «Epoca») e per la televisione (Studio Aperto, Tg4, Tg5), i conflitti in America Latina, Africa, Medio Oriente, Balcani e Asia. Dal 2001 cura e conduce il settimanale Terra!. Tra le sue pubblicazioni Il Giorno dopo la guerra (1996), Occhiaie di riguardo (2007), Adiós (2007) e Le guerre spiegate ai ragazzi (2012). Nel 2009 ha messo in scena, con Mauro Corona e Luigi Maieron, Tre uomini di parola, uno spettacolo i cui proventi hanno finanziato la costruzione di una casa-alloggio per il centro grandi ustionati di Herat (Afghanistan).
Un libro che va letto per riflettere sulle tante contraddizioni e le ridicole “prove” raccolte dall’India contro i due militari italiani senza che a Roma nessuno  avesse gli attribuiti o la volontà per reagire anche solo sbugiardando le falsità e il complotto messo in atto dalle autorità indiane. Una delle pagine più penose e umilianti della Storia italiana, che ben rappresenta il degrado di una classe politica incapace e indegna, raccontato da un grande giornalista, uno dei pochissimi che in questi tre anni e mezzo abbiano osato sfidare  il luogo comune della colpevolezza di Latorre e Girone e gli appelli  al ” basso profilo” che tre governi hanno rivolto ai media per cercare di ridurre la visibilità dei loro fallimenti e talvolta delle loro ignobili decisioni.

Intervista a Toni Capuozzo
di Antonio Angeli da Il Tempo del 2 giugno 2015
Affari, politica, ma anche tanta faciloneria e approssimazione dietro alla vicenda dei marò che oggi, 2 giugno 2015, Festa della Repubblica, dura da 1203 giorni. Nel libro di Toni Capuozzo «Il segreto dei marò», che sarà edito nei prossimi giorni da Mursia, in realtà i misteri sono più d’uno. Capuozzo non si accontenta di raccontarli, ma li seziona, ne fa l’autopsia, fino a svelarne la più profonda verità: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono innocenti, ma per una colpa non commessa hanno già scontato tre anni e mezzo di pena.
Toni Capuozzo, perché i marò sono innocenti?
«Non nascondo nel libro di avere un pregiudizio favorevole, in base alla conoscenza personale con Latorre, che mi ha fatto da scorta, in Afghanistan nel 2006, e in generale per la mia esperienza. Non ho mai visto né sentito di un militare italiano con il grilletto facile. Mi è capitato più volte di trovarmi in situazioni di tensione e, al contrario, mi sono chiesto: ma quando sparano? I militari italiani sono prudenti, attenti e rispondono al fuoco se attaccati».
Che è accaduto ai marò?
«Non è un caso che gli indiani non siano arrivati a istruire un processo. Perché non c’è alcuna prova della loro colpevolezza, ci sono al contrario molte prove della loro innocenza».
E le indagini?
«Sono state svolte da attori diversi, da parte indiana, prima in Kerala dalla Guardia Costiera e dalla magistratura locale, poi è subentrata l’agenzia nazionale e la Corte Suprema, sono partiti con molta faciloneria, una grande approssimazione e con un teorema: sono stati gli italiani, sono colpevoli. Tutto ha avuto subito un forte connotato politico: erano giorni in cui il Partito del Congresso si giocava la maggioranza, in Kerala c’era l’elezione supplettiva per un deputato che era deceduto. L’incidente ai due pescatori rappresentava un’occasione formidabile, perché in Kerala ci sono tanti pescatori e una forte comunità cristiana e i due uccisi erano pescatori e cristiani. È questo il peccato originale: era già decisa la colpevolezza, bisognava solo acconciare un teorema. È stato fatto in modo facilone e maldestro».
E l’Italia?
«Se gli indiani sono maldestri, cosa che non gli ha consentito di arrivare a un processo, noi italiani siamo disastrosi. Convinti, all’inizio, che la cosa possa finire a tarallucci e vino, ci sfugge completamente la strumentalizzazione politica, tanto che acconsentiamo che la Lexie faccia rotta per il porto di Kochi, accettiamo che i due marò vengano fatti scendere dalla nave. Se non fosse accaduto si sarebbe arrivati in tempi incredibilmente più brevi a quell’arbitrato che ora emerge come un fantasma».
Nel suo libro spiega che chi ha avuto a che fare con questo caso ha fatto una rapida carriera.
«È vero che alcuni posti nella Marina militare sono dei trampolini di lancio. Chi guida la Squadra Navale è chiaro che poi avrà un incarico più importante, tutte persone che avevano carriere brillanti annunciate. Il sospetto è che queste carriere siano un omaggio ad un atteggiamento che ha accettato la supremazia della politica e dell’economia».


