VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

mercoledì 13 aprile 2016

#CiaoGianroberto, l’ultimo addio - Il Movimento resta orfano

Si è spento a 61 anni all’Ospedale Auxologico di Milano, fu operato per un tumore al cervello nel 2014. Grillo annulla lo show a Napoli
 Il visionario, il guru, ha lasciato la sua creatura, il suo Movimento. Gianroberto Casaleggio, 61 anni, milanese, co-fondatore con Beppe Grillo dei Cinque Stelle, è morto ieri mattina a Milano, nell’Istituto Auxologico, dove era ricoverato da due settimane sotto falso nome (Gianni Isolato) per problemi vascolari e neurologici. Ieri, l’ictus che lo ha ucciso. Ma Casaleggio aveva lottato per anni, contro un tumore al cervello per cui era stato operato nel 2014. Nelle ultime settimane le sue condizioni erano peggiorate, ma quasi nessuno nel M5s, si aspettava la sua scomparsa così a breve. Casaleggio lascia due figli: Davide, il primogenito, avuto dall’ex moglie Elizabeth Clare Birks e Francesco, nato dalla successiva unione con Sabina Del Monego. E lascia orfano della sua guida un Movimento, il secondo in Italia per consensi. Beppe Grillo, il volto e il co-fondatore, ha appreso della morte di Casaleggio ieri mattina in albergo a Napoli, dove era previsto una data del suo spettacolo Grillo vs Grillo. L’arti - sta ha subito annullato tutto ed è partito in treno per Milano assieme al deputato Roberto Fico. Questo il saluto dal suo blog: “Questa mattina è mancato Gianroberto Casaleggio, il co-fondatore del MoVimento 5 Stelle. Ci stringiamo tutti attorno alla famiglia. Gianroberto ha lottato fino all’ultimo”. I funerali si terranno a Milano domani mattina alle 11, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Ma già ieri diversi parlamentari sono arrivati in città, come Luigi Di Maio, che si è recato nella clinica dove è morto Casaleggio, nella quale è stata allestita una camera ardente in forma privata . Tante le testimonianze di solidarietà dal mondo politico e istituzionale. Il presidente Sergio Mattarella si è detto “particolarmente colpito dalla prematura scomparsa di Gianroberto Casaleggio, intellettuale, editore, protagonista politico innovativo e appassionato”. Da Teheran, il messaggio del presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Abbiamo avuto un radicale dissenso su molte cose, ma davanti al dolore esprimiamo un sentimento di prossimità mia e del governo”. Il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini hanno scritto su Twitter: “Condoglianze a famiglia, eletti e attivisti del M5s”.
Il FQ – 13 aprile 2016 – pag. 2

martedì 12 aprile 2016

#CiaoGianroberto

I funerali di Gianroberto Casaleggio si celebreranno giovedì 14 aprile. A breve saranno comunicati l'ora e il luogo.
Questa mattina è mancato Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento 5 Stelle. Ci stringiamo tutti attorno alla famiglia.
Gianroberto ha lottato fino all'ultimo.
"Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive." Gianroberto Casaleggio (dalla lettera al Corriere della Sera del 30 maggio 2012)


I funerali di Gianroberto Casaleggio
si celebreranno a Milano
giovedì 14 aprile alle ore 11
presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie 

lunedì 11 aprile 2016

#5giornia5stelle del 8 Aprile 2016 - #trivellopoli

#Trivellopoli: il m5s ha posto la sfiducia al governo Renzi, irrimediabilmente compromesso dalle inchieste sul petrolio lucano ma soprattutto dal comportamento di ministri e sottosegretari, che hanno fatto della legge e del Parlamento un mercato di emendamenti a favore di lobby e parenti.
Da lunedì, poi, alla Camera si discutono le riforme costituzionali volute proprio da questo governo così delegittimato, per questo abbiamo anche chiesto un incontro al Presidente Mattarella. Vogliamo, con lui, parlare di Trivellopoli e chiedergli di rimandare la votazione sulle riforme. La Costituzione non può essere “toccata” da certa gente.
Al Senato intanto il governo reinserisce l’anatocismo bancario, gli interessi sugli interessi come fanno gli usurai, denuncia Laura Bottici. E fa nuove cartolarizzazioni con i soldi che dovevano essere usati per pagare i creditori verso la Pubblica Amministrazione. Nulla viene mai realizzato a favore dei cittadini e dell’economia.
Alessandro Di Battista, in aula alla Camera, chiede al Ministro Gentiloni se non sia ora di dire qualcosa sul caso Regeni. L’Egitto ci mente, un ragazzo italiano è stato ucciso e l’Italia sembra continuare ad abbassare la testa. Cosa ha intenzione di fare il governo? Bisogna essere chiari una buona volta, con il Parlamento e l’opinione pubblica.
Manifestazioni di cittadini a Roma e a Bagnoli. Davanti a Montecitorio le vittime del salvabanche e di Banca Etruria: il nostro Daniele Pesco denuncia come la colpa sia in buona parte della Banca d’Italia, ed Elio Lannutti di Adusbef ricorda come il governo legiferi solo a favore delle banche. In Campania, i cittadini protestano contro il progetto del governo per Bagnoli, fatto per agevolare solo gli imprenditori e non i cittadini, come sostengono Vega Colonnese e il candidato sindaco Matteo Brambilla che presentano in alternativa il progetto M5S.
A Bruxelles la sesta conferenza su Euro promossa dal M5S, con gli illustri economisti Sapir e Oppenheimer. Marco Zanni racconta le conclusioni dei lavori: l’euro si mantiene in vita solo attraverso la violazione delle Costituzioni nazionali, e il tempo che rimane è poco, perché questa estate scadranno 3 miliardi di bond della Grecia e si terrà il referendum Brexit. L’Eurozona è sull’orlo della spallata fatale, rischiando il Grexit e la dissoluzione di tutta l’area.
Uranio impoverito alla Camera. Massimiliano Bernini denuncia come il Ministro Pinotti abbia affermato che “il problema non esiste” proprio mentre muore la 331 vittima, Gennaro Giordano. Oltre 3000 militari italiano soffrono di tumore da uranio impoverito al ritorno da missioni internazionali o per vaccinazioni scriteriate. Tutti gli Stati difendono e tutelano il loro personale, il nostro no.
Infine un “portavoce” speciale. Beppe fa gli auguri a “Il parlamentare che ti serve” che si è tenuto a Bruxelles, dove i portavoce in Europa hanno ospitato e servito la pizza a tanti attivisti. Ignazio Corrao coglie l’occasione per invitarci tutti a votare sì al referendum del 17 aprile.





mercoledì 6 aprile 2016

Grillo passa le consegne: “Cederò gestione e logo”

Il comico accelera: “Ci affideremo a persone nate con il M5s, processo già in corso”
Il passo di lato l’ha già fatto e lo rivendica, quasi euforico: “Voglio tornare a fare il comico, fare liberamente battute anche sui vegetariani, è la mia natura che scalcia”. Ma Beppe Grillo, il fondatore che è ancora il garante dei Cinque Stelle, guarda già alla successione definitiva: “Io voglio che il Movimento diventi una sorta di gestione fatta da persone che vi sono dentro, che sono nate con me e con Gianroberto Casaleggio. Succederà, è un processo di cambiamento che è già in corso”. Al Corriere.it, Grillo conferma il cambio di pelle dei suoi 5Stelle. È già il presente, il passaggio di consegne al Direttorio. E forse non è lontana neppure la cessione del marchio del Movimento, di proprietà esclusiva del comico, ai parlamentari di prima fila. La dote formale al Luigi Di Maio che incontra ambasciatori e spunta da ogni tv, da candidato premier non ufficiale ma evidente. Ad Alessandro Di Battista, l’unico che può (e vuole) competere con Di Maio per popolarità e peso interno. E a una struttura di coordinamento (leggi, di comando) che dovrà per forza allargarsi, perché il M5s ha 1700 eletti sparsi per l’Italia, e cinque persone ai vertici non possono bastare.
Ma i parlamentari dovranno presto trovare nuovi equilibri. Perché si sta gradualmente ritraendo anche il co-fondatore Casaleggio, la guida politica. Il “guru” ancora ascolta, consulta, talvolta ordina (come sulle unioni civili). Nel prossimo futuro però sarà meno coinvolto, deciso anche a lui a lasciare sempre più spazio a Di Maio e ai parlamentari. Il baricentro si sposterà da Milano a Roma. I vertici ne hanno già parlato nella riunione dell’11 marzo scorso, negli uffici milanesi della Casaleggio associati. C’erano Casaleggio senior, suo figlio Davide, Grillo, e i cinque del Direttorio. Ore di riunione, per pianificare rotta e iniziative per le Comunali. Soprattutto a Roma e Torino, le piazze da vincere, dove Grillo potrebbe comparire nei comizi (sarà anche a Bologna, dicono). Ma anche piani per i prossimi mesi del M5s. E discussioni sul suo assetto.
Si lavora a una “segreteria”, a un Direttorio con nuove deleghe. Potrebbe entrarvi Paola Carinelli, deputata milanese fedelissima di Casaleggio, data in ascesa. Ma il Grillo che parla di “persone” nate col Movimento schiva il termine parlamentari. Ergo, nel coordinamento potrebbero entrare anche eletti locali. E chissà quanto peso avrà il figlio di Casaleggio, tema tutt’altro che secondario. Probabilmente nella riunione-fiume si è parlato anche della cessione del marchio, registrato da Grillo nel 2012 all’ufficio marchi e brevetti del ministero dello Sviluppo economico. Il giornalista del Corsera gli chiede per due volte del tema, (“Cederà il marchio?”) e l’artista alla fine risponde: “Succederà, io ho già tolto il mio nome dal simbolo”. Ora per il fondatore è di nuovo tempo di palco, con la seconda tornata di date per lo spettacolo Grillo vs Grillo. Si riparte venerdì, a Livorno. Ma il comico che vuole tornare a esserlo è ancora dentro la politica. “Se Virginia Raggi non vince a Roma, divento un serial killer di acari o mi do fuoco in piazza” scriveva ieri nel suo lungo intervento sul Fatto. Scherzando, ribadiva che il M5s nella Capitale vuole vincere a tutti i costi, come trampolino verso le Politiche. Inevitabili da qui a un anno, a detta del Direttorio e di Casaleggio. “Renzi e i suoi non ce la fanno più a reggere” ripete da giorni Di Maio nelle chat interne. Presto però anche il M5s dovrà dimostrare di sapersi reggere. In piedi, e da solo: o quasi.
Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – 6 marzo 2016 – pag. 14




