VIDEO 5 GIORNI A 5 STELLE

DI BATTISTA - 11.05.2016 OTTOEMEZZO

11.05.2016 - ALFONSO BONAFEDE (M5S) Unioni civili: tutta la verità in faccia al governo

lunedì 8 febbraio 2016

LA STAMPA INDIANA: "I MARÒ IN CAMBIO DI UN DOSSIER CONTRO SONIA GHANDI"

Sonia Gandhi
Il Telegraph accusa il governo di Nuova Delhi di aver offerto all'Italia di lasciar liberi i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in cambio di informazioni che collegassero la presidente del partito del Congresso Sonia Gandhi o la sua famiglia alle presunte tangenti pagate per la fornitura all'India, poi bloccata, di 12 elicotteri Agusta/Westland
Il Partito del Congresso Nazionale indiano interpella il primo ministro Narendra Modi per chiedere chiarimenti sulla denuncia di un giornale di Kolkata, 'The Telegraph', che accusa il governo di Nuova Delhi di aver offerto all'Italia di lasciar liberi i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in cambio di informazioni che collegassero la presidente del partito del Congresso Sonia Gandhi o la sua famiglia alle presunte tangenti pagate per la fornitura all'India, poi bloccata, di 12 elicotteri Agusta/Westland. "Il primo ministro deve rispondere su questa vicenda", ha dichiarato il portavoce del partito Randeep Surjewala, citato dal Times of India. E il segretario generale del partito, Digvijaya Singh, si è rivolto al premier via Twitter per interrogarlo sulla vicenda: "Signor Primo Ministro, è un dato di fatto?", ha chiesto postando un'immagine dell'articolo. Citando il quotidiano di Kolkata, il Times of India ricorda che la notizia della presunta offerta - fatta secondo la fonte a settembre a margine dei lavori dell'Assemblea generale dell'Onu a New York, nel corso di un incontro tra Matteo Renzi e Modi - arriva dall'agente inglese Christian Michel, che avrebbe scritto in merito al Tribunale del mare di Amburgo e alla Corte permanente di arbitrato dell'Aja. E ricorda che il ministero degli Esteri indiano ha definito le illazioni riportate dal giornale 'ridicole'. I Marò in cambio di un dossier contro la Ghandi La notizia, ripresa oggi anche dal Fatto Quotidiano, è di un patto segreto raccontato in una lettera dall'ex agente commerciale di Finmeccanica Christian James Michel, già processato e assolto a Busto Arsizio per le presunte mazzette per la vendita all'India di elicotteri Agusta-Westland, società del gruppo Finmeccanica.  La lettera è stata spedita alle due corti internazionali competenti sul caso marò, la corte permanente di Arbitrato all'Aja  e il tribunale internazionale dell'Onu sul diritto del mare. 

Vedi anche:

Il Pentagono diffonde 200 foto di torture e abusi su prigionieri dei militari Usa in Iraq e Afghanistan

Gli scatti si riferiscono al periodo 2003-2006 sotto la presidenza di George W. Bush 
Il Dipartimento della Difesa statunitense ha reso pubbliche 198 foto di prigionieri maltrattati e abusati dalle forze Usa in Iraq e Afghanistan tra il 2003 e il 2006 dopo aver perso una battaglia legale durata circa dieci anni.
La maggior parte degli scatti mostrano lividi ed escoriazioni su corpi di prigionieri il cui volto è rimasto oscurato e provengono da indagini militari interne e sono relative al periodo subito successivo all’invasione dell’Iraq voluta da George W. Bush. Secondo quanto riporta il portavoce del Dipartimento della Difesa Usa, nei casi accertati di abusi, 65 militari sarebbero stati condannati con pene che vanno da lettere disciplinari alla prigione.
Le foto sono state pubblicate dopo una lunga battaglia legale condotta dall’American Civil Liberties Union (Aclu) iniziata nel 2004. In realtà l’associazione puntava a rendere pubbliche 2000 fotografie in possesso del Pentagono e, dopo questo primo passo, continuerà a spingere perché anche le restanti vengano diffuse. «Le foto pubblicate oggi rappresentano solo una piccola parte della storia di orrore nella prassi del governo degli Stati Uniti in termini di torture» spiega in un comunicato Naureen Shah, direttore del Security and Human Rights Program statunitense di Amnesty International. 
Gli avvocati del Pentagono sostengono che la pubblicazioni di questo tipo di immagini può rappresentare un «grave rischio per la sicurezza nazionale» perché i terroristi potrebbero utilizzarle come forma di propaganda contro gli Stati Uniti.  
Il presidente Barack Obama aveva già previsto di pubblicare tutte le immagini nel 2009, ma poi cambiò idea dopo le obiezioni ricevute dal governo iracheno e dai vertici militari statunitensi.

Poliziotto a digiuno, il caso in Parlamento

Dopo lo sciopero della fame del sindacalista del Sap contro le punizioni anche un’interpellanza di Vito e Brunetta in difesa della libertà sindacale
Invece di guardare la luna ci si concentra sul dito che la indica. E’ quanto espressamente sottolineato dal capogruppo in commissione Difesa Elio Vito e dal presidente del gruppo Forza Italia, Renato Brunetta che martedì scorso hanno presentato un’interpellanza chiedendo al Ministro Alfano se le misure disciplinari adottate nei confronti del segretario generale del Sap Gianni Tonelli e dell’assistente capo F.R., ad oggi sospeso, limitino le libertà sindacali delle donne e degli uomini in divisa. Al primo si contesta una maglietta della Polizia di Stato indossata in una trasmissione televisiva, al secondo la denuncia di mezzi "obsoleti" in uso agli operatori. «Le libertà sindacali, come la libertà in genere, non possono essere un vuoto esercizio - ha ribadito ieri alla Camera Vito - ma è proprio nei casi critici che vanno esercitate e tutelate senza che siano oggetto di azioni disciplinari». La discussione ieri a Montecitorio è secondo Tonelli «la certificazione che quanto accaduto e per cui ho denunciato il Capo della Polizia Alessandro Pansa e il Questore di Roma Nicolò D’Angelo ha avuto l’input del Governo». Il segretario generale del Sap, oggi al sedicesimo giorno di sciopero della fame, è stato sottoposto a procedimento disciplinare dalla Questura di Bologna per «l’uso promiscuo di capi della divisa con capi non altri pertinenti alla stessa». Eppure la polo indossata in televisione, e comprata dallo stesso Tonelli, aveva la scritta ben visibile sulle spalle «I love Polizia» con un cuore rosso sgargiante, gli alamari del Sap e un colore e un materiale diversi da quelli della divisa. «Per confonderla con l’uniforme bisogna esser cretini o in malafede», ribatte Tonelli.
A Vito ha risposto Domenico Manzione, Sottosegretario di Stato per l’Interno, che ha ricordato la memoria difensiva presentata da Tonelli il 25gennaio scorso, ribadendo la tesi del dipartimento di Polizia sul caso dell’assistente capo sospeso dal servizio dopo la partecipazione al programma "Ballarò". «È stato possibile appurare che il dipendente aveva prelevato materiale di vecchio tipo per poi esibirlo durante l'intervista. In considerazione della grave condotta posta in essere, l’assistente capo è stato altresì denunciato alla procura della Repubblica per i reati di peculato, abuso d’ufficio e diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico nonché per l’abbandono del posto di servizio». Si fissa il dito, ha più volte detto Elio Vito, senza considerare la luna. «Il timore è che si voglia punire chi denuncia che il materiale in dotazione possa non essere corrispondente alle norme - ha concluso ieri Vito -. Cercare di dare la sensazione che se si va in tv a denunciare qualcosa che non va si rischia di essere soggetti a un procedimento disciplinare, rende vano il riferimento al pieno esercizio delle libertà sindacali».