Il segreto dei marò
Toni Capuozzo
Editore Mursia 

Pagine: 280

Codice: 14477
EAN 9788842556138
Collana: Testimonianze fra cronaca e storia – Le nuove guerre





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Questo articolo non c'entra proprio nulla con lo scopo di questo blog, ma è mia intenzione - da Sottufficiale di Marina in pensione - portare all'attenzione pubblica qualsiasi notizia in merito alla vicenda che stanno vivendo i mie ex colleghi. Ho sempre creduto nell'innocenza di Latorre e Girone e che sono vittime di un complotto indiano per nascondere un crimine commesso da qualcuno di loro, ma non perchè indossavo la loro stessa Uniforme ma perché il "San Marco" non ha tra i loro ranghi uomini che "abbiamo il grilletto facile", come al contrario lo hanno i soldati americani. 
Fabio Angeletti

lunedì 2 novembre 2015

Maltempo, il Paese paga le bugie di Renzi sul dissesto

Roma, 2 novembre 2015 - Dopo la Sicilia tocca alla Calabria: regioni sbriciolate dal maltempo, con infrastrutture e strade crollate, intere cittadine isolate, acquedotti devastati. Il tutto mentre appena venerdì scorso il sottosegretario all'ambiente Silvia Velo alla Camera insisteva che il governo aperto cantieri e stanziato fondi contro il dissesto.
Numeri che il M5S ha confutato uno per uno. 
«La più grande opera pubblica immaginabile, la messa in sicurezza del Paese, con questo governo è una chimera - dicono i parlamentari M5S calabresi e i membri delle Commissioni Ambiente - Non solo, ma l'unico intervento arrivato, l'allentamento del patto di stabilità interno per interventi contro il dissesto, è previsto nel decreto economico sociale in discussione in questi giorni ma solo per alcune città del Nord. Mentre le varie leggi di Stabilità sono fatte apposta per distrarre i fondi della manutenzione e smistarli sulle varie promesse elettorali».

Luigi Di Maio ha preparato un emendamento per chiedere che l'allentamento del patto non sia esclusivo per le città indicate ma che sia esteso anche a tutto il Sud devastato e isolato dal maltempo.
«Milioni di euro di danni per il maltempo in poche ore - continuano i parlamentari M5S - chi pagherà? Bisogna intervenire subito per la messa in sicurezza del Paese, la stagione delle piogge è appena iniziata. E invece i ministri di questo governo insistono con mega impianti, mega infrastrutture, progetti che continuano a consumare suolo. È ora di invertire la rotta. E di farlo subito». 
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Dissesto idrogeologico e menefreghismo dei governanti = miscela esplosiva

La cosa che mi rattrista e allo stesso tempo mi mette rabbia è che il Governo davanti a queste immagini non fa nulla... preferisce ad assistere alla partita della sua beneamata Fiorentina ma non si reca personalmente a visitare i luoghi del disastro. Ne lui ne il "nostro" beneamato Presidente della Repubblica. Questa è l'ennesima prova, la dimostrazione lampante che del Paese e dei suoi Cittadini a loro non interessa proprio nulla. Spero che se lo ricorderanno, un giorno, quando loro di persona o i loro rappresentanti faranno campagna elettorale andando paese per paese. Spero che quelle persone si ricorderanno di chi si presenta ora invece di presentarsi nel momento del bisogno. Sappiamo benissimo che non possiamo dare tutta la colpa al governo di cosa sta succedendo al nostro Paese, la natura da qualche anno non si riconosce più, ma se i rappresentanti di questo paese stessero più accanto alle popolazioni colpite da queste tragedie e se dimostrassero di cambiare la propria politica in materia di assetto idrogeologico, allora le cose sarebbero viste sotto un altro aspetto. Ma qui si pensa ad aerei di stato, si pensa a destinarsi 45 milioni di euro di rimborsi elettorali, si pensa a costruire il ponte sullo stretto, premia gli avvelenatori ed evasori dell'Ilva di Taranto con un simpatico "bonus" di 52 milioni di euro... insomma, i cittadini avranno anche un pò il diritto ad incazzarsi... o no?
Fabio Angeletti

La lobby telecomunicazioni più forte dell’addio al roaming - Dal 2017 telefonate libere in Europa, ma sono già pronti escamotage per farci pagare di più