martedì 5 aprile 2016

Grillo: il delirio di essere reali e il metodo del tenente Colombo

Stavo guardando un pezzo sul pesce e il pomodoro. Tu dicevi: “Questi mettono nei pomodori il gene di un pesce e poi dicono che hanno dato una acceleratina alla natura… belìn ma quando, in natura, un branzino avrebbe pensato di farsi un pomodoro!?! Alla faccia dell’accorciatina, questi mettono i geni di pesce nel pomodoro perché non marcisca, magari è una cosa fantastica, però ditecelo!”. Sai forse qual è l'elemento distintivo di questo periodo storico e culturale? Il fatto che non è più possibile dare per scontato nulla. Ci sono molti pregiudizi sull'atteggiamento mentale che ha una persona quando dà qualcosa per scontato. Eppure si tratta di uno dei meccanismi mentali più intriganti, dal momento che poggia sia sull'interiorità sia sul senso sociale. Se io do qualcosa per scontato significa che immagino in modo automatico che l'esperienza sia condivisa in modo talmente “scontato” che non sia necessario dirlo. Mentre ridevo per il pomodoro e il merluzzo, ho fatto una cosa che mi capita di rado, stavo riflettendo: il tuo comportamento, in quanto tuo, tendi a darlo per scontato, ma non lo è affatto per gli altri. Figurati quando rinunci a 42 milioni di euro! Dal momento che tu abbandoni il Movimento (col cazzo!), secondo me sarebbe utilissimo vederti prendere delle posizioni, attraverso dei messaggi chiari, brevi, senza possibilità di replica alcuna, finalizzati proprio a evitare che le persone diano qualcosa per scontato riguardo al Movimento 5Stelle. Quando sento ripetere che il Movimento ha rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali e non vedo la televisione gonfiarsi e diventare rossa, resto sconvolto. Ma chi cazzo rinuncia a 42 milioni? Detto questo, pensavo (ahahahah): com'è possibile che qualcuno possa permettersi di dire che il Movimento rappresenta la lobby di Casaleggio e Grillo, se 'sti due pazzi sono partiti rinunciando all'equivalente di svariati miliardi di lire? Sai quel tipo, quella specie di Sgarbi dell’economia alla Gabbia? Ha detto così…non si ricorda che rinunciate ai soldi, ma dice che lo fate per i soldi: sei tu che dovresti denunciare lui per calunnia, non è il Pd che dovrebbe denunciare te! Prova a rifletterci: perché la gente sembra sorda a quei 42 milioni lasciati allo Stato? Pochissime persone fanno caso a quella realtà, che sarebbe sufficiente (con poche altre considerazioni) a vedere nel Movimento l'unica alternativa sensata allo sfacelo in corso. Te lo spiego io il perché: la gente dà per scontato che non è vero, nessuno rinuncia a 42 milioni di euro: pertanto, anche senza dirlo, il cervello delle persone non lo rappresenta come reale. Il fatto che Di Maio, Di Battista e gli altri continuino a ripeterlo non fa che rinforzare il rifiuto mentale dei telespettatori, utenti, carne da macello che un tempo si chiamavano cittadini. “Se continuano a ripeterlo significa che non è vero”. Ricordati, Beppe, che per il cervello “vero” e “falso” non hanno nulla a che fare con quello che pensiamo: sono gestiti dalle strutture più arcaiche del cervello, che soltanto in rarissimi casi la volontà riesce a influenzare, figurati tu. Il cervello pensa a “re al e” o “non reale”… Il mio cane è qui con un impianto a tutto volume che trasmette funky, e non balla. Sai perché non balla e non caga la tv, beato lui? Perché per lui la tv non esiste, come la morte, ed è per quello che il cane certe volte se ne sta davanti alla tomba dell'ex padrone e pensa: “Questo qui è andato a nascondersi lì sotto, cambia un mucchio di odori, ma quando cazzo esce?”. Non sa che esiste la morte. Quindi non piange l'amato padrone: lo aspetta. Ok, quindi c’è un problema di “troppo per essere credibile”. E allora: se la consapevolezza dell'atteggiamento morale della gran parte dei componenti del Movimento non basta a farli stravincere alle elezioni, bisogna assolutamente fare qualcosa. Che cosa? Secondo me, l'unica via percorribile è proprio parlarne così, liberamente, chiedendosi davanti a tutti come sia possibile che le persone siano raggiunte in maniera non efficacissima, ma solo abbastanza efficace, da queste differenze madornali fra il Movimento e il resto del mondo politico. Se non ne parliamo così, qualunque altra cosa sarebbe manipolazione; ma, conoscendoti, so che hai così pochi scheletri nell’arma dio che te lo puoi permettere. Sai come fa alle volte il tenente Colombo? Ci sono delle scene in cui “si riduce” a chiedere direttamente al colpevole come deve fare per incastrarlo! Il suo metodo consiste proprio nel condividere, addirittura con il bersaglio di un'indagine, i dubbi e le incertezze dell'investigatore. Per me resta il personaggio più geniale mai inventato! Se tu concedessi un'intervista, o pubblicassi degli articoli, in cui ti domandi come sia possibile che la gente non sia sconvolta dalla novità del Movimento –attraverso la logica che ti ho esposto sopra – raggiungeresti le persone con un messaggio che verrebbe pure creduto. Senza ricorrere alle manipolazioni alla renzi (scusa il minuscolo, ma non ce la faccio a usare la maiuscola con il Bomba). Io sto facendo degli esperimenti. Chiedo alle persone: “Cosa ne pensi del fatto che il M5S ha rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali?”. Le risposte mi confermano la necessità di saltare l'ostacolo che nasce dal meccanismo di dare per scontato che non è vero. La più carina è stata: “E grazie... Grillo è un miliardario!!!”. Come se una persona molto benestante potesse avere tutti soldi del mondo semplicemente volendolo. Credimi: il cervello umano ha molta più facilità a credere questo, piuttosto che riflettere sulla dimensione morale del Movimento. Non è possibile sottoporre il pubblico a un simile stravolgimento delle cose senza spiegarglielo! Le alternative sono due: a) diventare gradualmente come gli altri; b) cominciare a darsi fuoco in piazza. Tu hai l'ironia necessaria per capire che la seconda è la migliore rappresentazione mentale possibile di ciò che state davvero facendo. Non voglio vederti un giorno davanti al Grande Orologiaio che ti dice: “Signor Grillo, lei ha voluto ostacolare le leggi fondamentali della natura! Ha voluto essere sincero con il popolo!”. La logica di un comico consiste nel raggiungere quella parte di noi che apprezza la verità, la percepisce come un fatto artistico. E, grazie al comico, finalmente vede qualcosa che prima non vedeva. Ma il comico soffre tutta la vita perché non si capacita del fatto che questa operazione di smascheramento della vera verità non abbia effetti pratici nel mondo. Non credo che molta gente viva meglio il proprio sconcerto perché il comico le ha spiegato la realtà sotto un’a ltra prospettiva. Il paradosso della comicità sta in una piccola palude mentale che abbiamo tutti nella scatola cranica: la verità per noi non è una guida, la guida la teniamo in considerazione quando è reale e non quando è vera. Perché siamo dei coglioni, perché la mente ancora non comanda nulla ed è ospitata da un cervello piuttosto infastidito. Questo è triste quanto il fatto che esiste una persona bella su mille e solo una su un milione ragiona in modo creativo! Marcellus Wallace direbbe: “Questa è una merdosissima realtà della vita di fronte alla quale il tuo culo deve essere preparato”. Io non sopporterei l'idea che il Movimento non vincesse queste elezioni! Se succede divento un serial killer di acari con la lente e un minuscolo spray! Qualunque cosa va fatta per evitare questo rischio. Se Virginia Raggi perdesse, tanto varrebbe ritirarsi! Che bisogna fare ancora? Candidare a sindaco la Madonna? Se il M5S perdesse, mi sentirei come mi sento quando sto aspettando che le funzioni vitali riprendano grazie a quello che ho fatto ma, invece, il paziente diventa grigio… le labbra blu… la pupilla si fissa proprio come se la natura mi stesse mandando affanculo e se tutte le macchine e farmaci e procedure che ho messo in atto fossero ridicole. Una forma di sconfitta insopportabile ai non addetti ai lavori potrebbe demoralizzare il Movimento a livelli irreparabili. Quando si verificano simili fallimenti, magari lavorando insieme a un collega trentenne, la mia preoccupazione principale è di tenere insieme lui, come la tua ad esempio è di tenere insieme Di Maio. Non tenere più presente me stesso è ormai la mia dote professionale più importante. Ma tu sei un comico, Beppe, sei un fottutissimo artista, grazie al cielo non sei costretto a imparare questo genere di cose. Però, per pochi quarti d'ora ogni tanto, per te come per gli altri leader sarebbe indispensabile conoscere bene questi meccanismi. Renzi li vive direttamente senza saperlo, mentre noi li conosciamo: grande differenza. Quindi: se nessuno vive meglio il suo problema con le azioni Parmalat per quello che ha detto Grillo, è anche vero che molti hanno venduto le azioni ascoltandoti. Ecco dove “v ero” diventa “reale”. Io lo chiamo “realismo demenziale”. Non so se lo sai, il termine medico “pensiero concreto” indica una delle forme più estreme di imbecillità. Ma siamo tutti un po’ imbecilli: sul 90% del mondo conosciuto non capiamo nulla. E poi tutto è relativo, caro Beppe, se si tratta di trasformare il Paese seguendo un movimento fondato da un comico, allora è peggio che parlare di termodinamica! Altro che aspettare che il merluzzo si scopi il pomodoro! Di fronte a certe problematiche anche Einstein può passare per imbecille. È accaduto davvero: la gente non ama ricordare che Einstein scrisse ai capi di Stato maggiore e al presidente degli Stati Uniti tentando di dissuaderli dall'usare la bomba atomica! Tornando a bomba: se non facciamo qualcosa subito, quello che continuate a ripetere come verità non verrà mai letto come realtà. La scarpa sinistra prima di votare e la destra dopo: quella rischia di restare l’unica realtà. L’unica cosa da fare per essere certi di vincere è semplicemente ammetterlo pubblicamente: capisco che sembrerete incredibili, anche perché non siete neppure re magi che portano doni. Ma semplicemente avete il delirio di portare un minimo di correttezza fra chi deve amministrare la cosa pubblica. Quel minimo di correttezza che una persona pretende dal suo televisore, dal suo forno a microonde. Correttezza intesa almeno come funzionamento appropriato. Non come corsa alla verità assoluta. Italiani! Nessuno pretende i vostri voti. Però, prima delle elezioni, pretendiamo che, se poi andate a votare, ci pensiate almeno per un istante.
Beppe Grillo e il suo neurologo – Il Fatto Quotidiano – 5 aprile 2016 – pag. 9