Libertà di coscienza. Il Movimento resta diviso dopo il post di Grillo. Giarrusso: “No alle porcate”


Nicola Morra (M5S)
Morra indica la terza via ai Cinque stelle: “Sì alla Cirinnà anche senza adozioni gay” 
Il day after sul caos delle Unioni civili fa esultare solo Angelino Alfano, pronto a votare il sì alla Cirinnà senza la stepchild adoption: “Togliete le adozioni e il simil matrimonio e prendetevi le unioni civili”, ha detto ieri al Pd durante L’intervista di Maria Latella su SkyTg24. Si apre anche a una terza via per il Movimento 5 stelle: il post di Grillo ha il suo peso politico, non ci sono dubbi.
E apre a una terza via, appunto, ma anche a una serie di contraddizioni che oggi non possono essere risolte. Se la cosiddetta Cirinnà dovesse cambiare sul tema delle stepchild adoption il problema si pone. E si capisce bene dalle parole di Mario Giarrusso, già capogruppo al Senato, e Nicola Morra non proprio in sintonia nelle dichiarazioni rilasciate al Fatto Quotidiano. D’accordo sul tema che non diventi una porcata, ma uno più determinato a fare un passo avanti anche senza il tema delle adozioni (Morra), l’altro meno disposto. La libertà di coscienza lasciata da Beppe Grillo, all’atto pratico, si tradurrà in questo. Morra non manca neanche di criticare Grillo: “Se la libertà di coscienza è un gesto opportuno, dall’altra deve però prevalere la razionalità. Non ci sono spazi per dire no, a maggior ragione dopo che il nostro elettorato si è espresso sul blog. Vediamo cosa succede”. Giarrusso, che l’altro giorno aveva detto che senza la stepchild adoption non avrebbero mai votato la Cirinnà, oggi è più cauto, ma non cambia la propria posizione: “Non siamo disposti a prendere in giro il nostro elettorato, questo è un punto fermo. Non avrei neppure voglia di rilasciare dichiarazioni, ma questo ci tengo a dirlo: le prese in giro no. Poi siamo abituati a questo tipo di punzecchiature, il problema sta dentro al governo, non tra di noi. Io condivido il post di Grillo, lasciare la libertà di coscienza su un tema come questo è un atto democratico e vuole dire una cosa sola: andate in aula e fare quello che è il bene per il Paese, se qualcuno non è d’accordo può astenersi e non accade niente. E parliamo di una persona che, in buona fede e molto tranquillamente, ha espresso i suoi dubbi. Il resto del gruppo è unito per il sì. Siamo alle solite: se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre lo stesso. Quando decideva Grillo non andava bene, quando dice che lui è per la libertà di coscienza non va bene ugualmente. Vorrà dire che la legge sulle unioni civili non dovesse passare la faremo noi quando saremo al governo e anche meglio di come è stata concepita oggi. Però ci tengo a ribadire un punto: schifezze e stralci dell’ultimo minuto li discuteremo, ma non prenderemo in giro il nostro elettorato. Sono convinto che questa sia la posizione di tutti”.
Discussione in progress, comunque. Morra sarebbe per votare il sì anche senza la stepchild. “Non perché sia contrario. Ma perché è un modo per andare avanti. Io resto convinto che togliere il bambino a un genitore dopo che ha subito un lutto, perché di questo si parla, non di altro, e solo perché l’uomo o la donna si rifanno una vita con una persona dello stesso sesso, sia brutale, violento, intollerabile e fuori da ogni metodo civile. Poi le discussioni si fanno in aula e al momento opportuno decideremo cosa fare, come e se verranno cambiati gli emendamenti”.

domenica 7 febbraio 2016

#Unionicivili, contrordine di #Grillo: “Libertà di voto”

Rivolta sul web e tra i parlamentari, Di Benedetto: “È un tentativo patetico” 
Si chiama post, si legge esplosione dentro il Movimento. Di buon mattino, il blog di Beppe Grillo sforna un inedito, la libertà di coscienza per i senatori. Potranno votare come preferiscono sul ddl Cirinnà sulle unioni civili, che prevede la stepchild adoption, “anche se la legge verrà modificata”. E il M5s, che da giorni assicurava un sì compatto al testo “a patto che non venga stravolto”, diventa una polveriera. Si infuriano i senatori, che ribadiscono il sì al testo: e si arrabbiano pure tanti deputati, mentre la base schiuma rabbia. Alfano invece esulta (“Grazie a Grillo può saltare la legge”) e il Pd infierisce su Twitter: #dietrofrontM5S. È il primo prezzo per la scelta di Gianroberto Casaleggio e di un pezzo del Direttorio, Luigi Di Maio in testa.
Sono il "Guru" e il candidato premier che verrà i principali fautori del post. Figlio innanzitutto della paura di perdere il voto moderato e cattolico, e di apparire come la stampella del governo Renzi. Un editto che lascia la libertà di voto ma che soprattutto prova a anestetizzare la posizione del M5s, in particolare sulle adozioni. “Nel testo – ricorda il post – è prevista la stepchild adoption , letteralmente adozione del figliastro, per le coppie omosessuali. Un punto su cui le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce del M5s sono varie per questioni di coscienza”. Poi, nel dettaglio: “Nella votazione online che si è svolta a ottobre 2014 (dove gli iscritti dissero sì alle unioni civili a stragrande maggioranza, ndr) non c’erano accenni alle adozioni e gli iscritti del M5s non hanno potuto dibattere su questo argomento”. Considerazione contestabile, visto che il post per quella votazione parlava di “di diritti e doveri della coppia equiparati al matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli estranei alla coppia”, non prevista neppure dalla stepchild. Il blog però tira dritto: “In seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce si lascia libertà di coscienza ai senatori sulle votazioni agli emendamenti della legge Cirinnà e alla legge, anche se modificata”. E gli iscritti, il voto sul web? Niente: “Su un tema etico di questa portata i senatori possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia l’esito delle votazioni”. I parlamentari saltano sulle sedie. A esporsi nelle chat è Alessandro Di Battista: “Sono andato in tv a ripetere che avremmo votato la legge se non l’avessero cambiata, ma questo post ha un senso”. Spiega: “Sono arrivati segnali negativi da molti moderati del Movimento sulle adozioni. E tanta base è arrabbiata perché votando la legge faremmo da stampella ai dem”. Così, ecco la via mediana: “Non diciamo di non votarla, ma perché dobbiamo esporci mentre Renzi si copre con la libertà di coscienza?”. È la valutazione del cattolico Casaleggio, che negli ultimi giorni aveva chiamato spesso Roma, mostrando gelo nei confronti del ddl. E potrebbe essere quella di Di Maio, che ai rapporti con parte del mondo cattolico tiene. Su Facebook conferma: “Giusto fare così”. Ma prende tempo: “Nei prossimi giorni dirò la mia sulla legge”. I senatori invece twittano a favore del ddl.
A lanciare l’idea è Alberto Airola, antico fautore delle unioni civili: “Voto sì al ddl così com’è, coerentemente come ho sempre sostenuto”. Lo imitano in tanti, da Paola Taverna fino a Maurizio Buccarella, fino al lucano Vito Petrocelli: “Voto sì anche se bisognava fare di più”. Elisa Bulgarelli è dura: “Speravo che nel M5s fosse rimasta un minimo di coerenza”. Ma è la deputata palermitana Chiara Di Benedetto a sparare: “Abbiamo illuso e offeso le persone che hanno riposto in noi una speranza. La libertà di coscienza sul ddl Cirinnà suona come un patetico tentativo di galleggiare”. Alle 21 di ieri, erano 24 su 35 i sì dei senatori su Twitter. In bilico restano in due (Sergio Puglia e Ornella Bertorotta), con un altro paio di indecisi. Due senatrici che hanno appena partorito potrebbero non essere in aula. Intanto iscritti ed elettori si sfogano sul web: “Auto - gol”, “suicidio”, “vi siete venduti al Vaticano”, “dem o cristiani ”. Dal Pd sibilano: “La mossa dei 5Stelle rende più facile lo stralcio della stepchild”. Una strada per recuperare Alfano e varare la legge, con il M5s che griderebbe all’abbraccio reazionario. Ma la via principale è andare dritti, con i voti dei 5Stelle. Alle prese con le loro coscienze, in rivolta.