Briciole in cambio della pietanza più saporita del banchetto. Lo scambio che è stato fatto in Parlamento Ue tra gli eurodeputati e la potente lobby delle telecomunicazioni più o meno si può riassumere così. Con il pacchetto di norme Telecom, approvato la scorsa settimana in aula, è stato barattato il divieto di applicare tariffe roaming sui cellulari utilizzati nei Paesi Ue, che entrerà in vigore dal 2017, con la possibilità per le compagnie di rifarsi nel settore più ricco e fruttuoso del prossimo futuro: quello del traffico dati, ovvero internet. Il settore delle telecomunicazioni è florido ma, anche grazie alla Rete su cui voce e video viaggiano allo stesso costo di una mail, sta riducendo moltissimo i propri profitti: in Italia tra il 2010 e il 2014 i ricavi delle aziende sono scesi di oltre il 22%, del 6,6% solo nell'ultimo bilancio. La concorrenza in questo campo funziona davvero. Basta pensare al VoIP e servizi come Skype o WhatsApp che ci permettono di telefonare gratis nel globo, oppure a Netflix, la web tv che ha sfidato la televisione digitale e satellitare di tutto il mondo. Questa forza dirompente sta tutta nella neutralità della rete, cioè nella garanzia per tutti di essere trattati allo stesso modo nella gestione del traffico: senza discriminazioni tecniche o economiche. E proprio la net neutrality, colpo mortale per chi ha rendite di posizione da difendere, è stata messa in discussione oggi in Europa per accontentare i giganti delle Tlc.
La buona notizia è che dal 15 giugno 2017 saranno vietate le tariffe roaming nei 28 stati Ue, oltre che in Norvegia, Islanda e Liechtenstein, per chiamate, invio di messaggi di testo e utilizzo di internet via telefonino. Inoltre, a partire dal 30 aprile 2016, le maggiorazioni del roaming non potranno superare 5 centesimi al minuto per il servizio voce, 2 cent a Sms e 5 cent per ogni MB di traffico dati. Fino ad allora si continuerà a pagare fino a 4 volte tanto: 19 cent al minuto le chiamate, 6 cent ogni Sms, 20 ogni MB di navigazione, 5 cent al minuto per le chiamate ricevute. Purtroppo anche quando il roaming non esisterà più, per gli utenti il terreno sarà disseminato di trappole. Innanzitutto, gli operatori telefonici potranno stabilire a loro piacimento parametri per un "uso corretto" del cellulare all'estero e reintrodurre tariffe aggiuntive da applicare a chi non li rispetta. Per esempio, potranno decidere che il telefonino non si può usare fuori del proprio paese più di 20 giorni all'anno o più di un tot di minuti al mese e far pagare un sovrapprezzo ai consumatori per il traffico eccedente. Inoltre, se le compagnie sbaglieranno a fare i conti e si accorgeranno di andare in perdita, potranno recuperare i loro costi applicando retroattivamente tariffe aggiuntive agli utenti che hanno viaggiato in Europa e hanno usato il telefono. Alla faccia della trasparenza. Cosa succederà davvero, però, è ancora un mistero. L'Ue ha stabilito il principio, ma ha rimandato agli Stati nazionali e alle Autorità competenti le modalità di applicazione della norma.

Ma a Strasburgo le cose sono andate anche peggio quando gli eurodeputati hanno votato la neutralità della Rete. Neppure l'appello di Tim Berners-Lee, padre del World Wide Web, è stato ascoltato. Tutti gli emendamenti che avrebbero potuto raddrizzare la situazione sono stati bocciati. Così oggi ci ritroviamo una norma che permette di far viaggiare i dati su un'autostrada a diverse corsie, a secondo degli interessi in campo. Con probabili ricadute sulle tasche di noi consumatori. Tanto che la conseguenza più probabile sarà che nel giro di poco tempo servizi oggi gratuiti o molto eco nomi ci, come Skype o WhatsApp, finiranno col costarci di più, pena il non funzionamento. Nonostante la nuova norma stabilisca che bisogna "trattare tutto il traffico dati in modo equivalente", infatti, ci sono una serie di scappatoie come i "servizi specializzati" che permetterebbero agli operatori di agevolare alcuni servizi rispetto al traffico ordinario, favorendo accordi con i fornitori disposti a pagare di più per aggiudicarsi un privilegio. Inoltre, per gli Isp, cioè i fornitori della Rete, sarà possibile definire classi di clienti differenziate, in cui inserire i siti web a propria discrezione, e a cui fornire un percorso più veloce o più lento, anche in assenza di co nge stio ne del web, in base alle proprie esigenze. Ma non è tutto. La libertà di rallentare o accelerare la navigazione agli ISP sarà concessa in qualunque momento anche in base a una semplice previsione di "congestione imminente". Risultato: quali servizi ci converrà consumare lo decideranno arbitrariamente gli operatori più forti. Forse era meglio tenersi il roaming.

“Le vostre navi da guerra nelle nostre acque” Poi Tripoli devasta il cimitero italiano


Altro che pace e ruolo guida dell’Italia per mettere d’accordo le fazioni libiche. L’ex colonia riparte in guerra verso Roma. Da Tobruk il governo libico ci attacca, accusandoci di aver violato le acque territoriali con le sue “navi da guerra”. Roma nega, ma la tensione sale anche a Tripoli, dove si è verificata l’enne - sima profanazione del cimitero cattolico italiano, condannata come “vile e barbara” dalla Farnesina. Sabato, denuncia il governo di Tobruk che si spartisce il potere con l’“altro” Parlamento a Tripoli, “tre navi da guerra italiane sono arrivate nei pressi delle coste di Bengasi, a Daryana”, circa 55 chilometri a est della città, e poi si sono spostate verso Derna. Il governo libico, espressione dell’unico Parlamento del Paese riconosciuto dalla Comunità internazionale, avverte che “non esiterà a ricorrere a tutti i mezzi che gli consentano di proteggere le sue frontiere e la sua sovranità territoriale”. La replica del ministero della Difesa è altrettanto netta: “La notizia è falsa. Tutte le navi militari italiane presenti nel Mediterraneo operano in acque internazionali rispettando i limiti stabiliti dai trattati”. In serata Tobruk insisteva: fonti libiche spiegavano che “la violazione è stata tracciata, e verificata anche dai nostri caccia”, levatisi in volo nella serata di sabato per “monitorare i movimenti delle tre navi” fino a quando, “dopo aver ricevuto un avvertimento, non sono tornate nelle acque internazionali”. A Roma fonti diplomatiche smentiscono con forza: “Le navi militari italiane erano a 60-70 miglia dalla costa”, le accuse di Tobruk “forse sono un nuovo tentativo per far saltare l'intesa sul nuovo governo da parte di chi non la vuole”.