venerdì 1 aprile 2016

#5giornia5stelle del 1 Aprile 2016 - #dimettetevitutti

#DimetteteviTutti, perché nel governo non se ne salva uno: le lobby le avete direttamente in famiglia, che siano genitori, parenti o fidanzati. L’ultimo caso è proprio quello del compagno del Ministro dello Sviluppo Federica Guidi, che fa approvare un emendamento ad una legge per favorire i suoi business col petrolio lucano. Eppure il M5S aveva già denunciato tutto: sia con Mirella Liuzzi, che alla Camera alle 4 di notte riuscì a sventare il colpaccio opera di Guidi (e Boschi), sia con Andrea Cioffi al Senato che mesi fa aveva già esposto quanto stava accadendo. 
Anche il Ministro della Cultura non risparmia figuracce, come ricorda Alessandro Di Battista. Quando si trattava del referendum contro Berlusconi, Franceschini chiedeva l’election day “per risparmiare 300 milioni di euro” e raggiungere il quorum. Ora che invece il referendum tocca le trivelle tutti zitti e lui per primo, e niente election day.
Ricordate poi quell’odiosa norma che inseriva i contributi assistenziali nel reddito Isee riducendo sul lastrico migliaia di disabili e anziani, e contro cui abbiamo tanto combattuto? Il Tar e il Consiglio di Stato hanno dato torto al governo, e ora il M5S, con Giulia di Vita, ha chiesto in aula alla Camera che la norma sia corretta e le vittime risarcite.
Al Senato, invece, Paola Nugnes torna sulle bonifiche nella Terra dei Fuochi. Possibile che ancora non si faccia nulla, dopo mezzo secolo di inquinamento impunito, siti abbandonati e inquinamento attivo? Il sospetto allora è che tanta inefficienza serva proprio a continuare a favorire gli illeciti sui rifiuti urbani e pericolosi.
Alla Camera si parla della legge sulla contraffazione. Mattia Fantinati ricorda che le frodi sul Made in Italy costano dai 6 agli 8 miliardi di euro, e 130 mila posti di lavoro in tutta Europa. Il governo si è limitato ad affrontare il tema ma senza risolverlo, riducendo tutto ai soliti spot. Per questo il M5S sul provvedimento si è astenuto: qui non c’è l’intenzione di combattere seriamente.
Intanto, l’Europa chiede l’avvio di hotspot per i migranti. Uno di questi, denuncia Marta Marzana, è stato previsto nel porto commerciale di Augusta, un porto strategico che non può ridursi a campo di accoglienza. Inoltre, ricorda Marialucia Lorefice, c’è anche un’inchiesta della procura sulla gara di appalto. Il Ministro Alfano finalmente ci risponde: l’hotspot di Augusta non si farà!
Al Senato arriva la legge sul Terzo Settore. E, come denuncia Giovanni Endrizzi, un settore che doveva essere etico diventa a vocazione finanziaria: la maggioranza ha approvato una norma che consente alle fondazioni di usare denaro pubblico per iniziative private. E’ così che il governo tutela il no profit?
Si avvicina la data dal 17 Aprile, in cui tutti saremo chiamati a votare al referendum contro le trivelle. Maria Rita D’orsogna, scienziata abruzzese all’Università di California, è stata nostra ospite e ci ricorda che la domanda vera del referendum non è se vuoi le trivelle, ma “Che tipo di Italia vuoi?”. Vuoi un’Italia votata al fossile fino all’ultima goccia, oppure un Paese disposto a cambiare e ad usare le fonti energetiche del futuro?
Per finire, David Borrelli da Bruxelles annuncia che è il momento per tutti i cittadini di dire NO alla Cina come economia di mercato, una scelta che metterebbe a rischio 3 milioni di posti di lavoro. www.meschinawhynot.eu è il sito dove collegarsi per partecipare alla consultazione online, dire la nostra e far sapere alla Commissione Europea come la pensiamo. 





mercoledì 30 marzo 2016

LA DATA “UFFICIOSA” - Comunali il 5 giugno: sarà il giorno finale di un lungo ponte

L’informazione è ancora ufficiosa, e per renderla ufficiale bisognerà aspettare notizie dal ministero dell’Interno, che dovrebbero arrivare entro questa settimana. Salvo colpi di scena, comunque, si voterà domenica 5 giugno: 1300 Comuni alle urne, tra cui le principali città italiane come Milano, Roma, Torino e Bologna. La scelta rischia di aumentare il rischio astensionismo: quella domenica infatti arriva alla fine di un lungo ponte estivo che parte giovedì 2 giugno (Festa della Repubblica) e finisce proprio il giorno 5. Proprio per questo il governo sta valutando di tenere aperti i seggi non solo per la giornata di domenica, ma anche per la mattinata di lunedì, fino alle ore 14 o alle ore 15, come già è accaduto in passato. Se la data del 5 venisse confermata, i ballottaggi - che sembrano certi nella maggioranza delle grandi città - si terrebbero domenica 19 giugno. L’ipotesi di votare al primo turno il 12 giugno, che all’inizio era sembrata come quella più accreditata, è stata bocciata per la coincidenza con una festività ebraica. 
Il Fatto Quotidiano - 30 marzo 2016 - pag. 10

ITALIA-INDIA - Tribunale dell’Aia, udienza per il rientro del marò Girone

L’italia si prepara a un nuovo round nella lunga e complessa vicenda dei marò, che ormai da quattro anni oppone Roma e Delhi. In attesa che il Tribunale arbitrale internazionale decida su chi debba esercitare la giurisdizione sul caso – e ci vorranno almeno altri due anni – “ci sono i presupposti sia giuridici che umanitari” affinché lo stesso Tribunale possa “considerare positivamente” la richiesta del governo italiano di far rientrare Salvatore Girone in Italia per tutto il periodo dell’arbitrato. Richiesta che verrà ribadita nell’udienza di oggi e domani al Palazzo della Pace dell’Aja. A far intravedere uno spiraglio positivo per il Fuciliere di Marina tuttora trattenuto a New Delhi in libertà vigilata è stato, parlando con l’Ansa, l’ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano nell’arbitrato. E una svolta positiva potrebbe arrivare oggi anche da Bruxelles, dove è in programma l’atteso vertice tra l’Ue e l'India, più volte rinviato anche a causa della vicenda che dal 2012 vede i due marò, Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati nel mare del Kerala.
Il Fatto Quotidiano - 30 marzo 2016 - pag. 5

martedì 29 marzo 2016

Corrado, il candidato M5s contro i rivali: “Partiti falliti. E noi abbiamo perso 3 mesi”