EMISSIONI AUTO: QUANDO NON SAPETE COME VOTARE #FATECOMENOI

Circolano già molti articoli e dichiarazioni di esponenti del centro destra che tentano di mistificare il voto del Parlamento Europeo sulle emissioni delle auto, facendolo passare come un grande risultato. Qualcuno anche accusa il M5S di dire il falso, ovvero che i limiti delle emissioni non sono stati raddoppiati, altri parlano di nostra "forzatura". Gli europarlamentari di Forza Italia, Lega Nord (che hanno votato SI al raddoppio) e quelli del PD che si sono astenuti, hanno fatto da ago della bilancia, visto che parliamo di soli 6 voti di scarto. L'aumento delle emissioni spacciato per riduzione è come quando il giorno prima dei saldi i prezzi salgono per poter dire che il prezzo è scontato.
Ora vi spieghiamo, fuori di metafora, perché stanno mentendo e perché #CosìCiAmmazzate:
1) Nel lontano 2007 la UE decise i limiti per gli Euro 5 e, contestualmente anche degli Euro 6 (proprio per andare incontro alle richieste dei produttori di auto che chiedevano di essere informati per tempo dei nuovi limiti) pertanto con 7 anni di anticipo le aziende sapevano di dover investire in tecnologie per ridurre le emissioni di ossidi di azoto. Non l'hanno fatto e oggi dicono sia impossibile ridurre le emissioni per rimanere nei limiti (80mg/km). Falso. In USA il limite di ossidi di azoto è di 60mg/km in media - in California addirittura 35mg/km - e li riescono a rispettare i limiti anche le nostre auto europee esportate in USA. Quindi qualcosa non torna.
2) Se è vero che oggi le auto emettono fino a 5 volte di più (alcuni studi come quello del JRC parla anche di 16 volte in più), consentire di poter emettere 2,1 volte in più rispetto ai limiti definiti nel 2007 (i famosi 80mg/km) vuol dire consentire il raddoppio delle emissioni. E questo fino al 2020, dopodiché, sarà possibile emettere il 50% in più senza limiti di tempo.
3) Non basta sapere che da 5 volte riduciamo a 2 e far passare questo come un grande miglioramento. Se esiste la tecnologia e abbiamo legiferato per avere un certo limite di emissioni, perché accontentarsi di una blanda riduzione?
4) Perché a dicembre la maggioranza della Commissione Ambiente al Parlamento Europeo ha votato contro l'introduzione della misura? in questi mesi si sono attivati tutti: Commissione, Governi degli stati membri e loro tecnici per far cambiare idea al Parlamento. Ci sono riusciti purtroppo, per una manciata di voti.
5) Esiste un parere legale dei servizi giuridici del PE (che vi alleghiamo) che afferma che la Commissione Europea non poteva cambiare i limiti definiti nel 2007, perché lo ha fatto per mezzo di un atto tecnico. Per questo motivo abbiamo le condizioni per fare ricorso nelle sedi competenti.
6) Molti sindaci di grandi città europee si sono appellati ai parlamentari europei per rigettare l'innalzamento dei limiti. Ricordo che l'agenzia ambientale europea parla di 75.000 vittime all'anno a causa degli ossidi di azoto prodotti in buona parte dalle auto diesel. I nostri sindaci lo sanno, e sono in prima linea a dover combattere contro l'inquinamento atmosferico, ma sono rimasti inascoltati.
7) Infine, una considerazione più generale. Quando parliamo di misure a tutela della salute e dell'ambiente veniamo sempre accusati di mettere a repentaglio l'occupazione ed il lavoro. Di solito questo è il primo argomento che certe forze politiche utilizzano per sminuire la portata rivoluzionaria e innovativa delle misure a favore dell'ambiente. Un vero e proprio "ricatto occupazionale". Il M5S porta avanti con forza le idee in difesa dell'ambiente anche come grande occasione per creare posti di lavoro. E queste occasioni sono ormai un dato di fatto: dove messe in pratica hanno portato risultati eccellenti, nella filiera dei rifiuti, nell'energia e riqualificazione energetica. Serve il coraggio di metterle in pratica e abbandonare logiche vecchie che tutelano solo interessi privati e profitti nelle mani di pochi.
L'azione del Movimento 5 Stelle in Europa corrisponde al mandato datogli dai cittadini. Se le altre forze politiche vogliono appoggiare le nostre battaglie devono votare con noi. Perché noi non mentiamo, non subiamo le pressioni delle lobby, non ci spartiamo poltrone e siamo immuni dalle lusinghe del potere. Quando anche il resto del Parlamento Europeo sarà contagiato dal virus dell'onestà, votazioni come questa (e le dichiarazioni che ne susseguono) saranno solo un lontano ricordo del passato.
IL COMUNICATO STAMPA UFFICIALE



#RCAutoEqua: il PD vuole fare l'ennesimo regalo alle assicurazioni

Il M5S, come è noto, da sempre si è battuto per dare ai cittadini una RC Auto equa. A tal fine ha depositato in Parlamento una propria proposta di legge e oggi, nonostante l'opposizione di tutti i partiti, è riuscita a far inserire alla Camera dei Deputati l'articolo 7, comma 2 al DDL Concorrenza (2085), attualmente in discussione al Senato, che prevede sostanzialmente una tariffa equa per gli automobilisti onesti e virtuosi residenti in zone dove il costo medio della polizza RC auto è incomprensibilmente sproporzionato rispetto alla media nazionale e discriminatoria per ragioni territoriali. Tradotto in termini economici: i guidatori virtuosi (che non abbiano avuti incidenti negli ultimi 5 anni) residenti nel Mezzogiorno potranno risparmiare sulle polizze Rc auto una cifra compresa tra il 30 e il 50% di quanto pagano attualmente, con polizze medie che andrebbero, dunque, dagli attuali 720 euro annui a 385 euro.
Insomma una norma per tutelare i cittadini e fortemente voluta dal M5S. Ispirata a principi di equità e proporzionalità rispetto all'attuale situazione che vede gli automobilisti onesti e virtuosi pagare, per la disonestà altrui, premi eccessivamente costosi.
In questo scenario, però, ci sono le compagnie di assicurazioni che stanno tentando in tutti i modi di pressare i partiti politici al fine di cancellare integralmente l'art. 7 del ddl concorrenza o di sminuirne gli effetti positivi in favore degli automobilisti, attraverso nuove modifiche al testo.
Uno di questi partiti è il PD. Ricordiamo, infatti, che, quando la norma (l'attuale articolo 7 al ddl concorrenza) fu approvata alla Camera dei Deputati, quelli del PD sbandieravano l'approvazione come una grande vittoria di civiltà e onestà. Addirittura sulla home page della Regione Campania, l'attuale Presidente plurindagato e condannato, Vincenzo De Luca, manifestava soddisfazione per la grande vittoria, attraverso un post dal titolo "RCA meno cara per i cittadini della Campania".
Peccato però che adesso lo stesso PD e la sua maggioranza, hanno presentato emendamenti al ddl concorrenza che stravolgono letteralmente il contenuto del suddetto articolo 7 favorendo ancora una volta le lobby assicurative.
Alla luce di questo scenario, il M5S chiede ai parlamentari del PD, una volta tanto, coerenza, moralità e senso di responsabilità, invitando loro a ritirare gli emendamenti peggiorativi dell'art. 7 al fine di salvaguardare i diritti dei cittadini e, soprattutto, degli automobilisti onesti. Diversamente così facendo il PD dimostrerà ancora una volta quello che realmente è, ovvero un partito irresponsabile e, soprattutto, inaffidabile per i cittadini!


sabato 6 febbraio 2016

PIZZAROTTI “Il direttorio M5S a Parma non caccia chi mi vota contro”

Il Sindaco di Parma, Federico PIZZAROTTI
Il sindaco dei 5Stelle a Parma, Federico Pizzarotti, torna a criticare i vertici del Movimento. L’obiettivo stavolta è il direttorio dei 5 deputati grillini, accusato di non prendere posizione in sua difesa nei confronti dei consiglieri che a Parma sono usciti dalla maggioranza che sostiene il sindaco. Pizzarotti si è sfogato su Facebook. Nei giorni scorsi aveva chiesto ai vertici del Movimento di pronunciarsi sull’espulsione di un consigliere ribelle, Mauro Nuzzo. Poi la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo: un altro consigliere, Fabrizio Savani, ha lasciato la maggioranza di Pizzarotti, seguendo Nuzzo e dando vita a un gruppo dei 5Stelle parallelo, nominato M5S Parma. “Cosa si aspetta a intervenire? –ha scritto Pizzarotti su Facebook– Parlo di due consiglieri che non si presentano da oltre due anni alle riunioni di maggioranza, di cui uno per il 75% e l’altro per il 50% delle votazioni in Consiglio comunale hanno votato assieme alla minoranza Forza Italia e Pd”. Il sindaco di Parma ha reso noto di aver mandato sms e messaggi su whatsapp al direttorio con la richiesta di una presa di posizione. Dai vertici grillini, per ora, nessuna risposta.