Il riferimento è alla nuova convocazione del Parlamento libico, che dovrebbe approvare il governo di unità mediato dall’inviato speciale dell’Onu, Bernardino Leon (che è a fine mandato e dovrebbe essere sostituito questa settimana dal tedesco Martin Kobler) mentre secondo altre tesi si limiterà a “nominare un nuovo team negoziale”, anche se lo stesso Leon e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nei giorni scorsi hanno ribadito chiaramente che l'intesa sul tavolo “non è più negoziabile”. Ma c’è anche l’elemento propagandistico da non sottovalutare: sia a Tripoli che a Tobruk, in particolare per bocca del suo “falco”, il generale Khalifa Haftar, chi osteggia il governo di unità paventa che esso porterà “a un intervento militare straniero”. Chi soffia sul fuoco ha intanto aizzato il sentimento anti-italiano: il cimitero di Hammangi a Tripoli è stato di nuovo devastato. La denuncia è arrivata dall’Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia (Airl). Le foto inviate all’Ansa testimoniano lo scempio, “un atto di inciviltà che completa il quadro tragico della Libia”, dice l’Associazione. In questo caso il precedente più sanguinoso si registrò nel febbraio 2006: 11 morti e oltre 20 feriti, tutti libici, nell’assalto al consolato italiano di Bengasi, con il console e i dipendenti liberati a fatica dall’assedio di una folla inferocita. In quell'occasione, la scintilla era stata l’allora ministro delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli, che aveva indossato in tv una maglietta con una vignetta su Maometto.

Anche le auto ecologiche dovranno pagare il bollo ma il M5S non ci sta

PIEMONTE - Se avete comprato auto ecologiche sperando di non pagare il bollo sappiate che d'ora in poi, invece, dovrete mettere mano al portafoglio. Finora, in Piemonte, chi possedeva auto a Gpl, metano o elettriche infatti non doveva pagare la tassa. Con la prossima approvazione del disegno di legge i proprietari dei veicoli in questione dovranno pagare il bollo alla scadenza del quinto anno dall'immatricolazione. La giunta regionale in questa maniera spera di ottenere circa 15 milioni nel 2016.
La decisione della giunta però ha trovato l'opposizione del Movimento 5 Stelle che ha definito l'introduzione della tassa come "inaccettabile" visto che colpisce le auto ecologiche. Il gruppo politico ha quindi avviato una raccolta firme per impedire una manovra ritenuta ingiusta (il link per le firme QUI). Le critiche sono legate al fatto che "in questa maniera non viene premiato chi inquina di meno".
"Vogliamo fermare questo lo scandaloso disegno di legge della Giunta prima dell'approvazione definitiva - ha spiegato il Movimento 5 stelle. Presenteremo le firme in Consiglio regionale affinché la Giunta torni sui propri passi ritirando questa proposta scellerata che ostacola e disincentiva la mobilità ecologica e sostenibile."

RIFORMA PENSIONI 2015/ News. Boeri smentisce Renzi (e la Fornero): l’attacco di M5S e Lega

Le dichiarazioni di Tito Boeri, Presidente dell’Inps, pronunciate ieri a "In Mezz’ora", stanno creando non poche reazioni, specie nel mondo politico, dato che si è parlato di vitalizi. I deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro dicono chiaramente che sarebbe meglio se tutti i politici facessero come loro, che hanno del tutto rinunciato ai vitalizi. Solo che la risposta della “casta” a una richiesta del genere sarebbe molto probabilmente diversa. Tornando alle parole di Boeri, i deputati pentastellati ritengono che certifichino l’incapacità del Governo ad affrontare il tema pensioni con la Legge di stabilità, in particolare sul fronte degli esodati. Il Presidente dell’Inps ha infatti fatto capire che la settima salvaguardia non basterà. Su questo fronte è intervenuto anche Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, che dalla sua pagina Facebook ha fatto notare come Boeri abbia di fatto smentito Renzi e Poletti. Il senatore della Lega Nord non nasconde che la vera soluzione al problema sarebbe l’abolizione della legge Fornero, chiesta tra l’altro dal suo partito con una raccolta firma per un referendum poi dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale. “Mi auguro - ha aggiunto Calderoli - che i pensionati, beffati e trattati come sudditi da questo esecutivo, vengano in massa domenica prossima a Bologna per darci una mano a liberare il Paese da questa dittatura e farlo finalmente ripartire!”