Gianluca Corrado, candidato Sindaco del M5S a Milano
Lo ammette: “Abbiamo perso tre mesi”. Ma Gianluca Corrado, ora candidato sindaco del Movimento 5 Stelle a Milano, si dice sicuro di poter recuperare. “Anche perché gli altri candidati in questi tre mesi non hanno fatto molto”. Il tempo “perso” è quello in cui si è consumata la candidatura di Patrizia Bedori, eletta già l’8 novembre 2015 e poi sommersa da critiche irripetibili sul suo aspetto fisico, a cui ha reagito facendo il suo “passo di lato”. Ora dice: “In una squadra, ognuno ha il suo compito: io preferisco una vita da mediano, l’attaccante è Corrado”.
E Corrado prende subito sul serio il suo ruolo. “Per ora siamo dati al 10 per cento, con Stefano Parisi e Giuseppe Sala certi di andare al ballottaggio. Ma noi puntiamo a scardinare questa previsione e arrivare al ballottaggio. I tre manager in gara, Parisi, Sala e Corrado Passera, rappresentano il fallimento del sistema partitico, ormai incapace di proporre candidature politiche. Noi siamo invece cittadini comuni che desiderano farsi Stato”. Nel 2011, il Movimento raccolse a Milano soltanto il 3,4 per cento. Ma allora c’era l’entusiasmo della “rivoluzione arancione” di Giuliano Pisapia; oggi quel capitolo è chiuso e una consistente fetta dell’elettorato è ancora incerta e tutt’altro che affascinata dai tre manager. Gianluca Corrado, 39 anni, avvocato nato a Messina e cresciuto a Lipari, vive a Milano dal 2002. In fondo, ha “studiato da sindaco”, Verso il voto perché è da cinque anni che lavora a fianco di Mattia Calise, il consigliere comunale Cinque Stelle di Milano. Ha seguito, da avvocato, tutti i dossier della politica comunale e con Calise ha predisposto venti denunce sull’operato dell’amministrazione: dalle opere per il metrò M4 agli appalti irregolari, dall’inquinamento atmosferico alla gestione dei fondi regionali. Ora, dopo la conferma della votazione online (634 sì su 876 iscritti), ha iniziato la sua campagna con il tema della sicurezza. “Sì, ho detto che ho una grande ammirazione per Rudolph Giuliani, il magistrato italoamericano diventato sindaco di New York. Hanno fatto subito dell’ironia sul suo slogan, ‘tolleranza zero’. Ma le pare accettabile che a Milano ti rubino una bicicletta a settimana? I cittadini non ne possono più. Bisogna porre un argine alla microcriminalità. Di Giuliani mi piace la teoria della finestra: se vivi in un posto con le finestre rotte, ti sembra normale prendere un sasso e rompere anche tu un vetro. Ma se le finestre sono tutte integre, se la città è ben tenuta, ci pensi due volte a prendere in mano il sasso. Più che ‘tolleranza zero’, io dico: rispetto della legalità”.
Poi la città metropolitana: “Gli altri candidati la considerano un modo per accentrare a Milano le decisioni per tutti i Comuni della ex Provincia. Invece deve succedere l’inverso: Milano policentrica, ognuna delle nove zone in cui è divisa deve contare quanto Sesto San Giovanni, le nove municipalità e i Comuni devono essere paritari”. Poi Corrado dà una stoccata alla gestione Pisapia: “Dobbiamo dirlo chiaro: la macchina comunale non funziona. Certo, Milano non è Roma. Ma non è neanche il paradiso d’efficienza e legalità che raccontano. È mai possibile che il Comune abbia 204 milioni di crediti non riscossi? Una parte deriva dalle case popolari, e lì dovremo distinguere tra chi non paga perché non può e i furbi che tolgono una casa a chi ne ha davvero bisogno. Ma il 30% dei crediti deriva da immobili commerciali! Non è tollerabile che non vengano riscossi milioni di euro che potrebbero servire per ristrutturare quelle case popolari che a Milano sono vuote perché inagibili”. Anche l’inquinamento in città non è più accettabile: “Il superamento del Pm10 non è un’emergenza, ma è strutturale. Bisogna sostituire le caldaie condominiali vecchie, disincentivare l’uso delle auto e rendere elettrici i mezzi pubblici”. La campagna elettorale è appena partita, ma Corrado ai suoi avversari promette di far vedere le stelle.
Gianni Barbacetto – Il Fatto Quotidiano – 29 marzo 2016 – pag. 15

Il sogno di Matteo non riesce a volare: lavori in stallo, ma l’Air Force intanto si paga

Disaccordo sulla registrazione dell’airbus: gli arabi non lo vogliono militare 
Riuscirà l’Air Force Renzi a volare prima che il governo se ne vada, nel 2018 a scadenza naturale del mandato o prima per un’eventuale crisi? Si accettano scommesse. Di sicuro l’aereo presidenziale che doveva essere l’emblema volante della nuova e dinamica era renziana, sembra perseguitato dalla nuvoletta della sfiga di fantozziana memoria.
Il gigantesco A340/500 della flotta Etihad, la compagnia araba che controlla Alitalia, dopo essere atterrato all’inizio di febbraio a Fiumicino proveniente da Abu Dhabi, in due mesi non si è mai mosso dall’hangar. E ogni giorno che passa, si allontana la data del primo volo. Intanto, però, corrono i quattrini per il leasing: circa 40 mila euro al giorno, come ha svelato Il Fatto. L’A340 di Renzi accumula problemi: la registrazione del velivolo, per esempio, passaggio fondamentale per poi procedere agli altri adempimenti, che sembrava una pura formalità sta diventando un ostacolo serio che a catena rallenta tutto il resto. Compresa la configurazione degli interni, una cosuccia che, semmai verrà fatta, secondo gli esperti costerà milioni di euro. A causa dei tempi inopinatamente lunghi che circondano la faccenda, è scaduto infatti il certificato all’esportazione e quindi anche la registrazione si è impantanata: le autorità italiane e gli arabi non si trovano d’accordo su come registrare l’Airbus. Etihad e i lessors dell’aereo - cioè i soggetti che hanno dato in locazione l’aereo stesso (banche, finanziarie etc..) - non vogliono che l’Air Force renziano sia catalogato come aereo militare. Perché una registrazione di quel tipo farebbe ipso facto perdere valore all’A340 e i proprietari non intendono rimetterci nell’ipotesi che il velivolo, rifilato all’Italia dopo che era stato scartato da Etihad perché considerato una macchina mangia-carburante, possa prima o poi essere riportato all’uso commerciale. A Fiumicino, intanto, i tecnici che lavorano intorno all’Airbus presidenziale, convinti che una soluzione sarebbe stata trovata trattandosi dell’aereo del premier, si erano portati avanti nel lavoro con l’intenzione di dare una fisionomia un po’ più italiana al velivolo. Avevano cancellato la marca sulla fiancata, che era A6-EHA, quella degli Emirati Arabi Uniti (Eau), con cui l’aereo era arrivato a Fiumicino. La nuova sigla apposta sull’aereo di Renzi era I-TALY. Si trattava di una scelta eccentrica perché tutti gli altri aerei della flotta di Stato sono targati MM, che è la marca con cui in Italia si identificato gli aerei militari. Ma l’abbandono della regola era imposto dal fatto che Renzi vuole che il suo A340 sia una cosa sui generis, circostanza che sta tra l’altro irritando parecchio i vertici dell’Aeronautica militare. I tecnici di Fiumicino, però, hanno dovuto buttare a mare il lavoro svolto e sotto l’occhio vigile di ispettori inviati apposta da Abu Dhabi sono stati costretti a rimarcare l’aereo con la vecchia targa A6-EHA. Nel frattempo gli stessi tecnici avevano provveduto a cambiare anche le scritte all’interno dell’aereo, sostituendo quelle in arabo e inglese con quelle in italiano e inglese. Ma anche questo lavoro è stato inutile, e pure in questo caso è stato necessario fare dietrofront riposizionando in bella vista le scritte arabe. Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sui tempi per un’eventuale riconfigurazione Vip dell’aereo, per i quali è praticamente impossibile azzardare previsioni.
Al momento, l’A340 renziano presenta la configurazione classica Etihad: first, business ed economy. Ma è chiaro che questo allestimento dovrà essere cambiato sulla falsariga degli interni degli altri jet della flotta di Stato, attrezzati con sale riunioni, docce, aree riservate alle scorte. Per un intervento del genere ci vorrebbe un progetto ad hoc che per ora nessuno ha provveduto a preparare. E ci vorrebbero soldi e anche un bel po’ di tempo: almeno un anno e mezzo di lavori.
Daniele Martini – Il Fatto Quotidiano – 29 marzo 2016 – pag.3