venerdì 5 febbraio 2016

#5giornia5stelle del 5 febbraio 2016 - #senonrubipaghi

Sapete chi ha l’importante ruolo di Vicepresidente del Senato? Un uomo che prende in giro i disabili e sghignazza alle loro spalle, cioè Maurizio Gasparri. Il nostro portavoce (disabile) Matteo Dell’Osso non ci sta e si prende anche lui una libertà: quello di mandarlo affa in aula. Quando ci vuole, ci vuole.
Sempre dalla Camera, arriva una denuncia da Danilo Toninelli: una manina ha passato in commissione una norma che prevede ben 200mila euro di multa al M5S, colpevole del gravissimo reato di... non aver preso soldi pubblici! Le studiano proprio tutte.
Un’altra ne stanno studiando al Senato: ricordate la norma virtuosa che ha fatto approvare il M5S, grazie alla quale si sarebbero ottenuti sconti per la RCAuto? Ebbene, ora il PD ha in mente di “migliorarla”. E visto che lo fa in seguito alle proteste delle lobby assicurative, come ricorda Sergio Puglia, immaginatevi che razza di miglioramenti.
In questi giorni la UE è tutta presa a preoccuparsi della libertà della TV polacca. Isabella Adinolfi e Roberto Fico, a Bruxelles, ricordano che in Italia la RAI è stata letteralmente occupata dal governo e dalla maggioranza, diventando di fatto una controllata del potere. Non è un caso se la Polonia è al 18mo posto per la libertà di stampa, e l’Italia solo al 73mo!
Sempre nell’aula del Parlamento Europeo, Ignazio Corrao mostra una bottiglia dello squisito olio del nostro sud, e chiede conto ai parlamentari mediterranei -italiani in particolare- perché abbiano votato tutti in favore dell’importazione di olio tunisino. Ma gli interessi di chi tutelano?
Sentite poi cosa ha avuto il coraggio di affermare la deputata PD Argentin alla Camera, a proposito di sanità: “Se noi siamo per il privato, è perché il pubblico non è in grado”. Finalmente ammettono di favorire la sanità privata! E proprio per questo, raccontano i nostri De Vita e Baroni, abbiamo votato contro la legge “Dopo di noi” che avrebbe dovuto tutelare le famiglie dei disabili: la legge rappresenta solo un favore alla sanità privata, e quindi alle famiglie più abbienti invece che ai disabili.
A Bruxelles, intanto, tutti sono ancora indaffaratissimi a far favori alle lobby. Dopo l’olio tunisino, tocca alle automobili tedesche, a spese dei nostri polmoni: vengono infatti raddoppiati i limiti alle emissioni. Tutti i partiti, dal PD alla Lega, votano a favore, e solo il M5S annuncia battaglia e ricorso.
Per finire, non smettiamo di occuparci anche delle banche e dei risparmiatori con i nostri incontri sul territorio. Alfonso Bonafede e Luigi Di Maio ricordano l’appuntamento per stasera (venerdì) a Viterbo e per domenica mattina a Firenze. Non mancate!




giovedì 4 febbraio 2016

La Ue cancella il Dieselgate si potrà inquinare di più

Voto a favore dell’innalzamento del 110 per cento dei limiti sulle polveri sottili
Si tratta di una decisione assurda. Invece di introdurre regole più severe e restrittive la maggioranza degli europarlamentari ha fatto il gioco dell’industria dell’automobile”. Gli ecologisti di Green Italia puntano il dito sulla lobby dell’auto per raccontare il voto con cui ieri il Parlamento europeo ha sostanzialmente dato il via libera all’accordo di ottobre tra commissione Ue e case produttrici per innalzare i limiti di emissioni di ossido di azoto (Nox) per le auto diesel. Una decisione in controtendenza rispetto agli allarmi sull’inquinamento nelle città e alle reazioni sdegnate al cosiddetto Dieselgate, cioè la scoperta che Volkswagen aveva installato sulle sue auto un software per truccare le emissioni inquinanti. L’intesa ratificata ieri dall’Europarlamento prevede in sostanza un compromesso: nessun cambiamento fino al settembre 2017, quando le auto diesel cominceranno a essere sottoposte ai nuovi test sulle emissioni in condizioni di guida reale (real-word driving emission) e non in laboratorio, ma in compenso i limiti per le sostanze inquinanti vengono alzati per qualche anno rispetto a quelli attuali (previsti dalla Direttiva 715, in vigore dal 2007). Per l’ossido di azoto (NOx), ad esempio, si passa dagli 80 mg/km di oggi a oltre il doppio (168mg/km) fino al dicembre 2018 e poi a 120 mg/km dal 2019 in avanti. Questo, di fatto, significa cancellare le norme “Euro 6” per i diesel adottate dalla stessa Ue. Il voto di ieri, in realtà, era il tentativo dell’Europarlamento di porre il veto su questo accordo al ribasso voluto dalla commissione europea a ottobre. La commissione Ambiente, però, che proponeva di far rimanere in vigore i parametri della Direttiva 715, non è riuscita a trovare la maggioranza in aula: forse non è un caso visto che lo stesso presidente della commissione ha votato contro (si tratta dell’italiano Giovanni La Via, Ncd). A guidare i favorevoli al raddoppio delle emissioni è stato il Partito popolare europeo, mentre contrari erano Verdi (ma anche il Movimento 5Stelle) e Socialisti, che però hanno perso molti voti per strada.
Alla fine il via libera alla proposta della commissione è passato per una manciata di voti: 6 per la precisione (323 a 317). I motivi che hanno giustificato la decisione sono di vario ordine: per Bruxelles, ad esempio, attualmente le auto diesel sforano i limiti per l’ossido di azoto del 400% se non di più. Si giustifica La Via: “Ponendo il veto avremmo solo perso un sacco di tempo, non avremmo avuto un quadro normativo di riferimento e da qui a un anno e mezzo avremmo dovuto cominciare tutto daccapo, con un’altra proposta della commissione”. Legambiente invece, per bocca del suo direttore generale Stefano Ciafani, la mette in un altro modo: “Quello che è avvenuto oggi a Bruxelles è assurdo e grave, è una scelta che va deliberatamente contro l’ambiente e la salute dei cittadini ed è solo a favore delle lobby automobilistiche. Un vero e proprio condono che premia i furbi e non l’innovazione e la qualità”.

I precedenti articoli relativi all’argomento:

IL CASO QUARTO - Fico (M5S) sentito in Antimafia: “Mai saputo di ricatti”

Roberto Fico
Mai saputo di ricatti o minacce, l’ho detto al pm e lo ripeto qui”. Di fronte alla commissione Antimafia, il deputato dei 5Stelle Roberto Fico ribadisce la sua verità sul caso Quarto, il Comune guidato dall’ex M5S Rosa Capuozzo, anche lei sentita in Antimafia. Fico ha ripetuto la linea sulle presunte minacce subite dal sindaco da parte dell’ex consigliere del M5s, Giovanni De Robbio: “Capuozzo non mi ha mai detto di aver ricevuto minacce o ricatti, né io ho la palla di vetro". Ha poi raccontato di una riunione a luglio a Quarto con lei e i consiglieri: “C’erano contrasti con De Robbio, non volevano che diventasse presidente del consiglio comunale. Io dissi che la decisione stava a loro. Ma Grillo e Casaleggio non vennero informati di quella riunione”. Infine Fico ha difeso il sindaco (dimissionario):“Non abbiamo mai pensato che fosse una camorrista”. Il dem Franco Mirabelli attacca: “Fico ha fornito una versione completamente discordante da quella della Capuozzo”. Sull’altro fronte, le deputate 5Stelle Maria Edera Spadoni e Giulia Sarti contro Alfano: “Il ministro dell’Interno protegge il Pd e il feudo di Delrio e nega la commissione d’accesso antimafia nel Comune di Reggio Emilia”.