Comunali Milano, candidati sindaco M5S: dall’avvocato al pensionato all’attivista per i referendum. Gli 8 nomi in corsa

Ultimo raduno ad Imola il 17 e 18 ottobre 2015
Nella lista nessuna sorpresa: non ci sono volti di vip o intellettuali della società civile. A contendersi l'investitura sono attivisti storici della zona: da Livio Lo Verso a Gianluca Corrado fino a Fulvio Martinoia, Antonio Laterza e Patrizia Bedori (unica donna). Il voto finale domenica 8 novembre
Un avvocato, un designer, una disoccupata, un architetto, un pensionato, un consulente informatico, un dipendente della Pubblica amministrazione, un programmatore. Sono questi gli otto candidati sindaco del Movimento 5 Stelle a Milano che domenica 8 novembre gli iscritti potranno votare alle urne (vere e non in rete, anche se su computer allestiti sul posto) per arrivare a una scelta finale condivisa. Nella lista nessuna sorpresa: per i vip o gli intellettuali della società civile bisognerà aspettare ancora. I nomi infatti, proposti dai Meetup delle singole zone in cui è divisa la città, sono quelli di attivisti storici che a Milano militano nel Movimento dagli inizi: facce conosciute tra incontri e banchetti, ma che per il momento dicono poco a chi non è dell’ambiente.
In serata gli 8 si presenteranno per la prima prova: la graticola. In una sala comunale saranno sottoposti alle domande incrociate degli attivisti e dovranno motivare la loro decisione di candidarsi per la poltrona di sindaco. In regia i parlamentari lombardi (da Manlio Di Stefano a Vito Crimi) e naturalmente il consigliere comunale Mattia Calise, cinque anni fa considerato il ragazzo prodigio nel Movimento, ma che per il momento ha deciso di ritirarsi dalla corsa.
Gianluca Corrado, Livio Lo Verso, Antonio Laterza e Fulvio Martinoia sono le facce che partono in vantaggio. Corrado è di Lipari (Isole Eolie), ma “milanese di adozione”. 39 anni, è avvocato e attivista dal 2012 ed è conosciuto per il sostegno che ha dato ai gruppi locali dal punto di vista legale. Il suo è il nome che piace nei corridoi della Casaleggio associati. Lo Verso (48 anni) invece si presenta con il biglietto da visita della delibera popolare (di cui è stato il primo firmatario) per l’introduzione del referendum propositivo a Milano. Una battaglia vinta a fine 2014 e che gli ha fatto acquisire una forte credibilità all’interno del Movimento. E’ dipendente della Pubblica amministrazione, attivista dal 2010 e laureato in Scienze politiche.
Nel gruppo dei favoriti c’è poi Martinoia. 34 anni, diploma in telecomunicazioni e sistemista informatico, è stato candidato (ma non eletto) alle elezioni politiche del 2013. E’ stato molto attivo nella campagne elettorale per le Regionali in Liguria: sempre a fianco di Alice Salvatore, era nello staff ufficiale per il voto di maggio scorso. Nel gruppo di quelli che sperano nell’investitura c’è anche Laterza: 47 anni, consulente informatico e una laurea in ingegneria, è un altro dei nomi che in tanti si aspettavano. Forse tra i volti più comunicativi, anche se in generale nessuno brilla su quel fronte.
In corsa c’è una sola donna: Patrizia Bedori. 52 anni, un diploma in comunicazioni visive e attualmente disoccupata, è portavoce del consiglio di zona 3 a Milano. Attivista dal 2009, è l’unica chance per i 5 Stelle di candidare un volto femminile (aspetto che non dispiace nemmeno a Gianroberto Casaleggio), ma di sicuro non parte tra i favoriti. Condizione simile per Matteo Cattaneo, architetto di 53 anni. Attivista della zona 7, in questi anni, dice, ha concentrato il suo impegno “in particolare su problematiche urbanistiche e ambientali”. 
Chiudono la lista Francesco Forcolini (70 anni) e Walter Monici (66 anni). Sono i meno giovani del gruppo e per una buona parte degli attivisti questo viene visto come un elemento a favore. Dopo l’esperienza del giovanissimo Calise, in tanti pensano che non sarebbe male giocare la carta dell’esperto. Forcolini (“Francesco detto Franz”) è pensionato, ha un diploma di maturità scientifica ed è attivo nei Meetup milanesi dal 2012. Il suo più diretto avversario è il designer Monici che, laureato in architettura, rivendica il suo impegno nei gruppi locali da 3 anni per la “mobilità sostenibile”.
I 5 Stelle partono così per primi per la corsa alle Comunali 2016.Mentre a destra si cerca il nome che possa mettere d’accordo Lega e Forza Italia e a sinistra si tenta di arginare l’effetto delusione per il passo indietro del sindaco Pisapia, i grillini nel giro di 7 giorni avranno il volto su cui puntare il tutto e per tutto. Ancora una volta però, non c’è il nome noto che possa trascinare il Movimento a una vittoria concreta. Tra le città al voto Milano resta la più difficile e l’obiettivo per il momento è reggere il colpo, o almeno quello di dare la rincorsa per quello che è l’unico pensiero fisso di Grillo e Casaleggio: le prossime elezioni politiche.