domenica 27 marzo 2016

Rai, cinque ore in un mese Il bavaglio tv alle trivelle


Le rilevazioni dell’Authority sullo stato dell’informazione sul referendum: praticamente il vuoto totale
È “l’oscurantismo” dei media, come detto da Piero Lacorazza, presidente Pd del Consiglio regionale della Basilicata, capofila delle Regioni che hanno chiesto il referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile. Il commento era riservato al silenzio dei talk show e dei programmi generici sulla consultazione, prima che fossero pubblicati i dati ufficiali dell’Agcom che mostrano in modo inequivocabile come, dal servizio pubblico alle reti privati, di referendum si parli ben poco. Telegiornali compresi.
L’analisi parte dalla Rai, con monitoraggi sulle trasmissioni di Rai1, Rai2, Rai3 e RaiNews. Il periodo di riferimento va dal 16 febbraio al 20 marzo: 34 giorni durante i quali nei tg Rai si è parlato del referendum per sole 3 ore e 51 minuti in totale. È come se, in media, su ogni canale fosse andato in onda un solo servizio di un minuto e mezzo, una volta al giorno, a orario variabile. E basta. Rai1, ad esempio, dal 16 al 4 marzo non ha speso neanche un secondo per informare sul voto. “In Rai, all’inizio, non si parlava per niente di referendum - spiega Mirella Liuzzi, in commissione Vigilanza per il M5s - Prima ci sono stati i comunicati e le delibere dirette al direttore editoriale Verdelli.
Poi, quando informalmente ci sono arrivati dati sulle tribune elettorali, ci siamo accorti che erano solo 9, disposte in orari assurdi come le 9.30 mattina o la sera tardi”. A lamentarsi, non è stato solo il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai Roberto Fico, ma anche le associazioni. Su loro pressione, almeno le tribune sono aumentate, sono diventate 13 e disposte sull’arco della giornata. Problematica anche l’informazione ‘extra tg’: nei programmi non strettamente giornalistici, l’informazione sul referendum ha raggiunto il traguardo di un’ora e 35 minuti. Il totale fa 5 ore e 26 minuti. Monitorati anche Mediaset, La7, Sky e Nove Dj. I tg dell’azienda del Biscione hanno riservato alle trivelle 2 ore e 14 minuti in totale e neanche un secondo nel periodo tra il 16 febbraio e il 6 marzo. Fuori dall’informazione giornalistica, praticamente il nulla: solo 15 minuti. Tra La7 e La7D, i minuti nei telegiornali sono stati 15, fuori non più di un paio. Un po’meglio Sky che arriva a 1 ora e 18 minuti nei telegiornali (Tv8, Cielo, Skytg24 sul digitale e sul satellite) mentre, a parte 42 minuti sul canale all news non c’è traccia di approfondimenti extra-giornalistici. Ancora assenti dalla rete pubblica, poi, gli spot autogestiti. Sarebbero dovuti partire il 19 marzo, ma così non è stato. Ora, la data della messa in onda ufficiale in Rai è stata prevista per il 29 marzo, 18 giorni prima del voto. “Nei giorni scorsi abbiamo voluto evitare polemiche per rispettare le tragedie delle ragazze in Spagna e dell’attentato di Bruxelles - spiega Lacorazza - però ormai siamo di fronte alla necessità di verificare e tenere alta l’attenzione per capire se tutti i Tg del servizio pubblico parlano del referendum e in che modo. È propaganda quando diciamo che c’è paura del quorum? I dati Agcom dimostrano obblighi di legge rispettati con molta flessibilità da parte del sistema informativo”. Quello del 17 aprile, poi, è un referendum che sta generando un grande movimento di opinione, soprattutto sui social network. “Non si spiega perché il servizio pubblico ne parli così poco: a ben vedere è controproducente per qualsiasi azienda”. 
Virginia Della Sala – Il Fatto Quotidiano – 27 marzo 2016 – pag. 9

sabato 26 marzo 2016

Frutto della discordia - Per l’Istituto superiore di Sanità non è nocivo, ma un uso eccessivo fa male. Ed è contenuto in moltissimi prodotti

Disboscamento e grassi saturi: tutta la verità sull’olio di palma
La guerra dell'#oliodipalma s'infiamma. Alle campagne di boicottaggio lanciate da mesi su Facebook da utenti convinti di combattere un prodotto tossico e cancerogeno hanno risposto le aziende che lo utilizzano come ingrediente per biscotti, creme, gelati, pane in cassetta, crakers, shampoo, saponi e tanto altro. Multinazionali di peso, come Ferrero, Unilever, Nestlé, Unigrà e Assitol (che trasformano e producono oli e grassi), Aidepi e Aiipa, tutti uniti sotto l'insegna dell'Unione italiana dell'olio di palma sostenibile hanno lanciato su giornali e tv una campagna promozionale milionaria, per spiegare cos'è l'olio di palma e perché quello "sostenibile" sia migliore. Le polemiche montano. Gli spot pro olio di palma hanno provocato reazioni anche in Parlamento e il M5S ha presentato un'interrogazione parlamentare in Commissione Vigilanza Rai e una segnalazione all'Agcom: “Quello andato in onda è uno spot evidentemente ingannevole perché fornisce informazioni scorrette ai cittadini”. Ma qual è la verità? L'olio di palma fa male o no alla salute? E perché distruggerebbe l'ambiente? La rassicurazione sull'assenza di rischi arriva dall'Istituto superiore di sanità. Secondo i suoi esperti, l'olio di palma non è né tossico né velenoso, ma poiché contiene acidi grassi saturi, come latte, uova e carne, e ne contiene tanti - l'equivalente del 50% del suo peso come il burro - è un ingrediente che va consumato con moderazione. Un uso eccessivo di grassi saturi, infatti, fa aumentare la quantità di colesterolo nel sangue ed è associato a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari. In effetti, le linee guida del NutCrea (Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) suggeriscono di consumare una quantità di grassi saturi che non superi il 7-10% dell'apporto calorico giornaliero: da 15 a 20 grammi al giorno per un adulto che consuma circa 2.000 calorie. Secondo le ultime stime dell'Iss, però, noi italiani di grassi saturi ne mangiamo troppi: la popolazione adulta ne assume in media 27 grammi al giorno, mentre i bambini tra i 3 e i 10 anni tra i 24 e i 27. Ma che c'entra l'olio di palma, se noi mangiamo male? Il problema è che sta un po' dappertutto e per il consumatore risulta difficile rendersene conto. L'industria alimentare ne utilizza grandi quantità per il costo contenuto e le caratteristiche: ha giusta densità; è molto stabile; una volta purificato, cioè trattato chimicamente, è inodore, incolore e insapore. Di sicuro non è un alimento dal corretto apporto nutrizionale, ma nessuno mangiando la Nutella pensa di consumare vitamine e antiossidanti. L'olio di palma è contenuto per lo più in alimenti industriali e golosi che tutti dovremmo mangiare meno, a maggior ragione obesi, diabetici e bambini. Ma non per questo può essere bandito dal mercato.
Altra storia, invece, è quella che lega la coltivazione massiccia di palme da olio al rischio ambientale. I grassi ricavati da queste piante rappresentano il 32% della produzione mondiale. Sono utilizzati anche come biogas. I maggiori produttori risiedono in Indonesia e Malesia, e l'assenza di controlli permette a chi è senza scrupoli di mandare in fumo migliaia di ettari di foresta per aumentare l'estensione dei terreni coltivabili. “Noi non vogliamo boicottare l'olio di palma –spiega Martina Borghi di Greenpeace Italia – ma vogliamo spingere le aziende a produrre in modo responsabile e sostenibile”. E aggiunge: “Le certificazione di sostenibilità non sono tutte uguali. La più vecchia Rspo, per esempio, per noi non ha alcun valore, perché non ha aggiornato le regole di controllo e non prevede l'intervento di enti terzi”. Greenpeace negli ultimi mesi ha messo alla prova le multinazionali che in passato hanno annunciato di voler adottare politiche contro la deforestazione. A oggi, però, solo un'azienda ha compiuto effettivi progressi verso la trasparenza e a sostegno dei fornitori più corretti: l'italiana Ferrero. Colgate-Palmolive, Johnson & Johnson e PepsiCo restano tra i peggiori, nonostante tanti buoni propositi.
Barbara Cataldi – Il Fatto Quotidiano – 26 marzo 2016, pag. 17

“I palazzinari bussino pure Tanto, se vinco, cambio tutto”