Silenzio Renzi e Finmeccanica non rispondono alle accuse sul presunto scambio tra i marò e i dossier contro Sonia Gandhi

La condanna del manager Agusta in nome di Allah
Non risponde Matteo Renzi e non risponde nemmeno l'amministratore di Finmeccanica Mauro Moretti. Un giorno dopo la pubblicazione sul Fatto (integrale sul sito) della lettera di Christian Michel sullo scambio scellerato (prove contro i rivali politici del premier indiano Nerendra Modi nel caso Finmeccanica-India in cambio di un trattamento di favore ai marò) non esiste una versione ufficiale italiana. Intanto in India il partito di Sonia Gandhi, vittima del complotto delineato da Michel nella lettera, ha chiesto conto al premier indiano Modi. Il silenzio di Moretti sorprende perché nella lettera di Michel si parla della recente condanna a Dubai di un importante manager britannico di Finmeccanica, Neil Alexander Cranidge, l’uomo che firma fisicamente il bilancio di Agusta Westland International ltd, come segretario generale. Cranidge è stato condannato a un anno di galera e il 6 gennaio scorso sono state avviate le pratiche per la ricerca internazionale. Christian Michel (su di lui le autorità indiane hanno spiccato un mandato di arresto a luglio per l’affare degli elicotteri in India) nella sua lettera cita il caso Cranidge non per difendere il suo concittadino ma per tirare acqua al suo mulino, cioé per corroborare la tesi del complotto indo-italiano.
La storia è misteriosa a partire dal suo protagonista: Christian Michel, 54 anni, britannico con ufficio a Dubai è stato l’uomo chiave dell’affare da 560 milioni di dollari per la vendita di 12 elicotteri all’India nel 2010. Per le sue società si era ritagliato una fetta milionaria ed è stato indagato con i manager di Finmeccanica Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, poi assolti. Michel non è stato processato ma si è giovato della sentenza di Busto Arsizio. La Procura si è fermata in attesa dell’appello chiesto dal pm Eugenio Fusco. L’India, parte civile nel processo, non ha fatto appello ma dopo il cambio del governo nel 2014 ha emesso un mandato di arresto contro di lui perché ora ritiene che dietro l’affare si nasconda una mazzetta agli indiani veicolata dalle sue società a Dubai. Cosa c’entra la condanna del legal counsel di Agusta Westland a Londra? L’avvocato Cranidge è stato condannato perché - secondo la corte di Dubai - avrebbe spifferato ai giornali le carte ricevute dalle autorità dell’emirato sotto il vincolo di non divulgarle. Le carte oggetto del ‘non disclosure agreement’ sono quelle della società di Michel a Dubai e dell’affare indiano degli elicotteri. Dopo la pubblicazione (avvenuta in India con disappunto delle autorità di Dubai) potrebbero tornare utili in India nella battaglia politica contro la famiglia Gandhi che era al potere quando l’affare fu concluso nel 2010.
Nella sentenza contro Cranidge emessa il 6 gennaio del 2016 dal giudice Raefat Abbas “Nel nome di Allah, pieno di grazia e di misericordia” e “nel nome dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum” si condanna Cranidge a un anno di galera dopo il processo nell’udienza del 3 giugno 2015. La sua colpa? Dopo avere chiesto e ottenuto a Dubai le carte sui conti e i contratti segreti della società Safari Company di Christian Michel per conto di Finmeccanica “nonostante l’imputato avesse firmato l’impegno di non svelare queste informazioni lui ha svelato i segreti ai giornali causando danni alla società Safari e al suo proprietario ... svelando le transazioni degli elicotteri ai giornali”. La Corte di Dubai non va per il sottile. Non spiega perché ritiene proprio Cranidge colpevole della pubblicazione in Italia, India, Gran Bretagna e Dubai ma ordina di arrestare il cittadino inglese e “di ricercarlo a livello nazionale e internazionale”. La sentenza è una mina su rapporti con Dubai e una grana per Moretti che appena un mese fa ha pensato bene di licenziare il suo rappresentante legale negli Emirati Arabi: Caio Mussolini, nipote di Vittorio, figlio di Benito, e capo del Medio Oriente.

Il capo dell’intelligence Massolo (Dis) mette paletti all’amico del premier

Cyber security, altolà a Carrai: “Attenti a lasciarla ai privati” 
La cyber security è la nuova frontiera dell’intelligence. Ma occorre fare attenzione a far combaciare gli interessi delle aziende private che operano in questo settore con l’interesse dello Stato”. A mettere in guardia il governo sulla gestione della cyber security è Giampiero Massolo, il direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina Aisi (ex Sisde) e Aise (ex Sismi).
Partecipando a un convegno al Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale) sul ruolo dell’intelligence in Italia, l’ex ambasciatore non nomina mai Marco Carrai, l’imprenditore amico di Renzi e presidente della società specializzata Cys4, che il premier vorrebbe mettere a capo della sicurezza cibernetica del Paese. Ma il riferimento sembra chiaro. “La cyber security è la nuova frontiera dell’intelligence e opera a un livello visibile e a un livello sommerso. Diverse aziende private si occupano di fornire questi servizi, ma ci vuole molta cautela, perché occorre verificare che i loro interessi coincidano con i nostri”, aggiunge Massolo. Il direttore del Dis già in una recente audizione al Copasir aveva espresso forti perplessità sulla vicenda, facendo notare ai parlamentari che a capo della cyber security sarebbe meglio mettere una persona appartenente alle forze dell’ordine o ai servizi. Insomma, gli 007 nostrani non gradiscono essere scavalcati in un ruolo che considerano tra i loro compiti.
La vicenda Carrai, per quanto riguarda Palazzo Chigi, è congelata ma non archiviata. Da fonti del Dis trapela anche un certo imbarazzo riguardo al fatto che la Cys4 sia una società con pochissima esperienza, visto che è stata fondata da Carrai alla fine del 2014. “È un settore dove serve alta professionalità e formazione e su questo fronte i nostri servizi sono garanzia di qualità”, sottolinea Franco Frattini, presidente del Sioi, che sembra così sposare la tesi di Massolo. Come a dire che la cyber security non s'improvvisa. Come invece sembrano fare a Palazzo Chigi.
Gianluca Roselli

mercoledì 3 febbraio 2016

Lo stipendio dei senatori si chiamerà “armonia”

Il Renzi-Pinocchio ne ha detto un'altra delle sue
Che bella novità. I nuovi senatori avranno lo stipendio come i vecchi. Al primo annuncio della riforma epocale della cancellazione del bicameralismo perfetto, il premier aveva spergiurato che i nuovi senatori non avrebbero avuto uno stipendio. Sì, lo ricordo bene, ha detto proprio così: i nuovi senatori, scelti fra i consiglieri regionali non percepiranno uno stipendio. Cioè lavoreranno gratis. Non mi sbagliavo a non crederci perché, al contrario di quanto solennemente e pomposamente annunciato col suo ormai classico stile da “spaventagufi”, il premier Renzi, uno che ha una parola sola e per dirla ne usa duecento, ci sta facendo fessi ancora una volta. Si sta studiando nelle segrete stanze come rendere passabili delle formule fumose per cercare di non dire questa semplice verità ed attuarla senza dare troppo nell’occhio. Lettori distratti non si soffermeranno su quella parola usata per imbarcare il solito ignaro e sprovveduto cucco: “armonizzare”, (tra Camera e Senato in materia di stipendi) ma sorvolerà, passerà oltre. Tanto cosa vorrà mai dire armonizzare? Mettere in musica i testi sacri della Costituzione Italiana? È già bella così, ma cantata varrebbe ancora di più. Armonizziamo? Sentite come suona bene, come invita alla calma, alla ponderatezza e invece vuole dire che vogliono farci passare per fessi una volta ancora ma senza essere troppo sfacciati e farcelo sapere di brutto. Dobbiamo cullarci ancora per un poco nell’illusione di essere persone consapevoli, mature, di saper giudicare il male ed il bene e soprattutto essere certi che per far fessi noi ce ne vuole. Altroché se ce ne vuole, ma il governo, che lo sa, armonizza. E ci prende in giro ancora e sempre. Tanto per non perdere l’abitudine. Armonizzando.
Mariagrazia Gazzato

M5S: a Napoli (forse) si parte, a Roma caccia agli “imbucati”

Luigi Di Maio
“ORA O MAI PIÙ”. Lo scrive Luigi Di Maio su Facebook a proposito delle elezioni a Napoli, aprendo la corsa alle candidature del Movimento 5 Stelle, solo qualche giorno dopo la visita di Roberto Fico in città, l’altro membro del Direttorio, visita che sembrava aver portato a un nulla di fatto non escludendo la mancata partecipazione del M5s alle comunali. “C’è una città da far conoscere al mondo, da rendere vivibile e visibile a tutti - sottolinea Di Maio - È il momento di concretizzare il percorso del Movimento 5Stelle fatto insieme ai cittadini in tutti questi anni. Napoli non ha bisogno di protagonismi, per cambiarla è necessario lavorare ogni giorno con sacrificio e dedizione. È una metropoli complessa e il voto di giugno potrebbe essere l’ultima vera occasione della storia per fare qualcosa di buono. Dobbiamo provarci: ora o mai più”. Su Roma, invece, interviene la deputata Roberta Lombardi: “A metà febbraio avremo il candidato M5s a sindaco di Roma. Abbiamo fatto uno screening tra gli aspiranti, c’erano diversi imbucati di Pd e Idv. Stiamo terminando la fase di caricamento delle candidature da parte dei 225 aspiranti candidati consiglieri comunali”.