domenica 1 novembre 2015

Ttip, M5S:"L'Italia lo blocchi come ha annunciato la Germania"

"L'Italia blocchi il Ttip come ha annunciato di fare la Germania in seguito alla manifestazione internazionale svoltasi a Berlino lo scorso 10 ottobre che ha mobilitato oltre 250mila persone". Lo affermano i parlamentari del M5S delle Commissioni Agricoltura e Politiche Ue di Camera e Senato.
"I rappresentanti istituzionali tedeschi non hanno potuto fare altro che prendere atto della volontà popolare e, proprio in virtù del loro mandato, farsi valere sullo scenario internazionale in cui si stanno svolgendo, nel totale silenzio, i negoziati dell'accordo di libero scambio Ue-Usa che rischia di rivedere al ribasso gli standard di sicurezza alimentare, salute, ambiente e potere decisionale dei singoli Stati".
"Come riportato nel blog di Beppe Grillo, Norbert Lammert, presidente del Bundestag, il Parlamento federale della Germania, ha detto: 'Escludo categoricamente che il Bundestag ratifichi un contratto commerciale tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti non avendo mai partecipato ai negoziati e non avendo nemmeno potuto prendere in considerazione opzioni alternative'. Insieme al ministro dell'Economia Sigmar Gabriel, Lammert ritiene che 'l'accessofinora limitato alle informazioni da parte statunitense sia inaccettabile, sia per il governo che per il Parlamento".
"E le istituzioni italiane cosa fanno? Non dicono nulla. Chiediamo che il Governo italiano faccia come quello tedesco: dichiari al più presto di essere contrario al Ttip e di non permettere che arrivi in Italia contro la volontà dei cittadini, per di più senza fornire loro alcuna informazione".

Il voto fantasma sull’arresto di Bilardi


Prima la riforma del Senato, ora la legge di stabilità. Poi, forse, se non c’è nulla di più urgente e se non possiamo farne a meno, il voto sull’arresto del senatore calabrese di Ncd Giovanni Bilardi”. Naturalmente se, nel frattempo, saranno ancora necessari i domiciliari. Misura che prima il pm, poi il gip e infine il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria hanno disposto nei confronti dell’es ponente del Nuovo Centro Destra. Sembra questo il ragionamento che ha spinto, nei giorni scorsi, la riunione dei capigruppo in Senato a bocciare la proposta dell’M5S di inserire all’ordine del giorno il voto sull’arresto Bilardi, sulla cui testa da giugno pende un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambi - to dell’inchiesta “Rimborsopoli”.
È tutta una questione di equilibri da mantenere. A Roma come in Calabria. E poco importa se la Finanza accusa Bilardi di aver speso soldi pubblici (357mila euro) per scopi privati. La tenuta della maggioranza di governo passa anche per il senatore di Ncd. Per questo la politica renziana “dimentica” le richieste di una delle Procure più impegnate nella lotta al malaffare e alla criminalità. Stando all’inchiesta “Rimborsopoli”, infatti, solo nel 2012 Bilardi avrebbe percepito 214 mila di rimborsi spese, di cui circa 17 mila solo per “oggettistica di rappresentanza”. Con i fondi del gruppo, inoltre, avrebbe pagato pranzi e persino un set di valige da 1.200 euro, le consulenze ad un avvocato da 4.680 euro, un Iphone 4S da 655 euro, gioielli per circa 7 mila euro. E siccome essere informato su cosa succede nel mondo è importante, ecco 3.600 euro di giornali, il servizio a domicilio di Sky, qualche viaggio e 10 foulard da 700 euro. Il capogruppo dei grillini al Senato Gianluca Castaldi si è visto bocciare il suo ordine del giorno: “Sono passati quasi due mesi dal via libera della Giunta per le Immunità. Bilardi diventa un ulteriore ricatto di Ncd al Pd perché non si calendarizza senza motivo”. Il senatore del M5S sfida i Dem: “Come hanno salvato Antonio Azzolini, abbiano il coraggio di salvare anche Bilardi che, per tutto il 2015, credo che resterà a spasso”. “Ce l’avranno il coraggio” ne è convinto l’altro senatore grillino, Mario Giarrusso: “Fa - ranno passare molto tempo, poi diranno che non ci sono più le esigenze cautelari. Angelino Alfano cerca di garantire Bilardi affinché non finisca in galera. Il ministro dell’Interno tratta direttamente con Matteo Renzi che, quindi, dà le direttive a Luigi Zanda il quale poi tira le fila nella conferenza di capigruppo”. A proposito di esigenze cautelari, secondo Giarrusso, “il fatto che il Senato non decida sull’arresto è la prova che ci sono gli elementi per giustificarlo. Evidentemente basta la sua presenza in Senato per determinarne gli orientamenti”. La vicenda provoca qualche imbarazzo in casa Pd. E in particolare alla senatrice Stefania Pezzopane che, in Giunta per le Immunità, è stata la relatrice del caso Bilardi: “Non ho molte notizie. Presumo che si discuterà di Bilardi dopo la legge di stabilità”.