Virginia Raggi - La candidata dei Cinque Stelle a Roma: “Sostituirò i manager di tutte le municipalizzate, hanno fatto un disastro”
“Ma quante domande di gossip mi fa?”. Pomeriggio romano, palazzo di epoca umbertina, a pochi metri da piazza San Giovanni. Al tavolo di uno studio legale, tra faldoni e stampe della Roma che fu, la candidata sindaco dei Cinque Stelle Virginia Raggi sbuffa e sorride. Ce l’ha con il cronista del Fatto che le chiede del suo aspetto fisico, di Cesare Previti, dei fotografi. Ma i temi centrali dei 40 minuti di colloquio sono altri.
Il Messaggero, il quotidiano del costruttore Caltagirone, e il Pd la accusano di aver fatto crollare il titolo in Borsa della municipalizzata Acea, annunciando che da sindaco cambierà il management. Pentita dell’annuncio?
Niente affatto. Questi attacchi dimostrano solo che hanno paura di una mia vittoria, e che altri partiti stanno con Caltagirone. Ma questo è solo l’inizio: di attacchi del genere me ne aspetto una valanga.
È giusto annunciare il cambio?
Sì, è un mio pieno diritto. Vorrei che anche gli altri candidati rispondessero sul tema.
Vuole nuovi vertici anche per le altre partecipate?
Assolutamente sì, cambieremo management in tutte le società partecipate, visto il disastro generale.
Lei si lamenta di Caltagirone, ma questa è anche la città dei costruttori. Se Caltagirone le chiedesse un incontro glielo concederebbe?
Certo, lo starei ad ascoltare. Dopodiché la nostra risposta ai “palazzinari”, come li chiamano tutti, sarà una proposta di edilizia alternativa. Ma non le do i dettagli, sarà una bella novità.
Quanti sono i dipendenti del Comune di Roma?
Circa 23 mila quelli diretti, 26 mila quelli delle partecipate.
Troppi o pochi?
Sicuramente non sono pochi. Di certo sono male organizzati. Innanzitutto bisogna capire dove c'è eccedenza di personale, riequilibrare tra i vari dipartimenti. Poi è necessario formarli.
Beppe Grillo mesi fa promise: “A Roma azzereremo le amministrazioni, ci saranno pesanti contraccolpi”.
Grillo mise il dito nella piaga, evidenziando un’amministrazione asservita al potere politico. Faremo sì che tutti si adeguino alla legge, e con il loro aiuto. L’amministrazione si salva solo con il contributo dei suoi dipendenti: sono i primi a voler lavorare bene.
E i sindacati? Ricorda Di Battista? “Se vinciamo ci faranno subito uno sciopero contro”.
I sindacati sono stati silenti, per anni, mentre i partiti spolpavano Roma. Quando andremo direttamente a parlare con i dipendenti, capiranno il cambio di passo.
Vuole evitare il confronto con i sindacati?
No, voglio solo che non tutelino più interessi di pochi. Sarò contenta di incontrarli, si può collaborare.
Appalti: Raffaele Cantone evidenzia il ricorso sistematico ad affidamenti senza gara.
Bisogna uscire dall’emergenza e applicare la legge. Appena eletti faremo subito una verifica di tutti gli appalti in corso, per capire le scadenze. Poi organizzeremo i bandi, secondo la legge.
I sondaggi la danno in testa, i giornali stranieri la riempiono di elogi. Euforica?
È una nuova dimensione, siamo contenti dell’interesse nei nostri confronti.
Nei suoi confronti.
No, verso di me e il M5s. Io sono solo un terminale.
Il Guardian l'ha definita “raffinata figura politica”, per l'Economist lei potrebbe essere “una candidata democratica o repubblicana ”. La vedono come “la svolta moderata” del M5s.
A colpirmi è la diversità di domande tra i giornalisti della stampa estera e quelli italiani. I cronisti italiani sono molto interessati al gossip, mi chiedono dei sondaggi, dei miei avversari. Quelli stranieri invece sono interessati alla nostra visione di Roma, ai temi.
Le danno fastidio i complimenti per il suo aspetto?
Ecco, vede... Mi lasciano indifferente. Il buon giornalismo dovrebbe parlare delle soluzioni. E poi si parla dell’aspetto fisico delle donne, mai di quello degli uomini.
L’ex candidata del M5s a Milano, Patrizia Bedori, si è ritirata con una nota: “Mi avete chiamata casalinga, brutta e obesa”. C'è sessismo nei 5Stelle?
Se certi episodi sono avvenuti sono solo da condannare. Ma tutta la società italiana è un po’ sessista.
Ha fatto il praticantato nello studio di Cesare Previti. Ma sul curriculum non lo ha scritto.
Perché non si usa metterlo.
Cosa faceva?
Andavo in tribunale, facevo notifiche, depositavo atti. Quello che fanno tutti i praticanti.
E Previti? Che tipo era?
Ci dicevamo buongiorno e buonasera. Non prendevo istruzioni da lui. Trovo assurdo che me lo chieda.
Il M5s ha annunciato una squadra, per la campagna elettorale e anche per l’amministrazione di Roma. Lei verrà commissariata?
Assolutamente no, semplicemente su certi temi di respiro nazionale ci consulteremo, come accade già ora, con parlamentari e eletti.
Secondo il codice di comportamento “le proposte di nomina dei collaboratori dovranno essere approvate dallo staff coordinato dai garanti del M5s”, cioè Grillo e Casaleggio. Le scelte importanti le dovrà prendere con loro.
Se sarà necessario ci sentiremo. Ma il sindaco sarò io.
Ha incontrato Casaleggio pochi giorni fa. È vero che l’ha esortata a mantenere il suo profilo moderato?
Mi ha consigliato di rimanere me stessa.
Chi sarà il vicesindaco? Di Battista aveva suggerito Marcello De Vito, secondo nelle Comunarie.
È prematuro parlarne.
E gli assessori come li sceglierà, con un bando?
Valuteremo, stiamo esaminando curricula di persone che conosciamo o con cui abbiamo lavorato. Vedremo se annunciare i nomi prima del voto.
Il M5s è democratico? A Roma sono fioccate espulsioni. E i cacciati vogliono invalidare le Comunarie.
Robetta. È gente che si era avvicinata ad altri partiti e poi ha provato a rientrare. Certe scalate degli ultimi giorni erano sospette.
I fotografi la pedinano ancora? Si era lamentata...
Se lo fanno ancora sono molto bravi a nascondersi.
Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – 26 marzo 2016, pag. 9

venerdì 25 marzo 2016

#5giornia5stelle del 25 Marzo 2016 - #attaccoaBruxelles

Attacco a Bruxelles. Dalla voce di Fabio Massimo Castaldo, portavoce M5S all’Europarlamento, arriva il messaggio di cordoglio di tutta la delegazione italiana del MoVimento, direttamente dal palazzo parlamentare. Ma oltre al dolore, occorre immediatamente intervenire: e la prima cosa da fare è assumere un atteggiamento finalmente intransigente con quei Paesi, come Arabia Saudita e Turchia, che praticano traffico di petrolio, di armi e anche di combattenti jihadisti. Continuare a considerarli alleati rende i nostri governi indirettamente complici del terrorismo.
In Italia, intanto, il governo continua a pensare alle banche, con il DDL che rende le Banche Cooperative una grande SpA. Vi sembra giusto che i soldi dei soci di cooperativa finiscano per comprare, magari, gli F35? Dopo le banche popolari si massacrano le banche cooperative, c’è qualcuno che vuole ridurre gli italiani in povertà, denuncia Alessio Villarosa. Come ci spiegano poi Carlo Sibilia e Michele Dall’Orco, il M5S è l’unica forza politica che combatte contro tutto questo ed è sceso in piazza anche per chiedere le dimissioni della Boschi. Su questo decreto il governo ha posto inoltre la fiducia. Il M5S, con la voce di Daniele Pesco, ha detto no, e con lui tutti i portavoce hanno protestato in aula.
Al Senato è stata presentata, come ci raccontano Paola Taverna e Nunzia Catalfo, una proposta di legge del M5S sull’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. Un inserimento che però rispetti le possibilità, le qualità e la dignità delle persone disabili. Alla proposta di legge si è arrivati grazie al continuo confronto con cittadini e associazioni.
Importante denuncia arriva da Luigi Di Maio: il governo ha lasciato a secco il fondo per le vittime della mafia e del racket, che ora sono costrette persino a pagarsi di tasca propria gli avvocati. Ora Alfano deve il prima possibile sbloccare il fondo ed evadere le richieste di queste quasi 500 famiglie.
Marialucia Orefice, in aula alla Camera, dimostra che la Commissione di Inchiesta sui CIE-CARA si è rivelata proprio per quel che si sospettava: solo un modo per ripulire l’immagine dei partiti compromessa da Mafia Capitale. Per il resto, nulla si è fatto ancora contro chi specula sull’immigrazione: gli equilibri precari del governo contano più della soluzione dei problemi.
Infine Giampiero Trizzino del M5S in Regione Sicilia, ci ricorda che il 17 aprile è importantissimo andare a votare SI al referendum. Ed è importante anche informare e convincere parenti e amici!