Grillo confessa: “Io, leader per scherzo”

Milano - Teatro pieno per il leader M5s che sogna di tornare a fare il comico
Io non ci pensavo a diventare leader, ho sempre odiato i leader. Come ci sono riuscito a fare il primo Movimento d’Italia? Scherzavo...”. Milano, teatro Ciak tutto esaurito: di fronte a 2800 spettatori Beppe Grillo mette in scena la sua terapia d’artista in pubblico. Sul palco va in scena Grillo vs Grillo, storia con tormenti del fondatore del Movimento Cinque Stelle che ora vuole tornare a essere un comico, e basta (o quasi). “Ho fatto un passo di fianco” aveva spiegato giorni fa in un’intervista al Corriere della Sera, in cui aveva presentato lo spettacolo come “una terapia agli spettatori, invece di pagare un analista ho pensato di far pagare loro”. E allora eccoli, quelli che pagano. Code gli ingressi, la polizia controlla con i metal detector. Nelle primissime file ci sono il co-fondatore Gianroberto Casaleggio e Luigi Di Maio con fidanzata.
Il deputato assicura: “Sul fatto che Grillo si stia defilando non penso, il futuro è un movimento che ha come garante lui ma che continua a camminare sempre più sulle proprie gambe”. Saluti, selfiee abbracci dai militanti dei 5Stelle, ma in sala non si vedono simboli del M5s. Si dovrebbe partire alle 21, però Grillo si concede un buon ritardo. Poi appare, in camicia bianca con maniche arrotolate. E inizia la terapia: “Voglio tornare ad analizzare la realtà come prima, non ci pensavo a diventare un leader”. Confessa: “È una questione di libertà, sono stato anni con questo sdoppiamento di personalità, questo dualismo che ho dentro. Prevaleva prima il comico poi il politico, ma è complicato perché il comico ha il compito di non creare certezze, mentre il politico deve essere perfetto”. La politica, dritta, arriva presto. Si scherza (ma non troppo): “Abbiamo mille parlamentari, ne abbiamo cacciati pochi, siamo rimasti... in due”. Ma c’è anche tanta celebrazione: “Italiani siete proiettati nel futuro, il nostro movimento sembrava utopia e invece oggi ci sono 1.700 meet-up e 1.600 eletti . .. ”. Rivendica la paternità della sua creatura, il comico. Reattivo: “Tu in platea non sei attento, sei del Pd!”. Canta, con note contro la Chiesa e la borghesia. Poi appaiono gli ologrammi, cardine di uno spettacolo giocato sul tema del doppio. I Grillo diventano due, l’artista dialoga con un altro se stesso in giacca e cravatta, poi con l’ologramma di Casaleggio. Ma il filo è sempre una celebrazione scherzosa: “L’altro giorno uno mi ha detto: ‘Sono un attivista non simpatizzante. Condivido il programma ma tu mi stai sui coglioni”. Si ride. Con il Grillo più o meno liberato.

#M5S senza bilancio, la multa delle Camere

Il diavolo dell’ennesima polemica tra Pd e 5Stelle è in un dettaglio, anzi in un emendamento. Quello al decreto milleproroghe a firma dei dem Sergio Boccadutri ed Ernesto Carbone, che concede ai partiti tempo fino al 15 giugno 2016 per presentare alla Camera il rendiconto (ossia i bilanci) degli anni 2013 e 2014 per ottenere i rimborsi elettorali. Ma soprattutto, prevede una multa di 200mila euro per chi non presenterà in tempo la documentazione, anche per quest’anno. Sanzione che incombe anche sul M5s, che non presenta i rendiconti semplicemente perché ha rinunciato ai rimborsi. E così sin dalla mattina i 5Stelle picchiano: “Ci multano perché rinunciamo al finanziamento pubblico”. Il deputato Danilo Toninelli: “Per accedere ai rimborsi bisogna iscriversi al registro dei partiti, depositando statuto e bilancio. Ma noi non ci siamo mai iscritti perché è l’unico modo di rinunciare ai quei soldi”. Però pare una norma per la trasparenza... “Il punto politico è un altro: questo è il preludio al disegno di legge del Pd sui partiti, che sta per arrivare in aula, con cui vogliono obbligare il M5s a dotarsi di una struttura come le altre forze politiche, con segretario, tesoriere e tutto il resto. Altrimenti non ci potremo presentare alle elezioni”. Che farete? “Presenteremo due sub-emendamenti per far dare questa sanzione solo a chi è iscritto al registro”. Il dem Boccadutri ribatte: “Non capisco di cosa parliamo, questa è una norma di trasparenza per obbligare tutti i partiti a presentare i propri bilanci. E varrà anche dal 2017, quando il finanziamento pubblico non esisterà più. I 5Stelle dovrebbero essere i primi a favore di una regola del genere”. A prima vista però vengono penalizzati: “Ma perché? Presentino i rendiconti, spiegando quanti soldi ricevono dalle donazioni e per cosa li hanno spesi. Alla voce rimborso pubblico metteranno un bello zero. O hanno paura?”.

Finmeccanica e marò “L’India ha proposto lo scambio all’Italia”