Ma non doveva andare dopo le riforme del Senato? “Noi abbiamo votato l’arresto e trasmesso tutto al presidente Piero Grasso. La conferenza dei capigruppo fa il calendario e spesso queste questioni vanno un po’in fondo alla lista”. Pezzopane non entra nel merito delle decisioni dei capigruppo: “Avranno fatto le loro valutazioni. So che c’è stato un battibecco nel corso della riunione per il calendario. Non si può rinviare più di tanto”. Intanto la Procura aspetta.

I pm vogliono i 101 nomi legati a Mafia Capitale


Il Procuratore Giuseppe Pignatore Ansa
Presto leggeremo la relazione della commissione prefettizia che voleva sciogliere per mafia il Comune di Roma, con i nomi dei 101 amministratori e dirigenti pubblici che hanno avuto rapporti con la presunta associazione mafiosa di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. La leggeremo quando il procuratore Giuseppe Pignatone e i suoi sostituti la metteranno a disposizione delle parti nel processo Mafia Capitale che si apre, per i 46 imputati del troncone principale, giovedì 5 a Roma. Prima però è necessario che l’atto, classificato come segreto in base alla legge sullo scioglimento dei Comuni per mafia, sia desecretato dal prefetto di Roma Franco Gabrielli. Il procuratore ha chiesto la relazione al prefetto che a breve, a quanto si apprende, gliela trasmetterà. In realtà i pm ce l’hanno già ma solo in copia informale, dunque inutilizzabile.

La relazione della commissione d’accesso guidata dal prefetto Marilisa Magno, nominata dal predecessore di Gabrielli Giuseppe Pecoraro, si distende per circa 850 pagine ma, a quanto dice chi l’ha letta, non contiene rivelazioni sconvolgenti né nomi del tutto nuovi. I tre commissari sono infatti partiti dalle indagini condotte dal Ros dei carabinieri per conto della Procura. E hanno analizzato l’attività amministrativa svolta incrociandola con le risultanze di intercettazioni e appostamenti: solo così si può sapere quali atti e quali delibere corrispondano ai contatti tra gli amministratori e gli esponenti di Mafia Capitale. Ad ogni modo le conclusioni del prefetto Magno erano nette per lo scioglimento del consiglio comunale di Roma per mafia. È noto che invece Gabrielli, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente del Consiglio Matteo Renzi sono stati di diverso avviso e alla fine è stato sciolto solo il Municipio X, quello di Ostia. A quanto pare, però, la commissione Magno si sarebbe limitata a settori e municipi al centro dell’inchiesta penale. Naturalmente la relazione, con i dettagli dell’attività amministrativa che si sospetta nell’interesse di Carminati, Buzzi & Co., sarà molto utile per i pm. Un conto è dire che il dirigente x ha rapporti con l’indagato y, un conto è spiegare cosa avrebbe fatto per lui. Di qui l’interesse del procuratore. Non risulta invece che il Comune abbia mai fatto richiesta dell’atto in Prefettura, anche perché non poteva ottenerlo. Ora Gabrielli dovrebbe trasmetterlo andando anche al di là di quanto suggerito dal Viminale, che avrebbe preferito concedere ai magistrati di averlo solo “in visione”, senza estrarne copia. Non sarà desecretato, invece, l’elenco secco dei 101 dirigenti che è contenuto in un allegato: le posizioni sono molto diverse tra loro, si va da chi potrebbe aver commesso reati a chi ha avuto rapporti sporadici con la galassia di Carminati e Buzzi e potrebbe chiedere i danni per essere stato inserito in una lista di “cattivi”.

Allevamenti su terreni contaminati: il M5S lancia l'allarme sul latte lombardo

Il Movimento 5 Stelle regionale lancia l'allarme sul latte lombardo: recentemente due campionamenti effettuati a Carpiano, nel milanese, e Landiano, nel pavese, hanno fatto emergere una contaminazione del terreno.
“Che gli esiti dei due campionamenti su latte siano negativi, purtroppo non ci rassicura – dichiara il consigliere regionale pentastellato Iolanda Nanni – L'arsenico nel latte risulta presente all'apice del limite di legge e i tabulati sulle diossine e PCB non ci sono ancora stati consegnati per un accurato esame. Poi, abbiamo sollecitato l'ASL a procedere con il campionamento sulla carne e conoscerne la destinazione, inoltre ancora non sono stati avviati dagli enti pubblici preposti monitoraggi ambientali sui terreni contaminati. Le cose da fare sono molte per scongiurare un pericolo presente e futuro di contaminazione della catena alimentare”.
L'area, sottolinea Nanni, è un sito di interesse regionale “la contaminazione dei terreni è un dato di fatto, come lo è il fatto che questi terreni siano coltivati e vi siano allevamenti. Non si è ancora proceduto alla bonifica, dopo 8 anni, e come tutti sanno la contaminazione della catena agro-alimentare può richiedere anche anni e le Istituzioni non possono limitarsi a due campionamenti su latte. Stando così le cose, chi ci garantisce che se oggi gli esiti sono negativi, già domani le sostanze tossiche presenti sull’area non possano contaminare la catena alimentare? Nessuno. Infatti, le Istituzioni competenti, per un principio di precauzione legato alla prioritaria tutela della salute pubblica, devono, come lo stesso Centro Comune di Ricerca di ISPRA asserisce, vietare la coltivazione e l’allevamento sui 12 ettari 'incriminati' fin tanto che non sia avvenuta la bonifica del sito, cosa che - ricordo - a oggi non è neppure iniziata”.
“Successivamente alla bonifica – conclude -, si dovranno poi monitorare i prodotti agro-alimentari e il bestiame per assicurarsi che la bonifica sia stata completa ed efficace. I controlli effettuati ora, seppur con estremo ritardo e grazie al mio intervento in Regione, sono necessari ma non esaustivi e non scongiurano un pericolo imminente sulla contaminazione”.