Milano, i 5Stelle ripartono da Corrado - Voto blindato sul blog per l’avvocato

Dopo il ritiro della Bedori, un nome voluto dai vertici
E alla fine venne il terzo. Gianluca Corrado, 39 anni, avvocato, nato a Messina, è il nuovo candidato sindaco dei Cinque Stelle a Milano. Prende il posto di Patrizia Bedori, scelta dagli iscritti milanesi nel novembre scorso con una votazione nelle urne, ma mai accettata a pieno da vertici e base. Tanto da ritirarsi il 14 marzo scorso con un significativo sfogo su Facebook (“Mi avete chiamato casalinga, brutta, grassa e disoccupata”). Il secondo più votato, Livio Lo Verso, si era già fatto da parte da tempo. E allora Gianroberto Casaleggio e il Direttorio hanno puntato su Corrado, terzo a novembre, e ieri incoronato con una votazione web confermativa sul blog di Grillo. Di fatto, scelta per blindare una candidatura percepita come un po’debole dopo i recenti problemi. Gli attivisti milanesi dovevano solo dire sì o no. E il 72 per cento (634 voti) ha dato il via libera. Diversi tra eletti e iscritti avrebbero preferito una nuova votazione con doppio turno, con una rosa di candidati. Ma il tempo era ormai poco, e bisognava ripartire in fretta, superando anche le tensioni della scorsa votazione. Forti soprattutto tra Corrado e Lo Verso, sussurrano. Screzi che a novembre sarebbero costati l’investitura all’allora favoritissimo Corrado, noto per il suo sostegno legale agli attivisti milanesi, in ottimi rapporti anche con molti parlamentari. “Siamo pronti a lavorare per far diventare Milano una città a misura di famiglia, in cui le periferie tornino a vivere” le prime parole del neo candidato-sindaco. E dalla Bedori arriva appoggio: “Ognuno in una squadra ha un ruolo, Corrado è tagliato per fare l’attaccante, io no, preferisco la vita da mediano”. 
Il Fatto Quotidiano – 25 magio 2016 – pag. 10

Acea, Caltagirone spara sulla Raggi. Il Pd s’accoda

Il quotidiano del costruttore contro la candidata M5S. Pioggia di tweet dei dem
Il giornale del costruttore e finanziere romano Francesco Gaetano Caltagirone lancia il macigno, il Pd prova a tramutarlo in frana. Vogliono sommergere Virginia Raggi, la candidata al Campidoglio dei 5Stelle, che su Facebook risponde tacciando i dem “di patto con la finanza” e accusa i “poteri forti”. Benvenuti all’ex battaglia per Roma, da ieri guerra. Parte dalla carta, poi invade il web. Dopo Quarto, dopo l’hashtag #classedirigentemadeche contro i sindaci grillini, rieccoli i renziani che vanno di tweet seriali, questa volta contro la Raggi. La accusano di aver fatto perdere ai romani 71 milioni di euro, perché domenica scorsa a Sky Tg 24 ha annunciato un cambio di management per l’Acea: municipalizzata di acqua, luce e gas, controllata per il 51 per cento dal Comune, che ha come amministratore delegato il renziano Alberto Irace. Proprio lui che a Firenze aveva nel cda di Publiacqua, partecipata da Acea, Maria Elena Boschi. “Per le sue parole il titolo in Borsa dell’Acea ha perso il 4,73 in un solo giorno” strillano i dem. È la stessa tesi del Messaggero, quotidiano controllato da Caltagirone, azionista al 15,8 della municipalizzata. “Se avesse voluto volontariamente demolire in Borsa una società quotata forse la Raggi non avrebbe saputo da dove cominciare”, si leggeva ieri in un commento del quotidiano romano. Citando pure “report di alcune società di intermediazione mobiliare, che mercoledì hanno declassato il livello di affidabilità del titolo Acea per quella frase demagogica e irresponsabile della candidata sindaco del M5s”.
Il PD la pensa come il Messaggero. E allora twitta per tutta la giornata. Cinguetta perfino il candidato sindaco dem Roberto Giachetti, fino a ieri dal contegno british. “Si candidano a governare Roma ma pensano di giocare a Monopoli: 71 milioni persi per una frase di Raggi su Acea. Dilettanti allo sbaraglio”. In realtà per il Comune non c’è alcuna perdita, visto che non sta vendendo la sua quota. E comunque il titolo era reduce da forti rialzi, nei giorni scorsi, dopo la presentazione del bilancio. Ma è campagna seriale, con l’hashtag stile caserma #RaggiAmari. Colui che traccia il solco è il renzianissimo Francesco Nicodemo, il twittatore di palazzo Chigi. “L’incompetenza costa cara” avverte. E gli vanno dietro in massa. Dal commissario romano Matteo Orfini (“Raggi pericolo pubblico”) all’immancabile Stefano Esposito.
Un furore non casuale. Perché la 5Stelle è davanti in tutti i sondaggi. Ma soprattutto perché negli ultimi giorni ha ricevuto elogi della stampa estera. Mercoledì è stato il turno del britannico Guardian, con un articolo rilanciato pure dal blog di Beppe Grillo, in cui si celebra la 37enne, descritta come “raffinata figura politica”. Il combinato disposto con la vetrina internazionale per Luigi Di Maio, ricevuto mercoledì da 28 ambasciatori Ue a Roma e quindi accreditato come candidato premier, ha colpito al Nazareno. Così, primo vero fuoco di fila dem contro la candidata M5s. Ma lei replica presto: “Prendiamo atto che Giachetti abbia scelto di schierarsi al fianco di Caltagirone, primo socio privato di Acea (dove, guarda il caso, siede in cda il figlio Francesco) ed editore del Messaggero. Il M5S, invece, continua a stare dalla parte dei romani”. Ma il merito? “Ho annunciato di voler cambiare il management perché il cda della multi-servizi è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo amico Matteo Renzi”. E ancora: “Da diversi anni la mission del cda di Acea è solo una: avviare piani di speculazione finanziaria sulle spalle dei romani, peraltro in palese violazione del referendum sull’acqua pubblica votato nel 2011. Hanno usato i romani come un bancomat”. Fuori taccuino, dal M5s rilanciano: “Sanno che vogliamo aumentare la quota pubblica in Acea, e che vogliono liberarla dei raccomandati, così fanno asse con Caltagirone”.
In serata parla Giachetti: “Oggi ho letto accuse ridicole dopo le dichiarazioni improprie della Raggi su Acea. Apprendo da lei che sarei amico di Caltagirone, ma io non ho mai avuto piacere di conoscerlo, sono amico dei romani”. Ma dell’azienda, che pensa di fare? “Non dobbiamo fare nulla su Acea, va benissimo, fa utili”. La certezza è che la partita sulla municipalizzata non può essere solo un affare dem-5Stelle. Per esempio, ecco il candidato di Si Stefano Fassina: “Su Acea non è chiaro se è più grave l’improvvisazione del M5S o la dipendenza del Pd dai poteri forti”.
LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano – 25 magio 2016 – pag. 10

giovedì 24 marzo 2016

Di Maio, gli ambasciatori e il nuovo corso

I rappresentanti Ue cambiano interlocutore: basta guru, ora parlano al giovane leader
Niente più Grillo e Casaleggio. O almeno non più solo loro. In un mercoledì romano i 28 ambasciatori dei Paesi della Ue si riuniscono per incontrare Luigi Di Maio. E lo accreditano, come il candidato premier che verrà. Mentre la Russia “aspetta” per dopodomani Alessandro Di Battista: l’altro dioscuro del Movimento, ministro degli Esteri obbligato in un governo a 5Stelle, che un po’ completa un po’ rincorre Di Maio, tanto da annunciare la visita a Mosca un soffio dopo il vertice tra il vicepresidente della Camera e le feluche europee. È il M5s con i due volti di prima fila, che si pesano: ormai davanti al Grillo che ha fatto un passo di fianco e al Casaleggio che ancora decide, ma che se ne vuole stare più nelle retrovie. Un Movimento che incassa sempre più curiosità e attenzione a livello internazionale, perché i sondaggi raccontano che ad oggi è l’unico avversario per Matteo Renzi. E allora bisogna capirlo da vicino. Però si cambia interlocutore. Prima americani, inglesi e tutti gli altri incontravano Casaleggio, da solo o con Grillo. Successe anche nel settembre scorso, quando i fondatori scesero a Roma per vedere sette ambasciatori dei Paesi baltici. Stavolta tocca a Di Maio.
L’Ambasciatore Joep Wijnands, rappresentante dell’Olanda presidente di turno della Ue, chiama lui per far raccontare ai 28 ambasciatori dell’Unione idee e natura del M5s. “Sono incontri mensili, abbiamo visto anche il ministro degli Esteri Gentiloni” precisano dall’ambasciata. Ma l’incontro con i 5Stelle è chiaramente qualcosa di diverso. E Di Maio, in completo scuro e aria istituzionale, corre volentieri alla residenza dell’ambasciatore, nell’elegante via della Camilluccia. Arriva alle 8,30, per una colazione che dura un’ora e mezza. Le domande sono tante. Si parla, certo, di terrorismo. Ma gli ambasciatori chiedono soprattutto di un ipotetico governo a 5Stelle, delle sue politiche: e di Roma, dove Virginia Raggi corre quasi da favorita. Arrivano perfino quesiti sul reddito di cittadinanza. Di Maio spiega, e assicura: il M5s considera centrale il rapporto con l’Unione. Vuole mostrarsi come un leader moderato, di un Movimento che vuole governare. Una sorta di David Cameron. Dopo le 10, il deputato esce assieme al responsabile della Comunicazione Rocco Casalino. E si avvicina ai cronisti: “Sono contento di essere qui, il Movimento è onorato da un incontro come questo”. Ma perché hanno chiamato lei e non Grillo? Sorride, si schermisce: “Dovreste chiederlo a loro, nel Movimento siamo in tanti”. Però c’è lui, a rispondere. Avete parlato di terrorismo? “Non posso fornire dettagli, ma il terrorismo è sempre un tema. Per combatterlo bisogna tagliare i fondi ai paesi che finanziano l’Isis. E serve sicurezza: togliamo poliziotti alle scorte, riqualifichiamo le periferie. Ma no alla guerra in Libia, bombardare è follia”. Ma contro il terrore il M5s può aiutare Renzi? “Certo, ma se vogliamo unità iniziamo dalle sanzioni ai paesi pro Isis”. Poi va dritto, contro Erdogan: “Non mi fido della Turchia, perché dobbiamo darle tutti quei miliardi per l’immigrazione quando anche noi accogliamo migranti? E poi è ambigua sul terrorismo”. Poche ore dopo, Di Battista su Facebook annuncia una visita a Mosca con il capogruppo in commissione Esteri Manlio Di Stefano. I due saranno nella capitale russa venerdì e sabato, e incontreranno esponenti del partito di governo, Russia Unita (ma non Putin). Temi sul piatto, dice Di Battista, “i rapporti Russia-Ue, le assurde sanzioni economiche imposte a Mosca che stanno colpendo i nostri imprenditori, la collaborazione tra le forze di intelligence”.
Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – 24 marzo 2016 – pag. 10