Manager racconta l’incontro tra Renzi e il premier Modi che chiede prove dei rapporti tra Agusta Westland e i Gandhi
Un patto segreto è stato proposto a Matteo Renzi dal primo ministro indiano Narendra Modi per scambiare le prove del processo Finmeccanica-India contro la famiglia di Sonia Gandhi con la libertà dei due marò arrestati nel 2012 per la morte di due pescatori indiani. Massimiliano La Torre e Salvatore Girone sarebbero ostaggi di questo scambio. Lo afferma - in una lettera che Il Fatto pubblica integralmente sul suo sito - un ex agente commerciale di Finmeccanica, Christian James Michel, già processato e assolto dai giudici di Busto Arsizio per le presunte mazzette sulla vendita degli elicotteri all’India nel 2010 da parte di Agusta Westland, gruppo Finmeccanica.
La lettera è stata spedita alle due corti internazionali competenti sul caso dei marò: l’Itlos di Amburgo e la PCA dell’Aia. Il primo è il Tribunale Internazionale delle Nazioni Unite sul diritto del mare. La seconda è la Corte Permanente di Arbitrato con sede a The Hague (L’Aia). “Durante le mie investigazioni – scrive Michel –sono venuto a sapere che durante il summit Onu a New York che si è tenuto dal 24 al 30 settembre 2015, Narendra Modi si è incontrato con il presidente del consiglio italiano Renzi. Hanno parlato dei due marò. Il primo ministro indiano ha proposto al premier italiano, in cambio di prove sul fatto che il consulente chiave di Finmeccanica-Augusta Westland (riferito alla mia persona) ha avuto una qualche relazione con qualche membro della famiglia Gandhi (tra le forze principali di opposizione al governo indiano), che il premier indiano avrebbe agevolato il caso che vede imputati i due marò”. Lo scenario è quello di un giallo internazionale. Sonia Gandhi (69 anni, nata in Italia e sposa nel 1968 del figlio di Indira Gandhi, Rajiv, primo ministro dell’India ucciso nel 1991) è presidente dell’Indian National Congress e ha dominato la scena politica fino al 2014 quando ha perso le elezioni. Sonia e il figlio Raoul Gandhi restano tra i principali rivali politici di Modi anche se non se la passano bene. Recentemente sono stati arrestati e poi sottoposti a libertà provvisoria per accuse relative ad acquisti immobiliari del partito. A detta di Michel ora Modi vorrebbe chiudere la partita con i Gandhi usando contro di loro le prove dei legami con l’uomo chiave dell’affare degli elicotteri, da ottenere grazie al presunto scambio con Renzi. Quali sono le fonti di Michel? “Sono stato informato di questa situazione – scrive l’ex agente di Finmeccanica – da tre diverse e separate fonti che vorrei divulgare in modo confidenziale”.
Sonia Ghandi
Il governo indiano  pur non escludendo un incontro a margine del summit di New York, ha definito ‘ridicola’ l’ipotesi dello scambio. L’accusa non è riscontrata e proviene da un agente che i pm italiani volevano arrestare perché avrebbe ricavato una plusvalenza milionaria da una triangolazione tra Finmeccanica, il governo indiano e una sua società con base a Dubai che per il pm Eugenio Fusco camuffa una mazzetta. Nel corso dell’indagine furono trovati alcuni appunti a penna con i nomi dei personaggi indiani vicini a Sonia Gandhi da avvicinare per convincere il governo a comprare dodici elicotteri per 560 milioni di dollari. I manager di Finmeccanica e Michel sono stati tutti assolti a Busto Arsizio. L’India era parte civile ma non ha fatto appello, a differenza del pm. Dopo il cambio di governo nel 2014, però l’aria è cambiata. “Sono vittima di una vendetta politica”, scrive Michel “ordinata dal primo ministro Narendra Modi che ha ordinato senza alcuna base legale al CBI (Central Bureau of Investigation indiano) di agire contro di me con un ordine di arresto per un crimine per il quale sono stato assolto completamente in Italia”. Il Fatto Quotidiano aveva notato già allora una possibile relazione tra le strane vicende legali dei marò e delle mazzette sugli elicotteri. Se esisteva questa relazione allora poteva giocare a favore di Michel. Ora contro. La sua condanna avrebbe imbarazzato il vecchio governo mentre farebbe felice il premier attuale. Michel nella lettera afferma che gli indiani gli fecero arrivare segnali: “Se avessi voluto denunciare una qualche relazione di un membro della famiglia Gandhi con le accuse sul caso degli elicotteri, tutte le accuse e le indagini contro di me sarebbero cadute”. Poi punta il dito su Finmeccanica. Nonostante i suoi problemi giudiziari, a detta sua, la società partecipata al 30% dal governo avrebbe raggiunto un accordo con i suoi legali per pagare gran parte delle sue prestazioni contestate. Poi “inspiegabilmente nella prima settimana di ottobre i legali di Finmeccanica hanno negato di volere pagare le cifre”. Secondo Michel “la ragione di questo improvviso cambiamento nell’atteggiamento di Finmeccanica è dovuto chiaramente alla conversazione di New York e alle istruzioni date a Mauro Moretti, il presidente di Finmeccanica indicato dal presidente del Consiglio italiano”.
Alla fine, secondo Michel, anche i marò potrebbero finire schiacciati da questo scambio (tutto da dimostrare) tra Renzi e Modi. Ecco perché l’agente commerciale di una società che vende anche armi riscopre una vena filantropica e scrive ai giudici internazionali: “I due marò non sono di fatto persone comuni sottoposte a un’indagine e un processo per accertare un crimine di omicidio ma, a causa delle azioni intraprese dal primo ministro indiano, sono di fatto degli ostaggi politici e io suggerisco che le vostre organizzazioni li trattino come tali”. Il Fatto ha inviato in serata a Palazzo Chigi la lettera di Michel ma – forse per l’ora – non è stato possibile ottenere una risposta.

I PESCATORI INDIANI UCCISI
4 anni di battaglia
Febbraio 2012: la polizia indiana arresta due fucilieri italiani - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani su un peschereccio.
Dicembre 2012: i marò tornano in Italia con un permesso speciale per trascorrere in famiglia il Natale.
1 Marzo 2013: l’Italia decide che Latorre e Girone non rientreranno in India perché New Delhi ha violato il diritto internazionale.
Marzo 2013: sale la tensione dopo l’ira indiana e Palazzo Chigi annuncia: i due marò tornano in India, Delhi assicura la tutela dei diritti dei due militari.
Settembre 2014: i giudici indiani danno il via libera al rientro di Latorre in Italia per problemi di salute.
Giugno 2015: l'Italia attiva l'arbitrato internazionale rivolgendosi al Tribunale internazionale del mare di Amburgo. Il Tribunale decide che “Italia e India devono sospendere ogni procedimento giudiziario e astenersi dall'iniziarne di nuovi che potrebbero aggravare o estendere la disputa”.
Agosto 2015: la Corte Suprema indiana sospende tutti i procedimenti giudiziari contro i marò.
Novembre 2015: all’Aia viene costituito il tribunale arbitrale presso la Corte permanente di arbitrato (CPA).
Gennaio 2016: il tribunale arbitrale presso la CPA stabilisce per il 30 e il 31 marzo 2016 l’udienza per decidere sulla richiesta italiana di consentire il rientro in Italia di Girone.

martedì 2 febbraio 2016

Emergenza casa, Lombardi (M5S) si trasferisce per scongiurare lo sfratto

Dall'annuncio



Ai fatti


"Voglio sporgere denuncia per violenza privata e intimidazione a pubblico ufficiale. Alle provocazioni io rispondo con la legge". E' con queste parole, rivolte al telefono ad un dirigente di Polizia del Prenestino, che si è conclusoil trasferimento della deputata Roberta Lombardi a casa della signora Roberta, la cui famiglia  sotto sfratto in una casa realizzata nell'ambito di un piano di zona al Collatino.
"Ho parlato con il responsabile del commissariato del Prenestino - ha poi riassunto Lombardi - mi ha risposto che hanno constatato la situazione ma che per loro l'interruzione dell'acqua calda e del riscaldamento avvenuta domenica non si configura come un'interruzione di pubblico servizio.
E' una vergogna che si lasci una signora con due figli senza riscaldamento ed acqua calda in questo periodo. Quella dei costruttori è una infame prova di forza contro dei cittadini abbandonati dallo Stato, in questo caso dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio che non stanno controllando la situazione ne applicando le sanzioni".
Fabio Angeletti

lunedì 1 febbraio 2016

E se tutto questo l’avesse fatto Berlusconi?