Le spese del sindaco Bianco, M5s chiede accesso agli atti

Il meetup "Amici di Beppe Grillo" Catania5Stelle di piazza Guardia ha analizzato insieme alla senatrice Nunzia Catalfo e alla deputata regionale Gianina Ciancio i dati pubblicati online dall'amministrazione ed è stata avanzata una richiesta di accesso agli atti
"E' interesse della collettività potere disporre di un prospetto dettagliato di tutte le spese che sono state sostenute dal sindaco di Catania dalla data del suo insediamento ad oggi e della copia di tutti i documenti, di natura fiscale e non, a riscontro degli importi indicati". Lo afferma il Movimento Cinque Stelle, che ha chiesto anche richiesti "tutti gli estratti dei conti correnti aperti presso qualsiasi istituto di credito (inclusi quelli presso la Tesoreria), note contabili, riepiloghi e documenti assimilati relativi a tutti gli eventuali strumenti finanziari di pagamento utilizzati".

Il meetup "Amici di Beppe Grillo" Catania5Stelle di piazza Guardia ha analizzato insieme alla senatrice Nunzia Catalfo e alla deputata regionale Gianina Ciancio i dati pubblicati online dall'amministrazione ed è stata avanzata una richiesta di accesso agli atti, partita dal Senato della Repubblica e sottoscritta dalle due portavoce del Movimento. "Il Movimento 5 Stelle - afferma una nota - vuole vederci chiaro sulle spese del sindaco Enzo Bianco a carico dei cittadini. Quanto spende il primo cittadino di Catania? Quali sono i dettagli delle spese? Il sito istituzionale del Comune, su questo tema come su altri, non da' informazioni esaurienti, alla faccia della trasparenza".

Della Negra: Non sono stato espulso dal MoVimento 5 Stelle

Grosseto: "In merito al comunicato apparso in internet Lunedì 19 Ottobre 2015 - all’indirizzo http://www.grosseto5stelle.it/matteo-della-negra-espluso-dal-movimento - e riportato dagli organi di informazione, comunicato ove si legge che “Matteo Della Negra … è stato allontanato dal Movimento 5 Stelle Grosseto dopo aver palesato la sua volontà di utilizzare il Movimento 5 Stelle per pure mire personali”, e ancora che “il gruppo vota l’allontanamento dell’ormai ex attivista … palesata la volontà di Della Negra di usare il movimento di cittadini come trampolino di lancio per mire personali”, fino a usare il
Matteo Della Negra non fa più parte del Movimento 5 stelle Grosseto termine “smania personalistica”, desidero ribadire che non sono stato espulso dal MoVimento 5 Stelle e soprattutto chiarire che l’accusa mossami di "usare il movimento di cittadini per scopi personali" non corrisponde assolutamente a verità.
Ritengo che pubblicare quel comunicato da parte del MoVimento 5 Stelle di Grosseto, di là dalla persona di Giacomo Gori che rappresenta il soggetto formalmente autorizzato a parlare per il MoVimento stesso, sia stato uno sproposito per il fatto di aver affiancato il nome del MoVimento 5 Stelle a termini che potrebbero essere interpretati come diffamatori e dunque offensivi della reputazione di un cittadino.
Se non fosse uno sbaglio, il portavoce del MoVimento locale dovrebbe pure dire quali sono state le “mire personali” e in quali condotte si sono ravvisate. Quando avrei manifestato tale “smania personalistica”? E in che cosa è consistita? Quali sono i fatti? Ovvero, contrariamente, si rischia di dire falsità e la falsità è comunque una forma di discriminazione diffamatoria.
Ritengo che il portavoce del MoVimento 5 Stelle di Grosseto si sia attenuto ad un responso maturato in seno ad un gruppo di persone (la cosiddetta “Cabina di Regia”) che, utilizzando gli strumenti ed i canali informatici da esso controllati, ha ristretto la decisione riguardo il mio allontanamento al voto di pochi e certamente all’insaputa degli iscritti al Meetup di Grosseto. Ritengo che non sia stata dunque una condotta cristallina ma influenzata, semmai, da preconcetti e interessi non chiari rimasti in un alveo piuttosto contenuto.
Di tre regole il MoVimento 5 Stelle vuole il rispetto assoluto: trasparenza, trasparenza, trasparenza. Se non ci sono queste il movimento locale non è MoVimento 5 Stelle, ma un’altra cosa."