Con l’Italicum M5S fa paura Ora Renzi “spinge” per la Raggi

La carta della non-vittoria a Roma per logorare 5Stelle
Come la matematica insegna, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: Matteo Renzi se ne sta drammaticamente rendendo conto, mentre guarda i sondaggi riservati sulle prossime elezioni politiche. Stampelle a sinistra, appoggi a destra, rinforzi al centro: comunque la giri, ad oggi, il ballottaggio dell'Italicum lo perde il Pd e lo vincono i Cinque Stelle. Le rilevazioni sono precedenti all'attentato di Bruxelles e non tengono conto, quindi, dell'allarme terrorismo che, potenzialmente, potrà ammorbidire le posizioni degli italiani nei confronti del governo in carica. Ma il trend negativo è ormai acquisito, tanto che già due settimane fa i dati di Ixè annunciavano il sorpasso dei grillini sui democratici, se la sfida dovesse diventare un faccia a faccia tra Matteo Renzi e (con ogni probabilità) Luigi Di Maio. Così a Palazzo Chigi si sono messi a ragionare sulla strategia per recuperare il terreno perso. E l'unico su cui il premier può sfidare i Cinque Stelle è la capacità di governare.
La campagna va avanti da tempo ormai, riassunta nell'hashtag #classedirigentemaddeche. Ma ora c'è bisogno di un salto da Twitter alla realtà: non bastano più i piccoli Comuni, i paesini, i passi falsi a Parma e Livorno. I Cinque Stelle vanno messi alla prova sul serio e in una città ingarbugliata come Roma: solo così, alle prossime elezioni, si potrà plasticamente dimostrare l'incapacità (questa è la tesi) degli eredi di Grillo e Casaleggio. Qualche settimana fa la senatrice M5S Paola Taverna aveva evocato nientemeno che il “complotto” per far vincere il Movimento. Ora è negli ambienti del Pd che si cominciano a collezionare gli indizi. Il primo, dicevamo, sono i sondaggi sull'Italicum, quelli che hanno fatto scattare l'allarme a palazzo Chigi. Poi c'è la campagna elettorale di Roberto Giachetti. Oggi pomeriggio all'ex Dogana, prossima sede del suo comitato elettorale, riunisce gli eletti democratici romani. Le aspettative sono alte perchè, lamentano, finora nessuno si è fatto sentire. Roberto Morassut due giorni fa ha detto al Corriere della Sera che Giachetti non si è più fatto sentire praticamente dalla fine delle primarie: “Ci ho parlato una sola volta”, ammette lo sconfitto. Non era proprio quello che immaginava quando, la sera dei gazebo, è corso ai festeggiamenti in onore del vincitore. Qui non è tanto questione di malumori interni al Pd: è che quel mondo legato a Morassut - l’antirenziano dei due - doveva servire, nelle intenzioni iniziali, a convogliare su Giachetti anche un pezzo di sinistra, quella meno convinta della candidatura alternativa di Stefano Fassina. Per giorni si è cercato di convincere Massimo Bray a farsi avanti, poi, dopo il suo no, ci si era buttati su una sorta di “lista arancione” che affiancasse Giachetti nella campagna elettorale.
Invece anche questa idea sembra tramontata e tutta la sinistra sembra pronta a sostenere Fassina: che senso avrebbe, per Sel e affini, dividersi e rischiare la faccia per un Pd che è “fermo sulle gambe” (copyright Morassut) e sembra avere come massima ambizione quella di arrivare al ballottaggio? Anche lì, infatti i sondaggi disegnano lo stesso quadro: vince Virginia Raggi, la Cinque Stelle. Ieri il quotidiano laburista britannico Guardian ha sostenuto che l'elezione della grillina “sarebbe una sconfitta umiliante per il partito democratico del premier Matteo Renzi”. Solo che non sanno che la partita per lui si gioca nel secondo tempo. Il primo, il premier, immagina di passarlo alla stessa maniera di Francesco Storace: “Un'aula Giulio Cesare con 29 consiglieri grillini - ha detto - sarebbe meglio che andare al cinema”.
Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano – 24 marzo 2016 – pag. 10

martedì 22 marzo 2016

Mafia, il fondo per le vittime non basta (e non funziona)

COLPITI DUE VOLTE - Pagamenti bloccati dal novembre scorso
Non è uno stop voluto dal governo ma di stop, in effetti, si è trattato: i pagamenti alle vittime di mafia previsti dal fondo 512 sono stati bloccati nel novembre scorso per alcuni “dubbi interpretativi nell’applicazione della legge” sollevati dal commissario del fondo in una nota al Consiglio di Stato, come ha ammesso il sottosegretario Domenico Manzione, dopo che il numero delle associazioni antimafia che hanno beneficiato dei risarcimenti avrebbero superato quello delle stesse vittime della mafia.
Ma adesso che è arrivata la risposta le idee sono ancora più confuse nell’ufficio del ministero dove l’ultimo dei commissari, il successore di Giancarlo Trevisone, si è dimesso da poco lasciando l’incarico: i giudici, si legge nella risposta all’interpellanza presentata dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, “pur riconoscendo la sussistenza delle criticità segnalate dal commissario ha tuttavia rilevato come, a legislazione vigente, non sia possibile introdurre, per via regolamentare e tanto meno amministrativa, ovviamente, criteri selettivi o requisiti di legittimazione all’accesso al Fondo”. I problemi interpretativi restano intatti e per evitare paralisi e discriminazioni “dovranno essere risolti con un’assunzione di responsabilità dei politici”, come ha detto il presidente di Libera, don Luigi Ciotti: “Sulla lotta alla mafia registro qualche successo ma anche tanti ritardi e compromessi”.
Finora, però, non si è andati oltre gli scontri verbali tra Di Maio e il Pd, che ha chiesto le dimissioni del vicepresidente della Camera perché avrebbe “mentito”, strumentalizzando la vicenda. E Di Maio, a sua volta, ha chiesto sul tema un intervento risolutore del capo dello Stato, Sergio Mattarella. E mentre a Bruxelles il vicepresidente dell’Antimafia Claudio Fava, di ritorno dall’audizione al Parlamento europeo, sostiene che “sembra che le mafie siano un problema tutto italiano” dubbi sulle intenzioni del governo vengono sollevati anche da Giovanna Maggiani Chelli, presidente delle vittime di via dei Georgofili, dopo avere ascoltato le parole del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che ha sostenuto che “troppi avvocati accedono al fondo, forse più delle vittime stesse”: “Se gli avvocati chiamati in causa appartengono ad associazioni che nulla hanno a che fare con le vittime di mafia, ma sono solo in rappresentanza per scopi politici e di immagine, è un conto – spiega –, ma se si tratta di avvocati che difendono le vittime nei processi contro Cosa Nostra, la difesa della mafia avrebbe carta bianca nei processi, visto che mai le vittime sarebbero in grado di far fronte alle notule dei legali”.
Giuseppe Lo Bianco - Il Fatto Quotidiano – 22 marzo 2016 – pag. 9

M5S: “Un quadro inquietante”. Il sito della Cys4 svuotato

Il Copasir solleva dubbi sulla possibile nomina di Marco Carrai alla cyber security. “Un quadro inquietante rispetto alla struttura di intelligence che Renzi vorrebbe mettere in piedi affidandola all’amico Carrai: è quanto emerge dall’inchiesta del Fatto Quotidiano, e merita seri approfondimenti nelle sedi istituzionali”, hanno riferito i componenti 5stelle del Copasir Vito Crimi, Bruno Marton e Angelo Tofalo. “È vergognoso anche solo che se ne parli. Dall’inchiesta del Fa t to emerge un intreccio di nomi che raggiunge il mondo dell’intelligence israeliana, passando per le grandi aziende che si occupano di opere pubbliche. Il M5S si opporrà in tutte le sedi contro un poltronificio che mette a repentaglio la sicurezza di tutti gli italiani”. Ieri il sito della società Cys4 di Marco Carrai, vetrina delle sue competenze sulla cyber security, è stato spogliato da tutti i contenuti che fino a domenica notte campeggiavano nella home page. C’è rimasto solo il logo e la email a cui scrivere: un laconico “contact us”. Non è dato sapere il motivo. Ma non può certo sfuggire la coincidenza con la pubblicazione ieri dell’inchiesta del Fatto.
Il Fatto Quotidiano – 22 marzo 2016 – pag. 5