Amici da sistemare, favori da restituire. La magistratura? Ovvio, da attaccare. Le lobby da accontentare, la stampa da limitare, l’Imu da abolire, Mediaset da finanziare, la tv di Stato da gestire, gli aerei di Stato pronti a decollare, la politica da sovvenzionare.
L’Italicum non si discute. No, non è una filastrocca, non è uno scherzo, non è neanche il programma di governo di Silvio Berlusconi, è una sintesi estrema di due anni di Matteo Renzi, oramai diventato Caimanino. Ecco i 41 casi.
2 Marzo 2014
Dal Cencelli al Renzelli
Nasce l’esecutivo, e Matteo Renzi costruisce il suo “dream team” con spartizioni calibrate, alla faccia di competenze e capacità. Alcuni esempi? Angela D’Onghia, sottosegretario, imprenditrice dell’abbigliamento, va alla scuola; Gioacchino Alfano, commercialista, consulente tecnico al tribunale di Torre Annunziata, curatore fallimentare, alla Difesa; Maria Carmela Lanzetta, 59 anni, farmacista, agli Affari Regionali; Benedetto Della Vedova, economista liberista, agli Esteri. E ancora, e ancora.
20 Marzo 2014
Genovese e Barracciu
Due uomini del Pd nei guai. Per Francantonio Genovese, azionista di maggioranza dei renziani in Sicilia, l’accusa di peculato e truffa. Altra storia per Francesca Barracciu, sottosegretario alla Cultura, indagata per peculato aggravato. Silenzio nel governo.
29 Marzo 2014
Il regalo di Bankitalia
La rivalutazione delle quote di Banca Italia ridà ossigeno ai bilanci delle big del credito: circa 4,6 miliardi di euro considerando solo le “grandi firme”. Si tratta di una legge che innalza da 156 mila a 7,5 miliardi il valore del capitale sociale di Palazzo Koch.
2 Aprile 2014
No custodia cautelare
Il Senato approva la riforma della custodia cautelare, secondo gli ultimi emendamenti approvati, il giudice non potrà disporre il carcere né la detenzione in casa, se è prevedibile che l’indagato possa essere condannato a pene inferiori ai quattro anni.
20 Aprile 2014
La partita del Cuore
Il 19 maggio ci sono le Europee, ma una settimana prima è previsto un match di calcio di beneficenza a Firenze: il premier vuole scendere in campo, ci sono anche Baggio e Antonioni tra i convocati, e soprattutto la diretta di Rai1. Una bella vetrina elettorale. Alla fine è costretto a rinunciare.
24 Aprile 2014
Ancora Genovese
La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera prende tempo: la decisione è rinviata a dopo le Europee.
30 Aprile 2014
C’è posta (gratis) per lui
Nella conferenza stampa di metà mese, Renzi aveva annunciato la cancellazione delle tariffe agevolate per i politici. Nel decreto la sorpresa: il taglio è previsto per dopo le Europee. Conviene.
12 Giugno 2014
Colpa dei magistrati
Passa alla Camera una proposta che consente agli imputati di denunciare le toghe in caso di errore. Csm e Anm: “A rischio l’indipendenza dei giudici”. Fondamentali 70 franchi tiratori del Pd. 
11 Settembre 2014
Commissaria il Csm
Per la prima volta come vicepresidente dell’organo di autogoverno dei magistrati, viene nominato un membro del governo, Giovanni Legnini.
13 Settembre 2014
Regalo al Vaticano
Renzi vuole assegnare l’8 per mille dello Stato agli edifici di culto, esentare quasi tutti gli immobili religiosi da Tasi e Imu, e riconoscere la deduzione fiscale alle scuole private.
17 Settembre 2014
Scudo dell’Eni
In aula accusa magistratura e stampa di danneggiare le grandi imprese. Al centro della vicenda c’è un’inchiesta sul l’Eni indagata per corruzione internazionale. Alla Camera lo stesso Renzi attacca: “In queste ore un’azienda , che è la prima azienda italiana, è stata raggiunta da uno scoop, da un avviso di garanzia (...). Lo dico qui in Parlamento: non consentiamo a nessuno scoop di mettere in difficoltà decine di migliaia di posti di lavoro e non consentiamo agli avvisi di garanzia di cambiare la politica aziendale”.
22 Ottobre 2014
Firme false
Un documento anomalo (e apocrifo) al Senato, farcito con firme sospette. Per blindare il governo e liquidare il delicato discorso in aula di Renzi sulla manovra all’esame della Commissione europea, i capigruppo di maggioranza spediscono agli uffici di Palazzo Madama un documento infarcito di firme false.
27 Novembre 2014
Comanda Confindustria
Un documento del presidente Squinzi “proposte per il mercato del lavoro” conteneva già tutto il Jobs Act: via l’articolo 18, “demansionamento” e controllo sui dipendenti.
2 Gennaio 2015
Grandi evasori
Nel decreto di Natale una norma consente di evitare il carcere a chi evade sotto il 3% del fatturato. Secondo lo stesso Mef, così si rischia di sanare anche la frode fiscale.
4 Gennaio 2015
A spese nostre
Vacanze di Natale a Courmayeur con il volo di Stato: dopo la missione in Albania, Renzi raggiunge la Val d’Aosta grazie a un Falcon 900.
12 Gennaio 2015
Maledette primarie
In Liguria nei verbali dei garanti del partito tutti gli episodi sospetti: dai cinesi accompagnati per votare, agli stessi politici di destra presenti, al denaro. Cofferati denuncia, Renzi lo attacca. Cofferati abbandona il partito.
25 Gennaio 2015
Regalo a Mediaset/1
Mega favore a Berlusconi: nel milleproroghe il Governo rinvia di 18 mesi il passaggio alla tecnologia digitale che avrebbe penalizzato il Biscione.
25 Febbraio 2015
Chi c’era a cena?
Dopo le kermesse di Milano e Roma con Buzzi tra i presenti (1,5 milioni d’incasso), Renzi aveva promesso. “Avrete la lista dei sostenitori”. Alla fine escono alcuni nomi, per un totale dichiarato di 100mila euro. E il resto?
Primo Marzo 2015
In Russia con amore
Nel periodo dell’omicidio di Boris Nemtsov (oppositore di Putin ), mentre l’Europa condanna l’episodio, Renzi va in Russia. Pecunia non olet.
4 Marzo 2015
In volo con Renzi
Il premier, con 6.000 ore di voli di Stato all’anno (costo di 50 milioni di euro) triplica il dato di Enrico Letta (1.800 ore) e sfiora il record dell’ex Cavaliere (7.000).
14 Marzo 2015
Regalo a Mediaset/2
Nel bilancio 2014 il governo Renzi spende 2,4 mln di euro su 4,9 totali in pubblicità istituzionale sulle reti di Berlusconi sottraendoli a Internet.
22 Aprile 2015
Migranti al macero
Per “Mare nostrum” l’Italia spendeva 9,6 mln al mese, con Triton la cifra passa ad appena 3. Ma il risultato è drammatico: al posto delle 56 vittime nei primi mesi del 2014, si passa 1.750.
29 Aprile 2015
Come Scelba e Mussolini
Il governo mette la fiducia alla Camera sull’Italicum. Gli unici precedenti di fiducia su una legge elettorale sono quelli della “legge Acerbo” del 1923, e la “legge truffa” del 1953.
10 Luglio 2015
Letta è un incapace
Esce un’intercettazione del gennaio del 2014 con Renzi che dice al generale Adinolfi: “Enrico è incapace, lo mando al Quirinale. Berlusconi è disponibile”.
18 Luglio 2015
L’Imu come B.
Il premier promette sgravi fiscali per 45 miliardi a cittadini e imprese. Proprio come l’ex Cavaliere quando era presidente del Consiglio.
30 Luglio 2015
Non toccate Azzollini
Il ras dell’Ncd viene salvato dall’arresto per bancarotta, il Pd si rimangia il voto in giunta e presta in aula almeno 60 senatori ad Alfano e FI per evitare le manette al capo della commissione Bilancio.
26 Agosto 2015
Renzi con i ciellini
Il premier a Rimini: “L’Italia rovinata da Berlusconi e dagli antiberlusconiani”.
10 Settembre 2015
Ancora soldi
I partiti vogliono incassare 45 mln senza averne diritto perché i bilanci non sono certificati. Ma la Camera approva
12 Settembre 2015
Air Force Renzi
Il premier non si accontenta più della flotta, così è pronto un jet per viaggi di oltre 12 ore di volo, con wi-fi e sale riunioni. Il prezzo? Tra i 20 e i 50 mln di canone annuo.
13 Settembre 2015
La partita di tennis
Va alla finale di New York tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Non può mancare. Peccato il costo: 150.000 euro.
26 Settembre 2015
7 microfoni solo per lui
Per il suo viaggio negli Stati Uniti (assemblea Onu), la Rai si mobilita: oltre alle due corrispondenti, la tv invia i cronisti di Tg1, Tg2, Tg3. Rainews e Giornale Radio. Tutti per lui.
17 Ottobre 2015
Processo per evasione
Renzi va a parlare di tasse e lotta all’evasione alla Danieli di Udine. Peccato che il capo dell’azienda, con altri sei manager, è sotto processo per evasione fiscale per non aver pagato 80 milioni di euro.
22 Ottobre 2015
Evviva il “nero”
La legge di Stabilità cancella l’obbligo di pagare i canoni con bonifici. Contante senza limiti anche nell’autotrasporto. E le mafie ringraziano.
29 Ottobre 2015
Contante a 3 mila euro
Si passa da un limite di mille euro al triplo.
7 Novembre 2015
Ponte sullo Stretto
Da Vespa il premier annuncia la volontà di costruire la celebre infrastruttura.
5 Dicembre 2015
Più in tv del Caimano
Secondo un calcolo dei Radicali, quando Berlusconi era al Governo, la sua presenza sui Tg della Rai era la metà di quella del rottamatore oggi.
23 Dicembre 2015
E il Caimanino
La riforma della tv pubblica dà pieni poteri all’amministratore delegato: Campo Dall’Orto (presente alla Leopolda) potrà piazzare chi vuole come direttore dei Tg.
2 Gennaio 2016
A favore di lobby
Super rincaro dei pedaggi; bollette più alte e anche i treni (che dovrebbero disincentivare l’uso delle auto inquinanti) costeranno di più.
5 Gennaio 2016
Piazzista di Marchionne
Per la prima volta un premier sponsorizza il debutto a Piazza Affari di un’azienda privata. E ciò nonostante il Lingotto faccia di tutto per evitare di pagare imposte in Italia.
8 Gennaio 2016
Un Rolex è per sempre
In occasione della missione del governo a Ryad, la delegazione italiana litiga per i doni sauditi: tutti orologi lussuosi (in barba alla legge Monti che impone di rifiutarli). Dei gioielli non c’è più traccia.
16 Gennaio 2016
L’amico Carrai
Il fedelissimo del Giglio magico, da anni attivo nel settore della cyber security, doveva andare all’agenzia per la sicurezza informatica. Pretendeva per sé e la sua squadra la qualifica di “agente segreto”.